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Economia

Grimaldi “Con le autostrade del mare ridotte le distanze Nord-Sud”

CATANIA (ITALPRESS) – Dopo Roma, Napoli e Manduria, si è conclusa a Catania “Alis on tour”, tappa finale dell’Associazione logistica dell’intermodalità sostenibile (Alis), con un focus su ‘continuità marittima e intermodalità’. Il presidente di Alis, Guido Grimaldi ha sottolineato la necessità che il prossimo governo “aumenti la dotazione finanziaria del ‘Mare bonus’ per aiutare quelle aziende che non si sono mai fermate, e riduca i costi per l’accesso alla professione di autista, di cui oggi c’è grande mancanza”. “I dati mondiali – ha spiegato Grimaldi – ci dicono che il tasso di inflazione a giugno ha raggiunto il 9,1% negli Stati Uniti, l’8,6% in Europa, l’8% in Italia, con un rallentamento della crescita del Pil prevista per il 2022 al 2,6% in Europa, al 3% in Italia ed una positiva crescita dell’occupazione del +2,1% rispetto allo scorso anno, ovvero 463mila occupati in più. Qui in Sicilia, dove si contano numerose imprese associate ad Alis che rappresentano eccellenze nel trasporto (come aziende di autotrasporto, porti ed interporti) nel 2021 il Pil regionale è aumentato del +5,7%, ma purtroppo ancora vi è un tasso di disoccupazione giovanile alto, ovvero intorno al 40%”. “Forte è l’impegno dei soci Alis verso l’intermodalità e le Autostrade del Mare qui in Sicilia – ha proseguito Grimaldi – Grandi investimenti, come le navi ‘Eco’, permettono di fare economia di scala, abbattendo i costi a beneficio delle aziende di autotrasporto e quindi dei cittadini insulari e questo ci permette di accorciare le distanze geografiche ed economiche tra Nord e Sud. Grazie alle Autostrade del Mare – poi ha proseguito – i nostri clienti hanno visto aumentare molto poco i prezzi rispetto alla committenza finale. Abbiamo dimostrato che grazie al nostro lavoro si sono ridotti di circa 2,2 miliardi i costi di esternalità. Abbiamo ridotto di 3,4 miliardi i costi di beni di prima necessità e di largo consumo. Questa riduzione non sarebbe mai esistita se non ci fossero state le Autostrade del Mare. E a fronte di tutto questo le grandi aziende del trasporto e della logistica hanno avuto ben poco dal governo che sta per terminare”. “Spero che il prossimo governo comprenda quanto abbiamo fatto per il settore, per lo Stato e per i cittadini – ha aggiunto Grimaldi – Un altro problema di cui pochi parlano è questa nuova tassazione che partirà nel 2024 che si chiama Ets: praticamente l’Europa parte con una grande tassazione però purtroppo non ci sono quelle tecnologie che ci permettono di rispondere all’Ets, e quindi il rischio è che questa tassazione diventi una nuova tassa per il trasporto”. Per Marcello Di Caterina, direttore generale di Alis, “nel mondo dei trasporti c’è una difficoltà oggettiva nella ricerca di personale”. “Abbiamo interloquito col governo su questo tema, ma per far passare delle norme diventa difficile perché la politica è distratta, e questa distrazione provoca danni al Paese. Oggi come oggi la vera politica la devono fare le associazioni”, ha aggiunto. Francesco Di Sarcina, presidente AdSP Mare di Sicilia Orientale, ha evidenziato che “oggi la grande opportunità sono le Zone economiche speciali”. “Se riusciamo a coordinare i commissari e i presidenti delle Zes penso abbiamo un avvenire interessante davanti a noi – ha detto Di Sarcina – Se agiamo insieme possiamo velocizzare l’iter delle infrastrutture da realizzare anche grazie al fondi del Pnrr”. Mario Mega, presidente AdSP dello Stretto, sollecitato dalla moderatrice dell’incontro Nunzia De Girolamo a esprimere tre aggettivi per alzare il livello qualitativo dei porti italiani, ha risposto: “Efficienza, resilienza e realismo, nel senso dobbiamo fare le cose che sappiamo