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Attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia

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KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Sotto attacco, nella notte, in Ucraina, la centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa. L’offensiva russa, che ha causato anche lo scoppio di un incendio in un edificio situato nel complesso, ha destato molta preoccupazione nel continente europeo e nel mondo. L’impianto, che si trova nei pressi di Enerhodar, è occupato dalle forze russe ma “il personale continua a lavorare”, “monitora lo stato delle unità di potenza e ne garantisce il funzionamento”. Lo ha comunicato l’Ispettorato statale per la regolamentazione nucleare dell’Ucraina in una nota. “Non sono stati registrati cambiamenti nella situazione delle radiazioni”, aggiunge. “L’esercito russo sta sparando da tutte le parti sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, la più grande centrale nucleare d’Europa”, aveva scritto in un tweet il ministro degli esteri ucraino, Dmytro Kuleba. “È già scoppiato un incendio. Se esplode – aveva continuato -, sarà 10 volte più grande di Chernobyl”.

L’Agenzia internazionale per l’energia atomica ha fatto sapere che “non sono stati segnalati cambiamenti nei livelli di radiazioni nell’impianto”. “L’autorità di regolamentazione ucraina ha affermato che un incendio nel sito non ha colpito le attrezzature ‘essenziali’”, ha aggiunto l’Aiea. Poi, il direttore generale dell’Agenzia, Rafael Mariano Grossi, ha parlato con il primo ministro ucraino Denys Shmyhal e ha lanciato un appello perché “l’uso della forza” venga fermato. “Faccio appello alle parti affinché si astengano da azioni che possano mettere in pericolo le centrali nucleari”, ha twittato Grossi, che si è detto “profondamente preoccupato”. In un aggiornamento Facebook, il servizio statale per le emergenze ucraino ha spiegato che l’incendio, che ha interessato alcuni piani di un edificio situato nel complesso della centrale, è stato spento. Non ci sono vittime.

Preoccupati anche i leader occidentali. Il primo ministro britannico Boris Johnson ha parlato con il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky. “Il primo ministro ha detto che le azioni sconsiderate del presidente Putin potrebbero ora minacciare direttamente la sicurezza di tutta l’Europa”, afferma Downing Street in una nota. Johnson chiederà una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu.
Anche il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha parlato con Zelensky. Biden “si è unito al presidente Zelenskyy nell’esortare la Russia a cessare le sue attività militari nell’area e consentire ai vigili del fuoco e ai soccorritori di emergenza di accedere al sito”, ha twittato la Casa Bianca nelle prime ore dell’attacco. “L’Europa deve svegliarsi ora”, ha affermato Zelensky pubblicando un video su Facebook.
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La Nato non istituirà una No-Fly Zone in Ucraina

BRUXELLES (BELGIO) (ITALPRESS) – La Nato non istituirà una No-Fly Zone sull’Ucraina nè invierà le sue truppe, ma ha promesso nuovi aiuti a Kiev. A dirlo il segretario generale dell’alleanza atlantica, Jens Stoltenberg, che ha invitato il presidente russo Vladimir Putin a porre fine all’invasione in Ucraina.
Durante una conferenza stampa a margine della riunione dei ministri degli Esteri Nato, Stoltenberg ha chiarito che “gli alleati sono d’accordo che non dovremmo avere aerei o truppe Nato nello spazio aereo ucraino”, ma ha rimarcato la responsabilità della stessa alleanza “nell’impedire che questa guerra si intensifichi oltre l’Ucraina perchè sarebbe ancora più pericoloso e devastante”. Stoltenberg si è poi rivolto direttamente al presidente russo: “Questa è la sua guerra, una che ha scelto e che sta conducendo nei confronti di un Paese pacifico. Chiediamo al presidente Putin di fermare questa guerra e ritirare le truppe senza condizioni ora”.
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Zelensky: “L’Europa deve svegliarsi e fermare Mosca”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – “Faccio appello a tutti gli ucraini, a tutti gli europei, a tutte le persone che conoscono la parola ‘Chernobyl’ e sanno quanti lutti e vittime ha causato l’esplosione alla centrale nucleare. E’ stata una catastrofe globale”. Lo ha detto il presidente dell’Ucraina, Volodymyr Zelensky, in un video pubblicato su Facebook, nelle prime ore dell’attacco alla centrale nucleare di Zaporizhzhia. “L’Europa deve svegliarsi ora”, ha detto Zelensky, rivolgendosi anche ai cittadini europei e spiegando che nella centrale di Zaporizhzhia “ci sono sei unità di potenza”. Il presidente ucraino ha anche riferito di aver parlato con alcuni leader, tra cui il presidente statunitense Joe Biden, il premier britannico Boris Johnson, il cancelliere tedesco Olaf Scholz e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel.
“Nessuno Stato, eccetto la Russia – ha aggiunto Zelensky -, ha mai sparato contro le centrali nucleari. Per la prima volta nella nostra storia, nella storia dell’umanità, lo stato terrorista ha fatto ricorso al terrore nucleare”, ha affermato il presidente ucraino. “L’esercito russo – ha detto – deve essere fermato immediatamente”.
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Tra Russia e Ucraina intesa sui corridoi umanitari, ma tregua lontana

