Agroalimentare

Fiere, verso una cabina di regia unica per gli eventi dell’agroalimentare italiano

PARMA (ITALPRESS) – Lo sviluppo di Fiera di Parma, in particolare di Cibus (“una fiera unica al mondo”), passa anche attraverso l’accordo con Fiera Milano. Le prospettive di internazionalizzazione e di business dell’accordo Cibus&Tuttofood sono stati illustrati in commissione Politiche economiche, presieduta da Manuela Rontini.
A esporre il progetto industriale e il nuovo assetto azionario di Fiere di Parma sono stati il presidente Gino Gandolfi e l’amministratore delegato Antonio Cellie. La Fiera Ducale coordinerà le due principali fiere agroalimentari che si svolgono in Italia rimarcando il posizionamento specifico e il livello di internazionalizzazione di entrambe.
In particolare, Cibus consoliderà e svilupperà il ruolo di “Bandiera del Made in Italy alimentare” con un focus sulle eccellenze, sui territori e sui prodotti DOP e IGP che da 10 anni stanno guidando le nostre esportazioni mentre Tuttofood verrà proiettato in uno scenario competitivo globale assimilabile alle manifestazioni delle grandi capitali europee.
Fiera Milano diventerà a sua volta azionista di Fiere di Parma con una quota di minoranza qualificata entrando nel patto fra soci privati con Credit Agricole e Unione Parmense degli Industriali.
I vertici di Fiere Parma hanno spiegato che “alla base dell’operazione c’è un chiaro disegno industriale che specializza due manifestazioni nell’interesse di Parma, e quindi del sistema Fieristico Regionale, ma anche del Paese, perchè ambisce, grazie all’azione combinata con Tuttofood, a portare in Italia ad esporre le aziende estere che attualmente prediligono altre piazze in Europa e nel mondo e quindi diventare sempre più attrattivi per i grandi buyers internazionali”.
Sul piano economico i benefici attesi sono diversi: Cibus da biennale diventerà annuale, operazione che consentirà la distribuzione di un dividendo straordinario per i soci di 2 milioni di Euro; i ricavi di Fiere di Parma potranno continuare a crescere a doppia cifra anche nei prossimi anni; l’alleanza con Milano potrà premettere altre nuove iniziative che potranno implementare il calendario di Fiere di Parma; i flussi di cassa incrementali potranno essere utilizzati per realizzare oltre 20 milioni di investimenti nel quartiere.
In sostanza dai 15 milioni di fatturato di 13 anni fa, ovvero all’inizio del nuovo ciclo della gestione condivisa tra soci pubblici e privati, il fatturato di Fiere di Parma potrebbe arrivare a quasi 60 nel 2026 dagli attuali 40, mantenendo l’attuale livello di EBITDA di oltre il 20% con il conseguente aumento del valore della società.
Tutti gli azionisti attuali e futuri – ovvero Fiera Milano – hanno condiviso un disegno organico partito ad Expo 2015: fare dell’Italia – anche a livello fieristico – il driver mondiale per un agroalimentare sempre più di qualità e sostenibile.
Il consigliere Matteo Daffadà del Partito democratico, “sapendo come il percorso sia stato lungo e abbia coinvolto anche gli attori pubblici”, ha auspicato “il miglioramento economico e di attrattività di Fiere Parma. Si percepisce – ha sottolineato – la capacità di andare all’assalto delle maggiori fiere europee. Si tratta di una sfida accattivante”.
I vertici di Fiere di Parma hanno ricordato come “grazie anche al gruppo di lavoro coordinato dalla Regione si sia completata una riforma statutaria in gradi di garantire una governance efficiente ma equilibrata della società che sarà discussa il 6 marzo in Consiglio comunale e che successivamente sarà valutata dall’Assemblea dei soci il 7 marzo”.
“Il perimetro in cui si colloca questa operazione va nella direzione di una sempre più evidente internazionalizzazione che devono avere le Fiere”. Ha esordito così Vincenzo Colla, assessore allo Sviluppo economico e green economy, lavoro, formazione e relazioni internazionali. “L’accordo – ha continuato – evita i rischi di una competizione tra Cibus e Tuttofood, perchè gli interlocutori più grandi non sono qui, sono a Colonia e Parigi. E’ con loro che si apre una nuova sfida. Qui nasce un grande soggetto di governance industriale e di capacità di tenere relazioni internazionali”.
L’assessore Colla ha poi sottolineato l’importanza di tre condizioni presenti nello statuto: Cibus non si sposta da Parma; non si possono deliberare operazioni straordinarie e nuovi assetti azionari se non si ha l’85% delle azioni; investimenti, grazie ai flussi di cassa previsti nel piano industriale che verrà approvato, che garantiscano che la Fiera progredisca anche da un punto di vista strutturale (parcheggi per un investimento di 9,5 milioni di euro, magazzini e uffici per 10 milioni, digitalizzazione per un milione). “Penso che questo progetto debba anche stimolare la visione di Parma nel futuro, rafforzando asset strategici come, ad esempio, l’aeroporto”, ha affermato l’assessore.
Innovativo, secondo il titolare dello Sviluppo economico, è “il patto di sindacato fra soggetti pubblici: è la prima volta. I soci pubblici (Comune, Provincia, Regione, Camera di Commercio) hanno definito che nessuno può vendere le proprie azioni, ma solo darle a un socio pubblico e tutti sono vincolati a rispettare lo statuto”.
Colla ha ricordato come ci fossero timori su questa operazione (“non dimentichiamo che il 50% di Cibus è di Federalimentare”), ma “oggi questa operazione garantisce tutti. Fiera Milano è controllata da una Fondazione, la cui maggioranza è di Regione Lombardia. Noi non abbiamo guardato al mix politico ma a cosa vogliamo per il futuro del territorio di Parma e della nostra Regione. Ci sono le condizioni per condividere, con un partner di grande qualità come Fiera Milano, attrattività di nuove fiere ed economie di scala indispensabili. Il 6 marzo – ha concluso Colla – si dovrebbe tenere il Consiglio comunale di Parma e subito dopo l’Assemblea dei soci, per consegnare poi tutte le decisioni assunte alla valutazione del CdA della Fiera di Milano”.
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Al Sol d’Oro 2023 l’Italia domina in tutte le categorie

