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Nuove tendenze per la reputazione aziendale

MILANO (ITALPRESS) – Il modo in cui si forma la reputazione aziendale ha subìto profondi cambiamenti negli ultimi 10 anni, principalmente a causa della rapida evoluzione tecnologica, della crescente interconnessione globale e delle mutevoli aspettative della società nei confronti delle imprese. L’ascesa delle tecnologie digitali, la globalizzazione e una maggiore consapevolezza degli stakeholder hanno reso la gestione della reputazione più complessa e critica, garantendo un accesso senza precedenti alle informazioni e una capacità di condividere le proprie esperienze e opinioni in modo ampio e rapido. Maggiore trasparenza che implica però anche più vigilanza e reattività nella gestione della propria reputazione.
E’ quanto emerge dalla ricerca “Corporate reputation: tendenze emergenti e implicazioni strategiche”, realizzata da Icch e Università Iulm, presentata presso la sede del Centro Svizzero a Milano. “Crediamo che riflettere sulla gestione della propria corporate e brand reputation, in un contesto sempre più interconnesso, attento ai temi sociali e di sostenibilità e in rapido mutamento come quello odierno, in cui l’avvento dell’AI crea nuove opportunità ma pone anche sfide e interrogativi, sia fondamentale per il nostro network e siamo felici di ospitare questo dibattito”, ha sottolineato Pierangelo Fabiano, segretario generale di Icch.
“Negli ultimi 10 anni sono state pubblicate circa mille ricerche scientifiche l’anno sui processi sociali che sottendono la valutazione delle aziende e della loro reputazione. Stigma, status e prestigio organizzativi, legittimità e impatto sociale si intrecciano per formare un tessuto reputazionale complesso e dinamico”, ha dichiarato la professoressa Stefania Romenti, presentando le analisi elaborate dal Centro di ricerca per la comunicazione strategica dell’Università Iulm.
A seguire, due tavoli di lavoro con la presenza di importanti manager della comunicazione. Protagonisti del primo, sul tema della crisi della reputazione e di come proteggere il brand, Cristina Camilli, direttore Relazioni Istituzionali, Comunicazione e Sostenibilità di Coca-Cola Italia e Albania, Erika Mandraffino, direttrice Comunicazione Esterna di Eni, Stefano Tassone, Head of Group Communications di Mediobanca, e Fabio Ventoruzzo, Corporate Communications & Sustainability Director di Sisal. Al secondo invece, sull’attuale tema di come sviluppare una buona reputazione attraverso le nuove piattaforme digitali, hanno partecipato Alessandra Bianco, Corporate Communication Director di Lavazza Group & Lavazza Eventi Sole Director, Enrico Bocedi, Global Public Affairs, Communications & Sustainability Senior Director di Campari Group, Luca Di Persio, Managing Director Marketing, Innovation and Business Services dell’Agenzia ICE – Italian Trade & Investment Agency, e Alicia Lubrani, Chief Marketing Officer di Axpo Italia e amministratore delegato di Pulsee Luce e Gas.
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-Foto: xm4/Italpress-

Bper, Papa “Piano ambizioso ma pragmatico”

MILANO (ITALPRESS) – “Oggi abbiamo presentato un piano ambizioso ma pragmatico. Rimaniamo così come siamo, con l’idea che comunque qualunque operazione di M&A debba creare valore per la banca e per gli azionisti. Oggi questo non c’è. Il nostro piano è stand alone e puntiamo su questo piano”. Così Gianni Franco Papa, amministratore delegato di Bper, durante una conferenza stampa a seguito della presentazione del piano industriale 2024-2027.
“Può essere che ci sia spazio per eventuali operazioni di aggregazione, ma siamo appena usciti da una stagione di estremo dinamismo in termini di M&A, ora ci stiamo consolidando al nostro interno, stiamo modificando la struttura organizzativa. Abbiamo bisogno di dare tempo a questo nuovo piano di sviluppo”, ha aggiunto. Sugli extraprofitti “non posso che allinearmi a quanto è stato proposto dal comitato esecutivo dell’Abi. Noi riteniamo che il versamento deve avere natura predeterminata e temporanea con effetti esclusivamente finanziari, salvaguardando i bilanci delle banche e senza effetti retroattivi. Poi – ha chiosato Papa – bisognerebbe definire che cosa significa extraprofitti, qual è il limite”.
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-Foto: ufficio stampa Bper-