fare”. Eugenio Grimaldi Executive manager del Gruppo Grimaldi, ha affermato l’importanza degli investimenti nel settore. “Il nostro gruppo – ha detto – è cresciuto anche durante la pandemia. Molte compagnie hanno arrestato la pandemia, noi invece abbiamo investito, abbiamo offerto continuità nei collegamenti e migliorato la qualità dei servizi”. Ettore Foti, capo di Gabinetto dell’assessorato alle Infrastrutture e alla Mobilita della Regione Siciliana ha fatto un bilancio delle realizzazioni attuate e di quelle che si vorrebbero realizzare. “Per l’intermodalità e la logistica – ha detto Foti – abbiamo quasi ultimato il polo intermodale di Catania con le società degli interporti ed è in discussione il progetto di fattibilità per il polo intermodale di Termini Imerese. Un’opera che si vorrebbe realizzare anche con il contributo dei privati, e che costerebbe intorno ai 70 milioni di euro. Un’altra cosa che abbiamo fatto di recente è stato il contributo che abbiamo dato agli autotrasportatori per l’attraversamento dello Stretto, per un valore di 10 milioni di euro. Per ciò che riguarda l’incentivo del Mare bonus la Sicilia è stata la regione che più di tutte ne ha usufruito, abbiamo cercato anche di istituire un Mare bonus tutto siciliano e di renderlo strutturale. Avevamo già inserito all’interno della finanziaria regionale di quest’anno una norma che però abbiamo dovuto stralciare perché in quel momento c’erano forti attriti e dubbi per le cosiddette violazioni degli aiuti di Stato”.

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Infrastrutture, nel prossimo decennio spesa media +1,7% anno

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Secondo un focus di Sace sulle infrastrutture in Italia, dalla crisi finanziaria globale fino alla pandemia fino alla pandemia la spesa si è contratta in media del 2,8% l’anno (5 volte il tasso a cui è decresciuto il Pil nello stesso periodo), passando dai 65,3 miliardi del 2008 ai 45,3 miliardi del 2021; questa dinamica è stata comune, sebbene in misura meno accentuata, anche all’Eurozona, con Spagna e Grecia a segnare le maggiori contrazioni. I trasporti sono una delle motrici infrastrutturali e le strade ne rappresentano la prima modalità, soprattutto nelle aree rurali – e in misura minore in quelle suburbane – che contraddistinguono buona parte del territorio italiano. Anche per tale motivo negli ultimi decenni sono state destinatarie della maggior parte degli investimenti infrastrutturali (circa il 40% su tutto l’arco temporale). Porti, aeroporti e ferrovie sono, invece, i comparti che hanno mostrato maggior resilienza fra il 2016 e il 2021. Il sopraggiungere della crisi pandemica ha segnato una nuova battuta d’arresto nella crescita degli ultimi anni – nonostante i cantieri non si siano mai completamente fermati – anche a causa delle difficoltà di approvvigionamento dei materiali. Le misure di stimolo del governo e le risorse europee hanno, quindi, fatto ripartire e, anzi, daranno un’ulteriore accelerazione alle attività del settore anche nei prossimi anni. L’Italia risulta, in valore assoluto, il principale destinatario dei fondi europei del NGEU, declinati in larga misura in investimenti (e riforme) nel settore delle infrastrutture secondo il Pnrr. Tali risorse avranno ricadute positive anche su settori dell’economia italiana che non ne sono direttamente destinatari (come manifattura e servizi). I fondi e le riforme messe a disposizione dalla Ue si inseriscono in un più ampio contesto di investimenti nel settore da parte del governo, che potrà contare anche sulle risorse provenienti dal Fondo complementare e dallo scostamento di bilancio. Le risorse allocate per lo sviluppo infrastrutturale genereranno, inoltre, ricadute positive in diversi settori dell’economia italiana, sia in fase di costruzione sia