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Come richiedere l’invalidità civile

Come richiedere l’invalidità civile: requisiti, domanda di invalidità, chi può presentare la richiesta, grado di invalidità e criteri Inps.

Coloro che a causa di malattie e menomazioni permanenti e croniche, sia di natura fisica che psichica e intellettiva, non possono svolgere la propria attività, possono richiedere l’invalidità civile.

Tali malattie e le menomazioni non devono essere causa di lavoro, causa di servizio e di guerra;  per queste categorie si applicano leggi diverse. In base al grado di invalidità, si avranno le prestazioni socio-sanitarie o economiche da parte dell”Inps.

Come ottenere l’invalidità civile, chi può presentare la richiesta

La richiesta per ottenere l’ invalidità può essere presentata: 

  • dall’interessato stesso
  • da chi rappresenta legalmente l’invalido
  • da chi cura gli interessi dell’invalido 

 

Documentazione e iter per richiedere l’invalidità civile

  • Richiesta del medico curante
  • Documentazione medica
  • Carta di indentità
  • Codice fiscale

 

Per richiedere l’invalidità civile ecco l’iter da seguire

Recarsi dal medico di famiglia, abilitato alla trasmissione dei certificati medici telematici presso l’INPS

Farsi compilare il certificato medico e farlo trasmettere all’INPS con una ricevuta di trasmissione.

Con la ricevuta di trasmissione del certificato medico,  fare domanda (va fatta esclusivamente via internet), indicando  il numero di protocollo del certificato medico indicato sulla ricevuta di trasmissione). 

Per effettuare l’invio on line della domanda, può essere di aiuto rivolgersi ad un Caf, Patronato o altri soggetti abilitati.

Entro 15 giorni dalla presentazione della domanda, una commissione medica della Asl, comprendente anche un medico Inps, verificherà gli accertamenti sanitari. In caso di “condizione di non trasportabilità” del malato, certificata dal medico, la visita medica verrà effettuata a domicilio o presso il luogo di momentanea residenza del malato.

In seguito agli accertamenti della commissione medica, verrà redatto un “verbale provvisorio” degli esiti (cui seguirà quello “definitivo”), grazie al quale sarà possibile richiedere tutti i benefici collegati allo stato di invalido civile.

In caso di mancato o erroneo riconoscimento sanitario, il richiedente potrà presentare ricorso contro l’Inps, entro 180 giorni dalla notifica del verbale. Oltre tale termine, decadono le possibilità del ricorso.

È necessario che il medico di famiglia conosca tutte le patologie di cui l richiedente è portatore affinché possa, nell’anamnesi, indicare il suo stato invalidante.

Requisiti per ottenere l’invalidità civile

Per poter richiedere l’invalidità civile bisogna essere un cittadino italiano o un cittadino di uno Stano membro dell’Unione Europea con residenza italiana. Gli stranieri possono ottenerla solo se hanno un regolare permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno.

Riduzione lavorativa superiore al 33,3%

Alle persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni viene fatta una valutazione della riduzione della capacità lavorativa. In caso di riconoscimento di una percentuale di riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 33,33%  può ottenere lo status giuridico di invalido civile.

Difficoltà a svolgere le proprie attività

Anche chi ha meno di 18 anni o più di 65 anni può ottenere l’invalidità civile. In questo caso dovrà avere una minorazione fisica, psicologica o sensoriale che comporti la limitazione o l’impossibilità di effettuare un’attività nel modo considerato normale per la propria età. In questo caso il riconoscimento non viene espresso in percentuale, poiché condizione necessaria e sufficiente è la difficoltà persistente nello svolgere compiti e funzioni.

Possono inoltre richiedere l’invalidità civile anche i cittadini con più di 65 anni con difficoltà a svolgere i compiti e le funzioni proprie della loro età . Sono considerati invalidi civili anche i ciechi civili e i sordomuti.

 

 

Portabilità del mutuo, come funziona

Portabilità del mutuo: come trasferire un mutuo da una banca all’altra per sfruttare tassi d’interesse migliori senza costi aggiuntivi.

