Agroalimentare

Olio Evo, accordo Confagricoltura-Unapol per slancio al comparto

ROMA (ITALPRESS) – A chiusura della campagna olivicola 2023, l’Italia, secondo produttore mondiale di olio, conferma la necessità di un cambio di passo per il settore, ancora troppo frammentato e con realtà disomogenee per livello di innovazione e competitività, soprattutto a fronte dei cambiamenti climatici che incidono sempre di più sui livelli produttivi. Diventa pertanto fondamentale valorizzare la produzione e la filiera dell’olio extravergine nazionale attraverso azioni puntuali.
Di qui l’intesa tra Confagricoltura e Unapol siglata oggi a Palazzo della Valle dai rispettivi presidenti, Massimiliano Giansanti e Tommaso Loiodice, con l’obiettivo di contribuire ad aumentare la produzione oleicola italiana e la commercializzazione del prodotto di origine nazionale e dell’olio extravergine 100% made in Italy, migliorando la redditività delle imprese in un periodo molto difficile per il comparto.
Unapol (Unione Nazionale Associazioni Produttori Olivicoli) rappresenta 17 Organizzazioni di Produttori di Toscana, Umbria, Lazio, Molise, Campania, Calabria, Basilicata, Puglia, Sicilia. L’intesa con Confagricoltura impegna le parti a collaborare anche per favorire accordi commerciali con player del settore, lavorare su specifiche tematiche ai tavoli di confronto e diffondere conoscenze tecniche.
“E’ importante avviare al più presto un piano per innovare il settore, accompagnato da adeguate misure per le imprese, in un’ottica di mercato internazionale – afferma Giansanti – Inoltre, promuovere e incentivare la conoscenza del prodotto italiano con un’educazione al consumo e un’informazione sulla ricchezza e la versatilità dell’olio EVO nazionale è altrettanto fondamentale per il rilancio del comparto, che rappresenta una delle eccellenze più conosciute e riconosciute del Made in Italy agroalimentare e ingrediente simbolo della dieta mediterranea”.
“Questo accordo vuole dare maggiore forza e aprire scenari di crescita, miglioramento e sviluppo delle politiche innovative e propositive per il settore – afferma Loiodice – Bisogna fare squadra, proteggere questo prodotto e questo valore senza cadere nel tranello di tornare, da qui a breve, a un sotto-riconoscimento del valore stesso dell’extravergine di oliva, considerando anche i costi di produzione aumentati e le nuove sfide sul piano climatico, che impongono maggiori dispendi. Per fortuna il mercato oggi inizia a comprendere le tre direttrici fondamentali che sono la sostenibilità ambientale, sociale ed economica per le imprese olivicole, così anche, poco per volta, il giusto valore del prodotto finale”.
L’Italia è il secondo produttore al mondo di olio di oliva dopo la Spagna, il primo consumatore, il primo importatore e il secondo esportatore con un ruolo da leadership a livello internazionale.
La produzione italiana copre mediamente il 15% di quella mondiale, la Spagna il 45%. Insieme rappresentano anche la quasi totalità delle esportazioni mondiali (60% la Spagna e 20% l’Italia).
Come volumi, l’Italia si attesta nel 2023 intorno a 290mila tonnellate, +20% rispetto allo scorso anno, ma inferiori del 17% rispetto alle 350mila tonnellate raggiunte in alcuni anni. Centro Nord e Sud hanno situazioni diverse.
In Puglia, Calabria e Sicilia la raccolta può essere considerata abbastanza soddisfacente, anche se la prolungata siccità ha ridotto i quantitativi. Contenuti gli attacchi di fitopatie. Differenti le performance nel Centro Nord, dove si sono verificate numerose fitopatie, come la cecidomia in Liguria, la mosca dell’olivo in varie regioni e fenomeni di cascola in Lombardia e Veneto.
“Alcune regioni, come l’Umbria – spiega Walter Placida, presidente della Federazione Nazionale Olio di Confagricoltura – hanno investito nella filiera olivicola regionale con fondi dedicati. La Calabria ne sta discutendo in questi giorni, ma in generale è necessario attribuire adeguate risorse economiche, prestando attenzione alle tecnologie e ai nuovi impianti di uliveti ad alta densità che dovranno garantire produzioni capaci di soddisfare quantomeno la domanda interna”.
“Sul fronte del mercato – aggiunge Placida – gli operatori difendono le proprie posizioni. Il livello attuale dei prezzi dell’olio extravergine è adeguato al pregio di un prodotto che ha altissime proprietà salutistiche ed è il giusto differenziale che valorizza la più elevata qualità rispetto ad altri oli di oliva e a oli vegetali, differenziale che andrebbe mantenuto”.
La produzione mondiale di olio di oliva, anche se leggermente più alta della scorsa campagna, con una stima di 2,6 milioni di tonnellate è ben al di sotto (-16%) della media quinquennale e con l’aggravio di avere pochissime scorte disponibili.
Sul fronte delle giacenze, se la media europea degli ultimi cinque anni era di 600 mila tonnellate, al 30 settembre 2023 erano in stock soltanto 309 mila tonnellate, con una previsione della Commissione di ulteriore riduzione a 203mila tonnellate a settembre 2024.
In Italia, al 30 settembre c’erano 153.970 tonnellate, con riduzione di circa il 30% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Questo andamento si riflette necessariamente sui prezzi che, anche per questo fattore, sono più alti: in alcune piazze di scambio l’olio extravergine italiano ha infatti superato i 9 euro al kg.