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KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Ci si aspettava ben poco da questa seconda tornata di negoziati ed infatti il vertice in Bielorussia non ha sortito novità sostanziali. L’incontro fra la delegazione russa e quella ucraina ha partorito solamente l’apertura di qualche corridoio umanitario ma non è stata sottoscritta una vera e proprio tregua se non un cessate il fuoco temporaneo e forse neanche in tutto il Paese. Anzi, il presidente russo Vladimir Putin ha ulteriormente tuonato contro i “neonazisti” di Kiev ribadendo ancora una volta che le due nazioni rappresentano un unico popolo. Per suffragare questa sua posizione ha continuato per tutta la giornata a bombardare i “suoi” fratelli di Kharkiv ed ha ucciso con i raid 33 civili a Chernivtsi, dove sono state abbattute scuole e edifici residenziali. Una potenzia di fuoco che non si è arrestata nemmeno un attimo e che ha continuato a sprigionarsi anche su Mariupol, il porto sul Mare d’Azov, dove mezzo milione di persone sono ormai senz’acqua, elettricità e riscaldamento.

Anche Odessa, la città sul Mar Nero ricca di storia e cultura, potrebbe finire sotto tiro a breve: la marina russa si starebbe preparando per lo sbarco, quattro navi di Mosca sono già al largo e l’attacco sarebbe questione di ore. Kiev resiste: non ci sono stati particolari avanzamenti delle truppe russe da nord ed oggi nel centro, in particolare attorno a Maidan, non sono rimbombate le esplosioni verificatesi nei dintorni i giorni precedenti. Ma la sensazione è che la calma della Capitale sia solo apparente, anche perché, non lontano da qui, i bombardamenti sono proseguiti incessanti. Ciò che è certo, in ogni caso, è che a una settimana dall’inizio della guerra quasi tutte le più importanti città del Paese sono ancora in mano ucraina e questo conferma le difficoltà inaspettate riscontrate dal Cremlino. E forse proprio per questo Putin ha alzato il tiro: non si attendeva una reazione così massiccia dell’esercito di Kiev e della popolazione civile e le sue dichiarazioni odierne evidenziano il nervosismo che si respira a Mosca.

Lo “zar” ipotizzava forse una guerra lampo ed invece deve mettere in conto i caduti civili fra gli ucraini e le numerose perdite fra i suoi soldati. Se da una parte, quindi, i risultati non sono in linea con gli obiettivi, dall’altra il rischio è che Putin aumenti ulteriormente la potenza di fuoco e che la carneficina possa crescere e non placarsi. I russi oltretutto hanno usato solo parzialmente l’aviazione; lo hanno fatto a Kharkiv e i risultati sono testimoniati dalle fotografie e dai video di distruzione nella seconda città del Paese, ma non ancora nella Capitale.

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Zelensky: “Opporremo una resistenza feroce”. Già un milione di profughi

