Home Esteri Pagina 138

Esteri

Si stringe l’assedio su Kiev, carri armati russi nelle strade

0

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – Proseguono senza sosta, e molto lontano dalle telecamere dei media occidentali, le operazioni militari russe in Ucraina. Progressivamente, la morsa va stringendosi attorno alla capitale che potrebbe cadere a ore. L’avanzata non conosce ostacoli di rilievo, anche perché dall’Occidente arrivano solo aiuti economici di scarsissimo rilievo, poche decine di milioni di euro dai singoli Paesi. Il presidente Vladimir Zelensky ha gelato gli altri capi di Stato della Nato, quando in apertura della riunione di questo pomeriggio ha chiarito: “Questa potrebbe essere l’ultima volta che mi vedete vivo”. Parole che danno la misura di quanto sta realmente accadendo, al di là della guerra di proclami e annunci con cui per tutta la giornata i vertici militari russi e ucraino si sono rimbalzati responsabilità e accuse. Nel dettaglio delle operazioni, tra quelle certe c’è la presa dell’aeroporto di Gostomel, parte dei russi. Lo scalo si trova molto vicino a Kiev, e dopo oltre 24 ore di battaglia e oltre 200 morti ucraini, è ora diventato una cruciale base logistica dove convogliare armi e munizioni in vista dell’assedio. Per tutta la giornata si è combattuto anche a Oblolon, sponda occidentale del Dneper, il fiume lungo più di duemila chilometri, che taglia in due la capitale ucraina. Il sobborgo si trova a nord di Kiev, che ancora non è sotto assedio. Anche se, ripetutamente si sono sentiti colpi di armi echeggiare per le strade improvvisamente deserte, anche vicino ai palazzi governativi.

Il sindaco di Kiev, l’ex pugile Vitali Klitschko, ha chiesto ai suoi concittadini di segnalare ogni movimento sospetto, “siamo in modalità difensiva” ha detto. In città cresce la paranoia, specie dopo che un sedicente giornalista è stato fermato dall’esercito, e si è poi rivelato come una spia russa. Anche per questo, l’esercito invita caldamente gli ucraini a realizzare artigianalmente delle bombe Molotov per difendersi e sabotare i russi. Non solo, il Governo ha anche tolto tutti i limiti per i volontari dell’esercito, ora tutti possono diventare soldati. Ma chi li armerà e rifornirà di munizioni? Il Governo ha detto di avere a disposizione solo 10mila armi. Ecco allora che si moltiplicano gli appelli a non rivelare informazioni preziose, ad esempio è stato imposto di spegnere tutte le webcam sulle strade, una fonte primaria per i russi per conoscere i movimenti delle truppe di terra ucraine. Tra le storie eroiche del secondo giorno di battaglia, due spiccano.

In Crimea un ingegnere ha minato un ponte facendolo saltare, ben sapendo che sarebbe morto anche lui al momento della deflagrazione. C’è poi la vicenda della cosiddetta Isola dei serpenti nel Mar Nero, dove 13 soldati non si sono arresi e sono stati uccisi dal bombardamento di una nave russa, che li aveva avvertiti, ricevendo come risposta un “fottiti, nave russa”. A preoccupare l’esercito ucraino, sono però soprattutto i territori più lontani dalla capitale. Si spara e piovono missili grosso modo in tutte le province, e quasi sempre la resistenza ucraina dura solo qualche ora. Tra la prime a cadere stamane Chernihiv, si spara in continuazione a Charkiv, seconda città del Paese, a Odessa così come Mariupol. A Donetsk e Luhansk, territori separatisti, la progressione è inesorabile al ritmo di oltre dieci chilometri al giorno. A Chernobyl la centrale è in mani russe, con annesse polemiche sui livelli di radiazioni tornati a salire per la polvere sollevata dai soldati impegnati nell’assedio di ieri. Esplosioni anche a Leopoli, la più grande città nella parte più occidentale dell’Ucraina, dove migliaia di profughi passano in cerca di salvezza in Polonia, Slovacchia e Ungheria. Non si contano i profughi in Romania e Moldavia, con i treni stracolmi che intasano le stazioni di tutto il Paese.

