ROMA (ITALPRESS) – La Direzione aziendale Ferrero si è incontrata con le organizzazioni sindacali nazionali di Fai-Cisl, Flai-Cgil, Uila-Uil, i delegati del Coordinamento nazionale delle Rsu e delle rappresentanze sindacali della rete commerciale nonchè le segreterie territoriali delle sedi interessate del territorio nazionale. Sulla base di quanto convenuto nel vigente accordo integrativo aziendale, nel corso dell’incontro si è determinata la cifra di premio legato ad obiettivi (Plo) per l’esercizio 2022/2023. L’importo target raggiungibile, per l’anno in corso, è di 2.450 euro lordi ed è determinato dall’andamento di due parametri: il risultato economico, unico per tutta l’azienda (che concorre a determinare il 30% del premio), e il risultato gestionale (70% del premio) legato all’andamento specifico di ogni stabilimento/area. I premi risultano quindi differenti nelle varie sedi e precisamente: per Alba 2.390,30 euro lordi; per Aree e depositi 2.307,41 euro lordi; per Balvano 2.398,88 euro lordi; per Pozzuolo 2.410,31 euro lordi; per S. Angelo 2.401,74 euro lordi, per staff 2.386,26 euro lordi. Le somme verranno erogate con le competenze del mese di ottobre così come previsto dal vigente accordo integrativo aziendale. Inoltre, come per l’anno precedente, sarà possibile convertire una parte del premio legato agli obiettivi in servizi alle persone (flexible benefits) tramite apposita piattaforma on line. Nello specifico i dipendenti potranno, su base volontaria, convertire annualmente un importo a scelta tra 30, 500 o 700 euro del Plo.
Il paniere welfare conferma molteplici agevolazioni che possono essere catalogate negli ambiti famiglia (es. istruzione, formazione, cura dei figli, assistenza anziani e disabili), servizi vari (es. abbonamenti trasporti, pagamento rata passiva dei mutui, buoni benzina); tempo libero (sport, viaggi, cultura), assistenza sanitaria (visite specialistiche, esami di laboratorio, check up, cure dentali e odontoiatriche, alimentazione e benessere, fisioterapia e riabilitazione, attività sportive, terme e centri benessere) e previdenza complementare. Inoltre, i genitori con figli a carico avranno la possibilità di estendere l’utilizzo del credito per acquistare buoni spesa o scegliere il rimborso per bollette di acqua, luce e gas. L’azienda e le organizzazioni sindacali esprimono congiuntamente piena soddisfazione per i risultati conseguiti, ponendo al centro l’attenzione e la tutela delle persone, l’importanza dei legami sociali e riconoscono il ruolo strategico di consolidate e proficue relazioni industriali.
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– Foto: ufficio stampa Ferrero –
Ferrero, accordo su premio legato a obiettivi esercizio 2022/2023
Lollobrigida “Governo compatto contro la peste suina”
ROMA (ITALPRESS) – “Governo compatto per fronteggiare la Peste suina africana. La sinergia tra i ministeri dell’Agricoltura, Difesa, Salute, e Ambiente, le osservazioni delle associazioni di categoria e il supporto dei competenti assessorati regionali, ha portato all’approvazione del Piano Straordinario del commissario Caputo. L’obiettivo comune è quello di contenere un fenomeno che potrebbe avere conseguenze negative per il settore suinicolo italiano e mettere a rischio l’export di uno dei nostri prodotti di eccellenza. Ringrazio il collega Crosetto per la disponibilità mostrata al coinvolgimento di personale dell’esercito che possa, in questo modo, compensare la carenza di persone abilitate a intervenire per fronteggiare e contrastare la PSA”. Lo ha affermato il ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, intervenendo alla riunione con le associazioni di categoria sulla Peste suina africana, che si è tenuta questo pomeriggio al ministero della Difesa e ha visto la partecipazione del ministro Guido Crosetto e dei sottosegretari del Masaf, Patrizio La Pietra, e Salute, Marcello Gemmato.
