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Economia

Nel 2019 rallenta il potere d’acquisto delle famiglie

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Nel 2019, secondo i dati Istat, le famiglie consumatrici hanno risparmiato l’8,2% del loro reddito disponibile, una quota soltanto lievemente superiore a quella dell’anno precedente (8,1%). La loro spesa per consumi, in termini correnti, aumenta dello 0,9%, in decisa decelerazione rispetto all’1,8% del 2018 e con una dinamica inferiore a quella del reddito disponibile (+1,1%). A favorire la tenuta di quest’ultimo sono state le retribuzioni (+1,8% rispetto al 2018), il reddito distribuito dalle piccole imprese cresciuto dell’1,2% e le prestazioni sociali ricevute, aumentate del 3,5% rispetto al 2018 anche per l’introduzione delle misure relative alla ‘quota 100’ e al ‘reddito di cittadinanza’. Al contrario le imposte correnti pagate hanno mostrato un incremento di quasi 6,7 miliardi di euro rispetto all’anno precedente (+3,2%). I redditi da capitale netti hanno subito una contrazione di circa 1,9 miliardi; l’aumento della quota di reddito misto distribuita dalle famiglie produttrici non ha compensato la forte contrazione di oltre 4 miliardi dei redditi netti che le famiglie ricevono dai loro investimenti finanziari. Anche gli altri redditi distribuiti dalle società e dalle quasi società sono risultati di circa 550 milioni di euro inferiori all’anno precedente. Il potere d’acquisto delle famiglie, ossia il reddito disponibile in termini reali, aumenta nel 2019 dello 0,6%, confermando il rallentamento della crescita in atto dal 2017.
(ITALPRESS).

Indice disagio sociale in calo, ma evitare ampliamento area

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Il Misery Index Confcommercio a febbraio si è attestato su un valore stimato di 17,8 in diminuzione di cinque decimi di punto rispetto a gennaio. Il ridimensionamento dell’indicatore è derivato in misura quasi esclusiva dal rallentamento registrato dall’inflazione dei beni e servizi ad alta frequenza d’acquisto. Il dato di febbraio è rappresentativo di una situazione che non aveva ancora subito i contraccolpi della pandemia provocata dal Covid-19. Per Confcommercio “il nostro Paese si è trovato ad affrontare questa emergenza con un’area molto ampia di disagio sociale le cui dimensioni, in conseguenza del rallentamento economico in atto, avevano smesso di ridursi. È necessario evitare che, come accaduto nella precedente fase di crisi, parte dell’ampliamento dell’area del disagio diventi strutturale, con interventi che non si limitino alla fase più acuta, ma accompagnino e favoriscano il recupero”. A febbraio il tasso di disoccupazione ufficiale si è attestato al 9,7%, valore sostanzialmente in linea con il dato degli ultimi cinque mesi. Includendo una parte dei sottoccupati tra i disoccupati, fermo restando il complesso delle persone presenti sul mercato del lavoro, la situazione – osserva Confcommercio – si conferma meno favorevole, con un tasso di disoccupazione pari all’11,3%, anche in questo caso negli ultimi mesi si è rilevata una scarsa variabilità. Su base mensile si registra un calo di un decimo di punto del tasso di disoccupazione esteso e una riduzione di otto decimi di punto nel confronto annuo. Nello stesso mese i prezzi dei beni e dei servizi ad alta frequenza d’acquisto sono aumentati dello 0,8% su base annua, in rallentamento rispetto all’1,3% di gennaio.
(ITALPRESS).

La Bce vara nuove misure per la liquidità

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Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha adottato un pacchetto di misure temporanee per facilitare la disponibilità di garanzie nell’Eurozona ed erogare quindi più liquidità.
Il pacchetto, che riguarda le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine (TLTRO-III), è complementare ad altre misure recentemente annunciate dalla Bce, tra cui ulteriori operazioni di rifinanziamento a più lungo termine (LTRO) e il Programma di acquisto di emergenza pandemica (PEPP), come risposta alla crisi legata al coronavirus.
Le misure servono a sostenere l’erogazione di prestiti bancari, in particolare allentando le condizioni delle garanzie.
(ITALPRESS).

