ROMA (ITALPRESS) – I nuovi impianti di cogenerazione in ambito agricolo alimentati a biogas, potranno accedere al regime degli incentivi statali anche per il 2022. E’ questo il contenuto dell’emendamento inserito nel decreto Milleproroghe su specifica richiesta di Confagricoltura. “Questa proroga è fondamentale per dare continuità agli investimenti negli impianti con potenza non superiore ai 300 Kw, in attesa che sia definito il nuovo sistema di incentivazione per le bioenergie, di cui al D.lgs. 199/22 che ha recepito la direttiva europea sulle rinnovabili La proroga per l’anno in corso – sottolinea Confagricoltura – riguarda gli impianti realizzati da imprese agricole, anche in forma consortile, alimentati per almeno l’80% da reflui e scarti di produzione derivanti prevalentemente dalle stesse aziende”.
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Prorogati gli incentivi sul biogas in ambito agricolo
Pesca, Uila “Vinciamo in Europa ma non ancora in Italia”
ROMA (ITALPRESS) – “Mentre a Bruxelles, per la prima volta, il Parlamento riconosce le ragioni dei pescatori e boccia l’operato della Commissione europea, in Italia, invece, in tema di ammortizzatori sociali, al momento non vincono nè i lavoratori nè le imprese”. Così la segretaria generale della Uila Pesca, Enrica Mammucari in merito, da un lato alla bocciatura dell’atto delegato proposto dalla Commissione europea sull’attuazione del Feampa 2021-2027 che avrebbe inasprito il regime sanzionatorio a danno dei pescatori e, dall’altro, all’estensione della Cisoa al settore della pesca, decisa con l’ultima legge di Bilancio.
“Dopo anni di attesa, non avremmo mai immaginato che l’ammortizzatore strutturato per la pesca potesse escludere la copertura delle fondamentali causali di sospensione dell’attività lavorativa” afferma Mammucari “con il risultato che, da ieri, le imprese hanno iniziato a versare la contribuzione per la Cisoa, senza che ci siano ancora le norme regolamentarie e attuative che tengano conto delle specificità del settore e rendano quindi possibile la reale fruizione di questo ammortizzatore”.
Per questo, la Uila Pesca, insieme alle altre parti firmatarie dei contratti nazionali di lavoro di riferimento del settore stanno chiedendo a gran voce la riconvocazione urgente del tavolo di confronto interministeriale, avviato lo scorso 14 gennaio dal ministero del Lavoro, con la presenza dell’Inps e poi non più riconvocato.
“Da sempre, non ci lasciamo sedurre da conquiste sulla carta che non si trasformano in diritti esigibili per i lavoratori, a maggiore ragione nella pesca, un settore strategico per la sicurezza alimentare del paese” conclude Mammucari “I pescatori italiani sono già considerati lavoratori di serie B quanto al riconoscimento previdenziale del carattere usurante della loro attività e in materia di salute e sicurezza a causa dei mancati decreti attuativi del “Testo Unico” del 2008; ora meritano che la Cisoa sia realmente lo strumento per intervenire sulle cause maggiori di inattività lavorativa indipendenti dalla volontà del datore di lavoro e dei lavoratori. E per questo ci batteremo con tutte le nostre forze”.
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Un premio alle eccellenze dell’olio d’oliva pistoiese
FIRENZE (ITALPRESS) – Le eccellenze dell’olio d’oliva prodotto in provincia di Pistoia, che confermano la tradizione nel settore della Toscana, riceveranno il premio nato dalla collaborazione del Consiglio regionale con ChiantiBanca. A ricevere il riconoscimento saranno dodici imprenditori olivicoli che hanno partecipato alla selezione annuale di Slow Food Italia e le cui aziende sono state inserite nella guida Slow Food degli oli extravergine Top.
La consegna dei riconoscimenti avverrà il 18 febbraio, dalle 10.30 presso la palestra dell’Istituto Professionale ‘Barone de Franceschi – Pacinottì di Pistoia. In rappresentanza dell’Assemblea legislativa toscana ci sarà la consigliera segretaria dell’Ufficio di presidenza Federica Fratoni. Saranno presenti anche il presidente della Fondazione Agraria Eugenio Fagnoni; il direttore ChiantiBanca Cristiano Mazzei; la capo-panel di Slow Food Daniela Vannelli, che ha coordinato gli assaggi, e la preside dell’Istituto professionale Concetta Saviello.
