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Confindustria, lo shock energetico abbatte le prospettive di crescita

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ROMA (ITALPRESS) – Il Pil italiano, che ha registrato una dinamica positi- va nella prima metà del 2022, subisce un aggiustamento al ribasso tra la fine dell’anno e l’inizio del 2023 e poi recupera piano. La crescita nel 2022 (+3,4%) è già tutta acquisita ed è molto superiore a quella che si prevedeva sei mesi fa. Per il 2023, invece, c’è una forte revisione al ribasso rispetto allo scenario di aprile (-1,6 punti), che porta alla stagnazione in media d’anno. E’ quanto emerge dal Rapporto elaborato dal Centro Studi di Confindustria. I costi energetici delle imprese italiane sono stimati aumentare di 110 miliardi nella media del 2022, per il totale economia, rispetto ai valori pre-pandemia. L’incidenza dei costi energetici sul totale sale da 4,6% a 9,8%, livelli – osserva il Csc -insostenibili ai quali corrisponde, nonostante un rialzo dei prezzi di vendita eterogeneo per settori, una profonda riduzione dei margini delle imprese.

In caso di blocco totale del gas russo, si avrebbe una carenza di offerta di gas in Italia pari a circa il 7% della domanda, con impatti rilevanti su attività e valore aggiunto specie nel settore industriale; queste conseguenze potrebbero essere limitate se fossero efficaci le misure predisposte per il contenimento dei consumi. Se il prezzo del gas schizzasse in modo duraturo ai valori del picco toccato in agosto, secondo il Csc l’impatto addizionale sul Pil sarebbe di -1,5% nel 2022-23; viceversa, se si riuscisse a imporre un tetto di 100 euro al prezzo del gas, il Pil guadagnerebbe l’1,6% nel biennio.

Il prezzo del gas in Europa è ai massimi storici: la quotazione si è impennata in estate, arrivando a 236 euro per mwh in media in agosto (picco storico giornaliero a 330), da 171 a luglio e poco meno di 100 in media nei primi sei mesi. A fine 2019, il prezzo del gas era di appena 13 euro. L’offerta russa di gas ai paesi dell’Europa occidentale è stata più volte ridotta di recente, in misura parziale ma marcata. Perciò, i mercati ora scontano nei prezzi correnti una potenziale scarsità di volumi. E’ quanto emerge dal Rapporto del Centro Studi Confindustria. Lo scenario CSC ipotizza prezzi fermi agli alti livelli medi registrati nella prima metà di settembre (204 euro/mwh) per gli ultimi mesi del 2022 e poi fino a fine 2023. Lo scenario internazionale è segnato dal balzo dei prezzi energetici, con diver- sa intensità nelle varie aree. Quasi ovunque nel mondo l’inflazione è in aumento e riduce il potere d’acquisto delle famiglie, frenando i consumi.

Il diffuso rialzo dei tassi di interesse, per combattere l’inflazione, rallenta gli investimenti. Tale effetto negativo sulla domanda, rallenta l’attività produttiva. In tale scenario la dinamica del commercio mondiale di beni ha sorpreso al rialzo nei primi 7 mesi del 2022, ma nella restante parte dell’anno è attesa piatta. I maggiori prezzi del gas stanno peggiorando le attese di crescita, soprattutto dell’Eurozona, e quindi le prospettive della domanda mondiale. Ciò sta favorendo di recente una flessione dei prezzi delle commodity non energetiche, specie tra i metalli e i prodotti agricoli. Allo scoppio della guerra, invece, il ti- more che parte dell’offerta divenisse indisponibile (ad esempio, il grano dall’Ucraina), aveva spinto ai massimi i prezzi di varie commodity. Le quotazioni, comunque, restano molto più elevate di quelle pre-pandemia.

– foto Centro Studi Confindustria –

(ITALPRESS).

