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Asal-Assoallestimenti “No modifiche anticoncorrenziali al Dl Asset”

MILANO (ITALPRESS) – “Concentrazione nelle mani delle poche società pubbliche che hanno la titolarietà a gestire i quartieri fieristici, lesione della libertà di impresa e della competitività, dispersione di un patrimonio di conoscenze e competenze di una parte rilevante del tessuto produttivo del Paese e ribaltamento della sentenza del Consiglio di Stato nei confronti di Italian Exibition Group a seguito dell’opposizione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato”.
Così Asal-Assoallestimenti, l’associazione di categoria costituita fra le aziende italiane che si occupano di allestimento e della fornitura di beni e servizi nelle fiere, nelle mostre, negli spazi espositivi e negli eventi, aderente a
FederlegnoArredo, in merito alle conseguenze a cui porterebbe l’approvazione dell’emendamento al Dl Asset presentato per modificare il testo unico delle partecipazioni pubbliche.
“Ci opponiamo, nella speranza che venga fermata sul nascere una misura che avrebbe pesanti conseguenze per un settore, quello degli allestitori, che solo da quest’anno ha ricominciato ad avere il segno positivo, dopo il blocco totale dovuto al Covid e al conseguente stop di fiere ed eventi che rappresentano il core business del settore. E’ evidente come in questi anni – prosegue -, numerose società pubbliche che gestiscono spazi fieristici hanno acquisito società di servizi che operano all’interno delle fiere, fra cui anche gli allestimenti, creando una gravissima situazione di distorsione della concorrenza. L’emendamento mira dunque a rendere legittimo ciò che invece è anticoncorrenziale”.
Asal-Assoallestimenti di FederlegnoArredo chiede con forza “che il testo unico non sia modificato e sia lasciata libertà agli imprenditori di scegliere l’allestitore da cui farsi realizzare il proprio spazio all’interno delle fiere. Lo stand è il biglietto da visita per ogni azienda e per i suoi prodotti e lasciare che siano altri a decidere chi deve realizzare quel ‘bigliettò è palesemente una forzatura e un obbligo che, senza scomodare la libera concorrenza del mercato, va persino contro il buon senso. Ci aspettiamo che proprio il buon senso venga utilizzato per bloccare questa richiesta di modifica che porterebbe i quartieri fieristici a operare come veri e propri monopolisti”, conclude l’associazione.
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Piazza Affari apre in calo, Ftse Mib -0,89%

MILANO (ITALPRESS) – Avvio di seduta in calo questa mattina a
Piazza Affari, dopo i primi scambi. L’indice Ftse Mib, tra le prime rilevazioni, segna un -0,89% a quota 28.130 punti, mentre l’Ftse All Share cede lo 0,87% a 29.867 punti. In calo anche l’Ftse Star, con lo 0,53% a quota 41.455 punti.

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Delmastro “Ai corvi del catastrofismo dimostrato che il Paese cresce”

ROMA (ITALPRESS) – “A ridosso delle Europee è fatale un pò di competizione interna”. E’ il pensiero di Andrea Delmastro (Fdi), sottosegretario alla Giustizia, in una intervista al Corriere della Sera. “A noi che siamo il partito di maggioranza, va l’onere di vagliare e portare avanti le migliori proposte presentate, nell’interesse degli italiani” continua Delmastro che sul condono eilizio dice: “Non siamo innamorati dei condoni: quando la proposta verrà formalizzata, si potrà verificare. Un conto sono le infrazioni di minore entità, di tipo amministrativo, perchè non c’è volontà di accanimento su questioni marginali. Altra cosa è premiare chi non rispetta le regole. Non fa parte di quello che vogliamo fare”.
Suglie extraprofitti alle banche: “Ogni provvedimento può essere modificato, ma non stravolto. Una cosa è attuare delle modifiche in modo che le banche possano patrimonializzare i profitti e quindi rendere un servizio più utile ai risparmiatori e agli investitori, altra che approfittino di congiunture straordinarie e di distorsioni del mercato per distribuire dividendi. Questo non potrà accadere più, non accetteremo che nessuno speculi sulla pelle degli italiani. Sono lontani i tempi in cui la sinistra ripagava i debiti del Monte dei Paschi con i soldi dei cittadini”. Delmastro illustra le priorità del Governo: “L’abbattimento della pressione fiscale, la defiscalizzazione della maggiore produttività, perchè non si può punire ma si deve incentivare chi lavora e produce meglio. E le buste paga più alte per i redditi medi e bassi attraverso il taglio del cuneo fiscale, la semplificazione del fisco per le partite Iva con la divisione in tre scaglioni. Questa è la nostra filosofia di fondo”. “Ai corvi del catastrofismo – afferma Delmastro – abbiamo dimostrato che il Paese cresce e gli obiettivi economici sono stati raggiunti”.

