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CASSA INTEGRAZIONE A GENNAIO -12.3% ANNUO

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A gennaio 2019 il numero di ore di cassa integrazione complessivamente autorizzate è stato pari a 15,2 milioni, in diminuzione del 12,3% rispetto allo stesso mese del 2018 (17,3 milioni). Lo rende noto l’Inps.

Le ore di cassa integrazione ordinaria autorizzate a gennaio 2019 sono state 7,2 milioni. Un anno prima, nel mese di gennaio 2018, erano state 6,8 milioni: di conseguenza l’aumento su base annua è pari stato del 5%. In particolare, l’aumento tendenziale è stato pari al 13,1% nel settore Industria, mentre c’è stato un calo del 13,2% nell’Edilizia. Su base mensile c’è stato un incremento pari al 12,8%.

Il numero di ore di cassa integrazione straordinaria autorizzate a gennaio 2019 è stato pari a 7,8 milioni, di cui 1,7 milioni per solidarietà (-22% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che registrava 10 milioni di ore autorizzate). A gennaio 2019 rispetto al mese precedente si registra un aumento del 2,5%.

Gli interventi in deroga sono stati pari a circa 189 mila ore autorizzate a gennaio 2019, con un calo del 58,7% se raffrontati con gennaio 2018, mese nel quale erano state autorizzate 500 mila ore. La variazione su base mensile a gennaio 2019 fa invece segnare un aumento del 299,8%.

INFLAZIONE A GENNAIO RALLENTA ALLO 0,9%

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A gennaio 2019 l’Istat stima che l’indice nazionale dei prezzi al consumo aumenti dello 0,1% rispetto al mese precedente e dello 0,9% su base annua (da +1,1% registrato a dicembre 2018).

Il rallentamento dell’inflazione a gennaio è imputabile prevalentemente alla decelerazione dei prezzi dei Beni energetici sia nella componente regolamentata (da +10,7% di dicembre a +7,9%) sia in quella non regolamentata (da +2,6% a +0,3%); tale dinamica è stata in parte mitigata dall’accelerazione dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (che passano da +0,6% a +2,2%) e in misura minore dei Beni alimentari non lavorati (da +1,3% a +1,7%).

L'”inflazione di fondo”, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, decelera da +0,6% registrato nel mese precedente a +0,5%, mentre quella al netto dei soli beni energetici rimane stabile a +0,6%.

“Il 2019 si apre con un’inflazione in rallentamento e che accentua i segnali di debolezza dell’ultima parte del 2018, scendendo sotto il punto percentuale – commenta l’Istituto di Statistica -. In particolare dopo sei mesi nei quali era stata più elevata di quella dei servizi, a gennaio 2019, a causa principalmente della frenata dei prezzi dei carburanti, la crescita dei prezzi dei beni si porta al di sotto di quella dei servizi e del paniere nel suo complesso, così come arretra quella dei prodotti ad alta frequenza d’acquisto”.

 

PER 42,3% ITALIANI LIVELLO VITA SODDISFACENTE

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Nei primi mesi del 2018, secondo un’indagine dell’Istat, la soddisfazione dei cittadini per la vita mostra segnali di crescita dopo la stasi registrata nel 2017, riportandosi così sui livelli del 2016. Alla domanda “Attualmente, quanto si ritiene soddisfatto della sua vita nel complesso?”, in base a un punteggio da 0 a 10, le persone di 14 anni e più danno in media un voto pari a 7. Il 41,4% dei rispondenti indica i livelli di punteggio più alti (8-10), il 42,3% giudica la propria vita mediamente soddisfacente (6-7) e il 14,7% la valuta con i punteggi più bassi (0-5). Rispetto al 2017, aumenta la quota di chi esprime i punteggi più alti (tra 8 e 10) mentre diminuisce soprattutto quella delle persone che indicano un punteggio contenuto (tra 0 e 5). Tale andamento si riflette sul giudizio medio che passa da 6,9 del 2017 a 7,0 del 2018. La soddisfazione per la dimensione lavorativa è stabile: il 76,7% degli occupati si dichiara molto o abbastanza soddisfatto, sostanzialmente come nel 2017. Sono più soddisfatte del lavoro le donne (77,6%) rispetto agli uomini (76,1%). 