successivamente attraverso l’utilizzo di infrastrutture più moderne, più efficienti e sostenibili: la spesa per investimenti in infrastrutture e mobilità di competenza del MIMS genererà, infatti, l’attivazione – diretta e indiretta – di valore aggiunto nel sistema produttivo per un valore pari a circa €37,8 miliardi (+2,4% rispetto a uno scenario senza tali investimenti inclusi nel PNRR) e un tasso di ritorno aggregato pari al 63%, che salirà a circa il 77% per gli investimenti in costruzioni, fino a toccare il valore massimo per quelli in ricerca e sviluppo (88%). Le imprese del settore potranno, inoltre, cogliere, non solo in Italia, ma anche all’estero, le opportunità derivanti dai fondi europei e di quelli messi a disposizione dai vari governi in tutto il mondo per dare slancio ai rispettivi sistemi infrastrutturali: nel 2021, infatti, il fatturato mondiale del settore è cresciuto del 5,6% (sopra i $5 trilioni) – trainato soprattutto dalla domanda asiatica (42% del totale mondiale, di cui oltre la metà della sola Cina) – e continuerà anche nei prossimi dieci anni (+3,2%). Tale crescita globale sarà trainata dall’edilizia residenziale, mentre sarà meno accentuata la dinamica relativa a lavori di ingegneria civile e soprattutto di edilizia non residenziale, quest’ultima attesa tornare ai livelli pre-pandemici solo nel 2024. Questi sviluppi apriranno spazi di crescita per le nostre imprese, sia nei mercati più vicini (come Germania, Francia, Spagna e Regno Unito), sia in geografie più distanti come ad esempio Indonesia, Vietnam, Messico, Colombia e Arabia Saudita. Nel prossimo decennio la spesa in infrastrutture italiana è attesa crescere in media dell’1,7% l’anno, un tasso superiore alla media dell’eurozona (+1,5%), ma soprattutto nettamente al di sopra delle previsioni pre-pandemia (+0,9%). La crescita sarà più accentuata nel periodo 2021-2026 (+2,6%), per diventare meno intensa nel quinquennio successivo (+0,9%) per un effetto combinato di una minore spesa pubblica e di una riduzione della forza lavoro dovuta all’invecchiamento della popolazione. La crescita attesa della spesa in infrastrutture supererà, nel periodo in esame, quella prevista per il Pil, grazie agli ingenti fondi a disposizione, alle riforme attuative previste e, non da ultimo, alla rinnovata fiducia sia nazionale che estera. Tale dinamica si riflette, conseguentemente, anche sul rapporto spesa per infrastrutture/Pil che nei prossimi dieci anni si attesterà in media al 2,8% (rispetto al 2,3% medio del periodo 2015-2021), raggiungendo alla fine dell’orizzonte previsivo il 3%. Porti, aeroporti e ferrovie saranno il comparto che crescerà maggiormente nel prossimo quinquennio (+3,8% in media l’anno), seguiti da infrastrutture per l’energia elettrica e il gas (+3,2%), trainati dalla spinta al green e alla transizione energetica, in una logica di accrescimento della tecnologia impiegata negli ambiti efficienza, sicurezza e sostenibilità ambientale. Dalle direttrici ferroviarie Verona-Brennero e Napoli-Bari al porto di Genova, dal nuovo hub aeroportuale di Brescia ai nuovi impianti eolici offshore della Sardegna, gli sviluppi infrastrutturali coinvolgeranno tutto il territorio italiano. (ITALPRESS).
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Conti pubblici, a luglio settore statale in avanzo di 7,5 miliardi

ROMA (ITALPRESS) – A luglio, secondo i dati del Mef, il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un avanzo di 7.500 milioni, con un miglioramento di circa 2.000 milioni rispetto al corrispondente valore di luglio 2021, che si era chiuso con un avanzo di 5.473 milioni. Il fabbisogno dei primi sette mesi dell’anno in corso è pari a circa 34.400 milioni, in miglioramento di circa 44.800 milioni rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo del 2021 (79.219 milioni).
