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Nella sede di Marevivo nasce un grande sodalizio per il Tevere

ROMA (ITALPRESS) – Nella giornata in cui il sindaco di Roma Gualtieri chiede ai cittadini di curare la città eterna, due realtà si uniscono per dare forza e continuità all’impegno per l’ambiente, in particolare per il fiume storico sacro ai Romani, facendo nascere Teverevivo.
L’Associazione Marevivo Onlus, che da 37 anni partecipa alla vita del fiume dalla sua sede nazionale ormeggiata alla Scalo de Pinedo, e l’Associazione Tevere Day, che ha dato vita all’evento più grande mai realizzato e dedicato al Tevere e al suo rilancio, il Tevere Day, hanno deciso di intraprendere insieme un percorso per sensibilizzare i cittadini sulla gestione e il recupero di un corso d’acqua fondamentale per la salute dell’ambiente e del mare.
Sabato 9 aprile dalle 10 alle 13.30, presso la sede nazionale di Marevivo, si svolgerà la cerimonia del lancio di Teverevivo, che vedrà come madrina Sabrina Alfonsi, assessora all’Ambiente del Comune di Roma con delega al Tevere. Di sicuro la sua attenzione e la sua passione si tradurranno in effetti concreti per avere un fiume vissuto ma soprattutto vivo.
Una mattinata all’insegna della sensibilizzazione ambientale con il coinvolgimento della cittadinanza attraverso un programma di pulizia terra/fiume insieme a Retake, AMA e il Ristorante Baja, con il supporto dei media partner ufficiali Mondo Sommerso e TeleAmbiente.
“Durante i tanti anni vissuti sul fiume siamo stati testimoni di morie di pesci, di magre e di piene e quello che è sempre mancato è una governance integrata, necessaria per mettere insieme tutti i soggetti che in qualche modo sono coinvolti nella vita del fiume – ha dichiarato Rosalba Giugni, presidente di Marevivo -. L’obiettivo prioritario, quindi, è lavorare affinchè si istituisca un “direttore d’orchestra” che coordini tutti. Ma non solo: ci adopereremo affinchè vengano istituiti un “Orto botanico” fluviale e un Parco ambientale Tevere, ripristinata la navigabilità turistica, garantita l’apertura della riva sinistra e l’accesso al fiume in sicurezza. Noi che abitiamo lo Scalo de Pinedo che manteniamo pulito sempre e non solo oggi, abbiamo bisogno delle Istituzioni per rendere libera questa opera d’arte dalle prepotenti scritte che la deturpano e per ripristinare la rampa destra di accesso che anni fa è stata manomessa. Oggi è una giornata importante perchè si pone la pietra miliare per unire società civile, istituzioni in una squadra vincente. E’ difficile ma tutti assieme ce la faremo”.
“Il Tevere è uno dei monumenti più importanti della città, un’icona mondiale, è l’immagine di Roma, una risorsa che deve poter tornare a essere fruita da tutti, dai romani e dai turisti. Per questo con Teverevivo – continua Alberto Acciari, presidente dell’Associazione Tevere Day – ci adopereremo affinchè con tutte le istituzioni che hanno responsabilità sul fiume si lavori a un tavolo unico di pianificazione. Abbiamo avuto la dimostrazione che la città ama il Tevere e vuole che venga riportato a esserne parte viva e integrante”.
Nel corso della manifestazione, presso la sede nazionale di Marevivo, Alberto Acciari prenderà ufficialmente in mano le redini di Teverevivo e, con la sua lunga esperienza e il suo spirito appassionato e inclusivo, porterà avanti gli ambiziosi obiettivi che il sodalizio si è dato.
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Riciclo carta, la filiera dei poliaccoppiati al centro di un convegno

GENOVA (ITALPRESS) – Quanto incide la filiera degli imballaggi compositi in carta sulla raccolta differenziata di carta e cartone in Italia? Come funziona il riciclo di questi imballaggi? Quali sono le leve che la filiera può attivare per migliorarne l’efficienza? Qual è il ruolo del Contributo ambientale Conai in questo senso? Se ne è discusso oggi all’Acquario di Genova nel corso del convegno “Raccolta e riciclo degli imballaggi compositi di carta” con la partecipazione di Matteo Campora (Comune di Genova), Alberto Marchi (Comieco), Pietro Pongiglione (Amiu Genova), Enzo Scalia (Relife Group), Lorenzo Poli (Assocarta), Michele Mastrobuono (Alliace for Beverage Cartons), Simona Bondanza (Costa Edutainment) e Simona Fontana (Conai). L’evento è stato organizzato nell’ambito della seconda edizione della Paper Week, la settimana di iniziative dedicate al mondo della raccolta differenziata e del riciclo di carta e cartone promossa da Comieco in collaborazione con Federazione Carta e Grafica, Assocarta, Assografici, Unirima e con il patrocinio del ministero per la Transizione ecologica e Anci.
