“Ci permettiamo di notare che la filosofia degli interventi dovrebbe essere sempre quella di ridurre le differenze di trattamento tra lavoratori di una stessa generazione oltre che tra generazioni diverse. I titolari di cariche elettive vanno perciò trattati come tutti gli altri lavoratori, limando la componente di privilegio delle loro pensioni in modo coerente con quanto si intende fare per gli altri lavoratori e non punendoli per il solo fatto di aver servito il nostro Paese come parlamentari”. Così il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nel corso della sua relazione annuale. “Non si vedono ragioni neanche per tagliare le pensioni per il solo fatto di avere un importo elevato. Non esistono pensioni d’oro, d’argento o di bronzo. Le pensioni oggi – sottolinea – erogate sono la combinazione di tre elementi: la pensione contributiva, quella assistenziale e quella di privilegio”.
RYANAIR, STOP VOLI 25 LUGLIO
“Proclamato lo sciopero di 24 ore di piloti e assistenti di volo Ryanair basati in Italia, per il prossimo 25 luglio”. Ad annunciarlo le segreterie nazionali di Filt Cgil e Uiltrasporti, spiegando che “l’agitazione si inserisce in un quadro internazionale di scioperi del personale navigante Ryanair, proclamati dalla maggioranza dei sindacati europei del trasporto aereo, contro l’approccio della compagnia irlandese verso i propri lavoratori. In Italia rappresentiamo la grande maggioranza di piloti e assistenti di volo Ryanair – proseguono Filt Cgil e Uiltrasporti – ed è inaccettabile che la compagnia, nonostante le sentenze della magistratura ed a dispetto dei più elementari diritti costituzionali, continui a ‘preferire’ unilateralmente interlocutori minoritari. Questo indebolisce il potere negoziale dei lavoratori e impedisce di avviare un tavolo di trattativa ufficiale con le organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative che giunga in tempi brevi alla definizione di un contratto collettivo di lavoro, per garantire al personale dignità professionale e salariale, tutele sociali, previdenziali e sindacali. Invitiamo i ministri Di Maio e Toninelli a far sì che il Governo intervenga urgentemente, affinchè le imprese straniere che operano in Italia rispettino le leggi del nostro Paese e non eludano né le sentenze della magistratura, né i diritti dei lavoratori garantiti dalla Costituzione. La nostra battaglia di civiltà, legalità e dignità per i lavoratori e le lavoratrici di Ryanair non si fermerà fino a che la proprietà della compagnia non comprenderà che l’approccio sinora tenuto dal management è contrario agli interessi degli azionisti, dei dipendenti e dei passeggeri”, concludono.
FONDIMPRESA: PERSONALE VISITA STABILIMENTO FCA DI MELFI
I dipendenti di Fondimpresa, insieme al presidente, direttore generale e agli amministratori del Fondo, hanno visitato le unità produttive dello stabilimento Fca di Melfi. Fiore all’occhiello della visita è stata la Plant Accademy, che è non solo un luogo fisico ma uno strumento di cambiamento culturale attraverso cui le persone imparano, pensano e realizzano miglioramenti per il business. Dal 2015 a oggi l’Accademy ha formato più di 3.500 persone per oltre 150 mila ore di formazione. Formazione, organizzazione e sviluppo delle competenze del personale sono gli strumenti che ogni giorno vengono utilizzati per migliorare la competitività dello stabilimento, ritenuto una delle eccellenze di Fca a livello mondiale. “In un sistema economico in continua evoluzione il digital learning porta con se la necessità di nuovi modelli formativi – dichiara il presidente di Fondimpesa Bruno Scuotto – Infatti Fondimpresa, recependo le sollecitazioni delle grandi aziende che hanno investito in innovazione, ha istituito un tavolo tecnico al fine di sorpassare il sillogismo ‘formazione – apprendimento – verifica’ e sostenere la competitività di quelle aziende che abbracciano una logica formativa evoluta e innovativa. Vogliamo che sia data la giusta attenzione agli ambienti di apprendimento con strumenti digitali e sistemi certi che certifichino le competenze acquisite a distanza. Riteniamo – aggiunge – sia una sfida per tutti come il quadro normativo sarà in grado di progredire e dare una risposta adeguata e concreta alle nuove esigenze formative delle grandi imprese da ora al prossimo futuro”.
Per Scuotto “è necessario ripensare in chiave innovativa tre dimensioni della formazione: metodologica, con il superamento della logica face to face, strumentale con l’ammissibilità di piattaforme digitali nei sistemi di valutazione delle performance e dell’apprendimento, normativa con l’adeguamento dell’impalcatura legislativa alla nuove realtà formative già diffuse nel Paese, al fine di sostenere le aziende nelle proprie necessità”.
