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Bce, i tassi di interesse salgono ancora di 25 punti base

FRANCOFORTE (GERMANIA) (ITALPRESS) – Salgono ancora i tassi di interesse nell’Eurozona. Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha infatti deciso di innalzarli di 25 punti base. I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale saranno innalzati rispettivamente al 4, al 4,25 e al 3,5%, con effetto dal 21 giugno 2023.
L’obiettivo è assicurare il ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine. In base alle proiezioni macroeconomiche di giugno, gli esperti dell’Eurosistema si attendono che l’inflazione complessiva si attesti in media al 5,4% nel 2023, al 3% nel 2024 e al 2,2% nel 2025.
La Bce ha rivisto al rialzo le proiezioni per l’inflazione al netto della componente energetica e alimentare, in particolare per quest’anno e il prossimo, a causa dei passati aumenti inattesi e delle implicazioni del vigore del mercato del lavoro. Nel 2023 si collocherebbe quindi al 5,1%, per poi ridursi al 3% nel 2024 e al 2,3% nel 2025. Gli esperti della Banca Centrale Europea hanno rivisto lievemente al ribasso le proiezioni per la crescita economica: +0,9% nel 2023, +1,5% nel 2024 e +1,6% nel 2025.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

Intesa Sanpaolo lancia Isybank, la nuova banca digitale

MILANO (ITALPRESS) – Prosegue lo sviluppo della strategia digitale prevista dal Piano di Impresa 2022-2025 di Intesa Sanpaolo. A Milano, è stata presentata Isybank, la nuova banca digitale del Gruppo, progetto qualificante del Piano di Impresa, centrale nel modello di servizio alla clientela e nella strategia di sviluppo digitale.
Il lancio della nuova realtà è avvenuto in Gioia 22 – la Scheggia di vetro – il grattacielo situato a Porta Nuova, quartiere dell’innovazione milanese emergente, che ospita la sede operativa di Isybank e altre Divisioni del Gruppo Intesa Sanpaolo. Progettato dallo studio Pelli Clarke Pelli Architects (PCPA), l’edificio – 26 piani, circa 26.400 mq – coniuga design e approccio green. E’ il primo grattacielo a Milano NZEB – Nearly Zero Energy Building, con certificazione Leed Platinum, il livello massimo per il rispetto dei parametri ambientali. Il 65% del fabbisogno energetico dell’immobile è prodotto da fonti rinnovabili consentendo di risparmiare circa 3.000 tonnellate di CO2 ogni anno. Ha inoltre ottenuto la Certificazione Well Gold per una progettazione attenta al benessere delle persone che ci lavorano con il design di ambienti accoglienti, anche con l’utilizzo di verde per favorire l’incontro e l’inclusione sul luogo di lavoro, secondo i principi del Next Way of Working della Banca, il programma orientato alla motivazione, al benessere e allo sviluppo delle persone del Gruppo.
All’incontro sono intervenuti per Intesa Sanpaolo Stefano Barrese, responsabile Divisione Banca dei Territori, e Paola Papanicolaou, responsabile Area Coordinamento Transformation, in un panel sullo sviluppo digitale di Intesa Sanpaolo che ha previsto la testimonianza di Tara Brady, Presidente di Google Cloud per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa. A seguire si sono confrontati Virginia Borla, responsabile Business Governance Divisione Banca dei Territori e Massimo Proverbio, Chief Data, AI, Innovation and Technology Officer, in un panel focalizzato sul modello di servizio di Intesa Sanpaolo, il valore delle persone e della tecnologia, cui ha contribuito anche Paul Taylor, Founder & CEO Thought Machine, società fintech di primaria importanza, già partner di Isybank.
Antonio Valitutti, amministratore delegato Isybank, ha illustrato le modalità innovative della nuova banca digitale attraverso la dimostrazione delle funzionalità dell’app al centro del nuovo ecosistema digitale.
La presentazione si è conclusa con l’intervento di Carlo Messina, Consigliere Delegato e CEO Intesa Sanpaolo.
‘Con il lancio di Isybank prosegue la trasformazione digitale di Intesa Sanpaolo che vede in questo progetto uno dei pilastri del Piano di Impresa 2022-2025. Si tratta di un ulteriore passo per rendere il nostro Gruppo una best practice anche in ambito tecnologico e rappresenta un elemento di discontinuità per il futuro della banca, che le consentirà di essere leader nel panorama europeo per efficienza operativa e innovazione a servizio della clientela – ha detto Messina -. Nel contempo, prosegue con decisione il rafforzamento delle competenze digitali dell’attività core della banca, che punta sulle leve della crescita attraverso importanti investimenti nel capitale umano e nello sviluppo di un business model che si è rivelato vincente grazie alla sua diversificazione e resilienzà.