VERONA (ITALPRESS) – La 21ma edizione del concorso Sol d’Oro di Veronafiere si tinge solo dei colori dell’Italia. La più selettiva competizione al mondo dedicata all’olio extravergine di oliva, ha visto i produttori della Penisola conquistare 20 delle 21 medaglie previste nelle sette categorie in gara: Fruttato leggero, Fruttato medio, Fruttato intenso, Dop-Igp, Biologico, Monovarietale e Absolute Beginners. Successo equamente distribuito tra le principali regioni produttrici: cinque alla Puglia, tre al Lazio, due a Abruzzo, Toscana e Umbria, uno a Sardegna, Sicilia, Veneto, Campania, Sardegna e Trentino. Un podio a Croazia. Il “Sol d’Oro Challenge 2023”, che premia la miglior perfomance complessiva, se lo è aggiudicato l’azienda agricola Donato Conserva, di Modugno (Bari). La cerimonia ufficiale di premiazione si terrà domenica 2 aprile nell’ambito di Sol&Agrifood, Salone internazionale dell’agroalimentare di qualità. “Con l’edizione di quest’anno, ‘Sol d’Orò, – ha dichiarato Maurizio Danese, Ad di Veronafiere – ha registrato il record storico di campioni ammessi e di Paesi partecipanti, posizionandosi saldamente ai primissimi posti del ranking internazionale tra i concorsi più partecipati. Storicamente – ha aggiunto – primo per selettività e formula di valutazione degli oli, ‘Sol d’Orò valuta con soddisfazione l’avvio della collaborazione con Aipo e il premio ‘Aipo d’Argentò, che con il suo laboratorio di analisi riconosciuto dal Masaf, ha consentito di aumentare ancora di più il valore del concorso. Confermata l’eccellenza della professionalità dei 17 componenti del panel di degustazione internazionale, provenienti da 8 Paesi. Tra un mese, i buyer presenti a Sol&Agrifood potranno assaggiare in sessioni dedicate gli oli evo vincitori di medaglie e gran menzioni, dove l’Italia ha ribadito chiaramente il suo ruolo di capofila della qualità e varietà delle produzioni, che ben si abbinano fra l’altro a quasi tutte le cucine del mondo”, ha concluso Danese. “Siamo estremamente soddisfatti dei risultati ottenuti in questa XXI edizione di ‘Sol d’Orò, che confermano il valore del concorso come occasione di confronto – spiega Marino Giorgetti, capo Panel di Sol d’Oro – I lavori si sono svolti nel rispetto assoluto delle norme, estremamente selettive. Straordinaria l’affermazione dell’Italia – conclude Giorgetti – nonostante le difficoltà patite dai nostri olivicoltori per le proibitive condizioni climatiche, sorprendente l’assenza dai podi della Spagna, di solito sempre protagonista a Verona, ma il clima ha colpito duramente anche la penisola Iberica”.
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Credito, l’appello del mondo agricolo “Cambiare gli accordi di Basilea”