G7 Industria, Urso “Al via l’AI Hub per l’Africa”

ROMA (ITALPRESS) – Rafforzare la cooperazione tra i Paesi G7 e l’Africa per integrare sempre più l’IA nei processi produttivi, sostenendo iniziative d’impresa nel continente attraverso l’AI Hub per lo Sviluppo Sostenibile, progetto della presidenza italiana in linea con i principi cardine del Piano Mattei. Questo l’argomento della prima sessione della ministeriale del G7 sull’Industria e l’Innovazione Tecnologica in corso a Roma, dedicata allo sviluppo digitale e al rafforzamento delle catene del valore con l’Africa. A presiedere i lavori il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, che in apertura ha ringraziato i partecipanti per aver contribuito a creare “una discussione concreta, ancorata alla realtà, che si innesta sulle conclusioni raggiunte a Verona il marzo scorso e la Dichiarazione dei Leader, a Borgo Egnazia”.
In questi mesi, la Presidenza italiana del G7 e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (UNDP) hanno portato avanti il progetto per il lancio dell’AI Hub per lo Sviluppo Sostenibile, un’iniziativa pionieristica che mira a rafforzare gli ecosistemi locali di Intelligenza Artificiale nei Paesi africani in settori chiave come agricoltura, sanità, infrastrutture, istruzione, formazione, acqua ed energia, in linea con il “Piano Mattei” elaborato dal Governo italiano. Tra gli obiettivi dell’Hub, la promozione di partnership strategiche volte a stimolare l’innovazione e rafforzando gli ecosistemi locali di IA per creare nuove opportunità di crescita industriale, progresso tecnologico e sviluppo sociale.
“L’AI Hub per lo Sviluppo Sostenibile è parte del Piano Mattei, priorità della politica estera del Governo italiano. Con questo strumento vogliamo contribuire al conseguimento degli obiettivi di sviluppo, facendo leva sul settore privato e sulle progettualità interessanti per il mercato”, ha dichiarato il Ministro Urso durante i lavori.
L’Hub vedrà la luce nel 2025, con sede in Italia e la partecipazione di oltre 100 soggetti, tra governi, organizzazioni internazionali e aziende tecnologiche che hanno espresso interesse a lavorarci.
Alla sessione hanno preso parte, oltre ai membri G7, le organizzazioni UNDP e ITU, i Paesi outreach Egitto, India, Kenya, Tunisia e Paesi Bassi.
Intervenuti anche i rappresentanti di 4 startup africane individuate dal Mimit e dall’UNDP nell’ambito delle attività dell’AI Hub: Nasrallah Hassan, Co-Founder Birrama (Etiopia), Tonee Ndungu, CEO Kytabu (Kenya), Marouen Hammami, CTO IrWise (Tunisia) e Karim Beguir, CEO InstaDeep (Tunisia).
Hanno partecipato, inoltre, i rappresentanti di alcune grandi aziende, nazionali e multinazionali, che hanno presentato ipotesi progettuali da far confluire all’interno dell’Hub: Julien Groues, Vice Presidente Amazon Web Services, Maximo Ibarra, CEO Engineering, e Farrukh Hussain, Investment Director Sony Group.
Al termine della sessione di lavoro il Ministro Urso ha firmato con l’UNDP, l’Unione Internazionale delle Telecomunicazioni e il Vice Ministro agli Affari Esteri, Edmondo Cirielli, un Memorandum di collaborazione sull’AI Hub.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Inflazione erode consumi famiglie, spesa 2023 -1,5% in termini reali

