Agroalimentare

Turismo enogastronomico leva strategica di sostenibilità ma serve regia

ROMA (ITALPRESS) – Il turismo enogastronomico è una leva strategica di sostenibilità. Contribuisce ad accrescere l’attrattività della destinazione e la reputazione delle produzioni locali, crea ricchezza diffusa e nuove opportunità per le filiere del turismo e dell’agricoltura, sostiene processi di riscoperta, tutela e valorizzazione del patrimonio enogastronomico, aumenta la qualità e la sicurezza del cibo favorendo un approccio carbon neutral. Questo in teoria… nella pratica, qual è il grado di sostenibilità raggiunto dall’attività turistica legata al cibo?
Il Rapporto Turismo Enogastronomico e Sostenibilità, a cura di Roberta Garibaldi, con i contributi dei maggiori esperti nazionali ed internazionali ed il supporto di Unioncamere e Rete Valpantena, è stato presentato a Salerno all’evento Agrifood Future. “Il Rapporto evidenzia da una parte il cambiamento della domanda, con un consumatore sempre più orientato verso una condotta sostenibile che porta a scelte precise di destinazione, attività svolte e conseguenze socio-ambientali”, afferma Roberta Garibaldi. “E, dall’altr, la necessità di un cambio di passo a livello di visione strategica dell’offerta. Si avverte il bisogno di azioni politiche in grado di gestire i flussi in modo più sostenibile, rilanciare in ottica green e social le economie del cibo dalla produzione al consumo, … In sostanza, passare all’azione”. “Siamo molto fieri che Agrifood Future sia stato scelto come cornice per presentare il Rapporto”, ha commentato Alex Giordano, professore e direttore scientifico dell’evento. “Siamo alla prima edizione, ma siamo certi che sarà destinata a consolidarsi come appuntamento di riferimento nel settore dell’agroalimentare in ottica ecosistemica: il cibo è parte integrante e fondamentale dell’offerta turisticà.
Ecco i dieci highlight dal Rapporto:
1. Cambia lo scenario turistico: una crescente diseguaglianza all’approccio ai viaggi. Dopo il Covid si sperava in una nuova forma di turismo sostenibile, con meno overtourism, più viaggi nel proprio Paese. Tuttavia, dopo un 2022 di revenge tourism, nell’estate 2023 è cresciuta la domanda di voli aerei, la presenza di turisti internazionali, ma si ha avuto un calo dei flussi interni, in seguito all’aumento generalizzato dei costi. I turisti italiani sono spesso la base del mercato: anche se i visitatori internazionali di solito spendono di più, sono gli italiani che viaggiano tutto l’anno e visitano le aree interne. In Italia il 47% degli arrivi di stranieri si concentra in sole sei province: Venezia (12%), Bolzano e Roma (9%), Milano (6%), Verona e Firenze (5%), mentre gli italiani hanno una distribuzione molto più omogenea. Cosa è accaduto? La prima risposta è stata che recarsi all’estero costa meno, ma in realtà ciò che stiamo vedendo è un cambiamento significativo, con la classe media che continua ad avere stipendi accettabili e andare in vacanza (anche all’estero), mentre chi ha un reddito inferiore o è disoccupato vede erodersi rapidamente il proprio potere d’acquisto e rinuncia al viaggio. E’ una tendenza europea. Nel Regno Unito, ad esempio, nel 2022 il reddito è sceso del 7,5% per 14 milioni di persone, mentre è aumentato del 7,8% per i più ricchi. Viaggiare per gli spagnoli in Spagna è aumentato del 25% dal 2019, mentre il reddito medio solo del 4,6%; è quindi sceso il turismo domestico di circa il 5%.
2. Le aree rurali la soluzione sostenibile il ritorno delle escursioni giornaliere dell’epoca Covid. Si aprono nuovi scenari, il turismo enogastronomico può muovere i visitatori verso aree di grande fascino, ma accessibili. Riducendo la distanza tra aree urbane (o ad alto afflusso) e rurali (a minore afflusso) si crea valore economico, sociale e culturale. Ad esempio, col lavoro di Franco Pepe a Caiazzo, gli arrivi e le strutture in questo paese dell’entroterra casertano sono quasi raddoppiati nel periodo 2018-2022 (+93% e 89%). Come creare queste connessioni? Un piano integrato di sviluppo, trasporti più facili, prenotazioni digitali, promozione a livello internazionale. Passando per la creazione di hub enogastronomici, spazi polifunzionali di accesso al patrimonio locale e itinerari turistici alla scoperta dei borghi minori e della loro cultura culinaria. Chi governa il turismo dovrebbe supportare l’adozione di approcci sostenibili anche attraverso azioni di soft power – modifiche normative, formazione, scambio di conoscenze, momenti di valorizzazione delle buone pratiche locali anche con premi ad hoc – ed incentivi. Ed accrescere la propria visibilità (e reputazione) come meta enogastronomica sostenibile adottando una strategia di comunicazione coerente ed omnicanale verso l’esterno.
3. La tutela del patrimonio enogastronomico passa attraverso il turismo. La perdita della biodiversità alimentare e della cultura culinaria italiana causerebbe un danno ingente per l’intero sistema-Paese. La valorizzazione del turismo enogastronomico porta benefici in termini di sviluppo turistico, reddito ulteriore per il sistema agricolo, ma anche per sostenere processi di tutela e valorizzazione. Anche la candidatura Unesco della cucina italiana può giocare a favore di questo obiettivo. Servono azioni di tutela del paesaggio enogastronomico e di educazione delle nuove generazioni, e la proposta di legge ora in discussione alla Camera è un passaggio importante. E valorizzare artigiani e luoghi storici del gusto – più di 1 italiano su 3 li ha visitati durante i propri viaggi – facendo tesoro dei modelli virtuosi presentati nel Rapporto.