Nel 2018, aumenta la quota di famiglie che giudicano la propria situazione economica stabile (dal 59,5% del 2017 al 62,5%) o migliorata (dal 7,4% all’ 8,1%). Anche il giudizio sull’adeguatezza delle risorse economiche familiari mostra segnali di miglioramento: la quota di famiglie che le valuta adeguate sale dal 57,3% del 2017 al 59,0% del 2018. Le relazioni familiari confermano i più alti livelli di apprezzamento: nel 2018 il 90,1% delle persone si ritiene soddisfatto. Elevata e in leggero aumento la quota di individui molto o abbastanza soddisfatti per le relazioni amicali (dall’81,7% del 2017 all’ 82,5%). È stabile e su livelli alti anche la soddisfazione  per il proprio stato di salute (80,7% delle persone di 14 anni e più) e  per il tempo libero (66,2%). Per le relazioni interpersonali prevale un atteggiamento di cautela. Il 77,7% delle persone ritiene che “bisogna stare molto attenti” nei confronti degli altri mentre solo il 21% pensa che “gran parte della gente è degna di fiducia”. 

Le donne sono le più diffidenti: il 19,6% esprime un’opinione improntata a un atteggiamento di apertura verso gli altri, contro il 22,5% degli uomini. La scarsa fiducia verso gli altri si esprime anche con la modesta quota di persone che reputano probabile vedersi restituire da parte di uno sconosciuto il portafoglio eventualmente smarrito (13,1%). La fiducia nella restituzione da parte di un vicino di casa sale invece al 72,1% e quella verso le forze dell’ordine è all’82,8%.

FITCH CONFERMA RATING ITALIA

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Fitch ha confermato il rating dell’Italia a BBB con un outlook negativo.

Tali valutazioni, spiega l’agenzia internazionale “riflettono il livello estremamente alto del debito pubblico italiano e l’assenza di aggiustamento strutturale, un debito estero netto relativamente elevato, qualità delle attività del settore bancario ancora debole, crescita del PIL molto bassa, incertezza politica”.

“La crescita del PIL si è arrestata mentre l’incertezza della politica interna e la domanda esterna più debole hanno trascinato al ribasso gli investimenti, mentre la crescita dei consumi privati ha perso slancio”, sottolinea l’agenzia di rating. 

Fitch prevede una crescita del PIL dello 0,3% nel 2019, in calo dallo 0,8% nel 2018 (rispetto all’1,2% previsto per entrambi gli anni nella precedente revisione di agosto), con una crescita degli investimenti che è scesa allo 0,4% rispetto al 3,8% dell’anno scorso.

“Le tensioni politiche nella coalizione di Governo e la possibilità di elezioni anticipate aumentano l’incertezza per la politica fiscale ed economica italiana”, sottolinea Fitch. 

“Le grandi differenze ideologiche tra il Movimento a Cinque Stelle e la Lega metteranno probabilmente a dura prova la coalizione – continua Fitch -, con la Lega che potrebbe essere tentata di tornare al voto con Forza Italia e Fratelli d’Italia”.

L’agenzia di rating ipotizza “una crescente possibilità di elezioni anticipate dalla seconda metà di quest’anno”.

“Le differenze nella coalizione e l’attuale assenza di un programma di politica economica ben definito a nostro avviso contribuiscono all’incertezza degli investitori, ma riducono anche la probabilità riforme strutturali” sottolinea ancora Fitch. 

Per quanto riguarda inoltre il “Decreto dignità” e Quota 100 “hanno un impatto moderatamente negativo sulla crescita a medio termine dell’Italia”. Inoltre Fitch rimane del parere “che l’antipatia di parti del governo verso l’UE e l’euro sarà mirata a sfidare le regole fiscali dell’UE, con una bassa probabilità di avanzare politiche che minaccino l’uscita effettiva”. 

“Le valutazioni di Fitch confermano la solidità economica del nostro Paese e, come era prevedibile, risentono del rallentamento economico transitorio che sta investendo tutto il continente europeo. Andiamo avanti con la strada tracciata nella manovra per assicurare sviluppo ed equità sociale all’Italia, prestando attenzione ai rischi provenienti dal contesto internazionale”, commenta Palazzo Chigi.