– Foto xl3/Italpress –

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Bilancio di Sostenibilità Sibeg Coca Cola “Entro il 2030 carbon neutral”

CATANIA (ITALPRESS) – Diventare un’industria siciliana Carbon Neutrality entro il 2030. E’ l’obiettivo dichiarato da Sibeg Coca-Cola, che con il suo terzo Bilancio di Sostenibilità segna le tappe di questo percorso e certifica le azioni green.
½Con questa prospettiva abbiamo aggiornato la nostra roadmap – sottolinea Luca Busi (nella foto), amministratore delegato dell’azienda che dal 1960 produce, imbottiglia, sviluppa e distribuisce in esclusiva per la Sicilia le bevande di The Coca-Cola Company -. Esercizio che facciamo ogni anno per essere sicuri del nostro percorso e per cogliere con tempestività tutte le opportunità dettate dall’evoluzione tecnologica in termini di impatto ambientale. Questo documento è oramai un punto di riferimento per tutta l’azienda, che ha integrato i principi di sostenibilità nella propria strategia di sviluppo. Sono numeri che ci consentono di comprendere se le performance riflettono i valori in cui crediamo e per cui ogni giorno costruiamo le nostre azioni concrete nei confronti del territorio».
Una fotografia nitida che mostra “la capacità di adattamento a scenari sempre mutevoli e la resilienza dimostrata nei periodi più critici, unite alla velocità d’azione, all’impegno e al senso di responsabilità della squadra Sibeg”, spiega l’azienda.
½La nostra realtà non solo continua a crescere, ma riesce anche a migliorarsi – continua Busi – Due aspetti che spesso non è così scontato che vadano di pari passo».
Scendendo nel dettaglio, ci sono due dati che segnano il miglioramento su uno scenario già positivo: quello relativo alle emissioni dirette – in calo dell’1% – e dei rifiuti recuperati sul totale generato, che nel 2022 hanno toccato quota 99%, alzando la percentuale di un ulteriore punto.
Passando poi alla catena di fornitura, c’è un altro fattore da rilevare, che segna una spesa annua complessiva in crescita nell’anno 2022: 139,5 milioni spesi, contro i 97 milioni dell’anno precedente. Un enorme balzo del 44% che rispecchia una maggiore “ridistribuzione” di ricchezza sul territorio, con un fortissimo impatto economico e sociale. Anche i fornitori lungo la filiera sono aumentati: da 593 (nel 2021) a 637 (nel 2022): un + 7% che dimostra una grande capacità di dialogare col territorio.
E poi c’è il fattore “risorse umane”. In primis con la crescita dell’occupazione: da 346 a 360 dipendenti (+4%), con un supporto concreto all’economia della Sicilia, che ha sete di lavoro e che spesso non riesce a trattenere i propri giovani. Anche i contratti a tempo indeterminato sono aumentati del 3% in dodici mesi, così come le ore di formazione erogate, che nel 2022 sono state ben 13.212 (+51% rispetto al 2021).
“Grazie a questo Bilancio di Sostenibilità – redatto da Deloitte – abbiamo ancora più chiara la mappatura delle nostre priorità e delle sfide dettate dal nostro tempo – continua Busi – dalla transizione energetica alla competitività, passando per il know-how, l’aggiornamento e l’innalzamento delle competenze delle nostre risorse. Grazie ai nostri asset siamo pronti a mantenere quel ruolo da protagonista nell’Isola che Sibeg si è riuscita a ritagliare. Non vogliamo solo continuare a riaffermare la nostra leadership, ma vogliamo fare sempre di più, convinti che la nostra visione industriale – focalizzata sull’uso consapevole ed efficiente delle risorse – possa davvero esprimere una dimensione internazionale in un territorio dalle grandi potenzialità”.

