PARMA (ITALPRESS) – La linea I Classici Barilla torna protagonista del racconto dell’azienda e dell’impegno che da sempre mette nella selezione e nella lavorazione delle migliori materie prime per la realizzazione della sua pasta. Una pasta ottenuta interamente con grani duri 100% italiani, scelti tra le varietà migliori, coltivati in 13 regioni italiane e prodotta esclusivamente in Italia nei pastifici Barilla per il mercato italiano. Riconoscibile a scaffale dall’iconica Blue Box, la linea I Classici Barilla è il risultato di una filiera corta e controllata, all’insegna dell’eccellenza e della valorizzazione di risorse, comunità locali, territorio e ambiente.
C’è dentro la tradizione di una pasta fatta ad arte. In ogni sua forma. A partire dagli anni Novanta, Barilla ha contribuito a creare una vera e propria catena del valore con l’obiettivo da un lato di aiutare a migliorare il sistema agronomico nazionale, dall’altro di ottenere e produrre un grano italiano di ottima qualità. Grazie a ricerca, investimenti, e accordi con le istituzioni, Barilla ha raggiunto il traguardo di avere una filiera corta, che privilegia fornitori locali vicini ai mulini e ai pastifici dell’azienda, garantendo maggiore trasparenza e tracciabilità e promuovendo le risorse del territorio.
Sono più di 5.5001 gli agricoltori coinvolti, che, in collaborazione con mugnai, cooperative, consorzi e istituzioni, hanno permesso di far convergere i patrimoni di conoscenze, strumenti ed esperienze, valorizzando così la filiera agricola italiana e dando sostegno a diverse aree d’Italia. Grazie alla cooperazione tra tutti gli attori della filiera, nell’ultimo anno Barilla ha potuto acquistare oltre 443.000 tonnellate di grano duro italiano, coltivato in modo responsabile. Barilla ha voluto concretizzare i principi alla base della sua visione di filiera in un prospetto in dieci punti – Il Manifesto del Grano Duro – che contiene gli impegni dell’azienda per una pasta di qualità con grani duri italiani e prodotta responsabilmente.
Nel rispetto del territorio e della tradizione agricola italiana, Barilla ha selezionato la materia prima di qualità, che riunisce quattro esclusive varietà di grani duri1 coltivati in 13 regioni italiane e caratterizzate da un alto contenuto di proteine, un’elevata qualità del glutine e un colore giallo dorato. Ed è proprio la selezione dei migliori grani duri italiani che consente alla pasta di essere corposa e sempre al dente. Per promuovere un modello di agricoltura responsabile, Barilla ha messo gratuitamente a disposizione degli agricoltori tecnologia e digitalizzazione. In collaborazione con il Cnr ha sviluppato GranoScan, una App per il riconoscimento delle principali avversità del frumento, e ha sostenuto lo sviluppo della piattaforma AgroSat, che mette a disposizione mappe satellitari che mostrano, ad esempio, lo stato della coltura. Mentre in cooperazione con Horta è stato realizzato granoduro.net, un sistema a supporto delle decisioni per migliorare le pratiche agronomiche, in grado di indicare il momento e le modalità più appropriate per gli interventi in campo in base alle condizioni metereologiche, alla tipologia di terreno e al tipo di varietà.
L’utilizzo di questo strumento ha ridotto in media i costi di coltivazione del 9% e le emissioni di gas serra fra l’8% e il 21%. Anche il pack rispecchia l’attenzione e la responsabilità verso l’ambiente. A partire dal 2022, l’eliminazione della finestra trasparente ha consentito di risparmiare circa 126.000 Kg di plastica all’anno. Inoltre, le confezioni 100% riciclabili sono prodotte con cartoncino in fibra vergine proveniente da foreste gestite responsabilmente che garantisce una migliore qualità e sicurezza e un completo riciclo della carta a favore di un’economia circolare. In occasione della Milano Design Week 2023, la Blue Box Barilla è stata premiata al Premio “Best Packaging” tra le soluzioni di packaging più innovative e sostenibili tra quelle che hanno partecipato all’iniziativa. La giuria ha anche premiato la Blue Box per la sua nuova visual identity, contraddistinta dal caratteristico blu – che ha reso il pack inimitabile attraverso le diverse epoche storiche – e dal nuovo logo lanciato a gennaio 2022, dal rosso più intenso.
