Agroalimentare

Osservatorio Agrofarma, nel 99,3% di frutta e verdura residui sicuri

MILANO (ITALPRESS) – Agrofarmaci altamente innovativi e a minore impatto, ma anche un’agricoltura estremamente attenta nell’utilizzo delle risorse e dei mezzi tecnici, con effetti positivi sia sull’ambiente che sulla sicurezza alimentare.
E’ la fotografia che emerge dal primo lancio dell’Osservatorio Agrofarma, un report che, con cadenza semestrale, raccoglierà informazioni sullo stato dell’arte dell’agricoltura italiana e sul ruolo strategico che l’industria degli agrofarmaci svolge ai fini della tutela e dello sviluppo della produzione agricola italiana.
“Siamo felici ed orgogliosi di presentare questi dati, anche per testimoniare lo sviluppo dell’agricoltura nazionale, diffondendo dati certi su temi attorno ai quali circolano spesso troppi falsi miti – ha detto Riccardo Vanelli, presidente di Agrofarma-Federchimica -. Questo progetto nasce anche per contrastare la diffusa credenza che associa l’utilizzo della chimica in agricoltura a pratiche negative per l’ambiente. Purtroppo, infatti, ci troviamo spesso di fronte a contenuti fuorvianti, che non solo riportano informazioni superficiali o inesatte, ma che danno un’immagine distorta della nostra agricoltura danneggiando l’impegno in sostenibilità degli operatori della filiera agroalimentare”.
La responsabilità scientifica di questo progetto è affidata ad Aretè, The Agri-food intelligence company, società indipendente di ricerca, analisi e consulenza economica interamente specializzata sui settori agricoltura e food.
L’Italia è il Paese che, in Europa, vanta il minor livello di residui di agrofarmaci negli alimenti, in continua diminuzione: nel 2021, al 99,3% di campioni pienamente regolari. Emerge il forte impegno da parte di tutti gli attori del comparto per un’agricoltura che mette al centro non solo le esigenze produttive, ma anche la tutela della salute umana e dell’ambiente.
Lo dimostrano le riduzioni nell’utilizzo di energia (-13%) e di emissioni, inclusi i gas ad effetto serra (-14%), con livelli di emissioni di ammoniaca sostanzialmente già in linea con gli obiettivi di riduzione per il 2030 concordati con l’UE.
L’Osservatorio sottolinea l’uso sempre più consapevole degli agrofarmaci da parte degli agricoltori. Lo dimostrano i dati sulle vendite di questi prodotti, ridotti del 12% negli ultimi 10 anni; fanno eccezione i prodotti di origine biologica, +102% nello stesso periodo.
La diminuzione delle vendite non impatta sul numero di nuovi agrofarmaci autorizzati anche per l’impiego in agricoltura biologica, che rimane costante: segno di una sempre crescente attenzione all’innovazione e alla sostenibilità.
Secondo il report, l’Italia emerge con il secondo Paese in UE in termini di varietà di colture presenti sul suo territorio con 122 tipologie diverse mappate nel 2021-22. In questo ambito ricoprono particolare rilevanza le colture minori, che aiutano a comprendere le specifiche esigenze di protezione di colture con superfici contenute ma tassi di crescita particolarmente interessanti.
Un problema al quale l’industria degli agrofarmaci in Italia risponde investendo ogni anno il 6% del proprio fatturato in R&D (rispetto ad una media del comparto industria del 1,5%) garantendo la presenza di prodotti sempre più innovativi e meno impattanti.
L’innovazione tecnologica, inclusa la disponibilità sul mercato di agrofarmaci innovativi, è un fattore determinante nella lotta alle avversità biotiche emergenti, la cui diffusione sul territorio italiano è collegata – tra gli altri – anche ai fenomeni di cambiamento climatico ed alla progressiva interconnessione tra i mercati, che favoriscono la diffusione di patogeni in aree diverse da quelle di origine (come nel caso del batterio Xylella fastidiosa), o un aumento della virulenza di patogeni già presenti sul territorio (come nel caso della peronospora della vite, della patata e del pomodoro). Gli agrofarmaci innovativi svolgono in questo contesto un ruolo centrale, all’interno di una più ampia strategia di difesa che integra misure preventive, curative e di mitigazione degli impatti, anche basate sull’adattamento delle tecniche produttive e sull’utilizzo di innovazioni tecnologiche e della smart agriculture.