Il cuore della guerra è però sempre più Kiev. Se i russi conquisteranno la capitale, sarà logico ipotizzare la rapida capitolazione del resto del Paese. Per ora le vittime civili sono poche, solo 25 secondo l’Onu, 57 secondo Zelensky. Questo perché quasi tutti gli obiettivi civili vengono evitati, ieri per errore è stato colpito un palazzo residenziale a Kiev, deserto poiché tutti gli inquilini erano nel rifugio sotto le cantine. E’ chiaro che se la guerra dovesse diventare guerriglia, il conto dei morti civili salirà. Sperare nella diplomazia è l’ultima possibilità per evitare il calvario di Kiev.

(ITALPRESS).

In Ucraina guerra totale, la capitale prova a resistere

0

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – In Ucraina ormai è guerra totale. Nel secondo giorno di questo dramma epocale la Russia ha intensificato gli attacchi concentrici in varie aree del Paese e sta colpendo non solo le infrastrutture aeree e militari ma anche aree residenziali. Le situazioni peggiori e le battaglie più cruente sono concentrate per ora nelle due città principali e lungo il Mare d’Azov e il Mar Nero. A Kiev questa mattina sembrava che le forze del Cremlino potessero entrare rapidamente nel centro della città ed invece al momento si combatte ancora nei sobborghi. L’esercito ucraino prova a resistere ma lo fa quasi esclusivamente con le truppe di terra, perché l’aviazione in buona parte è già compromessa. Zelensky ha chiamato a raccolta volontari da tutta Europa e Nato e UE spingono per aumentare l’invio di armamenti ma la differenza fra gli effettivi di Mosca e quelli di Kiev rimane gigantesca. I prossimi due giorni saranno probabilmente decisivi per la conquista della più grande città del Paese ma il rischio concreto è che una volta entrati in città la battaglia possa proseguire di casa in casa e causare una carneficina.

A Kharkiv, invece, secondo centro del Paese con un milione e mezzo di abitanti, i bombardamenti si sono fatti intensissimi dal pomeriggio e stanno riguardando anche le zone residenziali della città. Naukova, una delle vie principali, è sotto attacco da ore e molti abitanti hanno trovato rifugio nei sotterranei della metropolitana. A sud, invece, Mariupol e Odessa rimangono i due centri nevralgici del conflitto, nel tentativo dei russi di costruirsi un corridoio che unisca Rostov, la Crimea e tutta la costa. Come possa evolversi la situazione non è facile da prevedere ma Putin non sembra intenzionato ad alleggerire l’offensiva. Ha lanciato un appello all’esercito ucraino affinché prenda il potere e destituisca Zelensky mentre quest’ultimo avrebbe chiesto al Cremlino di iniziare i negoziati. Mosca ha risposto affermativamente ma premettendo che gli attacchi andranno avanti, condizione probabilmente irricevibile per Kiev. L’altro fronte caldo è quello del Donbass, dove l’Ucraina sta contenendo l’avanzata nemica fiancheggiata dai reparti di Donetsk e Lugansk. Nella regione sudorientale, a due passi dai separatisti, siamo riusciti ad incontrare uno degli ultimi battaglioni ucraini prima del check point che divide l’area dai separatisti.

“Non arretreremo di un centimetro – ci hanno confermato con determinazione i soldati di Kiev – e se anche la Capitale dovesse cadere nelle mani dei russi noi qui continueremo a resistere fino all’ultimo. Combattiamo contro un dittatore, dall’altra parte c’è il nuovo Hitler e tutto il mondo deve sostenerci perché questo criminale è pericoloso per tutti”. Le forze in campo sono impari ma la tenacia ucraina proverà a rimanere in piedi.

(ITALPRESS).

In Donbass una giornata tra paura e disillusione

0

LYSYCHANSK (UCRAINA) (ITALPRESS) – La giornata, sul fronte del Donbass, è trascorsa fra ansia, paura e disillusione. Il primo stato d’animo della popolazione è lo stress per le notizie che sopraggiungono da buona parte dell’Ucraina e per i colpi di artiglieria che soprattutto in mattinata sono risuonati pesanti anche fra Lysychansk e Severodonetsk, ad una ventina di chilometri dalla linea che separa il territorio in mano a Kiev e quello controllato da otto anni dai separatisti. C’è poi il timore – quasi una certezza – che a breve, forse ore o giorni, quest’area diventi il vero terreno di scontro fra Mosca e Kiev e che le armate russe possano avvicinarsi rapidamente da Donetsk e Lugansk, dopo essere già avanzate di alcuni chilometri e aver forzato i primi sbarramenti dell’esercito ucraino. Infine la disillusione che ha contagiato tutti: la guerra qui prosegue dal 2014, ha già contato 14 mila vittime, ha fatto scappare i più giovani, distrutto l’economia ed ora si appresta a fare altri morti – e chissà quanti – senza soluzione di continuità. Nelle città della zona si è riscontrato un minimo di movimento nella tarda mattinata e nel primo pomeriggio: la corsa al bancomat, le file per il pieno di benzina, per la spesa e le medicine, e poi a casa, attaccati a internet o alla tv.