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– Foto: ufficio stampa Barilla –
Con la linea I Classici Barilla l’eccellenza italiana al 100%
Barilla, 12 settimane di congedo retribuito per ogni genitore
PARMA (ITALPRESS) – Il Gruppo di Parma annuncia un nuovo passo in avanti per prendersi cura di tutte le oltre 8700 persone Barilla nel mondo e valorizzare il ruolo di genitore, indipendentemente dal genere, dallo stato maritale e dall’orientamento sessuale, così che ogni tipo di famiglia possa vivere al meglio questo importante momento della vita. Con la nuova policy di congedo di maternità e paternità, che sarà implementata dal 1° gennaio 2024, saranno garantite a ciascun genitore 12 settimane di congedo retribuito al 100%.
Nel caso in cui gli standard legislativi locali siano più vantaggiosi, verranno applicate le normative del Paese. In Italia, il congedo di maternità resterà quello attuale previsto dalla nostra legislazione, mentre il congedo di paternità sarà esteso da 10 giorni a 12 settimane.
“Siamo davvero orgogliosi di annunciare questa nuova politica aziendale che vuole valorizzare la genitorialità e ridurre uno dei fattori principali del gender gap nel lavoro, in linea con il nostro percorso nella Diversity, Equity & Inclusion”, afferma Floriana Notarangelo, Chief Diversity & Inclusion Officer del Gruppo Barilla. “Per questo la nostra policy è rivolta a ogni genitore, a prescindere dal genere, dallo stato maritale, dall’orientamento sessuale e se è adottivo o meno, perchè in Barilla siamo consapevoli che ogni famiglia è unica e che non esiste una figura genitoriale più importante dell’altra. Il nostro obiettivo è di creare, entro gennaio 2024, tutte le condizioni necessarie affinchè le nostre Persone possano vivere con gioia l’arrivo di un figlio e quello di essere riconosciuti come un’Azienda a misura di genitore”.
“Questa nuova politica genitoriale nasce da un processo pluriennale intrapreso dal Gruppo per garantire ai propri dipendenti un migliore equilibrio tra vita e lavoro. Con questa importante novità, siamo ancora una volta al fianco delle nostre Persone, per accompagnarle nel loro sviluppo di genitori e lavoratori”, afferma Maurizio Cannavacciuolo, Total Rewards & Organization VP del Gruppo Barilla. “Vogliamo garantire loro il tempo necessario per stare al fianco dei propri figli, ma anche un benessere tale da permettere un ritorno al lavoro sereno”.
La Barilla Global Parental Leave Policy si inserisce nel percorso di Diversity, Equity & Inclusion dell’Azienda ed è un risultato concreto frutto dell’impegno per la parità di genere. Da anni, infatti, il Gruppo attua iniziative volte a promuovere l’uguaglianza e a migliorare il bilanciamento tra vita lavorativa e privata. Nel 2013 Barilla si è contraddistinta per essere stata una delle prime aziende in Italia a praticare lo smart working, modello di lavoro che si è esteso nel 2020, quando la pandemia ha rafforzato l’esigenza di un approccio al lavoro flessibile, con Work@Barilla, che prevede la possibilità ancora più strutturata per le Persone Barilla di lavorare in remote working. Nel 2017 è stata la prima azienda italiana ad aderire agli Standards of Conduct for Business dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, volti a contrastare la discriminazione sul luogo di lavoro, al fine di rispettare e sostenere i diritti delle comunità LGBTQ+. Partendo dalla sede di Parma è stato attivato il programma Winparenting: un percorso nel quale sono offerte sessioni di coaching, workshop di formazione, opzioni di smartworking e miglioramento delle competenze, a supporto di dirigenti e neogenitori. Inoltre, il Gruppo da anni si impegna a garantire la parità di genere e a valorizzare il talento femminile: il 38% degli executive e manager in Barilla nel mondo sono donne. E nel 2020 ha eliminato qualsiasi ingiustificabile divario retributivo di genere a livello globale. Un percorso, questo, che ha portato il Gruppo a vincere, prima azienda italiana, il Catalyst Award per le iniziative che hanno accelerato il progresso del ruolo delle donne sul posto di lavoro e aumentato l’inclusione di tutti i suoi dipendenti. E’ anche stato riconosciuto, per l’ottavo anno consecutivo in America, “Best Places to Work for LGBTQ+ Equality” con un punteggio del 100% nel Corporate Equality Index 2022.