Il vicepresidente di Fondimpresa, Massimo Cestaro, rimarca il senso dell’iniziativa: “Lo sviluppo di parte del sistema produttivo nazionale e internazionale è in larga misura trainato dalla crescita dei processi legati all’innovazione tecnologica che si fanno via via più veloci: ciò impone alle aziende di stare al passo in un mercato fortemente competitivo, assunto che la pervasività delle nuove tecnologie chiama l’innovazione sia dei prodotti/servizi, sia dei processi produttivi. In questo quadro, investimenti e formazione sono i fattori principali per la tenuta e la crescita del nostro sistema produttivo. La formazione – spiega – è l’elemento principale col quale le persone possono acquisire gli strumenti per la comprensione dei cambiamenti epocali che ci attendono, in particolare nel mondo del lavoro, a partire dalla crescita dell’intelligenza artificiale. In questo, appare sempre più preminente il ruolo e la funzione delle parti sociali”.
DL DIGNITA’: BOCCIA “STRUMENTI SBAGLIATI”
«Noi comprendiamo i fini del decreto dignità: evitare le delocalizzazioni selvagge e ridurre le dimensioni della precarietà. Critichiamo gli strumenti che sono stati individuati». Lo dice Vincenzo Boccia, presidente della Confindustria, in un’intervista a Repubblica.
«Nessuna marcia indietro – precisa – abbiamo sempre espresso critiche sugli strumenti individuati dal governo”. Per Boccia “il decreto dignità può ancora essere corretto in Parlamento. Ripeto, ne comprendiamo gli obiettivi ma non l’avremmo fatto così». Le proposte di Confindustria? «Sul fronte delle delocalizzazioni – dice Boccia – vanno evitate aree grigie, dal punto di vista normativo, che possano dar luogo a conflitti interpretativi. Per quel che riguarda i contratti a termine pensiamo che sia un errore passare da 36 mesi di contratti senza causale a 12. È un meccanismo che provocherà un maggiore turn over dei lavoratori.
La nostra proposta è di allungare a 24 mesi il periodo entro il quale poter ricorrere al contratto a termine senza dover specificare la motivazione».
LAVORO, DA “INVISIBILI” -42,6 MLD AL FISCO
Sono 3,3 milioni i lavoratori “invisibili” che ogni giorno si recano nei campi, nei cantieri, nei capannoni o nelle case degli italiani per prestare la propria attività lavorativa. Pur essendo sconosciuti all’Inps, all’Inail e al fisco, gli effetti economici che producono questi soggetti sono importanti e pesantissimi. Secondo le ultime stime elaborate dall’Ufficio studi della CGIA, questo esercito di irregolari genera 77,3 miliardi di fatturato in nero all’anno, sottraendo al fisco un gettito di 42,6 miliardi. Un importo, quest’ultimo, pari a oltre il 40% dell’evasione di imposta annua stimata dai tecnici del ministero dell’Economia e delle Finanze.
A rimetterci non sono solo le casse dell’Erario, ma anche le tantissime attività produttive e dei servizi, le imprese artigianali e quelle commerciali che, spesso, subiscono la concorrenza sleale di questi soggetti. Questi lavoratori in nero, infatti, non essendo sottoposti ai contributi previdenziali, a quelli assicurativi e a quelli fiscali consentono alle imprese dove prestano servizio di beneficiare di un costo del lavoro molto inferiore e, conseguentemente, di praticare un prezzo finale del prodotto/servizio molto contenuto. Prestazioni, ovviamente, che chi rispetta le disposizioni previste dalla legge non è in grado di offrire. Tre milioni di persone, costituite da lavoratori dipendenti che fanno il secondo/terzo lavoro, da cassaintegrati o pensionati che arrotondano le magre entrate o da disoccupati che in attesa di rientrare nel mercato del lavoro sopravvivono “grazie” ai proventi riconducibile a un’attività irregolare.
Per contrastare questo fenomeno – secondo la CGIA – la reintroduzione dei voucher potrebbe essere una prima risposta. Oltre ai voucher, ovviamente, per contrastare questo fenomeno c’è la necessità, in particolar modo, di abbassare le tasse e i contributi previdenziali, di ridurre il carico amministrativo e di incentivare le misure dissuasive e di stimolo all’emersione, sostenendo, soprattutto, l’attività di controllo eseguita dagli organi preposti. Senza contare, infine, che è necessario mettere in campo una grande operazione educativa in tutti gli ambiti sociali per promuovere la cultura della legalità. La regione più a “rischio” è la Calabria che presenta 146 mila lavoratori in nero, ma un’incidenza percentuale del valore aggiunto da lavoro irregolare sul Pil regionale pari al 9,9%. Un risultato che è quasi doppio rispetto al dato medio nazionale (5,2%).