Quando si parla di imballaggi compositi ci si riferisce a packaging, prevalentemente a base carta ma costituiti anche di altri materiali: dai cartoni per liquidi alle vaschette, ai sacchetti, vassoi, astucci, bicchieri, si tratta di imballaggi che stanno guadagnando sempre più spazio nella quotidianità e che dunque rappresentano un segmento importante per il sistema industriale italiano del riciclo.
“Nel 2021 sono stati utilizzati dagli italiani circa 300.0000 tonnellate di imballaggi compositi e di questi 9 su 10 sono riciclabili con gradi diversi tra loro – commenta Alberto Marchi, presidente Comieco -. La filiera cartaria sta investendo molto per migliorare le performance di riciclo di questi particolari imballaggi e Comieco – d’intesa con Conai – sta lavorando da tempo per orientare le aziende ad adottare imballaggi facili da riciclare promuovendo – ad esempio – già in fase di progettazione il riciclo tramite il metodo di riciclabilità Aticelca e differenziando il contributo ambientale Conai, al fine di coprire i maggiori costi di trattamento”.
“Per quanto riguarda i cartoni per liquidi stiamo spingendo alla creazione di un sistema di separazione a valle della raccolta carta e multimateriale in tutto il territorio italiano con incentivi specifici e cofinanziamento dei sistemi di sorting”, aggiunge.
La raccolta differenziata degli imballaggi compositi è garantita nel circuito della carta e solo in alcuni Comuni per quanto riguarda i cartoni per il latte, i succhi e in generale i liquidi è effettuata anche tramite la raccolta multimateriale con separazione a valle, perchè la destinazione finale è comunque una cartiera. A Genova, attraverso un accordo specifico con il Comune e Amiu, è stata avviata l’operazione Cartapremia che prevede inoltre la raccolta selettiva dei poliaccoppiati per liquidi tramite ecocompattatori posizionati nelle piazze della città. Nell’ambito di questo circuito, i cartoni per liquidi raccolti – dopo un primo trattamento presso l’impianto ReLife di Sant’Olcese – vengono trasformati in nuovi prodotti dalla cartiera Lucart.
“Le quantità di carta da riciclare impiegate sono aumentate di circa 800 mila tonnellate, dal 2020 al 2021, grazie alle riconversioni e all’aumento di produzione – spiega Lorenzo Poli, presidente Assocarta -. Le raccolte differenziate diventano sempre più essenziali per l’Economia Circolare italiana mentre diminuisce l’export del 30%. Segno che il livello degli investimenti (circa il 5% del fatturato) resta significativo, nonostante i costi energetici, da sempre i più alti in Italia. Ciò è testimoniato anche dalle numerose domande al Bando Carta e Cartone nell’ambito dei Progetti Faro del PNRR”.
Se il sistema industriale sta investendo importanti risorse è anche per far fronte alle scelte “sostenibili” delle aziende e dei consumatori sempre più attenti anche all’utilizzo dei materiali e alla facilità di riciclo degli imballaggi.
“Con 32 milioni di visitatori dall’apertura e una media di 1 milione di visitatori l’anno – afferma Simona Bondanza, Sustainability Manager di Costa Edutainment – l’Acquario di Genova è senza dubbio una realtà che raggiunge un pubblico molto ampio e sempre più esigente in materia di sostenibilità. Operare in maniera responsabile preservando le risorse naturali attraverso le nostre scelte aziendali e sensibilizzando il pubblico ad avere comportamenti quotidiani che possano contribuire alla salvaguardia del pianeta non è solo il cuore della missione come Acquario ma è uno dei valori guida del gruppo Costa Edutainment. Il nostro è un percorso in continua evoluzione che coinvolge tutta la filiera e in cui siamo felici di poter includere anche nel prossimo futuro ulteriori step con l’adozione di materiali sempre meno impattanti e inseriti in cicli virtuosi di riciclo”.
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Transizione ecologica, nasce il primo corso in Italia dedicato alla P.A.

ROMA (ITALPRESS) – Oltre 100 adesioni in poco più di due settimane: questi i numeri raccolti dal primo corso in Italia sulla transizione ecologica dedicato alla pubblica amministrazione, presentato ufficialmente oggi alla sede di Anci a Roma e realizzato da JTI Italia e Save the Planet Onlus in collaborazione con Anci, il ministero delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibile e quello della Transizione ecologica.
All’evento di presentazione sono intervenuti il segretario generale di Anci Veronica Nicotra, la presidente di Save The Planet Onlus Elena Stoppioni e l’amministratore delegato di JTI Italia Gian Luigi Cervesato.
Il progetto, completamente gratuito e disponibile online da inizio marzo per tutti i dipendenti della PA, ha l’obiettivo di fornire agli amministratori locali gli strumenti necessari a rendere le città davvero sostenibili e di migliorare la consapevolezza dei cittadini sui temi della causa ambientale.