Alle 18 le strade erano deserte anche senza necessità di coprifuoco ufficiale. E poco fa sono risuonati nuovi bombardamenti, a conferma che sarà una notte lunghissima e senza sonno, come lo è stata quella passata e come lo saranno le prossime. Sul campo di battaglia si contano invece diverse vittime soprattutto a sud-ovest di Donetsk, dove, secondo le autorità ucraine, i bombardamenti russi avrebbero colpito un ospedale causando quattro vittime e diversi feriti. Pesanti scontri sono stati segnalati sul fiume Donec, che costeggia la regione e che in alcuni punti funge da spartiacque fra la zona in mano a Kiev e quella dei separatisti. Che cosa potrebbe accadere nei prossimi giorni è difficile ipotizzare ma gli scenari possibili sono sostanzialmente tre e uno di questi ha come epicentro proprio il Donbass. Il primo è quello di un’invasione russa tout court, da est a ovest. Il secondo contempla invece una sorta di occupazione momentanea per sistemare al potere un governo amico. La terza invece è quella che appunto coinvolge i territori dell’Ucraina sudorientale: gli attacchi su vasta scala di oggi in buona parte del Paese potrebbero essere propedeutici per neutralizzare i sistemi di difesa di Kiev distruggendo infrastrutture, occupando aeroporti ed i centri nevralgici militari, per poi concentrare tutte le proprie forze per riprendersi il Donbass, che era l’obiettivo primario del Cremlino.

Sarebbe, forse, lo scenario meno inquietante per l’Ucraina ma difficilmente, a questo punto, Mosca si accontenterà così. Di certo la guerra, nei prossimi giorni, si concentrerà prioritariamente in Donbass, in questa contesa ormai quasi decennale fra lealisti e separatisti.
(ITALPRESS).

Draghi “Ucraina nazione amica, dialogo impossibile con la Russia”

ROMA (ITALPRESS) – “L’esperienza di questi giorni mostra che le azioni del governo russo rendono il dialogo impossibile. Tutti gli alleati chiedono a Putin di mettere fine allo spargimento di sangue e ritirare le forze militari al di fuori dei confini ucraini”. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Mario Draghi, in conferenza stampa.
“Sono ore di grande preoccupazione per i cittadini, domani riferirò in Parlamento e voglio dire che il governo intende lavorare senza sosta per risolvere questa crisi. Abbiamo accanto i nostri alleati, insieme faremo tutto il necessario per preservare la sovranità dell’ucraina, la sicurezza dell’Europa, l’ordine internazionale”. L’esperienza di questi giorni “mostra che le azioni del governo russo rendono il dialogo impossibile. Tutti gli alleati chiedono a Putin di mettere fine allo spargimento di sangue e ritirare le forze militari al di fuori dei confini ucraini”. “L’Ucraina – aggiunge – è un paese europeo, una nazione amica, una democrazia colpita. Voglio esprimere la solidarietà piena e incondizionata”.
(ITALPRESS)

Putin “Chi interferirà ne pagherà le conseguenze”

MOSCA (RUSSIA) (ITALPRESS) – “Ho qualche parola per chi fosse tentato di interferire con quanto sta succedendo: chiunque cerchi di ostacolarci, o peggio di minacciare il nostro Paese e la nostra gente, sappia che la risposta russa sarà immediata e porterà a conseguenze mai viste nella storia”. Lo ha detto il presidente della Federazione Russa Vladimir Putin, annunciando “l’operazione militare speciale” per “smilitarizzare l’Ucraina”.
(ITALPRESS).

Zelensky “Non ci arrenderemo, lotteremo in ogni piazza”

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – “Non ci arrenderemo”. Così il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky, nel corso di un discorso alla nazione, in cui ha chiesto a chiunque abbia esperienza militare di unirsi alla difesa del Paese, dopo l’inizio dell’attacco russo.
Zelensky ha spiegato che fornirà armi alle persone che le vogliono, e ha esortato a fare donazioni di sangue poichè ci sono soldati feriti negli ospedali. L’Ucraina ha interrotto i rapporti diplomatici con la Russia, conferma il presidente. “Lotteremo per il nostro Paese e lo sosterremo nelle piazze di ogni città”, ha aggiunto, sottolineando come l’Ucraina non rinuncerà alla sua indipendenza.
(ITALPRESS).

