ROMA (ITALPRESS) – A maggio, secondo i dati del Mef, il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 11.700 milioni, con un miglioramento di circa 3.600 milioni rispetto al corrispondente valore di maggio 2021, che si era chiuso con un fabbisogno di 15.252 milioni. Il fabbisogno dei primi cinque mesi dell’anno in corso è pari a circa 35.700 milioni, in miglioramento di circa 33.300 milioni rispetto a quello registrato nel corrispondente periodo del 2021 (69.028 milioni). Nel confronto con il corrispondente mese del 2021, il miglioramento del saldo è dovuto in larga misura all’andamento positivo degli incassi fiscali legato all’aumento dei versamenti dell’Iva, dei contributi e delle altre imposte indirette che hanno più che compensato il calo delle accise sugli olii minerali. Il risultato positivo è stato parzialmente attenuato dall’aumento dei pagamenti cui hanno contribuito i maggiori prelievi degli enti di previdenza per l’erogazione dell’assegno unico e universale e i maggiori trasferimenti al bilancio comunitario che lo scorso anno si erano concentrati nel mese di giugno. La spesa per interessi sui titoli di Stato è in linea con il valore dello stesso mese dell’anno precedente.
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Conti pubblici, a maggio fabbisogno statale a 11,7 miliardi
Bankitalia, Visco “La guerra ha peggiorato le prospettive di crescita”
ROMA (ITALPRESS) – La guerra in Ucraina, con le sue conseguenze e soprattutto con le sue incertezze, rischia di compromettere il cammino di crescita dell’Italia. Il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, mette in guardia il Paese. Davanti ad una platea di economisti, alla presenza della più alte cariche dello Stato, nelle considerazioni finali sulla relazione annuale 2021ricorda: “L’invasione dell’Ucraina da parte della Russia segna una drammatica cesura nella storia recente. Ha innescato una grave crisi umanitaria e fatto riemergere tensioni tra le diverse aree del mondo che negli ultimi trent’anni sembravano essere state, se non del tutto superate, durevolmente ridotte. Il nostro primo pensiero è oggi rivolto alla popolazione ucraina, a chi ha perso la vita, alle persone costrette ad abbandonare le loro case, a coloro che hanno visto sconvolta la propria quotidianità. La guerra ha anche peggiorato di colpo le prospettive di crescita dell’economia mondiale, in una fase in cui i danni inferti dalla pandemia non sono ancora del tutto riparati”.
“L’incertezza è drasticamente aumentata a livello globale, investe i pilastri sui quali si basa l’assetto economico e finanziario internazionale emerso dalla fine della Guerra fredda: la convivenza pacifica tra le nazioni, l’integrazione dei mercati, la cooperazione multilaterale”, aggiunge Visco. Il Governatore è chiaro: “In aprile valutavamo che il prolungamento del conflitto in Ucraina avrebbe potuto comportare circa 2 punti percentuali in meno di crescita, quest’anno e il prossimo. Le stime più recenti delle maggiori organizzazioni internazionali sono simili. Non si possono però escludere sviluppi più avversi, una divisione del mondo in blocchi rischierebbe di compromettere i meccanismi che hanno stimolato la crescita e ridotto la povertà a livello globale”. Un conflitto che ha causato, tra l’altro, “un aumento dei prezzi delle materie prime importate” che per Visco rappresenta “una tassa ineludibile per il Paese. L’azione pubblica può redistribuirne gli effetti tra famiglie, fattori di produzione, generazioni presenti e future, non può annullare l’impatto d’insieme, per quanto riguarda le famiglie, gli interventi calibrati in funzione della loro condizione economica complessiva anzichè dei redditi individuali risultano più efficaci nel contrastare le ripercussioni dell’inflazione sulla disuguaglianza”.