Il corso è frutto della pluriennale collaborazione tra JTI Italia e Save the Planet Onlus ed è strutturato su 6 livelli, trattando argomenti di pubblico interesse legati ai temi della sostenibilità, come il verde e la biodiversità urbana, la viabilità e la mobilità, le città e comunità sostenibili, l’edilizia sostenibile, l’energia da fonti rinnovabili e il littering.
Il percorso formativo è presentato dall’esploratore e divulgatore Luca Bracali e vanta formatori d’eccezione come l’esploratore e divulgatore scientifico Alex Bellini, l’ambasciatore Onu della Terra Norbert Lantschner e il professore universitario Francesco Ferrini.
“Per JTI Italia la sostenibilità non è un punto di arrivo, ma di partenza – ha dichiarato Gian Luigi Cervesato di JTI Italia – le aziende, in questo senso, svolgono un ruolo di fondamentale importanza per la realizzazione di un valido percorso che accompagni le città verso la transizione ecologica. Siamo altrettanto convinti che, per concretizzare un reale cambiamento, sia necessario il coinvolgimento attivo di tutti gli attori in gioco, dai cittadini alle pubbliche amministrazioni. Solo così, infatti, potremo davvero costruire un futuro migliore, più inclusivo e sostenibile per tutti”.
A commentare l’iniziativa, che ha ricevuto il patrocinio del ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibile e quello della Transizione Ecologica, anche il sottosegretario al ministero della Transizione Ecologica, Vannia Gava, che all’interno di una nota ha manifestato la propria approvazione per il progetto portato avanti da Save The Planet Onlus e JTI Italia, sottolineando come le maggiori competenze da parte degli amministratori locali faciliteranno la trasformazione dei centri urbani in realtà sostenibili.
Le amministrazioni locali, infatti, detenendo un’accurata conoscenza di tutti gli aspetti e le criticità che compongono il territorio, si prospettano certamente come i primi attori chiamati a favorire direttamente la transizione ecologica. In questi termini, il corso si configura proprio come un supporto concreto per la realizzazione di attività sostenibili volte a facilitare il processo di trasformazione delle città.
“La transizione ecologica è probabilmente il capitolo più importante dell’intero PNRR e per i Sindaci e le amministrazioni locali un obiettivo strategico strettamente legato al loro impegno quotidiano e concreto nelle città, da diversi anni – ha commentato Antonio Decaro, presidente di Anci – Nessuno come gli amministratori locali può rendersi conto di quanto sia essenziale per i cittadini che la mobilità sia davvero sostenibile, che il ciclo dei rifiuti sia gestito bene, che l’efficienza energetica sia garantita negli edifici pubblici e privati, che ci siano spazi verdi puliti e attrezzati in tutti i quartieri. Queste che sembrano pratiche quotidiane per una pubblica amministrazione con la sfida del PNRR possono diventare traguardi difficili da raggiungere se solo si pensa alla condizione delle tempistiche, alle procedure burocratiche e ai nuovi criteri di efficienza e innovazioni ai quali siamo tutti chiamati a rispondere, dalla fase di progettazione alla gestione delle gare. Per questo risulta fondamentale tenersi aggiornati e continuare a formarsi”. “Sulla base di questo scenario – ha aggiunto – l’Anci ha ritenuto importante avviare questa collaborazione con soggetti che possono vantare una grande professionalità nel settore, per avviare questo corso di approfondimento rivolto a tutti gli amministratori pubblici alle prese con la nuova fase di programmazione delle opere legate ai fondi del PNRR”.
L’iniziativa si unisce alle numerose attività di successo scaturite dalla collaborazione tra JTI Italia e Save the Planet Onlus durante il corso degli anni. Questa partnership vincente, nata da un’attenzione e un impegno comune verso i temi della sostenibilità, ha permesso di tracciare un percorso virtuoso e proiettato al futuro che ha contribuito alla realizzazione di numerose iniziative come il progetto Sustainable Cities, finalizzato alla promozione di attività sul territorio per rendere le città più “ecocompatibili” e inclusive, fino al grande successo della campagna antilittering #IoLaButtoLì.
“L’avvio del corso per la Pubblica Amministrazione rappresenta un ulteriore step ad un progetto di ampio respiro e particolarmente ambizioso che ha lo scopo di monitorare e migliorare la qualità della vita delle nostre città – sono le parole di Elena Stoppioni, presidente di Save the Planet -. Proporre, in questa fase, un corso gratuito per le pubbliche amministrazioni, volto a rendere le città più sostenibili e, quindi, per migliorare la vita delle persone, è un grandissimo traguardo che ci permette di coinvolgere gli enti pubblici e richiamare all’impegno civile in una battaglia ineluttabile per rendere più vivibile il nostro quotidiano”.