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Caro bollette, il Governo vara misure da 1,3 miliardi per le famiglie

ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio dei Ministri, secondo quanto si apprende, ha varato un pacchetto di misure da 1,3 miliardi di euro complessivi a sostegno delle famiglie.
Tra queste la proroga e il rafforzamento delle misure contro il caro bollette e caro energia, il sostegno alle famiglie per i trasporti, con l’estensione della carta “Dedicata a te” per acquistare carburante e rifinanziamento del bonus Tpl.
Scongiurata la chiusura di oltre 50 mila piccoli esercizi commerciali: chi effettua il ravvedimento operoso e paga le somme dovute sarà esentato dalla sanzione accessoria della sospensione della licenza.

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Piazza Affari chiude in calo, Ftse Mib -0,68%

MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare -0,68% a 28.382 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede lo 0,75% a quota 30.230. L’indice Ftse Italia Star perde l’1,55% a 41.675 punti.

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Da Consiglio Ue via libera a Euro 7 ma con limiti meno stringenti

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il Consiglio dell’Ue ha adottato la sua posizione sulla proposta di regolamento relativo all’omologazione dei veicoli a motore e dei motori, nonchè dei sistemi, componenti ed entità tecniche destinati a tali veicoli, per quanto riguarda le loro emissioni e la durata delle batterie , meglio noto come Euro 7. Il nuovo regolamento, che per la prima volta copre auto, furgoni e veicoli pesanti in un unico atto giuridico, mira a stabilire norme più adeguate per le emissioni dei veicoli e a ridurre ulteriormente le emissioni di inquinanti atmosferici derivanti dal trasporto stradale.
La posizione del Consiglio trova un equilibrio tra requisiti rigorosi per le emissioni dei veicoli e investimenti aggiuntivi per l’industria, in un momento in cui i produttori automobilistici europei stanno attraversando una trasformazione verso la produzione di automobili a emissioni zero.
L’approccio generale mantiene i limiti di emissione e le condizioni di prova esistenti per i veicoli leggeri. Nel caso dei veicoli pesanti, i limiti di emissione sono più bassi e le condizioni di prova sono leggermente adattate. Euro 7 contiene anche una disposizione speciale sugli autobus urbani per garantire la coerenza con l’obiettivo di emissioni zero 2030 recentemente proposto per questi veicoli. Euro 7 stabilisce limiti per le emissioni non di scarico come le particelle provenienti da freni e pneumatici. Copre inoltre i requisiti minimi di prestazione per la durata della batteria nelle auto elettriche e impone requisiti più severi per la durata del veicolo. Il regolamento prevede inoltre l’utilizzo di tecnologie avanzate e strumenti di monitoraggio delle emissioni.
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Ferretti “Consumi in calo anche per il rincaro delle spese obbligate”