– foto fo1/Italpress –

(ITALPRESS).

Confagricoltura e le saline insieme per la salicoltura

ROMA (ITALPRESS) – Nasce il coordinamento tra gli imprenditori agricoli e della produzione del sale marino italiani: Confagricoltura e le società di gestione delle Saline di mare dell’Italia hanno formalizzato oggi a Roma la loro collaborazione, dettata dai molti punti in comune tra l’attività agricola e la coltivazione del sale marino. “La salicoltura è una realtà economica importante e rilevante, ma poco conosciuta, con un futuro ancora da scrivere. Come Confagricoltura, lavoreremo per la valorizzazione di un settore agricolo del Paese” e “ci poniamo di fronte alla politica con questa richiesta. Inoltre nelle regioni del sud la presenza delle saline è una realtà sociale ed economica su cui dobbiamo investire”, ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti. L’obiettivo “è dare un giusto riconoscimento a un’attività che per noi è agricola per due motivi”: innanzitutto si tratta di “un prodotto naturale, essenziale nella dieta di tutti noi”, poi perchè “c’è proprio un’attività di coltivazione e, come tutte le attività di questo tipo, rientra in quelle agricole. Questo va a costruire un nuovo modello di agricoltura, in cui i temi della produzione economica e dell’occupazione sono rilevanti”, prosegue Giansanti, sottolineando “la strategicità di questo settore sempre più importante nel sistema economico del Paese”, ma anche “nella tutela e nella salvaguardia del territorio.
L’attività delle saline per la valorizzazione e la promozione dei grandi parchi naturali in cui operano è un beneficio di cui tutti possono godere e che tutti possono visitare: credo che questo sia l’inizio di un grande progetto per coniugare il valore strategico dell’agroalimentare italiano, andando a costruire un modello di rappresentanza sempre più ampio”.
A firmare l’intesa, insieme a Confagricoltura, cinque partner: il maggior produttore di sale marino italiano, Atisale Spa, poi Saline Ing. Luigi Conti Vecchi, Sosalt Spa (il maggior produttore di sale marino in Sicilia), il Parco della Salina di Cervia e Isola Longa, a cui si aggiungono, come sostenitori, le saline di Trapani, Oro di Sicilia, Ettore e Infersa ed Isola di Calcara.
Gli obiettivi del progetto sono molteplici: in primis dimostrare che anche la coltivazione del sale marino è attività agricola, dando così “riconoscimento a una filiera strategica” che opera nella salvaguardia del territorio dell’ambiente e dell’ecosistema, producendo “un elemento naturale di grande valore nutrizionale”, ha spiegato il direttore generale di Confagricoltura, Annamaria Barrile.
Una richiesta che potrebbe presto essere esaminata dal governo. “Quello della salicoltura è un comparto estremamente importante, do la disponibilità mia personale e del governo ad approfondire il tema, per vedere se possiamo fare questo percorso insieme per arrivare alla definizione delle saline come prodotto agricolo”, ha assicurato il sottosegretario all’Agricoltura, Patrizio Giacomo La Pietra.
“Il sale fa parte del nostro patrimonio agricolo e culturale: il valore di questi siti, infatti, va al di là dei fattori produttivi, ma ha anche valenza turistica. La devianza che c’è stata in passato nel tradurre” il sale “come materiale diverso da una coltivazione è stato probabilmente un errore. Dobbiamo fare in modo di centrare l’obiettivo di una riforma legislativa”,
ha aggiunto il presidente della Commissione Agricoltura della Camera, Mirco Carloni.
L’intesa siglata oggi prevede inoltre la realizzazione di iniziative nei territori delle saline e attività di valorizzazione di tutti gli aspetti legati alla salicoltura e alla multifunzionalità delle saline, che sono attrattiva anche turistica nelle rispettive regioni. Il progetto culminerà con gli Stati Generali della salicoltura italiana, il prossimo anno.
In Italia, la produzione di sale marino corrisponde a poco meno del 30% della produzione totale, mediamente “quasi 1,2 milioni di tonnellate all’anno su un totale di circa 4,5 milioni di tonnellate”, ha sottolineato il capo progetto Ciro Zeno. Anche in Europa la produzione di sale marino è circa il 10% della produzione di sale totale. I principali Paesi produttori di sale marino nella Ue sono la Francia e l’Italia, seguiti da Spagna e Grecia.
Dal 2019 la Francia ha inserito la “saliculture” nelle attività agricole nazionali attraverso la modifica del Codice rurale e della pesca marittima. In Sicilia, inoltre, il piano di gestione delle saline di Trapani e Marsala fa rientrare la salicoltura tra le attività agroforestali.