Intesa Sanpaolo ha iniziato da diversi anni a investire strategicamente nella tecnologia, intraprendendo un percorso di profonda trasformazione digitale fortemente orientato alla cura della relazione con il cliente.
Nel 2014 sono stati ridisegnati il sito web di Gruppo e le app di mobile banking, con la volontà di creare un’esperienza digitale innovativa e di eccellenza. Oggi i clienti multicanale del Gruppo sono 12,3 milioni di cui 8,3 milioni utilizzano l’app Intesa Sanpaolo Mobile riconosciuta da Forrester Research come la migliore app di banking al mondo per funzionalità ed experience. Alcune cifre confermano queste caratteristiche: un miliardo e mezzo di login mediamente ogni anno, 186 milioni di operazioni transazionali e vendite digitali pari a quasi il 40% delle vendite totali della Divisione Banca dei Territori.
Anche la pandemia ha accelerato le nuove abitudini dei clienti e reso più sofisticate le loro esigenze, delineando nuove sfide e obiettivi, tra cui mantenere lo human touch nell’approccio digitale e sviluppare strumenti di cybersecurity sempre più mirati a presidiare i rischi emergenti. Oggi, i clienti di Intesa Sanpaolo possono contare su una piattaforma digitale innovativa, inclusiva e affiancata a una importante rete fisica. Il modello di relazione omnicanale può contare su soluzioni tecnologiche avanzate, percorsi interamente digitali in grado di offrire un’esperienza semplice, intuitiva e distintiva, anche negli investimenti, strategie di vendita sviluppate tramite l’AI Sales, progetto per il quale EFMA, ora QORUS, aveva premiato Intesa Sanpaolo già nel 2021 come Banca più innovativa nelle vendite digitali in un panel di 70 competitor europei.
Il lancio della nuova banca digitale rappresenta uno dei pilastri del Piano di Impresa 2022- 2025, con il quale Intesa Sanpaolo ha annunciato di voler costruire “la banca dei prossimi dieci anni”: l’ambizione del Gruppo è essere leader in Europa nel wealth management, nella protezione e nella consulenza finanziaria, una realtà solida per un mondo sostenibile e inclusivo, eccellente in ambito ESG, capace di creare valore, con “zero-NPL”, forte spinta verso il digitale e focus sulle commissioni.
Isybank ha la solidità e l’offerta commerciale di una banca, coniugate a servizi semplici e veloci tipici di una fintech. E’ totalmente digitale, ma valorizza lo human touch, in quanto l’approccio di Intesa Sanpaolo è di preservare il valore delle persone nell’interazione con il cliente.
Nell’ambito della realizzazione del Piano, pertanto, Isybank si rivolge ai 4 milioni di clienti Intesa Sanpaolo che già non usano le filiali in quanto fruitori prevalentemente digitali dei servizi bancari e orientati al mobile banking.
Coerentemente con le esigenze di questa fascia di clienti sempre più numerosa e in crescita, Isybank è stata concepita secondo criteri di semplicità, accessibilità e inclusività pur mantenendo la possibilità di una relazione diretta con gli operatori della filiale digitale, che risponde ai clienti dal lunedì al giovedì dalle 7:00 alle 24:00, il venerdì dalle 7:00 alle 22:00 e nel weekend e festivi dalle 9:00 alle 19:00.
Con Isybank, Intesa Sanpaolo entra nel mondo fintech, segnando il passaggio della Banca da incumbent a challenger, migliorando ulteriormente il servizio ai clienti e al contempo creando opportunità di lavoro innovativo e agile per le persone della Banca.
Al vertice della nuova banca digitale l’amministratore delegato Antonio Valitutti e il presidente Mario Boselli. Nel board anche Virginia Borla, Giampio Bracchi, Donatella Busso, Renato Cerioli, Andrea Chioatto, Achille Galdini, Paola Papanicolaou.
Nell’arco del Piano di Impresa, per lo sviluppo e la crescita di Isybank sono previsti investimenti per 650 milioni di euro: 128 milioni di euro sono stati investiti nel 2022, altri 152 milioni sono stimati nel 2023, con un forte impatto sull’infrastruttura tecnologica dell’intero Gruppo, e lancio operativo nel 2024 su un livello di clienti elevato. Ad oggi sono già 400 gli specialisti dedicati alla nuova banca digitale.