Protocollo Inail-Autostrade per la sicurezza nei cantieri stradali

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La sicurezza dei lavoratori impegnati nei cantieri per la realizzazione delle nuove tratte autostradali e la manutenzione straordinaria di quelle esistenti è al centro del protocollo d’intesa firmato questa mattina dal direttore generale dell’Inail, Andrea Tardiola, dall’amministratore delegato di Aspi, Roberto Tomasi, e dai rappresentanti delle segreterie nazionali delle organizzazioni sindacali dei trasporti e delle costruzioni (Filt Cgil, Fit Cisl, Uil Trasporti, Ugl Trasporti, Sla Cisal, Fillea Cgil, Filca Cisl, Feneal Uil). Con la sottoscrizione dell’accordo, che mette le basi per una collaborazione strutturata e permanente finalizzata alla diffusione della cultura della prevenzione in tutta la filiera, si rafforza l’impegno dell’Inail per la promozione di iniziative congiunte con grandi realtà d’impresa italiane, con l’obiettivo di garantire che la salute e la sicurezza sul lavoro siano centrali anche nella fase di crescita economica trainata dal Piano nazionale di ripresa e resilienza.
“Il protocollo tra Inail e il Gruppo Autostrade per l’Italia rafforza ulteriormente una efficace collaborazione, rendendola strutturata e permanente, oltre che finalizzata alla diffusione della cultura della prevenzione in tutta la filiera. Nell’ambito del Piano di trasformazione aziendale di Aspi, la sicurezza dei lavoratori è presupposto ineludibile e parte integrante di qualsiasi azione, mosso dall’ambizioso obiettivo ‘zero incidenti’: in questo percorso, le sinergie rafforzate con le organizzazioni sindacali sono state determinanti”, ha detto Tomasi, sottolineando come l’odierna politica aziendale vede la sicurezza dei lavoratori “al primo posto, senza alcuna deroga: una visione che si traduce quotidianamente nella costante ricerca per il potenziamento della prevenzione e della formazione dei dipendenti, nello sviluppo di nuove soluzioni tecnologiche e nella miglior definizione delle responsabilità delle parti coinvolte, in tutta la filiera. Tutto ciò deve essere accompagnato da un costante impegno sul versante culturale, a partire dai manager. Aziende come la nostra – ha aggiunto – possono dare un contributo fondamentale nell’ambito dello sviluppo di buone pratiche da adottare a livello sistemico: pochi mesi fa, ad esempio, abbiamo sottoscritto un protocollo con il Ministro del Lavoro per istituire la work stop authority, che riconosce a ogni lavoratore il diritto di fermare il cantiere qualora ravveda potenziali pericoli per l’incolumità del team. Questo è un esempio di come l’innovazione nell’ambito delle prassi possa venire dal privato per poi essere esteso al comparto. Noi continueremo a lavorare in questo senso: è un nostro dovere”. Per Tardiola, compito dell’Istituto è anche “superare la postura della funzione tradizionale che è nobile, ma per fare bene il nostro sistema sulla sicurezza dobbiamo immergerci, dobbiamo stare nei luoghi di lavoro. Stiamo cercando di farlo in molte modalità con un impegno che sta accelerando questa impostazione. Con Autostrade abbiamo da subito visto come declina il tema della sicurezza come se fosse un tema di produttività, la identifica come un criterio per essere una organizzazione che realizza opere di qualità attraverso un alto standard di sicurezza. La spada di Damocle che ha la sicurezza è che viene percepita spesso come un obbligo oneroso, come un costo”, ha concluso.
Gli ambiti di collaborazione definiti dal protocollo, che avrà durata quinquennale, in coerenza con la scadenza del Pnrr nel 2026, riguardano in particolare iniziative congiunte di comunicazione e promozione della cultura della salute e sicurezza, l’erogazione di programmi di formazione rivolti a tutti i ruoli aziendali e al personale coinvolto nella realizzazione delle grandi opere infrastrutturali, lo studio dei fattori di rischio per la prevenzione delle patologie lavoro-correlate, la progettazione di modelli di organizzazione per la prevenzione degli infortuni e la promozione del benessere organizzativo, e l’analisi dei flussi informativi relativi agli infortuni e alle malattie professionali nei comparti di interesse e nella realizzazione di grandi opere. All’interno di “cantieri modello” appositamente individuati saranno inoltre sperimentate soluzioni tecnologiche innovative, come l’utilizzo di sensori e dispositivi di protezione individuale “intelligenti”, e introdotte nuove metodologie di formazione dei lavoratori, che prevedono anche il ricorso alla realtà virtuale in 3D. Il punto di partenza sono i progetti di ricerca promossi dall’Inail nel campo della robotica, della realtà aumentata attraverso la visione immersiva, della sensoristica per il monitoraggio degli ambienti di lavoro, dello studio di materiali innovativi per l’abbigliamento lavorativo e dei dispositivi per la prevenzione di infortuni e malattie professionali, come gli esoscheletri collaborativi. Ciascuna iniziativa oggetto della collaborazione sarà regolata attraverso la stipula di un accordo attuativo, in cui saranno indicati, in particolare, gli obiettivi da conseguire, le specifiche attività da svolgere, il cronoprogramma e i profili dei componenti del relativo Comitato di gestione. I risultati ottenuti saranno valutati anche nell’ottica della replicabilità degli interventi e del numero dei destinatari raggiunti, direttamente o indirettamente, nella filiera autostradale. (ITALPRESS).
-foto ufficio stampa Aspi-