– Foto col/Italpress –

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Confagricoltura “Coltivazione del sale diventi attività agricola”

MARSALA (TRAPANI) (ITALPRESS) – “L’Agricoltura coltiva il sale” è il nome dell’evento che si è tenuto a Marsala, nel trapanese, in contrada Ettore e Infersa, presso la riserva naturale Isola dello Stagnone. Il progetto, a cura di Confagricoltura, mira alla valorizzazione della salicoltura delle saline marine d’Italia, e nasce con il coordinamento tra imprenditori agricoli e della produzione del sale marino italiani. Il primo obiettivo è quello di dimostrare che la coltivazione del sale marino è assimilata all’attività agricola, dando così riconoscimento ad un comparto che opera nella salvaguardia del territorio, dell’ambiente e dell’ecosistema producendo un elemento naturale di grande valore nutrizionale.
Una giornata di visite guidate alle saline Sosalt nella fascia costiera tra Trapani e Marsala, con mille ettari in produzione e tutte le fasi di trasformazione e impacchettamento del sale; a Isola Longa, emblema della biodiversità nella Riserva dello Stagnone, alla salina Culcasi con il Museo del Sale, e a Ettore e Infersa, che ha ospitato il convegno con enti e istituzioni.
“Partiamo da Roma, dal 27 settembre, quando si è costituita un’associazione temporanea di scopo tra la Confagricoltura nazionale e le aziende che fanno salicoltura in Italia”, dichiara all’Italpress Rosario Marchese Ragona, presidente Confagricoltura Sicilia, aggiungendo: “La prima tappa è proprio Marsala con le saline che abbiamo in questo meraviglioso territorio. L’obiettivo è quello di inquadrare la coltivazione del sale tra le attività similabili all’agricoltura”.
Dopo i saluti del presidente di Confagricoltura Sicilia, Rosario Marchese Ragona e delle autorità locali, hanno illustrato l’iniziativa il capo progetto Ciro Zeno; il presidente e AD di Sosalt, Giacomo D’Alì Staiti e l’amministratore delegato della Salina Isola Longa, Piero Galli. L’assessore all’agricoltura della Regione Sicilia, Luca Sammartino, ha evidenziato in un videomessaggio l’importanza del progetto e la necessità di valorizzare il comparto della salicoltura marina, che in Sicilia rappresenta uno pezzo di rilievo dell’economia locale. Dario Cartabellotta, dirigente generale della Regione, ha confermato la piena condivisione degli obiettivi del coordinamento.
Vale la pena evidenziare che dal 2019 la Francia ha inserito la “saliculture” nelle attività agricole nazionali attraverso la modifica del Codice rurale e della pesca marittima. In Sicilia, poi, il piano di gestione delle Saline di Trapani e Marsala fa già rientrare la salicoltura tra le attività agroforestali.
“Questa è la prima tappa di un percorso già avviato da qualche anno e che ha avuto il culmine in Confagricoltura a Roma”, dichiara all’Italpress Sandro Gambuzza, vicepresidente nazionale Confagricoltura, aggiungendo: “Le saline italiane, insieme a Confagricoltura, hanno colto la sfida della valorizzazione, in particolare con due obiettivi fondamentali: considerare questo comparto come un comparto agricolo da una parte, dall’altra quindi di rendere fruibili dal punto di vista turistico questi scrigni di biodiversità”.
“Confagricoltura – sottolinea Gambuzza – detiene la massima rappresentanza nelle attività di coltivazione del suolo e dell’acqua, come l’acquacoltura, e tra queste non può che accogliere la salicoltura marina. Ecco perchè abbiamo deciso di essere protagonisti di questa iniziativa, che darebbe un riconoscimento concreto a un comparto che opera nella salvaguardia del territorio, dell’ambiente e dell’ecosistema, producendo un elemento naturale di grande valore nutrizionale e anche economico”.
In Italia sono presenti oltre 10 mila ettari di saline marine, con una produzione annua di 1,2 milioni di tonnellate di sale (corrisponde a poco meno del 30% della produzione totale), per un valore di oltre 60 milioni di euro.
In Europa la produzione di sale marino è circa il 10% della produzione di sale totale. I principali Paesi “coltivatori” di sale marino nella UE sono Francia e Italia, seguiti da Spagna e Grecia.
Le conclusioni sono state affidate al vicepresidente nazionale di Confagricoltura, Sandro Gambuzza.
– foto xa3 Italpress –
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Fieragricola accende i riflettori sul 22° Open Holstein, Red Holstein e Jersey Dairy Show

