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I TRENI INTERCITY SI RINNOVANO

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Gli Intercity si rinnovano. Trenitalia, Fs Italiane e il ministero dei Trasporti e delle Infrastrutture hanno presentato i nuovi servizi che da oggi saranno attivi su questa tipologia di treni. All’evento, organizzato presso l’area Frecciaclub della Stazione Termini, è intervenuto anche il ministro Danilo Toninelli. Le novità – come informa Trenitalia – riguardano il contratto di servizio 2017-2026, che consentirà di migliorare la flotta che opera sui 108 collegamenti quotidiani, di cui 88 giornalieri e 20 notturni. Il servizio Intercity, che per il 70% interessa il Sud Italia, è utilizzato da 14 milioni di persone all’anno. Il contratto di servizio prevede 1,4 miliardi d’investimento che sono stati utilizzati per abbassare “l’età media” della flotta, che a maturità di progetto dovrebbe scendere da 25 anni a 15 anni. 

«Entro il primo semestre del 2020, saranno pronti 29 convogli con la locomotiva E414. Si tratta di locomotive derivate dall’alta velocità con un’accelerazione 1,5 volte più veloce rispetto a quelle attuali degli Intercity. Entro il 2021, invece, arriveranno 70 locomotive 464, ed entro il 2020 avremo anche 40 convogli con locomotore 401», ha annunciato Orazio Iacono, amministratore delegato di Trenitalia, rimarcando l’input arrivato dal committente Mit per migliorare la qualità dei servizi. Gianfranco Battisti, amministratore delegato di Fs Italiane, ha ricordato il piano previsto per il rinnovamento di tutte le tipologie di treni: «sono 13 miliardi di investimenti nei prossimi 5 anni, che rappresentano una minima parte dei 58 miliardi totali previsti nei prossimi 5 anni».  «L’attenzione deve rimanere sempre alta per garantire un risultato di livello come ci ha chiesto la gente», ha detto Toninelli, esprimendo la sua soddisfazione «nonostante il compito del Ministero sia quello di vigilare, controllare e indirizzare». Fra le novità: punti snack con vending machine,  posti per le biciclette con caricatore per batteria elettrica e sistema di video-sorveglianza.

 

TRAFFICO AEREO +5,8% NEL 2018

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Il 2018 ha visto la conferma della crescita del traffico aereo nel nostro Paese: +5,8% rispetto al 2017 arrivando ad avere 184.810.849 passeggeri negli scali nazionali. L’aeroporto principale si conferma quello di Roma Fiumicino registrando quasi 43 milioni, con una crescita del 5% e con la quota del 23,2% del totale del traffico. Questi alcuni dati che emergono dal Rapporto e bilancio sociale 2018 dell’Enac presentato al Senato, dal quale emerge come Ryanair sia la prima compagnia per i voli internazionali, mentre Alitalia si consolida nella prima posizione per quelli nazionali. Prosegue il costante l’impegno dell’ENAC riguardo la tutela dei passeggeri, in qualità di Organismo responsabile della tutela dei diritti dei Passeggeri in caso di negato imbarco, cancellazione o ritardo prolungato del volo. Nel 2018 l’ENAC ha ricevuto 5.867 reclami di mancato rispetto del regolamento europeo 261 del 2004. Ha avviato 81 sanzioni a compagnie aeree per un importo di 262.867 Euro. “Il sistema aeroportuale nazionale, così come in altri Paesi, è stato caratterizzato da una spiccata dinamicità che lo ha reso uno dei settori a migliori performance, nonostante la crisi degli ultimi anni”, ha detto il presidente di Enac, Nicola Zaccheo.

 

“Su scala europea, in accordo con le previsioni Eurocontrol pubblicate nel 2018, si stima, sulla base dello scenario ritenuto maggiormente attendibile, una crescita del traffico aereo nel 2040 del 53% rispetto ai dati registrati nel 2017. Poiché tale incremento di voli genererà circa quattro milioni di movimenti in più (arrivi e partenze) sulle piste di volo europee – ha aggiunto – si delineerà uno scenario di forte squilibrio tra la domanda di traffico e la capacità delle infrastrutture aeroportuali in quanto i venti maggiori aeroporti europei sono, attualmente, dimensionati per gestire circa due milioni di movimenti in più. Pertanto, senza un radicale cambio di passo nella programmazione della capacità aeroportuale su scala continentale, da qui al 2040, circa 160 milioni di passeggeri rischieranno di non poter essere processati presso gli scali europei”, ha concluso.

