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L’Italia è il Paese con più liberi professionisti d’Europa

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ROMA (ITALPRESS) – Con oltre 1,4 milioni di unità l’Italia si conferma il Paese con il maggior numero di liberi professionisti in Europa, registrando negli ultimi 10 anni una crescita costante frenata solo dalla pandemia che, tra il 2018 e il 2021, ha causato la chiusura di circa 24 mila attività professionali e limitando le perdite del lavoro indipendente che negli ultimi quattro anni ha perso 343 mila posti di lavoro. L’onda lunga dell’emergenza Covid e l’incertezza di un quadro economico complesso ridisegnano la geografia e le caratteristiche demografiche della popolazione professionale in Italia. A farne le spese sono soprattutto i professionisti datori di lavoro che calano di quasi il 13% soprattutto nelle regioni del Nord Ovest e del Centro; tuttavia, i saldi occupazionali si mantengono sempre in positivo, trainati dalla crescita dei contratti a tempo indeterminato. E se la crisi colpisce soprattutto le regioni del Centro (-3,7%) e del Nord (-2,8%), nel Mezzogiorno si assiste a un aumento del 2,6% del numero di professionisti, trainato dal balzo in avanti delle donne che nello stesso periodo registrano un incremento del 4,6%. In calo anche i redditi dei professionisti iscritti alle casse di previdenza private, che segnano una flessione del 2%, con punte che arrivano fino al 6% tra avvocati, periti industriali e architetti; in controtendenza, si muovono i consulenti del lavoro che vedono incrementare i loro redditi del 26,5%. Nelle professioni ordinistiche permane tuttavia un ampio divario reddituale di genere. Ancor più preoccupanti le prospettive del mercato del lavoro negli studi professionali che non riescono più ad attrarre neolaureati, una tendenza che si incrocia pericolosamente con il declino strutturale demografico che impatta duramente sui livelli occupazionali, dove tra il 1996 e il 2021 si nota un tracollo del 46% tra i giovani under 30. È l’ultima e più aggiornata fotografia del settore professionale quella che emerge dal “VII Rapporto sulle libere professioni in Italia – anno 2022”, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni, coordinato dal professor Paolo Feltrin, e presentato oggi a Roma nella Sala del parlamentino del Cnel che ha visto la partecipazione del ministro del Lavoro, Marina Elvira Calderone; del viceministro della Giustizia, Francesco Paolo Sisto; dalla senatrice Maria Stella Gelmini; dell’onorevole Marta Schifone, responsabile Professioni di Fratelli d’Italia; del coordinatore dell’Osservatorio delle libere professioni di Confprofessioni, Paolo Feltrin; del presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo; del presidente della Fondazione Astrid, Franco Bassanini; del presidente del Cnel, Tiziano Treu; del segretario generale della UilTucs, Paolo Andreani; e del presidente di Itinerari previdenziali, Alberto Brambilla. “Il Rapporto sulle libere professioni 2022 è lo specchio fedele di una realtà economica che mostra una forte resilienza di fronte alle turbolente oscillazioni congiunturali e a una politica che fino a oggi non ha saputo intercettare il valore del lavoro professionale nei meccanismi di crescita della nostra economia. Assistiamo infatti a una sorta di strategia difensiva da parte dei liberi professionisti che, per difficoltà oggettive o a causa di un contesto normativo poco incentivante, ritardano la partenza della ripresa del settore nel suo complesso”, commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “In questo contesto, i liberi professionisti italiani guardano al nuovo corso politico del Paese con estrema attenzione, nella prospettiva di trovare risposte concrete per il mercato del lavoro e per lo sviluppo economico del Paese. Il declino demografico, l’occupazione giovanile e la crescita dimensionale degli studi professionali rappresentano fronti aperti sui quali la politica può e deve intervenire per rendere più attrattivo e competitivo il nostro settore, attraverso un auspicato confronto e una dialettica costruttiva con gli organismi di rappresentanza delle professioni”, aggiunge. Con 1.402.000 unità i liberi professionisti rappresentano il 28,5% del lavoro indipendente in Italia, segnando una crescita ininterrotta dal 2010, a parte la battuta d’arresto dovuta alla pandemia che tra il 2018 e il 2021 ha determinato una contrazione del 2% (-24 mila unità), in controtendenza rispetto al lavoro indipendente che tra il 2018 e il 2021 ha perso 343 mila posti di lavoro. L’emergenza Covid si fa sentire soprattutto sui liberi professionisti con dipendenti, dove negli ultimi quattro anni si è registrata una flessione di quasi il 13%, soprattutto nel Nord Ovest e nel Centro. In questo ambito, tuttavia, si registrano saldi occupazionali sempre positivi tra i dipendenti degli studi: nel 2021 si contano oltre 41 mila attivazioni nette, contro le 29 mila nel 2019, grazie anche all’aumento dei contratti di lavoro stabili, passati da 38.607 a 46.333 negli ultimi tre anni: un dato che riflette la stabilizzazione del lavoro negli studi professionali come confermato anche dai contratti di apprendistato. La progressiva crescita del comparto libero professionale e la parallela contrazione del lavoro autonomo hanno portato ad una riconfigurazione strutturale dell’universo dell’occupazione indipendente in Italia: se nel 2009 i liberi professionisti valevano solo il 20% del lavoro indipendente, oggi il loro peso e’ salito al 28,5%. In questo ambito i settori economici più dinamici sono quelli legati alle professioni scientifiche e tecniche e all’area sanità e istruzione.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Al consiglio nazionale Uspi il futuro dell’informazione

