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Banco Bpm, Castagna confermato Ad. Nominati i comitati

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Il Cda di Banco Bpm ha provveduto a nominare l’amministratore delegato, Giuseppe Castagna, e i membri dei Comitati endo-consiliari, provvedendo a costituire un comitato ad hoc in ambito Esg denominato Comitato Sostenibilità, attività che veniva svolta in precedenza dal Comitato Controllo Interno, Rischi e Sostenibilità ora ridenominato Comitato Controllo Interno e Rischi: Comitato Nomine: Mario Anolli (presidente), Marina Mantelli e Chiara Mio; Comitato Remunerazioni: Manuela Soffientini (presidente), Paolo Bordogna e Mauro Paoloni; Comitato Controllo Interno e Rischi: Eugenio Rossetti (presidente), Mario Anolli, Paolo Bordogna, Maurizio Comoli e Nadine Faruque; Comitato Parti Correlate: Paolo Boccardelli (presidente), Paola Ferretti e Luigia Tauro; Comitato Sostenibilità: Luigia Tauro (presidente), Chiara Mio e Alberto Oliveti. Il consiglio di amministrazione ha valutato il requisito di indipendenza in capo ai propri componenti.
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Gentiloni “Per l’Italia riduzione del debito sarà più graduale”

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“L’Italia dovrà ridurre il livello del proprio debito, credo che non ci sia nessun italiano che non ne sia consapevole, non solo al Governo ma in generale perchè il debito elevato ha le difficoltà che tutti noi conosciamo”. Così il commissario europeo per l’Economia Paolo Gentiloni, a margine della presentazione della riforma delle regole del Patto di Stabilità e Crescita proposta dalla Commissione europea. “Quello che possiamo dire è che quando questa riforma verrà approvata l’Italia potrà farlo in modo più graduale e potrà farlo anche in un modo che avrà deciso l’Italia. è molto importante”, ha spiegato. “Poi, se guardiamo il corso degli ultimi 30-40 anni, abbiamo avuto diversi periodi in cui il debito è stato ridotto più o meno significativamente e dobbiamo considerare quei periodi come periodi positivi, nei quali non sono mancati gli investimenti. Molto spesso il debito aumenta per una cattiva qualità della spesa pubblica e non soltanto per fare degli investimenti positivi. Penso che sarà graduale, sarà realistico e consentirà, ovviamente con una buona qualità di spesa pubblica, lo spazio necessario per investire. Per aumentare gli investimenti non bastano le regole fiscali. Penso che fin qui non ci fosse un meccanismo per favorirli adesso questo meccanismo c’è”, ha aggiunto Gentiloni. Quindi “è nell’interesse dell’Italia avere un percorso realistico di riduzione del debito e se abbiamo incentivi per gli investimenti sui beni comuni europei questo lo è ancora di più. Di favorevole c’è che ogni Paese stabilisce, tenendo conto dei riferimenti che la Commissione fornirà, un percorso fiscale dai 4 ai 7 anni: ciò consentirà maggiori responsabilità su questi piani e il non doversi affidare a regole troppo astratte”, ha continuato. Il commissario ha ricordato che il nuovo quadro di regole darà “più spazio nella politica di bilancio e più gradualità nella riduzione del debito per i Paesi che si impegneranno nei settori strategici” come le politiche ambientali e gli investimenti nel digitale. “Tra le novità, ci sarà una discussione tra i Paesi sui settori da privilegiare” ha concluso Gentiloni.
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Pnrr, Fitto “No ad allarmismi sugli obiettivi al 30 giugno”