– Foto xi2/Italpress –

(ITALPRESS).

Uila-Uil “La Sugar tax danneggerà il Paese, va abolita”

ROMA (ITALPRESS) – “Non ci convinceremo mai dell’utilità della “Sugar tax”, come inutile e dannosa è la plastic tax, la cui entrata in vigore è prevista a partire da gennaio 2024. La Uila si è sempre opposta a queste tasse, a causa delle quali il nostro paese pagherebbe un prezzo altissimo in termini di minore occupazione e calo dei consumi, che non possiamo permetterci, a maggior ragione in questo momento storico in cui l’inflazione e la congiuntura economica stanno erodendo i salari e il potere d’acquisto delle famiglie. Chiediamo quindi al Governo di intervenire in difesa del Made in Italy, non con un nuovo rinvio, ma con la cancellazione in via definitiva di queste imposte sbagliate”. Così Stefano Mantegazza, segretario generale Uila-Uil, commenta lo studio Nomisma realizzato per Assobibe “Il Mercato dei soft drinks in Italia: scenari evolutivi 2023-2025 tra incertezze e rischio Sugar Tax”.
“La “Sugar tax”, in particolare, provocherebbe un nuovo tsunami sia per le imprese che per i lavoratori – aggiunge il segretario generale – in quanto l’aumento dei prezzi determinerebbe una ulteriore contrazione dei consumi, e quindi delle vendite, con rischi di delocalizzazione degli impianti e con gravi ripercussioni anche sul fronte occupazionale”. “A conti fatti -spiega Mantegazza – questa nuova tassazione non produrrà un aumento del gettito che anzi, si stima essere addirittura inferiore rispetto a quanto inizialmente previsto, causando al tempo stesso la perdita del posto di lavoro di oltre 5mila occupati che, non solo andranno ricollocati, ma peseranno, fino a quel momento, sulle casse dello stato per tutti gli aspetti relativi agli ammortizzatori sociali”.
“La Uila conferma la propria contrarietà alla Sugar tax e ne chiede l’abolizione, anche perchè il settore delle bibite ha già da tempo imboccato una strada virtuosa, riducendo la percentuale di zucchero venduto tramite i soft drink, e nei paesi in cui è stata applicata si è rivelata inefficace sia sul piano del gettito fiscale che su quello della salute”, conclude Mantegazza.

– foto ufficio stampa Uila-Uil –

(ITALPRESS).

Ai campionati di Latte Art approdano le bevande vegetali

MILANO (ITALPRESS) – Si è conclusa a Salerno la tappa di selezione per i campionati Italiani 2024 di caffetteria, che hanno visto premiare Federico Pinna nella categoria Barista, Andrè Tomassi nella categoria Brewers cup, Stefano Cevenini nella categoria Latte Art, Vito Alberto Patrimia nella categoria Coffee in Good Spirits.
La gara di Latte Art ha visto sfidarsi i professionisti, in un tempo massimo di 12 minuti, attraverso la preparazione di 2 cappuccini classici e 1 a base di bevanda vegetale. Il primo set di Free Pour “Latte”, il secondo set di Designer “Latte”, ed il terzo set con la tecnica free pouring utilizzando la bevanda vegetale Alpro Avena Barista for Professional. Il risultato: tantissimi artistici disegni negli “Alrpoccini” 100% vegetali.
Alpro Avena Barista for Professional è una range di 4 prodotti (Avena Gluten Free, Soya, Mandorla e Cocco) dedicata unicamente al canale horeca, pensata dai baristi per i baristi. L’aggiunta di proteine vegetali consente infatti di realizzare disegni in latte art grazie alla montatura della bevanda.
La presenza di Alpro all’interno delle competizioni SCA “è un traguardo importante, un passo verso la rivoluzione vegetale, e un atto di consapevolezza che sono le piccole scelte quotidiane a poter fare la differenza”, si legge in una nota.
Alpro, marchio che da oltre 40 anni produce bevande e alimenti vegetali, supporta SCA (Speciality Coffee Association), la più autorevole Associazione mondiale per la promozione dell’eccellenza nel mondo del caffè, nell’organizzazione e selezione dei professionisti che si sono sfidati nella semifinale nelle quattro discipline, Barista, Brewers cup, Latte Art, Coffee in Good Spirits. I professionisti sono stati giudicati da una giuria di esperti alla quale ha partecipato come capo giudice anche Chiara Bergonzi, Alpro Ambassador, campionessa Italiana Latte Art 2012-2013-2014 e vice Campionessa mondiale a Melbourne nel 2014.
“Alpro che da 40 anni è pioniere e leader del vegetale, ha come grande missione quella di coinvolgere quante più persone possibili in una rivoluzione che propone un modo migliore per nutrire il pianeta. Noi di Alpro siamo orgogliosi di sostenere per la prima volta le selezioni ai campionati italiani SCA, con l’obiettivo di accompagnare le eccellenze del mondo del caffè in una rivoluzione che parte da piccole e semplici azioni quotidiane, come il nostro cappuccino, in grado però di cambiare il mondo”, commenta Lucia Chevallard, Director di Alpro.
Le fasi finali, invece si svolgeranno alla prossima edizione del Sigep 2024 e vedranno i professionisti contendersi il titolo nazionale, nelle discipline del Campionato Italiano, il tutto davanti ad una giuria composta da giudici esperti di fama nazionale ed internazionale.