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Riunione, in forma aperta, del Consiglio nazionale dell’Unione Stampa Periodica Italiana (Uspi). “L’informazione del XXI secolo”. Questo il titolo dell’evento che si è tenuto presso Centro Studi Americani di Roma. Presenti, oltre agli organi sociali Uspi al completo, tanti ospiti del settore dell’informazione e dell’editoria. Presenti il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega all’Informazione e all’Editoria, Alberto Barachini, il presidente Uspi, Antonio Delfino, Federico Silvio Toniato, vice segretario generale del Senato, Carlo Parisi, segretario generale Figec, Gianluca Busi, Technology pusher 22HBG, partner tecnologico Uspi e il segretario generale Uspi, Francesco Saverio Vetere e la vice segretario, Sara Cipriani. Ha moderato gli interventi Alessandro Astorino, delegato Uspi ai rapporti con il Parlamento. Il sottosegretario Barachini ha colto l’occasione per ricordare alcuni dei punti del suo lavoro: “Le risorse e il sostegno all’informazione e all’editoria vanno aumentati, non modificati né diminuiti. Il governo deve dare risposte ai cittadini indicando come le risorse vengono investite”. In quest’ottica di rinnovamento e sviluppo, il Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, secondo Barachini, può e deve “contribuire interrogandosi su ciò che è stato fatto e capendo cosa resta da fare. Un anno di internet equivale a 7 anni nella fase pre-internet. Se questo è vero, anche per l’informazione occorre fare una riflessione collettiva sulle radici che poi ci porteranno avanti”. Francesco Saverio Vetere è intervenuto in chiusura tirando le fila della giornata. “È importante per Uspi mettersi all’ascolto del mondo. Avere la capacità di analizzare fenomeni, vederli e capirli”, ha osservato. “Questo settore sta andando giù e sta facendo la fine progressivamente del vinile nella musica. Il settore va da un’altra parte. Qualunque sia il mezzo, quale sarà la costante? La libertà degli imprenditori di fare impresa e il lavoro, perché in ogni caso va disciplinato e protetto, a Costituzione vigente, il lavoro deve essere garantito secondo l’art. 36. Quindi l’Uspi queste due cose non le può lasciare a nessuno”, ha concluso.
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-foto agenziafotogramma.it-