 

Intervenuto alla presentazione del Rapporto anche il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Danilo Toninelli che ha sottolineato come “il trasporto aereo è evidentemente il principale alleato dell’industria turistica italiana e uno strumento fondamentale dello sviluppo economico del nostro Paese. Dunque più sviluppo, più turismo e più trasporto aereo, ma dedicando fondamentale attenzione al tema della sostenibilità ambientale. E’ un puzzle complesso che bisogna pur tuttavia comporre e l’Enac è probabilmente la sede istituzionale più idonea in cui provare a farlo”. Per il ministro anche nei primi mesi del 2019 i dati sono ottimi: “da gennaio ad aprile i passeggeri internazionali sono aumentati del 6,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e tra essi i passeggeri sui voli di lungo raggio ed extra UE sono in crescita addirittura del 9,4%”, ha aggiunto.

 

IL CENTRO TRAINA L’EXPORT NEL PRIMO TRIMESTRE

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Nel primo trimestre 2019 l’Istat stima una flessione delle esportazioni per quasi tutte le ripartizioni territoriali: -2,4% per il Sud e Isole, -1% sia per il Nord-est sia per il Nord-ovest, mentre per il Centro si registra un ampio aumento delle vendite (+7%).

Nello stesso periodo l’export mostra una crescita su base annua molto sostenuta per il Centro (+15,1%), superiore alla media nazionale per il Sud (+2,5%) e il Nord-est (+2,4%), mentre il Nord-ovest registra una diminuzione (-2,0%) e le Isole una marcata contrazione delle vendite (-17,6%).

Tra le regioni più dinamiche all’export nel confronto con il primo trimestre 2018, si segnalano Molise (+59,1%), Lazio (+21,0%), Toscana (+16,1%) e Puglia (+9,7%). Diversamente, si registrano ampi segnali negativi per Sardegna (-17,7%), Sicilia (-17,5%), Basilicata (-16,3%) e Calabria (-14,7%). Nel primo trimestre 2019 le vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici dal Lazio e di articoli in pelle, escluso abbigliamento, e simili e di metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti, dalla Toscana contribuiscono alla crescita tendenziale dell’export nazionale per 1,6 punti percentuali.

 

PRODUZIONE INDUSTRIALE IN AFFANNO AD APRILE

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Ad aprile 2019 l’Istat stima che l’indice della produzione industriale diminuisca dello 0,7% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile, permane una variazione positiva (+0,7%) rispetto al trimestre precedente.

L’indice destagionalizzato mensile mostra un aumento congiunturale, di rilievo, solo per l’energia (+3,6%); diminuzioni si registrano, invece, per i beni strumentali (-2,5%) e, in misura più lieve, per i beni intermedi (-0,7%) e i beni di consumo (-0,5%). 

Corretto per gli effetti di calendario, ad aprile 2019 l’indice complessivo è diminuito su base annua dell’1,5% (i giorni lavorativi sono stati 20, contro i 19 di aprile 2018). 

Gli indici corretti per gli effetti di calendario registrano ad aprile 2019 un aumento tendenziale esclusivamente per l’energia (+3,6%); al contrario, ampie diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-3,8%) e i beni intermedi (-2,6%), mentre diminuiscono in misura più contenuta i beni di consumo (-0,6%).

I settori di attività economica che registrano variazioni tendenziali positive sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,8%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+4,9%). Le flessioni più ampie si registrano nelle industrie tessili, abbigliamento, pelli e accessori (-8,2%), nella fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (-7,4%) e nella fabbricazione di macchinari e attrezzature n.c.a. (-6,2%).

 

CGIA “COMPENSARE DEBITI E CREDITI P.A.”