ROMA (ITALPRESS) – “Alla luce dell’esperienza relativa al raggiungimento degli obiettivi al 31 dicembre 2022 il governo inverte il meccanismo, e affronta per tempo le questioni collegate alle criticità relative agli obiettivi relativi al 30 giugno, per poter avere con la Commissione europea non un confronto nella fase successiva, ma un confronto preventivo per capire e individuare oggettivamente come poter risolvere alcune questioni collegate all’attuazione del Piano”. Così il ministro per gli Affari europei e il Pnrr, Raffaele Fitto, nel corso dell’informativa in Senato sull’attuazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
“Penso sia molto importante dire che ci sono certamente alcune criticità, ma non è il caso di costruire, come spesso si legge, un allarmismo perchè stiamo lavorando su alcuni aspetti collegati al raggiungimento di questi 27 obiettivi”, aggiunge.
“Il governo ha iniziato il suo lavoro sulla prima grande questione: il raggiungimento dei 55 obiettivi utili per poter ottenere la terza rata da 19 miliardi – sottolinea Fitto -. Al momento dell’insediamento il governo ha trovato 25 obiettivi raggiunti, c’è stato poi un lavoro molto intenso e i 55 obiettivi sono stati raggiunti e inviati alla Commissione europea ed è iniziato un momento di confronto con quest’ultima”.
“Abbiamo immaginato, d’intesa con la Commissione, per alcuni obiettivi di prendere un mese di tempo in più per poter definire meglio il superamento di alcuni ostacoli. Per quanto riguarda la rata del 31 dicembre 2022, si proseguirà con l’invio delle documentazioni in un confronto costante e propositivo con la Commissione europea – spiega il ministro – per raggiungere questo obiettivo che nelle prossime ore dovrà trovare una soluzione, anche perchè si completa il mese individuato come proroga”.
“Sono emerse critiche e rilievi sul fatto che il governo, avendo messo mano alla governance, si è assunto la responsabilità di compiere un’azione dilatoria che ha portato ritardi – dice ancora Fitto -. Il governo è stato molto attento ad evitare che ciò accadesse, non è un caso che il decreto non ha trovato una sua attuazione fino alla giornata odierna perchè questa mattina, completato l’iter e pubblicato il decreto, alla Presidenza del consiglio è stato firmato il dpcm per dare attuazione”.
“Il lavoro che stiamo mettendo in campo è attento e certosino – sottolinea il ministro – e ha come obiettivo far emergere con chiarezza le difficoltà e i problemi che ci sono, non per aprire un dibattito ma per immaginare le soluzioni a quei problemi nei tempi previsti dai regolamenti europei. L’obiettivo che abbiamo è raggiungere il risultato della spesa dell’intero programma, e per far questo è fondamentale il confronto con la Commissione europea, trovare e correggere oggi le criticità per avere domani la soluzione dei problemi e un rapido avanzamento della spesa”.

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La Commissione Europea lancia la riforma del Patto di Stabilità