Questa iniziativa del Gruppo arriva in un momento storico in cui l’attenzione al tema è molto alta e fenomeni come la Great Resignation si diffondono in tutto il mondo. In alcuni Paesi il parental leave retribuito è un lusso: negli Stati Uniti, ad esempio, la legge non prevede un congedo di maternità retribuito. L’Italia, invece, è sempre più caratterizzata da un forte child penalty gap nel mercato del lavoro. Secondo l’ultimo rapporto di Save the Children “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2023”, infatti, nel 2022 il divario lavorativo tra uomini e donne si è attestato al 17,5%, ma è ben più ampio in presenza di bambini: nella fascia di età 25-54 anni se c’è un figlio minore, il tasso di occupazione per le mamme si ferma al 63% contro il 90,4% di quello dei papà, e con due figli minori scende fino al 56,1%, mentre i padri che lavorano sono ancora di più (90,8%).
In generale, negli ultimi anni, il parental leave è diventato centrale tra i desideri di ogni dipendente sul posto di lavoro. Secondo un’indagine internazionale della piattaforma HR Remote, che ha intervistato 5.708 dipendenti a tempo pieno in 10 Paesi, è emerso che il 15% non usufruisce del parental leave, dichiarando di esitare a prenderlo per intero per paura di essere discriminati. Il 47% dei dipendenti rifiuterebbe un’offerta di lavoro se le politiche genitoriali dell’azienda non soddisfacessero le proprie aspettative. L’inclusività di un’azienda è più importante per i giovani tra i 25 e i 34 anni: quasi due terzi di loro (60%) hanno dichiarato di preferire aziende con politiche di congedo parentale inclusive.
– Foto ufficio stampa Barilla –
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I caseifici del Parmigiano Reggiano aprono le porte al pubblico
REGGIO EMILIA (ITALPRESS) – Assistere alla nascita e all’apertura di una forma di Parmigiano Reggiano, passeggiare attraverso le “cattedrali di formaggio” dei magazzini di stagionatura, acquistare la Dop direttamente dalle mani dell’artigiano che l’ha creata: tutte esperienze uniche che gli appassionati potranno vivere in prima persona. Dopo il successo riscosso ad aprile con oltre 13.000 partecipanti, i caseifici del Parmigiano Reggiano riaprono le porte al pubblico: con Caseifici Aperti, l’appuntamento promosso per il week-end dal Consorzio, c’è infatti la possibilità di partecipare e immergersi nella produzione della Dop. L’iniziativa coinvolge 49 caseifici in tutte le province della zona di origine, ovvero Parma, Reggio Emilia, Modena, Bologna alla sinistra del fiume Reno e Mantova alla destra del Po. Non si tratta di semplici visite guidate, ma di un autentico viaggio nel tempo alla scoperta del metodo di lavorazione artigianale della Dop, rimasto invariato da oltre nove secoli. Lo scopo di Caseifici Aperti e dell’accoglienza turistica nei caseifici, è quello di contribuire a generare una relazione con i turisti che transitano nel territorio e che possa continuare anche dopo la visita. Il tutto offrendo la possibilità di acquistare e ricevere il Parmigiano Reggiano direttamente a casa attraverso il portale shop.parmigianoreggiano.com/it.