4. Il turismo enogastronomico e la dimensione educativa/trasformativa. Cattiva alimentazione e scarsa attività fisica sono seri problemi di salute individuale e pubblica, accrescono il rischio per patologie croniche. Gli italiani sono (dati Ocse) tra quelli che hanno i giovani con maggiore rischio di obesità, nonchè con maggiore sedentarietà. L’esperienza turistica enogastronomica diventa occasione per acquisire abitudini più salutari: può migliorare la consapevolezza nutrizionale e, attraverso l’edutainment, fornire indicazioni per migliorare le proprie abitudini – 7 turisti su 10 vorrebbero trovare in vacanza menù con ricette salutari. Offre opportunità per ritrovare il benessere psico-fisico, abbinando la scoperta dell’enogastronomia locale ad attività sportive leggere (tour a piedi ed in bicicletta tra i vigneti, uliveti, …).
5. Turismo ed agricoltura sono responsabili delle variazioni del clima e al tempo stesso ne subiscono le conseguenze in un effetto domino. Per affrontare questo problema globale, è necessario dare risposte locali. Ecco che il turismo enogastronomico può essere una soluzione, poichè capace di combinare forme slow di scoperta ed esperienza del territorio con pratiche agricole sostenibili che si prendono cura dell’ambiente e garantiscono prodotti di qualità e sicuri.
6. Un calo di attenzione verso la sostenibilità degli italiani in viaggio. . Il turista mostra una minore attenzione verso il rispetto dell’ambiente e il contenimento degli sprechi e dei consumi in viaggio. Il 65% (76% nel 2021) dichiara di evitare sprechi di cibo in hotel e nei ristoranti, il 54% (vs il 75%) di essere rispettoso dell’ambiente, il 51% (contro il 61%) di non mettere a lavare ogni giorno gli asciugamani nelle strutture ricettive, il 27% (contro il 51%, per un calo di ben 24 punti) di usare mezzi pubblici o biciclette per muoversi nella destinazione. E’ dimostrato che, spesso, alle dichiarazioni non corrisponde un effettivo comportamento, c’è quindi bisogno di aiutare chi viaggia, informandolo in modo semplice e trasparente e supportandolo nelle scelte.
7. I desiderata dei turisti: prodotti locali, attenzione all’ambiente ed alle persone, etica aziendale. La sostenibilità è un driver di scelta dell’esperienza enogastronomica, genera attenzione, stimola alla partecipazione. Alta è l’attenzione verso la tematica ambientale: per il 75% degli intervistati, degustazioni, pranzi e/o cene a base solo di prodotti locali sono tra gli elementi determinanti nella scelta. Inoltre, l’adozione di sistemi di raccolta differenziata (73%), di risparmio idrico (66%), di energia da fonti rinnovabili (66%), l’essere plastic free (63%) e altre condotte green guidano il turista, ma queste iniziative devono essere spiegate prima e nel corso della visita. Anche comportamenti aziendali ed iniziative di etica sociale sono tenuti in considerazione, sfatando in parte l’opinione diffusa che la sostenibilità riguardi solo l’ambiente. Il 68% si mostra più propenso a fare esperienza laddove l’azienda ha progetti a supporto della comunità locale, ed il 64% se il personale o i fornitori stanno affrontando situazioni di disagio e/o l’azienda ha adottato politiche etiche.
8. Nella scelta della meta la sostenibilità è focal point. Gli italiani valutano attentamente se e quanto è sostenibile la destinazione che si accingono a visitare. Quali elementi prendono in considerazione? La possibilità di alloggiare in strutture green (per oltre 3 viaggiatori su 4), raggiungere la meta con mezzi poco impattanti, muoversi in loco con biciclette. Sono ancora troppo poche le destinazioni (e le aziende) che hanno una certificazione di sostenibilità in ambito turistico.
9. Comunicare la sostenibilità per creare valore per il turista. Chi viaggia desidera essere informato in modo chiaro sulla sostenibilità. Prima della partenza e durante l’esperienza: 6 italiani su 10 vorrebbero conoscere in dettaglio le tecniche per minimizzare gli impatti sull’ambiente, le iniziative per il benessere del personale e dell’azienda. L’essere sostenibili deve essere mostrato e comunicato ai propri clienti, fornitori, agli operatori del territorio ed alla comunità locale affinchè diventi valore aggiunto. Ed anche ai turisti: una comunicazione integrata e coerente stimola il viaggiatore e lo induce all’acquisto.
10. E’ tempo per le imprese di passare all’azione. L’interesse dei turisti c’è, sta alle imprese adoperarsi per soddisfare questa esigenza e trasformarla in valore aggiunto. Come fare? Partire dal verificare cosa si sta facendo e misurare il livello di sostenibilità partendo dalle check list del Rapporto. Rivolgersi a dei consulenti del settore, scegliere la certificazione da ottenere, partecipare ad uno dei molti bandi esistenti che possono abbattere i costi. E’ qui utile ricordare che i dati mostrano che le aziende altamente sostenibili sono il 10,2% più produttive di quelle che non adottano alcuna iniziativa.
Roberta Garibaldi è professore di Tourism Management presso l’Università degli Studi di Bergamo, presidente dell’Associazione Italiana Turismo Enogastronomico e vicepresidente della Commissione Turismo dell’OCSE-Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico. Ricopre numerose cariche a livello internazionale e nazionale, tra cui ambasciatore della World Food Travel Association, membro del Board of Advisor presso World Gastronomy Institute e del Consiglio di Presidenza della SISTUR-Società Italiana di Scienze del Turismo. E’ keynote speaker ai principali eventi internazionali sul tema del turismo, fra cui i forum mondiali dell’UNWTO-Organizzazione Mondiale del Turismo ed il World Economic Forum di Davos. E’ stata Amministratore Delegato dell’Agenzia Nazionale del Turismo-ENIT durante il Governo Draghi.
– foto ufficio stampa Rapporto Turismo Enogastronomico-
(ITALPRESS).