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KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Piovono ancora bombe e missili sulle città mentre si attende la ripresa dei negoziati.
L’offensiva russa in Ucraina continua. Diverse città e paesi hanno subito gravi danni dopo i bombardamenti. Secondo Kyiv Independent, a Kharkiv l’attacco russo ha colpito almeno tre scuole e la Cattedrale dell’Assunzione della città, mentre a Okhtyrka decine di edifici residenziali sono stati distrutti. A Kiev, nella notte, dopo che era scattato l’allarme antiaereo, sono state udite quattro esplosioni, alcune in centro, altre vicino a una stazione della metropolitana.
Nel frattempo, la città di Kherson è caduta in mano alle forze russe. Lo hanno confermato al New York Times il sindaco Igor Kolykhaev e un alto funzionario del governo ucraino. Nella giornata di ieri sulla città, considerata centro strategico nell’Ucraina meridionale, si erano susseguite notizie contraddittorie, con il ministero della difesa russo che aveva comunicato di aver preso il “pieno controllo del centro regionale di Kherson”.
In un aggiornamento della situazione sul campo, le forze armate ucraine hanno comunicato che l’offensiva continua nelle aree di Novy Aidar, Volnovakha e Mariupol ma i russi non avrebbero “raggiunto l’obiettivo principale di catturare Mariupol”.
Durante un bombardamento a Kharkiv è morta Maryna Fenina, membro nazionale della Missione speciale di monitoraggio dell’OSCE in Ucraina. In una nota dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, il presidente in carica e il segretario generale hanno espresso le loro condoglianze. “Maryna è stata uccisa – è spiegato nella nota – mentre faceva provviste per la sua famiglia in una città che è diventata una zona di guerra. A Kharkiv e in altre città e paesi dell’Ucraina, missili, proiettili e razzi stanno colpendo edifici residenziali e centri cittadini, uccidendo e ferendo civili innocenti, donne, uomini e bambini”.
Intanto il pubblico ministero della Corte penale internazionale, Karim Khan, ha annunciato di aver aperto un’indagine sulla situazione in Ucraina e in merito a possibili accuse di crimini di guerra o contro l’umanità.
Sul piano umanitario la situazione è ancora critica. “In soli sette giorni abbiamo assistito all’esodo di un milione di profughi dall’Ucraina verso i paesi vicini”, ha annunciato in un tweet l’Alto Commissario dell’Onu per i rifugiati, Filippo Grandi. “Per molti altri milioni di persone, all’interno dell’Ucraina – ha aggiunto -, è tempo che le armi tacciano, in modo che possa essere fornita assistenza umanitaria salvavita”. In un nuovo messaggio video il presidente ucraino Volodymyr Zelensky avverte che il popolo opporrà una “resistenza feroce” al tentativo della Russia di occupare il Paese.
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Telefonata Macron-Putin “Il peggio deve ancora venire”

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MOSCA (ITALPRESS) – Si troverà una soluzione alla situazione in Ucraina. Lo ha detto il ministro degli esteri Sergei Lavrov secondo quanto riporta la Tass e Interfax. Lavrov ha confermato anche che i colloqui tra rappresentanti di Russia e Ucraina si svolgeranno oggi.”La Russia è pronta a discutere le garanzie di sicurezza per l’Ucraina e tutta l’Europa”, ha detto il ministro degli Esteri russo, in una conferenza stampa con i giornalisti internazionali.
Il ministero della Difesa russo ha annunciato che Mosca è pronta in qualsiasi momento a creare adeguati corridoi umanitari per l’evacuazione dei civili.

Ma segnali negativi arrivano da una telefonata tra il presidente francese Emmanuel Macron e Vladimir Putin. Durante il colloquio, durato un’ora e mezza come ha informato l’Eliseo, il presidente russo ha espresso la sua intenzione “di continuare senza compromessi” la sua offensiva. Parole nette che non sembrano avere concesso sprazzi di ottimismo, tanto che a margine del colloquio il capo di Stato francese ha affermato che “il peggio deve ancora venire”, considerando “la grandissima determinazione di Putin a continuare la sua offensiva, e il cui scopo è prendere il controllo di tutto il Paese”.

E’ in corso intanto il secondo giro di colloqui tra Russia e Ucraina, nella zona di Brest, in Bielorussia. Come mostrato da un video di una tv locale rilanciato da Rainews24, le due delegazioni hanno iniziato i colloqui stringendosi la mano.

La nave cargo estone “Helt” è affondata al largo di Odessa, in Ucraina. Secondo fonti del governo di Kiev, sarebbe stata colpita da siluri russi. Quattro membri dell’equipaggio risultano dispersi, mentre due sono riusciti a mettersi in salvo su una scialuppa.

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Ucraina, Macron “Putin ha scelto la guerra, le sue sono bugie”