– foto Italpress –

(ITALPRESS).

Coca-Cola, nel 2022 generate e distribuite risorse per 1,2 mld

MILANO (ITALPRESS) – In termini di risorse distribuite a famiglie, imprese e Stato e per l’impatto occupazionale complessivo che genera, Coca-Cola si conferma la prima realtà nel settore delle bibite e delle bevande in Italia. Secondo una ricerca svolta da SDA Bocconi School of Management relativa all’impatto socio-economico di Coca-Cola Italia, Coca-Cola HBC Italia e Sibeg, le tre società che rappresentano Coca-Cola in Italia, nel 2022 ammontano a 1,2 miliardi di euro (pari allo 0,06% del PIL nazionale) le risorse generate e distribuite agli attori principali dell’economia italiana sotto forma di stipendi, acquisti di beni e servizi, investimenti, imposte e contributi.
Coca-Cola, che è presente con sue sedi e stabilimenti da Nord a Sud, in Piemonte, Lombardia, Veneto, Abruzzo, Campania, Basilicata e Sicilia, si conferma il primo datore di lavoro nell’industria delle bibite e delle bevande: crea direttamente e attraverso il suo indotto 26.738 posti di lavoro (lo 0,1% degli occupati totali in Italia), con un totale di oltre 60.000 persone che beneficiano – parzialmente o totalmente – dai redditi di lavoro generati (direttamente e indirettamente). Secondo i dati di SDA Bocconi School of Management, ad ogni posto di lavoro dipendente diretto corrispondono 11 posti di lavoro totali all’interno dell’economia italiana. L’analisi evidenzia anche l’impegno di Coca-Cola per un ambiente di lavoro inclusivo e che valorizzi il talento: rispetto alla media italiana, nelle tre società è presente una maggiore incidenza femminile in posizioni di leadership, con un più alto numero di donne dirigenti (45% a fronte del 18%) e quadri (39% contro 31%) mentre a parità di qualifica professionale nelle retribuzioni dei dipendenti diretti si registra una minore sperequazione tra la remunerazione dei dirigenti e quella delle altre categorie.
Lo scenario ipotetico di un mancato impatto economico di Coca-Cola nel Paese si tradurrebbe perciò a livello occupazionale in un aumento del numero dei disoccupati, in particolare nelle Regioni in cui è presente con sedi e stabilimenti: +2,4% in Piemonte, +5,6% in Lombardia, +2,9% in Veneto, +2,8% in Abruzzo, + 0,5% in Campania, +1,4% in Basilicata e +0,4% in Sicilia.
I dati di SDA Bocconi mettono in evidenza il forte legame che unisce Coca-Cola al contesto italiano e il desiderio di esserne parte attiva: un legame che parte dalle persone che hanno cura delle materie prime utilizzate nei prodotti, passa da chi lavora ogni giorno nelle 7 Regioni italiane in cui è presente e viaggia lungo tutto il Paese attraverso la forza vendita e la rete di fornitori per creare valore condiviso, arrivando fino ai consumatori. E’ proprio questo percorso e il rapporto con la filiera a rendere Coca-Cola “Così vicina, così italiana”, come ricorda anche il report nel suo titolo.
La vicinanza di Coca-Cola alle eccellenze italiane si concretizza nella scelta di utilizzare succo di arance 100% italiane per Fanta, nata a Napoli nel 1955, insieme a quello di “Arancia Rossa di Sicilia IGP” per Fanta Aranciata Rossa Senza Zuccheri Aggiunti e di “Limone di Siracusa IGP” per Fanta Limonata Senza Zuccheri Aggiunti, con la garanzia di qualità dei rispettivi Consorzi, oltre agli ingredienti del territorio che contribuisce a valorizzare attraverso il marchio di bevande Lurisia, come i chinotti savonesi.
Sono in totale 1.463 i fornitori con cui Coca-Cola ha rapporti economici per l’acquisto di beni e servizi, per un valore pari a 628 milioni di euro (82% sono medie, piccole e micro imprese locali).
Gli investimenti nel percorso verso un’economia sempre più circolare La strategia globale di lungo periodo “World Without Waste”, lanciata da Coca-Cola nel 2018, ha l’obiettivo di lavorare sull’intero ciclo di vita degli imballaggi, dalla progettazione e fabbricazione fino al loro riciclo. Coca-Cola è stata la prima azienda di bevande analcoliche a introdurre sul mercato italiano una bottiglia in 100% rPET (PET riciclato) e dal 2023 sono realizzate con questo materiale tutte le bottiglie in PET dell’intero portafoglio di bibite, come sempre 100% riciclabili. Un traguardo reso possibile anche grazie alla riapertura della fabbrica di Gaglianico di CCH CircularPET, un polo di eccellenza in innovazione e sostenibilità ambientale, con tecnologie pioniere in Europa per la lavorazione del PET riciclato che, con oltre 30 milioni di euro di investimento, da stabilimento di imbottigliamento dismesso è stato riconvertito in un impianto innovativo capace di trasformare fino a 30.000 tonnellate di PET all’anno in nuove bottiglie in 100% PET riciclato. Oltre a questo, in Italia negli anni Coca-Cola ha investito nella riduzione costante del peso del packaging primario e ha introdotto nell’ultimo anno su tutti i marchi del portafoglio i “Tethered Caps”, i tappi uniti alla bottiglia, con l’obiettivo di ridurre la dispersione della plastica nell’ambiente, anticipando le disposizioni contenute nella direttiva UE sulla plastica monouso.
La ricerca mette infine in luce l’attenzione per le comunità locali nelle quali Coca-Cola è attiva. Nel solo biennio 2021-2022 ha infatti scelto di sostenere in Italia realtà e iniziative che lavorano su tematiche di grande impatto sociale, per un totale di 87 progetti e un valore complessivo di quasi 2 milioni di euro.
Numerosi i progetti portati avanti in questi anni: dal supporto della filiera agrumicola siciliana per un uso consapevole della risorsa idrica attraverso nuove tecnologie e la diffusione di buone pratiche tra le aziende del Distretto Produttivo Agrumi di Sicilia, alla collaborazione pluriennale a livello nazionale con Banco Alimentare, dal sostegno a Special Olympics, movimento sportivo che in Italia coinvolge oltre 12.000 atleti con disabilità intellettive e di cui Coca-Cola è socio fondatore, fino al programma #YouthEmpowered, che dal 2018 ha accompagnato oltre 200.000 giovani nel passaggio dal mondo della scuola al mercato del lavoro.

– foto: ufficio stampa Coca-Cola –
(ITALPRESS).