Findus,Roca Country Manager e Solazzi Marketing Director Southern Europe

ROMA (ITALPRESS) – Novità nel management di Findus, azienda leader nel settore dei surgelati e parte del gruppo Nomad Foods. L’azienda annuncia due nomine di alto profilo, che consolidano ulteriormente la sua posizione di riferimento nel mercato. Renato Roca è il nuovo Country Manager di Findus Italy, mentre Alessandro Solazzi assume la posizione di Marketing Director Southern Europe.
Nel corso degli anni, Renato Roca ha assunto ruoli di crescente
responsabilità nel gruppo Nomad Foods, contribuendo a sviluppare soluzioni innovative e a guidare l’azienda verso il successo. La sua ultima esperienza è stata quella di Country Manager Findus Svizzera, in cui ha guidato l’azienda ad una completa e proficua integrazione nel gruppo Nomad Foods dopo l’acquisizione completata nel dicembre 2020. Precedentemente Roca, dopo una ventennale esperienza in Unilever con ruoli di crescente responsabilità nel Marketing e nelle Vendite, aveva già ricoperto il ruolo di Marketing Director in Findus Italia e Southern Europe dal 2014 al 2020. Roca succede a Felix Fròhner.
“Sono entusiasta di tornare in Italia e di avere l’opportunità di contribuire ulteriormente al successo di Findus. Sarà un onore lavorare con il team per continuare a guidare l’azienda e consolidare la posizione di leadership nel mercato italiano, promuovendo una crescita sostenibile e mantenendo gli elevati standard di qualità che il marchio rappresenta, consapevole delle sfide che ci attendono”.
Alessandro Solazzi negli ultimi anni ha ricoperto diverse cariche commerciali all’interno del Gruppo Nomad Foods, tra cui il più recente ruolo di European Category Director, nel quale ha contribuito allo sviluppo della strategia Marketing per le categorie Pesce e Vegetali a livello europeo. Precedentemente Solazzi ha lavorato per 12 anni in Nestlè in diversi Paesi e adesso fa il suo ritorno in Italia portando con sè competenze strategiche di alto livello, assumendo il ruolo di Marketing Director Southern Europe (Italia, Spagna, Portogallo). Solazzi succede a Carly Arnold.
“Assumere l’incarico di Marketing Director è per me una sfida e sono grato per la fiducia che l’azienda ha riposto in me. Nel corso degli anni, ho acquisito una profonda conoscenza nel settore frozen a livello europeo. Mi impegnerò a proseguire il percorso di successo del brand Findus, elaborando strategie di leadership e promuovendo prodotti di qualità per soddisfare le esigenze dei nostri consumatori”.
– foto ufficio stampa Findus –
(ITALPRESS).