Immobiliare, AV Group annuncia un 2023 nel segno dell’innovazione

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TORINO (ITALPRESS) – Nata nel 2018, AV Group è una società consolidata nel settore degli investimenti immobiliari e continua la sua crescita perseguendo i due filoni che la distinguono sul mercato: la compravendita immobiliare e la messa a reddito (con il brand Students’ Home che pensa agli studenti fuori sede).
Con un fatturato superiore a 2 milioni di euro, AV Group celebra la fine del 2022 spuntando dalla sua lista di obiettivi alcuni grandi traguardi: l’apertura della nuova holding nel pieno centro di Torino; l’operazione di riqualificazione immobiliare di uno stabile di inizio Novecento, realizzata tramite un crowdfunding da record; il successo delle tre edizioni di Mastermind; il graduale ampliamento dell’organico; l’approdo delle prime operazioni immobiliari nelle città di Livorno, Bari, Alberobello e Genova, che assicurano un raggio d’azione sempre più ampio e ne consolidano la riconoscibilità in tutta Italia.
Andrea Vendola, founder della società, ha scelto di mettere il suo know-how non solo a disposizione dei futuri investitori immobiliari, attraverso i diversi percorsi formativi attivati da AV Group, ma anche con il lancio del suo primo libro, “Numero primo. L’arte di essere unici e imprevedibili nella vita e nel business”, edito da Albatros editore.
È su queste basi che si innestano i progetti del 2023, in cui l’azienda stima una crescita del 50%; la quarta edizione di Mastermind; e l’apertura di due nuove società operanti in Toscana e Puglia.
Ma soprattutto l’avvio di un programma di digitalizzazione della gestione degli investimenti e delle operazioni immobiliari avviate, con una componente progettuale innovativa nelle città pilota di Torino e Vicenza. Queste attività consentiranno di proseguire nell’incremento in organico nei dipartimenti di Ricerca & Sviluppo, e di Ricerca Immobiliare.
Un quadro interessante per una società che, in quattro anni, ha saputo consolidare la propria riconoscibilità partendo dal territorio piemontese, mettendo a punto un nuovo modello di business per il mercato immobiliare.

– foto ufficio stampa Mediability –
(ITALPRESS).

Sbarra “Manovra luci e ombre ma ora momento della responsabilità”