Grazie al Decreto “Bersani” n. 7/2007, convertito nella legge n.40/2007, chi ha contratto un mutuo con una banca a determinate condizioni, ha la possibilità di spostarlo presso un altro istituto di credito che gli offre condizioni migliori, portabilità del mutuo.

Richiedere la portabilità del mutuo, vuol dire godere della possibilità di avere nuove agevolazioni e condizioni migliori, pur avendo stipulato quest’ultimo parecchi anni addietro.  Tali agevolazioni  riguardano un tasso di interesse minore, la comparsa di nuove banche, ecc. Nell’articolo parleremo dunque di portabilità del mutuo, detta anche surroga del mutuo, di cosa si tratta e cosa fare per richiederla.

Portabilità del mutuo, requisiti

Pe richiedere il trasferimento del mutuo presso un’altra banca, occorrono dei requisiti fondamentali ; serve una busta paga e, dove richiesto, un garante. Anche se tali requisiti erano già stati richiesti al momento della stipula del mutuo, vengono comunque verificati nuovamente. 

Ai fini dell’esito favorevole è fondamentale aver pagato tutte le rate puntualmente; la banca che subentra chiederà a quella uscente tutte le informazioni al riguardo e potrebbero essere richieste prove anche al cliente.

Portabilità del mutuo, richiesta di trasferibilità delle domiciliazioni RID

Dopo aver concordato le relative condizioni del finanziamento con la banca d’interesse,  il richiedente dovrà presentare e compilare il modello di “Richiesta di trasferibilità delle domiciliazioni RID“, riportando i dati personali e tutti quelli riguardanti il contratto precedente.  Altri dettagli importanti da riportare sono anche la data di fine autorizzazione per effettuare ancora addebiti alla banca uscente, la data da quando si vuole far partire l’addebito sul nuovo conto corrente, il nuovo codice IBAN  e quello vecchio. Sicuramente verranno richiesti dei documenti da allegare al suddetto modulo.

Dopo aver consegnato il modello insieme alla documentazione richiesta, il nuovo ente effettuerà i dovuti controlli. Se la richiesta risulterà idonea, il nuovo istituto di credito provvederà a pagare alla vecchia banca il debito totale rimasto e, nell’arco di una trentina di giorni perfezionerà tutta la pratica.  Da tale termine in avanti, la portabilità del mutuo risulterà definitiva e tutto andrà secondo le condizioni stabilite nel nuovo contratto. 

A quanto pare si tratta di un’ operazione che lascia tutti soddisfatti. Infatti, il richiedente avrà acquisito delle condizioni più agevolate per il mutuo; la prima banca avrà visto restituiti i suoi soldi e la seconda banca potrà godere della nuova operazione finanziaria .

Portabilità del mutuo, costi

La surroga del mutuo non comporta nessun costo; è gratuita ed è disciplinata dalla legge 40/2007 del Decreto Bersani.  Esiste anche la possibilità di richiedere una somma aggiuntiva per spese personali od altro ma in questo caso bisognerà accordarlo prima della sottoscrizione, in modo da poterne modificare le modalità di restituzione.

Ricordate che ogni istituto di credito ha delle forme di agevolazione piuttosto varie, che riguardano soprattutto l’applicazione di tassi di interesse, pertanto, prima di concretizzare la richiesta, è consigliabile confrontare e valutare attentamente ogni singolo preventivo. Solo in questo modo si avrà una panoramica adeguata delle condizioni contrattuali e delle disposizioni legislative nel settore.

 

Preventivo mutuo, documenti necessari

Preventivo mutuo, documenti necessari: dettagli sulla documentazione necessaria per richiedere il preventivo del mutuo.

Se avete intenzione di prendere casa con il mutuo,  è bene fare prima qualche preventivo così da essere sicuri che la banca eroghi l’importo necessario per l’acquisto dell’immobile. Quasi tutte le banche, online o meno, offrono la possibilità di avere un preventivo in base alla propria situazione patrimoniale.