Questa situazione, secondo l’elaborazione della CGIA, si traduce in quasi 1,6 miliardi di mancate entrate per lo Stato dalla Calabria. Segue la Campania che con 382.900 unità di lavoro irregolari “produce” un Pil in “nero” che pesa su quello ufficiale per l’8,8%. Le tasse che mediamente vengono a mancare in Campania ammontano a 4,4 miliardi all’anno. Al terzo posto di questa particolare graduatoria troviamo la Sicilia: con 312.600 irregolari e un peso dell’economia sommersa su quella complessiva pari all’ 8,1%, le imposte e i contributi non versati sfiorano i 3,5 miliardi all’anno. Il territorio meno interessato dalla presenza dell’economia sommersa è il Veneto: i 199.400 lavoratori in nero “causano” 5,2 miliardi di valore aggiunto sommerso (pari al 3,8% del Pil regionale) che sottraggono al fisco quasi 2,9 miliardi.
ISTAT, PREZZI ABITAZIONI IN CALO NEL I TRIMESTRE
Secondo le stime preliminari, nel primo trimestre 2018 l’indice dei prezzi delle abitazioni (IPAB) acquistate dalle famiglie, sia per fini abitativi sia per investimento, diminuisce dello 0,1% rispetto al trimestre precedente e dello 0,4% nei confronti dello stesso periodo del 2017 (era -1,2% nel quarto trimestre 2017). Lo riferisce l’Istat.
La flessione tendenziale dell’IPAB è da attribuire esclusivamente ai prezzi delle abitazioni esistenti che manifestano una variazione negativa pari a -0,8%, in attenuazione da -1,5% del trimestre precedente. I prezzi delle abitazioni nuove, invece, accelerano su base tendenziale passando dal +0,2% del quarto trimestre del 2017 al +1,3% del primo trimestre del 2018.
Su base congiunturale la diminuzione dell’IPAB è dovuta esclusivamente al calo dei prezzi delle abitazioni nuove (-1,3%), mentre quelli delle abitazioni esistenti registrano un aumento dello 0,2%. Il tasso di variazione acquisito dell’IPAB per il 2018 risulta pari a -0,5%.
Con i dati del primo trimestre 2018 sono stati aggiornati, come di consueto, i pesi utilizzati per la sintesi degli indici delle abitazioni nuove e di quelle esistenti. In particolare, il peso delle abitazioni nuove continua a diminuire ed è pari a circa il 19% (era quasi il 35% nel 2010) contro circa l’81% delle abitazioni esistenti.
Gli indici dei prezzi delle abitazioni del primo trimestre 2018 sono elaborati dall’Istat utilizzando la nuova base dati proveniente dall’Agenzia delle Entrate caratterizzata da maggiore completezza e tempestività e che ha reso necessaria la revisione dell’intera serie storica pubblicata (Prospetto 2 e Prospetto 3).
La nuova base dati permette inoltre l’elaborazione di indici dei prezzi delle abitazioni con un maggior dettaglio territoriale, indici che saranno pubblicati e commentati a partire dalla diffusione dei dati del secondo trimestre del 2018.
INTESA SANPAOLO E VIVA FESTIVAL 2018 IN VALLE D’ITRIA
Avant Pop, House ed Elettronica. Dal 4 all’8 luglio Viva Festival 2018 ha animato la Valle d’Itria, in Puglia, con l’esibizione di artisti provenienti dalla musica disco, soul, hip hop, tecno, elettronica e sperimentale. Partner dell’evento il gruppo Intesa San Paolo.
“Il nostro obiettivo è sviluppare un rapporto ancora più stretto con la nostra clientela – ha detto Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e direttore generale del Banco di Napoli -. La definizione di Banca delle Passioni è una delle nostre dimensioni che è a stretto confine con il mecenatismo. Una esperienza che dopo X Factor e Viva Festival si estenderà anche alla Notte della Taranta. La dimensione finanziaria non è l’unica possibile. Per noi al primo posto c’è il cliente nella sua totalità e nelle sue passioni. E in questo contesto il segmento giovanile è al centro della nostra azione, perché è su loro che si fondano le speranze del nostro Paese”.
Per il co-founder di Viva Festival, Ninni Laterza, “il ruolo di sponsor come Intesa Sanpaolo e il Banco di Napoli che hanno creduto in noi è di tutto rilievo. Con loro abbiamo messo in piedi un progetto che coinvolge anche anche il Fondo Ambiente Italiano”.
