Home Economia Pagina 190

Economia

Unicredit, Uilca “Raggiunto accordo su uscite e nuove assunzioni”

ROMA (ITALPRESS) – “Dopo una lunga trattativa, articolata su più giornate, si è raggiunto oggi nelle prime ore del mattino l’accordo tra l’Azienda e le organizzazioni sindacali, che consentirà l’uscita volontaria di 328 colleghi di rete sin dal mese di luglio 2023 con finestra pensionistica 1° dicembre 2029”. Lo dichiara Rosario Mingoia, segretario responsabile UILCA Unicredit, che aggiunge: “Un accordo sostenibile ed equilibrato, frutto di un intendimento fattivo e costruttivo che ha ridotto il divario tra le posizioni aziendali e quelle delle OO.SS., con l’ottenimento di circa 220 nuove assunzioni da destinare alla rete anche in Sicilia”.
“Inoltre, si è ottenuto l’impegno di recuperare con nuovi ingressi le dimissioni dei nuovi assunti, offrendo così buona, nuova e stabile occupazione per il futuro di Unicredit sottoscrivendo un’intesa unica nel settore”, prosegue.
“A breve ulteriori incontri per i nuovi piani sanitari in Uni.Ca, la cassa di assistenza sanitaria, per il biennio 2024/2025 e confronto per una maggiore flessibilità oraria e conciliazione tempi di vita e di lavoro”, sottolinea Mingoia.

– foto ufficio stampa Uilca –

(ITALPRESS).

Piazza Affari chiude in calo, Ftse Mib -0,41%

MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare -0,41% a 27.162 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede lo 0,36% a quota 29.282. L’indice Ftse Italia Star è in controtendenza e sale dello 0,17% a 48.020 punti.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

Fisco, per acconto Imu proprietari verseranno 11 miliardi

ROMA (ITALPRESS) – All’avvicinarsi della scadenza per il versamento dell’acconto Imu per il 2023 del prossimo 16 giugno, gli italiani si preparano a versare 11 miliardi, il cui gettito complessivo annuo sarà di 22,1 miliardi (18,1 miliardi ai Comuni e 4 miliardi allo Stato). Saranno chiamati ai versamenti oltre 25,3 milioni di proprietari (il 41% sono lavoratori dipendenti e pensionati) di immobili diversi dall’abitazione principale.
Il costo medio complessivo dell’Imu calcolato su una ‘seconda casà, ubicata in un capoluogo di provincia sarà di 1.074 euro medi (537 euro per l’acconto di giugno), con punte di oltre 2 mila euro nelle grandi città. Per l’abitazione principale considerata di lusso (A/1, A/8, A/9), il versamento complessivo è di 2.623 euro (1.307 per l’acconto di giugno), con punte di oltre 6 mila euro nelle grandi città. Per una seconda pertinenza dell’abitazione principale della stessa categoria catastale (cantine, garage, posti auto, tettoie), si dovrà versare l’Imu con l’aliquota delle seconde case, con un costo medio annuo di 55 euro, con punte di 110 euro annui. E’ quanto emerge dal Rapporto Imu 2023 (primo semestre) elaborato dal Servizio Uil Lavoro, Coesione e Territorio. Secondo i risultati del rapporto, il costo maggiore in valore assoluto per una seconda casa a disposizione si registra a Roma con 2.064 euro medi. A Milano, invece, si pagheranno 2.040 euro medi; a Bologna 2.038 euro; a Genova 1.775 euro; a Torino 1.745 euro. Valori più contenuti, invece, ad Asti, con un costo medio di 580 euro; a Gorizia, con 585 euro; a Catanzaro, con 659 euro; a Crotone, con 672 euro; a Sondrio, con 674 euro. Per l’abitazione principale considerata di lusso, a Roma il costo complessivo è di 6.419 euro annui; a Grosseto è di 6.402 euro; a Milano è di 6.244 euro; a Venezia è di 6.037 euro e a Bologna è di 5.214 euro. Più contenuti i versamenti a Cremona, 963 euro annui; a Caltanissetta, 990 euro; a Crotone, 1.089 euro; a Messina, 1.141 euro e a Catanzaro, 1.149 euro. Per una seconda pertinenza della stessa categoria catastale a Roma si pagano mediamente 110 euro annui; a Milano 99 euro annui; a Bologna 96 euro annui; a Firenze 95 euro annui; a Napoli 95 euro annui.
In 17 Città è in vigore la ex addizionale della TASI, per cui, in questi Comuni, le aliquote superano la soglia massima dell’IMU (10,6 per mille). In particolare, a Roma, Milano, Ascoli Piceno, Brescia, Brindisi, Matera, Modena, Potenza, Rieti, Savona e Verona l’aliquota è all’11,4 per mille; a Terni e Siena, all’11,2 per mille; a Lecce, Massa e Venezia all’11 per mille; ad Agrigento al 10,9 per mille. Altre 75 Città capoluogo, sempre sulle seconde case, applicano l’aliquota del 10,6 per mille, tra cui Torino, Bologna, Firenze, Napoli, Palermo, Bari. In 10 Città, le aliquote sono sotto la soglia massima, tra cui Gorizia, Pordenone, Ragusa, Udine, Belluno. “Per noi, la riforma del catasto si rende necessaria per riportare equità nella tassazione sul mattone, annunciata più volte nel corso degli ultimi anni e mai attuata. Riforma che deve prendere vita prestando, però, molta attenzione: questo cambiamento non dovrà significare maggiori prelievi, ma una diversa e più equa ripartizione del prelievo fiscale sugli immobili”, sottolinea Ivana Veronese, segretaria confederale della Uil. “Le modifiche dell’Imu dovrebbero essere riviste organicamente riaprendo il ‘cantierè del federalismo fiscale, riforma prevista, tra l’altro, nel Pnrr per riportare maggiore equità nei tributi locali”, conclude.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Ad aprile produzione industriale in calo