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2023 la spesa media mensile per consumi delle famiglie in valori correnti è pari a 2.738 euro, in aumento (+4,3%) rispetto al 2022 (2.625 euro), ma in termini reali si riduce dell’1,5% per effetto dell’inflazione (+5,9% la variazione su base annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo). Lo rileva l’Istat.
Anche la spesa equivalente diminuisce in termini reali per tutte le famiglie e quasi nella stessa misura per le famiglie meno abbienti (-1,6%) e per quelle più abbienti (-1,7%).
In leggera flessione i divari territoriali: la differenza relativa tra la spesa massima del Nord-ovest e quella minima del Sud scende dal 36,9% del 2022 al 35,2% del 2023.
Stabile la differenza in termini relativi dei livelli di spesa tra le famiglie composte soltanto da italiani e quelle con stranieri (32,0%; 32,4% nel 2022).
Poichè la distribuzione dei consumi è asimmetrica e più concentrata nei livelli medio-bassi, la maggioranza delle famiglie spende un importo inferiore al valore medio.
Se si osserva il valore mediano (il livello di spesa per consumi che divide il numero di famiglie in due parti uguali), il 50% delle famiglie residenti in Italia ha speso nel 2023 una cifra non superiore a 2.243 euro (2.197 euro nel 2022).
Il forte aumento dei prezzi che ha caratterizzato il 2023, seppure in maniera più contenuta rispetto al 2022, è stato fronteggiato dalle famiglie risparmiando meno o attingendo ai risparmi, ma anche modificando le proprie abitudini di consumo. La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è stata, infatti, del 6,3%, in calo rispetto al 2022 (7,8%) e molto al di sotto del livello pre-Covid (8,0% nel 2019). Inoltre, analogamente a quanto già osservato nell’anno precedente, anche nel 2023 le famiglie hanno modificato le proprie scelte di acquisto, in particolare nel comparto alimentare: il 31,5% delle famiglie intervistate nel 2023 dichiara, infatti, di aver provato a limitare, rispetto a un anno prima, la quantità e/o la qualità del cibo acquistato (erano il 29,5% nel 2022).
Più in dettaglio, nel 2023, a fronte di un forte incremento dei prezzi di Alimentari e bevande analcoliche (+10,2% la variazione su base annua dell’IPCA), le spese delle famiglie per l’acquisto di questi prodotti sono cresciute del 9,2% rispetto all’anno precedente (526 euro mensili, pari al 19,2% della spesa totale), con punte dell’11,2% nel Nord-est e del 10,7% nel Centro.
Gli aumenti, tutti statisticamente significativi, hanno interessato tutte le classi di spesa della divisione alimentare, ma sono stati particolarmente elevati per le spese destinate a cibi pronti e altri prodotti alimentari pronti non altrove classificati (+15,5%, 34 euro mensili), oli e grassi (+12,9%, 17 euro), ortaggi, tuberi e legumi (+12,2%, 69 euro), latte, altri prodotti lattiero-caseari e uova (+11,9%, 65 euro), zucchero, prodotti dolciari e dessert (+9,6%, 23 euro), cereali e prodotti a base di cereali (+9,3%, 83 euro). Per la carne, che da sola rappresenta il 21,0% della spesa alimentare, l’aumento è stato del 6,7% (111 euro mensili nel 2023).

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Aumenta la spesa irregolare nel bilancio dell’Unione Europea