ROMA (ITALPRESS) – “C’è un calo dei consumi e questo succede tutte le volte che c’è un aumento dell’inflazione, ma secondo me va sottolineato che succede tutte le volte che tutte le spese obbligate hanno grossi incrementi: questo porta i consumatori a ridurre tutte le spese non obbligate, intervenendo dove possono per risparmiare”. Lo ha detto Flavio Ferretti, presidente di IBC, l’Associazione delle Industrie dei Beni di Consumo che annovera circa 33mila aziende, intervistato da Claudio Brachino per la rubrica Primo Piano dell’agenzia Italpress. “Come spesso accade, non c’è mai qualcosa di costante in tutte le categorie”, continua. Per quanto riguarda il caro prezzi, sottolinea, “le aziende subiscono gli aumenti dei costi come li subiscono i consumatori”, poi c’è da considerare il fatto che “ci sono prodotti che vengono commercializzati tutto l’anno, ma vengono raccolti e comprati solo in un certo mese”. E oltre alle materie prime c’è anche l’aumento del costo dei materiali, come il vetro che è aumentato dell’88%, la carta del 65%: gli imballi si fanno con quello” e “la costruzione di un prodotto è la somma di tutti i costi”.
IBC ha presentato un protocollo anti-inflazione al ministero delle Imprese. “Il ministro Urso aveva presentato inizialmente un protocollo, un accordo per la distribuzione che definiva alcuni parametri: noi lo abbiamo trovato difficile da sottoscrivere”, anche perchè “non potremmo mai prendere impegni per conto di 33mila aziende”, quindi “abbiamo proposto una lettera di intenti, con l’impegno sottoscritto dalle associazioni nei confronti dei propri associati, che è innanzitutto informare. Auspichiamo che questo tipo di iniziativa possa avere un certo tipo di successo, perchè siamo consapevoli delle tematiche che affliggono i nostri consumatori”, sottolinea. “Se vogliamo trovare delle modalità di diminuzione o quantomeno di contenimento dell’inflazione, forse è più opportuno far sedere al tavolo della discussione di tutti gli attori della filiera”, anche “il trasporto, visto che la logistica è comunque un costo estremamente importante”. E’ altrettanto “importante identificare delle possibilità per avere meno costi sulla gestione degli imballi e così via: parliamo di digitalizzazione e di responsabilità sociale delle aziende”, aspetti per cui “fanno degli investimenti, sostengono dei costi e, spesso e volentieri, si indebitano”, continua Ferretti. “La politica del continuo, veloce e repentino aumento dei tassi mette pesantemente in difficoltà tutti i consumatori che lo subiscono, ma anche tutte le aziende: il ricorso al credito delle aziende industriali italiane è sceso di 3,7 punti, perchè non hanno più soldi per pagare gli interessi”, spiega. “L’Italia ha un tessuto industriale flessibile che riesce ad adattarsi al cambiamento e alle problematiche, questo non vuol dire però che siano tutte rose e fiori” perchè “negli ultimi tre anni abbiamo perso 3.600 aziende che sostanzialmente hanno chiuso e immaginiamo quante migliaia di dipendenti”, ricorda. “Per natura sono ottimista”, anche “perchè la conformazione del tessuto industriale italiano è ricca, con dei valori di prodotto che credo tutto il mondo ci invidia. Dall’altra parte però bisogna preservare la pelle, perchè avere una così alta mortalità di aziende è un valore che si perde”, conclude.

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Imprese familiari, 7 su 10 investiranno in formazione per competere