Lavoro, il gender gap si amplia nel settore privato

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Il gender gap è nell’occhio di chi guarda, è un’illusione ottica: se Eurostat posiziona l’Italia nella parte virtuosa della classifica, al quarto posto in Europa con un pay gap al 4,2%, è perché ad alzare la media è il settore pubblico, altamente normato. Il differenziale salariale italiano tra maschi e femmine tende infatti ad ampliarsi significativamente considerando il solo settore privato, arrivando infatti al 16,5%. Scomponendo ulteriormente questi dati, e guardandoli con la lente dell’inquadramento, vediamo che se il pay gap per le operaie è del 14,7% e del 12,1% per le impiegate, tra quadri e dirigenti scende intorno al 5%. È uno dei dati che emergono dal report “La prima metà del cielo – Donne & leadership: cosa sta cambiando”, presentato all’evento “Herconomy – Il nuovo ruolo delle donne nel mondo dell’economia al di là delle narrazioni ideologiche”, organizzato dal mensile Economy presso il Teatro Franco Parenti a Milano. Il report, realizzato da Idem Mind The Gap! e Job Pricing per Economy, analizza processi di carriera e retribuzioni del management femminile italiano evidenziando che tra i top earner, ovvero le figure di spicco nelle società quotate, a fronte di una maggior presenza di donne (anche grazie alle quote di genere), viene riscontrato un pay gap ben più elevato di quanto raccontato finora: si arriva al 62,2% tra i ruoli esecutivi e al 35,9% tra i ruoli non esecutivi. “Annunciare obiettivi di gender equality è già di per sé un’ammissione di colpevolezza, perché significa che donne e uomini, ancora nel 2022, non hanno pari diritti, né pari opportunità. Vale per gli Stati, vale per gli enti pubblici, ma vale soprattutto per le imprese, che da un’organizzazione più inclusiva avrebbero solo da guadagnare”, dice Marina Marinetti, vicedirettrice di Economy. “Non solo: a confermare che il gender gap è nell’occhio di chi guarda, la ricerca sociodemoscopica realizzata per Herconomy da Makno ha evidenziato come manchi oggettività nella valutazione della parità di genere”, aggiunge. In particolare, il 35,9% del campione femminile interpellato ritiene che la retribuzione maschile sia più alta di quella femminile di contro il 72,7% degli uomini ritiene che non vi siano differenze saliari fra i generi. Di contro, donne e uomini sono presenti nei ruoli dirigenziali in uguale misura per il 37,9% del campione femminile rispetto al 29,1% di quello maschile. Ma sono di più gli uomini (il 60% contro il 48,5%) a ritenere utili le iniziative di sensibilizzazione sulla parità di genere, così come è ancora il 65,5% degli uomini, contro il 44,7% delle donne, a sostenere l’utilità della comunicazione aziendale nel superamento del gender gap. A 11 anni dall’entrata in vigore della legge Golfo-Mosca, le donne ancora oggi guidano poco più del 2% del valore totale del mercato azionario italiano: le quote rosa rappresentano un’opportunità, ma anche un limite. Welfare aziendale, policy di empowerment femminile e strategie di comunicazione sono i tre pilastri intorno a cui deve ruotare il cambio di passo che porterà a colmare un gap che continua, nell’era del politically correct, a nutrirsi dei cosiddetti bias cognitivi.
(ITALPRESS).
-foto agenziafotogramma.it-