VERONA (ITALPRESS) – Un confronto tra allevatori, un’occasione di scambio di opinioni, una verifica sui progressi della genomica e del benessere animale, una formula innovativa di dialogo fra mondo allevatoriale e cittadini e consumatori. Un’intensa emozione e una soddisfazione infinita in caso di vittoria. Tutto questo, e anche altro, è il Dairy Show Open Holstein, Red Holstein e Jersey, l’evento internazionale che porterà nel ring della 116^ Fieragricola, rassegna internazionale dedicata all’agricoltura in programma a Veronafiere dal 31 gennaio al 3 febbraio 2024, le più performanti bovine da latte delle razze Frisona, Red Holstein e Jersey, dove nel termine «performanti» si racchiudono più concetti, dalla sostenibilità all’animal welfare, dalla produttività alla longevità, dal ritorno economico all’etica, principio che sta alla base di ogni allevamento zootecnico che si rispetti.
Ieri pomeriggio, in un webinar organizzato da Veronafiere insieme a New Business Media – Edagricole e moderato dal giornalista Giorgio Setti, ne hanno parlato i protagonisti del Dairy Show Open Holstein, Red Holstein e Jersey, uno degli eventi zootecnici più significativi a Fieragricola, che coinvolgerà mercoledì 31 gennaio oltre 30 istituti agrari per più di mille studenti impegnati nella gara di toelettatura e di giudizio delle bovine e che culminerà con le finali della Jersey (1 febbraio) e della Holstein e Red Holstein (2 febbraio) nel ring del padiglione 10.
Fieragricola dedicherà alla zootecnia, in particolare, tre padiglioni (il 9, il 10 e il 12), restando fedele alla propria filosofia di «evento internazionale b2b con saloni verticali sulla meccanica agricola, vigneto e frutteto, Fieragricola Tech dedicata alla smart irrigation, biosolutions, digitalizzazione e IoT, robotica, energie rinnovabili», puntualizza Matteo Pasinato, sales manager di Fieragricola.
L’adrenalina comincia a salire settimane prima delle gare e «la preparazione per l’evento dura anche un anno e impegna dei team che vanno ben oltre il singolo imprenditore», spiega l’allevatore mantovano Davide Errera, protagonista da diversi anni delle mostre dedicate alla razza Holstein con una lunga carriera di premi ottenuti (vincitore per tre volte del Dairy Show, per quattro volte della Mostra Nazionale della Frisona, diverse volte Primo espositore per numero di bovine fatte sfilare nel ring).
Indubbiamente il Dairy Show Open Holstein, Red Holstein e Jersey, che taglierà il traguardo della 22^ edizione a Fieragricola 2024, rappresenta «una vetrina internazionale che promuove la sostenibilità e il benessere animale, tanto che gli allevatori presenti si impegnano a firmare un codice etico sulla gestione delle bovine», sottolinea il presidente di Anafibj, l’Associazione nazionale degli allevatori di razza Frisona, Bruna e Jersey, Fortunato Trezzi.
E se a spingere gli allevatori a prendere parte al confronto internazionale è «in primo luogo la passione», come tiene a precisare Errera, i parametri di giudizio che stanno alla base delle decisioni del giudice (nel 2024 a Fieragricola ci sarà l’americano Mike Duckett, allevatore nel Wisconsin) vanno ben oltre la bellezza estetica degli animali, nel gergo sintetizzata col termine «morfologia». Lo riassume Corrado Zilocchi, responsabile del settore Mostre per Anafibj e, a sua volta, allevatore. «I super-appassionati che selezionano le bovine sul ring sono orgogliosi di mostrare i progressi registrati dai propri animali in termini di longevità, benessere animale, produttività, funzionalità, tipo, facilità al parto, genomica, aspetto che ha permesso una rapida evoluzione degli animali, anche con riferimento alla riduzione delle emissioni – racconta Zilocchi -. Altri parametri sono legati all’indice economico e salute, aspetto centrale per gli allevatori, che hanno l’obiettivo di produrre reddito dal proprio allevamento. Un altro indice di rilievo fa riferimento alla capacità di caseificazione del latte, alla luce del fatto che in molti casi la materia prima viene valorizzata attraverso la produzione di formaggi».
La genomica ha permesso alle bovine di anticipare l’età del parto, così da aumentare produttività e longevità. «E fra i parametri oggi al centro dell’indagine ci sono gli aspetti legati alla resilienza delle bovine ai cambiamenti climatici e allo stress da caldo», illustra il presidente di Anafibj, Trezzi.
-foto ufficio stampa Veronafiere-
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Salgono a 13 i ristoranti italiani con tre stelle Michelin