Per richiedere un mutuo sulla casa occorrono requisiti precisi; l’Istituto di credito deve essere in grado di valutare la vostra situazione economica e reddituale  in maniera adeguata.

La valutazione della fattibilità della richiesta, avviene attraverso l’analisi di alcuni documenti. Generalmente, le banche richiedono una serie di documenti standard: i documenti anagrafici, i documenti riferiti al reddito e i documenti sull’immobile.

Preventivo mutuo, documentazione richiesta

Documenti anagrafici

Segue l’elenco dei documenti anagrafici necessari per richiedere il mutuo e il suo prevenitvo.

 

  • Documento fronte e retro in corso di validità (Carta di Identità / Passaporto / Patente)
  • Copia del Codice Fiscale
  • Originale dello Stato di famiglia Comune
  • Originale del Certificato di Residenza
  • Permesso di soggiorno (per i cittadini extracomunitari)
  • Eventuale omologa di separazione o sentenza di divorzio
  • Estratto dell’atto di matrimonio

 

Documenti del mutuo per l’eventuale garante

 

  • Copia documento fronte e retro in corso di validità (Carta di Identità / Passaporto / Patente)
  • Copia dell’Estratto conto personale degli ultimi 6 mesi
  • Copia del Codice Fiscale
  • Originale dello Stato di famiglia
  • Copia degli Ultimi due modelli “Unico” personali completi di versamenti (F24) oppure dell’ultimo CUD
  • Originale del Certificato di Residenza
  • Ricevuta/e di presentazione modello Unico già in possesso del richiedente/Commercialista

 

Documenti reddituali

 

  • Copia dell’originale estratto conto trimestrale o semestrale inviato dalla banca e aggiornamento all’ultimo mese
  • Copia del Modello CUD
  • Ultime due buste paga (per lavoratori dipendenti) o cedolino della pensione (per pensionati)
  • Ultimo modello CUD o 730
  • Ultimi due modelli unici (per lavoratori autonomi) e modello F24
  • Ultimo estratto conto corrente

 

Documenti per l’immobile

 

  • Domanda di mutuo firmata da tutti i richiedenti
  • Copia di compromesso e/o della proposta di acquisto 
  • Evidenza della somma restante necessarie per l’acquisto, di solito il 20% del valore dell’immobile (per esempio, l’estratto del conto corrente con evidenza del pagamento di acconti/caparre, evidenza della disponibilità delle somme ancora da versare)
  • Copia dell’Atto Provenienza (rogito attuale proprietario)
  • Copia della planimetria catastale aggiornata Venditore (o catasto)
  • Copia della visura catastale aggiornata Venditore (o catasto)
  • Copia della concessione edilizia Costruttore

 

Quanto può durare un mutuo?

La durata minima del mutuo è 5 anni, mentre quelle più comunemente applicate vanno dai 10 ai 30 anni. Alcune banche erogano però mutui anche per 40 e 50 anni.

Documenti mutuo, l’ipoteca sulla casa

Generalmente,  come garanzia viene richiesta l’iscrizione di una ipoteca sulla casa acquistata tramite mutuo. Tale ipoteca ha una durata massima di venti anni, e con l’estinzione del debito il proprietario del bene ipotecato  può richiedere formalmente la sua cancellazione.

Che cosa è l’ipoteca? 

L’ipoteca è una forma di garanzia per il creditore e serve ad attribuire un diritto di prelazione sul bene, che vale a tutelare il creditore contro il pericolo dell’insolvenza. Se nel corso degli anni dovessero venire meno alcune garanzie, la banca può formalmente revocare il prestito, ove previsto nel contratto principale di mutuo. 

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Cessione del quinto dello stipendio

La cessione del quinto è una forma di prestito non finalizzato a tasso fisso che non prevede la prestazione di garanzie reali come per esempio l’ipoteca. Per prestito non finalizzato si intende l’acquisto di un bene o di un servizio che non richiede alcuna giustificazione di utilizzo del finanziamento.

