Home Economia Pagina 371

Economia

Webuild, nel 2020 risultati finanziari migliori dei target

MILANO (ITALPRESS) – Il Consiglio di Amministrazione di Webuild ha approvato il Bilancio Consolidato e il Progetto di Bilancio d’esercizio al 31 dicembre 2020, nonchè, esaminato i “Dati Consolidati Adjusted” al fine di comparare l’andamento gestionale su base omogenea.
I ricavi adjusted ammontano a 5.314,5 milioni di euro (5.331,2 milioni nel 2019). L’EBITDA adjusted si attesta a 779,1 milioni (422,6 milioni nel 2019), mentre l’EBIT adjusted è pari a 563,3 milioni (183,9 milioni nel 2019). L’utile netto adjusted attribuibile ai Soci della controllante ammonta a 275,4 milioni rispetto a 5 milioni del precedente esercizio.
“Nell’anno più difficile abbiamo protetto i nostri lavoratori. Siamo orgogliosi di aver salvaguardato l’occupazione e i posti di lavoro nel nostro Gruppo, nonostante i contraccolpi sul mercato mondiale delle costruzioni del Covid-19, focalizzandoci su progetti sostenibili, e rafforzando la nostra presenza internazionale sui mercati maturi e a minor rischio, a partire da Italia, Stati Uniti, Europa e Australia”, afferma Pietro Salini, Ceo di Webuild, a margine della conferenza di presentazione dei risultati di Gruppo 2020.
“La creazione di concrete occasioni di lavoro e di occupazione deve essere al centro dell’agenda di lavoro per Governo ed imprenditori e devono avere priorità assoluta. Senza lavoro non c’è dignità e il Paese non potrà ripartire. Creare lavoro è uno degli obiettivi di ogni imprenditore, così come lo è la creazione di opportunità per giovani e il loro inserimento nel mondo del lavoro e la loro crescita come classe dirigente del futuro – aggiunge -. Viviamo in una situazione complessa da cui possiamo riprenderci se sapremo sfruttare questa occasione per ripartire con un nuovo impegno collettivo sul lavoro, con lo sblocco delle infrastrutture al momento ferme e l’avvio di nuove opere, che spingano la ripresa e la competitività del Paese, con una normativa certa che accompagni la ripresa con provvedimenti legislativi concreti che rendano perseguibili gli obiettivi per cui sono stati pensati”.
La presentazione agli analisti dei risultati del 2020 del Gruppo Webuild si apre con i dati di occupazione del Gruppo nel mondo: 70.000 tra diretti e indiretti, salvaguardando i posti di lavoro di Astaldi. Un annuncio cui sono seguiti i numeri chiave di performance economiche di Gruppo del 2020: il portafoglio ordini complessivo ha raggiunto i 41,7 miliardi di euro (33,3 miliardi nel settore costruzioni), 6,4 miliardi di euro il fatturato.
Nel corso del 2020 il Gruppo ha completato l’acquisizione del 66% di Astaldi chiudendo l’anno oltre i target finanziari previsti e in linea con gli obiettivi annunciati al 2023.
“Dietro questi risultati – ha dichiarato Salini – c’è la nostra strategia di sviluppo che punta a far crescere l’occupazione e il lavoro in Italia e negli altri paesi in cui operiamo, con progetti sostenibili e che puntano su innovazione e competenza di tutta la filiera al lavoro con noi. Quasi il 90% del nostro portafoglio ordini nelle costruzioni proviene da progetti che perseguono i Sustainable Development Goals delle Nazioni Unite”.
La strategia della crescita anche per acquisizioni non si fermerà nel prossimo anno, ma seguirà un percorso mirato, come ha spiegato Massimo Ferrari, direttore Generale di Webuild, nel corso della presentazione agli analisti. “Guardiamo a nuove piccole acquisizioni nei mercati di interesse per il 2021 – ha detto – e a business vicini al nostro”.
(ITALPRESS).