LUSSEMBURGO (ITALPRESS) – Come per gli esercizi precedenti, il livello di errore stimato nella spesa di bilancio dell’UE è aumentato, stando alla relazione annuale della Corte dei conti europea pubblicata in data odierna. La Corte avverte inoltre dei crescenti rischi finanziari per il bilancio dell’Unione, causati da un debito record, dalla guerra di aggressione della Russia contro l’Ucraina e dall’elevato tasso di inflazione.
La Corte, pur concludendo che i conti dell’UE per l’esercizio finanziario 2023 forniscono un’immagine fedele e veritiera della situazione finanziaria e che le entrate possono essere ritenute prive di errore, esprime la propria preoccupazione, perchè per i 191,2 miliardi di euro di spese finanziate dal bilancio dell’UE il livello di errore è aumentato fino al 5,6 % (2022: 4,2%; 2021: 3%). Per di più, è inficiata da irregolarità anche una parte dei 48,0 miliardi di euro spesi nell’ambito del dispositivo per la ripresa e la resilienza (RRF), il principale pilastro del pacchetto dell’UE NextGenerationEU (NGEU) per la ripresa dalla pandemia. La Corte ha riscontrato pagamenti effettuati senza che fossero state soddisfatte tutte le condizioni applicabili, nonchè debolezze nei sistemi di controllo degli Stati membri.
“Con il periodo finanziario 2021-2027 che arriva a metà percorso, le constatazioni contenute nella nostra relazione annuale mettono in evidenza problematiche cruciali per il bilancio dell’UE, tra cui alti livelli di spesa irregolare”, ha affermato Tony Murphy, Presidente della Corte. “Tali problematiche sottolineano la necessità di disporre di solide strutture di controllo e di rendicontabilità, sia a livello di Stati membri che dell’UE, al fine di preservare la fiducia dei cittadini e tutelare le future dotazioni finanziarie dell’UE”, ha aggiunto.
Come per gli ultimi quattro esercizi, la Corte ha concluso che il livello di errore stimato era rilevante e pervasivo e, pertanto, ha emesso un giudizio di audit negativo sulla spesa dell’UE relativa al 2023.
La Corte sottolinea che l’ingente aumento del tasso di errore stimato è causato in gran parte dagli errori rilevati nella spesa per la coesione, che raggiungono il 9,3% (2022: 6,4%). Secondo la Corte, una delle ragioni per cui le amministrazioni nazionali stentano ad assicurare un finanziamento appropriato dei progetti di coesione potrebbe risiedere nel fatto che devono spendere in tempi stretti denaro proveniente da fondi dell’UE che sono in concorrenza tra loro. Dato che i progetti inficiati da errore corrispondono a quelli finanziati nel quadro dell’RRF e sono spesso controllati dagli stessi organismi nazionali, la Corte segnala che anche la spesa finanziata dall’RRF rischia di essere soggetta a tipologie di errore simili. Tuttavia, nell’ambito dell’RRF, il rispetto delle norme UE e nazionali non costituisce un prerequisito per l’effettuazione dei pagamenti agli Stati membri e non viene dunque verificato sistematicamente.
Il 2023 è stato il terzo anno di attuazione dell’RRF, nel cui ambito i paesi dell’UE ricevono fondi al raggiungimento di traguardi e obiettivi predefiniti. Nel 2023 sono stati effettuati 23 pagamenti di sovvenzioni a 17 Stati membri.
La Corte ha rilevato che circa un terzo di detti pagamenti a fondo perduto a valere sull’RRF non rispettava le norme e le condizioni applicabili, al punto che sei pagamenti erano inficiati da un livello di errore rilevante. La Corte ha individuato anche casi di debolezze nella concezione dei traguardi e degli obiettivi, nonchè problemi persistenti connessi all’attendibilità delle informazioni incluse dagli Stati membri nelle rispettive dichiarazioni di gestione. La Corte ha formulato quindi un giudizio con rilievi sulla spesa a titolo dell’RRF.
Secondo la Corte, i dati relativi al bilancio dell’UE mostrano che talune situazioni richiedono una particolare attenzione. L’importo totale di impegni non ancora liquidati, che si tradurranno in futuri obblighi di pagamento se non disimpegnati, ha raggiunto il livello record di 543 miliardi di euro alla fine del 2023 (2022: 452,8 miliardi di euro).
Al contempo, il debito dell’UE ha subito un’impennata, raggiungendo i 458,5 miliardi di euro nel 2023 (2022: 348 miliardi di euro), aumentando cioè del 32 %, per effetto principalmente dei nuovi prestiti assunti per NGEU, pari a 268,4 miliardi di euro. Il debito dell’UE adesso è quasi raddoppiato rispetto al 2021, quando si collocava a 236,7 miliardi di euro. Così l’UE è ora uno dei maggiori emittenti di debito in Europa, benchè non sia chiaro se la proposta sulle risorse proprie presentata dalla Commissione genererà entrate sufficienti a rimborsare il debito connesso all’NGEU. Si stima che i costi aggiuntivi dell’indebitamento per l’NGEU siano compresi tra i 17 e i 27 miliardi di euro.
La Corte sottolinea inoltre che l’elevato tasso di inflazione continua ad incidere negativamente sul bilancio dell’UE. Basandosi sulle previsioni di inflazione della Commissione, la Corte stima che il bilancio dell’UE possa perdere quasi il 13 % del proprio potere d’acquisto entro la fine del 2025. L’esposizione complessiva del bilancio dell’UE, che misura il rischio connesso alle garanzie prestate dal bilancio dell’UE e alle passività potenziali, era di 298,0 miliardi di euro alla fine del 2023 (in aumento rispetto ai 248,3 miliardi di euro del 2022).
L’assistenza finanziaria dell’UE all’Ucraina è più che raddoppiata nel 2023, passando da 16 a 33,7 miliardi di euro. La Corte avverte che trasferire nel futuro i rischi di eventuali inadempienze nei rimborsi dei prestiti potrebbe mettere il bilancio dell’UE sotto pressione. Inoltre, mette in evidenza i notevoli rischi associati allo strumento per l’Ucraina istituito nel 2024 per fornire sostegno finanziario di un importo aggiuntivo massimo di 33 miliardi di euro sotto forma di prestiti per il periodo 2024-2027, a fronte del quale non è previsto l’obbligo di costituire accantonamenti.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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Produzione industriale in lieve crescita ad agosto, -3,2% su anno

