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Economia

Smart Working, Confintesa: “Non demonizzarlo, investire in formazione”

ROMA (ITALPRESS) – In una lettera inviata al Ministro della Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, la segretaria generale di Confintesa FP Claudia Ratti sottolinea che “lo smart working non è una modalità eccezionale legata alla pandemia ma una forma prevista dal nuovo Contratto Nazionale di Lavoro”.
“Signor Ministro – scrive Claudia Ratti – se vuole risolvere i problemi dell’esistenza degli ‘sfaccendatì nascosti dietro lo smart working la soluzione non è accusare in modo indiscriminato tutti i lavoratori che usano questo strumento, ma investire in formazione e tecnologia”.
“Nel 2022 – continua la sindacalista – la tecnologia potrebbe risolvere tutti i suoi timori e, se utilizzata correttamente, potrebbe portare a una equivalenza dello smartworking con il lavoro in presenza, sia come produttività che come controllo. Invece, dopo due anni di pandemia, non si è investito un euro per introdurre procedure sicure ed efficienti per il lavoro da remoto e per la formazione dei dirigenti, spesso più lontani dalle tecnologie degli stessi loro collaboratori. Lo smart working è una modalità di lavoro che deve consentire alle Amministrazioni di essere maggiormente efficienti ed efficaci attraverso infrastrutture adeguate e dipendenti motivati e soddisfatti, capaci di contemperare le esigenze del lavoro e quelle familiari, ottimizzando i tempi di spostamento”.
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Intesa Sanpaolo, nel 2025 utile a 6,5 miliardi

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Nessuna acquisizione ma una nuova costola online che si chiamerà Isybank. Dividendi in crescita ma nessun ruolo in partite speculative, come Generali o Mps. Una crescita quindi organica, rafforzando i business e i margini sulle operazioni, per confermarsi tra i leader europei. Il piano 2022-2025 di Intesa Sanpaolo, presentato ogg,i si può riassumere così e in un periodo di forti incertezze, ritorno dell’inflazione e tensioni internazionali, secondo il Ceo Carlo Messina è meglio essere conservativi. Anche nelle stime, specie quelle più avanti nel tempo, nella speranza di superare i target, venendo premiati dai mercati. Le certezze si chiamano Mario Draghi e Sergio Mattarella, la cui riconferma “aumenta la reputazione dell’Italia sui mercati internazionali, che aiuta la crescita dell’economia reale, e riduce il debito”, ha sottolineato Messina. Anche grazie a loro, secondo la prima banca del Paese, la crescita del Pil italiano sarà superiore a 4% nel 2022, pari a circa 2,5% nel 2023 e circa 1,5% nel 2024 e superiore a 1% nel 2025. Su queste basi, nasce il piano.
Così l’unica vera sorpresa è Isybank, un progetto on-line che potrebbe servire fino a 4 milioni di clienti, e che sarà lanciata presto, con un focus sul nostro Paese ma con possibile estensione oltreconfine. Sarà un soggetto autonomo, sviluppato con Thought Machine e Mooney, l’ex Sisal Pay di cui recentemente Intesa Sanpaolo ed Enel hanno comprato il 50% a testa. L’investimento previsto è di 650 milioni, una fetta rilevante dei 5 miliardi previsti per gli investimenti tecnologici fino al 2025. Da Isibank le nuove piattaforme tecnologiche saranno via via estese all’intero gruppo, determinando un risparmio di 800 milioni l’anno a regime. Riducendo la platea dei clienti classici, si ridurrà anche il numero di filiali, che scenderanno dalle circa tremila di oggi a 1.800, in tutto 1.050 sportelli in meno in quattro anni. Ciò determinerà anche una riallocazione della forza lavoro, con 9.200 dipendenti che si stima lasceranno il gruppo con uscite volontarie, e 4.600 assunzioni che si affiancheranno agli 8.000 addetti che saranno riqualificati. Tutto nuovo invece l’Artificial Intelligence Lab, il cuore tecnologico della banca, il cui sviluppo viene seguito direttamente da Messina, troverà la sua casa nella torre della banca a Torino e coinvolgerà 50 professionisti.
I numeri del piano sono eloquenti. Innanzitutto, una riduzione forte dei crediti deteriorati, con l’obiettivo di arrivare a zero Npl. Ciò si riverbererà in un Cet1 Ratio al 12%, e un risultato netto di 6,5 miliardi nel 2025. Ogni anno il 70% degli utili saranno distribuiti ai soci, per un totale di 22 miliardi di dividendo entro il 2025, compreso un buyback da 3,4 miliardi quest’anno. A crescere invece, nei piani di Messina devono essere le commissioni da 9,5 a 11 miliardi, il risparmio gestito da 474 a 574 miliardi e l’attività assicurativa che salirà da 1,6 a 1,9 miliardi di ricavi, sui 22,8 miliardi di proventi operativi attesi a fine piano. Gli altri canali di crescita saranno un rafforzamento del private equity, in questo caso guardando anche all’estero per qualche acquisizione, un potenziamento nel settore dei pagamenti digitali e dell’advisory per i clienti corporate. Infine è previsto un impegno sugli Esg, con investimenti per 25 miliardi entro il 2025 sul piano sociale, 88 miliardi di nuovo credito a supporto della transizione ecologica, con adesione alle alleanze Net-Zero sul credito e l’impegno a essere a zero emissioni nel 2030, anche grazie a 100 milioni di alberi, di cui sarà finanziata la collocazione anche insieme ai clienti.
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Bce non cambia i tassi e conferma a marzo la fine del Piano pandemico