Parmigiano Reggiano a Cheese 2023 nel segno della biodiversità

BRA (ITALPRESS) – Dal 15 al 18 settembre torna Cheese, grande evento internazionale dedicato ai formaggi a latte crudo e alle forme del latte. Il Consorzio del Parmigiano Reggiano, main partner dell’iniziativa biennale organizzata dalla Città di Bra e da Slow Food, partecipa a questa XIV edizione con uno stand, showcooking, gare, degustazioni in pairing con vini, cocktail e spirits e un focus sui temi della biodiversità e dei prati stabili. Grazie agli abbinamenti proposti, il Parmigiano Reggiano viene messo in luce nelle caratteristiche di naturalità (solo tre ingredienti – latte, sale e caglio, cura artigianale, assenza di additivi e conservanti, naturalmente privo di lattosio), biodiversità delle sue diverse stagionature (da 12 a oltre 60 mesi), delle razze bovine (frisona italiana, bianca modenese, bruna, rossa reggiana) e dei prodotti certificati (dal prodotto di Montagna, al Kosher, l’Halal e il Biologico), ed estrema versatilità, che gli consentono non solo di conferire carattere ai grandi piatti, ma anche di abbinarsi con disinvoltura a vini, distillati, prodotti ittici e persino dessert.
Il fitto programma di showcooking, gare e degustazioni gratuite su prenotazione presso lo Stand Parmigiano Reggiano ha preso il via venerdì 15 con La biodiversità del Parmigiano Reggiano: la vacca bianca modenese, in cui i caseifici presenti a Cheese racconteranno la propria realtà e faranno assaggiare i formaggi prodotti con il latte di questa razza bovina. Si prosegue con A Tavola!!!, uno showcooking in cui il Consorzio incontrerà la stampa per un abbinamento tra la Dop, i prodotti del Pastificio Di Martino e i vini del Consorzio Alta Langa. La giornata si è conclusa con due degustazioni: alle 15:00 Messico e Nuvole, in cui il Parmigiano Reggiano ha incontrato la Tequila in un viaggio oltre confine alla scoperta di un abbinamento indimenticabile; e alle 18:00 Aperitivo Time, in cui il barman Mirko Turconi ha presentato il cocktail ideale per ogni stagionatura.
Sabato 16 si è aperto alle 11:00 con Brindisi all’italiana, un’occasione per sperimentare il connubio tra l’aroma deciso del vermouth Cocchi in abbinamento al panorama aromatico del Parmigiano Reggiano di diverse stagionature. Alle 13:00 il focus si è spostato in Scozia con Say Cheese to Scotland, in cui la Dop verrà abbinata ai migliori whisky selezionati da Scottish Development International, l’agenzia ufficiale del Governo scozzese che promuove i rapporti commerciali tra la Scozia e i mercati esteri. Alle 15:00 è stato il turno di In Vino Veritas!, la presentazione (con degustazione) della guida dedicata agli abbinamenti perfetti tra vino e Parmigiano Reggiano, sviluppata in collaborazione con AIS Reggio Emilia. Si prosegue alle 18:00 con la replica di Aperitivo Time, per concludere la giornata alle 19:30 con Ok! il peso è giusto, in cui il pubblico è stato chiamato a indovinare il peso di una forma di Parmigiano Reggiano: chi si avvicina di più alla risposta esatta ha ricevuto in premio una punta di formaggio.
Domenica 17 alle 11:30 è la volta di Panorama di montagna, in cui i caseifici di quest’area geografica raccontano (e fanno assaggiare) il prodotto Dop più importante al mondo ottenuto in montagna, con 846.000 forme lavorate nel solo 2022. Dopo una riproposizione di Messico e Nuvole alle 13:00, alle 15:00 è il turno di A tutta birra!, degustazione dedicata alle diverse stagionature di Parmigiano Reggiano e agli abbinamenti con le birre di Quality Beer Academy. Infine, la giornata si conclude con le repliche di Aperitivo Time alle 18:00 e Ok! il peso è giusto alle 19:30. Gli ultimi due appuntamenti che animano lunedì 18: alle 11 La biodiversità del Parmigiano Reggiano: la vacca rossa, per scoprire e degustare i formaggi di questa razza bovina direttamente dalle mani di chi li produce, e alle 13:00 l’ultima chance per vincere una punta di formaggio con Ok! il peso è giusto.
-foto ufficio stampa Consorzio del Parmigiano Reggiano-
(ITALPRESS).