Pil, serviranno 2 anni per tornare ai livelli di gennaio

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“L’economia italiana inchioda e occorreranno 2 anni prima di poter ritornare ai livelli di Pil e di crescita stimata fino allo scorso gennaio. In condizioni di urgenza straordinaria il sistema necessita di misure straordinarie, coraggiose e soprattutto veloci che consentano di non spegnere i motori, altrimenti rischiamo, quando sarà passata l’emergenza, di lasciare sul tappeto 1 milione di imprese”. Maurizio Gardini, presidente di Confcooperative, riassume così il quadro che si profila per l’economia italiana commentando il Focus Censis/Confcooperative che analizza lo stato dell’economia considerando una chiusura delle attività fino a maggio, con un ritorno alla normalità entro i due mesi successivi. La dimensione economica del “lockdown”, da quanto emerge dal focus Censis-Confcooperative, è pari a 1.321 miliardi, che corrisponde al 42,4% del totale del fatturato dell’Industria e dei Servizi che complessivamente supera i 3.115 miliardi. Il quadro generale della “lockdown economy” porta ad assumere come riferimento un motore produttivo che lavora a circa il 60% del proprio potenziale. Il “congelamento” delle attività ha, di conseguenza, prodotto un impatto che, in termini di fatturato, ha riguardato 660 miliardi nell’ambito dei Servizi e 91 miliardi nelle Costruzioni, mentre per le imprese dell’Industria in senso stretto la restrizione ha avuto effetto su 570 miliardi. Partendo da una base di fatturato delle imprese nel 2019 pari a 2.411 miliardi e riferito a 200 sotto-settori economici, il valore atteso al netto dello shock prodotto dal Covid-19 sarebbe stato nel 2020 pari a 2.502 miliardi, ma in realtà, proprio a causa dello shock, il volume di fatturato si fermerebbe a 2.233 miliardi, con una differenza negativa pari a 219 miliardi. Il “rimbalzo” atteso nel 2021 porterebbe a un non completo recupero del fatturato perduto. Dai 2.233 miliardi del 2020 si potrebbe passare a 2.448 miliardi che, in ogni caso, rappresenterebbero una differenza negativa rispetto alla cifra prevista in assenza di shock nel 2021 pari a 54 miliardi. In totale, lo scenario imputerebbe allo Shock Covid-19 una mancata produzione di valore da parte delle imprese superiore ai 270 miliardi.
“Occorrono meccanismi che garantiscano liquidità immediata a tutte le imprese che, dalle più piccole alle più grandi, sono in difficoltà. Per l’export, a esempio, è a rischio un valore di 280 miliardi pari al 65,8% del valore complessivo. Ecco perché le misure del governo – precisa Gardini – devono consentire alle banche di essere immediatamente operative con istruttorie con tempi record, degne dei periodi di emergenza, superando il cronico problema della burocrazia che rallenta ogni processo. Da questo shock epocale usciremo vincitori solo con un’Europa unita e solidale. È indispensabile l’emissione di bond europei che non pesino sul debito dei singoli paesi e siano finalizzati a supportare le economie degli stati membri. Gli effetti del Covid-19 sono insostenibili per i singoli paesi”, conclude.
(ITALPRESS).

Quattro famiglie su dieci al Sud non hanno pc o tablet

ROMA (ITALPRESS) – L’emergenza legata alla diffusione del Covid-19 ha messo in evidenza la necessita’ di avere a casa spazi sufficienti per chi ci vive e una strumentazione informatica adeguata per consentire agli studenti la possibilita’ di seguire le lezioni a distanza, a chi lavora di potere continuare a farlo anche da casa e a chi lo vuole di relazionarsi con gli altri, guardare film, trovare occasioni di svago per il tempo libero.
Secondo quanto rende noto l’Istat, negli anni 2018-2019, il 33,8% delle famiglie non ha un computer o un tablet in casa, il 47,2% ne ha uno e il 18,6% ne ha due o piu’. La percentuale di chi non ne possiede sale al 70,6% tra le famiglie di soli anziani (65 anni e piu’), ma scende al 14,3% tra le famiglie con almeno un minorenne. L’impatto del livello di istruzione e’ molto forte: nelle famiglie mediamente piu’ istruite (in cui almeno un componente e’ laureato) la quota di quanti non hanno nemmeno un computer o un tablet si riduce al 7,7%.
Nel 22,7% delle famiglie sono meno della meta’ i componenti che hanno a propria disposizione un pc da utilizzare. Solo per il 22,2% delle famiglie e’ disponibile un computer per ciascun componente.
La percentuale di famiglie senza computer supera il 41% nel Mezzogiorno, con Calabria e Sicilia in testa (rispettivamente 46,0% e 44,4%), ed e’ circa il 30% nelle altre aree del Paese. Piu’ elevata nel Mezzogiorno anche la quota di famiglie con un numero di computer insufficiente rispetto al numero di componenti: il 26,6% ha a disposizione un numero di pc e tablet per meno della meta’ dei componenti e solo il 14,1% ne ha almeno uno per ciascun componente.
Viceversa, nelle regioni del Nord la proporzione di famiglie con almeno un computer in casa e’ maggiore. In particolare a Trento, Bolzano e in Lombardia oltre il 70% delle famiglie possiede un computer, e la quota supera il 70% anche nel Lazio.
(ITALPRESS).