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Giansanti “Per la sicurezza alimentare serve una solida cooperazione”
RIMINI (ITALPRESS) – “Per affrontare con successo la sicurezza alimentare e il cambiamento climatico a livello globale, e per raggiungere modelli agroalimentari più sostenibili e produttivi, nel rispetto delle tradizioni e del fabbisogno alimentare di ciascun Paese, è fondamentale una solida collaborazione internazionale, che preveda condivisione delle conoscenze e la diffusione dell’innovazione. Soprattutto nei Paesi meno avanzati”. Lo ha detto il presidente di Confagricoltura, Massimiliano Giansanti, all’incontro “Food security e sostenibilità: cooperare per crescere”, oggi al Meeting di Rimini insieme al ministro dell’Agricoltura Lollobrigida, il viceministro degli Esteri Cirielli, il presidente dell’ICE Zoppas, il presidente ASSOBIBE Pierini e l’AD di Lactalis, Pomella. “Secondo l’OCSE, dobbiamo aumentare la nostra produzione agricola globale di quasi il 30% nei prossimi dieci anni. L’insicurezza alimentare sta crescendo a livello globale, a causa di diversi fattori, compresi conflitti bellici come quello tra Russia e Ucraina. Purtroppo, la guerra è tornata anche nei Paesi sviluppati e il cibo è stato nuovamente utilizzato come arma e strumento di pressione. La Russia sta per diventare primo produttore mondiale di frumento con una quota di mercato del 25% nel 2024”, ha aggiunto Giansanti
“Il modello italiano di agricoltura è un modello esportabile anche nei Paesi in via di sviluppo. Per farlo occorre passare dalla digitalizzazione del settore mettendo a sistema la tecnologia con la mole di dati che gli agricoltori producono. Ad esempio, si potrebbero risparmiare fino al 10% di prodotti fitosanitari e il 20 – 25% di acqua – ha sottolineato il presidente di Confagricoltura -. Come Italia, inoltre, siamo leader europei sulle tecniche di evoluzione assistita: determinante è stata Confagricoltura se l’Italia si ritrova ad essere in prima fila proprio sulle TEA per la sperimentazione in campo”.
– foto: ufficio stampa Confagricoltura –
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Alimentare, Lollobrigida “Centrale la certezza degli approvvigionamenti”
RIMINI (ITALPRESS) – Il tema della sicurezza alimentare “è ancor più centrale”: vuol dire “certezza di approvvigionamento e ricerca della possibilità di soddisfare delle criticità legate all’aumento demografico del pianeta”. Lo ha detto il ministro dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare, Francesco Lollobrigida, durante l’incontro “Food security e sostenibilità: cooperare per crescere”, nel corso del Meeting di Rimini.
“Con la guerra di aggressione della Russia all’Ucraina abbiamo scoperto che si può perdere anche la certezza degli approvvigionamenti, se affidati a filiere lunghe – non in termini chilometrici, ma anche in termini valoriali – e se ci si affida a nazioni instabili”, spiega. “Rinunciando alla propria produzione, si rischia di avere un uomo solo al comando che decide di cancellare le tue fonti di approvvigionamento, il tuo modello di sviluppo, il tuo modello di civiltà e quindi anche la tua libertà di decidere”.
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Parte per gli Stati Uniti il granchio blu pescato in Emilia-Romagna
BOLOGNA (ITALPRESS) – Al via la commercializzazione negli Usa del granchio blu pescato in Emilia-Romagna. E’ infatti partito ed è attualmente in viaggio verso le coste della Florida, destinazione Miami, il primo container, carico di 15,75 tonnellate di crostacei semilavorati.
Pescati dalle imprese ittiche della Sacca di Goro, del territorio di Comacchio e nel Delta del Po, potranno essere venduti nel Paese di cui è originaria – e molto richiesta dai consumatori – questa specie alloctona che tanti danni sta creando agli allevamenti di vongole e novellame, minando il delicato equilibrio ambientale dell’area del Delta.
Regista dell’operazione la società di Rimini Mariscadoras, una start up tutta al femminile, nata nel 2021 e ideatrice del progetto “Blueat – La Pescheria Sostenibile”, per promuovere l’utilizzo alimentare e gastronomico delle specie aliene marine invasive, a partire appunto dal granchio blu, tra le più dannose attualmente presenti nel Mediterraneo, a causa della sua voracità e assenza di predatori naturali.
Da qui l’accordo di collaborazione dell’azienda riminese con un’azienda di trasformazione di Mestre per la lavorazione e la trasformazione dei granchi in polpa e sughi, che stanno approdando sul mercato domestico ed estero.