ROMA (ITALPRESS) – Ad aprile lìIstat stima che l’indice destagionalizzato della produzione industriale diminuisca dell’1,9% rispetto a marzo. Nella media del periodo febbraio-aprile il livello della produzione diminuisce dell’1,3% rispetto ai tre mesi precedenti. L’indice destagionalizzato mensile segna diminuzioni congiunturali in tutti i comparti: variazioni negative caratterizzano, infatti, i beni intermedi (-2,6%), i beni strumentali (-2,1%) e, in misura meno marcata, i beni di consumo (-0,4%) e l’energia (-0,3%). Corretto per gli effetti di calendario, ad aprile l’indice complessivo diminuisce in termini tendenziali del 7,2% (i giorni lavorativi di calendario sono stati 18 contro i 19 di aprile 2022). Flessioni tendenziali caratterizzano tutti i comparti; la riduzione è modesta per i beni strumentali (-0,2%), mentre risulta più rilevante per l’energia (-12,6%), i beni intermedi (-11,0%) e i beni di consumo (-7,3%). Gli unici settori di attività economica in crescita tendenziale sono la fabbricazione di mezzi di trasporto (+5,7%), la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+2,1%) e la produzione di prodotti farmaceutici di base e preparati farmaceutici (+0,6%). Le flessioni più ampie si registrano nell’industria del legno, della carta e della stampa (-17,2%), nella fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (-13,6%) e nella fabbricazione di prodotti chimici e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-10,9% per entrambi i settori).
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Inflazione e caro prezzi non fermano la voglia di viaggiare