“Misure mirate consentono, tra l’altro, di meglio preservare il ruolo dei prezzi come incentivo agli investimenti in fonti rinnovabili e al risparmio energetico”, spiega Visco. Nonostante il deterioramento del quadro congiunturale, secondo le più recenti valutazioni della Commissione europea il rapporto tra debito e Pil continuerà a scendere in Italia, sia quest’anno, sia il prossimo, la posizione netta sull’estero è robusta, i produttori italiani competono con successo sui mercati di sblocco, è contenuto, nel confronto internazionale , l’indebitamento delle famiglie e delle imprese, per questo è ” necessario proseguire senza incertezze sul sentiero di graduale rafforzamento dei conti pubblici”. Il numero uno di Bankitalia sottolinea anche l’importanza del Piano Nazionale di ripresa e resilienza che costituisce: “Uno strumento decisivo per affrontare le sfide” del Paese “il piano, di dimensioni finanziarie importanti, segna una netta discontinuità nella definizione delle politiche economiche. Disegna una strategia articolata di modernizzazione del paese che coniuga programmi di riforma e investimenti pubblici con quelli privati contribuendo a realizzare la transizione digitale e quella ecologica o ‘verdè”.
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Sogin, avanzamento attività decommissioning 7,2%
ROMA (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Sogin, Società interamente partecipata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, riunitosi ieri sotto la Presidenza di Luigi Perri, ha approvato il progetto del Bilancio d’esercizio e il consolidato di Gruppo 2021 illustrati dall’Amministratore Delegato Emanuele Fontani.
Gli obiettivi strategici di migliorare l’avanzamento nel decommissioning, di efficientare le risorse e di portare avanti il progetto del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, nonostante il difficile contesto socioeconomico, sono stati pienamente centrati.
L’avanzamento fisico delle attività di decommissioning è stato del 7,2%, oltre mezzo punto superiore alle previsioni di budget del 6,6%, un risultato considerevole rispetto al 28,3% conseguito complessivamente nei 20 anni precedenti.
L’avanzamento ha generato attività per 118,3 milioni di euro, risultato superiore rispetto ai 110,9 milioni nel 2020 e rappresenta il miglior risultato di sempre.
Il valore della produzione è di 228,6 milioni di euro (196,1 milioni nel precedente esercizio).
L’EBITDA per 18,1 milioni di euro è sostanzialmente in linea con il 2020 (18,6 milioni di euro).
Il personale di Sogin, composto da tecnici altamente qualificati dimostra di saper operare anche in un contesto particolarmente complesso e in continua evoluzione come quello attuale, peraltro è sceso dalle 909 unità al 31 dicembre 2020 alle 867 unità ad inizio 2022, confermando il programma di decrescita del personale degli ultimi anni.
Si confermano le previsioni del piano industriale 2020-2025 e l’impegno di Sogin di accelerare le attività di dismissione, conseguire i risultati gestionali ed economici attesi e garantire la sicurezza degli impianti, anche grazie a una pianificazione efficiente e rigorosa in ogni fase dei lavori.
Nel 2021 Sogin ha gestito, con la massima trasparenza e completezza informativa, la consultazione pubblica per la localizzazione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi e Parco Tecnologico, la più grande svolta finora in Italia per un’infrastruttura strategica a beneficio del Paese. Sulla base di quanto emerso durante la consultazione, durata oltre un anno e comprensiva di un Seminario Nazionale, Sogin ha elaborato la proposta di Carta Nazionale Aree Idonee (CNAI), oggi all’attenzione del Ministero della Transizione Ecologica.
Dal punto di vista economico il risultato aziendale 2021 ha subito una flessione negativa che, tuttavia, consentirà di far fronte ai possibili esiti dell’istruttoria in corso da parte dell’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA), che si concluderà a luglio 2022, senza gravare sui prossimi bilanci.
A tale proposito, nel corso dell’anno l’attuale Governance ha proseguito l’indagine interna, avviata alla fine del 2020, per verificare la regolarità delle fasi di acquisizione e gestione dei contratti.
Nell’ottica della totale trasparenza, la Società ha inoltre garantito la piena collaborazione alle Autorità competenti e agli organi di controllo interno. L’approvazione del progetto Bilancio 2021 sancisce un punto importante nell’operazione di self-cleaning.