ROMA (ITALPRESS) – “Le regole per l’accesso al credito bancario previste dagli accordi di Basilea penalizzano gli agricoltori e devono essere modificate alla luce della specificità dell’attività agricola”. E’ questo in sostanza l’appello emerso durante la prima edizione del Forum sul credito in Agricoltura “Gli accordi di Basilea: l’urgenza di cambiare” promosso e organizzato dal Consorzio Vino Chianti in collaborazione con Alleanza delle Cooperative Italiane Agroalimentare, Cia, Coldiretti e Confagricoltura. L’evento, che si è svolto nella Sala del Cenacolo della Camera dei Deputati a Roma ed è stato moderato da Gianluca Semprini di RaiNews 24, è servito a fare il punto sull’applicazione degli accordi di Basilea con numerosi esponenti del mondo politico e del settore agricolo.
Secondo gli accordi di Basilea, le aziende agricole possono accedere al credito bancario secondo le stesse regole che valgono per tutti gli altri settori. “Questo però le penalizza notevolmente perchè la loro attività, per sua natura, è molto diversa da tutte le altre – sottolineano i promotori del Forum -. Il sistema agricolo deve sottostare ai ritmi della natura, quindi i cicli produttivi e di vendita sono molto più lenti di qualsiasi altra attività: oggi, con gli attuali accordi di Basilea, gli agricoltori sono penalizzati quando vanno a chiedere credito alle banche”.
Oltre che per l’agricoltore, questa situazione – è stato spiegato durante il Forum – è lesiva anche del sistema creditizio.
“Se una banca mi presta 10 mila euro per fare un vigneto chiedendo il rimborso dopo tre anni – è l’esempio portato dagli organizzatori – io agricoltore sono in difficoltà perchè la mia prima bottiglia di vino prodotta da quel vigneto la venderò tra almeno cinque anni. E questa situazione va a penalizzare non solo l’agricoltore che non sa come rimborsare il credito, ma anche il sistema bancario che non avrà indietro i soldi nei tempi richiesti. I nostri cicli produttivi sono molto lunghi e quindi le regole, che dobbiamo e vogliamo rispettare, devono essere adeguate a questo contesto”.
La possibilità di avere accesso al credito è ora più che mai cruciale per le aziende vitivinicole. Nel post pandemia, con il rialzo dell’inflazione e l’aumento del costo delle materie prime è fondamentale avere regole chiare ed appropriate per accedere ai fondi e centrare la ripresa economica.
Per questo motivo, durante il Forum è emersa la richiesta che l’agricoltura abbia un sistema di regole bancarie completamente diverso dagli altri settori: non perchè voglia essere privilegiata, ma perchè il ciclo di vita delle piante è diverso da qualsiasi altra produzione.
“O cambiamo le regole per gli agricoltori – è la conclusione dei promotori – o teniamo il settore al di fuori degli accordi di Basilea. Ma una soluzione al problema è necessaria e non rinviabile”.
“Questo deve essere un tavolo di lavoro – ha detto Giovanni Busi,
presidente del Consorzio Vino Chianti -, quello dell’accesso al
credito è un problema che attanaglia le aziende agricole. Credo sia giusto che il nostro consorzio fornisca supporto al mondo dell’agricoltura. In questi ultimi anni, almeno in Toscana, tra siccità, grandinate e gelate primaverili non ci siamo fatti mancare niente, e tutto questo si riflette sul credito, ci sono aziende che non riescono ad accedere al credito”.