Parmigiano Reggiano sostiene il progetto prati stabili di Slow Food

BRA (ITALPRESS) – Dal Cheese 2023 di Bra, in programma fino a lunedì 18 settembre, il presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano Nicola Bertinelli annuncia il sostegno della Dop a “Salviamo i prati stabili”, il progetto di Slow Food per la valorizzazione delle produzioni ottenute da prati stabili, manti erbosi che non hanno subito alcun intervento di aratura o dissodamento e che non vengono coltivati, ma lasciati a vegetazione spontanea anche per centinaia di anni, senza diserbarli e senza usare antiparassitari. Un ecosistema ricco in biodiversità vegetale e animale, dagli insetti agli uccelli, fino naturalmente alle piante. Le finalità del progetto sono di conservare i prati stabili e aumentare progressivamente la loro produttività, coinvolgendo: gli allevatori e i produttori impegnati a preservare o a ripristinare prati stabili, valorizzando le loro produzioni ottenute da animali allevati con fieno di prati stabili e in contesti che ne garantiscano il benessere; i consumatori, generando conoscenza e consapevolezza del valore dei prati stabili e del pericolo che deriva dalla progressiva perdita di questa risorsa, invitandoli a ricercare sul mercato le produzioni che li tutelano, riconoscendo ai produttori un prezzo giusto, remunerativo; studiosi e tecnici in grado di supportare i produttori.
Nicola Bertinelli, da Bra afferma: “Cogliamo l’appello di Slow Food e ci impegniamo a sviluppare iniziative, progetti, ricerche, campagne, per salvare i prati stabili e i pascoli montani dall’abbandono, per ripristinarli dove sono andati perduti, per favorire l’adozione di politiche e normative che sostengano chi li custodisce. Con oltre 70 varietà diverse di piante erbacee di tipo stagionale che crescono in gran parte del territorio di origine (ad esempio, quello del fiume Enza e nelle zone appenniniche), il prato stabile rappresenta un ecosistema unico di biodiversità, il cui foraggio viene impiegato da 1000 anni come una delle principali fonti di alimentazione delle bovine da latte. L’80% delle piante sono graminacee e leguminose, ma sono numerose anche le essenze prative di altre famiglie. Per il Parmigiano Reggiano è fondamentale la qualità del foraggio, in quanto trasferisce gli odori e i sapori delle erbe al latte e, di conseguenza, al prodotto finito, che pertanto rimangono distinguibili al palato a livello sensoriale al momento dell’assaggio. La Dop più amata e più premiata del mondo è infatti un prodotto naturale e artigianale strettamente legato al suo territorio di origine”.
Per il Consorzio del Parmigiano Reggiano, il territorio è il bene più prezioso e l’intento dichiarato è quello di impegnarsi sempre di più per preservarne le risorse naturali. Il Parmigiano Reggiano è un modello di sostenibilità, con un approccio fatto di rispetto non solo per l’ambiente, per il territorio e per le bovine, ma anche per le comunità sociali e per i cittadini, che meritano una corretta informazione per una sana alimentazione. La filiera si caratterizza storicamente per bassi input: innanzitutto idrici, dato che il fulcro del suo sistema sono i foraggi freschi o affienati (prevalentemente erba medica e prati stabili che necessitano di poca acqua); in secondo luogo, chimici, considerato che gli erbai necessitano di minime quantità di chimica e che nella filiera del latte si utilizza meno dell’1% dei farmaci veterinari; infine energetici, visto che si ara ogni 5 anni anzichè ogni anno. Il Consorzio, inoltre, ha assunto lo specifico impegno di sostenere e sviluppare il Progetto “benessere animale”, mirato ad aumentare la qualità della vita delle bovine che contribuiscono alla produzione lattiero-casearia, premiando sia le aziende che hanno mostrato una particolare attenzione al benessere degli animali, sia quelle che, puntando a nuovi specifici investimenti, hanno ottenuto nel corso dell’anno miglioramenti misurabili. Un progetto totalmente finanziato dal Consorzio Parmigiano Reggiano con un investimento che nell’arco del triennio 2021-2023 punta a raggiungere i 15 milioni.
-foto ufficio stampa Parmigiano Reggiano- Nicola Bertinelli (Parmigiano Reggiano) e Barbara Nappini (Slow Food) –
(ITALPRESS).