Iliad e Fastweb firmano un accordo per la fornitura della connettività in fibra

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MILANO (ITALPRESS) – Fastweb e iliad hanno siglato un accordo in base al quale Fastweb fornirà a iliad in modalità wholesale connettività a banda ultralarga basata sulla rete in fibra ottica Fiber-to-the- Home (FTTH).
Con questa iniziativa iliad arricchisce il portafoglio di accordi wholesale per la copertura in fibra e consolida ulteriormente la propria presenza nel mercato della connettività FTTH in Italia, affiancando il servizio offerto da Fastweb a quelli già attivati, raggiungendo così una copertura totale, entro inizio 2023, di oltre 10 milioni di unità abitative. L’accordo è un ulteriore tassello dell’ambizioso piano di investimenti di iliad nelle infrastrutture di telecomunicazione e conferma l’impegno nel voler offrire ai propri utenti solo le migliori tecnologie disponibili.
Fastweb a sua volta aggiunge un cliente importante al proprio portafoglio wholesale, confermando il segmento dell’accesso all’ingrosso come uno dei mercati in cui risulta in maggior crescita. Ad oggi, il numero di clienti della divisione ha superato 400.000 unità, segnando un aumento superiore al 100% rispetto all’anno precedente a conferma della centralità della strategia di Fastweb che punta ad accelerare la digitalizzazione del Paese fornendo infrastrutture di nuova generazione non solo ai propri clienti ma anche a quelli di altri operatori nazionali che si affidano per questo alle sue reti.
La rete ultrabroadband in fibra ottica FTTH che Fastweb mette a disposizione degli altri operatori in modalità wholesale coprirà oltre 14,5 milioni di abitazioni entro il 2025 su tutto il territorio nazionale.
“Il nostro obiettivo è offrire ai nostri utenti il miglior servizio di connettività in fibra in aree sempre più estese del Paese. L’accordo con Fastweb è un passo importante in questa direzione – ha commentato Benedetto Levi, Amministratore Delegato di iliad – e non possiamo che esserne molto soddisfatti”.
Alberto Calcagno, Amministratore Delegato di Fastweb ha dichiarato: “Con questo accordo Fastweb rafforza la propria strategia di presenza nel mercato wholesale di connettività ultrabroadband. Oltre a fornire servizi a banda ultralarga a famiglie ed imprese, mettiamo la nostra infrastruttura di eccellenza a disposizione degli altri operatori per accelerare la diffusione di servizi a banda ultralarga in tutte le aree del Paese. Siamo orgogliosi che iliad, che ha recentemente lanciato i propri servizi nel segmento del fisso, abbia deciso di affidarsi alla nostra rete e al nostro know-how tecnologico”.
-foto agenziafotogramma.it
(ITALPRESS).

Febaf, Fabio Cerchiai nuovo presidente

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ROMA (ITALPRESS) – Fabio Cerchiai è il nuovo presidente della Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF). E’ stato eletto per acclamazione dal Consiglio Direttivo della Federazione che riunisce tredici rappresentanze dell’industria finanziaria italiana. Cerchiai, che è stato dal 2008 al 2009 il primo presidente della Federazione e presidente nuovamente nel biennio 2012-2014, guiderà la FeBAF per i prossimi due anni e succede a Innocenzo Cipolletta. Il numero uno della Federazione sarà affiancato dai vice presidenti Maria Bianca Farina (Presidente di Ania), Augusto dell’Erba (designato da Abi) e Innocenzo Cipolletta (Presidente di Aifi), in rappresentanza delle tre associazioni “federate” alla FeBAF. Alla Federazione aderiscono anche Adepp, Aipb, Anfir, Assofiduciaria, Assofin, Assogestioni, Assoprevidenza, Assoreti, Assosim e Confindustria Assoimmobiliare in qualità di associati “aggregati”. Pierfrancesco Gaggi, direttore centrale per i Rapporti con le Associazioni Europee e le Attività Internazionali di Abi e Presidente del Consorzio ABI Lab, sarà il nuovo segretario generale e succede a Paolo Garonna. (ITALPRESS) – (SEGUE). “Nell’attuale complesso contesto socioeconomico, l’industria del credito, delle assicurazioni e della finanza dovrà sviluppare una costruttiva alleanza con tutte le forze politiche, economiche e sociali per supportare responsabilmente le iniziative necessarie a superare le molte criticità esistenti, anche dal punto di vista demografico ed ambientale”, ha detto il neo presidente che ha ringraziato i suoi predecessori Luigi Abete – ora presidente onorario – e Innocenzo Cipolletta per aver guidato e dato un decisivo impulso alla Federazione in questi anni, consolidandone la rappresentatività e il ruolo di aggregatore dell’industria finanziaria in Italia e in Europa. “Diventa quindi sempre più indispensabile – ha concluso Cerchiai – una cooperazione costruttiva e concreta tra Pubblico e Privato”. Fabio Cerchiai è attualmente – tra i vari incarichi – presidente di Arca Vita SpA, di Arca Assicurazioni SpA e di UniSalute SpA e Vice Presidente di UnipolSai SpA. E’ stato presidente di INA Assitalia, dell’ANIA, di SIAT Società Italiana di Assicurazioni e Riassicurazioni SpA, di Autostrade per l’Italia SpA, di UnipolSai SpA, di Atlantia SpA, di Cerved Group Spa e di Edizione Srl.