Gli Istituti di Credito preferiscono concedere un prestito tramite la cessione del Quinto, dato che si tratta di una delle forme di finanziamento che maggiormente protegge l’ente finanziatore. Questa sicurezza è rappresentata dal fatto che al momento della concessione del finanziamento viene stipulata anche una polizza assicurativa.

Come funziona la cessione del quinto?

La rata mensile di rimborso è trattenuta direttamente dal datore di lavoro, che provvede a versarla all’Istituto finanziatore; nel caso di pensionati viene trattenuta dall’importo della pensione (cessione del quinto della pensione).

Molto spesso non ce ne accorgiamo: quando richiediamo un prestito dietro c’è questa forma di finanziamento.

Cessione del quinto, requisiti per ottenerla

  • La cessione del quinto non può superare i dieci anni.
  • Può essere richiesto un importo non superiore a 120.000 euro.
  • Il lavoratore deve avere uno stipendio mensile fisso/continuativo con contratto a tempo indeterminato.
  • Può essere richiesta sia dai lavori nel settore pubblico sia nel settore privato.
  • La misura massima del finanziamento concesso corrisponde a un quinto dello stipendio .(1/5 stipendio netto).
  • Non è possibile il cumulo tra diversi crediti ceduti superiori alla soglia del quinto.

L’articolo 1260 del Codice Civile prevede che “il creditore può trasferire a titolo oneroso o gratuito il suo credito, anche senza il consenso del debitore, purché il credito non abbia carattere strettamente personale o il trasferimento non sia vietato dalla legge. Le parti possono escludere la cedibilità del credito ma il patto non è opponibile al cessionario se non si prova che egli lo conosceva al tempo della cessione”.

Cessione del quinto, chi può concedere questa forma di finanziamento

Le categorie titolate a questo tipo di finanziamento sono:

  • Gli istituti di credito e di previdenza costituiti fra impiegati e salariati delle pubbliche amministrazioni.
  • L’istituto nazionale delle assicurazioni.
  • Le società di assicurazioni legalmente esercenti gli istituti e le società esercenti il credito.

Sono escluse le società costituite in nome collettivo e in accomandita semplice, le casse di risparmio ed i monti di credito su pegno. 

Cessione del quinto, estinzione anticipata

In caso di estinzione anticipata del debito, il richiedente potrà effettuare una nuova cessione ma entro un anno dalla estinzione anticipata della precedente cessione oppure prima che siano decorsi due anni dall’inizio della stessa. In tal caso la seconda cessione dovrà avere una durata non superiore a cinque anni. Gli anni di obbligatori a dilazione sono invece quattro se la seconda cessione ha durata decennale (articolo 39, comma 1).

Qualora la prima cessione del quinto  non sia estinta, il richiedente potrà aprire la nuova cessione di parte dello stipendio a patto che il ricavato sia destinato alla estinzione della cessione in corso, dato che al primo cessionario spetta la restituzione della somma capitale non ancora rimborsata oltre gli interessi pattuiti e maturati fino a tutto il mese nel quale si effettua la restituzione.

Cessione del quinto dello stipendio: i cattivi pagatori

La cessione del quinto è permesso anche a chi ha subito insoluti e/o protesti dato che il pagamento delle rate avviene  direttamente da parte del datore di lavoro. La finanziaria, infatti, non ha neanche bisogno di controllare l’affidabilità creditizia del cliente presso il Registro dei Protesti.

 

Isee 2016, le novità

Isee, novità 2016: il calcolo, i documenti necessari e tutte le informazioni per richiedere e compilare il modello Isee 2016.

L’Isee, l’Indicatore della situazione economica equivalente, è uno strumento fondamentale per poter richiedere prestazioni sociali agevolate. Vediamo in sintesi a cosa serve, come si calcola, chi può richiederlo, in quali situazioni e a chi.

Chi può richiedere l’Isee

Il cittadino può avere diritto ad una serie di prestazioni sociali agevolate in base al suo reddito: è il caso dell’assegno per nucleo familiare con tre figli minori, dell’assegno di maternità, delle agevolazioni per le tasse universitarie, della social card, del bonus bebè. 