Generali e Cattolica al fianco di 1 mln di imprese agricole in Italia

MILANO (ITALPRESS) – Oggi in Italia le aziende agricole sono più di 1 milione e coinvolgono, nel complesso, oltre 2,7 milioni di lavoratori per una produzione pari a 72,2 miliardi di euro. L’agricoltura è quindi un settore strategico, che alimenta una filiera di grande rilevanza – che nel suo complesso vale più del 15% del Pil – e che coinvolge molti altri settori economici quali la trasformazione, la distribuzione, il commercio, la ristorazione e l’agriturismo, solo per citarne alcuni. E’ in questo contesto che Generali e la sua Business Unit Cattolica hanno progettato, con un unico approccio che integra le best practice di entrambe, la nuova offerta, uguale nell’innovazione e personalizzata nel nome: Attiva Agricoltura e Active Impresa Agricola.
Attiva Agricoltura e Active Impresa Agricola sono le due soluzioni di Generali e Cattolica che tutelano l’attività, il patrimonio e la sicurezza digitale delle imprese agricole, inclusi gli agriturismi, evolvendo in base alle esigenze del momento. Tre moduli, eventualmente combinabili tra loro, con garanzie dedicate in base alle specificità delle singole filiere, per assicurare protezione anche dagli eventi atmosferici. Inoltre, il modulo dedicato alla prevenzione per supportare con più servizi tutti i Clienti in diversi ambiti: dalla consulenza telefonica legale – con gli esperti di DAS, la Compagnia di tutela legale del Gruppo – alla gestione dei rischi cyber, fino all’assistenza medica per titolari e dipendenti.
“Come primo assicuratore in Italia, il nostro compito è quello di proteggere famiglie e imprese progettando soluzioni innovative che intercettino i loro bisogni emergenti e rispondano al contesto nel quale operiamo – afferma Giancarlo Fancel, CEO & Country Manager di Generali Italia -. Attiva Agricoltura e Active Impresa Agricola sono state rinnovate per proteggere un settore cruciale e strategico per il nostro Paese e la sua economia, tutelando attività, persone e patrimoni delle imprese agricole ed evolvendo in base ai bisogni del momento. Grazie alla consulenza di valore della Rete Generali Italia e della Rete Cattolica, punto di riferimento nei comparti dell’agroalimentare, vogliamo proteggere le nostre eccellenze e tutelare le radici della nostra storia”.
Rinnovate e ampliate nelle coperture, e integrate con maggiori servizi di assistenza, Attiva Agricoltura e Active Impresa Agricola prevedono garanzie a tutela delle imprese agricole e degli agriturismi, proteggendole anche dagli eventi atmosferici.
Protezione dell’attività: per tutelare i fabbricati, le attrezzature e i macchinari agricoli, il bestiame e le merci dai danni causati da incendi, condizioni atmosferiche avverse e furti. Inoltre, è possibile scegliere coperture dedicate per settori specifici, come il vitivinicolo e il lattiero-caseario.
Protezione del patrimonio: la tutela dalle richieste di risarcimento per danni involontari causati a terzi, anche verso clienti e collaboratori. Inoltre, la possibilità di estendere la propria sicurezza alla protezione della vita privata con le garanzie di responsabilità civile e protezione legale.
Protezione digitale: la tutela dei dispositivi elettronici in caso di guasti accidentali, compresi quelli derivanti da fenomeno elettrico e furto. Inoltre, può proteggere il patrimonio digitale da eventuali rischi cyber.
Più servizi per i propri Clienti come l’assistenza medica telefonica per i dipendenti, il titolare dell’impresa e la sua famiglia, e la consulenza legale telefonica. Inoltre, l’invio in caso di emergenza, di artigiani per ripristinare i locali e/o macchinari assicurati danneggiati da eventi avversi, e preservare la continuità operativa.

– foto ufficio stampa Generali –
(ITALPRESS).