Alla luce di tali eventi non prevedibili e a garanzia della solidità dell’Azienda, nel progetto di Bilancio 2021 si è deciso di rettificare il valore dell’immobilizzazione per 3,1 milioni di euro e di creare un fondo rischi e oneri per un importo di 9 milioni di euro.
L’EBIT registra un valore negativo di 13,7 milioni di euro (-1,6 milioni del 2020) e l’esercizio 2021 chiude in negativo con una perdita di 10 milioni di euro a causa dei suddetti eventi straordinari in assenza dei quali si sarebbe registrato un risultato positivo stimato di circa 2 milioni di euro.
L’EBITDA del Gruppo risulta positivo e si attesta a 29,2 milioni di euro, mentre l’EBIT, al netto di ammortamenti e accantonamenti, registra un dato negativo di 4,4 milioni di euro.
La buona performance registrata a livello gestionale e operativo ha consentito di mitigare gli effetti degli eventi straordinari a cui ha dovuto far fronte Sogin consentendo di limitare l’effetto sui conti e di chiudere l’esercizio 2021 del Gruppo Sogin con una perdita di 7,4 milioni di euro.
Nella stessa seduta il Consiglio di Amministrazione Sogin ha approvato il Bilancio di Sostenibilità 2021 che rendiconta la performance ambientale e sociale del Gruppo e illustra il contributo per lo sviluppo sostenibile.
“Con questo esercizio – ha dichiarato l’Amministratore Delegato di Sogin, Emanuele Fontani – portiamo a termine un’operazione di trasparenza dei conti che ci consente di perfezionare l’azione di discontinuità con il passato e di mettere in sicurezza il bilancio. L’aumento del valore della produzione all’insegna della sostenibilità ambientale e dell’economia circolare – ha aggiunto Fontani – segnala l’accelerazione nell’avanzamento del decommissioning che finalmente siamo in grado di misurare attraverso parametri più affidabili e sostanziali. Peraltro, è un dato che evidenzia l’accresciuto impatto del lavoro delle donne e degli uomini di Sogin a beneficio del sistema economico dell’intero Paese”.
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Riforma della giustizia tributaria, Uncat “Svolta epocale”
PALERMO (ITALPRESS) – Il Consiglio dei ministri, lo scorso 17 maggio, ha approvato la bozza per la riforma del processo tributario, gettando le basi per modifiche al sistema attese da diversi anni. “La riforma della giustizia tributaria per noi avvocati tributaristi è qualcosa di epocale, storico – ha detto all’Italpress Angelo Cuva, presidente della Cat Palermo e vicepresidente Uncat -. Dopo tanti annunci, tante richieste, finalmente sembra che questa riforma sia giunta al suo traguardo. Soprattutto giunge recependo le istanze comuni, trasversali, che arrivavano dall’avvocatura, ovvero di potere avere una giurisdizione tributaria affidata a giudici a tempo pieno, non più part time, come purtroppo è stato ed è attualmente”. Proprio la figura del magistrato tributario rappresenta qualcosa di eccezionale, visto che fin qui il sistema era retto da giudici non specializzati in materia tributaria.
“L’obiettivo è quello di avere giudici professionali, reclutati con concorso sulle materie tecniche di loro competenza, che sono oggetto del processo tributario. E quindi una giustizia – ha aggiunto – che in queste condizioni può garantire ai contribuenti, ma in generale alle parti, quella dignità, quella efficacia e qualità che attualmente, purtroppo, non è garantita. Quindi, ripeto, per noi è un passaggio storico che ci spinge a dare una valutazione assolutamente positiva nel complesso di questa riforma, anzi auspichiamo che il Parlamento possa tempestivamente portarla al suo traguardo”.
Il disegno di legge si colloca nel quadro di riforme ordinamentali collegate al Piano nazionale di ripresa e resilienza. Ora si attende l’esito positivo in Parlamento. “Abbiamo un sistema datato 1992 – ha aggiunto l’avvocato Francesco Lucifora, componente del Consiglio di presidenza della Giustizia tributaria e presidente dell’Associazione nazionale Giudici tributari – un sistema giustizia che va sicuramente adeguato alle nuove esigenze, anche dell’economia”.