Il Gruppo ha delineato un programma di investimenti pari a 5 miliardi di euro per tecnologia e crescita e impiegherà 4.000 persone di Intesa Sanpaolo tra riconversioni professionali e assunzioni di profili specifici, di cui circa 2.000 professionisti in ambito IT, a cui in qualità di primo datore di lavoro privato in Italia e uno dei ‘best employer’, secondo Linkedin e la classifica Top Employers, offre sviluppo e crescita professionale.
La creazione di Isybank consente una riduzione del cost-to-serve al Gruppo, funzionale all’obiettivo di rafforzare ulteriormente il vantaggio competitivo nella gestione dei costi e conseguire la leadership nel panorama europeo per efficienza operativa e innovazione a servizio della clientela.
La trasformazione digitale raggiunta con l’operatività di Isybank sarà estesa a tutte le aree del Gruppo Intesa Sanpaolo, attraverso nuovi investimenti nella piena digitalizzazione della customer experience a ogni livello, un ulteriore rafforzamento dei sistemi di controllo interno nell’ambito dell’evoluzione digitale dei processi, nuove soluzioni basate sull’intelligenza artificiale nelle attività di compliance.
Isybank si fonda su una tecnologia nativa in cloud, adattabile a un contesto multi-valuta e a clienti multinazionali.
Intesa Sanpaolo ha individuato in Thought Machine, società tecnologica di core banking con sede nel Regno Unito e uffici regionali a New York, Singapore e Sydney, il partner ideale per dar vita alla nuova piattaforma di digital banking. Ad attribuire maggior significato alla partnership è l’investimento di 40 milioni di sterline con cui Intesa Sanpaolo ha deciso di entrare nel capitale, partecipando così al percorso di crescita della società.
La nuova piattaforma potrà pertanto avvalersi di Vault, il motore core banking di Thought Machine, scelto per la sua flessibilità nel servire clienti operativi in diverse valute e diversi Paesi. La Banca ha annunciato l’intenzione di estendere il ruolo di Thought Machine ad altri segmenti di clientela, oltre il mass-market retail banking, sia in Italia che all’estero, e alla più ampia infrastruttura del Gruppo, grazie alla sostituzione della tecnologia core basata su mainframe con il passaggio all’infrastruttura cloud – realizzata in Italia a Torino e Milano grazie all’accordo SkyRocket siglato da Intesa Sanpaolo con TIM e Google – rispondente ai più alti standard di affidabilità, sicurezza e protezione dei dati. L’obiettivo è aumentare l’efficienza operativa, in una logica di piena integrazione tra la componente umana e quella digitale del servizio.
La nuova app Isybank, semplice e intuitiva, sarà disponibile da oggi in versione sia iOS sia Android.
La registrazione avviene in pochi minuti e con un numero minimo di passaggi il conto è attivo in tempo reale, scegliendo il piano più adatto tra i tre disponibili: isyLight, isySmart e isyPrime.
Dall’app, il cliente gestisce il conto e le carte, e per ogni necessità ha a disposizione l’opzione “Parla con noi” che gli consente di entrare in comunicazione diretta con un gestore della filiale digitale del Gruppo. Questo è un elemento distintivo, che garantisce al cliente affidabilità e qualità del servizio con un linguaggio semplice e trasparente.
In pochi tap è possibile fare tutti i principali pagamenti, dalle ricariche, ai bonifici, al bollo auto, ai più comuni pagamenti fiscali (es. F24). Sempre dall’app, è possibile richiedere e ricevere istantaneamente un anticipo dello stipendio o della pensione, fino a 15 giorni prima della data di accredito. Inoltre, cliccando un solo pulsante è possibile trasferire conto e utenze su Isybank da altra banca.
Con la carta digitale, da subito disponibile in app, si può pagare online e in negozio direttamente dallo smartphone. E’ disponibile anche una carta fisica in materiale riciclato, personalizzabile secondo il proprio stile. Dall’app è possibile configurare i limiti delle proprie carte di pagamento e impostare il Geocontrol, e in caso di emergenza bloccarle o sospenderle facilmente.
Con BANCOMAT Pay il cliente può scambiare denaro con i contatti della propria rubrica in tempo reale e pagare nei negozi convenzionati, mentre con Prelievo Cardless è possibile prelevare in tutti gli ATM abilitati delle Banche italiane del Gruppo Intesa Sanpaolo, direttamente dall’app senza usare la carta.
In linea con l’attenzione che il Gruppo Intesa Sanpaolo pone alle persone, i canali di Isybank sono pienamente accessibili, nell’ottica della massima inclusione.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –
(ITALPRESS).