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Acea, il centro Esa-Esrin di Frascati diventa un’isola di sostenibilità

ROMA (ITALPRESS) – Trasformare il centro Esa-Esrin dell’Agenzia Spaziale Europea in una piccola isola di sostenibilità dotata di tecnologie di ultima generazione, sviluppate da Acea Innovation: questo l’obiettivo dei progetti innovativi realizzati dal Gruppo Acea nel centro di Frascati e inaugurati ques ta mattina alla presenza dell’amministratore delegato di Acea Giuseppe Gola. La multiutility ha, infatti, realizzato all’interno della struttura due progetti in grado di ridurre considerevolmente gli impatti ambientali della sede e del suo personale, attraverso la mobilità elettrica e il trattamento dei rifiuti organici, in un’ottica di economia circolare che vedrà, nei prossimi mesi, l’implementazione con sistemi di mobilità green corredati da una piattaforma tecnologica che ne supporta l’operatività e i servizi di monitoraggio dei KPI gestionali ed ambientali, fornendo funzionalità di analisi in continuo. Una ulteriore iniziativa volta al riutilizzo delle risorse idriche è attualmente in fase di studio.
Per quanto riguarda la mobilità sostenibile, Acea Innovation – CPO (Charge Point Operator) del Gruppo Acea – ha installato otto punti di ricarica per i veicoli elettrici, alimentati al 100% da energia green, fruibili tramite card dedicate ai dipendenti e collaboratori di ESA e gestiti per mezzo della propria piattaforma tecnologica ICT, denominata BOMTS. Il sistema è integrato da un portale digitale innovativo, che consente di recepire, verificare e gestire h24 tutti i dati afferenti alle infrastrutture di ricarica, ed all’utilizzo da parte dei fruitori abilitati, fornendo una serie di KPI elaborati in tempo reale.
Inoltre, sempre Acea Innovation fornirà il proprio Global Service per la gestione in tempo reale, anche tramite control room attiva 24 ore su 24, dello SmartComp, la compostiera intelligente con brevetto Acea, installata a servizio della mensa del centro dalla capacità di 35 tons/annue, pari ad un massimo di 70tons di Co2 non emesse in atmosfera.
Questo impianto di compostaggio dotato di intelligenza artificiale, con la sua tecnologia sensoristica, è in grado di trattare la frazione organica direttamente nel luogo in cui viene prodotta trasformandola in compost di alta qualità, da utilizzare per la fertilizzazione delle aree verdi del sito, eliminando così, attraverso un processo a KM 0, l’impatto ambientale dovuto a raccolta e trasporto su ruota dei rifiuti umidi.
Infine, è già allo studio di “Ingegneria e Servizi” – area del Gruppo Acea che si occupa di progettazione, realizzazione e gestione di reti ed impianti – un progetto per il riutilizzo delle acque reflue, già trattate in loco, e delle acque piovane per l’irrigazione degli spazi verdi.
“I progetti che abbiamo inaugurato oggi, nati dalla collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea, ente con cui condividiamo l’attenzione sui temi legati allo sviluppo sostenibile, sono per noi motivo di particolare soddisfazione”, ha commentato Gola.
“Quanto realizzato presso il centro ESA, infatti, è in linea con i nostri piani di crescita nei settori della mobilità elettrica e dell’economia circolare e, anche grazie alle tecnologie innovative applicate, ci permette di contribuire al raggiungimento degli obiettivi di decarbonizzazione propri della green economy”, ha concluso.
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L’economia circolare non decolla nel mondo, l’Italia contiene i danni

ROMA (ITALPRESS) – Molte materie prime mancano e, quando si trovano, i prezzi vanno alle stelle. Le responsabilità sono varie: l’aumento della domanda, che è crescente; la crisi climatica, che diminuisce la capacità degli ecosistemi di offrire risorse e aumenta alcuni bisogni; la pandemia, che ha imposto una lunga battuta d’arresto all’economia globale; il conflitto in Ucraina, che ha esasperato la fragilità energetica dell’Europa. La soluzione esiste e si chiama economia circolare. Ma ancora non decolla. I dati globali, sotto questo profilo, parlano chiaro: tra il 2018 e il 2020 il tasso di circolarità è sceso dal 9,1% all’8,6%. Negli ultimi cinque anni i consumi sono cresciuti di oltre l’8% (superando i 100 miliardi di tonnellate di materia prima utilizzata in un anno), a fronte di un incremento del riutilizzo di appena il 3% (da 8,4 a 8,65 miliardi di tonnellate): sprechiamo ancora una gran parte dei materiali estratti dagli ecosistemi. E’ quanto emerge dal Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022, giunto alla sua quarta edizione. Lo studio è realizzato dal CEN /(Circular Economy Network), la rete promossa dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile assieme a un gruppo di aziende e associazioni di impresa, in collaborazione con Enea, ed è stato presentato oggi dal presidente CEN Edo Ronchi e dal direttore del Dipartimento sostenibilità dei sistemi produttivi e territoriali Enea Roberto Morabito, alla presenza del ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Andrea Orlando e Paola Migliorini, vice capo unità economia circolare, DG Ambiente, Commissione europea. La conferenza è patrocinata dal Ministero della Transizione ecologica e dalla Commissione europea.
