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Carlo Bonomi designato presidente di Confindustria

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Carlo Bonomi sarà il nuovo presidente di Confindustria. E’ stato designato dai consiglieri generali con 123 voti contro i 60 di Licia Mattioli. Per l’elezione definitiva serve ora il passaggio in assemblea privata prevista a maggio.
Carlo Bonomi, 53 anni, è il settimo lombardo a ricoprire la carica di presidente di Confindustria. L’ultimo era stato Giorgio Squinzi dal 2012 al 2016. Nato a Crema il 2 agosto 1966, è attualmente presidente di Assolombarda, la territoriale degli imprenditori di Milano, Monza e Brianza.
Partiva con i favori del pronostico alla vigilia, e ha mantenuto fede alle premesse, grazie a una campagna elettorale iniziata 18 mesi orsono, che solo l’emergenza coronavirus ha rallentato nelle ultime settimane.

“Sono onorato per l’indicazione espressa oggi dal Consiglio Generale di Confindustria. Ovviamente, non è tempo di gioire. La condizione in cui versa l’impresa italiana è tale da far passare in secondo piano qualunque considerazione, auspicio e programma manifestato in precedenza. A 11 anni dalla crisi del 2008, l’Italia era ancora lontana dall’aver recuperato il livello di Pil e produzione industriale del precrisi. Ora si apre una nuova voragine. E poiché eravamo già in stagnazione, anche questa volta il colpo per l’Italia sarà peggiore di quello dei nostri competitor”, afferma Bonomi.

“Confindustria deve essere al centro del tavolo in cui la politica decide il metodo delle prossime riaperture delle attività economiche. Non abbiamo ancora dispositivi di protezione distribuiti in massa, non abbiamo tamponature a tappeto, non abbiamo indagini a cluster della popolazione sulla concentrazione dei contagi, né test sierologici sugli anticorpi, né tecnologie di contact tracing. Su queste basi abbiamo bisogno di una diagnostica precoce che ci consenta riaperture estese, sulla base di misure restrittive concentrate, invece, dove servono e dove sono giustificate – aggiunge -. Questo è il modello di riapertura in sicurezza a cui dobbiamo puntare. Vanno benissimo i comitati di esperti. Ma la loro proliferazione senza chiare attribuzioni non può essere uno scudo dietro cui nascondersi per rinviare decisioni che devono essere assunte su basi chiare, e con tempi rapidissimi. Senza calendari diversi da regione a regione. Il tempo è nostro nemico. Non solo nei settori del turismo e della ristorazione ma anche più in generale della domanda interna. Il tempo rischia di disattivare la nostra presenza nelle catene internazionali di fornitura e del valore. Il mondo ripartirà trainato da chi ne sarà protagonista”.

Per Bonomi “serve dunque un calendario di ripresa in sicurezza metodologicamente chiaro, funzionale al raggiungimento di due obiettivi: riaprire la produzione perché solo essa dà reddito e lavoro, non certo lo Stato come molti vorrebbero dimenticando che non ha le risorse; e farlo evitando una seconda ondata di contagio, che ci porterebbe a nuove misure di chiusura a quel punto ancor più disastrose”.

(ITALPRESS).

Intesa Sanpaolo dona indumenti intimi a ricoverati Covid

Undicimila indumenti intimi sono stati consegnati da parte di Intesa Sanpaolo in collaborazione con il Gruppo Calzedonia ad alcuni ospedali della Lombardia e del Veneto per essere distribuiti urgentemente e a titolo gratuito a pazienti Covid-19 ricoverati che non ricevono il ricambio necessario dalle famiglie ferme a causa della quarantena. Parte dei capi è stata acquistata da Intesa Sanpaolo, parte è donata dal Gruppo Calzedonia. Gli ospedali interessati sono: Papa Giovanni XXIII di Bergamo, Spedali Civili di Brescia, Ospedale di Cremona, di Oglio Po e Nuovo Robbiani di Soresina in provincia di Cremona, Azienda Ospedale – Università di Padova.
In questo momento di emergenza sanitaria, Intesa Sanpaolo ha così deciso di orientare verso i pazienti Coronavirus il suo progetto “Golden Links: i legami sono oro” nato due anni fa per contrastare la necessità di indumenti intimi da parte di persone e famiglie indigenti attraverso il coinvolgimento di organizzazioni non profit e aziende clienti della Banca. Il progetto è sviluppato in collaborazione con Caritas Italiana e S-Nodi per rispondere ad un’esigenza spesso sottaciuta che tocca profondamente la dignità umana. In due anni ha permesso la distribuzione 114 mila indumenti e proseguirà nel 2020/21 per far fronte alle crescenti necessità di una fascia sempre più ampia di persone in difficoltà. L’iniziativa è nell’ambito dell’impegno di Intesa Sanpaolo per gli indigenti, uno degli obiettivi del Piano di Impresa, che ha visto distribuire dal 2018, oltre agli indumenti, anche 8,7 milioni di pasti, 131 mila farmaci e ad assicurare 519 mila posti letto.