“Ecco perché – ha detto inoltre – il governo oggi si è deciso a intraprendere questa via della riforma legata a doppio filo: da una parte per dare risposta a quelle aziende estere che sono disincentivate ad investire in Italia per la lentezza cronica della giustizia in generale, anche se la giustizia tributaria diciamo non soffre di questa lentezza. E dall’altra per la questione dei fondi del Pnrr che dettano dei tempi molto contingentati al governo”. Figura centrale della riforma è quindi il magistrato tributario, ovvero un magistrato impegnato a tempo pieno solo per i processi tributari e specializzato in questo settore: “Il magistrato tributario – spiega Cuva – è la pietra angolare della riforma, noi già come Uncat nel 2018 presentammo un progetto di legge di riforma, nel quale avevamo puntato l’attenzione. La presenza di figure part-time, che comunque deve essere garantita attraverso un regime transitorio, garantisce un passaggio con modalità che devono e possono essere ancora affinate degli attuali giudici fino ad esaurimento per definire poi un sistema nel quale tutti i giudici si dedicano sono a quello”.
Unico neo quello legato alla selezione, al concorso, che andrà a determinare i magistrati tributari: “Il dato negativo – ha affermato l’avvocato Lucifora – è legato alla dotazione di organico di prima applicazione della riforma, nel senso che il governo sembrerebbe, anche se non abbiamo il testo definitivo, intenzionato a prendere una strada che privilegia solo il reclutamento dei giudici tributari provenienti dal mondo delle giustizie professionali, ordinaria amministrativa contabile e anche militare con un semplice passaggio da un’amministrazione all’altra, dando per scontato che questi giudici abbiano una preparazione specifica in materia tributaria. Dall’altro, per coloro che provengono dal mondo delle professioni, quindi avvocatura, commercialisti, dirigenti di uffici, prevede un concorso pubblico per esami partendo dal presupposto opposto, che non abbiano la preparazione specifica in materia tributaria e quindi da sottoporre ad un concorso, ad un esame preventivo, per verificare se possiedono i requisiti. Eppure i giudici tributari di provenienza professionale sono in commissione tributaria sin dagli anni 80 e hanno assicurato il funzionamento di questa giustizia tributaria. Credo che qualsiasi professionista in 30 anni abbia maturato un minino di formazione specifica. Tolto ciò, nel complesso è una riforma positiva”.
“Riteniamo che il giudice professionale in materia tributaria sia condizione necessaria per dare risposta ai contribuenti per una giustizia non solo efficiente, ma anche – ha sottolineato – di ulteriore qualità nella redazione delle sentenze”.
“Chiaramente – conclude Cuva – ogni riforma di sistema si porta dietro una serie di contraccolpi che destano anche diverse valutazioni che sono comunque di minore impatto e importanza rispetto al resto. Per questo riteniamo che si possano mettere in seconda fila e che comunque potranno essere oggetto di rivisitazione e correttivi”.
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CRTV: rinnovato il CCNL per i dipendenti delle imprese radiotelevisive, multimediali e multipiattaforma
CRTV: rinnovato il CCNL per i dipendenti delle imprese radiotelevisive, multimediali e multipiattaforma. Il contratto è stato firmato dalle imprese radiotelevisive private con Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uil-Com.
Il rinnovo contrattuale con validità quadriennale è stato firmato presso la sede di Confindustria Radio Televisioni a Palazzo Colonna a Roma, dalla delegazione datoriale di Confindustria Radio Televisioni, coordinata da Piero Manera e le organizzazioni sindacali di settore.
Il contratto si applica ai dipendenti di tutte le aziende nazionali e locali private, esercenti servizi radiotelevisivi, multimediali, attività di edizione e messa in onda, produzioni e commercializzazioni dei programmi. La trattativa ha permesso di rielaborare la parte normativa in merito ai ”contratti a tempo determinato e somministrati a T.D.”, di particolare interesse per la gestione datoriale/aziendale.