“Dopo il successo dell’edizione precedente, in cui oltre 13.000 visitatori hanno partecipato alla due giorni, siamo orgogliosi di lanciare l’edizione autunnale di Caseifici Aperti”, ha dichiarato Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio. “Quella degli appassionati che desiderano scoprire i luoghi di produzione della Dop è una domanda in costante aumento: basti pensare che nell’arco del 2022 sono stati ben 150.000 i turisti che hanno visitato i caseifici del Parmigiano Reggiano. Se consideriamo inoltre che nel 2021 un turista straniero su due ha visitato il nostro Paese in funzione dell’enogastronomia, è evidente quale peso abbiano le eccellenze dell’agroalimentare nella promozione dell’Italia nel mondo. Ai nostri casari va infine il ringraziamento del Consorzio per aver contribuito a rendere il Parmigiano Reggiano non solo un formaggio, ma un’icona del Made in Italy, un simbolo del nostro stile di vita, amato dai consumatori in Italia e all’estero”. Inoltre è anche un’imperdibile occasione per scoprire i capolavori storici e i luoghi d’intrattenimento della Zona di Origine: dai castelli e le chiese medievali di Parma al trekking nell’Appennino di Reggio Emilia; dai capolavori su quattro ruote del Museo Ferrari in provincia di Modena ai romantici portici di Bologna e alle rive del Po nella Bassa di Mantova. A Reggio Emilia la festa non termina una volta varcata l’uscita del caseificio: presso l’Iren Green Park si svolgerà infatti il Festival dei Caseifici Aperti. Nel cuore della città ci sarà un “villaggio del Parmigiano Reggiano” animato con quanto di meglio il territorio offre per celebrare il buon vivere e la comunità: dalle masterclass Parmelier (per diventare un esperto di Parmigiano Reggiano e scoprirne gli abbinamenti più ricercati, in collaborazione con Associazione Assaggiatori Parmigiano Reggiano) ai food truck, dalla cottura della forma con l’antico metodo del fuoco a legna alle performance artistiche, dagli show cooking a camminate non competitive aperte a tutti, da giochi e spettacoli per i più piccoli agli sport, dai dj set al live show del comico Baz, dagli appuntamenti dedicati agli amici a quattro zampe a tanto altro ancora in un programma pensato per tutti. Come novità del 2023, sarà inoltre possibile acquistare i Parmigiano Reggiano vincitori dei Palii, le gare in cui i caseifici competono con forme di varie stagionature.
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La Fieragricola di Verona approda in Sicilia
VERONA (ITALPRESS) – Verona chiama la Sicilia per la 116esima edizione di Fieragricola, rassegna internazionale dedicata all’agricoltura, in programma a Veronafiere dal 31 gennaio al 3 febbraio 2024. Ed è stata proprio la Fiera Agricola Mediterranea di Ragusa chiusa l’1 ottobre la prima tappa dei Road Show organizzati da Fieragricola (in Sicilia con la collaborazione di Coldiretti e dell’Associazione Italiana Allevatori, presenti con i vertici regionali, e con la partecipazione degli istituti agrari di Barrafranca e Aidone) per coinvolgere direttamente gli agricoltori e gli allevatori siciliani in un percorso di crescita e di innovazione all’insegna della sostenibilità, per favorire redditività, competitività e accompagnare il ricambio generazionale come azione necessaria per il futuro del settore primario.
«L’agricoltura e la zootecnia hanno di fronte sfide nuove e non rinviabili – spiega Raul Barbieri, direttore commerciale di Veronafiere -. I cambiamenti climatici, l’innovazione digitale e la robotica, la multifunzionalità, la circolarità delle produzioni, i risvolti sociali e ambientali di un’attività che deve sempre più ragionare in termini di filiera. Sono aspetti che Fieragricola di Verona affronterà per orientare gli imprenditori e offrire loro occasioni di confronto, approfondimento, grazie ad aree tematiche trasversali e a una convegnistica attenta alla formazione».
Per questo Fieragricola di Verona rinsalda il dialogo con imprese agricole e zootecniche dell’isola, perchè – come ha ricordato nel corso del Road Show a Ragusa Marilina Barreca, presidente regionale della Federazione Allevatori Sicilia – «stiamo assistendo a un’evoluzione positiva dell’allevamento, con particolare riferimento alla zootecnia da carne». Parole che trovano conferma anche dal direttore di Coldiretti Ragusa e Siracusa, Calogero Fasulo.
I numeri elaborati da Teseo.Clal.it descrivono una zootecnia siciliana solida, con 10.404 allevamenti fra bovini da carne, da latte e misti (dato al 30 giugno 2023, -0,12% sulla precedente rilevazione dell’Anagrafe zootecnica bovina del dicembre 2022) e 346.512 capi complessivi, in crescita del 5,44% rispetto alla fine del 2022. Ragusa, in particolare, con 1.562 aziende è la terza provincia siciliana per numero di allevamenti bovini, alle spalle di Palermo (2.542) e (2.412 allevamenti). Quanto al numero di capi, la provincia di Ragusa 79.466 capi (+1,18% su dicembre 2022) è seconda, a un’incollatura da Palermo (81.601 capi).