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“Sulla manovra la Cisl ha espresso un giudizio articolato nel senso che vediamo luci, che noi pensiamo vadano capitalizzate e valorizzate, e ci sono ombre e sulle ombre ci stiamo mobilitando per sollecitare i gruppi parlamentari e lo stesso governo a dare risposte rispetto alle priorità che abbiamo indicato. Noi pensiamo che questo è il tempo della responsabilità; forze politiche, istituzioni nazionali e locali, forze sociali devono remare tutti nella stessa direzione per aiutare il Paese a risollevarsi dalle macerie dell’emergenza sanitaria, della crisi energetica e della crisi economica. Apriamo un confronto permanente e strutturato che ci aiuti a cambiare e migliorare la manovra, ma soprattutto a definire un quadro di priorità che guardino al bene comune del Paese”. Lo ha detto il leader della Cisl, Luigi Sbarra, concludendo l’assemblea di delegati e pensionati della confederazione. “Dobbiamo costruire un campo largo, una vera e grande alleanza, un patto per la crescita e l’innovazione – ha aggiunto – una sfida questa che potremo vincere se tutti saranno in partita, se remeremo tutti nella stessa direzione. Bisogna tornare alla responsabilità, unità di intenti, concordia, capacità di guardare alla strada che abbiamo davanti come a un cammino comune. Questo è il tempo della responsabilità e della coesione, del coraggio, non della conservazione nè dell’antagonismo. Sulla manovra non si può dire che non c’è nulla di positivo. Cgil e Uil anche l’anno scorso proclamarono uno sciopero contro la manovra del governo Draghi. Poi l’Istat ha dimostrato che l’88% di quella manovra aveva sostenuto le fasce più deboli. Non era regressiva. Siamo impegnati per correggere e migliorare le cose che non vanno di questa manovra. E’ un teorema sbagliato affidarsi solo alla protesta. Serve un profilo sindacale sul terreno della responsabilità, del pragmatismo, dell’autonomia. Oggi serve cercare e promuovere sempre il confronto, negoziare sempre con responsabilità e assunzione reciproca di impegni”, ha spiegato Sbarra. Quindi “apriamo un confronto per migliorare la legge di bilancio. È il tempo della responsabilità, non della conservazione e dell’antagonismo. Per questo vogliamo stare in campo con le nostre idee. Occorre tornare all’unità di intenti, alla strada che abbiamo davanti come percorso comune. Bisogna assicurare la piena indicizzazione delle pensioni rispetto all’inflazione – ha detto Sbarra -. Bene l’intervento per la perequazione delle pensioni base, ma bisogna alzarla anche a quelle medie. Consideriamo questa una grande priorità. Poi dobbiamo tornare indietro rispetto ai troppi vincoli su Opzione Donna. Pensiamo che occorra assicurare gli attuali requisiti ed evitare forme di discriminazione”. Secondo Sbarra “dobbiamo alzare l’importo per l’esonero contributivo” a chi assume donne e giovani. La Cisl ritiene che “la misura positiva del taglio del cuneo fiscale vada alzata a 35.000 euro. Considero estremamente importante aver destinato i due terzi della legge di bilancio per l’emergenza energetica e alimentare. Poi vediamo misure che noi abbiamo rivendicato, come l’aumento dell’Isee a 15.000 euro per lo sconto in bolletta. È importante aver rafforzato il pacchetto famiglia, con un aumento dell’assegno per il nucleo famigliare e ulteriori 30 giorni di congedo parentali per le lavoratrici. Chiediamo che venga allargato anche ai padri”. Per la Cisl “è importante aver tagliato ulteriormente la tassazione sui salari di produttività, come pure aver scongiurato lo scalone della Legge Fornero dal primo gennaio 2023”. Quanto alla flat tax “è lontana dai principi di equità e progressività. Chiediamo di aprire un vero tavolo sulla riforma fiscale per affrontare alla radice il cambiamento del sistema tributario”, ha concluso.
(ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Cisl-

Bce, tassi ancora in rialzo di 50 punti base

FRANCOFORTE (GERMANIA) (ITALPRESS) – Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha deciso di innalzare di 50 punti base i tre tassi di interesse di riferimento, e sulla scorta della consistente revisione al rialzo delle prospettive di inflazione prevede ulteriori incrementi. In particolare, il Consiglio direttivo ritiene che i tassi di interesse debbano ancora aumentare in misura significativa a un ritmo costante per raggiungere livelli sufficientemente restrittivi da assicurare un ritorno tempestivo dell’inflazione all’obiettivo del 2% nel medio termine. Mantenere i tassi di interesse su livelli restrittivi farà diminuire nel corso del tempo l’inflazione frenando la domanda e inoltre metterà al riparo dal rischio di un persistente incremento delle aspettative di inflazione. Anche in futuro le decisioni sui tassi di riferimento saranno guidate dai dati e rifletteranno un approccio in base al quale tali decisioni vengono definite di volta in volta a ogni riunione.
Il Consiglio direttivo ha inoltre discusso i criteri per la normalizzazione delle consistenze in titoli detenute dall’Eurosistema a fini di politica monetaria. A partire dagli inizi di marzo 2023, il portafoglio del Programma di acquisto di attività (PAA) sarà ridotto a un ritmo misurato e prevedibile, in quanto l’Eurosistema reinvestirà solo in parte il capitale rimborsato sui titoli in scadenza. Il ritmo di tale riduzione sarà pari in media a 15 miliardi di euro al mese sino alla fine del secondo trimestre del 2023 e verrà poi determinato nel corso del tempo. Alla riunione di febbraio il Consiglio direttivo comunicherà i dettagli dei parametri per la riduzione delle consistenze del PAA. Il Consiglio direttivo riesaminerà con cadenza regolare il ritmo della riduzione del portafoglio del PAA per assicurare che rimanga coerente con la strategia e l’intonazione complessive della politica monetaria, per preservare il funzionamento del mercato e mantenere saldamente sotto controllo le condizioni del mercato monetario nel breve periodo.
Entro la fine del 2023 il Consiglio direttivo riesaminerà anche il suo assetto operativo teso a indirizzare i tassi di interesse a breve termine, che forniranno informazioni relative al punto di arrivo del processo di normalizzazione del bilancio. Il Consiglio direttivo ha deciso oggi di innalzare i tassi di interesse e prevede ulteriori significativi aumenti, perchè l’inflazione continua a essere di gran lunga troppo elevata e, secondo le proiezioni, si manterrebbe su un livello superiore all’obiettivo per un periodo di tempo troppo prolungato. Gli esperti dell’Eurosistema hanno rivisto significativamente al rialzo le proiezioni sull’inflazione, che si porterebbe in media sull’8,4% nel 2022 per poi scendere al 6,3% nel 2023. L’inflazione dovrebbe registrare una marcata riduzione in corso d’anno, per poi collocarsi in media al 3,4% nel 2024 e al 2,3% nel 2025. Al netto della componente energetica e alimentare l’inflazione sarebbe pari in media al 3,9% nel 2022 e aumenterebbe al 4,2% nel 2023, per poi diminuire al 2,8% nel 2024 e al 2,4% nel 2025.