Non abbiamo invertito la rotta. Anche l’Italia non ha centrato l’obiettivo del disaccoppiamento tra crescita economica e uso delle risorse. Ciò significa che Pil e consumo di materiali viaggiano in parallelo: la ripresa del 2021 mostra come i due valori si stiano riportando sugli stessi livelli precedenti alla pandemia. Eppure l’Italia è uno dei Paesi che “tiene”: nel quadro delle prime cinque economie europee si posiziona al primo posto per gli indicatori più importanti di circolarità, assieme alla Francia.
‘La crisi climatica e gli eventi drammatici degli ultimi due anni, con l’impennata dei prezzi di molte materie prime, dimostrano che il tempo dell’attesa è finito. E’ arrivato il momento di far decollare senza ulteriori incertezze le politiche europee a sostegno dell’economia circolare – ha dichiarato Ronchi -. Le nostre economie sono fragili perchè per aspetti strategici dipendono da materie prime localizzate in larga parte in un ristretto gruppo di Paesi. E’ un nodo che rischia non solo di soffocare la ripresa ma di destabilizzare l’intera economia con una spirale inflattiva. Ed è qui che l’economia circolare può fare la differenza trovando all’interno del Paese le risorse che è sempre più costoso importare. L’obiettivo che l’Italia si deve porre è raggiungere il disaccoppiamento tra crescita e consumo di risorsè.
‘La simbiosi industriale è uno degli strumenti più potenti che possiamo utilizzare a supporto della transizione circolare dei nostri sistemi produttivi con grandi vantaggi ambientali, economici e sociali”, ha sottolineato Roberto Morabito.
‘Come avviene in altri Paesi, sarebbe quanto mai opportuno che anche l’Italia si dotasse di un Programma nazionale per la simbiosi industriale per massimizzarne le potenzialità e assicurare tracciabilità e contabilità delle risorse scambiate. Il potenziale vantaggio economico per lo scambio di risorse in Europa è stimato tra i 7 e i 13 miliardi di euro, a cui aggiungere oltre 70 miliardi per costi di discarica evitati. ENEA – ha aggiunto – dal 2010 ha sviluppato una Piattaforma e una metodologia di lavoro che hanno permesso di realizzare progetti con oltre 240 aziende e individuare circa 2mila potenziali trasferimenti di risorse tra lorò.
In media in Europa nel 2020 sono state consumate circa 13 tonnellate pro capite di materiali. Ma tra le cinque maggiori economie al centro dell’analisi di questo Rapporto (Italia, Francia, Germania, Polonia, Spagna) le differenze sono consistenti: si va dalle 7,4 tonnellate per abitante dell’Italia alle 17,5 della Polonia. La Germania è a quota 13,4 tonnellate, la Francia a 8,1, la Spagna a 10,3.
Nel 2020 per nessuno dei cinque Paesi europei esaminati si è registrato un incremento nella produttività delle risorse. In Europa nel 2020, a parità di potere d’acquisto, per ogni kg di risorse consumate sono stati generati 2,1 euro di PIL. L’Italia è arrivata a 3,5 euro di PIL (il 60% in più rispetto alla media UE).
Il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo misura il contributo dei materiali riciclati alla domanda complessiva di materia. Nel 2020, ultimo anno di dati disponibile, il tasso di utilizzo di materia proveniente dal riciclo nell’UE è stato pari al 12,8%. In Italia, sempre nello stesso anno, il valore ha raggiunto il 21,6%, secondo solamente a quello della Francia (22,2%) e di oltre 8 punti percentuali superiore a quello della Germania (13,4%). Spagna (11,2%) e Polonia (9,9%) occupano rispettivamente la quarta e la quinta posizione.
Notizie positive per l’Italia anche sul fronte rifiuti. In Italia la percentuale di riciclo di tutti i rifiuti ha raggiunto quasi il 68%: è il dato più elevato dell’Unione europea.
Tra le cinque economie osservate, l’Italia è quella che al 2018 ha avviato a riciclo la quota maggiore di rifiuti speciali (quelli provenienti da industrie e aziende): circa il 75%. Per quanto riguarda i rifiuti urbani (il 10% dei rifiuti totali generati nell’Unione europea) l’obiettivo di riciclaggio è del 55% al 2025, del 60% al 2030 e del 65% al 2035. Nel 2020 nell’UE 27 è stato riciclato il 47,8% dei rifiuti urbani; in Italia il 54,4%. Sempre nel 2020 i rifiuti urbani avviati in discarica in tutta l’UE sono stati il 22,8%. Dopo la Germania, le migliori prestazioni sono quelle di Francia (18%) e Italia (20,1%).