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La Commissione Europea ha presentato la sua proposta per la riforma del Patto di Stabilità e Crescita, ovvero le regole di governance economica dell’Ue.
L’obiettivo è “rafforzare la sostenibilità del debito pubblico e promuovere una crescita sostenibile e inclusiva in tutti gli Stati membri attraverso riforme e investimenti”, spiega la Commissione.
Le proposte di Bruxelles “tengono conto della necessità di ridurre i livelli del debito pubblico, che sono molto aumentati, si basano sugli insegnamenti tratti dalla risposta politica dell’UE alla crisi della Covid-19 e preparano l’Unione alle sfide future sostenendo i progressi verso un’economia verde, digitale, inclusiva e resiliente economica”.
“Le nuove norme – sottolinea la Commissione – faciliteranno le riforme e gli investimenti necessari e contribuiranno a ridurre gli elevati indici del debito pubblico in modo realistico, graduale e duraturo, in linea con il discorso sullo stato dell’Unione del 2022 della presidente von der Leyen. La riforma semplificherà la governance economica, migliorerà la titolarità nazionale, porrà maggiore enfasi sul medio termine e rafforzerà l’applicazione, all’interno di un quadro comune UE trasparente”.
I piani strutturali di bilancio nazionali a medio termine sono la pietra angolare delle proposte della Commissione. Gli Stati membri elaboreranno e presenteranno piani che stabiliscono i loro obiettivi di bilancio, le misure per affrontare gli squilibri macroeconomici e le riforme e gli investimenti prioritari per un periodo di almeno quattro anni. I piani saranno valutati dalla Commissione e approvati dal Consiglio sulla base di criteri comuni dell’Unione Europea.
“L’integrazione degli obiettivi di bilancio, di riforma e di investimento in un unico piano a medio termine contribuirà a creare un processo coerente e semplificato – spiega la Commissione -. Rafforzerà la titolarità nazionale offrendo agli Stati membri un maggiore margine di manovra nella definizione dei propri percorsi di aggiustamento di bilancio e impegni di riforma e investimento. Gli Stati membri presenteranno relazioni annuali sullo stato di avanzamento per facilitare un monitoraggio e un’applicazione più efficaci dell’attuazione di questi impegni”.
Il nuovo processo di sorveglianza fiscale sarà integrato nel semestre europeo, che rimarrà il quadro centrale per il coordinamento delle politiche economiche e occupazionali.
“La situazione fiscale, le sfide e le prospettive economiche variano notevolmente nei 27 Stati membri dell’UE. Pertanto, un approccio unico per tutti non funziona – sottolinea la Commissione Europea -. Le proposte mirano a passare a un quadro di sorveglianza più basato sul rischio che ponga al centro la sostenibilità del debito pubblico, promuovendo nel contempo una crescita sostenibile e inclusiva. I piani degli Stati membri definiranno i loro percorsi di aggiustamento di bilancio. Questi saranno formulati in termini di obiettivi di spesa pluriennali, che costituiranno l’unico indicatore operativo per la sorveglianza fiscale, semplificando così le regole di bilancio”. Per ciascuno Stato membro con un disavanzo pubblico superiore al 3% del PIL o un debito pubblico superiore al 60% del PIL, la Commissione pubblicherà una “traiettoria tecnica” specifica per paese. Questa traiettoria cercherà di garantire che il debito sia posto su un percorso plausibilmente discendente o rimanga a livelli prudenti e che il disavanzo rimanga o sia portato e mantenuto al di sotto del 3% del PIL nel medio termine.
Per gli Stati membri con un disavanzo pubblico inferiore al 3% del PIL e un debito pubblico inferiore al 60% del PIL, la Commissione fornirà informazioni tecniche agli Stati membri per garantire che il disavanzo pubblico sia mantenuto al di sotto del valore di riferimento del 3% del PIL anche nel medio termine.
Le “traiettorie tecniche” guideranno gli Stati membri nella progettazione degli obiettivi di spesa pluriennali che includeranno nei loro piani.
Si applicheranno salvaguardie comuni per garantire la sostenibilità del debito. I valori di riferimento del 3% e del 60% del PIL per il disavanzo e il debito rimarranno invariati. Il rapporto tra debito pubblico e PIL dovrà essere inferiore alla fine del periodo di piano rispetto all’inizio di tale periodo. Inoltre dovrà essere attuato un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del PIL all’anno come parametro di riferimento fintanto che il disavanzo rimane al di sopra del 3% del PIL. Inoltre, gli Stati membri che beneficiano di un periodo di aggiustamento di bilancio esteso dovranno garantire che lo sforzo sul bilancio non sia rinviato agli anni successivi.
Le clausole di salvaguardia generali e specifiche per Paese consentiranno scostamenti dagli obiettivi di spesa in caso di grave recessione economica nell’UE o nell’area dell’euro nel suo insieme o di circostanze eccezionali al di fuori del controllo dello Stato membro con un forte impatto sulle finanze pubbliche. Il Consiglio, sulla base di una raccomandazione della Commissione, deciderà in merito all’attivazione e alla disattivazione di queste clausole.
Il Consiglio Europeo ha chiesto che i lavori legislativi sul tema si concludano nel 2023. La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio “a raggiungere quanto prima un accordo sulle proposte legislative presentate oggi, in modo da rispondere adeguatamente alle sfide future”.

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Lavoro, a gennaio +422mila posizioni

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Complessivamente le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nel mese di gennaio, secondo in dati dell’Inps, sono state 663.000, in moderato calo rispetto allo stesso periodo del 2022 (-3%). La flessione ha interessato le seguenti tipologie contrattuali: contratti di somministrazione -16%, contratti in apprendistato e a tempo determinato -3%, contratti a tempo indeterminato -2%; registrano invece una crescita le assunzioni intermittenti +14% e quelle stagionali +12%. Le trasformazioni da tempo determinato nel primo mese del 2023 sono state 98.000, in aumento rispetto allo stesso periodo del 2022 (+7%). In flessione invece le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (11.000, -11% rispetto all’anno precedente). Le cessazioni del mese di gennaio sono state nel complesso 494.000, in calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-4%). Registrano una contrazione le cessazioni di contratti a tempo indeterminato (-13%), di contratti in apprendistato (-6%), di contratti in somministrazione (-3%) e di contratti stagionali (-2%); in lieve aumento invece le cessazioni di contratti intermittenti (+2%) e di contratti a tempo determinato (+1%). A gennaio 2023 il saldo annualizzato risulta pari a +422.000 posizioni di lavoro, sullo stesso livello di quello registrato a dicembre. Il contributo a tale crescita è positivo per: i rapporti di lavoro a tempo indeterminato (+353.000), i contratti intermittenti (+36.000), i contratti di apprendistato (+19.000), i contratti a tempo determinato (+16.000), i contratti stagionali (+10.000); negativo invece il contributo dei contratti somministrati (-12.000). Rispetto a dicembre 2022 segnano un incremento del saldo i contratti a tempo indeterminato, gli apprendisti, gli stagionali e gli intermittenti; in flessione il saldo dei contratti in somministrazione e a tempo determinato.  Nel corso del primo mese del 2023, rispetto al corrispondente periodo del 2022, sono aumentate le assunzioni in somministrazione a tempo indeterminato (+1%), in flessione del 17% quelle a termine, in particolare sono state registrate 7.000 assunzioni a tempo indeterminato e 93.000 a termine. Anche per le cessazioni si evidenzia il medesimo andamento delle assunzioni, in aumento le cessazioni a tempo indeterminato (+8%) e in flessione quelle a termine (-4%). Il saldo annualizzato risulta positivo per i contratti in somministrazione a tempo indeterminato (+24.000) e negativo per i contratti in somministrazione a termine (-37.000). La consistenza dei lavoratori impiegati con contratti di prestazione occasionale (CPO) a gennaio 2023 si attesta intorno alle 12.000 unità, in aumento del 2% rispetto allo stesso mese del 2022; l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione risulta pari a 236 euro. I lavoratori pagati con i titoli del libretto famiglia (LF), a gennaio 2023 risultano circa 12.000, in aumento del 7% rispetto allo stesso mese del 2022, e l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione risulta pari a 181 euro.
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Ue, dal 25 agosto scatta la sorveglianza sulle big tech