Nel confronto con il corrispondente mese del 2021, il miglioramento del saldo – osserva il Mef – è dovuto in larga misura all’andamento positivo degli incassi fiscali la cui crescita è ascrivibile ai versamenti in autoliquidazione, sulla quale ha pesato la diversa calendarizzazione dei versamenti per i soggetti ISA che lo scorso anno erano slittati a settembre, nonchè all’aumento dei versamenti dei contributi sociali, dell’Iva e delle altre imposte indirette. Il risultato positivo è stato parzialmente attenuato dall’aumento dei pagamenti, cui hanno contribuito: i maggiori prelievi degli enti di previdenza per l’erogazione ai pensionati del bonus 200 euro; la maggiore spesa per stipendi, dovuta anch’essa all’erogazione del bonus 200 euro ai dipendenti pubblici, e la maggiore spesa delle amministrazioni centrali e territoriali. Il bonus 200 euro ai dipendenti privati è stato anticipato dai datori di lavoro, con compensazione a valere sui versamenti contributivi del mese successivo. Il Mef segnala l’erogazione della prima tranche di circa 800 milioni relativa al prestito al Gse di 4.000 milioni, per l’acquisto di gas naturale ai fini dello stoccaggio e della successiva vendita. La spesa per interessi sui titoli di Stato è in linea con il valore dello stesso mese dell’anno precedente.
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Turismo, sulle vacanze pesano inflazione e caro energia

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Il nuovo picco dei contagi Covid, l’inflazione, il caro energia e la percezione di instabilità politica del Paese si fanno sentire sulle partenze estive degli italiani. Infatti, nonostante siano tanti gli italiani che andranno in vacanza questa estate – 27 milioni, come nel 2019 – la recrudescenza pandemica ha fatto crollare le partenze di luglio a 12,3 milioni rispetto ai 16,8 milioni previsti solo un mese fa. Un calo che, nel 20% dei casi, è determinato da disdette delle prenotazioni effettuate, mentre per il restante 80% è rappresentato da chi a giugno era intenzionato a partire ma poi non ha più organizzato il viaggio. Caro energia, inflazione e crisi politica incidono, invece, sui progetti di vacanza per agosto e settembre che, pur rimanendo sostanzialmente stabili come numero di partenze rispetto a quanto previsto, vedono ridursi di quasi 3 milioni i viaggi di 7 giorni o più e aumentare quelli di durata media (da 3 a 6 giorni) e soprattutto i break brevissimi di 2 pernottamenti al massimo. Una tendenza che trova riscontro anche nel budget che i viaggiatori metteranno a disposizione, soprattutto per le vacanze di media durata, che scende da 541 euro previsti a giugno a circa 475, e da 1.252 a 1.117 euro per i viaggi più lunghi. Comunque, dei 27 milioni di connazionali che andranno in viaggio una o più volte tra luglio e settembre pernottando a destinazione, l’88% ha scelto l’Italia mentre il 12% andrà all’estero – per lo più in Europa – soprattutto per vacanze di 7 giorni o più ad agosto e settembre, dove si registra un picco del 28%. Questi i principali dati sulle vacanze estive degli italiani che emergono da un’indagine di Confcommercio in collaborazione con SWG. Nel complesso – prosegue l’analisi – il numero delle partenze nel trimestre preso in considerazione scende dai 52,3 milioni previsti un mese fa a 48,6 milioni ragionevolmente stimabili ad oggi. In sintesi, meno vacanze, per periodi più brevi e spendendo di meno. Come è logico che sia, la percentuale di coloro che hanno già prenotato sale dal 31% di un mese fa al 41% di oggi, mentre resta stabile al 15% la quota di coloro che non hanno prenotazioni da fare in quanto viaggiano utilizzando soluzioni autonome: mezzi propri, pernottamenti in case di proprietà o presso amici o parenti. Più di un terzo degli intervistati è però ancora nella fase di consultazione delle offerte disponibili. Per quanto attiene alle destinazioni, che sono nazionali nell’88% dei casi come già detto, il mare è sempre in testa, con il 44% delle preferenze che diventa il 51% se si considerano solo le vacanze principali di 7 o più giorni. Segue la montagna al 15% – valore in linea con lo storico di questa tipologia – mentre le vacanze nelle città, specialmente quelle d’arte, e nei piccoli borghi, sommate raggiungono quota 21%. In Italia, dove la Puglia resta la meta più ambita, vince la volata per il secondo posto l’Emilia Romagna, seguita da Toscana e Sicilia, mentre la Sardegna, probabilmente vittima più di altre regioni del costo dei collegamenti, scende in settima posizione, dalla quarta che occupava un mese fa. Compare invece tra le prime 5 la Liguria. Pressoché immutata invece in un mese la hit delle mete estere, con Grecia in vetta tallonata però dalla Spagna e, a seguire, Francia e Croazia.