– foto ufficio stampa Consorzio Vino Chianti –

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Agroalimentare, Centinaio “Chef aiutano l’export Made in Italy”

ROMA (ITALPRESS) – “Il sistema agroalimentare italiano è riuscito a realizzare un salto di qualità, diventando un punto di forza nelle esportazioni del nostro Paese in tutto il mondo. Se questo è stato possibile, è anche grazie al lavoro dei nostri cuochi e dei nostri chef, che non sono solo artisti, ma anche ambasciatori del made in Italy”. Lo ha affermato il vicepresidente del Senato, Gian Marco Centinaio (Lega), in collegamento con i Campionati della cucina italiana organizzati dalla Federazione Italiana Cuochi a Rimini.
“Il nostro sistema agroalimentare esporta sogni in giro per il mondo e questo ci consente di essere scelto ovunque”, prosegue Centinaio. “I nostri chef valorizzano i prodotti della tradizione e così permettono ai loro clienti di capire che i componenti della dieta mediterranea, compresi carne e vino, se sono consumati nelle giuste quantità non sono solo ottimi da mangiare, ma li aiutano anche a stare meglio. La ricerca e le nuove tecnologie possono aiutare la produzione, ma il made in Italy sarà sempre legato alla tradizione ed è questo che lo rende salutare e che ci permette di mantenere un’aspettativa di vita maggiore rispetto ad altri Paesi”, conclude il vicepresidente del Senato.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Risparmio energetico, Pan di Stelle aderisce a “M’illumino di meno”

PARMA (ITALPRESS) – Serve davvero così tanta luce se le cose più belle si vedono al buio? In occasione dell’appuntamento di domani con la Giornata Nazionale del Risparmio Energetico e degli Stili di Vita Sostenibili che Rai Radio2 con il programma Caterpillar organizza annualmente dal 2005, Pan di Stelle – love brand del Gruppo Barilla, amato in Italia da 10 milioni di famiglie – aderisce alla campagna “Mi illumino di Meno” nata per promuovere e diffondere la cultura della sostenibilità ambientale e del risparmio delle risorse. Una scelta convinta, in linea con la missione del brand e l’attenzione del Gruppo Barilla a temi di sostenibilità.
Per l’occasione Barilla spegnerà domani simbolicamente le luci esterne di un silos dello stabilimento di Pedrignano (Parma) – il più grande pastificio del mondo, headquarter del Gruppo – e lancia con Pan di Stelle una campagna di comunicazione per sensibilizzare al risparmio energetico, valorizzando l’emozione dei sogni.
E’ partito infatti questa settimana il nuovo progetto Pan di Stelle “Meno luce, più sogni”, nato dalla collaborazione tra il Marketing e Digital team Pan di Stelle ed il team strategico e creativo del Gruppo Armando Testa.
Una campagna di comunicazione pianificata sul digital e sui social per invitare gli italiani a ridurre l’illuminazione domestica per accendere l’energia più importante che c’è, quella dei sogni.
Un gesto simbolico che non solo consente un risparmio energetico e quindi fa bene al Pianeta, ma aiuta anche a riscoprire i benefici emotivi e relazionali di un uso minore e più consapevole dell’illuminazione domestica, primo tra tutti quello di stimolare la fantasia e la capacità di sognare.
“Meno luce, più Sogni nasce proprio per unire il racconto del sogno ad un tema concreto, estremamente attuale, come l’attenzione all’ambiente e al risparmio energetico, per diffondere la cultura di scelte etiche e rilevanti in termini di sostenibilità”, spiega Chiara Pisano, Marketing Director Pan di Stelle.
La prima edizione della campagna “M’illumino di Meno” nasce il 16 febbraio 2005, quando, in occasione dell’entrata in vigore del Protocollo di Kyoto, Caterpillar ebbe l’idea di chiedere ai propri ascoltatori di spegnere tutte le luci non indispensabili, come gesto di attenzione per l’ambiente. Anno dopo anno, la campagna “M’illumino di Meno” ha promosso e raccontato la moltitudine di azioni che ognuno di noi può mettere in pratica per salvaguardare il Pianeta.
L’edizione 2023 si pone come obiettivo quello di mappare il fenomeno crescente delle Comunità Energetiche Rinnovabili, ovvero tutte quelle alleanze territoriali di enti pubblici e cittadini che producono e distribuiscono energia da fonti alternative.
Il Gruppo Barilla lavora costantemente per migliorare l’impatto di tutti i suoi prodotti grazie al suo impegno che va “dal campo alla tavola”. Pan di Stelle acquista il 100% di energia elettrica proveniente da fonti rinnovabili, con certificati Guarantee of Origin e il 100% delle confezioni sono progettate per il riciclo. I biscotti e le merende Pan di Stelle vengono prodotti negli stabilimenti di Castiglione, Cremona e Melfi e, in linea con l’impegno del Gruppo, la prestazione ambientale dei tre stabilimenti viene migliorata di anno in anno.
Con 30 stabilimenti in Italia e all’estero, Barilla si è impegnata a migliorare continuamente le proprie prestazioni ambientali, adottando e diffondendo sistemi di gestione, politiche e linee guida per la tutela ambientale. Grazie a questo impegno dal 2010 ad oggi il Gruppo ha registrato un -31% delle emissioni di CO2eq e -18% di consumo d’acqua per tonnellata di prodotto finito ed è aumentato l’acquisto di energia proveniente da fonti rinnovabili (+64%).
Barilla investe periodicamente nell’ammodernamento dei propri impianti produttivi e nell’implementazione di nuove tecnologie in grado di garantire le migliori prestazioni energetiche. Nel corso del 2021, sono stati investiti oltre 10,7 milioni di euro per la tutela e la protezione ambientale di cui, nello specifico, più di 3 milioni di euro sono stati destinati a interventi di ottimizzazione di processo, migliorie apportate agli impianti generali a servizio della produzione e soluzioni di efficientamento energetico.