Per poter accedere a tali prestazioni si fa riferimento al patrimonio della famiglia, intesa come il nucleo familiare formato da tutti i membri della famiglia presenti alla data di presentazione della cosiddetta DSU, la Dichiarazione Sostitutiva Unica, un’autocertificazione utile al fine del calcolo Isee. 

Nel nucleo familiare sono contemplati i figli minori che sono a carico, ma anche il figlio maggiorenne  non presente nello stato di famiglia, ma a carico IRPEF.

Ai fini del calcolo Isee, da quest’anno rientrano nel reddito complessivo del nucleo familiare, anche quei redditi finora esenti da tassazione come le pensioni sociali e quelle di accompagnamento, gli assegni per il mantenimento dei figli 

Nel patrimonio immobiliare è compreso l’immobile di proprietà nel suo valore ai fini IMU al 31 dicembre dell’anno precedente, al netto del debito residuo contratto per il mutuo. Nel patrimonio mobiliare invece sono comprese auto, barche e moto, depositi e conti correnti bancari e postali, ma anche titoli di Stato, obbligazioni, buoni fruttiferi e partecipazioni azionarie in società italiane o estere.

Isee 2016 novità: cosa cambia

Con il modello Isee 2016 non serve più produrre un’autocertificazione dei propri dati, in quanto già in possesso dell’Inps, dell’Agenzia delle Entrate e dell’Anagrafe Tributaria; in questo modo, l’Ente previdenziale potrà incrociare le varie banche dati, per non dare spazio a coloro che cercano di nascondere elementi importanti per ottenere un’Isee più basso.

Fra le novità vi è anche l’introduzione della Dsu (dichiarazione sostitutiva unica) mini, un’autocertificazione che permette di ottenere l’Isee e fornire i dati importanti riguardanti lo stato del nucleo familiare. Esso serve anche per richiedere il bonus bebè o stabilire l’importo del nuovo assegno di disoccupazione Asdi.

Come richiedere l’Isee

Il primo passaggio consiste nel rendere la DSU, l’autocertificazione dove il contribuente autodichiara i dati anagrafici, quelli riguardanti la casa di abitazione, la titolarità di depositi e conti corrente bancari e auto e moto di proprietà. 

Se si richiede l’Isee ai fini delle prestazioni socio-sanitarie, universitarie ecc.. è necessario compilare una DSU estesa a cui corrispondono varie tipologie di Isee (Isee Università, Isee socio-sanitario, Isee sociosanitario-residente, Isee Minorenni). Chi ha perso il lavoro nel corso dell’anno può presentare anche un Isee corrente aggiornato agli ultimi 12 o agli ultimi 2 mesi.

Lo step successivo consiste nel presentare la DSU all’ente che fornisce la prestazione, al Comune, al Caf o alla sede Inps competente per territorio. 

Una volta presentata, l’Agenzia delle entrate potrà fornire all’Inps e viceversa tutte le informazioni in loro possesso riguardante il contribuente-richiedente (per esempio l’Agenzia  potrà fornire i dati sui redditi, mentre l’Inps quelli sui trattamenti previdenziali). L’Inps riceve così la DSU, aggiorna i dati e calcola l’Isee e lo rende disponibile al contribuente on line dal portale dedicato all’Isee, accessibile mediante PIN dispositivo che rilascia lo stesso Istituto di Previdenza ovvero tramite il Caf a cui il contribuente ha conferito mandato scritto.

Come si presenta il nuovo Isee 2016

Il nuovo Isee 2016 si caratterizza da sei modelli, studiati ad hoc per una specifica esigenza: 

Isee corrente: per certificare i redditi reali al momento della presentazione della certificazione; 

Isee ordinario: tiene conto di tutti i membri presenti nello stato di famiglia, al fine delle agevolazioni fiscali a livello locale e per le prestazioni sociali; 

Isee minorenni con genitori non coniugati tra loro e non conviventi: considera la situazione economica del genitore non convivente; 

Isee università: stabilisce la misura delle tasse universitarie e tiene conto dei redditi del nucleo familiare anche per studenti non inclusi nello stato di famiglia; 

Isee sociosanitario: serve per richiedere l’accesso alle prestazioni sociosanitarie, come ad esempio l’assistenza sanitaria al domicilio per persone con disabilità e non autosufficienti Isee sociosanitario,  residenze: serve a richiedere il riconoscimento di prestazioni residenziali come ad esempio i ricoveri presso RSA, residenze sanitarie assistenziali o strutture RSSA per l’accoglienza ed assistenza di persone anziane non autosufficienti. 