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La CGIA ritorna sul tema dei debiti commerciali della Pubblica Amministrazione (PA) nei confronti delle imprese e – dopo aver accostato il pagamento con i minibot a una cambiale che rischia di non essere nemmeno coperta –  avanza una soluzione. A comunicarla è il coordinatore dell’Ufficio studi Paolo Zabeo: “Bisogna consentire la compensazione diretta e universale tra debiti e crediti verso la PA. Ciò permetterebbe agli imprenditori interessati di ritrovare quella liquidità che, anche a causa del perdurare della stretta creditizia praticata dalle banche, sta mettendo a dura prova la tenuta finanziaria di moltissime Pmi”.

E a preoccupare il milione di aziende private italiane che lavora per la PA non sono solo i crediti non riscossi, ma anche le nuove modalità di pagamento introdotte nella scorsa legislatura.

Dal 2015 ha fatto il suo “debutto” lo split payment. Questa misura obbliga le Amministrazioni centrali dello Stato (e dal 1° luglio 2017 anche le aziende pubbliche controllate dallo stesso) a trattenere l’Iva delle fatture ricevute e a versarla direttamente all’erario. L’obbiettivo è stato quello di contrastare l’evasione fiscale, ovvero evitare che, una volta incassato il corrispettivo dal committente pubblico, l’impresa privata non versi al fisco l’imposta sul valore aggiunto.

 

“La nostra PA – sostiene il segretario Renato Mason – non solo paga con grave ritardo, ma quando lo fa non versa più l’Iva al proprio fornitore. Pertanto, le imprese che lavorano per lo Stato, oltre a subire tempi di pagamento spesso irragionevoli, scontano anche il mancato incasso dell’Iva che, pur rappresentando una partita di giro, consentiva alle imprese di avere maggiore liquidità per fronteggiare i pagamenti correnti”.

Tornando allo stock del debito, secondo la stima riportata nella “Relazione annuale 2018”, presentata la settimana scorsa dal Governatore della Banca d’Italia, l’ammontare complessivo dei debiti commerciali della nostra Pubblica Amministrazione (PA) sarebbe pari a 53 miliardi di euro. In calo, rispetto al 2017, di  4 miliardi.

“L’utilizzo del condizionale, comunque, è d’obbligo, visto che la periodica indagine condotta dai ricercatori di via Nazionale si basa su indagini statistiche, condotte sulle imprese, e dalle segnalazioni di vigilanza da cui emergono dei risultati che, secondo gli stessi estensori delle stime, sono caratterizzati da un elevato grado di incertezza – sottolinea la Cgia -. Insomma oltre a pagare enormemente in ritardi in violazione alle disposizioni di legge, lo Stato non conosce a quanto ammonta precisamente il debito commerciale nei confronti delle proprie aziende fornitrici”.

 

UE, BOCCIA “PER ITALIA COMMISSARIO DI RANGO”

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“Nelle prossime settimane si dibattera’ su chi saranno i prossimi commissari in Europa. Noi non vorremmo che per qualche decimale di flessibilita’ e con la scusa della procedura di infrazione l’Italia, non abbia e non ambisca, ad un commissario di rango. Dovrebbe essere un commissario al commercio, al mercato interno, all’industria e alla concorrenza”. Così Vincenzo Boccia, presidente di Confindustria, a margine del convegno dei Giovani Imprenditori a Rapallo, commenta l’avvio delle trattive sulla composizione della commissione europea. “Se vogliamo essere protagonisti di una stagione riformista europea dobbiamo avere il senso delle priorita’. In questo momento la priorita’ e’ avere un commissario di grande livello all’interno dell’Europa e parallelamente individuare quali dirigenti competenti vogliamo puntare per averli in Europa” aggiunge. Boccia si è augurato che “si apra un confronto per la prossima legge finanziaria, che non sarà facile”. Con l’esecutivo “i primi mesi sono stati difficili anche dal punto di vista del linguaggio, poi si e’ capito che il punto di convergenza ci vuole. La crescita e’ la precondizione per ridurre i divari ed eliminarli”. 