ROMA (ITALPRESS) – Le prenotazioni registrate al 31 maggio dagli associati Astoi parlano di un incremento dei ricavi dell’11% rispetto alla rilevazione alla stessa data della stagione estiva 2019, a fronte di un calo del 4% dei passeggeri. La distonia del dato va letta nel quadro dell’aumento dei costi medi generato dall’inflazione. Per quanto riguarda le destinazioni preferite dagli italiani, la crescita più alta, in termini di ricavi, è rappresentata dall’Egitto che registra un +46% sul 2019, mentre la Tunisia ha triplicato i volumi rispetto all’ultimo anno pre-pandemico. Anche l’Italia si riconferma come meta prediletta dagli italiani e registra un incremento superiore al 6% rispetto all’estate 2019. Le regioni protagoniste dell’estate con i Tour Operator sono Sardegna, Sicilia e Puglia.
E’ quanto emerge dai dati dall’Osservatorio Astoi Confindustria Viaggi – l’Associazione che rappresenta oltre il 90% del mercato del tour operating italiano – relativamente alle scelte degli italiani per le vacanze estive. Per l’Europa mediterranea Spagna e Grecia si riconfermano sugli scudi, mentre per i soggiorni mare nei Caraibi tiene la Repubblica Dominicana, mentre Cuba e le altre destinazioni caraibiche registrano una significativa flessione. Va a gonfie vele l’East Africa rappresentato da Kenya, Zanzibar e Madagascar. La meta più brillante dell’Oriente è il Giappone mentre nel sud-est asiatico svetta l’Indonesia trainata da Bali. L’Africa Australe è scelta per viaggi naturalistici, principalmente Sudafrica, Namibia e Botswana. Molto positivi i dati del settore crocieristico, con ottimi livelli di occupazione e aumentata soddisfazione da parte della clientela, relativamente a servizio, esperienza e food & beverage; mete preferite per la vacanza in navigazione in estate sono il Mediterraneo e l’Europa.
La durata dei soggiorni che si potrebbe definire “mainstream” si aggira attorno ai 7,9 giorni, in leggera crescita sul 2019, mentre quelli “tailor made” scendono a 12,6 giorni rispetto ai 13,4 del 2019. Il numero medio di passeggeri per pratica è di 2,8 indicatore dell’interesse delle famiglie a prenotare attraverso il sistema del turismo organizzato. Le tipologie di viaggio sono estremamente eterogenee per durata, destinazioni e modalità di fruizione dei servizi. Dalla vacanza balneare stanziale ai tour di gruppo, dagli short break ai fly & drive, ogni logica di viaggio ha visto una ripresa delle vendite. Si evidenzia la tendenza a prenotare viaggi e vacanze con partenze nei mesi di “spalla” dell’alta stagione: +15,6% in maggio, +15,8% in settembre con ottime vendite anche in ottobre, dato molto positivo in quanto indica nettamente un allungamento della stagione estiva. La durata dei soggiorni in questi mesi è mediamente più bassa rispetto a quelli di alta stagione mentre il numero medio di passeggeri per pratica è invece analogo.
L’incremento del costo dei voli ha generato alcune distorsioni sul prezzo finale dei pacchetti turistici. Tuttavia, il valore del turismo organizzato non viene leso dall’aumento dei costi perchè la maggior parte dei consumatori propende verso maggiori tutele e non aspetta le offerte last minute.
Secondo Pier Ezhaya, presidente Astoi Confindustria Viaggi, “questa è la prima estate che ci certifica ufficialmente fuori dal periodo pandemico. E’ indubbio l’impatto dell’inflazione, ma i clienti non rinunciano ai viaggi, divenuti un bene incomprimibile. La propensione a viaggiare si esprime nelle forme più variegate e si assiste a una maggior magnitudo del turismo organizzato verso i consumatori più inclini al fai da te, specialmente nei mesi di ‘spallà dell’alta stagione. Certamente ci sono ancora alcuni italiani che stanno attendendo a prenotare le proprie vacanze, quelli più attenti al prezzo. Tuttavia, per quanto riguarda il turismo organizzato, i nostri dati ratificano che ben oltre il 75% dei nostri obiettivi di budget e delle nostre capacità aeree ed alberghiere sono già sature”.(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Per Piazza Affari avvio in calo, mercati attendisti

MILANO (ITALPRESS) – Avvio di seduta in calo questa mattina a Piazza Affari, dopo i primi scambi. L’indice Ftse Mib, alla prima rilevazione, segna un -0,22% a quota 27.215 punti, mentre l’Ftse All Share cede lo 0,22% a 29.322 punti. In ribasso anche l’Ftse Star, che lascia sul terreno lo 0,21% a quota 47.838 punti.
I mercati restano attendisti in vista delle prossime mosse delle banche centrali, in primis Bce e Fed. Sotto i riflettori nell’Eurozona la contrazione del Pil, che indica una recessione tecnica, mentre negli Stati Uniti l’incremento delle richieste dei sussidi di disoccupazione ai massimi da quasi 2 anni.
Per quanto riguarda le materie prime, in calo il prezzo del petrolio dopo il rally dei giorni scorsi a causa della decisione dell’Opec+ di estendere al 2024 i tagli alla produzione di greggio, con il Brent che si colloca a 75,4 dollari al barile e il Wti 70,09 dollari. Il gas invece è in rialzo di un punto percentuale a 27,2 euro al megawattora ad Amsterdam. Intanto lo spread fra Btp e Bund tedeschi apre a quota 169 punti, con il rendimento del decennale al 4,10%. Anche le altre piazze finanziarie europee aprono con segni misti e incerte, nonostante la chiusura in verde di Tokyo, con il Nikkei che guadagna l’1,97%, grazie alle performance dei titoli del comparto finanziario e del commercio. Tra le altre Borse europee, Parigi apre a +0,05%, Francoforte cede lo 0,07%, mentre Londra guadagna lo 0,14%.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Politica industriale, giuristi a confronto sugli aiuti di Stato