Passando sotto la lente i dati della suinicoltura, invece, il numero di allevamenti in territorio ragusano è diminuito fra dicembre 2022 e giugno 2023 del 5,92%, con 286 aziende e 8.275 maiali allevati. Posizionati più in alto in classifica si trovano per numero di aziende Messina (924) e, per numero di capi, Messina (25.620) e Trapani (8.573).
A sostenere il dinamismo della zootecnia siciliana c’è il lavoro dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale di Ragusa, rappresentato nella tappa del Road Show di Fieragricola dal direttore Giuseppe Cascone, che ha ribadito il ruolo cruciale della rassegna di Verona per il trasferimento di know how e per accompagnare una crescita che il presidente di Anacli, l’Associazione nazionale degli allevatori di Charolais e Limousine, Emanuele Nobile, descrive nella sua parabola ascendente, tanto che «in pochi anni il numero degli animali seguiti e selezionati da Anacli sono quasi raddoppiati, accompagnando anche il ricambio generazionale».
– foto ufficio stampa Veronafiere –
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Ferrero pubblica report sui progressi nella filiera del cacao
MILANO (ITALPRESS) – Ferrero torna a partecipare al Salone della CSR e dell’innovazione sociale, in corso a Milano presso l’Università Commerciale Luigi Bocconi, accompagnata da un partner strategico come Save the Children, l’Organizzazione internazionale che da oltre 100 anni lotta per salvare i bambini e le bambine a rischio e garantire loro un futuro.
In occasione dell’11° edizione del Salone, l’azienda ha pubblicato e condiviso in Italia, il proprio Cocoa Charter Progress Report annuale, documento volto a rappresentare in trasparenza i progressi e gli sforzi volti a un approvvigionamento sostenibile nella filiera del cacao.
Il Ferrero Cocoa Charter, documento che illustra le ambizioni e gli impegni dell’azienda in materia di approvvigionamento responsabile, è strutturato attorno a quattro pilastri chiave: sostenibilità dei mezzi di sussistenza, diritti umani e pratiche sociali, protezione dell’ambiente e trasparenza dei fornitori.
Il relativo Action Plan trasforma le ambizioni e gli impegni in azioni concrete, evidenziando gli obiettivi chiave e, annualmente, i progressi vengono raccolti all’interno del Cocoa Progress Report.
All’interno del Cocoa Charter è contenuta anche la partnership strategica con Save the Children, proiettata sull’arco temporale di cinque anni, che prevede di raggiungere 65 comunità nella regione ivoriana di Haut-Sassandra e coinvolgere direttamente 37.000 beneficiari diretti, di cui 15.000 bambini, e 90.000 beneficiare indiretti, di cui oltre il 50% bambini e che contribuirà al Piano d’Azione Nazionale contro il Lavoro Minorile della Costa d’Avorio.
L’obiettivo della partnership è quello di agire lungo quattro direttrici: la protezione dei bambini, lo sviluppo delle comunità, l’accesso alla scolarizzazione e l’empowerment di ragazzi e adolescenti.
Al fine di assicurare un’azione coordinata e un impatto effettivo sul territorio, Ferrero e Save the Children lavorano in stretto coordinamento con le istituzioni nazionali e locali e con altre iniziative del settore e stakeholder chiave come International Cocoa Initiative, World Cocoa Foundation e Jacobs Foundation.
“Dal 2010 Ferrero ha deciso di sostenere i progetti di Save the Children, in particolare quelli a supporto dei bambini che vivono nelle comunità all’interno delle filiere agricole in Ghana e Costa d’Avorio, dove il Gruppo si approvvigiona di cacao. Solo essendo consapevoli di quanto sia fondamentale aumentare gli sforzi per affrontare le cause alle radici del lavoro minorile, proteggere i bambini, assicurare l’accesso all’istruzione e garantire loro un futuro, si potrà realizzare un cambiamento reale e duraturo nelle loro vite. E’ in questa direzione che va il progetto sviluppato con Ferrero, nel quale lavoriamo con un approccio integrato e olistico, volto a realizzare un’azione su più dimensioni, e che auspichiamo possa essere un esempio da replicare”, ha commentato Giancarla Pancione, Direttrice Marketing e Fundraising di Save the Children.