MILANO (ITALPRESS) – Sono 395 i ristoranti stellati in Italia nella Guida Michelin 2024. Salgono a 13 i ristoranti con tre stelle, di cui undici conferme, mentre 26 nuovi ristoranti ricevono la stella Michelin e cinque ne ottengono due. La selezione 2024 comprende un totale di 1986 ristoranti. I riconoscimenti sono stati assegnati nel corso della presentazione della 69^ edizione della guida Michelin 2024. I due ristoranti che ricevono le prestigiose tre stelle Michelin in questa edizione sono Atelier Moessmer Norbert Niederkofler, Brunico (Bolzano), e Quattro Passi, Nerano (Napoli). Oltre alle due new entry nella famiglia dei 3 Stelle Michelin, i ristoranti che “valgono il viaggio” in Italia e confermano le 3 Stelle sono: Villa Crespi Orta San Giulio (Novara), Piazza Duomo ad Alba (Cuneo), Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo), Le Calandre a Rubano (Padova), Dal Pescatore a Canneto Sull’Oglio (Mantova), Osteria Francescana a Modena, Enoteca Pinchiorri a Firenze, La Pergola a Roma, Reale a Castel di Sangro (Aquila), Uliassi a Senigallia (Ancona) ed Enrico Bartolini al MUDEC a Milano.
Sono 26 i nuovi ristoranti che ricevono la stella Michelin nella Guida 2024 e cinque quelli che ne ottengono due. Tredici sono, invece, i nuovi ristoranti che per questa edizione ricevono la stella verde, simbolo che contraddistingue i ristoranti in prima linea sul fronte della sostenibilità. Le 13 nuove stelle verdi portano il totale dei ristoranti in Italia con questo emblema a 58. In totale, quindi, 33 nuove stelle che hanno interessato 12 regioni. Tra novità, sono 11 gli chef con età uguale o inferiore ai 35 anni, quattro dei quali con età uguale o sotto i 30. Il premio speciale Young Chef Award per quest’anno va a Maicol Izzo – “Piazzetta Milù” (Castellammare di Stabia), che riceve anche due stelle per la Guida 2024. Oltre a “Piazzetta Milù”, i nuovi ristoranti che ottengono le due stelle in questa edizione sono: Verso, chef Mario e Remo Capitaneo (Milano); La Rei Natura by Michelangelo Mammoliti, Serralunga d’Alba (Cuneo); Andrea Aprea, chef Andrea Aprea, Milano; George Restaurant, chef Domenico Candela, Napoli.