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Pil, Mef “Crescita robusta, completato il recupero dalla crisi post-pandemia”

ROMA (ITALPRESS) – “La stima flash dell’Istat indica che dopo il rallentamento di inizio d’anno l’economia italiana ha messo a segno una crescita congiunturale del Pil pari all’1% e un aumento del 4,6% rispetto al corrispondente periodo del 2021. La crescita annuale acquisita è pari al 3,4%, superiore al 3,1% previsto nel Def”. Così in una nota il Mef, sottolineando come “il notevole incremento del Pil nel secondo trimestre si è verificato in un contesto di grande difficoltà per via della guerra in Ucraina, dell’impennata dei prezzi internazionali dell’energia e dei prodotti alimentari e del rialzo dei tassi di interesse a livello globale. L’ulteriore rafforzamento dell’attività nel settore dei servizi è stato favorito dall’eliminazione della gran parte delle misure restrittive legate al Covid-19. L’industria ha beneficiato di un andamento nel complesso favorevole sia del commercio internazionale che della domanda interna, anche per gli investimenti. L’economia italiana è stata sostenuta dai corposi interventi realizzati con la Legge di Bilancio 2022 e con i numerosi decreti emessi dal Governo. Tali misure hanno permesso di attutire l’impatto del rialzo dei costi dell’energia sulle famiglie e sulla competitività delle imprese. Sono stati inoltre varati interventi di politica industriale, quali quelli a sostegno del settore dell’auto, e si è intensificato il dialogo con le imprese allo scopo di valorizzare gli strumenti di incentivazione agli investimenti e all’innovazione. Seppure in un contesto segnato dalle tragiche vicende in Ucraina, il clima di investimento in Italia resta positivo. Il recupero dalla crisi causata dalla pandemia può dirsi completato, giacchè il Pil nel secondo trimestre è risultato nettamente superiore al livello medio del 2019. E’ ora necessario continuare a sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese nella seconda metà dell’anno, nonchè proseguire nell’opera di attuazione del Pnrr e di impulso agli investimenti e all’innovazione”, conclude la nota.