Nell’ambito della partnership quinquennale Ferrero – Save the Children, al secondo anno di progettualità sono stati raggiunti più di 11.000 beneficiari diretti di cui oltre 2.200 bambini.
Sono state costruite o rinnovate 61 scuole e iscritti quasi 2.000 bambini non scolarizzati tra i 9 e i 14 anni. Sono stati formate oltre 10.000 persone per la tutela dei diritti dei bambini e sono stati istituiti 65 Comitati per la Protezione dei Bambini.
All’interno del Ferrero Cocoa Charter Progress Report sono state acquistate 224.000 tonnellate di cacao nell’ultimo anno. Il 100% del cacao Ferrero è acquistato tramite riconosciuti schemi di certificazione e standard di sostenibilità indipendenti come Rainforest Alliance, Cocoa Horizon, Fairtrade o altri.
o Il 96% del cacao è tracciabile a livello di azienda agricola tramite GPS (88% tramite mappatura poligonale). Ferrero ha monitorato con mappatura poligonale oltre 182.000 coltivatori di cacao e ha anche coperto 470.000 ettari di terreni agricoli con valutazione del rischio di deforestazione per garantire che il cacao non provenisse da aree protette.
Il 99% dei gruppi di coltivatori è coperto dal Child Labour Monitoring and Remediation System (CLMRS), uno strumento per avere visibilità e agire sui potenziali problemi che riguardano i bambini nella filiera di approvvigionamento.
Ferrero ha contribuito a costruire o rinnovare 24 scuole solo nell’ultimo anno (103 in totale) per favorire l’accesso all’istruzione. Sono stati istituiti 1.536 gruppi di Village Saving and Loans Associations (VSLA) per lo più guidati da donne.
o 143.000 ettari dedicati all’agroforestazione e 1,7 milioni di piantine di cacao distribuite solo nell’ultimo anno (7,3 milioni in totale) per favorire la riforestazione.
Ferrero ha fornito a circa 64.000 coltivatori di cacao coaching individuale relativamente alle tecniche di pianificazione agricola e di business, con 40.000 coltivatori supportati con Piani di Sviluppo Agricolo individuali a lungo termine. In totale 198.000 coltivatori hanno preso parte al programma di sostenibilità Ferrero Farming Values.
– Foto ufficio stampa Ferrero –
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Ortofrutta, Confagricoltura “Misure tampone non sono sufficienti”
ROMA (ITALPRESS) – In occasione di Fruit Attraction, appuntamento internazionale di riferimento per tutti i professionisti del settore ortofrutticolo a Madrid da domani al 5 ottobre, Confagricoltura partecipa alla tavola rotonda “Le tendenze attuali del mercato ortofrutticolo”, organizzata dall’ambasciata italiana in Spagna. Presenti in fiera anche gli imprenditori di Confagricoltura Salerno con un proprio stand.
“L’alternarsi di avversità climatiche con temperature eccezionalmente alte sono un binomio deleterio, che ha portato a pesanti diminuzioni di quantità e riduzioni di calibro. La dinamica dei costi, la carenza di manodopera, a cui si aggiunge l’incremento dei tassi d’interesse e una generale diminuzione del potere d’acquisto, frenano gli investimenti e riducono ulteriormente i consumi delle famiglie”. Lo afferma Rosario Rago, componente della giunta Confagricoltura con delega al settore ortofrutticolo, relatore alla tavola rotonda in ambasciata.
Inevitabilmente, a pagare le spese di questa crisi sono le imprese del primario. “Serve farsi guidare da logica e buon senso. Le misure tampone, pur importanti, non sono sufficienti – sottolinea Rago -. Completare l’iter d’approvazione per le TEA porterebbe significativi risultati sulla sostenibilità delle produzioni, riducendo la pressione sulle risorse naturali come l’acqua, l’uso di agrofarmaci e fertilizzanti e fornendo strumenti per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Con l’innovazione possiamo aumentare la produttività e ridurre i costi di produzione delle imprese per renderle più competitive sui mercati esteri, ma occorre anche superare il deficit logistico e infrastrutturale nazionale. La IV gamma in particolare sta subendo il suo primo vero momento di crisi, colpita dall’aumento dei costi di produzione. E’ diventato indispensabile partire dall’apprezzamento dei consumatori per i prodotti impacchettati in materia d’igiene e sicurezza. Abbiamo proposto un tavolo di confronto italiano e un gruppo di contatto europeo per ragionare sulle strategie più opportune da mettere in atto per far comprendere i vantaggi e il valore di questi prodotti”, conclude.