Il Consiglio direttivo della Bce, ha confermato le decisioni assunte nella riunione di politica monetaria dello scorso dicembre. I tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%. Il Consiglio direttivo si attende che i tassi di interesse si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finchè non vedrà l’inflazione raggiungere il 2% ben prima della fine del suo orizzonte di proiezione e in maniera durevole per il resto dell’orizzonte di proiezione, finchè non riterrà che i progressi conseguiti dall’inflazione di fondo siano sufficientemente avanzati da essere coerenti con lo stabilizzarsi dell’inflazione sul 2% nel medio periodo. Nel primo trimestre del 2022, il Consiglio direttivo condurrà gli acquisti netti di attività nell’ambito del PEPP (pandemic emergency purchase programme) a un ritmo inferiore rispetto al trimestre precedente. Interromperà gli acquisti netti alla fine di marzo 2022. Il Consiglio direttivo intende reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PEPP almeno sino alla fine del 2024. Gli acquisti netti mensili nel quadro del PAA saranno pari a 40 miliardi nel secondo trimestre del 2022 e a 30 miliardi nel terzo trimestre. A partire da ottobre, manterrà gli acquisti netti a un ritmo mensile di 20 miliardi, finchè necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei tassi di riferimento. Il Consiglio direttivo è pronto ad adeguare tutti i suoi strumenti, ove opportuno, per assicurare che l’inflazione si stabilizzi sull’obiettivo del 2% a medio termine.
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Veronafiere, Mantovani “Misure covid riaprono porte a buyer esteri”

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“Il decreto legge approvato ieri sera dal Consiglio dei ministri, ci consente di guardare con ottimismo alle prossime manifestazioni internazionali del nostro calendario, a partire da Fieragricola e Vinitaly confermate rispettivamente dal 2 al 5 marzo e dal 10 al 13 aprile. Infatti, il riconoscimento dello status vaccinale del paese di origine, integrato dal tampone in caso di difformità rispetto a quello italiano, riapre le porte alle migliaia di buyer e operatori professionali esteri che ogni anno scelgono le filiere del made in Italy rappresentate da Veronafiere e, al contempo, salvaguarda il business delle nostre aziende espositrici. Per entrambe le rassegne, Veronafiere, in collaborazione con Ice-Agenzia, ha messo in campo investimenti promozionali e di incoming importanti anche nelle aree obiettivo indicate dal Governo. Ora possiamo guardare ad agire con più fiducia su quei mercati”. Così il direttore generale di Veronafiere, Giovanni Mantovani.
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Progetto per cittadinanza digitale da Giovani Editori e Tim