PARIGI (FRANCIA) (ITALPRESS) – “Abbiamo fatto di tutto per evitarlo, ma è solo una scelta di Putin, che ha negato un impegno preso davanti alla comunità delle nazioni. Non ci sono truppe o basi della Nato in Ucraina. Queste sono bugie. La Russia non è attaccata, è l’aggressore. Questa guerra è ancora meno, come farebbe pensare una propaganda insostenibile, una lotta contro il nazismo. E’ una bugia, un insulto alla storia di Russia e Ucraina, alla memoria dei nostri anziani, che hanno combattuto fianco a fianco contro il nazismo”. Il presidente francese Emmanuel Macron alle 20 si presenta in tv per pronunciare un discorso alla nazione, nel quale addossa tutte le responsabilità a Vladimir Putin. “Tuttavia – sottolinea – non siamo in guerra con la Russia. Sappiamo tutto ciò che ci lega a questo grande popolo europeo, il popolo russo, che tanto ha sacrificato durante la Seconda guerra mondiale per salvare l’Europa dall’abisso. Siamo oggi al fianco di tutti i russi che, rifiutando di permettere che una guerra indegna sia condotta in loro nome, hanno lo spirito, la responsabilità e il coraggio di difendere la pace e che la fanno conoscere in Russia e altrove”.
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Già oltre 2 mila vittime civili in Ucraina, l’Onu si schiera con Kiev

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KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Oltre 2 mila civili sarebbero stati uccisi finora nell’invasione della Russia in Ucraina. Lo hanno comunicato le autorità ucraine, secondo quanto riferisce la Bbc che cita il servizio di emergenza.
Sarebbero stati uccisi anche dieci soccorritori, spenti più di 400 incendi, disinnescati 416 esplosivi e distrutti snodi di trasporto, ospedali, asili ed edifici residenziali.

Ripartono il 3 marzo i colloqui per arrivare quanto meno al cessate il fuoco in Ucraina. Il faccia a faccia tra le due delegazioni, i cui componenti dovrebbero essere gli stessi della prima tornata di lunedì, non dovrebbe però svolgersi a Gomel, ma nella foresta di Bialowieza Pushcha, al confine tra Bielorussia e Polonia. Si tratta di una delle più antiche foreste d’Europa e vi si accede da entrambi i Paesi. A dare la conferma della partecipazione dell’Ucraina è stato il leader del partito “Servo del Popolo” David Arakhamia. Secondo il consigliere del capo dell’Ufficio del presidente dell’Ucraina Mykhailo Podolyak, “le parti hanno identificato una serie di argomenti prioritari su cui sono state delineate determinate decisioni”. L’esercito russo fornirà un corridoio di sicurezza per la delegazione ucraina. Difficile capire lo spirito con cui arriverà all’appuntamento la delegazione di Kiev, dopo che per due giorni l’avanzata russa non si è fermata, e anzi sulle grandi città è aumentata di intensità. Sull’altro fronte, pesano ogni ora di più le difficoltà finanziarie russe, con il Paese bloccato e un malcontento crescente. Come noto, in un colloquio tra Vladimir Putin ed Emmanuel Macron avvenuto lunedì, il presidente russo aveva ribadito come sulla Crimea non sia intenzionato a cedere, considerandola già territorio russo dal 2014, mentre sul Donbass l’approccio sembra più cauto. Se l’adesione all’Unione Europa dell’Ucraina entro l’anno non è una condizione ostativa per Mosca, diverso il discorso relativo alla Nato, su cui gli emissari del Cremlino non cederanno. Soprattutto andrà definita l’eventuale ritirata dei soldati russi, se mai avverrà.

Intanto Volodymyr Zelensky, dopo il voto quasi unanime incassato ieri dal Parlamento Europeo sull’ingresso nell’Unione Europea, oggi ha raccolto un altro voto favorevole dalle Nazioni unite, dove l’assemblea ha espresso pieno sostegno a lui e al suo popolo: i voti a favore sono stati 141, cinque i contrari e 35 gli astenuti, tra cui Cina, India e Cuba. Proprio il ruolo di Pechino resta enigmatico. Ieri l’ambasciatore cinese aveva contattato il suo omologo ucraino, confermandogli l’impegno per la pace del suo Paese, ma nel frattempo veniva siglata un’intera con Mosca per costruire un nuovo gasdotto tra i due Paesi. A equilibrare la vicenda a ovest l’abbandono definitivo dei tedeschi al progetto Nord Stream 2. Intanto i giganti energetici russi si ritrovano soli, senza più partner occidentali. Non è solo geopolitica, infatti potersi consorziare è decisivo per avere accesso alle nuove risorse scoperte grazie alle campagne di trivellazioni, dividendo i costi di ricerca e socializzando i ricavi dalle estrazioni. Da soli, anche colossi come Gazprom, non hanno risorse per cercare petrolio e gas. Anche per questo il costo di quest’ultimo è alle stelle. Una bolla, quella legata al conflitto, che non influisce sulle già esose bollette, per ora. Certamente però senza una pace duratura, gli aumenti diventeranno ingestibili.

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