foto: ufficio stampa Michelin Italia

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Grano, Lollobrigida “Avvio campagna per controllo filiera”

ROMA (ITALPRESS) – Come preannunciato dal Ministro Lollobrigida in occasione dell’incontro congiunto fra Cabina Regia Controlli Agroalimentari e Associazioni di Categoria del settore agricolo e della pasta (avvenuto il 3 novembre), oggi ha avuto inizio la “Campagna straordinaria di controllo filiera del grano duro” attraverso delle verifiche mirate alle importazioni presso il porto di Bari. La campagna di controllo si svolge con la collaborazione delle diverse Amministrazioni che fanno parte della Cabina di Regia per i controlli agroalimentari del Ministero dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste e vede la partecipazione congiunta del Dipartimento Ispettorato Controllo di Qualità e Repressioni Frodi, dei Carabinieri (Comandi Carabinieri per la Tutela agroalimentare e per la Tutela Forestale), della Guardia di Finanza, delle Capitanerie di Porto e dell’Agenzia delle Dogane. Si tratta di una attività di controllo di carattere straordinario e ad ampio raggio che comprende verifiche mirate alle importazioni di grano duro in arrivo presso i porti e i punti di ingresso del nostro Paese, con verifiche finalizzate alla qualità delle produzioni e tracciabilità delle medesime. I controlli sono rivolti, altresì, all’intera filiera alimentare per verificare la rintracciabilità delle produzioni, la qualità e la corretta indicazione dell’origine.
A tal proposito il Ministro Lollobrigida ha dichiarato: “l’istituzione della Cabina di Regia che include le varie componenti degli Organi di controllo del nostro Paese operanti nel settore agroalimentare sta fornendo dei risultati importanti sul piano dell’operatività. L’attivazione della “campagna straordinaria di controllo filiera grano duro” sotto il coordinamento della Cabina di Regia dimostra che è possibile impiegare in modo sinergico le diverse professionalità e competenze espresse tra i vari Organismi di controllo, evitare inutili e costose duplicazioni delle attività e garantire di rafforzare il sistema di difesa delle produzioni di qualità, del made in Italy e la tutela dei nostri consumatori, nel rispetto del regolare funzionamento delle attività commerciali”.
-foto Agenzia Fotogramma –
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Barilla sostiene le comunità alluvionate della Toscana