FEduF, Lucchini “Educazione finanziaria uno strumento indispensabile”

MILANO (ITALPRESS) – Un forte e motivato appello al coinvolgimento degli italiani nella diffusione dell’educazione finanziaria viene dalla terza assemblea annuale della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (Abi): Stefano Lucchini – presidente della Fondazione, Antonio Patuelli – presidente dell’Abi, Roberto Bolle – E’toile del Teatro alla Scala di Milano, Donato Masciandaro – Professor of Economics, Chair in Economics of Financial Regulation, Director Baffi Carefin Center Università Luigi Bocconi, Paola Severino – Vice Presidente dell’Università Luiss Guido Carli e Presidente della Scuola Nazionale dell’Amministrazione, il cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza Episcopale Italiana e Nando Pagnoncelli, Presidente IPSOS, hanno spiegato perchè l’educazione finanziaria, intesa sia come competenza sia come strumento per l’esercizio dei propri diritti e doveri nell’alveo della democrazia è fondamentale.
Nella sua relazione iniziale Lucchini è stato molto netto: “L’accesso al risparmio è un diritto previsto dalla Costituzione all’art. 47, direi quindi che l’educazione finanziaria è uno strumento indispensabile perchè questo diritto sia tutelato. Non solo perchè risparmiare oggi richiede consapevolezza oltre che competenze, ma anche perchè avere la giusta tutela/redditività del proprio risparmio o dei propri investimenti corrisponde ad un interesse più generale, quello di una società che non deve perdere il benessere che ha conquistato e che per farlo innanzitutto non deve arretrare sui fondamentali. Abbiamo ottenuto dal Governo e dal Parlamento un aiuto davvero rilevante – prosegue Lucchini – il decreto Capitali ha inserito l’educazione finanziaria tra gli argomenti dell’educazione civica. Si tratta di un passaggio istituzionale rilevante che ora dobbiamo rendere concreto attraverso il coinvolgimento degli insegnanti, il varo di programmi e progetti specifici, un piano di comunicazione per coinvolgere anche genitori e in generale le famiglie. Serve una stretta collaborazione tra le istituzioni private che, come noi, si dedicano all’educazione finanziaria in un’ottica di utilità sociale e quelle pubbliche, perchè solo unendo le forze, ciascuno nel proprio ruolo e per le proprie competenze, si può essere incisivi ed efficaci”.
Infatti, e lo ha documentato l’indagine Ipsos esposta da Nando Pagnoncelli al dibattito moderato da Nicola Saldutti, Capo Redattore e Responsabile della Redazione Economica del Corriere della Sera, secondo il 50% degli italiani l’educazione finanziaria è un diritto dei cittadini; tuttavia, solo il 21% è in grado di collegare tale diritto/dovere agli articoli costituzionali.
Quello dell’economia-finanza continua a rimanere un ambito di formazione poco citato (la salute o la sostenibilità sono considerati più urgenti) e una formazione adeguata è considerata fondamentale solo da un italiano su tre. Da qui la necessità di incrementare le competenze finanziarie degli italiani attraverso un percorso formativo completo che parta dalla scuola (60%) e prosegua sul luogo di lavoro (35%), sfatando la convinzione che sia solo per addetti ai lavori o per coloro che hanno la possibilità di approcciare investimenti finanziari.
In effetti, è proprio tra chi conosce l’educazione finanziaria che si rilevano capacità di risparmio (56% vs 37%) e attitudine all’investimento (66% vs 59%) più elevate rispetto alla media, che si traducono in una maggiore soddisfazione per la condizione economica (74% vs 55%) e sensibilità per gli effetti degli investimenti sulla società e sul Paese.
“Gli italiani devono essere resi consapevoli che attraverso l’educazione finanziaria ampiamente intesa – si precisa nell’indagine dell’Istituto di ricerca guidato dal Professor Pagnoncelli – esercitano un proprio diritto e dovere. Acquisire competenze, analogamente ad altri ambiti di formazione, è uno strumento necessario con il quale gestire al meglio il proprio futuro e compiere scelte consapevoli, contribuendo positivamente al benessere individuale e collettivo”.

