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Economia

FORMAZIONE AI LAVORATORI PRIMA DI ASSUMERLI

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Grazie a un avviso di Fondimpresa – il Fondo per la formazione continua di Confindustria e Cgil Cisl e Uil – le imprese italiane potranno formare il personale anche prima di assumerlo. Uno degli obiettivi è anche quello di provare a sanare quel paradosso che – nonostante l’alto tasso di disoccupazione – non consente a molte aziende italiane di reperire sul mercato determinate figure professionali.
La novità è stata annunciata dal presidente di Fondimpresa Bruno Scuotto, ospite della redazione romana dell’Italpress: “Il nostro avviso sulle politiche attive del lavoro – spiega Scuotto – darà la possibilità alle imprese di formare anche persone non ancora assunte, quindi anche disoccupati da assumere. Con un doppio binario che riguarda sia le imprese che devono fare tagli, sia quelle che hanno difficoltà a trovare determinati profili professionali”.
L’altra novità riguarda il riconoscimento di tipologie di formazione svolte in forme non tradizionali: “Accanto al nostro conto formazione tradizionale – dice Scuotto – abbiamo aggiunto un conto per la formazione digitale di profili professionali innovativi. Il primo mostrava ormai difficoltà per la rendicontazione delle ore di formazione che non venivano fatte in aula ma con piattaforme innovative, come un tablet o un cellulare e in un luogo diverso dall’aula”.
(ITALPRESS).

POSTE ITALIANE, NUOVA STRATEGIA PER L’INNOVAZIONE

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Poste Italiane presenta a Londra il suo focus strategico sull’innovazione – come parte integrante del piano Deliver 2022 – a un evento per gli investitori.
Il gruppo sta dando priorità all’innovazione, con l’obiettivo di ampliare l’offerta ai suoi oltre 35 milioni di clienti nei settori finanziario, assicurativo, dei pagamenti, della telefonia e della logistica. “Grazie alla combinazione di sviluppi interni all’azienda e a soluzioni esterne, il Gruppo sta concentrando i suoi sforzi innovativi nei prodotti, nei processi e sull’esperienza del cliente per cogliere, nel modo migliore possibile, le opportunità offerte dalla trasformazione in corso operata dal Piano Deliver 2022″, si legge in una nota.
“L’innovazione è indispensabile affinché un’azienda diversificata delle nostre dimensioni rimanga competitiva in un momento in cui i mercati tradizionali stanno per essere rivoluzionati. Possiamo gestire al meglio, d’ora in avanti, le esigenze dei nostri 35 milioni di clienti, attraverso investimenti strategici in infrastrutture fisiche e digitali”, afferma Matteo Del Fante, amministratore delegato e direttore generale di Poste Italiane.
“Poste Italiane sta collegando le innovazioni prodotte all’interno, come la nostra soluzione di codice QR Postepay, per guidare con successo la transizione in Italia dai pagamenti in contanti a quelli digitali, con partnership con start-up tecnologiche specializzate, rese possibili dalla nostra nuova piattaforma informatica basata sull’Open Innovation – aggiunge -. Riscontriamo un’opportunità chiara e attuale di capitalizzare sulla credibilità e sulla comprovata esperienza di Poste nel fornire innovazioni all’intera popolazione, per diventare più centrali nel mondo digitale dei nostri clienti”.
(ITALPRESS).

ARRIVA IL DECRETO PER IL TAGLIO DEL CUNEO FISCALE

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Arriva il decreto per il taglio del cuneo fiscale. Il Consiglio dei Ministri, su proposta del presidente Giuseppe Conte e del ministro dell’Economia e delle finanze Roberto Gualtieri, ha infatti approvato un dl che introduce “misure urgenti per la riduzione della pressione fiscale sul lavoro dipendente”. Il decreto, in attuazione della legge di bilancio per il 2020 che ha stanziato 3 miliardi di euro per il 2020 per la riduzione del cuneo fiscale sugli stipendi dei lavoratori dipendenti, interviene per rideterminare l’importo ed estendere la platea dei percettori dell’attuale “bonus Irpef”. Secondo quanto rende noto Palazzo Chigi nel comunicato diffuso dopo il Cdm, dal 1° luglio 2020 il bonus di 80 euro aumenta quindi a 100 euro mensili per chi ha un reddito annuo fino a 26.600 euro lordi. Coloro che percepiscono un reddito da 26.600 euro a 28.000 euro, beneficeranno per la prima volta di un incremento di 100 euro al mese in busta paga. Per i redditi a partire da 28.000 euro, si introduce invece una detrazione fiscale equivalente che decresce fino ad arrivare al valore di 80 euro in corrispondenza di un reddito di 35.000 euro lordi. Oltre questa soglia, l’importo del beneficio continua a decrescere fino ad azzerarsi al raggiungimento dei 40.000 euro di reddito. In questo modo, la platea dei beneficiari passa da 11,7 a 16 milioni di lavoratori.
(ITALPRESS).