– foto spot tv Pan di Stelle –
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La Scuola Italiana Pizzaioli al Beer&Food Attraction di Rimini

RIMINI (ITALPRESS) – La Scuola Italiana Pizzaioli sarà presente al Beer&Food Attraction presso il Quartiere Fieristico di Rimini (dal 19 al 22 febbraio), l’evento che riunisce in un solo appuntamento la più completa offerta internazionale di birre, bevande, food e tendenze per l’out of home, con lo stand 042 presso il padiglione A2 e con un ricco calendario di appuntamenti dedicati al mondo della pizza.
Tonda, in teglia, in pala, senza glutine: il piatto più amato al mondo sarà presentato nelle sue diverse sfaccettature nelle due serie di appuntamenti tenuti dai Master Istruttori della Scuola. Per la prima, intitolata La “mia” pizza, verranno proposte interpretazioni moderne della ricetta ottenute con farine da macinazione integrata autentica. Domenica 19 alle 11:30, inizierà Paolo Priore con la focaccia barese, per poi cedere il palco a Graziano Bertuzzo, che alle 14:30 offrirà variazioni sul tema della pizza tonda. Si proseguirà lunedì 20 alle 14:30 con la pizza tonda di Gianluca Procaccini. Martedì 21 alle 11:30, sarà di nuovo Procaccini a tenere banco sulla pizza in teglia. Infine, mercoledì 22, Bertuzzo e Priore tratteranno rispettivamente la pizza in pala alle 11:30 e la pizza tonda alle 14:30. Per la seconda serie di eventi, Il senza glutine che non ti accorgi, Federico De Silvestri e Graziano Bertuzzo (rispettivamente lunedì 20 alle 11:30 e martedì 21 alle 14:30) dimostreranno come, dalla pizza al pane, l’esigenza alimentare di alcuni possa diventare un’opportunità gustosa per tutti.
Fondata nel 1988, la Scuola Italiana Pizzaioli nasce dalla volontà di insegnare il mestiere del pizzaiolo coniugando un approccio didattico scientifico, volto alla continua ricerca delle metodologie più moderne, coniugato alla passione del mettere “le mani in pasta”. Ha 24 sedi sul territorio nazionale e all’estero. I corsi sono svolti presso strutture dedicate interamente alla formazione didattica e pratica.
In abbinamento alle pizze, saranno inoltre proposte le birre scozzesi promosse da Scottish Development International, l’agenzia ufficiale del governo scozzese che promuove i rapporti commerciali tra la Scozia e i mercati esteri in settori prioritari, come quello degli alimenti e delle bevande. La Scozia ha infatti una tradizione di produzione artigianale di birre che prosegue ininterrotta da cinque millenni, arrivando fino agli oltre 90 birrifici artigianali presenti oggigiorno nel Paese.