In aumento nel 2020 i prezzi delle case

0

Secondo le stime preliminari dell’Istat, nel quarto trimestre 2020 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, per fini abitativi o per investimento, aumenta dello 0,3% rispetto al trimestre precedente e dell’1,6% nei confronti dello stesso periodo del 2019 (era +1,0% nel terzo trimestre 2020). L’aumento tendenziale dell’IPAB si deve sia ai prezzi delle abitazioni nuove che crescono dell’1,7%, in rallentamento rispetto al trimestre precedente (quando la variazione era del +3,0%), sia ai prezzi delle abitazioni esistenti che aumentano dell’1,4%, accelerando rispetto al terzo trimestre 2020 (era +0,7%). Questi andamenti si manifestano in un contesto di crescita vivace dei volumi di compravendita (+8,8% l’incremento tendenziale registrato dall’Osservatorio del Mercato Immobiliare dell’Agenzia delle Entrate per il settore residenziale per il quarto trimestre 2020, dopo il +3,0% del trimestre precedente).

Su base congiunturale l’aumento dell’IPAB (+0,3%) è dovuto unicamente ai prezzi delle abitazioni esistenti che registrano un incremento pari allo 0,3% mentre quelli delle abitazioni nuove diminuiscono dello 0,3%. In media, nel 2020, i prezzi delle abitazioni aumentano dell’1,9% con i prezzi delle abitazioni nuove che fanno registrare un +2,1% e quelli delle abitazioni esistenti (che pesano per oltre l’80% sull’indice aggregato) che crescono dell’1,9%. Rispetto alla media del 2010, primo anno per il quale è disponibile la serie storica dell’IPAB, nel 2020 i prezzi delle abitazioni sono diminuiti del 15,0% (-21,6% per le abitazioni esistenti, +3,6% per le nuove). Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2021 è pari a -0,3% (-0,6% per le abitazioni esistenti e +0,8% per le abitazioni nuove).

Nel quarto trimestre la crescita tendenziale dei prezzi delle abitazioni su base annua è trainata da Sud e Isole (+3,0%); i prezzi crescono ma in modo meno marcato nel Nord-Ovest e nel Nord-Est (rispettivamente +1,7% e +1,8%) e di poco nel Centro (+0,2%). Nel quarto trimestre a Milano i prezzi delle abitazioni aumentano, su base annua, del 7,4%, confermando una crescita sostenuta sebbene in decelerazione rispetto al trimestre precedente (era +12,0%). A Torino e a Roma, invece, i prezzi delle abitazioni sono in calo (rispettivamente del 2,0% e dello 0,5%).

“Nel 2020, l’anno dell’emergenza sanitaria dovuta al Covid-19, i prezzi delle abitazioni acquistate dalle famiglie registrano la crescita più ampia in media d’anno (+1,9%) da quando (2010) è disponibile la serie storica dell’indice IPAB – commenta l’Istat -. Questa dinamica si manifesta in un contesto di diminuzione delle compravendite di immobili residenziali del 7,7% rispetto al 2019, confermando come l’andamento dei prezzi delle abitazioni risenta solo in parte e con ritardo dei movimenti della domanda. L’aumento è imputabile ai prezzi sia delle abitazioni nuove sia di quelle esistenti ed è trainato dal Nord, con il Sud e Isole dove tornano a salire mentre al Centro rimangono pressochè stabili”. (ITALPRESS).