Si è inoltre attuata la parziale revisione dell’articolo riguardante la “malattia”, l’adeguamento dell’articolo “appalti”, il consolidamento dell’accordo riguardante la “polizza sanitaria Salute Sempre” e la completa revisione del testo contrattuale vigente per l’adeguamento normativo.
Tutta una serie di istituti riguardanti le nuove attività progettuali e lavorative del settore sono stati demandati alla trattazione “in progress” da realizzarsi in ambito dell’Osservatorio Nazionale, organismo bilaterale datoriale/sindacale, rinominato nelle componenti per la stessa durata contrattuale.
Per la parte economica gli aumenti salariali sono fissati, per il comparto televisivo, in tre tranche 2022/23/24 rispettivamente per €40, €35 e €40 lordi; per il comparto radiofonico gli aumenti verranno invece corrisposti in due tranche 2022/2023, pari rispettivamente a €40.00 ed €40.50 lordi; oltre €250 lordi a titolo di “una tantum” per il periodo di vacanza contrattuale anno 2021 e parziale 2022. È stata inoltre confermata la somma di €10 quale costo per la polizza sanitaria interamente a carico delle aziende; è stato infine stabilito di elevare all’1.20% il contributo a carico dell’azienda per i fondi di categoria.
Per il perfezionamento dell’accordo si dovrà ora attendere l’esito delle assemblee sindacali previste entro la metà di giugno. A chiusura della trattativa e della sottoscrizione, il presidente di Confindustria Radio Televisioni Franco Siddi è intervenuto per complimentarsi con la compagine datoriale e sindacale: “In tempi non facili per il dialogo sociale e i rinnovi contrattuali, Confindustria Radio Televisioni e i sindacati di settore sono riusciti a portare a termine la contrattazione sul CCNL. Il contratto è stato sottoscritto al termine di una trattativa durata oltre un anno e ha preso nuovo impulso dopo la pandemia. Si conferma il ruolo efficace della contrattazione sociale”.
Franco “Il quadro economico si è deteriorato bruscamente. Evitare la recessione”
ROMA (ITALPRESS) – “Da due anni ci stiamo misurando con shock di ampiezza inusuale: la pandemia più importante dell’ultimo secolo, un aumento dei prezzi dell’energia di grandi proporzioni, una nuova guerra in Europa. Osserviamo un rallentamento dell’attività economica, una ripresa dell’inflazione, viviamo una nuova fase di grande incertezza. In Italia il quadro macroeconomico si è deteriorato bruscamente a causa dell’attacco miliare della Russia al’Ucraina”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Daniele Franco, intervenendo a un convegno organizzato dalla Consob. “Il governo è ripetutamente intervenuto per mitigare le ripercussioni per il forte shock sull’economia. Con quattro successivi decreti legge, è intervenuto con misure per oltre 30 miliardi. L’obiettivo è evitare che il Paese torni in recessione”, ha aggiunto. Per il ministro, inoltre, “non bisogna perdere di vita il problema principale: la bassa crescita. Dobbiamo porre termine a un ventennio di sostanziale stagnazione. Dal 2000 all’insorgere della pandemia, il Pil italiano è rimasto sostanzialmente stagnante. La bassa crescita riflette fattori diversi, innanzitutto la debole dinamica degli investimenti in capitale fisico. Gli investimenti fissi lordi complessivi nel 2019 costituivano il 18% del Pil, a fronte di una media Ue del 22%. Dopo la flessione 2020 nel 2021 c’è stata una inversione di tendenza con una incidenza pari al 20%, puntiamo a raggiungere il 22% nei prossimi anni in linea con la media europea. Larga parte degli investimenti dovrà essere effettuata dal settore privato, specialmente dalle imprese”, ha concluso Franco.