Barilla Porte Aperte 2023, in 6 mesi 200 visite al pastificio di Parma

PARMA (ITALPRESS) – Barilla porta le persone dentro la qualità della sua pasta con Barilla Porte Aperte 2023. L’iniziativa rientra nel progetto Imprese Aperte Parma promossa dall’Unione Parmense degli Industriali e dall’Associazione “Parma, io ci sto!” con il patrocinio del Comune di Parma e, da inizio anno, ha mostrato ad oltre 3.000 visitatori cosa c’è dietro un pacco di pasta Barilla con ben 200 visite guidate del Pastificio Barilla di Parma, il più grande e sostenibile al mondo.
“Con questo progetto – spiega Alessandro Spadini, direttore dello Stabilimento Barilla di Parma – offriamo a tutti la possibilità di scoprire cosa significa concretamente per noi produrre la pasta in linea con il nostro modo di fare impresa: ‘la gioia del cibo per un mondo migliorè. E’ una scelta che vuole dare delle risposte su questo prodotto simbolo della nostra alimentazione in un momento in cui c’è molta curiosità sulla qualità e la sicurezza della sua lavorazione e delle sue materie prime. A inizio anno avevamo previsto circa 60 incontri ma la risposta entusiasta dei visitatori, con una media del 97% di soddisfazione, ci ha portato a farne 200 nel primo semestre. Da settembre le visite sono riprese; siamo già al completo fino a fine anno ed entro dicembre accoglieremo oltre 4.000 persone, più del doppio previsto ad inizio anno. Per il 2024 abbiamo già prenotazioni fino a maggio”.
E alle visite a Parma seguiranno altre ‘porte apertè nei luoghi dove nascono i nostri prodotti.
Il Pastificio Barilla si trova a Pedrignano, alle porte di Parma, nasce nel 1969 grazie alla visione di Pietro Barilla. Il complesso ha un’estensione di 165.000 mq coperti e vanta 20 linee di produzione, operative 7 giorni su 7, alle quali lavorano oltre 560 dipendenti diretti. Ogni anno 330.000 tonnellate di prodotto finito lasciano il pastificio, declinate in 103 tipi diversi di pasta, tutte confezionate in cartoncino 100% riciclabile, senza la finestra di plastica. Si tratta del fiore all’occhiello di Barilla che punta, attraverso una serie di investimenti, a farlo rimanere il pastificio più grande e sostenibile al mondo anche per i prossimi 50 anni. Il pastificio di Parma è anche un esempio di tecnologia 4.0 applicata a una tradizione centenaria come la produzione di pasta. Ne sono esempio il Magazzino Automatico, che da 10 anni viene gestito da carrelli a guida laser, veri e propri robot che identificano, trasportano e stoccano merce già imballata grazie a un software che ottimizza gli spostamenti e, dunque, riduce i consumi e migliora l’efficienza aziendale. E a proposito di efficienza energetica, ecco l’impianto di trigenerazione che alimenta i consumi energetici (termici, elettrici, energia frigorifera), migliorando le performance di un impianto già oggi modello di produzione sostenibile.
Non solo. Accanto al pastificio c’è anche un molino che trasforma il grano duro in semola, la materia prima per la produzione di pasta. Per la pasta commercializzata in Italia viene utilizzato solo grano duro 100% italiano, prodotto in 13 regioni del Paese, secondo gli standard qualitativi e di sicurezza del Manifesto Barilla del Grano duro e di un Disciplinare di Agricoltura Sostenibile e analizzato, lotto per lotto, con migliaia di controlli di qualità e sicurezza. A proposito di sostenibilità, il grano arriva a destinazione su un treno che ferma direttamente dentro lo Stabilimento di Parma.