Il Consiglio Direttivo della FeBAF per il biennio 2022- 2024 risulta così composto: Presidente Fabio Cerchiai; Vice Presidenti: Maria Bianca Farina (Presidente Ania), Augusto dell’Erba (Presidente Federcasse) e Innocenzo Cipolletta (Presidente Aifi), Luigi Abete (Presidente onorario FeBAF), Antonio Patuelli (Presidente Abi), Andrea Andreta (Amministratore Unico e Direttore Generale ARAG SE), Pierre Cordier (Amministratore Delegato e Direttore Generale Groupama Assicurazioni), Agostino Ferrara (Consigliere di Amministrazione di Creditras e Genialloyd – Gruppo Allianz), Dario Focarelli (Direttore Generale Ania), Anna Gervasoni (Direttore Generale Aifi), Giacomo Gigantiello (Amministratore Delegato Axa Italia), Giovanni Giuliani (Amministratore Delegato Gruppo Zurich Italia), Elena Patrizia Goitini (Amministratore Delegato BNL – Gruppo BNP Paribas), Gian Maria Gros-Pietro (Presidente di Intesa San Paolo), Andrea Novelli (Amministratore Delegato e Direttore Generale Poste Vita e Presidente Poste Assicura), Pietro Carlo Padoan (Presidente Unicredit), Mario Alberto Pedranzini (Consigliere Delegato e Direttore Generale Banca Popolare di Sondrio), Giovanni Pirovano (Presidente Banca Mediolanum), Salvatore Poloni (Condirettore Generale Banco BPM), Giovanni Sabatini (Direttore Generale Abi), Maurizio Sella (Presidente Banca Sella Holding SpA), Pierfrancesco Gaggi (Segretario Generale FeBAF). L’Assemblea ha inoltre nominato quali componenti effettivi del Collegio sindacale della Federazione Pietro Manzonetto (Presidente), Gabriele Escalar e Tommaso Mioni. Il nuovo Presidente, i Vice Presidenti, i consiglieri e i rappresentanti delle associate aggregate hanno espresso unanimi e calorosi apprezzamenti a Paolo Garonna per aver ricoperto l’incarico di Segretario Generale della Federazione dal 2012, contribuendo in modo significativo alla riconoscibilità internazionale della FeBAF come “casa comune” del risparmio e della finanza.

– foto Agenziafotogramma.it –

(ITALPRESS).