– foto Agenziafotogramma.it –

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Manovra, parere positivo Ue ma critiche sulla lotta all’evasione

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La Commissione europea promuove la manovra italiana su conti, spesa e caro energia, ma la boccia nella lotta all’evasione, con preciso riferimento ai pagamenti elettronici e al tetto del contante. “Il presente parere rileva che, nel complesso, il Dpb aggiornato dell’Italia è in linea con le raccomandazioni del Consiglio del luglio 2022: l’Italia limita la crescita della spesa primaria corrente finanziata a livello nazionale e prevede di finanziare gli investimenti pubblici per la transizione verde e digitale e per la sicurezza energetica. Sebbene l’Italia abbia adottato rapidamente misure in risposta all’aumento dei prezzi dell’energia, è importante – come raccomandato a tutti gli Stati membri – che l’Italia concentri sempre di più tali misure sulle famiglie più vulnerabili e sulle imprese esposte, per preservare gli incentivi alla riduzione della domanda di energia e ritiri queste misure man mano che diminuiscono le pressioni sui prezzi dell’energia”, si legge nella nota della Commissione. “La Commissione è inoltre del parere che l’Italia non abbia ancora compiuto progressi per quanto riguarda la parte strutturale delle raccomandazioni di bilancio contenute nelle Raccomandazioni del Consiglio del luglio 2022, che richiedevano all’Italia di adottare e attuare adeguatamente la legge delega sulla riforma fiscale per promuovere ulteriormente la riduzione delle imposte sul lavoro e aumentare l’efficienza del sistema fiscale. Inoltre, il Dbp aggiornato dell’Italia include misure che non sono coerenti con la parte strutturale delle precedenti raccomandazioni fiscali, in particolare nel settore delle pensioni e dell’evasione fiscale, anche sull’uso obbligatorio dei pagamenti elettronici e sulle soglie legali per i pagamenti in contanti” aggiunge il documento. “La valutazione è complessivamente positiva – ha commentato il commissario Ue all’Economia Paolo Gentiloni -, ma con alcune criticità soprattutto per quanto riguarda i pagamenti elettronici e la lotta all’evasione”.