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Dal 25 agosto prossimo scatta la sorveglianza dell’Unione Europea su 17 piattaforme web e su 2 motori di ricerca, nell’ambito del Digital Services Act (DSA). Lo ha annunciato la Commissione Europea.
Ecco l’elenco delle piattaforme web che saranno sotto sorveglianza: Alibaba AliExpress, Amazon Store, Apple AppStore, Booking.com, Facebook, Google Play, Google Maps, Google Shopping, Instagram, LinkedIn, Pinterest, Snapchat, TikTok, Twitter, Wikipedia, YouTube, Zalando. I due motori di ricerca sono Bing e Google Search.
Si tratta di piattaforme che raggiungono almeno 45 milioni di utenti attivi mensili nell’Ue.
“L’intera logica delle nostre regole è garantire che la tecnologia serva le persone e le società in cui viviamo, non il contrario. Il Digital Services Act porterà una significativa trasparenza e responsabilità delle piattaforme e dei motori di ricerca e darà ai consumatori un maggiore controllo sulla loro vita online. Le designazioni fatte oggi sono un enorme passo avanti per far sì che ciò accada”, spiega Margrethe Vestager, vicepresidente esecutiva della Commissione Ue con delega al digitale. “Oggi è il D(SA)-Day per la regolamentazione digitale. Inizia il conto alla rovescia affinchè 19 grandissime piattaforme online e motori di ricerca rispettino pienamente gli obblighi speciali che il Digital Services Act impone loro”, sottolinea Thierry Breton, commissario europeo per il Mercato interno.
A seguito della loro designazione, le società dovranno ora ottemperare, entro quattro mesi, a tutti i nuovi obblighi previsti dal DSA, che mirano a responsabilizzare e proteggere gli utenti online, compresi i minori.
Tra gli obblighi previsti, il divieto di visualizzare annunci pubblicitari basati su dati sensibili dell’utente (come l’origine etnica, le opinioni politiche o l’orientamento sessuale). Le piattaforme dovranno informare gli utenti su chi sta promuovendo gli annunci pubblicitari, e dovranno garantire un elevato livello di privacy, sicurezza e incolumità dei minori. Non sarà più consentita la pubblicità mirata basata sulla profilazione dei bambini.
Inoltre le piattaforme e i motori di ricerca dovranno adottare misure per affrontare i rischi legati alla diffusione di contenuti illegali online e agli effetti negativi sulla libertà di espressione e di informazione, e dovranno mettere in atto misure di mitigazione, ad esempio per affrontare la diffusione della disinformazione.

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Apertura in calo per Piazza Affari, Ftse Mib -0,55%

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MILANO (ITALPRESS) – Apertura in calo per Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa registrare -0,55% a 27.101 punti. Per quanto riguarda lo spread fra Btp e Bund il differenziale è pari 190,6 punti base dai 188 della chiusura di martedì mentre il rendimento del decennale italiano si porta al 4,27%.
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Piazza Affari chiude in calo, Ftse Mib -1,03%

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MILANO (ITALPRESS) – Chiusura in calo a Piazza Affari. L’indice Ftse Mib fa segnare -1,03% a 27.253 punti, mentre l’Ftse Italia All-Share cede l’1% a quota 29.412. L’indice Ftse Italia Star perde lo 0,93% a 47.826 punti.

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