Boccia “Essenziale aumentare il debito pubblico”

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Confindustria è sempre stata contraria ad appesantire il debito pubblico, ma questa volta “è inevitabile”, “essenziale”. “Ne va della sopravvivenza del nostro sistema economico”, sostiene il presidente dell’associazione Vincenzo Boccia in un’intervista a “La Stampa”. “Gran parte delle imprese italiane – spiega – oggi ha un fatturato tendente a zero. La produzione è crollata al livello del 1978. Centri studi come il nostro e il tedesco Ifo certificano che se il blocco si allenterà a maggio andremo incontro a una caduta del Pil tra il 6 e il 10%. In queste condizioni e con queste prospettive, se alle imprese non arriverà subito la liquidità necessaria c’è il rischio che salti l’intero sistema dei pagamenti”. Per Boccia “l’impatto del coronavirus sulla produzione e il lavoro è da economia di guerra, su questo non c’è nessun dubbio. Diversi fenomeni, stesse conseguenze. E del Dopoguerra dobbiamo mutuare lo spirito se vogliamo combattere il virus, difendere e ricostruire i fondamentali economici del Paese”.

“Gli Stati usciranno tutti con più debito pubblico – osserva -. E la parte incrementale del maggior debito dovrà essere pagata con scadenze lunghe, fino a 50 anni. Questo ne permetterà, per ciascuno Stato, la sostenibilità. Anche le imprese usciranno da questa fase tutte con più debito che pagheranno. Ma grazie alle garanzie pubbliche, che non comportano immediate immissioni di denaro, le banche potranno fornire loro le risorse necessarie a superare la fase critica dell’emergenza, governare la fase di transizione e poter ripartire”.
Al Mef, però, i tecnici continuano a frenare. “Guido Carli diceva che la speranza è un rischio da correre. Oggi dobbiamo chiarirci sulle priorità del Paese e dell’Europa che, come abbiamo già indicato, sono combattere virus e contagio ed evitare che la recessione diventi depressione. La tenuta dei conti è possibile grazie all’allungamento della parte incrementale del debito della quale abbiamo già parlato. Confindustria è stata sempre contraria a un appesantimento del debito pubblico ma farlo per questo nobile fine della salute dei cittadini e della salvaguardia dei fondamentali del Paese diventa un elemento essenziale”.
(ITALPRESS).

Sale la pressione fiscale, in calo il reddito delle famiglie

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Nel quarto trimestre 2019 l’accreditamento netto delle Amministrazioni Pubbliche in rapporto al Pil è stato pari al 2,4% (+1,1% nello stesso trimestre del 2018). Il saldo primario (indebitamento al netto degli interessi passivi) è risultato positivo, con un’incidenza sul Pil del 5,8% (+4,7% nel quarto trimestre del 2018). Lo rende noto l’Istat.
Il saldo corrente delle Amministrazione Pubbliche è stato anch’esso positivo, con un’incidenza sul Pil del 6% (+4,4% nel quarto trimestre del 2018).
La pressione fiscale è stata pari al 51,2%, in aumento di 1,1 punti percentuali rispetto allo stesso periodo dellanno precedente. Il reddito disponibile delle famiglie è diminuito dello 0,2% rispetto al trimestre precedente in termini nominali e dello 0,4% in termini reali (potere d’acquisto).
La propensione al risparmio delle famiglie consumatrici è diminuita di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente, attestandosi all’8,2%.
La quota di profitto delle società non finanziarie, pari al 41,8%, è aumentata di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Il tasso di investimento delle società non finanziarie, pari al 21,5%, è diminuito di 0,1 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
(ITALPRESS).

Virus letale per la produzione industriale, mai così male

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La produzione industriale è diminuita del 16,6% a marzo su febbraio, quando era arretrata del 2,6% su gennaio 2019. Lo rileva il Centro Studi di Confindustria nell’Indagine Rapida.
Nel primo trimestre 2020 la variazione della produzione industriale è di -5,4% congiunturale (da -1,4% nel quarto 2019). La produzione, al netto del diverso numero di giornate lavorative, arretra in marzo del 9,0% rispetto allo stesso mese del 2019; in febbraio è diminuita del 4,7% sui dodici mesi. Gli ordini in volume scendono del 7,6% in marzo su febbraio (-12,6% annuo), quando sono diminuiti dell’1,9% su gennaio (-2,7% annuo).
“L’impatto del Covid-19 si è abbattuto sul sistema produttivo italiano e internazionale in maniera improvvisa, con una forza distruttiva e in maniera diffusa – sottolinea il Centro Studi di Confindustria -. In Italia la caduta dell’attività stimata per marzo (-16,6%), se confermata dall’Istat, rappresenterebbe il più ampio calo mensile da quando sono disponibili le serie storiche di produzione industriale (1960) e porterebbe i livelli su quelli di marzo 1978. L’arretramento stimato nel primo trimestre 2020 (-5,4% sul quarto 2019) sarebbe il più forte dal primo trimestre del 2009, quando l’attività era scesa dell’11,1% congiunturale, nel pieno della grande crisi finanziaria internazionale indotta dallo scoppio della bolla dei mutui subprime in USA”.
(ITALPRESS).