Ferrero, Uila Uil “Grazie a lavoratori per raggiungimento premio”

ROMA (ITALPRESS) – “Esprimo grande soddisfazione per questo accordo che evidenzia come in tutti gli stabilimenti sia stato raggiunto un risultato vicinissimo al 100% del premio messo in palio per l’anno in corso (2450 euro lordi). Ringrazio, quindi, tutte le lavoratrici e i lavoratori che sul territorio nazionale non hanno mai fatto mancare il loro impegno quotidiano, contribuendo in modo determinante al conseguimento degli obiettivi fissati”. Lo afferma Guido Majrone, segretario nazionale Uila Uil in merito all’accordo del premio legato ad obiettivi (Plo) per l’esercizio 2022/2023 sottoscritto tra i sindacati Fai, Flai e Uila e la Direzione Aziendale Ferrero.
“Tutti i dipendenti Ferrero riceveranno già ad ottobre risorse fresche per alleviare l’impatto dell’inflazione, che sta mettendo a dura prova le famiglie e i consumi, ferma restando la possibilità di convertire una parte del Plo in servizi alle persone (flexible benefits). Un altro aspetto di grande importanza” sottolinea ancora Majrone “consiste nella condivisione tra sindacati e azienda di non applicare il fattore presenza in tutti gli stabilimenti per la campagna 2022/2023, così come già fatto nelle due precedenti, anche in considerazione del fatto che l’OMS ha dichiarato la fine della pandemia Covid a maggio di quest’anno. Si tratta di una scelta di responsabilità che non penalizza le assenze dovute ai contagi e che testimonia, ancora una volta, il valore che la Ferrero attribuisce ai suoi lavoratori”.
-foto ufficio stampa Ferrero –
(ITALPRESS).

Inaugurata a Pechino la 6^ edizione del Vinitaly China Roadshow

VERONA (ITALPRESS) – Inaugurata a Pechino la 6a edizione del Vinitaly China Roadshow, il primo evento dell’anno dedicato alla promozione del vino italiano nella capitale cinese, che apre ufficialmente il calendario internazionale di Veronafiere.
Fino al 15 settembre la promozione del Made in Italy enologico sarà in scena oltre che a Pechino in altre due città emergenti: Changsha (13 settembre), tra le principali destinazione del turismo interno, e Hangzhou (15 settembre), la città dell’acqua narrata da Marco Polo e sede della prossima XIX edizione dei Giochi Asiatici che si apriranno il 23 settembre.
“Il nostro Roadshow – ha sottolineato in apertura il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo- è l’unico evento a non essersi fermato nemmeno durante gli anni del Covid. La sua formula, orientata al business e alla comunicazione, lo accredita come principale appuntamento del vino italiano in Cina, grazie anche alla pluriennale collaborazione con il ministero degli Affari esteri, l’Ambasciata e i Consolati, la Commissione italiana per il Commercio estero e Ice-Agenzia”.
Sono 60 le aziende italiane partecipanti al Vinitaly China Roadshow, tra cui il Consorzio di tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, il Consorzio per la tutela del Franciacorta e il Consorzio tutela Vini Valpolicella per un totale di oltre 600 etichette. Attesa anche la partecipazione di importatori di primo piano, a partire da Sinodrink, Interprocom, Pietra Rossa, Zefiro, Sarment e CWS. Per la parte food, debutto del Consorzio della Fontina che collaborerà con tre tra i più importanti ristoranti italiani in Cina. Per l’Ad di Veronafiere, Maurizio Danese, “stiamo registrando segnali importanti di evoluzione della domanda, nonostante la Cina stia vivendo una fase di contrazione delle importazioni complessive di vino ma non mancano i segnali positivi a partire da una maggior selezione qualitativa degli ordini. Nell’ultimo semestre, infatti, il prezzo medio del vino tricolore ha avuto un incremento tendenziale del 32% e oggi i nostri listini sono superiori in media del 40% rispetto alla media del mercato import del Dragone. L’obiettivo di Vinitaly è quello di presidiare ancora di più un mercato che, nonostante il pit stop congiunturale, consideriamo certamente il più strategico nel medio-lungo periodo, con una crescita prevista dei consumi nei prossimi 15 anni di 4,1 milioni di ettolitri”. Tra gli eventi targati Ice per il Vinitaly China Roadshow anche i due corsi “I love ITAlian Wines”. Obiettivo: accreditare più di 100 nuovi ambasciatori del vino italiano nelle città di Changsha e Hangzhou. Spazio anche ai winelover con la quarta edizione dell’Italian Wine Week, l’evento diffuso che quest’anno raggiunge il record di più novanta locali tra bar e bistrot delle tre città, piattaforme e-commerce e retail partecipanti a questa iniziativa curata da Veronafiere, dall’ufficio operativo della Spa fieristica in Cina e da quattro partner locali: ValuedShow, Grape Wall of China, Changsha Eurasia e Lookvin.
(ITALPRESS).
– Foto: ufficio stampa Vinitaly –