ROMA (ITALPRESS) – L’incidenza degli aiuti di stato sull’elaborazione e sull’attuazione della politica industriale: è il focus dell’incontro “Politica industriale e aiuti di Stato oggi”, promosso dal Centro Studi Americani e aperto dall’intervento del presidente emerito della Corte Costituzionale, Giuliano Amato, che ha sottolineato come la politica industriale europea “stia diventando un tema cruciale, per quanto riguarda i rapporti tra gli Stati membri, ma anche tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. Fino a pochi anni fa, parlare di politica industriale europea sembrava una cosa ‘fuorì, oggi si parla di come finanziarla”, ricorda. “E’ il frutto della deglobalizzazione che è intervenuta a seguito della pandemia e della guerra che hanno ‘rotto le catenè della distribuzione del mercato globalizzato per molti prodotti”, sottolinea. Secondo Daniele Gallo, professore di diritto dell’Unione Europea alla Luiss, “il processo di deglobalizzazione profila un nuovo ordine giuridico che per far fronte alle trasformazioni in atto – dalla transizione energetica all’intelligenza artificiale – sembra avere come unico strumento la compressione del mercato”.
Alla modifica dovuta alla globalizzazione, Giovanni Pitruzzella, costituzionalista e avvocato generale della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, aggiunge “l’esistenza della doppia transizione verde e digitale, che deve essere guidata dallo Stato”, ma “il rilassamento delle regole o il far leva solamente sugli aiuti di Stato pone la certezza che si creino nuove politiche protezioniste”.
Secondo Bernardo Mattarella, amministratore delegato di Invitalia, “per essere sempre più efficaci nel tradurre gli aiuti di stato in aiuti effettivi alle imprese, bisogna ordinare gli strumenti di questa attivazione finanziaria con gli incentivi quadro”, spiega. “C’è un pò di carenza di offerta nei confronti delle imprese nella fascia intermedia, quindi nei confronti delle piccole e medie imprese, che sono il ‘cuorè del sistema italiano”, prosegue.
La scelta politica che l’Unione europea sta facendo “pone le basi per un profondo ripensamento, in Europa, della relazione tra dritto e mercato e tra pubblico e privato, come dimostrano le molteplici misure volte a relativizzare il divieto di aiuti di Stato, ad iniziare dal Quadro temporaneo del marzo 2020, dal regolamento sugli investimenti esteri diretti del 2019 e dal regolamento sulle sovvenzioni estere del 2022”, aggiunge Andrea Zoppini, professore ordinario di diritto civile all’Università Roma Tre. “Queste tre politiche mostrano il mutamento di prospettiva in atto in Europa. Quanto agli aiuti, le notifiche effettuate dagli Stati, negli ultimi tre anni, circa i finanziamenti erogati a una pluralità di imprese hanno portato, quasi sempre, la Commissione a dichiarane la compatibilità con il diritto UE. De facto, una sospensione generalizzata del divieto di aiuti di Stato: la finalità della tutela della concorrenza arretra a favore di una finalità differente, quella di rafforzare e promuovere il sostegno economico offerto, su base nazionale, dagli Stati alle imprese”.
Anche il sottosegretario all’Economia, Federico Freni, ricorda che “in questi anni abbiamo assistito a una sorta di valzer: prima abbiamo considerato gli aiuti di stato un fenomeno distorsivo, poi positivo e poi di nuovo distorsivo. Oggi partiamo dall’idea che l’Europa deve essere in grado di elaborare una politica industriale comune”, ma questo vuol dire ipotizzare “una progressiva deroga alla concorrenza intracomunitaria in favore di un mercato che vedrà l’Europa agire come un attore unico. Se vogliamo immaginare quella che, un pò utopisticamente, è una capacità fiscale e una politica industriale comune, dobbiamo comunque immaginare che gli aiuti di Stato andranno nuovamente scemando, ma questo non vuol dire che lo Stato dovrà abdicare al suo ruolo”, sottolinea Freni.
“Nel recente passato, purtroppo anche a causa di eventi drammatici, l’Italia è stato uno dei Paesi ad aver usufruito maggiormente di deroghe al divieto di aiuti di Stato. E’ importante però che questa situazione non diventi una regola. Abusare degli aiuti di stato per aumentare la competitività dell’industria europea rischia di indebolire il mercato unico, creare grandi divari tra gli Stati membri, ed innescare una guerra commerciale tra USA e UE dalle conseguenze imprevedibili”, ricorda. “Sarebbe necessario lavorare ad un rafforzamento del dialogo atlantico e della politica economica europea, attraverso una revisione della governance, soprattutto in termini di bilancio, e di armonizzazione fiscale”.
Gli Stati Uniti sono stati i primi a scendere in campo con l’Inflation Reduction Act, di cui si sta discutendo e valutando quali potranno essere le evoluzioni future: per Francesco De Carolis, professore di economia industriale dell’Università Bocconi, “l’Inflation Reduction Act è il primo passo che gli Stati Uniti hanno fatto verso la transizione verde e una politica di lotta al cambiamento climatico globale”. Nel fare questo passo, “c’è necessariamente una spinta pubblica: questa legge prevede investimenti di circa 400 miliardi nei prossimi anni, ma è difficile ipotizzarne gli effetti economici. Gli economisti tedeschi fanno una previsione ottimista degli effetti dell’IRA perchè secondo loro porta a un allargamento del mercato, mentre gli Stati che non prevedono che le loro aziende riusciranno a rispondere a questo allargamento sembrano avere una visione estremamente negativa dell’IRA: chiaramente in certi settori ci saranno più difficoltà che in altri”. Per il direttore generale di Assonime, Stefano Firpo, “arriviamo da dieci anni in cui le istanze industriali sono state molto blandamente considerate in Europa. La ‘scossà americana è un cambiamento pazzesco in prospettiva, perchè si è iniziato a capire che possiamo fare la transizione energetica con l’industria: è un paradigma che non va sottovalutato. Il cambiamento di prospettiva sulla politica industriale è colossale”.