Poste, crescita degli utili e dei ricavi nel piano al 2024

0

ROMA (ITALPRESS) – Più dividendi, focus su logistica e servizi assicurativi, efficienza lungo tutta la linea di valore: dal postino alla centrale di distribuzione. Il piano industriale “2024 Sustain & Innovate” di Poste Italiane vede un Paese in crescita, dove Poste entra nei nostri smartphone e nelle nostre case con le consegne a domicilio degli ordini fatti on-line. L’obiettivo è passare dal 2020 a fine 2024 da 10,5 miliardi di ricavi 12,7 miliardi, con un risultato operativo che sale da un miliardo e mezzo a 2,2 miliardi. L’utile netto sale da 1,2 a 1,6 miliardi, che genera una politica dei dividendi robusta: quest’anno 0,55 euro per azione (+14% rispetto al 2020), con un aumento del 6% l’anno fino al 2024. Nel settore pacchi e distribuzione, i ricavi crescono da 3,2 a 3,9 miliardi puntando tutto sull’e-commerce a scapito della corrispondenza tradizionale, e ricavi per dipendente in questo settore che salgono dai 63.000 euro attuali a 79.000 euro nel 2024.
Di qui passa anche la sfida ambientale del gruppo, che al 2030 mira ad avere un impatto neutro, anche grazie al ridisegno e rinnovo della flotta dei portalettere con l’obiettivo di centrare una riduzione delle emissioni del 40%, abilitata dall’introduzione di veicoli ibridi e completamente elettrici. Entro il 2021, due città italiane saranno completamente servite da veicoli elettrici. Sarà poi introdotta la consegna contact-less, nasceranno i nuovi Punto Poste e proseguirà l’integrazione di Nexive. Nei servizi finanziari, attesi 5,9 miliardi di ricavi, in crescita dagli attuali 5,61 miliardi, a fronte di attività finanziarie totali pari a 615 miliardi, dagli attuali 569 miliardi e commissioni per cliente pari a 290 euro nel 2024. In crescita anche il settore assicurativo, con ricavi di segmento a 2,7 miliardi, dagli attuali 1,64 miliardi grzie a una maggiore diversificazione, specie nel ramo danni, per un totale di premi lori pari a 28 miliardi. Infine il comparto pagamenti e mobile, che passerà da 0,74 miliardi a 1,6 miliardi, anche grazie al nuovo business dell’energia dal 2022, per un portafoglio totale di carte di pagamento che raggiungerà 29,6 milioni di carte emesse.
Da qui si svilupperà l’offerta dei servizi di connessione tramite fibra in modalità FTTP. Sul fronte capitale umano, si punta a ridurre i costi ordinari del personale dal 49% al 43% con l’obiettivo di rinnovamento del 25% della forza lavoro rispetto al 2017. Gli investimenti totali al 2024 saranno pari a 3,1 miliardi di cui: 61% nell’Information Technology, 22% nell’Immobiliare, 17% in altro.
“Stiamo fornendo nuovi prodotti e servizi che aiuteranno i nostri clienti, le imprese, la Pubblica Amministrazione e il Paese negli anni a venire, con l’impegno di creare valore significativo per tutti gli stakeholder. A conferma della rilevanza dei temi ambientali per la nostra strategia, Poste Italiane diventerà un’azienda a zero emissioni nette entro il 2030”, commenta nella nota di presentazione del piano Matteo Del Fante, amministratore delegato di Poste Italiane.
“Il piano trasforma le sfide in opportunità grazie alla solidità e alla flessibilità del nostro approccio strategico al business. Poste Italiane è il più prezioso motore di innovazione e digitalizzazione del Paese, che collega fisicamente e digitalmente clienti, cittadini, imprese e Pubblica Amministrazione”. aggiunge.
Grazie a servizi assicurativi che continueranno a godere di una solida posizione patrimoniale con un coefficiente di solvibilità (Solvency II) superiore al 200%, e a BancoPosta che ha una posizione patrimoniale solida, con un coefficiente CET 1 pari al 17% nel 2024, il Joint Delivery Model per consegne e logistica, Poste punta a diversificare il portafoglio dei clienti, generando obiettivi finanziari concreti e raggiungibili.
(ITALPRESS).