L’Inps, infine, impiega circa dieci giorni per rilasciare il calcolo dell’Isee al richiedente, a partire dalla raccolta dei dati. 

Tipi di pensione in Italia

Esistono diversi tipi di pensioni in Italia; c’è quella Sociale, di invalidità, di reversibilità, di anzianità, di vecchiaia… Quella più frequentemente nota è la pensione di vecchiaia, che spetta al compimento della cosiddetta età pensionabile a patto che sia stato versato un numero minimo di contributi. Vediamo nel dettaglio come funziona attualmente il sistema pensionistico in Italia.

Pensione minima

Spetta la pensione minima al pensionato il cui reddito da pensione risulta inferiore ad un livello fissato dalla legge, sulla base del calcolo dei contributi versati. L’importo mensile cambia ogni anno: per il 2015 è stato fissato a 502,39​ euro, per 6531,07 euro annui. 

Pensione di vecchiaia

Hanno diritto i lavoratori che hanno raggiunto l’età pensionabile, a prescindere dal numero di anni di contributi versati. 

L’età necessaria per accedere alla pensione è stata radicalmente modificata dalla riforma del Ministro del Lavoro e delle Politiche sociali. In ogni caso, cambia in base al sesso e al settore di lavoro. 

In linea generale nel 2015, un lavoratore ha diritto alla pensione al compimento di 66 anni e 3 mesi di età (con 20 anni di contributi) oppure al versamento di almeno 41 anni e 6 mesi di contributi (42 anni e sei mesi per gli uomini). Per approfondimento: novità pensioni precoci.

Pensione anticipata

Con la riforma del governo Monti,  la pensione di anzianità è stata sostituita con la pensione anticipata.

A seguito di ciò, il lavoratore può andare in pensione solo dopo aver raggiunto l’età prevista per la pensione di vecchiaia ma subirà una penalizzazione: l’importo della pensione viene tagliato dell’1 per cento per ciascun anno di anticipo rispetto ai requisiti di vecchiaia. Per approfondimenti: pensione anticipata.

L’assegno sociale

L’assegno sociale che sostituisce la vecchia pensione sociale, è un trattamento pensionistico a cui hanno diritto i cittadini sessantacinquenni, residenti in Italia,  privi di reddito o con reddito inferiore a quello dello stesso assegno​ sociale.

L’importo percepito cambia in base al reddito e allo stato civile del richiedente, cioè se è coniugato o meno inoltre aumenta ogni anno, nella stessa misura in cui aumenta il trattamento minimo delle pensioni Inps.

Maggiorazione sociale

Si tratta di una sorta di incremento sulla pensione minima, cui hanno diritto i cittadini senza altro reddito o con redditi molto bassi. L’importo base della maggiorazione per l’anno 2015 corrisponde a 25,83 euro al mese per coloro che hanno dai 60 ai 64 anni e di 82,64 euro per chi ha un’età  compresa tra 65 e i 69 anni.

Le maggiorazioni sociali riguardano non solo i trattamenti previdenziali ma anche i trattamenti assistenziali come in particolare l’assegno sociale e le provvidenze economiche corrisposte agli invalidi civili, i ciechi civili e i sordomuti. 

Pensione di invalidità civile

Hanno diritto all’invalidità civile dà diritto, coloro che ne possiedono  i requisiti e senza bisogno di versamenti contributivi.  A differenza degli altri tipi di invalidità, quella civile non richiede alcun versamento contributivo. Essa è pertanto oggetto di prestazioni solo assistenziali.  