ROMA (ITALPRESS) – Sette imprese familiari su dieci stanno investendo in formazione tra il 2022 e il 2024, e lo hanno già fatto nel triennio pre-Covid, per fare crescere le competenze del personale impiegato ed affrontare al meglio le sfide dei cambiamenti in atto. Tra i giovani imprenditori la propensione ad investire in capitale umano è più elevata (73%), mentre a fare più fatica sono soprattutto le donne capitane di impresa (66%) e le piccole realtà imprenditoriali (65%) che più di altre avrebbero, invece, bisogno di sviluppare il bagaglio di conoscenze del proprio personale per accompagnare i processi di sviluppo. Nel complesso, però, la quota delle imprese investitrici che hanno investito nel 2017-2019 e continuerà a farlo nel 2022-2024, resta più bassa rispetto a quella delle non familiari (il 69% contro il 77%). E’ quanto emerge dal rapporto “Strategie e politiche di formazione nelle imprese familiari” realizzato da ASFOR, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e CUOA Business School- edito da Franco Angeli – su un campione di 4.000 imprese (3.000 manifatturiere + 1.000 servizi) tra i 5 e i 499 addetti, integrato da un’analisi di 10 case history di imprese leader, e presentato oggi a Roma insieme ad Unioncamere nel corso dell’evento “Il capitale umano e strategie nelle imprese familiari”.
“Le imprese familiari, che rappresentano l’89% del nostro tessuto produttivo, hanno già dimostrato di essere un motore di sviluppo essenziale per il Paese. Per favorirne la crescita diventa, perciò, centrale investire nel capitale umano anche attraverso percorsi di formazione in grado di fare elevare le competenze necessarie a gestire, se non anticipare, i cambiamenti”, ha detto il presidente del Centro Studi Tagliacarne, Giuseppe Molinari, secondo cui “occorre dunque supportare questo processo, soprattutto in questo momento in cui osserviamo una flessione della quota delle imprese di famiglia disposte a fare investimenti nella crescita e nello sviluppo professionale del personale”. Marco Vergeat, presidente di ASFOR, ha sottolineato che “la valorizzazione del capitale umano è oggi la vera sfida competitiva per le imprese familiari. La formazione deve perciò aiutare le persone e le aziende ad adattarsi di più e meglio a una realtà sempre più complessa, senza perdere di vista il proprio ruolo trasformativo per fare crescere l’eccellenza e l’innovazione. Ciò comporta il superamento della tradizionale idea di efficienza della prestazione lavorativa per ricomprendere anche gli importanti aspetti ‘intangibilì. Serve una formazione che consolidi il valore del fare impresa con la partecipazione attiva delle persone, generando nuova appartenenza e un positivo approccio al lavoro”, ha aggiunto.
Per Federico Visentin, presidente di CUOA Business School, ci sono delle vere “eccellenze imprenditoriali, molte delle quali sono a conduzione familiare che vanno preservate e tutelate. Per farlo è necessario lavorare da un lato su solidi percorsi di formazione e sviluppo delle competenze interne alle imprese e dall’altro su progetti volti ad aumentare le dimensioni delle imprese stesse. In una competizione globale, infatti, per le imprese crescere è l’unico modo per fare un salto di qualità, che veda l’Italia come sistema economico ancora più competitivo sui mercati internazionali”, ha concluso.
Il 66% delle imprese familiari ha investito tra il 2017-19 e investirà tra il 2022 e il 2024 in up-skilling, ovvero nella formazione del personale dipendente per far crescere le attuali competenze tecnico-professionali (contro il 75% delle imprese non familiari). Mentre il 52% punterà sul re-skilling, cioè sullo sviluppo di nuove competenze tecnico-professionali (contro il 66%).
Meno appeal ha invece l’attività formativa che sta alla base dei veri e propri cambiamenti. Solo il 35% sta programmando corsi per aumentare la responsabilizzazione, la capacità di iniziativa e di innovazione delle proprie risorse umane, ovvero l’intrapreneurship (contro il 53%) e il 25% per migliorare la capacità manageriale di gestire nuovi modelli di business idonei a cavalcare per esempio la duplice transizione (contro il 43%). In ogni caso anche il titolo di studio dell’imprenditore sembra fare la differenza: la quota di quelle che investono (2017-19 e 2022-24) in formazione è pari al 55% se l’imprenditore ha al massimo la licenzia media e sale al 68% se ha il diploma fino ad arrivare a toccare il 78% se è laureato. L’autofinanziamento è il principale canale al quale ricorrerà l’80% di queste imprese per finanziare i percorsi formativi programmati, mentre solo il 29% usufruirà dei fondi regionali e il 23% dei fondi interprofessionali.
Le imprese familiari del Mezzogiorno e gli imprenditori under 35 sembrano avere maggiore consapevolezza che per cambiare passo non è sufficiente puntare sulla manutenzione del bagaglio delle competenze già acquisite. Anche per questo investono di più nell’intrapreneurship, rispetto a quelle del Centro-Nord (il 39% delle imprese del Mezzogiorno investirà nel 2022-24 e vi ha investito nel periodo 2017-19, contro il 34% di quelle del Centro-Nord) e nella formazione manageriale per nuovi modelli di business (30% contro il 24%). Il 73% delle imprese familiari giovanili ha investito in attività formative nel periodo 2017-19 e continuerà a farlo anche nel triennio 2022-24 in almeno una delle tipologie di formazione (contro il 68% delle imprese familiari non giovanili). Ma nelle imprese familiari guidate da donne solo il 66% ha investito nel periodo 2017-19 e proseguirà anche nel triennio 2022-24 (vs il 70% delle imprese familiari non femminili).
Tuttavia – prosegue il Rapporto – sia le aziende familiari under 35 sia quelle femminili mostrano una maggiore propensione ad investire nella formazione orientata a produrre cambiamento rispetto alle altre. Il 30% delle imprese giovanili che ha investito nel 2017-19 continuerà ad investire nel 2022-24 in corsi manageriali per nuovi modelli di business (contro 24% nel caso delle imprese non giovanili), una quota che scende al 28% nelle imprese familiari femminili ma che resta più levata di 3 punti percentuali rispetto a quelle dei loro colleghi maschi (25%). Le politiche di formazione del personale fanno fatica ad affermarsi tra le aziende familiari più piccole (con meno di 50 addetti). Solo 65% di queste investirà nel triennio 2022-24 e lo ha fatto nel periodo 2017-19, contro l’86% di quelle medio-grandi) Un fenomeno che risulta più marcato per la formazione in re-skilling -dove le imprese che investiranno sono il 47% tra le piccole e il 71% nel caso delle medio-grandi – e in orientamento intra-imprenditoriale (30% contro il 54%).

– foto xb1/Italpress –
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