– foto xh7/Italpress –

(ITALPRESS).

Italgas, nel Piano Strategico 2023-2029 investimenti per 7,8 miliardi

LONDRA (REGNO UNITO) (ITALPRESS) – L’Amministratore Delegato di Italgas, Paolo Gallo, presenta ad analisti e investitori il Piano Strategico del Gruppo per il periodo 2023-2029, approvato dal Consiglio di Amministrazione della Società presieduto da Benedetta Navarra.
Il nuovo Piano prevede investimenti complessivi per 7,8 miliardi di euro principalmente dedicati agli interventi per lo sviluppo di asset e attività di distribuzione del gas in Italia e in Grecia, alle attività di efficienza energetica e allo sviluppo nel settore idrico. In questo settore , dopo gli accordi di acquisizione degli asset di Veolia recentemente annunciati, il Gruppo si aspetta di cogliere ulteriori opportunità di crescita.
Il Piano 2023-2029 conferma, inoltre, il forte commitment per la creazione di un network interamente digitalizzato, pronto alla distribuzione di gas rinnovabili e dunque al servizio della transizione ecologica.
In linea con le scelte strategiche compiute negli ultimi anni dal Gruppo, il Piano mira a favorire la transizione ecologica garantendo al contempo la sicurezza energetica e la competitività dei costi dell’energia, a beneficio di imprese e famiglie.
“Il Gruppo può contare su una struttura finanziaria solida ed efficiente – costruita negli anni scorsi – nonostante uno scenario macroeconomico più volatile – si legge in una nota -. Grazie a questa struttura finanziaria la nuova politica dei dividendi, estesa al 2026, continua a garantire agli azionisti la possibilità di beneficiare della crescita, attraverso il payout del 65%, fornendo allo stesso tempo protezione con la garanzia di crescita minima del 4% annuo”.
Il Piano fa perno sui principi ESG e risponde alle sfide della sostenibilità confermando per l’intero Gruppo, inclusa quindi anche Depa Infrastructure, obiettivi di riduzione dei consumi energetici netti e di riduzione delle emissioni Scope 1, 2 e 3 al 2028 e al 2030, in linea con il target di neutralità carbonica al 2050; per favorire l’ulteriore cambiamento, introduce inoltre nuovi target riferiti ad un’equità retributiva di genere e allo sviluppo di competenze e valorizzazione delle risorse.
Ecco le cifre principali del Piano Strategico: Investimenti totali pari a 7,8 miliardi di euro; 4,6 miliardi di euro per lo sviluppo, la digitalizzazione e il repurposing del network italiano di distribuzione del gas; 0,9 miliardi di euro per lo sviluppo del network di distribuzione in Grecia a sostegno degli obiettivi di decarbonizzazione del Paese; 0,8 miliardi di euro per accelerare la crescita nei settori dell’idrico e dell’efficienza energetica; 1,5 miliardi di euro per le gare Atem; Ottimizzazione della struttura finanziaria, con mantenimento dei ratio in ambito solid investment grade; Dividendo: estesa al 2026 la politica del dividendo, confermato 65% di payout e floor del 4% di crescita del DPS, ora portato su base 2022; Obiettivi di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra Scope 1 e 2 del 34% al 2028 e del 42% al 2030, Scope 3 (supply chain) del 30% al 2028 e del 33% al 2030, del consumo energetico del 27% al 2028 e del 33% al 2030 (baseline 20202 ); “Obiettivo Net Zero” al 2050; Forte attenzione alle persone protagoniste della transizione ecologica, con focus sulla formazione e su diversità, pari opportunità e inclusione.
“Dallo scoppio della guerra in Ucraina, l’Ue è alle prese con la soluzione di una difficile equazione che vede nella transizione ecologica un traguardo sempre fondamentale ma non più da raggiungere ad ogni costo; occorre, infatti, garantire al contempo sicurezza energetica e un adeguato livello dei costi dell’energia per famiglie e imprese”, afferma l’amministratore delegato di Italgas, Paolo Gallo.
“La visione e le scelte strategiche realizzate in questi anni pongono Italgas nelle condizioni di contribuire significativamente alla sua soluzione grazie alle reti digitalizzate, flessibili e intelligenti, in grado di accogliere gas rinnovabili che abilitano diversificazione delle fonti, decarbonizzazione dei consumi e maggiore efficienza ed economicità – prosegue -. Con 7,8 miliardi di euro il Gruppo si conferma tra le principali realtà industriali in grado di mettere le proprie capacità progettuali, di investimento e di creazione di valore al servizio degli obiettivi di sviluppo sostenibile dei Paesi in cui opera”.
“La quota più rilevante degli investimenti è ancora una volta destinata a sviluppo, trasformazione digitale e repurposing del network di distribuzione del gas. Un network che oggi, dopo vent’anni, si estende anche alla Grecia dove l’applicazione delle tecnologie di Italgas, le più avanzate del settore, miglioreranno l’efficienza e la qualità del servizio di distribuzione del gas e il lavoro delle persone del Gruppo Depa Infrastructure – sottolinea l’Ad -. Distribuzione dell’acqua ed efficienza energetica rappresentano due importanti settori di diversificazione e di sviluppo del Gruppo. Con 800 milioni di euro puntiamo a diventare un player di riferimento nei due settori mutuando in essi le tecnologie sviluppate per il gas. La trasformazione digitale delle reti idriche e l’efficienza energetica sono driver in grado di garantire servizi più efficienti, ridurre le perdite e restituire ricchezza a comunità e territori. Digitalizzazione, decarbonizzazione, economia circolare, formazione, diversità e inclusione si confermano fattori strategici per il raggiungimento dei nostri obiettivi di crescita. Risultati che dipenderanno dalla nostra capacità di continuare a scommettere sull’innovazione per metterla a valore attraverso le nostre persone”, conclude Gallo.