Il valore di queste aziende è stato riconosciuto dalla giuria di Slow Food con la ‘Chiocciolà, che è il massimo riconoscimento che un’azienda possa ricevere per la totale coerenza nel disciplinare produttivo di olio extravergine; con il titolo di ‘Presidiò, che è il riconoscimento Slow Food per il valore ambientale, paesaggistico e salutistico dell’azienda e dell’olio extravergine prodotto; e con il ‘Grande Olio Slow Food’ e il ‘Grande Oliò, attestati che distinguono il merito di oli particolari che emozionano per le loro peculiarità.
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Il mercato del vino nella Distribuzione Moderna supera i livelli pre-Covid
VERONA (ITALPRESS) – Bene il mercato del vino nella Distribuzione Moderna (DM) nel 2021, ma il 2022 si apre nel segno dell’incertezza. E’ quanto emerso nel corso del webinar “Vino e Bollicine nella Distribuzione Moderna: consuntivo 2001 e prospettive per il 2022”, organizzato da Veronafiere. L’evento si inquadra in una serie di webinar organizzati come tappe di avvicinamento a Vinitaly, che si terrà dal 10 al 13 aprile 2022.
Il vino nella DM chiude il 2021 con un -2,2% a volume, negativo verso il 2020 ma positivo rispetto al 2019, anno pre-pandemico e quindi vero termine di paragone. Le bollicine, invece, hanno fatto registrare una crescita straordinaria del 18,1% a volume, trainate dal Prosecco. Se analizziamo i dati a valore troviamo che il vino è cresciuto del 2,1% e le bollicine del 20,5%. Complessivamente un valore di 3 miliardi di euro. (dati IRI: Iper+Super+LS+Discount+VenditeOn line).
Diverse variabili potranno influenzare l’andamento nel 2022: l’aumento dei prezzi delle materie prime, dell’energia e dei trasporti; il potere di acquisto più basso dei consumatori; l’eventuale forte rallentamento della pandemia.
L’incertezza sul futuro ha già condizionato negativamente il mese di gennaio 2022, svantaggiato però da un confronto con il gennaio 2021 che aveva fatto registrare una forte crescita: il vino a volume scende del 7% e quello delle bollicine dell’1%.
Ma bisognerà attendere i dati del primo trimestre 2022, che IRI presenterà a Vinitaly nel corso della tradizionale tavola rotonda su Vino e DM, per avere un quadro più chiaro. Aumenterà il prezzo del vino sugli scaffali della DM? Difficile dirlo, bisognerà probabilmente attendere la seconda metà dell’anno. A gennaio i prezzi fanno registrare addirittura una piccola flessione.
“Per il vino abbiamo assistito nel 2021 a una correzione della grande crescita 2020, dovuta all’emergenza pandemica – ha affermato Virgilio Romano, Business Insight Director di IRI -. Per gli Spumanti, la chiusura 2021 rappresenta un risultato storico, che diventa incredibile considerando il + 42% verso il 2018. Nel 2022 la DM dovrà affrontare la sfida dei prezzi e il probabile ritorno alla totale normalità degli altri canali di vendita”.
Le statistiche presentate da IRI sono state commentate dai rappresentanti delle cantine e delle insegne distributive, nel dibattito condotto da Luigi Rubinelli.
“Prevediamo un 2022 difficile a causa delle richieste di aumento che stanno arrivando su materie prime, energia e trasporti – ha detto Francesco Scarcelli, Responsabile Beverage, Coop Italia – Ancora non leggiamo questa inflazione sugli scaffali poichè non sono entrati in vigore i nuovi listini ma, quando questo avverrà, avremo certamente una contrazione dei volumi. Nel 2001 Coop è allineata ai dati di mercato presentati da IRI, ma va sottolineato che la MDD cresce più del mercato, per questo svilupperemo nei prossimi mesi nuove linee e referenze”.
“In Conad la categoria Vino e Spumanti è cresciuta nel 2021 del 16% a valore dato dal +10% dei vini e dal +34% degli spumanti – ha sottolineato Simone Pambianco, National Category Manager Bevande alcoliche e analcoliche di Conad – Per quanto riguarda il successo degli spumanti va sottolineato che i produttori hanno apportato innovazione al comparto e che continua il fenomeno della premiumizzazione della domanda per cui ad essere maggiormente acquistati sono vini e spumanti di maggior contenuto valoriale oltre che di qualità intrinseca elevata”.