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Si chiama “Technology – Digital Literacy” il progetto promosso da Osservatorio Permanente Giovani – Editori in collaborazione con Tim, giunto in quest’anno scolastico alla sua terza edizione. L’iniziativa è nata dall’esigenza di aggiungere alla media literacy (promossa attraverso il progetto “Il Quotidiano in Classe”) e alla financial & economic literacy (esercitata grazie all’iniziativa “Young Factor”) un terzo percorso di technology-digital literacy per accompagnare i giovani nel viaggio per raggiungere la piena padronanza di sè, con l’obiettivo di aiutare gli studenti delle scuole secondarie superiori italiane a sviluppare anche una cittadinanza digitale, maturare consapevolezza delle proprie conoscenze, acquisire competenze, capire i propri diritti e doveri, ma, soprattutto, conoscere i principali meccanismi di funzionamento della Rete. Il progetto si prefigge di realizzare quindi un percorso di cittadinanza digitale su misura per lo studente, per supportarlo nella formazione di queste nuove competenze digitali. L’iniziativa si articola in tre step. La formazione: quella dei docenti che saranno i formatori degli studenti. Questo grazie alla pubblicazione di schede e video lezioni realizzate da un team di docenti delle migliori Università Italiane e da incontri sul territorio, facoltativi, tenuti da esperti e giornalisti.
Le lezioni in classe: che i docenti potranno tenere grazie all’ausilio degli strumenti informativi, sia cartacei che digitali, messi a disposizione dall’Osservatorio a titolo gratuito, del materiale formativo digitale e del libro di lavoro che arriva gratuitamente a tutti gli insegnanti coordinatori del progetto.
La ricerca: il progetto viene monitorato attraverso una ricerca condotta, come per gli altri due progetti strategici dell’Osservatorio, da un qualificato Istituto di Ricerca per conoscere i livelli di soddisfazione e il livello di apprendimento in materia di educazione tecnologica-digitale, di quelli che sono i protagonisti principali di questa nuova sfida, gli studenti e i docenti. A partire dall’anno scolastico 2021/2022 Osservatorio Permanente Giovani – Editori e Tim hanno scelto di implementare l’offerta formativa realizzando, nella primavera 2022, un corso di formazione specificatamente dedicato ai docenti, che si tradurrà nella realizzazione di un nuovo testo formativo, appuntamenti digitali, incontri con protagonisti esperti e docenti universitari per erogare contenuti e linee guida della cultura tecnologica e digitale e un servizio di help desk gratuitamente a disposizione degli insegnanti.
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Pnrr, Giovannini “Per i cantieri ora tocca a ferrovie, Comuni e Regioni”

ROMA (ITALPRESS) – “I ranghi sono già serrati. Il precedente punto era stato fatto a dicembre, quando abbiamo verificato che erano stati raggiunti i 51 obiettivi previsti nel 2021. Ora, nel 2022, si è aperta una nuova fase, perchè tante iniziative avviate dai ministeri devono tradursi in bandi e azioni parzialmente decentrate”. Lo afferma in un’intervista al Corriere della Sera il ministro delle Infrastrutture e della Mobilità sostenibili, Enrico Giovannini, in merito all’azione di governo sul Pnrr.
“Dopo la fase uno, più procedurale, la fase due è più concentrata sull’avvio degli investimenti, il che richiede anche un monitoraggio diverso, più rivolto alle stazioni appaltanti – prosegue -. Ad esempio, per il mio ministero, entro lo scorso dicembre abbiamo distribuito il 98% dei 61,4 miliardi di nostra competenza alle stazioni appaltanti. Ora spetta ai soggetti attuatori, bandire una serie di appalti, cioè a Rete ferroviaria italiana per i progetti ferroviari, ai comuni per quelli di riqualificazione urbana, alle autorità portuali per la modernizzazione dei porti, alle Regioni per l’acquisto di autobus e treni per i pendolari”.
Secondo Giovannini “ci sono dei ritardi legati ad autorizzazioni Via, le valutazioni di impatto ambientale, ma sono recuperabili. Da ottobre, infatti, la commissione ordinaria per queste autorizzazioni non segue più il criterio cronologico di presentazione delle richieste ma quello della priorità delle opere. Inoltre, è stata creata una commissione nazionale Via ad hoc per le opere del Pnrr, anche questa presso il ministero della Transizione ecologica, potenziando organici e strutture rispetto alla commissione ordinaria. Questo nuovo organismo è però partito solo qualche settimana fa, con un certo ritardo, ma non tale da mettere a rischio gli impegni del 2022”.
Dal check fatto in Cdm sul Pnrr è emerso che “complessivamente, siamo in linea con gli obiettivi – spiega Giovannini -, ma che si farà una ricognizione per valutare nuovi interventi normativi volti a semplificare e velocizzare ulteriormente le procedure”.
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Carovita, l’inflazione al 4,8%. È il valore più alto dal 1996