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La Fed ferma il rialzo dei tassi, attesa per la Bce

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MILANO (ITALPRESS) – Dopo dieci rialzi consecutivi, la Fed lascia invariati i tassi d’interesse nella fascia fra 5 e 5,25%. Si tratta però di una semplice interruzione per vedere gli effetti. Sono previsti altri due aumenti entro il 2023. In questo periodo la disoccupazione è vista scendere da 4,5% a 4,1% e la crescita +1%, contro il +0,4% della precedente previsione; per il 2024, previsto un +1,1%. Si comincerà a parlerà di tagli solo a partire dal 2024 con l’obiettivo di riportarli intorno al 2,5% Con un comunicato diffuso al termine del Fomc, il direttorio che governa la politica monetaria, l’istituzione precisa che valuterà se dovessero servire altri aumenti – che non esclude, quindi, ma nemmeno indica come inevitabili – in base a quelli che saranno gli effetti degli aumenti già operati. La decisione è in linea con le attese prevalenti. L’inflazione per fine anno è vista scendere dal 3,3% al 3,2% ma la Fed è impegnata a portarla al 2%. Il sistema bancario statunitense è solido e resiste, spiega la nota. Le condizioni di credito più rigide per le famiglie e le imprese potrebbero pesare sull’attività economica, sulle assunzioni e sull’inflazione. L’entità di questi effetti rimane incerta. Il presidente Powell, nel corso della conferenza stampa finale ha annunciato la revisione al rialzo le stime su PIL e inflazione tagliando quelle sul tasso di disoccupazione per il 2023. Il “salto” di oggi non sarà da considerare come la fine del ciclo di rialzi dei tassi, soprattutto a causa della corsa dei prezzi. Il nuovo dato dell’inflazione core di maggio, 0,4% mese su mese, significa sei mesi consecutivi di dati mensili allo 0,4% e oltre. Possibile rischio di un prossimo rialzo dello 0,5%, a causa di potenziali rimbalzi sui prezzi delle auto usate e del turismo (entrambe scese in aprile), che tendono a essere altamente volatili. Altri consumi potrebbero contribuire a mantenere l’inflazione di fondo troppo calda per i gusti della Fed. Ad esempio, la sanità ha rappresentato un significativo freno all’inflazione dallo scorso autunno, ma ora sta di nuovo accelerando.
Ora la parola passa alla Bce che il 15 giugno deve decidere sul possibile rialzo dello 0,25%. Una decisione attesa, così come quella presa negli Usa.