PENSIONI, BARBAGALLO “NO A PENALIZZAZIONI”

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Il 27 gennaio al ministero del Lavoro si terrà l’incontro tra Governo e parti sociali sulle pensioni. Un incontro dall’esito non scontato. Tra le richieste dei sindacati quella di una maggiore flessibilità in uscita e la separazione della previdenza dall’assistenza. Il segretario generale della Uil, Carmelo Barbagallo, ne ha parlato in una intervista all’Italpress.
“Abbiamo fatto rimettere in pista le due commissioni che avevamo chiesto con il governo Gentiloni, poi abolite dal primo Governo Conte: quelle riguardanti la separazione della previdenza dall’assistenza e quella sui lavori gravosi e usuranti”, afferma Barbagallo. “Purtroppo per ritornare a prima della Fornero occorreranno più Finanziarie – aggiunge il leader della Uil -. L’errore della Fornero era proprio quella di equiparare chi fa lavori usuranti a chi non li fa. I primi devono potere andare in pensione senza penalizzazioni, in base a quanto hanno versato”.
Un riferimento anche alle centinaia di vertenze aperte nel Paese: “Purtroppo si continuano a rinviare le decisioni. Abbiamo bisogno di ricostruire una nuova Cassa per il Mezzogiorno. Non sono un nostalgico ma serve un contenitore pubblico per le aziende in crisi, altrimenti volta per volta bisognerà cercare soluzioni improbabili – afferma Barbagallo -. Spesso coloro che fanno fallire queste aziende sono le multinazionali che spesso fanno il bello e il cattivo tempo e se ne vanno poi insalutato hospite”.
(ITALPRESS).

LA BCE MANTIENE I TASSI INVARIATI

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Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea (BCE) ha deciso che i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rimarranno invariati rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,50%. Inoltre il Consiglio direttivo si aspetta che “i tassi di interesse di riferimento della BCE si mantengano su livelli pari o inferiori a quelli attuali finché non vedrà le prospettive di inflazione convergere saldamente su un livello sufficientemente prossimo ma inferiore al 2% nel suo orizzonte di proiezione e tale convergenza non si rifletterà coerentemente nelle dinamiche dell’inflazione di fondo”, si legge in una nota. Il Consiglio direttivo continuerà a effettuare gli acquisti netti nell’ambito del suo programma di acquisto di attività (PAA) a un ritmo mensile di 20 miliardi di euro, e si aspetta che proseguiranno “finché necessario a rafforzare l’impatto di accomodamento dei suoi tassi di riferimento e che termineranno poco prima che inizierà a innalzare i tassi di riferimento della BCE”.
Il Consiglio direttivo della Bce “intende continuare a reinvestire, integralmente, il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del PAA per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento della BCE, e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario – conclude la nota -. Il Consiglio direttivo ha deciso inoltre di avviare un riesame della strategia di politica monetaria della BCE”.

LAVORO, TREND POSITIVO MA IN DECELERAZIONE

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Nei primi undici mesi del 2019, secondo i dati dell’Inps, le assunzioni, riferite ai soli datori di lavoro privati, sono state 6.667.000. Rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono aumentate le assunzioni con contratti a tempo indeterminato, di apprendistato, stagionali e intermittenti; risultano invece in contrazione le assunzioni con contratti a tempo determinato e in somministrazione. Nel periodo gennaio-novembre, rispetto al corrispondente periodo 2018, vi è stato un netto incremento delle trasformazioni da tempo determinato a tempo indeterminato, passate da 463.000 a 653.000 (+190.000, +41,1%); in crescita risultano anche le conferme di rapporti di apprendistato giunti alla conclusione del periodo formativo (passate da 60.000 a 76.000: +25,5%). Le cessazioni nel complesso sono state 6.154.000, in diminuzione rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente: la riduzione ha riguardato le cessazioni di contratti in somministrazione e di rapporti a termine; in crescita risultano invece le cessazioni di rapporti con contratto intermittente, stagionale, in apprendistato e a tempo indeterminato. Il saldo annualizzato a novembre 2019 (vale a dire la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi dodici mesi) risulta positivo, pari a +176.000, inferiore a quello registrato in tutti i 12 mesi precedenti nonché a quello registrato alla fine di novembre 2018 (+368.000). Il trend occupazionale, pertanto, pur rimanendo tuttora positivo, risulta in decelerazione. Prosegue la netta differenziazione, emersa fin dagli inizi del 2018, fra andamento dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato da un lato e andamento dei rapporti a tempo determinato dall’altro: infatti il saldo annualizzato dei rapporti di lavoro a tempo indeterminato è passato da +109.000 (11/2018) a +383.000 (11/2019) mentre quello dei rapporti a tempo determinato è andato in direzione opposta, passando da +108.000 (11/2018) a -257.000 (11/2019), come pure quello dei somministrati, sceso da +17.000 (11/2018) a -52.000 (11/2019). La consistenza dei lavoratori impiegati con Contratti di Prestazione Occasionale (CPO), a novembre 2019 si attesta intorno alle 18.000 unità (in linea rispetto allo stesso mese del 2018); l’importo medio mensile lordo della loro remunerazione effettiva risulta pari a 233 euro. (ITALPRESS).