– foto ufficio stampa Scuola Italiana Pizzaioli –

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Confagricoltura e Carapelli promuovono filiera olio extravergine

ROMA (ITALPRESS) – Celebrato l’accordo di filiera siglato nel 2018 tra Confagricoltura e Carapelli Firenze per promuovere la produzione e la filiera dell’olio di oliva extravergine italiano. L’accordo è nato dalla comune lungimiranza di visione che ha portato a rafforzare i rapporti all’interno della filiera olivicola-olearia italiana con l’obiettivo di contribuire a stabilizzare il mercato e restituire valore a entrambe le parti, quella agricola e quella industriale, garantendo al consumatore un prodotto di qualità, tracciato e sostenibile. Un’esperienza di successo: circa 25 milioni il valore al consumo dell’olio frutto dell’accordo e centinaia di aziende olivicole coinvolte.
L’evento a Palazzo della Valle, si è aperto facendo il punto sul comparto e sui nuovi orientamenti legislativi europei attenti ai temi della sostenibilità. Denis Pantini di Nomisma ha illustrato i cambiamenti in atto nel settore, nello scenario economico e nelle tendenze di consumo. La produzione di olio d’oliva in Italia è in calo strutturale: tra condizioni climatiche avverse, frammentazione produttiva (il 40% delle aziende olivicole italiane ha meno di 2 ettari di oliveto e solo il 2,5% oltre 50 ettari), volatilità dei prezzi e della redditività, nell’ultimo triennio (2020-2022) la produzione media è stata inferiore alle 300mila tonnellate, contro le oltre 500mila del triennio 2010-2012. Nei periodi di forti incertezze come quello attuale, fare” filiera” attraverso gli accordi commerciali dà agli olivicoltori una maggiore sicurezza di sbocco di mercato e favorisce un processo di investimento /modernizzazione necessario per tutto il comparto. “Confagricoltura e Carapelli Firenze nel 2018 condivisero l’opportunità di approfondire alcuni temi cruciali per il comparto olivicolo oleario e di definire una progettualità comune. Oggi, dopo cinque anni, a valle di un lavoro intenso di scambio e di confronto, possiamo affermare con soddisfazione che l’intesa con Carapelli Firenze è un’esperienza di successo, che ha anticipato i tempi e che sicuramente faremo proseguire per condividere sfide sempre più innovative e stimolanti”, ha detto Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura.
“Oggi dobbiamo recuperare delle posizioni che abbiamo perso, la stagione della xylella sta fortemente e negativamente caratterizzando in maniera determinante un piano di rilancio e un piano olivicolo. Dobbiamo uscire dall’urgenza e dall’emergenza – ha proseguito – quindi bene che il governo sia intervenuto in maniera importante con l’ultimo provvedimento su xylella, ma oggi bisogna iniziare a dare valore e qualificare. Abbiamo territori straordinari impegnati nella produzione di olio di qualità, dobbiamo portare quest’olio nel mondo e dobbiamo valorizzare quei grandi progetti di sostenibilità che sono alla base delle nostre imprese. Mi fa piacere che ci siano delle industrie nel settore come Carapelli che vogliono investire con Confagricoltura sui grandi temi della sostenibilità e della valorizzazione del brand italia”. Presente, tra gli altri, il sottosegretario del Masaf, Patrizio La Pietra, che ha confermato l’importanza per il ministero della collaborazione e del confronto costruttivo all’interno della filiera oleicolo-olearia italiana per rilanciare un settore strategico del made in Italy.
“Le indicazioni che ho avuto modo di raccogliere oggi saranno senz’altro molto utili anche in vista della riunione del Tavolo di filiera olio che ho ritenuto di convocare per il prossimo 16 febbraio per fare il punto della situazione del settore e affrontare le numerose problematiche in chiave, finalmente, strategica e di prospettiva”, ha spiegato.
La tavola rotonda al centro del convegno, ha visto i protagonisti dell’accordo illustrare le opportunità che lo stesso ha generato per tutti gli attori della filiera produttiva aderenti, a partire dalle aziende agricole, alle OP e all’AOP, ai frantoi, fino all’industria. Significativa la testimonianza diretta di chi ha lavorato sul campo che ha evidenziato il valore culturale dell’iniziativa, favorendo l’evoluzione delle competenze tecniche e tecnologiche. Ignacio Silva, presidente del Gruppo Deoleo, ha sottolineato che “Carapelli Firenze crede molto nelle alleanze tra parte agricola e parte industriale ed è proprio attraverso accordi di filiera come questo che riteniamo di poter creare un futuro sostenibile al settore”.
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-foto ufficio stampa Confagricoltura-