Il Gruppo Intesa Sanpaolo ha donato 100 milioni di euro per la sanità italiana attraverso la Protezione Civile, un milione per la ricerca sul Covid-19 da parte del Fondo di Beneficenza, effettua ulteriori donazioni per progetti puntali e promuove diverse raccolte fondi sulla sua piattaforma forfunding.it. Alle iniziative benefiche si aggiungono le imponenti risorse creditizie messe a disposizione di imprese e famiglie e la moratoria su prestiti e finanziamenti.
(ITALPRESS).

Bankitalia “Serviranno 50 miliardi per le imprese”

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“Anche considerando l’effetto positivo di alcune delle misure contenute nel decreto ‘Cura Italia’ (ampliamento della CIG e moratoria per le PMI) e supponendo un completo utilizzo delle linee di credito disponibili, le nostre stime indicano che tra marzo e luglio il fabbisogno aggiuntivo di liquidità delle imprese possa raggiungere i 50 miliardi”. E’ quanto si legge nella relazione di Paolo Angelini, capo del dipartimento vigilanza bancaria e finanziaria della Banca d’Italia e Giorgio Gobbi, capo del servizio stabilità finanziaria della Banca d’Italia, in audizione presso la Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema bancario e finanziario, sulle iniziative della task force per la liquidità del sistema bancario nell’emergenza sanitaria.
“Sulla base di nostre valutazioni, a marzo la produzione industriale avrebbe subito una contrazione pari a circa il 15%”, spiega Bankitalia, che aggiunge: “Per le banche che già presentavano elementi di fragilità, è possibile che le azioni poste in essere dal Governo e dalle autorità di vigilanza non siano sufficienti a permettere loro di sostenere le conseguenze economiche della pandemia. Sarà necessario, in questi casi, al pari di quanto fatto per le altre imprese, valutare tempestivamente la possibilità di indirizzare il sostegno pubblico per favorire processi aggregativi anche degli intermediari di minore dimensione e maggiormente a rischio”.
(ITALPRESS).

Confermate le stime, a marzo l’inflazione rallenta

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Nel mese di marzo l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo per l’intera collettività registri un aumento dello 0,1% sia su base mensile sia su base annua (da +0,3% di febbraio), confermando la stima preliminare.
Il rallentamento dell’inflazione è imputabile prevalentemente alla dinamica dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (che registrano un’inversione di tendenza da +1,2% a -2,7%) e dei Servizi (che rallentano la loro crescita da +1,0% a +0,8%); tali andamenti sono stati solo in parte compensati dall’accelerazione dei prezzi dei Beni alimentari lavorati (da +0,5% a +1,1%) e dei Tabacchi (da +1,5% a +2,5%).
L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, e quella al netto dei soli beni energetici rimangono stabili a +0,7%.
La variazione congiunturale dell’indice generale è dovuta all’aumento dei prezzi dei Tabacchi (+2,3%) e dei Beni alimentari lavorati (+0,8%), solo in parte compensato dalla diminuzione dei prezzi dei Beni energetici non regolamentati (-2,2%).
L’inflazione acquisita per il 2020 è pari a zero per l’indice generale e +0,2% per la componente di fondo.
I prezzi dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona accelerano da +0,3% di febbraio a +1,0%, mentre quelli dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto rallentano da +0,8% a +0,6%, registrando in entrambi i casi una crescita più sostenuta di quella riferita all’intero paniere.
(ITALPRESS).

Oroitaly “Per ripartire zero burocrazia e fiscalità di vantaggio”

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OroItaly, Associazione che rappresenta in Italia otre 150 aziende orafe, in una lettera aperta al presidente del Consiglio dei Ministri Giuseppe Conte indica quelle che sono le priorità economiche in questo periodo di default dovuto alla pandemia sanitaria.
Sia il presidente Salvio Pace che il segretario generale Gianni Lepre, sottolineano al premier l’importanza di concentrarsi in primo luogo sull’abbattimento della burocrazia e la fiscalità di vantaggio. In particolare, secondo Oroitaly “è essenziale snellire le procedure, ma realisticamente occorre prendere atto che, con l’attuale amministrazione pubblica, non è possibile farlo nei tempi rapidissimi che impone l’emergenza in corso. L’unica strada, dunque, è l’autocertificazione e, nei casi più complessi, la certificazione a opera di professionisti abilitati. Questa svolta consentirebbe alle aziende di avviare o riconvertire in pochi giorni un’attività, promuovendo così lavoro e rilancio economico”.
Inoltre “per un periodo di almeno un anno, andrebbe assicurata la decontribuzione totale per gli addetti dei vari comparti in questione. Occorrerebbe prevedere l’applicazione di un’Iva ridotta e di una tassazione con aliquota unica definita al 10%. Per le imprese che esportano, andrebbe prevista un’esenzione fiscale totale sulla quota di fatturato originata dalle vendite oltre confine”.
(ITALPRESS).