ROMA (ITALPRESS) – Ad agosto 2024 l’Istat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale aumenti dello 0,1% rispetto a luglio. Nella media del periodo giugno-agosto si registra un calo del livello della produzione dello 0,1% rispetto ai tre mesi precedenti. Lo rende noto l’Istat, sottolineando che l’indice destagionalizzato mensile cresce su base congiunturale per i beni di consumo (+2,8%) e l’energia (+2,3%); diminuiscono invece i beni strumentali (-2,5%) e i beni intermedi (-2,8%).
Al netto degli effetti di calendario, ad agosto 2024 l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 3,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 21 contro i 22 di agosto 2023). Flessioni tendenziali caratterizzano quasi tutti i comparti: la riduzione è meno pronunciata per i beni di consumo (-2,0%), più marcata per i beni intermedi (-7,2%) e quelli strumentali (-7,3%); in crescita solo l’energia (+6,0%).
I settori di attività economica che registrano gli incrementi tendenziali maggiori sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+7,9%), la fabbricazione di prodotti chimici (+5,2%) e le altre industrie manifatturiere (+2,5%). Le flessioni maggiori si rilevano nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-14,2%), nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-11,6%) e nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-10,8%).
“Ad agosto, la produzione industriale destagionalizzata è sostanzialmente stazionaria sia rispetto a luglio (+0,1%), come pure nella media degli ultimi tre mesi rispetto ai tre mesi precedenti (-0,1%) – è il commento dell’Istituto di statistica -. Tra i principali raggruppamenti di industrie si rileva una dinamica mensile positiva per i beni di consumo e l’energia, mentre flettono i beni strumentali e intermedi. In termini tendenziali prosegue la contrazione dell’indice corretto per gli effetti di calendario. La riduzione su base annua registrata ad agosto interessa quasi tutti i principali raggruppamenti di industrie, ad esclusione dell’energia”.