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Cisl, Sbarra rieletto segretario generale
ROMA (ITALPRESS) – Luigi Sbarra è stato rieletto segretario generale della Cisl. La conferma è avvenuta nel corso del XIX Consiglio generale del sindacato, che si è chiuso oggi. La conferma di Sbarra, che ha ottenuto 193 voti su 194 (una scheda bianca), è stata accolta da un lungo applauso. Lo stesso Consiglio generale poco dopo ha eletto su indicazione di Sbarra anche i componenti della segreteria confederale riconfermando in questa carica Daniela Fumarola, Ignazio Ganga, Andrea Cuccello, Giorgio Graziani, Giulio Romani, Angelo Colombini.
“È un grande onore e una grande responsabilità che mi impegnerò ad esercitare ogni giorno del mio mandato, rappresentando una grande comunità sindacale riformista, contrattualista, che, come diceva Tina Anselmi, vuole ‘esserci per cambiare’, partecipando attivamente alle grandi trasformazioni in atto per dare protagonismo e far avanzare crescita e sviluppo, qualità, stabilità, sicurezza del lavoro, tutela dei redditi e dei diritti delle persone”, ha dichiarato Sbarra.
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Samoter, nel primo bimestre export macchine per costruzioni +12,7%
Crescono le esportazioni italiane di macchine per costruzioni nei primi due mesi del 2022 (+12,7% rispetto allo stesso periodo del 2021), una performance che proietta il valore complessivo oltre i 418,5 milioni. Lo annuncia SaMoTer di Veronafiere su dati Unacea e Cer (Centro Europa Ricerche), in vista della 31ma edizione del Salone internazionale delle macchine per costruzioni, in programma dal 3 al 7 maggio 2023. La rassegna, uno degli appuntamenti professionali di riferimento su scala europea, sarà preceduta da un percorso di avvicinamento alla manifestazione, a partire dal SaMoTer Day, il prossimo 13 giugno presso la sala Salieri del Centro Congressi di Veronafiere. Dopo un primo trimestre del 2022 che ha visto crescere il mercato italiano del 34% su base tendenziale, con l’immissione sul territorio nazionale di 5.051 macchine per costruzioni (fonte Unacea) a consolidamento di un 2021 in forte ripresa (+30% sul 2020 e 22mila mezzi da cantiere venduti sul mercato domestico), il momento positivo abbraccia anche l’export. “L’industria italiana di settore – afferma Luca Nutarelli segretario generale Unacea Italia – sta dimostrando grande vitalità sui mercati esteri. Vanno ancora bene anche le vendite in Italia, nonostante l’esplosione dei prezzi delle materie prime e le crescenti difficoltà nel reperire componenti per costruire le macchine. La sfida del futuro sta nel reagire alle difficoltà odierne per portare il mercato a un livello più alto in termini di sicurezza delle macchine e di riduzione del loro impatto ambientale. Sono cose che si fanno privilegiando mezzi con motori endotermici di ultima generazione nei bandi di gara e negli appalti pubblici; introducendo l’obbligo di utilizzo di calcestruzzo prodotto con mescolatore per volumi superiori ai 1.500 metri cubi; omogeneizzando la legislazione nazionale in materia di rifiuti da costruzione in modo da poter diffondere l’uso delle attrezzature da demolizione selettiva e riciclo in cantiere”.
Osservando nel dettaglio il primo bimestre 2022, è boom (+166,6% tendenziale) per le macchine stradali, che passano da 8,7 a 23,3 milioni e segnano un’accelerazione anche le macchine per la preparazione degli inerti (+18,9%, con un valore superiore agli 81 milioni), le macchine per la perforazione (+28,4%, per un valore all’export di 54,3 milioni), il settore delle gru a torre (+23,9% per un export vicino ai 33 milioni) e le macchine e attrezzature per il movimento terra, che rappresentano economicamente il comparto più forte: 195,8 milioni di export nel primo bimestre 2022, con una crescita dell’1,2 per cento. Il settore è alle prese con una doppia sfida: consolidare la ripresa, facendo leva sulle opportunità del Pnrr previste per il comparto edile (con fondi previsti per oltre 107 miliardi) e sulla necessità di migliorare infrastrutture e logistica in vista di una nuova fase di globalizzazione, e favorire un processo di innovazione, digitalizzazione e sostenibilità, come indicato a livello comunitario dal Green Deal.
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