“Grazie a serate come queste di Viva Festival la Puglia sta vivendo momenti esaltanti di continuo aumento del turismo. Per questo è importante il ruolo delle banche, affinché il territorio continui a crescere”, commenta l’imprenditore Francesco Colangelo.
Locorotondo, Fasano, Martina Franca, Ostuni e Alberobello: Viva Festival, giunto alla sua seconda edizione, ha offerto un approccio transglobale ai nuovi suoni grazie ad alcuni degli artisti più apprezzati e influenti del panorama musicale degli ultimi anni.
TURISMO 4.0. INTESA SP PUNTA SULLA PUGLIA
“Il turismo rappresenta un punto chiave dell’economia italiana circa il 12% del valore aggiunto e ancora di più se parliamo di occupazione. E’ un volano occupazionale straordinario. Ed è stato uno degli elementi che ha contribuito alla ripresa dell’economia italiana negli ultimi anni e anche in prospettiva rivestirà sicuramente un ruolo molto importante. C’è un potenziale molto forte ancora tutto da esplorare per il nostro Paese”. A dirlo, a Cisternino, in Valle d’Itria – dove si è tenuto l’incontro “Prospettive del Turismo 4.0”, organizzato da Intesa Sanpaolo -, Stefania Trenti, Responsabile Industry, Direzione Studi e ricerche del gruppo bancario.
Nel corso dell’incontro, l’attenzione si è focalizzata sul turismo pugliese. La Puglia, infatti offre il 16% dei posti letto alberghieri del Sud e il 29% di quelli associabili alla ricettività complementare. Inoltre, negli ultimi cinque anni in Valle d’Itria le presenze turistiche sono cresciute del 23,1%, superando il tasso di crescita del Salento (+14,1%) e arrivando ad assorbire il 14% del totale regionale.
IL TURISMO COME VOLANO PER IL TERRITORIO
Il turismo, quindi come volano di crescita del territorio che, secondo Francesco Guido, direttore regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e direttore generale del Banco di Napoli, deve creare anche un cambiamento culturale nell’imprenditore, in modo da “coniugare la qualità che comunque oggettivamente esiste nell’ambito dell’offerta di Puglia, del Sud e della Valle d’Itria e cercare di unirla con una programmazione più scientifica facendo filiera, cercando di generare i presupposti per la formazione, cercando di investire sul Welfare – ha spiegato – creare effettivamente quel tessuto connettivo sociale che poi genera progressi in campo imprenditoriale. Non è il denaro, né la convenzione, né il tasso. Sono schemi antichi – ha sottolineato Guido – che non hanno portato e che non portano da nessuna parte. Le condizioni di mercato finanziario e le condizioni economiche – ha ribadito – sono cambiate a livello mondiale. Occorre un cambio culturale, un cambio anche dell’impostazione dell’organizzazione aziendale. Mantenere il controllo familiare – ha chiarito Guido – non significa necessariamente avere un manager che proviene dalla famiglia, ma cercare di immaginare anche un manager che può essere reclutato dall’esterno con le caratteristiche specifiche che possono anche essere migliori – ha concluso – rispetto al figlio dell’imprenditore”.
INTESA SAN PAOLO PARTNER DEGLI IMPRENDITORI TURISTICI
“Non ci si può più improvvisare – ha sottolineato Stefania Trenti -. Ormai il turismo è un settore molto complesso, diventato quasi più complesso di altre attività. L’intenzione di Intesa Sanpaolo – ha annunciato – è quella di affiancarci agli imprenditori di questo settore, attraverso un’offerta integrata, cercando partner che ci possono aiutare – ha concluso – anche in questo processo di maggiore conoscenza del settore”.
L’evento è stato organizzato in collaborazione con Destination Italia. “Una destinazione di successo – ha detto il Co-Founder e Ceo di Destination Italia, Marco Ficarra – è fatta di prodotto, di comunicazione, e soprattutto della capacità di trasmettere quanto si può vivere in una destinazione. Oggi il turista straniero è quello che a noi interessa portare in Italia, farlo stare il più a lungo fargli scoprire posti che potrà raccontare. Vuole tornare a casa – ha continuato – sapendo di aver vissuto all’italiana. Questo è il turista di questi anni. La Puglia – ha aggiunto – è già una destinazione di successo e ha la potenzialità per poter avere un turista che viene anche in altri momenti della stagione, che scopre le altre bellezze, non solo quelle turistiche e storiche ma anche quelle della tradizione”.
All’incontro ha partecipato anche, Pietro Pelù, direttore commerciale Imprese di Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo.