– foto ufficio stampa Istat –
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BPER, nel nuovo piano utile netto di 4,3 mld nel 2025-2027

MODENA (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di BPER Banca ha approvato il nuovo Piano Industriale “B:Dynamic|Full Value 2027”. L’Utile netto cumulato nel 2025/2027 è previsto attestarsi a circa 4,3 miliardi in arco di Piano. I ricavi sono previsti in aumento dell’1,5% in arco di Piano (CAGR +0,5%) a circa 5,5 miliardi nel 2027, principalmente per effetto dell’incremento delle commissioni (250 milioni) e della crescita selettiva dei volumi degli impieghi (300 milioni) che compenseranno il calo del margine di interesse dovuto alla riduzione dei tassi di interesse e dell’effetto dell’Ecobonus (450 milioni).
Il Margine di interesse è previsto attestarsi a circa 3,1 miliardi a fine 2027 (-5% 2024-2027; CAGR -1,8%). I principali driver del calo del margine di interesse sono legati al calo dei tassi di interesse per 300 milioni e alla riduzione dell’effetto dell’Ecobonus e di altri fattori per €150 milioni, parzialmente compensati da positive dinamiche di raccolta e impieghi per 300 milioni.
Le Commissioni sono previste in aumento di circa €250 milioni a circa 2,3 miliardi nel 2027 (+12% 2024-2027; CAGR +3,8%) con una contribuzione equilibrata di tutte le componenti (prodotti Wealth Management, Bancassurance e servizi bancari). Le Attività Finanziarie Totali (“TFA”) cresceranno di circa il 3% l’anno, con la raccolta gestita (“AuM”) in aumento dai 67 miliardi di fine 2024 a circa 81 miliardi a fine 2027, pari ad un tasso di crescita del 7% l’anno.
Gli Oneri operativi scenderanno dell’1% in arco di Piano a meno di 2,8 miliardi nel 2027, per effetto di circa 270 milioni di risparmio sui costi grazie alle iniziative del Piano, compensando 100 milioni di effetto inflattivo (incluso il nuovo contratto collettivo nazionale del lavoro (“CCNL”) del settore creditizio e finanziario) e 100 milioni di svalutazioni e ammortamenti principalmente legati a investimenti IT. Il Cost/Income è previsto in miglioramento da circa il 52% a fine 2024 a circa il 50% a fine 2027.
Gli Oneri operativi, esclusi svalutazioni e ammortamenti, diminuiranno del 7% tra il 2024 e il 2027 (CAGR -2,3%) attestandosi a circa 2,4 miliardi alla fine 2027. L’organico del Gruppo scenderà di circa il 10% a circa 18.500 risorse per fine 2027. Le uscite volontarie, già concordate, ammonteranno a circa 1.600. Il turnover organico riguarderà circa 1.500 persone in arco di Piano. Il Gruppo farà 1.100 assunzioni mirate attraendo talenti con competenze specialistiche e ampia esperienza in aree strategiche (es. IT). Le spese amministrative diminuiranno del 16% in arco di Piano.
Il Risultato netto è previsto in aumento da circa 1,3 miliardi a circa 1,5 miliardi (+15% 2024-2027; CAGR +5%), che si traduce in un ROTE6 di oltre il 16%.
La Qualità del credito rimarrà prudenzialmente stabile a fine 2027, con un NPE ratio netto dell’1,4%, un coverage ratio superiore al 52% e un costo del rischio inferiore a 45 punti base.
Le Attività Ponderate per il Rischio (“RWA”) aumenteranno in linea con il portafoglio crediti di circa il 3% l’anno attestandosi a €61 miliardi nel 2027. Il CET1 Ratio si manterrà al di sopra del 14,5%. Il livello MREL sarà di circa il 31% nel 2027; il Liquidity Coverage Ratio (“LCR”) arriverà al 145% e il Net Stable Funding Ratio (“NSFR”) si attesterà al 130% a fine 2027. Grazie ad una forte generazione di capitale, BPER prevede di remunerare gli azionisti con un Pay-out ratio sostenibile di circa il 75%, corrispondente a dividendi cumulati cash per circa 3,2 miliardi tra il 2025 e il 2027, pari a un dividend yield superiore al 15%. “Ai fini di quanto precede – si legge -, la Banca potrà valutare di ricorrere anche al pagamento di acconti sul dividendo, verificata la sussistenza dei relativi presupposti tecnici e giuridici”.
Tre i “pilastri strategici” del Piano: “Liberare il pieno valore dei nostri clienti; catturare le nostre latenti economie di scala; fare leva sulla solidità del nostro stato patrimoniale
un nuovo assetto organizzativo – retail, private & wealth e corporate – già operativo, insieme alla modernizzazione del gruppo già in corso per garantire una esecuzione tempestiva e una
redditività best in class”.
“BPER è una banca dinamica, che ha dato prova della sua capacità di trasformarsi con rapidità, sia organicamente che tramite operazioni straordinarie, in una delle principali realtà bancarie e di wealth management italiane con un’offerta completa di servizi finanziari. Abbiamo fondamentali forti, una posizione solida e distintiva, ma anche un enorme potenziale per la creazione di valore per tutti i nostri stakeholder, che questo nuovo Piano saprà cogliere – afferma l’amministratore delegato di BPER Banca, Gianni Franco Papa -. “Perseguiremo un’accelerazione in termini di crescita delle commissioni e di economie di scala, con importanti risparmi sui costi, conseguendo un livello significativamente più elevato e sostenibile di remunerazione degli azionisti, mantenendo la robusta solidità del nostro profilo patrimoniale e di liquidità”, aggiunge Papa, secondo cui “questo Piano è realistico e chiaro e siamo pienamente impegnati nella realizzazione di tutti gli obiettivi, continuando a creare valore per tutti i nostri stakeholder”.