Attraverso queste visite nel segno della trasparenza, chiunque potrà toccare con mano l’intera filiera produttiva della pasta Barilla, interagire con tecnici ed esperti agronomi, ascoltare la voce dei responsabili acquisti, comprendere e valutare i criteri di selezione nella scelta dei grani migliori.
Ma una visita virtuale permette di saltare la lista di attesa: sul portale “Guarda tu stesso” Barilla consente a tutti di entrare virtualmente in uno stabilimento o in un campo di grano, per sapere tutto della qualità e dell’origine del grano utilizzato per la pasta grazie a filmati, foto e interviste a tecnici e agronomi.
L’intento di Barilla è quello di mostrare senza filtri il “mondo” dietro una pasta di qualità. A cominciare dalle sue materie prime. Ma c’è anche la passione e la professionalità delle persone impegnate nella filiera della pasta che illustrano in maniera semplice, diretta e divulgativa un processo produttivo complesso e caratterizzato dai più alti standard di sicurezza alimentare e di sicurezza sul lavoro, nonchè dalla massima attenzione per l’impatto ambientale con la riduzione dei consumi di energia, delle emissioni di anidride carbonica e dei consumi idrici.
A proposito di materie prime, accanto al pastificio e al molino Barilla c’è l’agriBosco: con una superficie pari a 23 ettari di terreno – più di 30 campi da calcio – tra percorsi naturalistici, campi verdi ed erbe spontanee con quasi 3.000 alberi di specie autoctone tra filari e aree riforestate. Qui è possibile camminare tra le materie prime che Barilla utilizza per i suoi prodotti: campi di girasole e di grano tenero per i prodotti da forno, di grano duro che diventerà pasta e basilico per sughi pronti e pesti. Tutti coltivati secondo i disciplinari di agricoltura sostenibile, rotazioni colturali lunghe, sementi certificate di qualità, riduzione di fertilizzanti e fitofarmaci, tutela della biodiversità. Realizzato in collaborazione con Legambiente, AzzeroCO2 e Consorzio Forestale KilometroVerdeParma, agriBosco Barilla è aperto alle visite di scuole, associazioni e mondo del volontariato. Ad oggi, più di 400 alunni delle scuole di Parma hanno visitato questo parco, con previsioni di altre visite scolastiche a partire da settembre.
Con 146 anni di storia, Barilla è un caposaldo della storia agroalimentare italiana. E la sua storia, le sue iconiche campagne di comunicazione sono oggi un patrimonio condiviso grazie ad un Archivio Storico che, dal 1987, raccoglie e custodisce i cimeli di un secolo e mezzo. L’Archivio Storico è ospitato nella sede centrale di Barilla a Parma ed è anche esso visitabile. Ma le opere (dal primo pacco di pasta ai poster storici firmati dai pionieri del design e della pubblicità italiana, alle mitiche sorpresine del Mulino Bianco) sono state catalogate anche nel portale-museo www.archiviostoricobarilla.com, una risorsa accessibile a tutti che testimonia il viaggio di un’icona del Made in Italy e i cambiamenti della società italiana. Da inizio 2022 oltre 30 visite sono state realizzate per scuole, studiosi, privati e professionisti.
Questo viaggio attorno a una delle icone del Made in Italy si conclude idealmente in centro a Parma, in Strada della Repubblica, dove Barilla ha riportato a nuova vita un altro luogo storico: Bottega Barilla, che nel 1877 ha visto nascere una delle più emozionanti storie imprenditoriali del Paese. Un luogo simbolo del “saper fare”, dove il fondatore Pietro Barilla senior accoglieva i primi clienti, da un anno è aperto a tutti e offre cimeli del passato, immagini storiche e un percorso esperienziale sulla nuova pasta Barilla Al Bronzo.