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Lavoro, un giovane su due non ha idea su cosa farà da grande

Giovani senza bussola e confusi sul proprio futuro professionale. Il 57,3% dei ragazzi tra i 15 e i 28 anni non ha alcuna idea sul lavoro che svolgerà nel futuro o sulle competenze professionali che vorrà sviluppare. Tale percentuale, come prevedibile più alta per le fasce di età più basse, supera il 50% per l’età compresa tra i 18 e i 24 anni e si attesta al 41,2% per la fascia di età 25 e oltre. Ovvero le classi di età che potrebbero e dovrebbero essere già inserite nel mercato del lavoro. E’ questo il ritratto che emerge dall’anticipazione di alcuni risultati dell’indagine sui Servizi di orientamento svolta dall’Inapp su un campione è di 3.642 giovani in età compresa tra i 15 e i 29 anni e presentata oggi nel corso di un convegno a Roma. In generale, sono soprattutto i ragazzi ad avere le idee confuse, 60% contro il 55% delle femmine, e gli inattivi, coloro che non studiano e non lavorano. Riguardo alla fruizione dei servizi di orientamento ben il 38,1% degli intervistati dichiara di non aver mai fruito di alcun servizio. Tra i motivi di tale scelta la percezione di un’assenza di necessità, dovuta in parte all’idea che tali servizi siano utili soprattutto nella fase di ricerca di un lavoro. Ma c’è anche un altro dato che desta preoccupazione: circa il 13% ne ignora l’esistenza. Insomma, i centri di orientamento sono ancora poco conosciuti e poco frequentati.
E quando ci si va è per motivi molto specifici: ricerca di informazioni su opportunità di tirocini e stage, supporto nella ricerca del lavoro. Ma non va trascurato un altro dato: il 19.5% dei giovani che chiede all’orientamento una consulenza che li aiuti a capire e definire i propri obiettivi lavorativi e formativi. Segnale che la confusione e l’incertezza sul proprio futuro è un’esigenza che viene percepita, almeno da un ragazzo su cinque. Tra chi ha usufruito dei servizi di orientamento, privilegiando quelli offerti dalle scuole e dai centri per l’impiego, il 66% si dichiara soddisfatto. Tuttavia, si registra anche un 29% che si dichiara insoddisfatto dell’esperienza fatta. Le ragioni di tale insoddisfazione – riferisce l’indagine – derivano dal non aver ricevuto informazioni adeguate o dall’aver provocato maggiore confusione. Un’ampia sezione dell’indagine è dedicata ai valori attribuiti dai giovani al lavoro. I risultati ottenuti mostrano un cambiamento di prospettiva. I giovani, infatti, intendono sempre più il lavoro come progetto di vita e non più solo come strumento di guadagno, mettendo al centro la qualità di vita. I giovani cercano molto più di un posto di lavoro e di guadagno, cercano situazioni in cui possono realizzare sè stessi dal punto di vista umano e professionale.
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Piazza Affari chiude in rialzo in attesa della Fed

MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in rialzo a Piazza Affari al termine di una seduta che si era già aperta con il segno più. L’indice Ftse Mib segna un +0,88% a quota 27.809 punti, mentre l’Ftse Italia All Share guadagna lo 0,80% a quota 29.971 punti. In calo invece l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,26% a quota 48.944 punti. I mercati scommettono sul fatto che la Fed tenga i tassi fermi dopo dieci rialzi consecutivi. A spingere gli scambi anche il dato sui prezzi alla produzione di maggio, che sembra far propendere verso un raffreddamento delle pressioni inflazionistiche. Gli acquisti hanno interessato soprattutto le materie prime, le banche e le auto. A Mlano occhi puntati su Fininvest con il mercato che aspetta conferme sulla continuità nella holding. Per quanto riguarda le materie prime, il petrolio dopo una mattinata al rialzo, ha invertito la rotta dopo i dati sulle scorte Usa. Il prezzo del Brent si colloca a quota 74,05 dollari al barile, mentre il i Wti a 69,15 dollari al barile. in rialzo il gas naturale a 38 euro al megawattora. Lo spread fra Btp e Bund tedeschi chiude a quota 158 punti, con il rendimento del decennale in calo al 4,02%. Tra i titoli del listino milanese, fra i maggiori rialzi Telecom Italia che guadagna 4,5 punti, ma in rialzo anche Unicredit, Banca Mps e Bper Banca.
Per quanto riguarda invece i segni meno, fra i maggiori ribassi Leonardo che cede 1,7 punti, ma in calo anche Siapem, Recordati e Tenaris. Anche le altre principali Borse europee archiviano gli scambi con segni ositivi, sulla scia dell’avvio in verde a Wall Street. Tra le piazze finanziarie, Parigi chiude a +0,52%, Francoforte guadagna lo 0,49% mentre Londra è piatta con un +0,10%.
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A rischio povertà quasi un italiano su quattro