– foto ufficio stampa BPER –
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Superbonus, Confedilizia “Su case fantasma c’era già impegno Governo”

ROMA (ITALPRESS) – “Torniamo sulla questione superbonus e catasto per alcune precisazioni. 1. Cercare le “case fantasma”, oltre a essere un dovere di uno Stato minimamente serio, è anche un impegno assunto dal Governo e dal Parlamento con la riforma fiscale approvata poco più di un anno fa (articolo 16, comma 1, lettera n), legge n. 111/2023): «prevedere il potenziamento di strumenti e modelli organizzativi che favoriscano la condivisione dei dati e dei documenti, in via telematica, tra l’Agenzia delle entrate e i competenti uffici dei comuni, anche al fine di facilitare e accelerare l’individuazione degli immobili non censiti e degli immobili abusivi»”. Lo afferma in una nota Giorgio Spaziani Testa, presidente di Confedilizia.
“2. L’obbligo di far verificare all’Agenzia delle entrate (salvo contestazione da parte del proprietario) l’eventuale variazione dell’inquadramento catastale dell’immobile, rendita inclusa, in seguito a interventi edilizi – aggiunge -, è sancito dal D.M. n. 701 del 1994. Una specifica verifica dell’adempimento di quest’obbligo, in caso di utilizzo del superbonus, è prevista da una norma dell’ultima legge di bilancio (articolo 1, commi 86-87, legge n. 213/2023): «86. L’Agenzia delle entrate, con riferimento alle unità immobiliari oggetto degli interventi di cui all’articolo 119 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77, verifica, sulla base di specifiche liste selettive elaborate con l’utilizzo delle moderne tecnologie di interoperabilità e analisi delle banche dati, se sia stata presentata, ove prevista, la dichiarazione di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, del regolamento di cui al decreto del Ministro delle finanze 19 aprile 1994, n. 701, anche ai fini degli eventuali effetti sulla rendita dell’immobile presente in atti nel catasto dei fabbricati”. “87. Nei casi oggetto di verifica di cui al comma 86 per i quali non risulti presentata la dichiarazione, l’Agenzia delle entrate può inviare al contribuente apposita comunicazione ai sensi dell’articolo 1, commi da 634 a 636, della legge 23 dicembre 2014, n. 190». Al momento, questa è la situazione. Se verranno fuori nuove norme, si potranno commentare”, conclude Spaziani Testa.

– Foto Agenzia Fotogramma –

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