Ci sono invece settori in cui l’Italia è in netta difficoltà. Uno è il consumo di suolo: nel 2018 nella UE a 27 Paesi risultava coperto da superficie artificiale il 4,2% del territorio. La Polonia era al 3,6%, la Spagna al 3,7%, la Francia al 5,6%, l’Italia al 7,1%, la Germania al 7,6 %. Anche per l’ecoinnovazione siamo agli ultimi posti: nel 2021 dal punto di vista degli investimenti in questo settore l’Italia appare al 13° posto nell’UE con un indice di 79. La Germania è a 154. Infine la riparazione dei beni: in Italia nel 2019 oltre 23.000 aziende lavoravano alla riparazione di beni elettronici e di altri beni personali (vestiario, calzature, orologi, gioielli, mobilia, ecc.). Siamo dietro alla Francia (oltre 33.700 imprese) e alla Spagna (poco più di 28.300). In questo settore abbiamo perso quasi 5.000 aziende (circa il 20%) rispetto al 2010.
Facendo le somme risulta che l’Italia e la Francia sono i Paesi che fanno registrare le migliori performance di circolarità, totalizzando 19 punti ciascuno. In seconda posizione, staccata di tre punti, si attesta la Spagna con 16 punti. Decisamente più contenuto è l’indice di performance di circolarità della Polonia e della Germania che ottengono, rispettivamente 12 e 11 punti.
Il PNRR: i soldi ci sono Il Piano nazionale di ripresa e resilienza indica due obiettivi di carattere generale per quanto attiene all’economia circolare: rendere performante la filiera del riciclo con interventi volti a consentire il recupero delle materie prime seconde; implementare il paradigma dell’economia circolare, riducendo l’uso di materie prime di cui il Paese è carente e sostituendole progressivamente con materie prime seconde.
Le risorse direttamente finalizzate all’economia circolare nella Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica) Componente 1 (Economia circolare e agricoltura sostenibile) sono pari a 2,1 miliardi di euro. E in altre parti del PNRR sono presenti ulteriori investimenti che potrebbero contribuire allo sviluppo dell’economia circolare.
Il 4° Rapporto del CEN ha monitorato l’andamento dell’economia circolare attraverso l’innovativa applicazione di indicatori basati sulla Carta di Bellagio, un sistema di monitoraggio europeo dell’economia circolare. Tale misurazione contribuisce agli obiettivi del Nuovo piano d’azione europeo per l’economia circolare che richiede precise valutazioni degli avanzamenti della circular economy. Nel 2022, inoltre, entrerà in vigore la Strategia nazionale sull’economia circolare e questo Rapporto si propone come uno strumento per contribuire al dibattito sul tema, ponendo particolare attenzione all’andamento del 2021 che, da un lato, si è caratterizzato per un rimbalzo dell’economia più positivo delle aspettative, ma, dall’altro, ha evidenziato una crescita consistente del consumo di risorse.
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Tutela dei mari, al via il progetto “Save the wave” di E.ON e Ioc-Unesco

PALERMO (ITALPRESS) – La prima tappa del progetto Save the Wave per il ripristino degli ecosistemi marini del Mediterraneo parte oggi dal Golfo di Palermo, precisamente da Mondello, che ha visto rinascere una prateria di Posidonia oceanica proprio nelle sue acque grazie alla sinergia tra E.ON, tra i principali operatori energetici in Italia, e la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO (IOC-UNESCO).
Presenti all’evento, patrocinato dal Comune di Palermo, i manager di E.ON Frank Meyer (Chief Executive Officer) e Davide Villa (Chief Customer Officer); Francesca Santoro, Specialista di Programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice in Italia del Decennio del Mare delle Nazioni Unite (2021-2030) e Monica Blasi, biologa responsabile del Pronto Soccorso per Tartarughe Marine sull’Isola di Filicudi. Insieme a loro i ragazzi del Liceo Galileo Galilei di Palermo. Fondamentale il supporto della Guardia di Finanza e della Polizia di Stato, che hanno coordinato le operazioni del biologo Antonio Scannavino impegnato nell’immersione per la riforestazione delle talee di Posidonia.
E.ON ha organizzato oggi un momento formativo dedicato agli studenti che hanno avuto modo di approfondire alcuni aspetti del progetto di E.ON per la tutela delle acque marine Energy4Blue. In una lezione diversa dal solito sono stati affrontati i temi cardine di Save the Wave: l’importanza della Posidonia Oceanica per l’equilibrio del mare e il significato degli ecosistemi Blue Carbon. Il progetto ha visto il coinvolgimento attivo e partecipativo degli alunni che si sono dedicati in prima persona alla preparazione delle talee di Posidonia Oceanica finalizzate all’operazione di riforestazione nelle acque del Golfo di Mondello.