Il riconoscimento del diritto a tali prestazioni dipendono da tre diversi requisiti: tipo e percentuale di invalidità, età e reddito. Tra le minorazioni civili, rientrano anche la cecità e il sordomutismo.

Pensione di reversibilità

La pensione di reversibilità è una prestazione economica a cui hanno diritto i familiari superstiti di un pensionato dal momento della morte di quest’ultimo. Spetta già dal primo giorno del mese successivo a quello in cui è avvenuto il decesso indipendentemente dalla data in cui viene presentata la domanda.

La pensione di reversibilità spetta: 

  • al coniuge superstite anche se separato;
  • ai figli se minorenni, inabili, studenti universitari e a carico dei genitori;
  • ai nipoti se era a suo totale carico.

Nell’ottica della reversibilità, in caso di arretrati pensionistici non fruiti da un pensionato ormai defunto, sono i familiari a poter beneficiare del sospeso. In questo contesto vi rimandiamo all’articolo Rimborso pensioni per gli eredi.

 

Cessione del quinto della pensione, come funziona

Cessione del quinto della pensione: come nel caso della cessione del quinto dello stipendio, anche ai pensionati è concessa la possibilità di contrarre prestiti personali estinguibili con una trattenuta diretta sulla rata della pensione.  Il pensionato può avere il prestito da un istituto di credito e può rimborsarlo attraverso un addebito automatico che l’Inps effettua sulla sua pensione.

La durata del contratto di prestito non può superare i dieci anni ed è obbligatoria la copertura assicurativa per il rischio di premorienza del titolare della prestazione.  Ecco  tutte le modalità e le condizioni necessarie per  richiedere tali prestiti.

Cessione del quinto della pensione, chi può richiederlo

Possono richiedere prestiti per cessione del quinto tutti i pensionati di età minima di 40 anni e massima di 80 con pensione di importo superiore a € 495,43 al netto della quota cedibile. Non sono previste distinzione tra uomini e donne nella concessione del finanziamento inoltre non sono richieste particolari motivazioni per la richiesta del finanziamento.

La richiesta per la quota cedibile può essere effettuata solo dal pensionato presso qualsiasi Sede Inps e va consegnata alla Banca o alla Società finanziaria con la quale si sta stipulando il contratto di finanziamento.

Se la stipula del contratto viene fatta direttamente presso un Ente finanziario convenzionato con l’Inps, la comunicazione di cedibilità verrà elaborata direttamente dalla Banca/Finanziaria tramite un collegamento telematico con l’Istituto stesso.

Tipologie di redditi ai fini della cessione

Non tutti i redditi sono cedibili ma solo quelli definiti come di pensione cioè:

 

  • pensione di anzianità
  • Pensione di vecchiaia
  • Pensione di reversibilità
  • Pensione di invalidità
  • Pensione di inabilità

 

Redditi esclusi dalla cessione della pensione 

Sono quelli derivanti da:

 

  • pensioni e assegni sociali.
  • Invalidità civili.
  • Assegni mensili per l’assistenza ai pensionati per inabilità.
  • Assegni di sostegno al reddito (VOCRED, VOCOOP, VOESO).
  • Assegni al nucleo familiare.
  • Pensioni con titolarità per la quota parte non di pertinenza del soggetto richiedente la cessione.
  • Prestazioni di esodo ex art. 4, commi da 1 a 7 – ter, della Legge n. 92/2012.

Cessione del quinto della pensione, documenti richiesti

  • -Documento d’identità valido
  • -Codice fiscale 
  • -Cedolino della pensione o accredito della pensione in c/c
  • -Certificazione di Quota Cedibile rilasciata dall’Ente Previdenziale 

Quanto è possibile richiedere

La somma del prestito è determinata in funzione del livello di pensione.  L’importo massimo che può essere richiesto è pari ad un quinto della pensione percepita annualmente ma con un limite massimo di 50mila euro.
 Non si potranno cedere pensioni con un netto mensile inferiore ai 530 euro, in quanto considerato troppo basso per poterli cedere per altre finalità che non siano il sostentamento della persona che li percepisce.