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– Foto: Agenzia Fotogramma –
Ferrero si consolida nel mercato dei biscotti e lancia Kinder Kinderini
ROMA (ITALPRESS) – A inizio ottobre Ferrero lancia i Kinder Kinderini, biscotti frollini al latte e cacao con piccoli decori cremosi al gusto di Kinder, pensati per la prima colazione. L’evento di presentazione si svolge da venerdì 29 settembre a domenica 1 ottobre, in Piazza Gae Aulenti in Portanuova a Milano, dove possono essere assaggiati in anteprima.
La prima colazione è un momento fatto di rituali che si ripetono mattina dopo mattina, e che in Italia vale 6,8 miliardi di euro. All’interno del segmento, in crescita a valore del 12,6%, i biscotti, infatti, rappresentano la categoria più importante con un 27,6% a valore, seguiti da merendine (22%) e frutta secca (17%). Una segmentazione che si riflette anche negli stili di vita degli italiani, che per iniziare la giornata scelgono di consumare principalmente biscotti (95%), creme spalmabili (88%) e merendine (86%).
La novità si inserisce proprio nel segmento dei biscotti che ha un valore di 1,78 miliardi di euro (al netto dei biscotti all’uovo) ed è la categoria con la più grande crescita nel breve periodo (+16,3%).
Il Gruppo Ferrero ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di affermazione anche nel segmento dei biscotti, che si affianca quindi ai propri comparti tradizionali, con l’aspirazione di competere sul mercato globale. Oggi Ferrero è il secondo produttore al mondo di biscotti dolci e continua ad investire e ad affermare la propria presenza nel mercato globale.
Con il lancio di Kinder Kinderini in Italia, Ferrero manifesta la volontà di accrescere la propria quota di mercato nel segmento dei biscotti, anche in Italia, rafforzando ulteriormente la presenza nel mercato della prima colazione.
“I nuovi Kinderini hanno quindi l’ambizione di salire sul podio delle referenze più vendute nel mercato dei biscotti in Italia, grazie alle caratteristiche uniche del prodotto – spiega il gruppo in una nota -: ricetta semplice, percepito positivo di Kinder e capacità del prodotto di trasformare il momento di consumo in un’esperienza coinvolgente e sempre nuova. Una novità che è frutto del DNA dell’azienda, da sempre votata all’innovazione, ma con un occhio attento alla tradizione”.
I Kinder Kinderini sono prodotti in Italia, nello stabilimento di Balvano, in provincia di Potenza, lo stesso dove sono nati i Nutella Biscuits. Con Ferrero il piccolo centro lucano sta assumendo un ruolo sempre più strategico, trasformandosi in un nuovo “polo” dei biscotti tutto italiano. I nuovi biscotti si uniranno quindi alla produzione di Nutella Biscuits e a quella storica delle merendine Kinder e Ferrero e saranno destinati sia al mercato italiano che estero.
Il Gruppo ha investito oltre 50 milioni di euro nella creazione della linea produttiva, dai disegni di progettazione alla sua realizzazione sono passati oltre 7 anni. Una volta terminata la fase di progettazione, la linea di produzione, nonostante la sua complessità, ha richiesto un lavoro coordinato di soli 3 mesi per essere assemblata, a partire dall’ingresso dei macchinari in stabilimento, fino alla realizzazione delle prime prove di produzione. Un cantiere che ha coinvolto centinaia di lavoratori. “La costruzione da zero della linea produttiva ha confermato la volontà del Gruppo Ferrero non solo di creare ottimi prodotti sempre più innovativi, ma anche quella di consolidare la sua presenza in Italia creando valore per l’indotto, per il territorio e per le comunità in cui opera”, prosegue la nota.
La nuova linea ha avuto un impatto occupazionale complessivo quantificabile in oltre 120 nuovi ingressi, assunti con contratti a termine stagionali, che si vanno ad aggiungere, in quest’ottica, alle recenti stabilizzazioni di personale già effettuate.