Save the Wave, nato nell’ambito del Decennio delle Scienze del Mare per lo Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite (2021-2030), è un’iniziativa volta anche a promuovere la consapevolezza delle comunità sul ruolo svolto dagli ecosistemi marini per mitigare il cambiamento climatico e contribuire ad un oceano sano. L’intento è anche quello di dar vita ad un network attivo e partecipativo nel quale aziende, università, scienziati e organizzazioni no-profit, operano in modo sinergico.
E.ON Italia, che è fortemente impegnata nella salvaguardia del mare attraverso il progetto Energy4Blue, ha scelto di sostenere Save the Wave, grazie alla condivisione dei valori e degli obiettivi dell’iniziativa, che si inserisce perfettamente nel percorso intrapreso dall’Azienda. Prima importante tappa del progetto, la riforestazione della Posidonia oceanica pianta endemica del Mar Mediterraneo in grado di proliferare e costituire vaste distese verdi sottomarine che favoriscono la biodiversità ospitando e dando nutrimento a molluschi, pesci e crostacei. Inoltre, la Posidonia oceanica produce ossigeno e cattura biossido di carbonio dall’atmosfera, contribuendo alla lotta al cambiamento climatico.
“Siamo davvero contenti di essere qui e contribuire a rendere l’Italia verde anche sott’acqua – ha affermato Frank Meyer, CEO di E.ON Italia -. La riforestazione della prateria di Posidonia oceanica avrà un ruolo cruciale per la tutela dell’ecosistema marino e risulta di fondamentale rilevanza per tutto il Pianeta. Supportare la Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO nelle ambiziose iniziative a protezione dei mari è per noi un vero onore. Condividiamo gli stessi obiettivi ed è per noi molto importante creare delle sinergie che contribuiscano al loro raggiungimento”.
“Essere qui oggi, insieme a ricercatori, studenti e cittadini è motivo di orgoglio – ha aggiunto Davide Villa, Chief Customer Officer di E.ON Italia -. L’impegno di E.ON a beneficio dei territori si manifesta sia con azioni concrete come la piantumazione della Posidonia che con un’attività di divulgazione che possa rendere quante più persone maggiormente consapevoli sul contributo che ognuno di noi può dare al Pianeta”.
“Siamo davvero orgogliosi di aver portato a termine questo progetto che ha un valore straordinario per il mare e tutti i suoi abitanti – ha spiegato Francesca Santoro, Specialista di Programma della Commissione Oceanografica Intergovernativa dell’UNESCO e promotrice in Italia del Decennio del Mare delle Nazioni Unite (2021-2030) -. Le praterie di Posidonia sono infatti un ecosistema che ospita circa il 25% della biodiversità del Mediterraneo e inoltre, proprio come le piante terrestri, la Posidonia oceanica produce ossigeno e cattura biossido di carbonio dall’atmosfera, intrappolandolo nelle radici e nel substrato sottostante per centinaia o addirittura migliaia di anni: sono quindi ecosistemi Blue Carbon, alleati fondamentali per contrastare gli effetti del cambiamento climatico”.
“Progetti come questo sono fondamentali perchè coinvolgono la comunità locale e la rendono consapevole della presenza degli ecosistemi marini da proteggere – ha aggiunto Santoro -. Con Save the Wave vogliamo sottolineare proprio questo: la piantumazione segna l’inizio di un percorso di ripristino che risulta efficace soltanto creando una cittadinanza attiva capace di promuovere essa stessa azioni di salvaguardia”.
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Clima, Wwf “Indispensabile accelerare davvero la transizione”

ROMA (ITALPRESS) – Un nuovo efficace rapporto del Panel scientifico sui cambiamenti climatici dell’ONU (IPCC) definisce le soluzioni che possono limitare il riscaldamento globale, trasformando settori come l’energia, l’industria, l’agricoltura e l’uso del suolo, l’edilizia e i trasporti.
Il rapporto intitolato “Climate Change 2022: Mitigation of Climate Change” sottolinea che le emissioni di gas serra tra il 2010 e il 2019 sono state più alte di qualsiasi altro decennio della storia umana, e che siamo quasi fuori tempo massimo per limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Delinea poi la cruda realtà dell’aumento delle emissioni, provocata principalmente dall’uso di combustibili fossili inquinanti, che ancora alimentano gran parte dei sistemi energetici, e dal carbonio rilasciato ogni volta che gli ecosistemi naturali vengono distrutti.
Il rapporto offre scorci di diversi scenari possibili e sottolinea come esistano scelte e opzioni di mitigazione, che possono portarci sulla strada dell’abbattimento delle emissioni, attenuando così gli impatti climatici e portando a uno sviluppo più sostenibile.