Assopannelli, 300 iscritti a innovation platform Sacile e Brugnera

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PORDENONE (ITALPRESS) – Non ha neanche un anno di vita, ma il successo del percorso formativo per figure specialistiche dedicate al settore del mobile e del pannello attivo nell’Istituto di istruzione superiore statale di Sacile e Brugnera, nell’ambito del progetto Innovation Platform, è sopra le più rosee aspettative. E a certificarlo sono i numeri: oltre 300 studenti all’attivo, oltre 90 gli iscritti al primo anno, 20 i docenti che hanno partecipato ai corsi di formazione. Un successo, nato dall’idea e dalla lungimiranza del consigliere di Assopannelli, Alessandro Corazza, che ha saputo grazie alla collaborazione fra istituzioni pubbliche e private, fra scuola e impresa, dare una risposta alle esigenze del territorio, attraverso una condivisione di esigenze e soluzioni per l’industria dei semi lavorati che rappresenta uno degli asset più strategici del Triveneto. Il campus di Brugnera nasce infatti per formare i futuri tecnici delle macchine a controllo numerico di ultima generazione, figura richiestissima dall’industria 4.0 e altamente strategica sia per i ragazzi in corso di diploma che per le aziende del settore che hanno bisogno di personale qualificato. “Essere oggi con gli associati di Assopannelli – commenta il presidente Paolo Fantoni – è motivo di grande orgoglio e soddisfazione. Abbiamo pensato di ritrovarci qui per la nostra assemblea annuale perché una delle sfide che abbiamo davanti è proprio quella della formazione professionale. Ebbene, questo laboratorio, è una risposta concreta che siamo stati in grado di dare al settore, sempre più alla ricerca di figure altamente formate e al passo con l’evoluzione di una professione 4.0. Se tutto ciò è stato possibile – conclude Fantoni – è grazie in primis all’idea del nostro Corazza e all’impegno e al coinvolgimento delle tante aziende del settore, delle istituzioni locali e regionali e del corpo docente. Un lavoro di squadra che, come i numeri evidenziano, sta dando i suoi frutti e ci permetterà di avere a disposizione, a percorso concluso, i futuri tecnici del mobile”. Presente all’assemblea di Assopannelli anche il presidente di FederlegnoArredo Claudio Feltrin che ha plaudito alla riuscita dell’iniziativa che considera “un modello replicabile su altri territori dove la carenza di manodopera altamente specializzata si fa sentire. Come Federazione – ricorda Feltrin – seguiamo da vicino il tema della formazione e della collaborazione fra aziende e Its, come testimonia anche la realtà della nostra Artwood Academy di Lentate, in Brianza. Il mio impegno, come evidenziato anche nel programma del mio mandato, è che progetti simili non siano più delle lodevoli eccezioni, ma rappresentino una sana normalità. Per le nostre imprese avere manodopera qualificata significa mantenere competitività sui mercati, e ancor più in un momento così complicato e incerto come quello attuale dobbiamo creare una rete di centri formativi in grado di soddisfare le esigenze delle imprese, diverse in ciascun territorio o distretto. La formazione è per il nostro settore una leva di competitività su cui investire”. “Il laboratorio – ci tiene a precisare Matteo Tonon, presidente del Cluster Arredo Casa FVG – fa parte di un progetto più ampio, l’Innovation Platform, una piattaforma a disposizione delle scuole e delle imprese, catalizzatrice delle esigenze del sistema del mobile e del pannello che ha come obiettivo principale quello di colmare il gap di industria 4.0 per non subire i salti tecnologici, ma guidarli, formando i futuri operatori direttamente sui macchinari di produzione, annullando ogni diversità fra ciò che si fa a scuola e ciò che poi si farà in azienda”. Sull’onda del successo di questo progetto pilota, sono già in fase di sviluppo, se non addirittura di ultimazione, altri due laboratori che copriranno uno le esigenze del distretto sedie e imbottiti della provincia di Udine, e un altro dedicato al design del mobile e ai materiali che sorgerà a Manzano. Nel raggio di pochi chilometri si avrà un polo diffuso della formazione in grado di rispondere alle richieste di ogni distretto. Da parte delle realtà coinvolte, un sincero ringraziamento alle oltre 10 aziende di Veneto e Friuli-Venezia Giulia che hanno sostenuto il progetto, alle istituzioni tutte, ma anche al corpo docente che si è subito messo a disposizione. Il grazie va anche alle tante famiglie che – dopo aver partecipato agli specifici open day – hanno scelto insieme ai propri figli questo percorso che evidenzia come il sistema territoriale abbia funzionato al meglio. Il fatturato della filiera legno-arredo realizzato in Triveneto è pari a 13,4 miliardi di euro nel 2021 e costituisce il 34% del totale italiano. Le esportazioni pesano nel 2021 per il 40% del totale italiano e crescono del +19,8% rispetto al 2020 e del +6,7% sul 2019. Le esportazioni nei primi sei mesi del 2022 pesano per oltre il 40% del totale italiano e crescono del +19,3% rispetto ai primi sei mesi del 2021. La regione che esporta di più a livello nazionale nel 2021 resta la Lombardia con 4,3 miliardi di euro, seguita dal Veneto con 3,7 miliardi di euro e Friuli-Venezia Giulia con 2,1. La provincia che nel 2021 ha esportato di più è Treviso con 2,2 miliardi di euro, seguita da Pordenone con 1,3 miliardi di euro.
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-foto ufficio stampa FederlegnoArredo-