Papa “Il 2 marzo digiuno per la pace”

0

ROMA (ITALPRESS) – “Ora vorrei appellarmi a tutti, credenti e non credenti. Invito tutti a fare, il prossimo 2 marzo, mercoledì delle ceneri, una giornata di digiuno per la pace”. Lo ha detto Papa Francesco in un appello al termine dell’udienza generale del mercoledì, in Aula Paolo VI. “Incoraggio in modo speciale i credenti, perché in quel giorno si dedichino intensamente alla preghiera e al digiuno. La regina della pace preservi il mondo dalla follia della guerra”.
(ITALPRESS).

Ucraina, tensione alle stelle. Si teme un conflitto su vasca scala

0

KIEV (UCRAINA) (ITALPRESS) – La situazione è precipitata ed il rischio di un conflitto su vasta scala aumenta ogni ora di più. Mai, dalla fine della seconda guerra mondiale – come stanno ripetendo le cancellerie europee e quella americana – si era giunti a una contrapposizione così pericolosa sul vecchio continente. I venti di guerra non hanno mai spirato con tanta veemenza e di certo l’escalation in Donbass, la regione contesa fra esercito di Kiev e separatisti filorussi, è ormai un dato di fatto.
I pesanti bombardamenti di queste ultime ventiquattr’ore rappresentano l’apice della tensione fra Mosca e l’Occidente. Quello che per otto anni è stato un conflitto spesso congelato, nonostante le 14 mila vittime, sta deflagrando e potrebbe espandersi in tutta la regione e forse anche in altre aree dell’Ucraina.
Il casus belli, dal punto di vista prettamente diplomatico, è stato il riconoscimento, avvenuto ieri, delle due autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk, che Putin, dal 2014, aveva sempre mantenuto in stand by. Ventiquattr’ore fa, invece, la decisione solenne, che consente ai russi di inviare ufficialmente i propri militari nel Donbass occupato dai separatisti. Mosca sostiene che i propri effettivi fungeranno da “peacekeeping” ma il leader del Cremlino, poco fa, non ha escluso per la prima volta la possibilità di invasione. E colonne di blindati russi sono già stati segnalati questa mattina nella principale delle città separatiste: “Le nostre decisioni – ha riferito Putin un’ora fa – dipenderanno dalla situazione sul terreno”.

Le condizioni imposte dallo zar appaiono quasi un ultimatum: se l’adesione ucraina alla Nato potrebbe forse essere rinviata con una moratoria condivisa, considerando che al momento non sussistono le condizioni oggettive per un ingresso nell’Alleanza Atlantica, la demilitarizzazione di Kiev ed il riconoscimento della Crimea sembrano richieste scritte appositamente per non essere accettate. E per consegnare a Mosca un pretesto per l’invasione. L’attacco su vasta scala, peraltro, viene dato ancora una volta per imminente da Nato e Stati Uniti: “Non c’è stato nessun ritiro, anzi: notiamo un continuo aumento di truppe ai confini e molti reparti sono già entrati a Donetsk”.
Nel frattempo, mentre le diplomazie internazionali giocheranno le ultime carte per evitare il punto di non ritorno, il Donbass si è infiammato definitivamente. Le due parti in causa si scambiano accuse reciproche ma il nostro monitoraggio oggi sulla linea del fronte ha contato numerosi bombardamenti sul territorio controllato dall’esercito ucraino. Difficile, quindi, non addossare le responsabilità principali ai separatisti, che però a loro volta lamentano di essere stati colpiti più volte dalle truppe di Kiev. E i civili intanto scappano. Da una parte, nei territori di Donetsk e Lugansk, decine di migliaia di residenti sarebbero stati trasferiti in questi ultimi due giorni in Russia, nella regione di Rostov. Dall’altra, invece, sono sempre di più colore che fuggono verso le altre regioni ucraine. Tuttora, nei villaggi posizionati sulla linea del fronte vivono oltre 30 mila persone e vista l’escalation ormai quotidiana sono quelle che ogni giorno rischiano la vita.
(ITALPRESS).