Da Barilla impegno per filiere sempre più attente all’ambiente

PARMA (ITALPRESS) – Luglio e agosto sono ormai finiti, ma non si ferma la raccolta dei pomodori e basilico per la produzione di sughi, salse e pesti di Barilla, che, assieme alla pasta, garantiscono quasi il 60% del fatturato del Gruppo di Parma.
E proprio vicino Parma, nello stabilimento di Rubbiano, si concentra la produzione di sughi e pesti Barilla. “Che risponde con qualità e sostenibilità alla richiesta, crescente, di sughi e salse pronte”, si legge in una nota. Secondo l’ultimo Rapporto Coop l’acquisto di questi prodotti è infatti aumentato del +52,3% e il settore, dati IRI, vale ormai 1,1 miliardi di euro.
A Rubbiano, in piena Food Valley, vengono trasformati ogni anno l’equivalente di oltre 60 mila tonnellate di pomodoro e 6.700 di basilico, coltivati in Italia e anche nei campi a pochi chilometri dal sughificio.
Ma come vengono selezionate queste materie prime? Cosa le caratterizza? La risposta è nella purpose del Gruppo che guida le scelte di business e di tutte le sue filiere strategiche: “La gioia del cibo per una vita migliore”.
“Per noi di Barilla l’attenzione alle materie prime è fondamentale per portare nelle case degli italiani, e non solo, il buon cibo. Solo con ingredienti di qualità si può avere cibo di qualità”, afferma Cesare Ronchi, Direttore Acquisti Materie Prime del Gruppo Barilla. “Oggi la sostenibilità è fondamentale per garantire anche la qualità organolettica delle materie prime, in questo caso il basilico e il pomodoro. Già dalla fase di coltivazione si deve prestare attenzione al pianeta, i campi agricoli e le persone. Per questo usiamo solo ingredienti che rispecchino i nostri valori. E a questo nostro modo di fare impresa, aggiungiamo poi il saper fare nel trasformare il pomodoro e il basilico in sughi, pesti e salse, amati e apprezzati in tutto il mondo”, aggiunge.
“Pomodoro e basilico utilizzati da Barilla si contraddistinguono per la loro origine italiana, per la profonda integrazione con gli agricoltori del territorio (nel 2023 sono 19 le aziende agricole che collaborano con Barilla nella filiera del basilico) e per l’alta specializzazione e competenza nelle tecnologie di trasformazione del sughificio di Rubbiano, dove questi ingredienti vengono lavorati replicando su larga scala i principi di una grande cucina di casa – spiega il gruppo -. Una cucina sostenibile: per il basilico è nata la Carta del Basilico, un disciplinare per la coltivazione sostenibile, mentre per i pomodori Barilla si impegna ad acquistare esclusivamente quelli con certificazione di buone praticole agricole. E il 100% delle confezioni di salse, sughi e pesti è progettato per il riciclo”.
Grazie alla certificazione ISCC PLUS e alla “Carta del Basilico”, per tutto il basilico del Gruppo, coltivato in Italia, prevalentemente nella Pianura Padana, viene garantita la protezione della biodiversità e il mantenimento delle buone condizioni agronomiche e ambientali. “Inoltre – prosegue la nota -, questo disciplinare mette al centro accordi di filiera triennali che consentono a Barilla di garantire la qualità e la quantità del basilico acquistato e agli agricoltori di pianificare il lavoro e gli investimenti per l’innovazione dell’intera filiera di coltivazione. In Italia, inoltre, per confermare la trasparenza della filiera del Gruppo, i vasetti di Pesto Barilla alla Genovese sono stati da poco dotati in etichetta di un QR Code che consente ai consumatori di conoscere luogo di coltivazione, azienda agricola coinvolta, data di raccolta nonchè luogo e data di trasformazione del basilico. Sviluppato in collaborazione con la piattaforma specializzata Connecting Food, il sistema di tracciabilità in blockchain di Barilla coinvolge tutti gli attori della filiera del basilico: 50 unità operative, 19 aziende agricole e 6 fornitori, oltre allo stabilimento di Rubbiano”.
Per quanto riguarda il pomodoro per il mercato italiano ed europeo, Barilla acquista la materia prima da produttori locali che trasformano pomodori 100% Made in Italy, da agricoltori operanti prevalentemente in Pianura Padana. L’unica modalità di raccolta dei pomodori è quella meccanica. “La qualità e la sostenibilità della produzione nascono da un rapporto più che ventennale con diversi fornitori – sottolinea il gruppo -. Inoltre, Barilla si impegna ad acquistare esclusivamente pomodori con certificazione di buone praticole agricole, come ad esempio Global G.A.P. o disciplinari di produzione integrata regionali”.
“Standard elevati di qualità, tecnologia 4.0, sicurezza alimentare, sostenibilità e forte spinta all’internazionalizzazione, grazie ad investimenti, dal 2012 al 2022, di 120 milioni di euro: sono solo alcuni dei punti rilevanti che caratterizzano il sughificio di Rubbiano – sottolinea Barilla -. Inaugurato nel 2012, dà attualmente lavoro a più di 300 persone e si sviluppa su una superficie totale coperta di circa 30.000 mq, con la produzione che replica su scala industriale i principi di una grande cucina di casa.
Qui le materie prime vengono lavorate appena raccolte per preservarne dolcezza e sapore intenso. Il basilico, in particolare, viene tagliato al mattino per mantenerne intatte le caratteristiche organolettiche (quanto è alto circa 30cm perchè così si può cogliere la parte più ricca di aroma) e, una volta portato nello stabilimento di Rubbiano entro due ore dalla raccolta dove subisce più di 100 controlli al giorno, viene lavorato a freddo per mantenerne intatta tutta la freschezza e il profumo. Come facevano le nonne, i sughi e le salse vengono portati a una temperatura compresa tra i 92 e i 95 gradi e versati nei vasetti, che prima di esser riempiti vengono sottoposti a trattamento termico con aria calda”.