 

 

LAVORO, MERCATO TIENE MA PAESE LONTANO DA UE

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In Italia, il mercato del lavoro mostra una sostanziale tenuta, a fronte di segnali di flessione dei livelli di attività economica. Dopo il rilevante incremento nel 2017, l’occupazione ha continuato a crescere raggiungendo nel secondo trimestre 2018 il massimo storico di 23,3 milioni di unità. 
Dopo una lieve diminuzione nel terzo trimestre 2018, in base alle stime preliminari, aumenta lievemente nel quarto (+0,1% rispetto al precedente trimestre). Nella media del 2018 il numero di occupati supera il livello del 2008 di circa 125 mila unità e il tasso di occupazione sfiora il record di 58,5%. Il tasso di disoccupazione si attesta al 10,6% (-0,6 punti in un anno e +3,9 punti rispetto al 2008). E’ quanto emerge dal Rapporto sul mercato del lavoro nel 2018, frutto dell’accordo quadro tra ministero del Lavoro e delle politiche sociali, Istat, Inps, Inail e Anpal. Se il numero di persone occupate recupera il livello del 2008, la quantità di lavoro utilizzato è ancora inferiore. Nella media dei primi tre trimestri del 2018 rispetto ai corrispondenti del 2008, il Pil è del 3,8% al di sotto del livello pre-crisi e le ore lavorate del 5,1%. Per colmare il gap mancano ancora poco meno di 1,8 milioni di ore e oltre un milione di Unità di lavoro a tempo pieno (Ula). 

I lavoratori dipendenti raggiungono il massimo storico, sfiorando i 18 milioni, nel secondo trimestre 2018 e gli indipendenti il minimo nel primo trimestre 2018 con meno di 5,3 milioni di occupati. Nella stima preliminare del quarto trimestre 2018 torna a crescere lievemente l’occupazione permanente (+0,1%), dopo la caduta del terzo; il tempo determinato (+0,1%) tocca il valore massimo di oltre 3,1 milioni di occupati. Il decennio ha visto una profonda trasformazione del tessuto produttivo che ha comportato una ricomposizione dell’occupazione verso il lavoro dipendente, con una crescita dei rapporti a tempo determinato (+735 mila) e una notevole espansione degli impieghi a tempo parziale (spesso involontari). Nonostante la crescita dell’occupazione negli ultimi anni, rimane ampia la distanza dell’Italia dall’Ue15: per raggiungere il tasso di occupazione della media Ue15 (nel 2017 pari a 67,9%, contro il 58,0% di quello italiano) il nostro paese dovrebbe avere circa 3,8 milioni di occupati in più. 

Il gap occupazionale italiano riguarda soprattutto i lavori qualificati e i settori sanità, istruzione e pubblica amministrazione. Nel 2017, il tasso di attività della popolazione tra 15 e 74 anni in Italia è pari al 57,1%. Il gap di 7,5 punti con la media Ue è dovuto soprattutto alle forti differenze di genere e territoriali presenti nel nostro paese. Includendo anche quella parte di inattivi interessati a lavorare (le forze lavoro potenziali), in un ipotetico “tasso di attività allargato”, la partecipazione salirebbe al 64% in Italia e al 67,4% in Europa, ridimensionando il divario soprattutto per gli uomini. Le imprese con almeno 10 dipendenti, circa 11 milioni di addetti, nei primi tre trimestri del 2018 si caratterizzano per una crescita dell’input di lavoro dipendente comparabile a quella del biennio precedente seppure in un lieve rallentamento tendenziale (+4,1% nel primo trimestre, +3,4% nel secondo e +3,2% nel terzo). L’aumento complessivo del monte ore lavorate è scaturito dalla creazione netta di posti di lavoro mentre il numero di ore lavorate per dipendente è rimasto sostanzialmente invariato. 

Nel 2017 vi sono stati 773 mila primi ingressi di giovani di 15-29 anni nel lavoro dipendente, parasubordinato e in somministrazione. Essi rappresentano il 35% del totale degli oltre 2 milioni di individui che, nella stessa fascia di età, sono stati interessati dall’avvio di almeno un rapporto di lavoro nell’anno. Il dato risulta in crescita rispetto al 2016 (+28,4%) e in confronto a due anni prima (+34,4%, 198 mila in più). Nel 2017 l’età media al primo ingresso è di circa 22 anni, nel 55% dei casi si tratta di uomini. Su 100 primi ingressi, oltre 50 si registrano nel Nord, 20 al Centro e 30 nel Mezzogiorno; 80 sono riferiti a cittadini italiani e 20 a stranieri. 