Donne guadagnano meno degli uomini e il divario cresce tra i dirigenti

ROMA (ITALPRESS) – Nel 2018 i dipendenti con contratto a tempo determinato hanno una retribuzione media oraria più bassa del 29,7% di quelli con contratto a tempo indeterminato. Nel part-time, che interessa soprattutto donne, il divario, rispetto al full-time, sale al 31,1%. Le donne guadagnano meno degli uomini. Il differenziale retributivo di genere è più alto tra i dirigenti (27,3%) e i laureati (18%). Sono alcuni dei punti emersi dal report “Struttura delle retribuzioni” diffuso dall’Istat.
Nel 2018, la retribuzione lorda media annua per dipendente è pari a 35.062 euro, sale a 36.610 euro nel comparto dell’Industria in senso stretto e raggiunge il valore minimo di 31.967 euro nel settore delle Costruzioni.
Le lavoratrici dipendenti guadagnano circa 6.500 euro in meno dei lavoratori (31.335 euro contro 37.912), anche per effetto del più basso numero di ore retribuite: in media, 1.552 ore per le donne e 1.840 per gli uomini.
Anche in termini di retribuzione oraria, la media (pari a 15,8 euro) è più bassa per le donne (15,2 euro), che all’ora guadagnano 1 euro in meno degli uomini.
Nel macrosettore “Altri servizi” si registrano le retribuzioni orarie più elevate (17,8 euro per le donne e 19,4 per gli uomini), per effetto della presenza al suo interno dell’Istruzione (che occupa circa un terzo dei dipendenti del macrosettore) dove il personale docente ha un numero di ore di servizio (nominale) particolarmente basso.
Il differenziale retributivo di genere (Gender Pay Gap, GPG), calcolato come differenza percentuale tra la retribuzione oraria media di uomini e donne rapportata alla retribuzione oraria degli uomini, nel 2018 è pari al 6,2% e raggiunge il 15,9% nei Servizi di mercato e il 14,2% nell’Industria in senso stretto.
La retribuzione media annua, pari nel 2018 a 35.062 euro, cresce all’aumentare del titolo di studio del lavoratore, in tutti i settori di attività economica e indistintamente per uomini e donne.
(ITALPRESS).

A dicembre persi 660 mila posti di lavoro in un anno

ROMA (ITALPRESS) – Le assunzioni attivate dai datori di lavoro privati nel corso del 2020 – secondo i dati Inps – sono state 5.028.000, con una forte contrazione rispetto al 2019 (-31%) determinata dagli effetti dell’emergenza legata alla pandemia da Covid-19. Tale contrazione, particolarmente negativa nel mese di aprile (-83%), si è progressivamente attenuata, in corrispondenza dell’allentamento delle misure restrittive nei mesi estivi scendendo sotto il 20% fino a ottobre, per poi risalire contestualmente alla terza ondata della pandemia, tanto che a novembre si è registrata una flessione del 25% e a dicembre (per quanto si tratti di un dato provvisorio) del 42%. Il calo ha riguardato tutte le tipologie contrattuali, risultando però più accentuato per le assunzioni con contratti di lavoro a termine.
Le cessazioni nel corso del 2020 sono state in complesso 5.688.000. La diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-20%) è stata particolarmente accentuata per i contratti a tempo indeterminato e di apprendistato nel periodo marzo-dicembre 2020 (pari rispettivamente a -29% e -31%).
Il saldo annualizzato, in progressiva flessione già nel corso della seconda metà del 2019, è divenuto negativo a febbraio (-27.000) ed è peggiorato a causa della caduta dell’attività produttiva conseguente all’emergenza sanitaria a marzo (-283.000) e ancor di più ad aprile (-623.000). La dinamica negativa è proseguita, seppur con un ritmo in progressivo rallentamento, raggiungendo il valore massimo a giugno (-812.000). A luglio si è avviata un’inversione di tendenza (- 758.000) proseguita lentamente fino a fine anno. Il risultato finale, a dicembre, attesta una perdita di posti di lavoro rispetto al medesimo momento dell’anno precedente pari a 660.000 unità, esito di un risultato positivo per i rapporti a tempo indeterminato (+259.000, dato di nuovo in crescita a dicembre per effetto del consistente volume di trasformazioni) e di un risultato nettamente negativo (-919.000, dato di nuovo in peggioramento a dicembre) per l’insieme delle restanti tipologie contrattuali
(ITALPRESS).