“Questa prima spedizione di quasi 16 tonnellate di granchio blu, è la dimostrazione concreta che ci sono le condizioni per provare a creare una filiera in grado di fornire prodotto semilavorato di qualità e una redditività anche alle nostre imprese ittiche – ha commentato l’assessore regionale all’Agricoltura e pesca Alessio Mammi -. E’ un obiettivo cui come Regione siamo fortemente impegnati: trasformare quella che attualmente è un’emergenza in una possibile opportunità. Per fare questo stiamo lavorando in più direzioni, in stretta collaborazione con il mondo della pesca e dell’acquacoltura. Un primo passo è stata l’autorizzazione alla cattura, al prelievo e alla commercializzazione, ma questo non basta. Non tutto il prodotto ha le caratteristiche per essere venduto, mentre i danni che questa specie sta provocando a un intero settore pongono in primo piano il tema degli indennizzi, oltre a quello dello smaltimento del prodotto non adatto alla vendita. Ne parleremo proprio nei prossimi giorni con i pescatori e acquacoltori di Goro e Comacchio, assieme ai sindaci, per fare il punto della situazione”.
Temi questi che saranno al centro dell’incontro in programma lunedì 21 agosto a Goro e a Comacchio. L’assessore Mammi e l’assessore al Bilancio Paolo Calvano incontreranno le associazioni della pesca e dell’acquacoltura per fare il punto sulle diverse questioni aperte e già oggetto di un documento, condiviso con Veneto e Friuli Venezia Giulia e inviato al Governo. Dalla richiesta di maggiori indennizzi al Governo in tempi rapidi, all’eventuale dichiarazione dello stato di calamità, passando per l’approvazione di un piano nazionale per il controllo e la riduzione numerica della specie aliena.
Un carapace particolarmente ricco di calcio e magnesio. Per questo, oltre che in campo alimentare, il granchio blu potrebbe avere interessanti applicazioni come integratore di minerali per l’alimentazione animale. Solo uno dei filoni di ricerca su cui sta lavorando l’Università di Bologna, con il coordinamento del professore Alessio Bonaldo.
Oltre a studiare come i cambiamenti climatici abbiano influenzato l’aumento della popolazione del granchio blu nell’Adriatico e nel Mediterraneo, il gruppo di ricerca è anche impegnato nell’analisi dei possibili impieghi in campo nutraceutico, grazie all’estrazione di una molecola, la chitina, un polisaccaride che ha funzioni di protezione strutturale.
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Contro il caldo acqua aromatizzata e anguria, no alla “caprese”
ROMA (ITALPRESS) – L’estate non è finita. Il caldo sta per tornare alla grande. E anche l’alimentazione deve tenerne conto. Ma che cosa va mangiato e bevuto per evitare di soffrire particolarmente la crescita della colonnina di mercurio? Evitando, soprattutto, i “falsi amici”, cibi e bevande in apparenza, ma solo in apparenza, leggeri e rinfrescanti?
A stilare un agile vademecum utile per affrontare la prossima fiammata meteorologica (e utilizzabile anche nelle prossime calure) è CNA Agroalimentare.
Il primo suggerimento è quello di bere tanto. Ma di certo non le bibite super zuccherate e piene di coloranti e conservanti, che se in un primo momento possono ingannare, fornendo una sensazione rinfrescante, in realtà fanno aumentare la percezione di afa e di caldo. Piuttosto tanta acqua, meglio se aromatizzata con foglie di basilico o di menta, fette di cetriolo o pezzetti di ananas oppure cocco. Oltre che bibite con basso contenuto di zuccheri, con coloranti e conservanti naturali, pratica tipica dei produttori artigianali disseminati, fortunatamente, per l’Italia. Infine, ultimi in lista ma non in ordine di importanza, le tisane e il tè: caldi, alla maniera dei popoli del deserto, o freddi, ma sempre rigorosamente non zuccherati.
L’acqua contribuisce a contenere il corpo fresco e idratato. E se ci si stufa di bere a ritmo continuo si può organizzare la dieta sulla scorta di frutta e verdura.
Tra la frutta, l’anguria è la super star, in grado di nutrire e rinfrescare. Ma importante è anche il ruolo del melone, ricco di potassio e quindi tanto utile nella stagione più calda quando appunto l’organismo sente maggiormente la carenza di questo minerale essenziale, che il corpo umano non è capace di sintetizzare (ma la cui scarsità produce stanchezza, confusione mentale, riduzione dell’attenzione) del quale sono ricche banane, patate e legumi in special modo.