“Siamo particolarmente soddisfatti del giudizio espresso dalla Commissione europea sulla legge di bilancio. Una valutazione positiva che conferma la bontà del lavoro del Governo italiano, sottolinea la solidità della manovra economica e ribadisce la visione di sviluppo e crescita che la orienta. In questa direzione continueremo a lavorare nell’interesse dei cittadini italiani, delle famiglie e delle imprese”, commenta il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

“La commissione ha promosso la nostra manovra giudicandola “in linea”: l’Italia è quindi inserita nella metà dei paesi europei che sono dalla parte giusta. Questo risultato è una grande soddisfazione. Abbiamo smentito i gufi nazionali: serietà e responsabilità pagano e continueranno a essere alla base di ogni nostra decisione”, afferma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

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La quota di famiglie che risparmiano si avvicina ai livelli pre-pandemia

MILANO (ITALPRESS) – Secondo quanto rivela la ricerca sul risparmio e le scelte finanziarie degli italiani 2022 promossa da Intesa Sanpaolo e Centro Einaudi, la quota delle famiglie risparmiatrici in Italia supera il 53%, avvicinandosi ai livelli pre-pandemia (55,1% nel 2019). Cresce inoltre la percentuale di reddito risparmiata: 11,5%, dal 10,9% del 2021. Il questionario generale è stato somministrato tra marzo e aprile 2022 (oltre 1.000 le interviste). Le difficoltà non sembrano legate al reddito: ben il 93,3% degli intervistati nel 2022 rispondono infatti di essere finanziariamente indipendenti. C’è poi da osservare che la quota di quanto viene risparmiato varia a seconda dei gruppi; ad esempio, il 68% dei laureati riesce ad accantonare risorse contro meno del 50% di chi ha un titolo di istruzione media inferiore. Inoltre, il 69% di chi ha un reddito netto mensile maggiore di 2.500 euro risparmia contro il 36% di chi non arriva a 1.600 euro. Tuttavia, solo il 17% del campione risparmia avendo in mente uno scopo preciso: il 30% lo fa per ragioni puramente precauzionali. Secondo il presidente di Intesa Sanpaolo, Gian Maria Gros Pietro, intervenuto alla presentazione in corso nei locali di Intesa in piazza Belgioioso, “i risparmi sono molto elevati ma stanno sui conti correnti sotto forma di liquidità e la liquidità inerte è un grossissimo danno sociale. Bisogna mobilitare questa liquidità ma l’atteggiamento di famiglie e imprese è prudente”.
Negli investimenti “il rischio non va evitato ma affrontato e gestito, ma la propensione al rischio degli italiani è bassissimo”, perciò serve una maggiore “educazione finanziaria”, specie per i giovani.
“I risparmiatori italiani rifuggono dal rischio – spiega Gros-Pietro a margine della presentazione -. Purtroppo il rischio esiste per conto suo, non si può evitare e quindi va affrontato e gestito. C’è poi l’educazione finanziaria: per gestire il rischio bisogna essere in grado di valutarlo e per farlo bisogna conoscere i prodotti”. “E’ importante quindi migliorare l’educazione finanziaria. Se vogliamo migliorare dobbiamo puntare sui giovani, che sembrano mostrare poco interesse all’educazione finanziaria. Solo il 2% dice che gli interessa molto, al 38% non interessa per niente. Vuol dire che non la sappiamo presentare bene”, conclude.
La sicurezza si conferma al primo posto tra le caratteristiche desiderate degli investimenti (57% del campione), seguita dalla liquidità. Tra le maggiori preoccupazioni spicca la valutazione del rischio delle diverse soluzioni di investimento (53% circa).
Persiste la tendenza a tenere disponibilità liquide in eccesso per motivi precauzionali: l’improvvisa accelerazione dell’inflazione contribuisce tuttavia a ridurre il grado di soddisfazione associato alla detenzione della liquidità.
Cresce il gradimento per il risparmio gestito: almeno un prodotto è presente nel 21% dei portafogli del campione, sia pure con una marcata differenziazione a livello territoriale.
§ Si riduce la quota investita in obbligazioni (dal 29% al 23% dei portafogli), mentre resta contenuta (sebbene in leggera crescita) la percentuale degli investitori in azioni (4,8%). Da segnalare il crescente interesse verso gli investimenti alternativi (39% del campione), in particolare l’oro (24,8%) e i fondi etici-ESG (13% circa, che sale oltre il 22% tra i laureati).
Gli intervistati appaiono relativamente sereni sul proprio tenore di vita in età anziana. Si mantengono basse le adesioni alla previdenza integrativa (17,6% del campione); ancora più contenuta risulta la diffusione di polizze LTC (14% circa). Appare urgente promuovere una cultura assicurativa che faccia crescere la consapevolezza dei possibili rischi e delle soluzioni che il mercato può offrire.
Il focus sugli imprenditori fa emergere diversi segnali positivi. In risposta alla crisi, più del 35,7% ha innovato i propri prodotti; il 39,6% ha accelerato sul fronte della digitalizzazione; il 34,7% ha puntato sulla promozione online e il 23% sulle vendite online. Digitalizzazione e innovazione saranno gli assi portanti del rilancio, insieme alle relazioni di parternariato (33%) e agli investimenti nella formazione (31%).
Preoccupa la debolezza dei giovani sul fronte dell’alfabetizzazione finanziaria e assicurativa: solo il 2,3% si dichiara molto interessato ai temi dell’economia e della finanza. Il tempo medio dedicato all’informazione su questi argomenti è di 17 minuti alla settimana.