– foto ufficio stampa Barilla –
(ITALPRESS).

Incontro Unionfood-Centinaio “Prodotti vegetali sicuri e garantiti”

ROMA (ITALPRESS) – Unione Italiana Food ha incontrato il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio, in merito all’approvazione in Senato dell’emendamento che vieta l’utilizzo per i prodotti a base vegetale di denominazioni che si ispirano a ricettazioni e preparazioni alimentari utilizzate anche per la carne o il pesce, e/o a terminologie della macelleria, salumeria e pescheria. L’incontro è servito a fare il punto sul percorso legislativo della norma, ora all’esame della Camera dei Deputati, e a precisare la distinzione tra i prodotti in questione e quelli di origine sintetica, dei quali si occupa il medesimo disegno di legge. A margine dell’iniziativa, il vicepresidente del Senato ha commentato: “Quello con i rappresentanti delle aziende di prodotti a base vegetale è stato sicuramente un confronto importante. Parliamo di un comparto formato da aziende italiane ed estere, che producono valore, danno occupazione a tante persone nel nostro Paese e realizzano prodotti che rispondono a una precisa richiesta del mercato. Proprio per questo, è giusto sottolineare che i prodotti a base vegetale non hanno nulla in comune con il cibo coltivato in laboratorio, nè per caratteristiche, nè per materie prime usate, nè per le garanzie di sicurezza fornite ai consumatori”.
“I prodotti a base vegetale, infatti, sono realizzati con materie prime agricole tradizionali, che fanno parte da sempre della nostra cultura alimentare: verdure, cereali e legumi”, ha aggiunto.
Il direttore generale di Unione Italiana Food, Mario Piccialuti, ha ribadito: “I prodotti a base vegetale sono ormai presenti sulle tavole dei consumatori italiani da oltre 30 anni e le loro etichette rispettano la normativa vigente, sono chiare e trasparenti e non vogliono certamente ingannare o confondere i consumatori che li scelgono, come mostrano diverse ricerche condotte sulla comprensione del consumatore. Parliamo di prodotti ben conosciuti ed apprezzati proprio per le caratteristiche nutrizionali ed organolettiche, acquistati da consumatori molto evoluti nelle scelte e che dimostrano un alto tasso di fidelizzazione”.
“L’emendamento presente nel DDL approvato in Senato nel luglio scorso – ha garantito Centinaio – non vuole mettere in difficoltà le aziende che operano in questo settore, ma punta solo a fare maggiore chiarezza sul fronte delle denominazioni di questi prodotti, per rendere ancora più consapevole la scelta dei consumatori”.

– foto: Agenzia Fotogramma
(ITALPRESS).