CORRUZIONE, ITALIA AL 51^ POSTO NEL MONDO

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L’Indice di percezione della corruzione 2019 (CPI) pubblicato da Transparency International, vede l’Italia al 51° posto nel mondo con un punteggio di 53 punti su 100, migliore di un punto rispetto all’anno precedente. L’Italia pur segnando un lieve miglioramento, rallenta la sua scalata alla classifica globale della corruzione. Il nostro Paese guadagna ben 12 punti dal 2012 a oggi, ma l’ultimo anno segna una decisa frenata rispetto ai precedenti. Dominano la classifica Danimarca e Nuova Zelanda come già l’anno scorso. Stesso discorso per il fondo del ranking, dove troviamo ancora Somalia e Sud Sudan. In particolare, come dimostrano i recenti fatti di cronaca, da Foggia alle Madonie, da Reggio Calabria a Reggio Emilia, la criminalità organizzata – osserva Transparency International – ancora spadroneggia nel nostro Paese, preferendo spesso l’arma della corruzione che oggi ha assunto forme nuove, sempre più difficili da identificare e contrastare efficacemente. Altra questione rilevante – sottolinea – è la regolamentazione del lobbying e dei conflitti di interesse: non è certo un buon esempio di trasparenza la recente abolizione degli obblighi di comunicazione dei redditi e dei patrimoni dei dirigenti pubblici attuata dall’ultima legge finanziaria. Transparency menziona per importanza anche il tema degli appalti pubblici, oggetto di attenzione di funzionari e imprenditori corrotti.
(ITALPRESS).

INDUSTRIA, A NOVEMBRE ORDINI -4,3% SU ANNO

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A novembre scorso l’Istat stima che il fatturato dell’industria, al netto dei fattori stagionali, rimanga invariato rispetto al mese precedente. Nella media degli ultimi tre mesi, l’indice complessivo è cresciuto dello 0,2% rispetto alla media dei tre mesi precedenti. Gli ordinativi registrano a novembre una flessione congiunturale dello 0,3%, mentre nella media degli ultimi tre mesi sui precedenti tre sono aumentati dello 0,9%. La dinamica congiunturale del fatturato è sintesi di una crescita del mercato interno (+0,3%) e di una riduzione di quello estero (-0,4%). Per gli ordinativi la flessione congiunturale riflette un modesto risultato positivo delle commesse provenienti dal mercato interno (+0,1%) e un calo di quelle provenienti dall’estero (-0,7%). Con riferimento ai raggruppamenti principali di industrie, gli indici del fatturato a novembre segnano un aumento congiunturale solo per i beni strumentali (+1,6%). Risultati negativi si registrano per tutti gli altri raggruppamenti: -0,2% per i beni di consumo, -0,7% per i beni intermedi e -2,9% per l’energia.  Corretto per gli effetti di calendario, il fatturato totale cresce in termini tendenziali dello 0,1%, con un incremento dello 0,6% sul mercato interno e un calo dell’1,2% su quello estero. Con riferimento al comparto manufatturiero, l’industria farmaceutica registra la crescita tendenziale più rilevante (+6,5%), mentre il settore della raffinazione del petrolio mostra il risultato peggiore (-11,5%). In termini tendenziali l’indice grezzo degli ordinativi diminuisce del 4,3%, con riduzioni su entrambi i mercati (-2,2% quello interno e -7,3% quello estero). La maggiore crescita tendenziale si registra nel settore dei macchinari e delle attrezzature (+9,1%), mentre il calo più marcato si rileva nell’industria delle apparecchiature elettriche e non (-25,7%).
(ITALPRESS).