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Editoria, Riffeser Monti “Per Monrif risultati soddisfacenti”

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Monrif chiude il primo semestre con ricavi consolidati a 74,8 milioni, rispetto ai 69,4 milioni dell’analogo periodo del 2021 con un incremento del 7,9%. Il fatturato pubblicitario è in crescita del 4,5%. I costi operativi sono in crescita del 12,2% per effetto dell’incremento delle materie prime, delle energie e della ripresa delle attività alberghiere. Il costo del lavoro è in riduzione dell’1,2%. Il margine operativo lordo consolidato è pari a 4,7 milioni, rispetto a 3,7 milioni registrati al 30 giugno 2021, con un incremento di oltre il 25% rispetto l’analogo periodo dell’esercizio precedente. L’indebitamento finanziario netto consolidato si attesta a 61,6 milioni rispetto ai 55,2 milioni registrati al 31 dicembre 2021. Il presidente Andrea Riffeser Monti, considera “soddisfacenti i risultati di questi primi sei mesi, pur in un contesto nazionale e internazionale, economico e politico, destabilizzante e volatile. Gli investimenti nella transizione digitale hanno raggiunto gli obiettivi di periodo prefissati, sia in termini di apprezzamento da parte degli utenti e degli investitori, sia in termini di visibilità, come evidenziato dai dati Audiweb appena pubblicati, riferiti al mese di maggio, che certificano il network Quotidiano Nazionale al quarto posto tra i siti di informazione per utenti unici mensili e per pagine viste. E’ per me importante – sottolinea – ringraziare tutte le persone che lavorano in Monrif, dagli impiegati ai giornalisti, dai tipografi ai collaboratori che, grazie al loro impegno e alla loro disponibilità, hanno contribuito a ottenere questi risultati. Ringrazio, inoltre, Agnese Pini per avere accettato la sfida di guidare tutte le testate del nostro Gruppo. La nomina di una direttrice unica per QN Quotidiano Nazionale, il Resto del Carlino, La Nazione e Il Giorno permette di creare sinergie sempre più produttive tra la carta stampata e Internet, migliorando l’offerta informativa sia qualitativa sia quantitativa. La scelta è stata accolta più che positivamente dai lettori, dal mercato e da tutti i nostri stakeholder e rappresenta un ulteriore tassello nella costruzione del futuro di Monrif. Stiamo seguendo con attenzione l’andamento del titolo al fine di segnalare eventuali anomalie ai nostri avvocati perché possano, in caso, valutare la sussistenza dei presupposti per potenziali esposti alle autorità competenti”, conclude.
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Banca Generali, primo semestre positivo

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Banca Generali chiude il primo semestre con un utile netto consolidato di 131,3 milioni, che si raffronta ai 190,1 milioni del corrispondente periodo dello scorso anno (-31%). Il confronto – osserva la banca in una nota – non risulta omogeneo: i primi sei mesi del 2022 sono stati infatti caratterizzati da una delle peggiori crisi finanziarie di sempre, in netta contrapposizione alla fase espansiva dei mercati finanziari dello scorso anno. In un simile contesto Banca Generali ha comunque potuto raccogliere i frutti del suo impegno a favore di una maggiore sostenibilità finanziaria dei suoi risultati, sottolineato nel corso del recente avvio del Piano strategico 2022-2024. L’utile netto ricorrente della Banca – che esclude voci di ricavi variabili e altre poste straordinarie – si è attestato infatti a 107,9 milioni con un progresso del +30% rispetto allo scorso anno. Il margine di intermediazione si è attestato a 314,4 milioni, che si raffronta ai 432,7 milioni dello scorso esercizio.