Anguria e melone, ma anche altri frutti di stagione, dalle albicocche alle pesche, senza dimenticare ananas e fragole, possono essere la base ideale di macedonie e frullati, che da spuntini a complemento di pranzo possono assumere ruoli diversi nell’alimentazione estiva, per forza di cose più leggera rispetto a quella delle stagioni fredde.
Sul fronte di verdure e ortaggi le zuppe fredde, ricche di vitamine, sono l’esatto “pendant” di frullati e macedonie. Vanno privilegiate le verdure a foglia verde, dagli spinaci alla lattuga, ricchi di antiossidanti, così come il cetriolo, le zucchine, il sedano.
Per quanto riguarda carni e pesci, la differenza la fanno i metodi di cottura. L’ideale è scegliere i metodi più semplici: alla griglia, alla brace, lessi, al vapore.
Pasta, riso, farro sono preferibili in insalata, freddi, conditi nella maniera più sana possibile. Insaporiti e/o accompagnati, magari, da pomodori, un ottimo ausilio nella sfida con il clima più caldo. Purchè non nella “caprese”, a dispetto dei luoghi comuni che contribuiscono a farne un “must” estivo: la caprese è un piatto difficile da digerire perchè è a base di pomodori appunto, che sono un cibo acido, e di mozzarella che è invece un alimento basico. Abbinati tra di loro, questi due alimenti rendono più difficoltosa l’attivazione dei succhi gastrici e rallentano la digestione. Un pericoloso “falso amico” che rappresenta il caso più emblematico di luogo comune nell’alimentazione.
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Vendemmia, Confagricoltura “Raccolto in calo, pesano clima e costi”
ROMA (ITALPRESS) – Dopo anni di vendemmie anticipate, il 2023 ristabilisce l’equilibrio dei tempi di raccolta, in alcuni casi anche in ritardo, ma lascia il segno sulla quantità, in quasi tutta Italia in diminuzione dal 20 al 50%.
L’andamento climatico ha inciso profondamente sulla maturazione delle uve e sui volumi prodotti, sia per le gelate primaverili e le pesanti grandinate estive principalmente al Nord, sia per la peronospora, che è ricomparsa con virulenza, soprattutto al Centro Sud, a causa dell’umidità persistente.
E’ quanto è emerso nell’ultima riunione della Federazione Nazionale Vino di Confagricoltura, a cui hanno partecipato i presidenti delle Sezioni regionali par fare il punto della situazione prima dell’inizio della vendemmia.
Il calo si evidenzia in molte regioni: parte del Piemonte, Friuli Venezia Giulia, in parte della Liguria, Toscana, Emilia Romagna, Umbria, Marche, Abruzzo, Campania, Molise, Basilicata, Calabria, Puglia e Sicilia. In controtendenza Lombardia, Trentino Alto Adige e Veneto, dove oggi si valuta circa il 5% in più dei quantitativi rispetto al 2022.
“In un contesto così complesso, – afferma il presidente della Federazione Vino di Confagricoltura, Federico Castellucci – i viticoltori italiani hanno fatto tutto il possibile, ma sono stati messi a dura prova per contrastare le fitopatie acuite dal clima bizzarro. Per chi fa viticoltura biologica, in alcune zone si prospetta addirittura una vendemmia più che dimezzata in termini di quantità. Le prossime settimane saranno decisive per valorizzare al meglio la produzione”.
A favorire la diffusione della peronospora sono stati le abbondanti piogge di tarda primavera e inizio estate. L’Italia non è la sola ad affrontare questo problema: anche i viticoltori francesi sono alle prese con la malattia che attacca in particolare le varietà più sensibili. “Molte lavorazioni – aggiunge Castellucci – non hanno potuto essere effettuate perchè le condizioni climatiche hanno impedito l’accesso ai terreni”.
L’emergenza peronospora si inquadra nella problematica sempre più ampia e grave legate alle fitopatie nel settore agricolo, per il quale Confagricoltura chiede la predisposizione di un “Piano straordinario di azione per la lotta alla diffusione delle fitopatie” che analizzi, sviluppi e sostenga specifiche misure che portino a potenziare e rendere più efficace la strategia nazionale di monitoraggio e contrasto delle malattie.