Le vendite di vino in Carrefour sono state soddisfacenti: “Dopo un anno di generale soddisfazione per i Vini in Carrefour Italia – ha detto Gianmaria Polti, Responsabile Beverage, Carrefour Italia – abbiamo di fronte una grande sfida per il 2022: confermare e migliorare la soddisfazione espressa dai nostri clienti in un contesto complesso, non privo di difficoltà, legato a tensioni inflattive e accenni di frenata sui consumi domestici”.
Sull’impegno per il 2022 è intervenuto anche Mirko Baggio, Rappresentante Federvini (Responsabile Vendite Gdo Italia di Villa Sandi SpA): ” La sfida per il futuro e soprattutto per il 2022 è riuscire a mantenere i livelli di fatturato raggiunto e continuare in questa crescita passando attraverso un riposizionamento indispensabile per tutto il comparto del vino e bollicine”.
Intanto le bollicine crescono anche nel mondo, come ha sottolineato Robert Ebner, Chief Sales Officer Management Board Executive di Mionetto SpA, rappresentante di Unione Italiana Vini: “Le bollicine italiane sono sempre più importate negli Stati Uniti, nell’Europa dell’Est, perfino in Francia. Le vendite in DM di Mionetto sono state memorabili nel 2021, con un +16% a volume. Credo che il canale DM conserverà i vantaggi accumulati nel periodo pandemico”.
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Fieragricola-Clal, verso un mercato del latte positivo
VERONA (ITALPRESS) – Una produzione europea di latte in leggera diminuzione (-0,3% fra gennaio e novembre 2021 su base tendenziale), con i principali Paesi produttori (Germania e Francia) che hanno ridotto le consegne rispettivamente dell’1,8% e dell’1,4%, dovrebbero spingere verso l’alto i prezzi del latte, con un risvolto positivo a partire dalle prossime settimane anche per l’Italia. E’ quanto emerge da un’analisi di Fieragricola, 115^ edizione della rassegna internazionale di agricoltura, in programma a Veronafiere dal 2 al 5 marzo, sulla base dei dati di Clal.it, principale portale di riferimento del settore lattiero caseario.
Alla vigilia della stagione primaverile che, solitamente, spinge verso l’alto le produzioni di latte nell’Emisfero Nord, l’Unione europea potrebbe registrare un’accelerazione molto meno vivace rispetto agli anni precedenti, per una concomitanza di fattori che spingerebbero le stalle a rallentare la corsa, con beneficio chiaramente sui prezzi di latte, formaggi (le quotazioni delle principali Dop europee sono in crescita), burro e polveri.
Il boom dell’energia. I dati elaborati da Teseo.Clal.it dicono che nei primi 14 giorni di febbraio i prezzi dell’elettricità sono cresciuti del 238% sullo stesso periodo del 2021, il gas naturale vale il 327% in più, il petrolio il 50% in più, i costi dei trasporti sono aumentati del 115% rispetto a febbraio di un anno fa. Una corsa insostenibile per la catena di approvvigionamento, che colpisce tutti gli anelli della filiera.
Le stalle, in aggiunta, devono fronteggiare anche i rincari legati alla mangimistica. Il prezzo del mais a uso zootecnico costava a gennaio il 32% in più rispetto a gennaio 2021 (e il 67% in più rispetto a dicembre 2019); la soia è passata dai 328 euro/ton di maggio 2019 a 621,5 euro/ton di media nell’ultimo mese (+89%, con una crescita del 23,3% rispetto a febbraio 2021); il fieno di erba medica pressato è quotato su valori più elevati del 36% in più al confronto con febbraio 2021 e l’erba medica disidratata in balloni è proiettata a raggiungere il prezzo record degli ultimi 22 anni (solo nel 2014 raggiunse un valore più elevato, 268 euro alla tonnellata).
Alle incertezze legate ai costi di produzione si aggiunge, in alcuni Paesi dell’Ue-27, la spinta green, che invita il mondo zootecnico a ridurre l’impatto delle produzioni sull’ambiente, riducendo così il numero di bovine in produzione e lavorando sulla genetica per incrementare le rese per capo, contenendo allo stesso tempo le emissioni.
Le proiezioni degli analisti di Clal.it ipotizzano un rafforzamento del mercato italiano nelle prossime settimane dalla quota attuale di 40,50 euro/100 litri, contro una media Ue-27 dello scorso gennaio di 41,79 euro/100 chilogrammi.