Raccolte punti, 20 milioni di famiglie ne hanno fatta almeno una

PARMA (ITALPRESS) – Nove italiani su dieci ne seguono una. Venti milioni di famiglie dichiarano di avervi partecipato almeno una volta nella vita. La raccolta punti si conferma un appuntamento fisso per la quasi totalità degli italiani: il 93% ne segue regolarmente una, mentre il 38% (ben 13 milioni) anche più di 3 nel corso dell’anno. La fascia più appassionata si colloca tra i 35 e i 45 anni, in particolare le donne, e tra i premi più ambiti spiccano gli elettrodomestici di uso quotidiano, i device moderni e viaggi o esperienze Il 48% degli italiani porta spesso a termine una raccolta punti, con un 17,6% di veri addicted che non ne fallisce nessuna. E’ quanto emerge dalla fotografia scattata poche settimane fa da AstraRicerche, su un campione rappresentativo di 1.000 italiani tra i 18 e i 64 anni, in occasione del lancio della nuova Raccolta Punti Mulino Bianco 2023, un appuntamento irrinunciabile per 11 milioni di italiani.
Perchè si comincia una raccolta punti? Per risparmiare (59%), perchè incuriositi dai premi in palio (49,7%), per il piacere della collezione e per il gusto di partecipare ad una sfida (18%).
Le raccolte punti si rivelano anche un “family affair”: il 74,7% degli italiani, infatti, collabora con i propri familiari per terminarne una e dal 46,1% viene considerata una tradizione che unisce nonni e nipoti.
Da 45 anni la ricerca dei premi di Mulino Bianco coinvolge milioni di persone: in ogni casa ci sono in media ben 6 oggetti vinti grazie ai concorsi ideati dal brand (Fonte: Doxa per Mulino Bianco) e negli ultimi due anni ne sono arrivati più di mezzo milione.
Lo scorso anno la raccolta punti Mulino Bianco ha coinvolto oltre 1 milione di famiglie, mentre ad aggiudicarsi i premi sono state più di 270mila famiglie, ovvero come gli abitanti di Catania, la decima città italiana per popolazione.
“L’interesse che riscontriamo per i premi delle nostre raccolte punti ci riferisce un legame stretto e profondo che gli italiani hanno con Mulino Bianco – afferma Julia Schwoerer, Vice President Marketing Mulino Bianco -. Un rapporto ad alta fedeltà che ha visto l’80% delle famiglie italiane, circa 20 milioni, partecipare almeno una volta ad una raccolta punti firmata Mulino Bianco. Un successo confermato dall’ultima indagine condotta da AstraRicerche in cui Mulino Bianco è risultato il primo marchio, non legato alla gdo, associato dagli italiani ad una raccolta punti: un dato che ci rende molto orgogliosi”.
Quali sono i premi più ambiti secondo gli italiani? Nelle risposte degli intervistati, i premi di una raccolta punti dovrebbero essere utili ed accessibili a tutta la famiglia (51,5%) di qualità (49%) ma anche una coccola per sè (24,5 %) o un oggetto cult e vintage (16,3%).
Quest’ultimo, in particolare, è molto desiderato perchè difficilmente reperibile sul mercato (44,8%), perchè genera nostalgia, un sentimento positivo che appartiene a tutti (42%), ma anche perchè riesce ad acquistare valore con il passare degli anni (23%) e rievoca il periodo dell’infanzia (20%).
Se è vero che il 65,6% degli italiani riesce spesso o sempre a portare a termine una raccolta punti, 3 italiani su 10 a volte falliscono. Le ragioni dell’insuccesso? Il costo da sostenere nell’acquisto dei prodotti (47%), la difficoltà di recuperare e conservare i bollini (28,5%), la mancanza di costanza (23,2%), la perdita di motivazione (16,7%).