ROMA (ITALPRESS) – Accelera ancora l’inflazione, raggiungendo i livelli più alti dall’aprile del 1996. Secondo le stime preliminari dell’Istat, a gennaio 2022 l’indice nazionale dei prezzi al consumo, al netto dei tabacchi, registra un aumento dell’1,6% su base mensile e del 4,8% su base annua (da +3,9% del mese precedente).
L’ulteriore e marcata accelerazione dell’inflazione su base tendenziale è dovuta prevalentemente ai prezzi dei Beni energetici (la cui crescita passa da +29,1% di dicembre a +38,6%), in particolare a quelli della componente regolamentata (da +41,9% a +93,5%), e in misura minore ai prezzi dei Beni energetici non regolamentati (da +22,0% a +23,1%), dei Beni alimentari, sia lavorati (da +2,0% a +2,4%) sia non lavorati (da +3,6% a +5,4%) e a quelli dei Servizi ricreativi, culturali e per la cura della persona (da +2,3% a +3,5%); da segnalare, invece, il rallentamento dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (da +3,6% a +1,4%).
L’inflazione acquisita per il 2022 è pari a +3,4% per l’indice generale e a +1% per la componente di fondo.
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A dicembre la disoccupazione scende al 9%

ROMA (ITALPRESS) – A dicembre 2021, rispetto al mese precedente, la sostanziale stabilità degli occupati e degli inattivi si associa alla diminuzione dei disoccupati. Lo rende noto l’Istat, spiegando che la stabilità dell’occupazione è sintesi della crescita del numero di occupati tra le donne, i dipendenti a termine e le persone con meno di 50 anni d’età e del calo tra gli uomini, gli autonomi e gli ultra 50enni. Il tasso di occupazione è stabile 59%.
La diminuzione del numero di persone in cerca di lavoro (-1,3%, pari a -29mila unità rispetto a novembre) si osserva tra le donne e per tutte le classi d’età, con l’unica eccezione dei 35-49enni. Il tasso di disoccupazione scende al 9% nel complesso (-0,1 punti) e al 26,8% tra i giovani (-0,7 punti).
Anche la sostanziale stabilità del numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni è frutto della crescita osservata per uomini e ultra 50enni e della diminuzione tra donne e individui con meno di 50 anni di età. Il tasso di inattività è stabile al 35,1%.
Confrontando il trimestre ottobre-dicembre 2021 con quello precedente (luglio-settembre), si osserva un livello di occupazione più elevato dello 0,3%, con un aumento di 70mila occupati.
La crescita dell’occupazione registrata nel confronto trimestrale si associa alla stabilità del numero di persone in cerca di occupazione e alla diminuzione di quello degli inattivi (-1,3%, pari a -178mila unità).
Il numero di occupati a dicembre 2021 è superiore a quello di dicembre 2020 del 2,4% (+540mila unità). Solo per i lavoratori tra i 35 e i 49 anni si osserva stabilità, ma per effetto della componente demografica.
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