Il risultato è legato ad una forte crescita sia del margine finanziario (67,5 milioni, +22,1%) che delle commissioni nette ricorrenti (231,4 milioni, +8,9%) mentre le commissioni variabili (15,6 milioni, -90,6%) hanno risentito del crollo dei mercati finanziari azionari e obbligazionari del periodo. I costi operativi totali si sono attestati a 119,9 milioni (+6,7%) includendo 1,5 milioni di costi straordinari. Il Cost/Income ratio rettificato per le componenti non ricorrenti è stato pari al 39,6% (dal 41,8% del primo semestre 2021). Le voci relative ad accantonamenti, contributi ai fondi bancari e rettifiche di valore nette si sono attestate a 22,2 milioni contro i 28,9 milioni dello scorso anno (-23%) escludendo gli accantonamenti di natura straordinaria dello scorso anno. Al 30 giugno 2022, il CET1 ratio si è attestato al 15,2% e il Total Capital ratio (TCR) al 16,3%. I coefficienti di capitale si posizionano su livelli ampiamente superiori ai requisiti minimi richiesti nell’ambito del processo di revisione e valutazione prudenziale SREP di 8,0% per il CET1 ratio e 12,3% per il TCR. La raccolta netta totale del semestre ha superato i 3,0 miliardi (-19,7% rispetto allo scorso anno), confermando un solido trend pur in un contesto di mercato particolarmente sfidante. “Un secondo trimestre ancora una volta caratterizzato da un grande lavoro dei nostri professionisti, con una raccolta complessiva nel primo semestre di 3 miliardi. La componente ricorrente del conto economico mostra una buona tenuta grazie alla grande flessibilità del nostro modello di business, alla ripresa del margine di interesse ed alla tenuta della redditività della componente gestita. Inoltre, anche il mese di luglio sta confermando gli ottimi risultati dei mesi precedenti, nonostante la grande incertezza del contesto, grazie al nostro forte posizionamento al fianco delle famiglie nella consulenza finanziaria e nella protezione patrimoniale”. Così l’Ad e direttore generale di Banca Generali, Gian Maria Mossa, commentando i dati del primo semestre. “L’attenzione operativa e l’impegno nello sviluppo degli importanti progetti del piano industriale hanno contraddistinto questi mesi in cui abbiamo già fatto buoni passi avanti rispetto ai nostri obiettivi progettuali. Questo, unito alle prospettive sui tassi e alla continua innovazione dei nostri servizi e offerta ci rende fiduciosi di poter continuare a crescere centrando gli ambiziosi obiettivi che ci siamo prefissati”, conclude Mossa.
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Dl Aiuti, Stella “Siamo sulla strada giusta”

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“Il rallentamento dell’economia e il vertiginoso aumento dell’inflazione richiedono risposte immediate e il presidente Draghi ha detto che metterà in campo tutte le misure necessarie per contrastare l’aumento dei prezzi energetici e dei beni di consumo e per sostenere cittadini, imprese e professionisti. Siamo sulla strada giusta”. Così il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella, al termine dell’incontro tra Governo e parti sociali sul decreto Aiuti-bis, sottolineando che “il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr e l’attuazione delle riforme a esso collegate devono essere una priorità del Governo: decreto concorrenza, della riforma fiscale e della giustizia”. Per Stella “si apre uno spiraglio per sbloccare il fondo da 500 milioni per garantire l’indennità una tantum in favore di lavoratori autonomi e professionisti, previsto dal primo decreto aiuti. Il ministro Franco sta valutando l’ipotesi di aumentare le risorse, venendo incontro alle nostre richieste di garantire lo stesso trattamento riservato a dipendenti e pensionati. Non dimentichiamo che in Italia abbiamo circa 5 milioni di lavoratori autonomi, la maggioranza dei quali ha un reddito inferiore a 35 mila euro”. Stella ha poi aggiunto che professionisti e autonomi sono quasi sistematicamente esclusi da incentivi e agevolazioni del Governo (e della Pubblica Amministrazione) concessi ad altri soggetti economici. “Il Governo sta lavorando anche per sbloccare il meccanismo di cessione dei crediti collegati al Superbonus 110% e agli altri bonus edilizi”, ha riferito Stella. “Una misura attesa da migliaia di imprese e professionisti che si trovano in gravissima difficoltà, e rischiano di fallire, a causa delle continue modifiche normative. I correttivi del primo decreto Aiuti non hanno risolto il problema, determinando una sorta di lockdown economico del settore edile, che ha pesanti ripercussioni anche sui liberi professionisti impegnati nelle asseverazioni di congruità tecnica ed economica e nelle cessioni dei loro crediti”. Infine “il salario minimo deve essere attuato tramite la contrattazione collettiva. Per fronteggiare la perdita di acquisto delle famiglie occorre concentrare l’attenzione sui rinnovi contrattuali” ha detto Stella, rilanciando la proposta di detassazione degli aumenti salariali concordati dalle parti sociali.
(ITALPRESS).