Dalle bambole in abiti ottocenteschi ad oltre 100 preziose acquasantiere in marmo e smalti policromi, fino ad una infinità di modelli di scarpe, abiti e borse tutti uguali, ma di colori diversi: Orietta Berti, icona pop di intere generazioni, è una vera collection addicted.
Le sue collezioni hanno occupato le pagine dei rotocalchi e incuriosito l’amato pubblico che spesso l’ha omaggiata di pezzi rari, originali, ricercati.
Tra le tante passioni, le raccolte punti di biscotti e prodotti da colazione, un suo vero cavallo di battaglia.
Ma quali sono i segreti che si nascondono dietro la collezione perfetta? E cosa è necessario fare per non fallire?
Dedicati ai 3 italiani su 10 che non sempre riescono a portare a termine una raccolta punti, ecco 5 consigli della cantante emiliana “per trasformare un rito antico in una sfida contemporanea e divertente”:
“1) Determinazione e impegno sono la chiave del successo. Partiamo dalle basi: non appena si acquista un prodotto, qualunque esso sia, ricordati di ritagliare subito il bollino per eliminare il rischio che vada perso. Se non hai tempo in quel momento, conservalo con ordine, sempre nello stesso posto – spiega Orietta Berti -. 2) Chiedi aiuto ai tuoi familiari per portare a termine una collezione: l’unione fa la forza! Coinvolgere la famiglia o i propri amici, scambiarsi bollini o punti che più ci interessano renderà la partecipazione ad una raccolta ancora più entusiasmante. 3) Scegli una raccolta punti legata a prodotti che sai di poter consumare regolarmente e recati, se possibile, nello stesso punto vendita: ti aiuterà a non disperdere energie e ad andare dritto alla meta. 4) Valuta la fattibilità della raccolta punti: scegline una che rispecchia bene le tue abitudini, ti aiuterà a tenere alta la motivazione. 5) Non fare il passo più lungo della gamba. Ricorda di procedere un passo per volta: inizia da una raccolta alla tua portata, ti sembrerà più facile da seguire e ti permetterà di non scoraggiarti”.
E’ il 1978 quando Mulino Bianco inaugura per la prima volta la raccolta punti. Nei 20 anni successivi il brand del Gruppo Barilla promuove 16 Raccolte Punti (dal 1978 al 1996), mettendo in palio 108 premi. In quegli anni oltre 20 milioni di italiani collezionano 600 milioni di “spighe” e “covoni” per il Coccio del Mulino (in 8 versioni).
Ma sono tanti gli oggetti promozionali che hanno fatto la storia delle raccolte punti Mulino Bianco. Ancora oggi è possibile ritrovare sul sito dell’Archivio storico del Gruppo Barilla (www.archiviostoricobarilla.com) molti di questi oggetti.
Torna, da gennaio a luglio, la nuova Raccolta Punti Mulino Bianco 2023 dedicata a biscotti, merende e fette biscottate, per un totale di 21 prodotti coinvolti.
In palio 3 premi: i Coccini (20 punti), una coppia di tazzine da caffè ispirate al premio iconico del Mulino, scelte da 1 italiano su 5 come premio preferito del passato (Fonte: Survey sito Mulino Bianco), le Cappuccine (35 punti) e lo Schiumalatte (65 punti).
E per chi volesse ottenere il “Coccio”, premio della Raccolta Punti 2022 ormai giunta al termine, può trovarlo in edizione limitata nella piattaforma Dedicato a Te.

– foto ufficio stampa Mulino Bianco –

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