PARMA (ITALPRESS) – Il Gruppo Barilla, in questi giorni particolarmente difficili per le popolazioni della Toscana, ha scelto di supportare le comunità colpite di Campi Bisenzio (FI) con una donazione di 50 quintali di prodotto tra pasta, sughi e prodotti da forno distribuiti sul territorio tramite la Protezione Civile di Parma in coordinamento con la Regione Emilia-Romagna e la Regione Toscana. “Sono 60 i volontari che da Parma sono arrivati in Toscana per offrire un aiuto concreto a tutte quelle persone che in pochi istanti hanno perso tanto. Non è la prima volta che collaboriamo con il Gruppo Barilla e confidiamo di poter continuare insieme questo percorso ispirato alla solidarietà e all’impegno condiviso verso il prossimo”, commenta Giampaolo Zucchi, coordinatore della Protezione Civile di Parma. L’impegno concreto verso le comunità locali è una costante del modo di fare impresa del Gruppo Barilla che nel 2022, ha attivato una serie di iniziative solidali nei diversi Paesi in cui opera con circa 3.200 tonnellate di prodotti donati, per favorire l’accesso al cibo a un numero crescente di persone, valorizzare l’inclusione e supportare lo sviluppo dei territori.
Alle donazioni di prodotto si aggiunge anche il sostegno economico per finanziare interventi sul territorio: 2,2 milioni nel 2022, a cui si aggiunge il milione donato nel 2023 alla Protezione Civile per finanziare interventi di ricostruzione nelle aree dell’Emilia-Romagna colpite dalla terribile alluvione.
Le persone Barilla sono parte integrante di questa visione. Gli “Angeli Barilla” sono dipendenti dell’azienda volontari della Protezione Civile, che in più occasioni sono partiti con la Colonna Mobile d’Emergenza Barilla, per offrire cibo, solidarietà e soccorso alle popolazioni in difficoltà e ai Volontari di Protezione Civile impegnati nelle opere di intervento e supporto. Realizzata nel 2014 da Barilla, in collaborazione con la Protezione Civile di Parma, la colonna mobile Barilla si compone di sei mezzi: 2 camion con cucina mobile attivabile quattro ore dopo la chiamata d’emergenza e in grado di erogare fino a 500 pasti caldi l’ora, 1 camion isotermico, 2 pullman per il trasporto dei volontari e 1 autocarro dotato di gruppo elettrogeno. L’obiettivo è quello di garantire la preparazione e somministrazione di alimenti nelle prime ore sia ai volontari di protezione Civile impegnati, sia alla popolazione.
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– Foto: ufficio stampa Barilla –