Il coronavirus abbatte i consumi e il Pil italiano

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Per il primo trimestre del 2020 l’Ufficio Studi di Confcommercio stima una riduzione dei consumi del 10,4% rispetto allo stesso periodo del 2019. Il mese di marzo è completamente responsabile della caduta (-31,7%). “Siamo in presenza – spiega Confcommercio – di dinamiche inedite sotto il profilo statistico-contabile, che esibiscono tassi di variazione negativi in doppia cifra non presenti nella memoria storica di qualunque analista. Purtroppo sono profili declinanti molto prossimi alla realtà: i dati ‘veri’ sull’accoglienza turistica (-95% degli stranieri a partire dall’ultima settimana di marzo), sulle immatricolazioni di auto (-82% nei confronti dei privati), sulle vendite di abbigliamento e calzature (attualmente -100% per la maggior parte delle aziende, precisamente quelle non attive su piattaforme virtuali), per i bar e la ristorazione (-68% considerando anche le coraggiose attività di delivery presso il domicilio dei consumatori), appaiono di sconcertante evidenza. Giusto per fare alcuni esempi.
Le stime di Confcommercio indicano una riduzione tendenziale del PIL del 3,5% nel primo quarto del 2020 e del 13% nel mese di aprile. “I provvedimenti delle autorità nazionali e internazionali non possono modificare il profilo delle perdite di prodotto – sottolinea l’associazione di categoria -. Possono, però, mitigare notevolmente le perdite di reddito disponibile connesse alla riduzione dell’attività, trasformandole in larga misura in deficit pubblico e quindi debito sovrano. La strada prevalente in Italia è la riduzione degli impatti della crisi attraverso la concessione di abbondante liquidità a costi molto esigui. Sarebbe opportuno affiancare a questi provvedimenti una serie di indennizzi proporzionali alle perdite (al netto delle imposte potenzialmente dovute) subite dagli imprenditori e dai lavoratori. Senza lo strumento dei ‘trasferimenti a fondo perduto’ si corre il rischio che l’eccezionale liquidità non sarà realmente domandata, almeno dai soggetti più deboli, lasciando ferite permanenti nel tessuto produttivo e rendendo meno vivace la ripartenza. Il tema della ripresa quando l’Italia riaprirà è denso di incognite. Infatti, al termine dello scorso anno, non erano stati ancora recuperati i livelli di reddito disponibile e consumi – in termini reali – sperimentati nel 2007: le perdite ammontavano ancora rispettivamente a 1.700 e 800 euro per abitante. Insomma, detto senza giri di parole, oggi è necessario evitare che, dopo il coronavirus, la ricostruzione dei livelli di benessere economico, già depressi, del 2019, duri troppi anni”.
(ITALPRESS).

Salini Impregilo dona altre 60 mila mascherine alle forze dell’ordine

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Nuovo stock di 60mila mascherine Ffp2 donate da Salini Impregilo (Webuild) a Carabinieri, Polizia di Stato e Guardia di Finanza. E’ la seconda donazione di questo materiale di protezione individuale decisa dal Gruppo, dopo che già negli scorsi giorni aveva distribuito 70mila mascherine a favore delle Regioni più colpite d’Italia (Lombardia, Piemonte, Liguria, Lazio, Campania e Sicilia), per esprimere la propria vicinanza ai territori in cui opera in questa fase di emergenza sanitaria nazionale legata al Coronavirus-Covid 19.

Prestiti in aumento, sofferenze bancarie in calo

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A marzo 2020 i prestiti a famiglie e imprese sono aumentati dell’1,4% rispetto a un anno fa. Lo rende noto l’Abi nel Rapporto mensile.
L’incremento rispetto al dato di febbraio 2020, quando l’aumento è stato dell’0,5%, è riconducibile agli effetti delle diverse moratorie attivate a marzo (moratorie Abi, moratorie previste dal decreto legge n.18 del 17 marzo e moratorie attivate dalle singole banche) e dal maggior utilizzo delle linee di credito.
In Italia i depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, a marzo 2020, di oltre 77 miliardi di euro rispetto ad un anno prima (variazione pari a +5,1% su base annuale), mentre la raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, è scesa, negli ultimi 12 mesi, di circa 12 miliardi di euro in valore assoluto (pari a -5,0%). La dinamica della raccolta complessiva (depositi da clientela residente e obbligazioni) risulta in crescita del +3,7% a marzo 2020.
Le sofferenze nette (cioè al netto delle svalutazioni e accantonamenti già effettuati dalle banche con proprie risorse) a febbraio 2020 sono 25,9 miliardi di euro, in calo rispetto ai 33,6 miliardi di febbraio 2019 (-7,7 miliardi pari a -22,8%) e ai 54,5 miliardi di febbraio 2018 (-28,6 miliardi pari a -52,4%).
Rispetto al livello massimo delle sofferenze nette, raggiunto a novembre 2015 (88,8 miliardi), la riduzione è di circa 63 miliardi (pari a -70,8%).
(ITALPRESS).