La linea interamente dedicata ai Kinder Kinderini, studiata e realizzata internamente da Ferrero, si sviluppa su due piani e misura circa 1 km. “Si caratterizza per macchinari all’avanguardia e per l’utilizzo delle più avanzate tecnologie informatiche al fine di sovrintendere al meglio le fasi di sovrapposizione degli impasti, di cottura, decorazione e confezionamento – sottolinea Ferrero -. Ci vogliono circa 100 minuti per creare ogni singolo biscotto Kinder Kinderini: dalla preparazione dell’impasto, alla decorazione degli occhi e della bocca, fino all’inserimento nella confezione. Per creare le diverse espressioni con la massima precisione e superare rigorosi controlli di qualità, sono stati installati diversi e sofisticati sistemi di visione “intelligente”. Lungo la fase del confezionamento, inoltre, è presente un sistema robotizzato che garantisce un’ampia varietà di espressioni all’interno di ogni confezione. Il risultato è un biscotto in perfetto equilibrio tra la tradizione e l’innovazione, in pieno stile Ferrero”.
Sono oltre 15 milioni le possibili combinazioni di espressioni da poter trovare in ogni confezione di Kinder Kinderini.
Solo nel 2023, in Italia, sarà prodotto un numero di Kinder Kinderini in grado di soddisfare oltre 120 milioni di colazioni.
– Nella foto l’amministratore delegato Giovanni Ferrero (fonte: ufficio stampa) –
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L’impegno di Barilla per valorizzare l’accesso al cibo
PARMA (ITALPRESS) – In occasione della Giornata internazionale della consapevolezza sulle perdite e gli sprechi alimentari, promossa dalla FAO, Barilla si impegna a valorizzare l’accesso al cibo e a sensibilizzare sul problema delle eccedenze alimentari. E lo fa con azioni concrete che nel corso del 2022 ammontano a oltre 2,2 milioni di euro e più di 3.200 tonnellate di prodotto donate. L’obiettivo di Barilla è di favorire l’accesso al cibo a un numero crescente di persone, valorizzare l’inclusione sociale, supportare lo sviluppo e il benessere dei territori garantendo così un futuro di qualità. Negli ultimi anni, circa il 14% del cibo prodotto in tutto il mondo va deperito tra il momento della raccolta e quello della vendita al dettaglio. Ciò equivale a una perdita di 400 miliardi di dollari all’anno in valore alimentare, mentre va sprecato il 17% stimato della produzione alimentare globale. In Italia il tema dell’attenzione allo spreco alimentare è molto sentito, soprattutto negli anni della ripresa post pandemia. Lo dimostrano i dati del Rapporto sullo spreco alimentare “Il caso Italia 2023” di Waste Watcher International Observatory on Food and Sustainability, secondo i quali gli italiani risultano essere attenti alla problematica adottando strategie volte alla diminuzione delle eccedenze di cibo, dal momento della spesa fino alla deperibilità del cibo. In questo contesto, il contributo di Barilla parte dall’impegno per filiere sempre più sostenibili. Per questo ha analizzato tre delle sue filiere (pasta, salsa di pomodoro e pani morbidi), in collaborazione con Last Minute Market, spinoff dell’Università di Bologna, con l’obiettivo di monitorare le perdite e gli sprechi alimentari lungo le catene del valore ed individuare le cause e le misure per ridurli. Gli studi hanno sottolineato che tali filiere possono essere considerate un buon esempio di economia circolare, in quanto le perdite e gli sprechi alimentari misurati sono molto limitati (la maggior parte di tali sprechi avviene durante la fase di consumo, mentre il cibo sprecato nei processi di produzione è molto limitato). Lo stesso vale per gli imballaggi. Il packaging dei prodotti Barilla, resistente, durevole e 100% riciclabile, mantenendo il gusto, la qualità e la sicurezza del prodotto, rappresenta un’azione concreta per la lotta allo spreco degli alimenti. Banco Alimentare, con le sue 7.600 strutture caritative convenzionate, sensibilizza le persone sul valore del cibo, l’importanza della condivisione e il problema dello spreco alimentare. Barilla è da sempre un partner strategico per la quantità e la varietà dei prodotti donati, è infatti il primo donatore delle eccedenze di cibo in termini quantitativi.
(ITALPRESS).
– Foto: ufficio stampa Barilla –