Voiello, svelate le origini della famiglia grazie all’archivio storico Barilla

NAPOLI (ITALPRESS) – Nessun nonno svizzero, le origini di pasta Voiello, da 50 anni marchio del Gruppo Barilla, sono tutte Italiane. Lo rivela lo studio condotto da ricercatori del Centro Studi Storici “Nicolò D’Alagno” di Torre Annunziata, che recuperando documenti inediti conservati presso il prezioso Archivio Storico Barilla e numerosi archivi del territorio, hanno individuato in Andrea Voiello (figlio di Teodoro Voiello e Rachele Liucci) il capostipite della famiglia e quindi nonno di Giovanni. Un percorso lungo 140 anni che parte dalla Bottega di Torre Annunziata e arriva all’attuale pastificio di Marcianise, eccellenza produttiva e sostenibile del Mezzogiorno che dà lavoro a 140 famiglie.
Nel mezzo di questa storia c’è Barilla, che dal dicembre 1973 ha acquisito la maggioranza del marchio per rilevarlo in toto due anni dopo, assicurando continuità e sviluppo al brand e alla sua tradizione pastaria. L’opera di ricostruzione genealogica è stata realizzata da Antonio Papa, Vincenzo Marasco e Salvatore Cardone all’interno dell’Archivio Storico Barilla – che dal 1987 custodisce le testimonianze di vita, dei progetti, delle strategie e dei prodotti degli uomini che hanno operato in Barilla e nelle realtà del Gruppo – e che oggi viene raccontata nel libro “I Voiello Storia di una famiglia di Torre Annunziata pioniera e eccellenza dell’arte bianca italiana” la cui presentazione è in programma il prossimo 11 novembre alle ore 11.00 a Napoli presso l’Archivio di Stato, in occasione della Settimana della Cultura di Impresa promossa da Museimpresa. Il libro è un progetto a fini divulgativi e senza scopo di lucro: nato esclusivamente dall’amore dei tre studiosi verso il proprio territorio è richiedibile presso il Centro Studi Storici “Niccolo D’Alagno” o inviando una mail a [email protected].
Il libro sfata la tradizione popolare, che vedeva il capostipite di Casa Voiello in August Van Vittel, ingegnere di origini svizzere giunto in Italia per la costruzione della ferrovia Napoli-Portici e innamoratosi della bella figlia di un pastaio. Storia che oggi non trova più riscontro nei fatti. Secondo quanto ricostruito dagli studiosi, Giovanni Voiello, fondatore dell’omonimo pastificio, era figlio di Teodoro e Rosa Carotenuto; Teodoro a sua volta figlio di Andrea e Maddalena Ramirez e infine, Andrea figlio di Teodoro e Rachele Liucci, convolati a nozze nel 1822. Senza traccia del “nonno svizzero”. Ma la ricostruzione è risalita indietro nel tempo, approdando a Bracigliano, un piccolo paesino nell’Agro-Nocerino-Sarnese, in cui alle soglie del Settecento nasce Emanuele Gaudiello, che possiamo considerare come il capostipite da cui parte, attraverso vari passaggi, trasferimenti ed errate trascrizioni anagrafiche, la dinastia dei Voiello.
Se le origini dei Voiello sono state un mistero per oltre 200 anni, la storia del marchio è, senza alcun dubbio e da sempre, annoverata tra le eccellenze campane dell’arte pastaria. Un’epopea che il nuovo libro documenta anche attraverso foto e immagini d’epoca della produzione, ripercorrendo gli interni dello stabilimento Voiello di Via Maresca a metà anni Cinquanta, i primi stand espositivi e i macchinari impiegati. Presenti anche scatti dedicati alla famiglia e pubblicità storiche, come la locandina con i formati di pasta in uso nel 1956 e una serie di cartoline litofotografiche promozionali Molino Voiello Pastificio.La tradizione Voiello ha oggi il suo centro nevralgico nel pastificio di Marcianise, costruito 55 anni fa e da allora punto di riferimento per l’occupazione e per l’innovazione del territorio. Con una produzione nel 2022 di ben 104.153 tonnellate di pasta pari a oltre 500.000 pacchi al giorno, quello di Marcianise è un centro d’avanguardia anche dal punto di vista della sostenibilità. Dal 2010 ad oggi, nello stabilimento si è registrata infatti una riduzione dei consumi di acqua per tonnellata di prodotto di oltre il 40%, una diminuzione del 25% delle emissioni di CO2 e, contestualmente, un aumento della percentuale del riciclo dei rifiuti generati fino al 98%.
Un percorso di eccellenza che ruota tutto attorno alla qualità della pasta, viene prodotta ancora oggi con la tradizionale trafilatura al bronzo e parte dalla sementiera “Produttori Sementi Bologna”, e alla pregiatezza della materia prima: il grano Aureo, caratterizzato da un contenuto proteico “top quality” e dal fatto di essere coltivabile con il ricorso a contenuti volumi di acqua. Voiello lo semina nel sud Italia in zone vocate alla produzione del grano duro, come Puglia, Abruzzo, Molise, Basilicata e Campania, nel Beneventano e viene poi macinato ad Altamura. Una sfida vinta che delinea il futuro (italiano, di qualità e rispettoso delle risorse naturali e dell’ambiente) dello storico marchio Voiello. Senza dimenticare memoria e storia.
-foto ufficio stampa Barilla –
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