PER LA PUGLIA 15,2 MILIONI DI PRESENZE NEL 2017
Da una ricerca della Direzione Studi di Intesa Sanpaolo emerge come l’Italia si classifichi tra le prime cinque top destination mondiali. I turisti stranieri sono cresciuti a due cifre negli ultimi dieci anni, +42,9% in termini di arrivi e +31,1% in termini di presenze.
Per la Puglia dei 15,2 milioni di presenze turistiche regionali 2017 soltanto il 21,5% è riconducibile ai non residenti, ovvero l’1,5% del totale delle presenze di turisti non residenti che hanno visitato l’Italia.
Si tratta di numeri ancora insufficienti per una terra con un buon potenziale turistico, sfruttato solo in parte e che, a livello di capacità ricettiva, offre il 16% dei posti letto alberghieri del Sud e il 29% di quelli associabili alla ricettività complementare. Nuove opportunità di sviluppo possono emergere dall’offerta di pacchetti multi-tematici, nell’ottica di un turismo di tipo esperienziale che possa ridurre anche la stagionalità delle mete marine.
IL TURISMO, LA VALLE D’ITRIA E INTESA SANPAOLO
La Valle d’Itria, in particolare, rappresenta un esempio di destinazione turistica integrata che, con la sua varietà di fattori d’attrattiva (patrimonio culturale, naturalistico e ricco calendario di eventi), può dar vita a un importante gioco di sinergie, qualora si spinga maggiormente sulla leva della visibilità, sia internazionale che nazionale, sfruttando anche le potenzialità offerte dal web.
Negli ultimi cinque anni le presenze turistiche nell’area sono cresciute del 23,1%, superando il tasso di crescita del Salento (+14,1%), arrivando ad assorbire il 14% del totale regionale. Le maggiori potenzialità di crescita potranno riguardare le strutture in grado di allinearsi agli standard internazionali e arricchire la propria offerta.
A tale proposito sono stati illustrati i servizi che Intesa Sanpaolo mette a disposizione degli imprenditori turistici: dai finanziamenti per gli investimenti necessari alla crescita e all’operatività ordinaria, allo sviluppo del Programma Filiere per valorizzare la capacità di fare sistema e trarre benefici in termini di miglior accesso al credito. Con lo stesso obiettivo c’è il nuovo Modello di Rating Qualitativo che valorizza anche gli elementi intangibili nel calcolo finale del merito di credito.
L’attenzione alla valorizzazione del comparto avviene anche grazie all’associazione a una valutazione ‘tradizionale’ di un’analisi ‘industriale’ per consentire ai gestori della banca la piena valorizzazione degli elementi qualitativi, dei progetti delle imprese turistiche e dei loro contenuti gestionali.
Il Gruppo Intesa Sanpaolo inoltre offre supporto specialistico su progetti complessi attraverso il Desk Turismo di Mediocredito Italiano e finanza straordinaria grazie sia a Mediocredito Italiano sia a Banca IMI, formazione per la valorizzazione del capitale umano come leva strategica fondamentale per le imprese turistiche, supporto nella gestione dei programmi di Welfare Aziendale attraverso l’erogazione di premi aziendali ai propri dipendenti sotto forma di beni e servizi, servizi non finanziari attraverso Intesa Sanpaolo Forvalue (ad es. per costruire nuovi ricavi, acquisire nuovi clienti, allearsi con altre realtà, abbattere i rischi e selezionare collaboratori).
TURISMO 4.0, L’ACCORDO CON IL MIBACT
Un accordo triennale con il MIBACT mette a disposizione un plafond di 5 miliardi destinato alla predisposizione di un ‘Patto per il Turismo 4.0’.
Intesa Sanpaolo partecipa anche a due iniziative imprenditoriali, piattaforme digitali per la promozione del territorio che intendono valorizzare strategicamente tutta quella componente del patrimonio turistico italiano costituita dalla grande varietà dei territori e dall’enorme numero di attrazioni che rendono l’Italia una destinazione unica: città d’arte, siti archeologici, musei, destinazioni marine e montane, laghi e colline, passando per i borghi per arrivare alla gastronomia, ai vini e al fashion shopping.
Destination Gusto è l’e-commerce di Intesa Sanpaolo a sostegno dei piccoli e medi artigiani della qualità agro-alimentare italiana per vendere online i loro prodotti di eccellenza.
Destination Italia è una online travel agency nata dalla partnership tra Lastminute.com e Intesa Sanpaolo con la mission di rendere prenotabile a un turista straniero il suo viaggio in Italia.