A gennaio bene import ed export, ma in calo su base annua

ROMA (ITALPRESS) – A gennaio, dopo il calo di dicembre, l’export registra un nuovo rialzo congiunturale, sostenuto soprattutto dall’area Ue e spiegato per oltre due terzi dall’aumento delle vendite di beni intermedi. Su base annua – osserva l’Istat -, l’export torna a registrare una flessione ampia, cui contribuisce in particolare la contrazione delle vendite di beni strumentali e beni di consumo non durevoli. La flessione è molto marcata verso Stati Uniti e Regno Unito; l’export verso la Cina è, invece, in forte crescita. L’import segna un aumento congiunturale più contenuto mentre si accentua la flessione su base annua, per effetto soprattutto della forte riduzione degli acquisti di energia e beni di consumo non durevoli. Per i prezzi all’import, l’aumento su base mensile è dovuto alle dinamiche positive di energia e beni intermedi in entrambe le aree, euro e non euro, e di beni strumentali nell’area euro. A gennaio l’Istat stima che il saldo commerciale risulti positivo per 1.587 milioni, con un aumento di 1.053 milioni rispetto a gennaio dello scorso anno. Al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +3.914 milioni di euro (era +4.054 milioni a gennaio 2020).
(ITALPRESS).

Pil -4,7% a marzo con le nuove restrizioni anti-Covid

ROMA (ITALPRESS) – “L’economia italiana si trova a rivivere oggi una situazione di menomazione produttiva simile per molti aspetti a quella di marzo e aprile dello scorso anno. I vincoli alla mobilità, le chiusure degli esercizi commerciali e dei luoghi di scambio sociale, seppure relativamente meno stringenti e più articolate sul territorio rispetto a quelle di un anno fa, sortiranno effetti molto problematici in quanto si innestano in un sistema economico già fortemente compromesso”. Lo evidenzia Confcommercio nel rapporto Congiuntura.
“A questo punto, è in discussione anche una previsione di crescita del PIL attorno al 4% per l’anno in corso. Si ampliano i divari tra settori – spiega l’associazione di categoria -: gran parte dei servizi di mercato si trovano ormai da un anno nell’impossibilità di operare mentre almeno alcuni settori dell’industria stanno recuperando le perdite registrate nei peggiori momenti dello scorso anno”.
“Inciampi nell’implementazione del piano vaccinale e un eventuale allontanarsi dell’inizio della fase di ripresa potrebbero, tuttavia, depotenziare questa molla, in ragione di un peggioramento delle attese di famiglie e imprese sulle prospettive e sull’intensità della futura ripresa – prosegue Confcommercio -. Quest’ultima dovrebbe registrare, in seguito alle nuove limitazioni, un brusco stop nel mese di marzo per il quale si stima una riduzione del PIL del 4,7% in termini congiunturali”. Su base annua, il confronto con il mese iniziale della crisi porta, comunque, a una crescita del 7,3%. Nel complesso del primo trimestre la variazione dovrebbe attestarsi al -1,5% rispetto all’ultimo quarto del 2020 e al -2,6% rispetto ai primi tre mesi dello scorso anno.
(ITALPRESS).

Alitalia, Giorgetti “La parola d’ordine è discontinuità”

ROMA (ITALPRESS) – “Le parole d’ordine sono discontinuità, orientamento al mercato e sostenibilità economica. In particolare il Piano recepisce una graduale crescita di strutture operative, staff, rotte, flotta. Serve forte discontinuità”. Così il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, in commissione Trasporti della Camera, in merito ad Alitalia.
“Lo Stato farà la sua parte ma la compagnia deve poi essere in grado di sostenersi da sola. Non è possibile immaginare un contributo statale. Noi stiamo negoziando duro ma anche il governo condivide con l’Ue che la newco abbia un suo equilibrio economico aziendale”, ha aggiunto.
“Il piano industriale approvato dal Cda di Ita ha subito e sta subendo una processo di revisione profonda alla luce delle negoziazioni in corso, in particolare con la commissaria Vestager – ha sottolineato il ministro -. Nel frattempo l’amministrazione straordinaria ha ancora in essere un bando costruito in maniera diversa rispetto alla situazione attuale. Le caratteristiche del Piano industriale si devono basare su discontinuità, sostenibilità economica, orientamento al mercato. Tutto ciò significa che per volare Ita non può essere troppo pesante, se è troppo pesante non vola”.
(ITALPRESS).