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2022 “poco meno di un quarto della popolazione (24,4%) è a rischio di povertà o esclusione sociale, quasi come nel 2021 (25,2%)”. Tuttavia, con la ripresa dell’economia, “si riduce significativamente la popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale (4,5% rispetto al 5,9% del 2021) e rimane stabile la popolazione a rischio di povertà (20,1%)”. Questa la fotografia che emerge dal report dell’Istat sulle condizioni di vita e reddito delle famiglie. Nel 2022, si evidenzia nel report, il 20,1% delle persone residenti in Italia “risulta a rischio di povertà (circa 11 milioni e 800mila individui) avendo avuto, nell’anno precedente l’indagine, un reddito netto equivalente, senza componenti figurative e in natura, inferiore al 60% di quello mediano (ossia 11.155 euro). A livello nazionale la quota di popolazione a rischio di povertà rimane uguale all’anno precedente (20,1%)”.
Il 4,5% della popolazione (circa 2 milioni e 613mila individui) si trova in condizioni di grave deprivazione materiale e sociale, ossia presenta almeno sette segnali di deprivazione dei tredici individuati dal nuovo indicatore (Europa 2030). “Rispetto al 2021 (la quota era del 5,9%) vi è una decisa riduzione delle condizioni di grave disagio, grazie alla ripresa dell’economia dopo la crisi pandemica e l’incremento dell’occupazione e dei redditi familiari. La riduzione della percentuale di popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale è marcata al Nord-ovest e al Centro”. Inoltre, “il 9,8% degli individui vive in famiglie a bassa intensità di lavoro (indicatore Europa 2030), ossia con componenti tra i 18 e i 64 anni che nel 2021 hanno lavorato meno di un quinto del tempo, percentuale in riduzione rispetto al 10,8% del 2021, come conseguenza delle migliori condizioni del mercato del lavoro”.
La popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale (indicatore composito Europa 2030), ovvero la quota di individui che si trova in almeno una delle suddette tre condizioni (riferite a reddito, deprivazione e intensità di lavoro), è pari al 24,4% (circa 14 milioni 304mila persone), pressocchè stabile rispetto al 2021 (25,2%). Questo andamento “sintetizza la sensibile riduzione della popolazione in condizione di grave deprivazione materiale e sociale, grazie alla ripresa economica, con una quota di popolazione a rischio di povertà uguale all’anno precedente”. Nel 2022 la riduzione della popolazione a rischio di povertà o esclusione sociale interessa tutte le ripartizioni ad eccezione del Mezzogiorno, che rimane l’area del paese con la percentuale più alta di individui a rischio (40,6%, come nel 2021). In questa ripartizione l’indicatore composito rivela un aumento della quota di individui a rischio di povertà (33,7% rispetto al 33,1% del 2021) e il segnale positivo della riduzione della quota di individui che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro (17,1% rispetto al 19,5% del 2021). A livello regionale si osserva un deciso miglioramento per la Campania e la Sicilia, con la riduzione del rischio di povertà o esclusione sociale, trainato da una sensibile riduzione di tutti e tre gli indicatori (rischio di povertà, grave deprivazione e bassa intensità di lavoro). Tuttavia, il rischio di povertà o esclusione sociale aumenta in Puglia, Sardegna e Calabria; in queste ultime due regioni peggiorano i tre indicatori e soprattutto aumentano la bassa intensità di lavoro e la grave deprivazione.
Per quanto riguarda i bilanci delle famiglie residenti in Italia, infine, nel 2021 si stima che “abbiano percepito un reddito netto pari in media a 33.798 euro, ossia 2.817 euro al mese. Ma nel secondo anno della pandemia da Covid-19, con la progressiva e graduale ripresa delle attività economiche e sociali, il reddito delle famiglie è tornato a crescere rispetto all’anno dell’iniziale shock pandemico sia in termini nominali (+3%) sia in termini reali (+1%)”. Il reddito equivalente, che tiene conto delle economie di scala e rende confrontabili i livelli di reddito di famiglie di diversa numerosità e composizione, “è cresciuto in termini reali in modo deciso (+3%), anche a causa della significativa riduzione della dimensione media delle famiglie”. Rispetto all’anno precedente, nel 2021 i redditi familiari medi in termini reali (esclusi gli affitti figurativi e considerando la variazione media annua dell’indice armonizzato dei prezzi al consumo pari a +1,9%) sono diminuiti solo nel Mezzogiorno (-1,7%) mentre sono cresciuti in modo significativo nel Nord-est (+3,3%) e al Nord-ovest (+2,5%), rimanendo sostanzialmente invariati al Centro.

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