Anche il prezzo del latte «spot» (cioè il latte in cisterna, soggetto cioè a contratti di fornitura per un tempo non superiore ai tre mesi, il cui prezzo è rilevato settimanalmente nelle Borse merci di Verona e Milano, ndr), che già oggi si colloca su valori di 45 e 46 euro/100 kg (il 22,5% in più circa rispetto ai valori di 12 mesi fa), dovrebbe mantenersi su quotazioni vivaci.
«Lo scenario di mercato non è completamente inedito, ma si potrebbe definire insolito – spiega Angelo Rossi, fondatore e direttore del sito Clal.it -. I prezzi del latte spot in Italia sono più bassi rispetto a quelli rilevati in Germania, con la conseguenza che, anzichè importare latte dall’estero, è l’Italia che esporta». In particolare, a trarre beneficio di mercato dall’alleggerimento dei volumi di latte prodotti in Italia ed esportati all’estero, sarebbe il circuito del Grana Padano Dop, la cui minore produzione (-2,1% a gennaio rispetto allo stesso mese del 2021) consentirebbe di alleggerire gli stock, mantenendo i prezzi di vendita soddisfacenti e trascinando su un quadrante positivo l’intero settore lattiero caseario, alla luce del fatto che il Grana Padano assorbe circa il 24% del latte prodotto in Italia.
Per il nostro Paese, dunque, potrebbe esserci ancora qualche margine di crescita delle produzioni interne di latte, dopo due anni di consegne sostenute (+4,5% nel 2020 sul 2019 e +3% nel 2021 sul 2020), anche se sarebbe prudente non eccedere. «Siamo in una fase in cui l’inflazione è aumentata e, insieme all’incognita della pandemia, potrebbe avere qualche ripercussione negativa sui consumi», spiegano dal Team di Clal.it.
Fieragricola e gli investimenti delle stalle. Fieragricola, in programma dal 2 al 5 marzo prossimi e con la preview del Summit internazionale dedicato ai primi 60 anni della Politica agricola comune (Pac), capita in una fase cruciale per la pianificazione degli investimenti degli allevatori, orientati prevalentemente su tre direzioni: il miglioramento del benessere animale, il risparmio energetico e la risposta a un problema di reperimento di manodopera qualificata, che la pandemia ha accentuato.
Fieragricola, con 2 padiglioni dedicati alla zootecnia, alla mangimistica e alle energie rinnovabili, con un ring dedicato agli eventi internazionali (il 20° Dairy Open Holstein Show organizzato da Anafibj e la 52^ Mostra nazionale della razza Bruna), consente agli imprenditori agricoli di orientarsi per individuare le soluzioni più corrette, dalla razionalizzazione dei costi energetici con l’installazione di pannelli fotovoltaici sui tetti delle stalle alla realizzazione di impianti per la produzione di biogas e biometano (investimenti con benefici anche sul piano ambientale).
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Vino, Europarlamento cancella il riferimento al cancro dalle etichette
ROMA (ITALPRESS) – “C’è differenza tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche e non è il consumo in sè a costituire fattore di rischio per il cancro”. E’ una delle modifiche alla relazione sul Piano di azione anti-cancro approvate dall’Europarlamento. Dal testo è stato cancellato anche il riferimento ad avvertenze sanitarie in etichetta.
“E’ stata riconosciuta più appropriata la linea dell’approccio moderato. Auspichiamo che ora si possa continuare a lavorare insieme per la lotta contro il cancro senza demonizzare il consumo consapevole di vino e delle altre bevande alcoliche”, questo il primo commento delle organizzazioni della filiera vitivinicola italiana – Alleanza delle Cooperative Italiane – agroalimentare, Assoenologi, Confagricoltura, CIA- Agricoltori Italiani, Copagri, Federvini, Federdoc, Unione Italiana Vini – dopo l’esito del voto in plenaria del Rapporto della Commissione speciale del Parlamento europeo per la lotta contro il cancro (BECA) sul rafforzamento delle strategie dell’Europa nel combattere la malattia.
Le Organizzazioni ricordano che il Rapporto BECA, pur contenendo elementi importanti nella strategia di lotta al cancro e di accesso alle cure, aveva un approccio antiscientifico in relazione al consumo di alcol, non distinguendo tra uso moderato e abuso. Seguendo tale approccio, si sarebbe unicamente penalizzato pesantemente un intero settore economico che rappresenta invece un’eccellenza per qualità della produzione, storia, cultura, ed è volano di sviluppo di turismo e occupazione.