– foto xi2/Italpress –

(ITALPRESS).

Banca Sistema, 2 miliardi di volumi factoring a inizio giugno, +15%

MILANO (ITALPRESS) – Confermando una crescita a doppia cifra, oltre la media di mercato, il Factoring di Banca Sistema raggiunge i 2 miliardi di euro di crediti acquistati a inizio giugno, registrando un +15% a/a nei primi cinque mesi del 2023 ed un incremento sia dei crediti IVA sia dei crediti commerciali, acquistati principalmente dalle imprese fornitrici della PA, ma non solo.
“La Banca si riconferma un primario operatore nel Factoring a supporto delle imprese fornitrici della Pubblica Amministrazione – si legge in una nota -. L’andamento dei volumi Factoring di Banca Sistema, come quello del mercato in costante crescita sia Italia che in Europa, confermano le potenzialità di questo strumento a servizio delle imprese per supportarle nelle loro esigenze di liquidità, di miglioramento degli indici di bilancio e di crescita”.
“Il raggiungimento dei 2 miliardi di euro di crediti acquistati già a inizio giugno è un traguardo importante per il Factoring di Banca Sistema, che continua a sovraperformare rispetto ad un mercato in crescita – commenta Andrea Trupia, Direttore Divisione Factoring di Banca Sistema -. Il factoring è uno strumento che sta prendendo sempre più piede, permette di rendere liquido un asset e facilitare l’accesso al credito da parte delle aziende, tanto da canalizzare miliardi di euro e coinvolgere una platea eterogenea di imprenditori. La linea di credito che l’azienda riceve è rivolta al futuro dell’attività, più che al presente o al passato e, soprattutto per le imprese che devono crescere, rappresenta un elemento di serenità che consente, ad esempio, di vincere gare di appalto sapendo di poter contare sul supporto di un factor specializzato che può finanziare la propria attività”.

– foto ufficio stampa Banca Sistema –

(ITALPRESS).