– foto ufficio stampa Barilla –

(ITALPRESS).

Danone, Sonia Malaspina nuova direttrice Relazioni Istituzionali

ROMA (ITALPRESS) – Sonia Malaspina è la nuova Direttrice Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità di Danone Italia e Grecia, mentre Pietro Paolo Origgi assume il ruolo di Direttore Risorse Umane.
Sonia Malaspina, con esperienze pregresse in Lucent Technologies, Dell e Kellogg, nel 2011 assume il ruolo di Direttrice delle Risorse Umane in Mellin, allora società del Gruppo Danone, per poi ricoprire il medesimo ruolo in Danone Italia e Grecia dal 2016, entrando successivamente a far parte anche del Consiglio di Amministrazione.
E’ impegnata sui temi di cura, pari opportunità e valorizzazione della diversità come leva per la creazione di valore economico e sociale.
Nel 2011 ha ideato e implementato la Parental Policy in Italia, diventata Policy estesa nel 2017 a tutto il mondo in Danone. Sonia Malaspina ha presentato il caso italiano al Ministero delle Pari Opportunità in Italia, alle United Nations Women, all’International Labour Office nel Centenario di Maternity Protection e recentemente presso il Consiglio d’Europa e il Global Salzburg Seminar.
Nel 2020 ha lanciato in Danone la Caregiver Policy che prevede il supporto alle persone che in azienda si occupano dei genitori anziani e delle persone fragili.
Ha portato l’azienda a conseguire diverse Certificazioni, tra cui la Certificazione Nazionale di Genere UNI Pdr125/22 nel giugno di quest’anno e la Certificazione Gender Equality European & International nel 2018.
E’ stata speaker al TED Talk di Legnano nel 2021 con “Come implementare la parità di genere sul posto di lavoro”.
E’ Presidente del Comitato Scientifico di Winning Women Institute e membro del Consiglio di Amministrazione di Fondazione Adapt.
L’8 marzo 2023 è uscito il libro che ha scritto con Marialaura Agosta dal titolo “IL CONGEDO ORIGINALE Perchè le aziende temono la maternità. Come trasformare le organizzazioni con il potere della cura”.
Nel suo nuovo ruolo, in sostituzione di Salvatore Castiglione dopo il suo pensionamento, Sonia Malaspina coordina le relazioni istituzionali, la comunicazione, le relazioni con la comunità scientifica – nel suo ruolo di Consigliere all’interno della Fondazione Istituto Danone – e guida il team che si occupa di Sostenibilità. All’interno delle Associazioni di categoria, ricopre ruoli di responsabilità in qualità di Presidente del Gruppo Prodotti Vegetali in seno a Unione Italiana Food.
Pietro Paolo Origgi ha ricoperto diversi ruoli in ambito HR in aziende di settori diversi tra cui Novartis Company presso cui ha svolto un periodo importante del suo percorso professionale e dove ha potuto consolidare le sue competenze e conoscenze in ambito risorse umane. Dal 2014 lavora in Danone ricoprendo da settembre 2023 il ruolo di HR Director Italia e Grecia. Fortemente impegnato nello sviluppo del potenziale e del talento delle persone al fine di consentire il raggiungimento di risultati aziendali sostenibili, in questi anni in Danone sta svolgendo un ruolo cruciale nella realizzazione della strategia HR e nel conseguimento dei risultati eccellenti di ingaggio delle persone e della trasformazione culturale. E’ coach certificato dall’International Coach Federation. Pietro Paolo è orgoglioso papà di 3 bambine e attivista sui temi dell’inclusione. Crede fortemente inoltre nei valori del volontariato come strumento per la crescita personale e della società che abitiamo praticando lui stesso volontariato in ambito socio-assistenziale dal 1997.

– foto ufficio stampa Danone –

(ITALPRESS).