– foto ufficio stampa Intesa Sanpaolo –

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Edilizia, Economy Group lancia il primo hub multimediale

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La continua crescita e la rapida evoluzione del settore delle costruzioni e real estate è stato al centro del dibattito in occasione dell’evento di lancio del primo Hub multimediale di Economy Group interamente dedicato alla filiera industriale e di servizio dell’abitare e del vivere nelle città e nelle imprese. Obiettivo, condiviso con varie specifiche, da tutti gli interlocutori: riuscire a “fare sistema” in un mondo tradizionalmente frammentato e disorganico eppure tutto convergente verso interessi comuni. L’evento inaugurale dell’Hub che si è tenuto quest’oggi a Palazzo Regione Lombardia ha visto la presenza del sottosegretario all’Economia Federico Freni, del presidente Assoimmobiliare Silvia Rovere, del vicepresidente Anci Ciro Buonajuto, nonché dell’assessore alla Casa e Housing Sociale Regione Lombardia Alan Christian Rizzi. Nel corso dell’evento si è parlato di urbanistica, progettazione, infrastrutture, edilizia, residenze, energia, sostenibilità e in particolare del mondo dell’immobiliare innovativo, che con i suoi fattori abilitanti – dalla tecnologia, digitale e non, alla finanza – si definisce sempre di più come la dimensione nella quale devono prendere forma le nostre idee sul futuro. Un’indagine presentata in anteprima da Mario Abis sociologo e presidente di Makno ha fotografato i fabbisogni e attese degli italiani e dei giovani in relazione ai nuovi modi di abitare. L’indagine è pubblicata sul numero di edicola di Economy. Il nuovo format crossmediale di Economy Group è completo di numerose iniziative, eventi esclusivi, analisi e contenuti autorevoli nato per valorizzare il knowhow, le tecnologie, le innovazioni e i servizi delle aziende della filiera dell’Edilizia, Costruzioni & Real Estate con l’obiettivo di sostenere gli investimenti del settore e le opportunità offerte dal Pnrr. Ideato dalla Divisione Content Factory di Economy Group sotto la guida di Sergio Luciano e con il coordinamento di Fernanda Rossetti, il nuovo Hub si avvale del contributo di importanti Partner istituzionali e della collaborazione di numerose aziende sponsor, ed è articolato in una pluralità di iniziative e servizi. Lo speciale crossmediale di Economy Group, è stato progettato per diventare anche una community e uno spazio di visibilità permanente per dare voce ai protagonisti e alle best case che stanno delineando le nuove frontiere del settore. All’interno dell’Hub verranno proposti e condivisi nel corso dei prossimi mesi analisi di scenario, ricerche di mercato, approfondimenti, white paper, case study, nuovi modelli di business, webinar, eventi, iniziative di formazione e orientamenti su un settore in continua trasformazione.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-