Nei primi otto mesi cresce il gettito delle entrate tributarie

ROMA (ITALPRESS) – Nel periodo gennaio-agosto 2022, secndo i dati del Mef, le entrate tributarie erariali accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano a 343.704
milioni, con un incremento di 40.692 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+13,4%). Nel mese di agosto le entrate tributarie sono state pari a 55.281 milioni (+10.371 milioni, +23,1%). In particolare, le imposte dirette hanno avuto un aumento del gettito di 8.394 milioni (+36,1%) e le imposte indirette hanno registrato un andamento positivo pari a 1.977 milioni (+9,1%). Nei primi otto mesi le imposte dirette hanno avuto un aumento di 22.379 milioni (+13,4%). Il gettito dell’Irpef ha registrato un aumento di 7.871 milioni (+6,1%).
Da segnalare anche l’incremento dell’Ires, pari a 5.897 milioni (+119,8%). Le imposte indirette hanno avuto un incremento di 18.313 milioni (+13,5%). All’andamento positivo ha contribuito l’Iva, con un aumento del gettito di 16.074 milioni (+18%).
Tra le altre imposte indirette, hanno registrato andamenti positivi le entrate dell’imposta di bollo (+850 milioni, +19,2%) e dell’imposta di registro (+216 milioni, +6,2%) mentre l’imposta sulle assicurazioni ha avuto una variazione negativa (-8 milioni, -1,9%). Le entrate relative ai giochi hanno avuto un aumento di 2.514 milioni (+36,2%). Il gettito delle entrate tributarie erariali derivanti da attività di accertamento e controllo ha evidenziato un incremento pari a 3.049 milioni (+61,4%).
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-foto agenziafotogramma.it-

Dal Consiglio Ue via libera alla direttiva sul salario minimo

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – Il Consiglio dell’Unione Europea ha dato il via libera definitivo alla direttiva che promuoverà l’adeguatezza dei salari minimi legali.
La direttiva chiede agli Stati membri in cui sono previsti salari minimi legali di istituire un quadro procedurale per fissarli e aggiornarli secondo una serie di criteri chiari. I salari minimi legali saranno aggiornati almeno ogni due anni (o al massimo ogni quattro anni per i paesi che utilizzano un meccanismo di indicizzazione automatica). Tuttavia, la direttiva non prescrive un livello di salario minimo specifico che gli Stati membri devono raggiungere.
Uno degli obiettivi della direttiva è aumentare il numero di lavoratori coperti dalla contrattazione collettiva sulla determinazione dei salari. Per raggiungere questo obiettivo, i Paesi dovrebbero promuovere la capacità delle parti sociali di partecipare alla contrattazione collettiva. Se ad esempio il tasso di copertura della contrattazione collettiva dovesse essere inferiore a una soglia dell’80%, gli Stati membri dovrebbero stabilire un piano d’azione per promuovere la contrattazione collettiva.
Il piano d’azione dovrebbe definire una tempistica chiara e misure specifiche per aumentare progressivamente il tasso di copertura della contrattazione collettiva.
Il testo prevede che gli Stati membri adottino misure volte a migliorare l’accesso effettivo dei lavoratori alla tutela garantita dal salario minimo legale. Le misure necessarie a questo fine comprendono controlli da parte degli ispettorati del lavoro, informazioni facilmente accessibili sulla tutela garantita dal salario minimo e lo sviluppo delle capacità delle autorità responsabili dell’applicazione della legge di prendere provvedimenti nei confronti dei datori di lavoro non conformi.
Informazioni generali e prossime tappe
Il 28 ottobre 2020 la Commissione europea ha presentato la sua proposta ai due colegislatori, il Consiglio dell’UE e il Parlamento europeo. Il Consiglio ha definito la sua posizione il 6 dicembre 2021; il Parlamento ha adottato il suo mandato negoziale il 25 novembre 2021. Il 7 giugno, dopo otto cicli negoziali, i negoziatori del Consiglio e il Parlamento europeo hanno raggiunto un accordo su una posizione comune.

– foto ufficio stampa Consiglio Europeo –

(ITALPRESS).