BANCA GENERALI, MOSSA “DOVEROSO INVESTIRE IN SOSTENIBILITA'”

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Banca Generali presenta la sua nuova offerta per la clientela e punta sugli investimenti sostenibili. Per questo, l’istituto del Gruppo Generali ha siglato una partnership con MainStreet Partners, società londinese specializzata nell’advisory su investimenti sostenibili, per implementare nella propria piattaforma proprietaria per la costruzione dei portafogli (Bg Personal Portfolio) la possibilità di misurare concretamente i contributi sulle tematiche ambientali, di supporto sociale e a favore di governance efficienti e solide nelle aziende, attraverso un metodo quantitativo, grazie a una nuova tecnologia sviluppata ad hoc. “Credo sia doveroso investire in sostenibilità – ha commentato l’amministratore delegato di Banca Generali, Gian Maria Mossa – sulla base del concetto più volte sottolineato da Michael Porter: sostenibilità vuol dire vantaggio competitivo e saper anticipare i cambiamenti della società. In un’epoca in cui la velocità dei cambiamenti, come la digitalizzazione, ha stravolto interi modelli di business, bisogna guardare anche oltre al mercato”.

Ma sostenibilità, ha puntualizzato ancora Mossa, significa portare questo concetto anche all’interno della cultura aziendale: “Dalla gestione delle persone all’organizzazione, dalla governance all’approccio di conto economico, fino alla comunicazione”, ha spiegato l’amministratore delegato di Banca Generali.
L’istituto punta a superare entro il 2021 il 10% di masse ESG (Environmental, Social and Governance) sul totale degli asset amministrati. L’offerta – illustrata dal vice direttore generale di Banca Generali, Andrea Ragaini, nel corso di un incontro con la stampa a Milano – è stata messa a punto grazie alla partnership con 26 case di investimento di cui Banca Generali distribuisce i principali fondi e si ispira – è stato sottolineato nel corso della presentazione – ai valori del Gruppo Generali. Proprio in questo ambito la società, già dalla scorsa assemblea, ha varato un apposito comitato endo-consiliare denominano Comitato Nomine, Governance e Sostenibilità, al quale sono affidati specifici compiti e obiettivi in materia di sostenibilità.

A FEBBRAIO IN CALO FIDUCIA CONSUMATORI E IMPRESE

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A febbraio 2019 l’Istat stima un ampio calo dell’indice del clima di fiducia dei consumatori, che passa da 113,9 a 112,4; anche l’indice composito del clima di fiducia delle imprese si caratterizza per una evidente flessione (da 99,1 a 98,3), confermando una evoluzione negativa in atto ormai dallo scorso luglio.

Tutte le componenti del clima di fiducia dei consumatori sono in peggioramento, seppur con intensità diverse: il clima economico e quello corrente registrano le flessioni più consistenti mentre cali più moderati caratterizzano il clima personale e quello futuro. Con riferimento alle imprese, l’indice di fiducia diminuisce in gran parte dei settori: nella manifattura e nei servizi l’indice cala lievemente, passando rispettivamente da 102,0 a 101,7 e da 98,6 a 98,3; nelle costruzioni il calo è consistente, da 139,2 a 135,5. Fa eccezione il commercio al dettaglio, dove l’indice aumenta da 102,9 a 105,4.

“A febbraio 2019 il clima di opinione segnala il persistere di prospettive deboli tra gli operatori economici. Tra i settori produttivi, oltre alla contenuta flessione registrata per l’industria manifatturiera è da rilevare come l’indice di fiducia delle costruzioni, dopo l’aumento dello scorso mese, torni a diminuire, mantenendosi comunque su livelli storicamente elevati – commenta l’Istituto di Statistica -. Molto debole è l’evoluzione della fiducia nei servizi di mercato, con il relativo indice settoriale che è sotto 100 da tre mesi, mentre un segnale in controtendenza sembra provenire dalle vendite al dettaglio”.

TRIA “MAI PARLATO DI AUMENTI IVA NÉ DI MANOVRE”

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“Non ho mai parlato di aumenti dell’Iva né di manovre sui conti pubblici, non c’è nessun contrasto in seno al governo su questi temi. Temi che peraltro ieri non sono stati oggetto di nessuna decisione”. Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giovanni Tria, smentisce così in una nota, “nel modo più categorico”, le ricostruzione giornalistiche, apparse oggi su alcuni quotidiani, in merito alla riunione che si è svolta martedì 26 febbraio a Palazzo Chigi.

Tria smentisce inoltre “in modo altrettanto categorico di aver mai riferito, durante la stessa riunione a Palazzo Chigi, di presunte discussioni avute nel corso di una presunta cena con imprenditori a Milano: cena mai avvenuta”, precisa il ministro, aggiungendo di non essere stato da mesi a Milano.