Poiché si può arrivare fino a rate di 120 mesi (10 anni), per una pensione di 596 euro sarà possibile chiedere prestiti fino a 10.107 euro mentre per una pensione di 1.200 euro, saranno concessi prestiti fino a 18.000 euro.

N.B. Nel caso si sia titolari di più pensioni cedibili, il calcolo si effettua sull’importo totale delle pensioni percepite.

 

Agevolazioni fiscali disabili

Agevolazioni fiscali disabili: dalle spese per l’acquisto di un nuovo veicolo, da quelle per particolari analisi e prestazioni specialistiche, all’abbattimento delle barriere architettoniche, ecco tutte le info su come ottenere veri e propri sconti IRPEF e pagare meno IVA su alcuni acquisti.

La normativa vigente prevede una serie di agevolazioni fiscali per le persone con disabilità, diversificate inbase al tipo di handicap o disabilità, del prodotto o del servizio e in determinati  casi del reddito personale o familiare.

Agevolazioni fiscali disabili, acquisto auto per invalidi

In base al tipo di disabilità, le persone disabili hanno diritto ad alcune agevolazioni fiscali. Per quanto riguarda le facilitazioni per il settore auto, le agevolazioni spettano ai non vedenti e ai sordomuti, ai disabili con handicap psichico e mentale e a coloro che hanno una grave limitazione nella deambulazione e a coloro che hanno ridotte capacità motorie.

L’agevolazione consiste in una detrazione del 19% sull’acquisto di un veicolo nuovo o usato: la detrazione viene calcolata su importo massimo di circa euro 20.000,00.

La detrazione può essere effettuata per un solo veicolo ed è possibile scegliere se pagare il veicolo subito o in quattro rate. Altra agevolazione è rappresentata dal fatto che il veicolo in questione risulta esente dal pagamento del bollo. In caso di furto del veicolo c’è comunque la possibilità di acquistarne uno nuovo usufruendo sempre di questo sconto.

Questa agevolazione si applica solo per acquisti fatti direttamente dal disabile o dal familiare di cui il disabile risulta a carico.

Agevolazioni fiscali disabili, spese sanitarie

Le persone con disabilità possono accedere alle agevolazioni fiscali per le spese sanitarie che riguardano l’acquisto di medicinali o  le spese di medici specialisti; le agevolazioni fiscali permettono di renderle deducibili dal reddito. 

Le agevolazioni fiscali riguardano anche le spese sostenute per l’acquisto di  motocarrozzette, pedane elettriche o anche delle poltrone particolari: anche in questi casi, l’imposta è diminuita del 19% rispetto il costo sostenuto. 

Agevolazioni fiscali disabili, ristrutturazione

Anche l’abbattimento della barriere architettoniche della propria abitazione comporta uno sgravio fiscale. Per barriera architettonica si intende tutto ciò che può ostruire i passaggi o risultare troppo ingombrante. 

Tutte le spese sostenute per installare pedane o comunque impianti elettrici o idraulici possono essere ammortizzate con un piano di sgravio fiscale. 

Iva Agevolata al 4%

Si ha diritto all’Iva agevolata al 4%, anzichè al 22%, sull’acquisto di autovetture fino a 2000 centimetri cubici a benzina, fino a 2800 centimetri cubici se diesel, nuove o usate. L’imposta rimane al 4 percento anche per le eventuali prestazioni necessarie ad adattare il veicolo alle esigenze del disabile.

Anche per l’acquisto di mezzi necessari alla deambulazione e al sollevamento dei disabili, si ha diritto  all’aliquota Iva agevolata. Rientrano nel beneficio, le apparecchiature e i dispositivi basati su tecnologie meccaniche, elettroniche o informatiche, sia di comune reperibilità che appositamente fabbricati.

Agevolazioni fiscali disabili: spese per colf, badanti eassistenti personali

Le spese che riguardano l’assistenza personale sono detraibili nella misura del 19%, su un tetto massimo di spesa di 2.100,00 euro.  La condizione necessaria per usufruire di questa detrazione è che il reddito del contribuente non sia superiore a 40.000,00 euro annui.