La relazione BECA eliminava la parola “nocivo” prima del ‘consumò di alcol, termine che esisteva nella relazione della Commissione; proponeva l’inserimento in etichetta di pesanti ‘health warnings’ e chiedeva il divieto di sponsorizzazione totale dell’alcol in relazione alle attività sportive.
“Accogliamo con soddisfazione il reinserimento del concetto di pericolosità dell’ ‘abusò di alcol e non dell’uso di alcol in sè: la misura in cui il vino e le altre bevande alcoliche possono costituire un fattore di rischio dipende in modo significativo non solo dalla modalità, dalla quantità e dalla qualità del prodotto consumato, ma anche dalla predisposizione genetica e dal modello dietetico in cui vengono consumate le bevande alcoliche”.
Il consumo moderato di vino – evidenzia la filiera – è sempre stato un fattore caratterizzante della Dieta Mediterranea, che nel 2010 è stata riconosciuta dall’Unesco Patrimonio culturale immateriale dell’umanità.
“Bene anche che si siano evitati gli ‘health warnings’ in etichetta, poichè è senz’altro più efficace e opportuno promuovere il bere responsabile piuttosto che instillare concetti di paura per dissuadere i consumatori dal consumo tout court”.
La filiera del vino italiano ringrazia i parlamentari che hanno recepito le preoccupazioni del settore vitivinicolo e lavorato con convinzione alla stesura e alla presentazione degli emendamenti poi votati in aula”.
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Parmigiano Reggiano, nel 2021 giro d’affari da record a 2,7 miliardi
MILANO (ITALPRESS) – Parmigiano Reggiano chiude il 2021 con dati positivi per quanto riguarda vendite e prezzi, il giro d’affari al consumo tocca il massimo storico di 2,7 miliardi, contro i 2,35 miliardi del 2020. Al massimo anche il valore generato alla produzione con 1,71 miliardi contro 1,52 miliardi del 2020.
Il 2021 è stato un anno record anche per la produzione, che cresce complessivamente del 3,9% rispetto all’anno precedente.
I 4,09 milioni di forme (circa 163 mila tonnellate) rappresentano il livello più elevato nella storia del Parmigiano Reggiano. Volumi che orientano il Consorzio a puntare sempre di più verso l’estero: mercati di grandi opportunità di sviluppo per una produzione in continua, ma programmata, espansione. Negli ultimi quattro anni, la produzione è aumentata da 3,7 milioni di forme a 4,09 milioni di forme, registrando una crescita pari al 10,6%.
Nei mercati, il Parmigiano Reggiano ha registrato nel 2021 una quotazione positiva e stabile: la media annua è stata di 10,34 euro al chilo (Parmigiano Reggiano 12 mesi da caseificio produttore), con oscillazioni di prezzo contenute tra 10,25 euro/kg e 10,40 euro/kg. Nel 2020 la media era stata di 8,57 euro/kg e nel 2019, prima dell’inizio della pandemia, di 10,76 euro/kg. Per quanto riguarda la distribuzione dei consumi il mercato del Parmigiano Reggiano sta diventando sempre più internazionale. L’Italia, che rappresenta il 55% del mercato, ha registrato un incremento dei consumi pari al +4,5% rispetto ai livelli pre-pandemia: 89.101 tonnellate nel 2021 contro le 85.258 del 2019. Il dato risulta essere in leggera flessione (-1,3%) se comparato a quello del 2020: anno straordinario in cui, a causa del primo lockdown, si registrò un boom dei consumi domestici del prodotto. La GDA rimane il primo canale distributivo (51%), seguita dalle vendite dirette dei caseifici che registrano un forte aumento, e dall’industria (14%). Il canale Horeca rimane fanalino di coda, e quindi enorme potenziale di sviluppo, ma recupera volumi e si attesta al 7% del totale rispetto al 2% registrato nel 2020. Il restante 8% è distribuito negli altri canali di vendita. La quota export è pari al 45% (+2,9% di crescita a volume rispetto all’anno precedente). Gli Stati Uniti sono il primo mercato (21% dell’export totale), seguito da Francia (19%), Germania (17%), Regno Unito (11%) e Canada (5%).