Il costo delle tecnologie per produrre energia pulita da fonti rinnovabile è sceso drasticamente, e l’utilizzo di soluzioni per il clima, tra cui l’energia solare ed eolica, i veicoli elettrici e lo stoccaggio delle batterie, è aumentato negli ultimi anni – ma molto di più deve essere fatto per eliminare i combustibili fossili. Il rapporto IPCC conferma che proteggere e ripristinare gli ecosistemi naturali offre un enorme aiuto nella azione di mitigazione, assorbendo e bloccando il carbonio dall’atmosfera.
“Questo rapporto mostra che benchè alcuni settori stiano andando nella giusta direzione, il cambiamento climatico si sta muovendo molto più velocemente di noi – afferma Mariagrazia Midulla, responsabile Clima ed Energia del WWF Italia (nella foto) -. Non possiamo più aggrapparci ai combustibili fossili inquinanti che stanno rovinando il nostro clima e distruggendo il mondo naturale da cui tutti dipendiamo. Se non agiremo subito per tagliare rapidamente le emissioni di gas serra, mancheremo l’obiettivo cruciale di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C. Un obiettivo che ci riguarda molto, perchè il Mediterraneo è tra le regioni del mondo maggiormente a rischio. Occorre investire su larga scala per alimentare le nostre società in modo più efficiente, usando energia rinnovabile pulita, risparmiando e usando in modo più efficiente l’energia e le risorse naturali, ripristinando la natura, abbandonando le pratiche commerciali insostenibili e non lasciando nessuno indietro in questa transizione. Ogni momento, ogni politica, ogni investimento, ogni decisione conta per evitare ulteriore caos climatico”.
Secondo il WWF, il capitolo pubblicato oggi del rapporto dell’IPCC esistono soluzioni facilmente disponibili in tutti i settori per dimezzare le emissioni entro il 2030 a livello mondiale, limitando il riscaldamento globale a 1,5ºC. Inoltre, un’economia a basse emissioni di carbonio potrà creare più posti di lavoro in generale, e ci sono molte opzioni di mitigazione con benefici economici, sociali e ambientali. Dall’ultimo rapporto, le tecnologie sono migliorate significativamente, e i costi di soluzioni come il solare, l’eolico e le batterie sono diminuiti fino all’85%. Una ventina di Paesi ha già dimostrato di poter ridurre le emissioni attraverso misure politiche ed economiche, che hanno incrementato l’efficienza energetica, ridotto i tassi di deforestazione e aumentato le energie rinnovabili e i trasporti a basse emissioni di carbonio. Le riduzioni di alcuni paesi sono coerenti con la limitazione del riscaldamento globale a 2ºC, ma nessuno è ancora sulla buona strada per restare entro 1,5ºC. “Abbiamo chiaramente gli strumenti per affrontare la crisi climatica, ma – conclude il Wwf – devono essere impiegati più rapidamente e su più larga scala per ridurre la gravità degli impatti del cambiamento climatico”.
(ITALPRESS).

Alberi monumentali in Emilia Romagna, nuove risorse per la conservazione

BOLOGNA (ITALPRESS) – Curare, conservare, valorizzare uno straordinario patrimonio ambientale e storico, quello costituito dagli oltre 600 alberi monumentali presenti in Emilia-Romagna. Giganti verdi giunti fino a noi da epoche lontane e tra le cui fronde sono custoditi tesori inaspettati di biodiversità.
La Regione ha stanziato nuove risorse per gli interventi di gestione e cura di questi veri e propri patriarchi della natura: potatura della chioma, consolidamento della stabilità, eliminazione dei rami pericolosi, ma anche posa di staccionate, cartelli informativi, fino a vere e proprie perizie per valutarne lo stato di salute.
Si tratta di 100mila euro per il 2023 che portano a oltre 500mila euro i finanziamenti messi a disposizione nel triennio.
“Continuiamo a scommettere sul nostro patrimonio verde- ha detto l’assessora regionale alla Forestazione e parchi, programmazione territoriale e paesaggistica Barbara Lori- Gli alberi monumentali rappresentano un tassello prezioso della storia, del paesaggio e della nostra cultura. Un valore da tutelare e rilanciare anche in chiave di bene di comunità, coniugando così la protezione di questi ‘giganti senza tempò e la valorizzazione turistica e culturale”.
Beneficiari delle risorse sono i Comuni e gli Enti Parco, che possono candidare sia alberi di proprietà pubblica che privata. In questo secondo caso è però il proprietario che deve rivolgersi al proprio Comune chiedendo di inviare la richiesta di contributo alla Regione.
Le tipologie degli interventi ammissibili sono finanziate al 100% in base all’ordine della graduatoria e fino ad esaurimento delle risorse disponibili, per un importo massimo di 10mila euro per ogni domanda; in caso di filari o gruppi di alberi monumentali l’importo massimo ammissibile può arrivare fino a 15mila euro.
(ITALPRESS).