“Chi è riuscito a trattare i vigneti ha dovuto affrontare ulteriori costi per salvare il raccolto. Costi almeno raddoppiati, in alcuni casi triplicati rispetto ad annate ordinarie, per la lotta fitosanitaria (carburanti, personale, antiparassitari), i trattamenti necessariamente ripetuti e il gasolio, che incidono notevolmente sul conto economico finale e pesano sui bilanci delle aziende, già ridotti per la flessione dei consumi conseguente all’aumento dell’inflazione”.
“La crescita del prezzo delle uve attesa in alcuni areali – aggiunge Castellucci – non sarà mai tale da compensare l’incremento dei costi sostenuto.
A queste problematiche si aggiunge la continua presenza dei cinghiali che non risparmia le vigne di tutta Italia.
In vista della prossima vendemmia permangono infine le difficoltà a reperire manodopera, che, per il settore vitivinicolo, rappresenta il 20% del totale delle assunzioni in agricoltura. Le nuove misure sui flussi non sono fluide nella gestione burocratica e, nonostante le buone intenzioni e l’apertura del governo alle richieste del mondo agricolo, si arenano ancora sulle pratiche amministrative, troppo lente rispetto ai tempi dettati dalla natura e dalle esigenze delle aziende.
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Confagricoltura “Necessari Piano Pluriennale e valorizzazione del grano”
ROMA (ITALPRESS) – “Per il grano, il tasso di autoapprovvigionamento è inadeguato e inferiore al potenziale dell’Italia. E’ necessario farlo salire con il varo di un piano pluriennale che parta dalle sementi, per arrivare fino alla migliore valorizzazione mercantile delle produzioni nazionali”.
E’ la posizione espressa dal presidente della Confagricoltura, Massimiliano Giansanti durante la riunione del tavolo ministeriale di settore, presieduta dal ministro dell’Agricoltura, della Sovranità Alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida. Insieme al presidente Giansanti, ha partecipato alla riunione il presidente della Federazione nazionale di prodotto della Confagricoltura, Carlo Maresca.
Giansanti ha messo in evidenza che gli agricoltori italiani sono costretti ad utilizzare, in larga misura, sementi prodotte all’estero non sempre adatte alle esigenze delle nostre aree di produzione. “Per migliorare la situazione, la ricerca ha un ruolo essenziale – ha aggiunto il presidente della Confederazione -. Anche il CREA può dare un valido contributo in una logica di partenariato tra parti private e settore pubblico”.
Gli accordi di filiera hanno dimostrato di essere uno strumento senz’altro utile per la crescita e il miglioramento qualitativo delle produzioni, “ma vanno rafforzati grazie all’estensione delle intese a tutte le rappresentanze dell’attività di trasformazione”.
Importante anche riconoscere il giusto prezzo alle imprese del comparto. “Gli utilizzatori dei nostri prodotti – ha proseguito Giansanti – hanno giustamente bisogno di garanzie in termini di qualità e quantità, ma allo stesso tempo l’impegno richiesto agli agricoltori va remunerato in modo adeguato e stabile”.
Per quanto riguarda la situazione dei mercati, la campagna è stata segnata da una serie di eventi climatici eccezionali che hanno inciso, in particolare, sulla qualità della produzione. “I prezzi all’origine – ha rilevato il presidente di Confagricoltura – hanno fatto registrare inizialmente una drastica contrazione, a cui ha fatto seguito un rialzo dovuto a fattori esterni come la siccità in Canada, per quanto riguarda il grano duro, e il mancato rinnovo dell’Accordo sul grano dal Mar Nero relativamente al tenero”.
Sempre in materia di quotazioni, Giansanti si è detto favorevole alla ripresa dell’attività, sospesa dal 2022, della Commissione unica nazionale, anche perchè “dalle borse merci locali arrivano spesso indicazioni contrastanti non sempre giustificate”.
Il presidente di Confagricoltura ha, infine, chiesto che i cereali siano inclusi nella lista dei settori beneficiari dei sostegni straordinari destinati all’Italia dalla riserva di crisi della PAC. A questo riguardo, è stata rilanciata la richiesta di integrare i fondi della UE (circa 60 milioni di euro) con il cofinanziamento massimo nazionale (200 per cento) consentito dalla UE.
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