Nei mercati più importanti, le performance migliori, rispetto al 2020, sono state registrate negli Usa (+10,4%), in Francia (+4,5%) e in Canada (+5,5%). Crescono anche la maggior parte dei mercati europei, in particolare Svizzera (+14,7%) e Svezia (+13,2%). Perde terreno il Regno Unito (-15,6%) a causa di Brexit, e la Germania ( -1,9 % ma dopo una crescita importante rispetto al 2019). Per Nicola Bertinelli, presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano “la nostra filiera non solo ha retto all’onda d’urto del Covid, ma in questo anno è riuscita a espandere i consumi e a trovare la stabilità dei prezzi alla produzione. Ora che stiamo uscendo da questa fase, dovremo fare fronte ai riflessi di un mercato che è stato tonico ma che potrebbe manifestare dei problemi di eccesso di offerta. Il piano marketing e i nuovi piani produttivi, deliberati in assemblea a dicembre 2021, sono i due strumenti principali con i quali ci apprestiamo ad affrontare queste sfide di breve e medio termine per posizionare, ancora una volta, il Parmigiano Reggiano su una traiettoria di crescita forte e di lungo periodo”.
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La Dop economy tiene nel 2020 con 16,6 miliardi
ROMA (ITALPRESS) – Nell’anno segnato dalla pandemia, la Dop economy ha confermato il ruolo esercitato nei territori, grazie al lavoro svolto da 200mila operatori e 286 Consorzi di tutela dei comparti cibo e vino. A confermare questi numeri è l’analisi del XIX Rapporto Ismea- Qualivita sul settore italiano dei prodotti Dop Igp che nel 2020 raggiunge 16,6 miliardi di valore alla produzione (-2%) e un export da 9,5 miliardi (-0,1%) pari al 20% delle esportazioni nazionali di settore. La Dop economy vale il 19% del fatturato complessivo del settore agroalimentare nazionale, grazie soprattutto al contributo delle grandi produzioni certificate, ma non mancano elementi che confermano un forte dinamismo del sistema delle Indicazioni Geografiche italiane, fra cui l’affermarsi di categorie come le paste alimentari o i prodotti della panetteria e pasticceria.
Le esportazioni hanno un peso del 20% nell’export agroalimentare italiano. Si tratta di un risultato importante, con chiari effetti collegati alla pandemia sui mercati extra-UE, il cui calo è compensato da una crescita delle esportazioni verso destinazioni europee. Il valore complessivo è frutto anche di un andamento diverso fra i due comparti, con il cibo che con 3,92 miliardi registra un incremento del valore esportato del +1,6% e il vino che con 5,57 miliardi mostra un calo del -1,3%. Tutte le regioni e le province italiane registrano un impatto economico delle filiere Dop Igp, anche se si conferma la concentrazione del valore nel Nord Italia. Fra le prime venti province per valore, ben undici sono delle regioni del Nord-Est, a partire dalle prime tre – Treviso, Parma e Verona – che registrano un impatto territoriale oltre il miliardo. Nel 2020 solo l’area Sud e Isole mostra un incremento complessivo del valore rispetto all’anno precedente (+7,5%), con crescite importanti soprattutto per Puglia e Sardegna. L’agroalimentare italiano Dop Igp Stg coinvolge oltre 86mila operatori, 165 Consorzi autorizzati e 46 organismi di controllo. Nel 2020 raggiunge i 7,3 miliardi di valore alla produzione per un -3,8% in un anno e con un trend del +29% dal 2010. Stabile il valore al consumo a 15,2 miliardi per un andamento del +34% sul 2010. Per l’export i mercati principali si confermano Germania (770 milioni), Usa (647 milioni), Francia (520 milioni) e Regno Unito (268 milioni). Il vitivinicolo italiano Dop Igp coinvolge oltre 113mila operatori, 121 Consorzi autorizzati e 12 organismi di controllo. Nel 2020 registra 24,3 milioni di ettolitri di vino Ig imbottigliato (+1,7% in un anno), con le Dop che rappresentano il 68% della produzione e le Igp il 32%. Il valore della produzione sfusa di vini Ig è di 3,2 miliardi, mentre all’imbottigliato è 9,3 miliardi (-0,6%) con le Dop che ricoprono un peso economico pari all’81%. L’export raggiunge 5,6 miliardi, per un -1,3% su base annua e un trend del +71% dal 2010; risentono degli effetti della pandemia soprattutto i mercati extra-UE (-4,3%), mentre cresce l’export in UE (+4,1%) con incrementi a doppia cifra per i Paesi scandinavi e del Nord Europa.
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