 

LAVORO, TRA GIUGNO E LUGLIO 934 MILA INGRESSI

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Secondo le previsioni di assunzione programmate dagli imprenditori italiani, tra giugno e luglio si dovrebbero registrare quasi 934 mila nuovi ingressi nel mercato del lavoro. Tra questi, 2 su 3 (il 66%) troveranno lavoro in una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. Tra le 4 ripartizioni geografiche, il Sud farà segnare il maggior numero di neo assunti: 258.200, pari al 27,6% del totale. Il 72,5% del totale dei lavoratori in entrata, inoltre, sarà occupato nel settore dei servizi (677.550 addetti), il 20% nell’industria (186.580 unità) e, infine, il rimanente 7,5% nelle costruzioni (69.890 lavoratori).
A dirlo è l’Ufficio studi della CGIA, che ha elaborato i risultati emersi dalla periodica indagine condotta sugli imprenditori italiani nelle settimane scorse dall’Unioncamere-Anpal, Sistema Informativo Excelsior.

A livello regionale sarà la Lombardia a assicurare le maggiori opportunità di impiego (165.400). A seguire il Lazio (88.190) e il Veneto (87.950). Tra le province, invece, svetta Milano (70.240) e subito dopo individuiamo Roma (69.590) e Napoli (32.340). Nell’industria, invece, troveranno una nuova occupazione 186.580 addetti (pari al 20% del totale dei nuovi assunti).  Le regioni dove l’offerta sarà più elevata sono le Marche (33,2% del totale assunzioni previste), il Friuli Venezia Giulia (29,7%) e il Veneto (28,9%).

A livello provinciale, il 90,9% dei nuovi assunti a Vibo Valentia troverà un’occupazione in una piccola impresa con meno di 50 dipendenti. In nessun altra provincia italiana l’incidenza percentuale sarà così elevata. A Nuoro, che si colloca al secondo posto a livello nazionale, la soglia si attesta all’87,2% e a Cosenza all’86,8%. Sempre a livello provinciale, la prima realtà territoriale per nuovi ingressi nel settore dei servizi sarà Sassari (90,1% sul totale assunzioni), seguono Aosta (88,5%), Rimini e Roma (entrambe con l’88,3%). Per quanto concerne le assunzioni nell’industria, le più interessate saranno Pordenone (54, 9% delle assunzioni totali) Prato (54,4%) e Vicenza (47,9%). Per quanto concerne il comparto delle costruzioni, svettano le province del Sud. Al primo posto Caltanisetta (21,1% del totale), di seguito Potenza (17,5%), Enna e L’Aquila (entrambe al 16,8%)).

I BENI ALIMENTARI TRAINANO LE VENDITE

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Ad aprile l’Istat stima, per le vendite al dettaglio, una variazione congiunturale nulla sia in valore sia in volume. Questa dinamica stazionaria è la sintesi di un aumento delle vendite dei beni alimentari (+1,0% in valore e +1,1% in volume) e di un calo delle vendite dei prodotti non alimentari (-0,7% in valore e -0,6% in volume). Nel trimestre febbraio-aprile 2019, rispetto al trimestre precedente, le vendite al dettaglio restano sostanzialmente stazionarie sia in valore sia in volume. Le vendite di beni alimentari crescono dello 0,1% in valore mentre calano dello 0,2% in volume, quelle di beni non alimentari diminuiscono dello 0,1% in valore e restano invariate in volume. 

Su base annua, le vendite al dettaglio aumentano del 4,2% in valore e del 4,6% in volume. La crescita complessiva è trainata dal positivo andamento dei beni alimentari (+8,8% in valore e +8,5% in volume), mentre si registra un aumento più contenuto per le vendite dei beni non alimentari (+0,6% in valore e +1,3% in volume). Per quanto riguarda le vendite di beni non alimentari, si registrano variazioni tendenziali eterogenee per i gruppi di prodotti. Gli aumenti maggiori riguardano Dotazioni per informatica, telecomunicazioni, telefonia (+4,7%) e Prodotti di profumeria, cura della persona (+3,1%), mentre le flessioni più marcate si registrano per Calzature ed articoli in cuoio e da viaggio (-3,3%) e Abbigliamento e pellicceria (-1,3%).

Rispetto ad aprile 2018, il valore delle vendite al dettaglio registra un aumento marcato per la grande distribuzione (+7,5%) mentre di entità molto minore è la crescita delle vendite per le imprese operanti su piccole superfici (+0,6%). In forte crescita il commercio elettronico (+17,2%).