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Come cambiare nome all’anagrafe

Come cambiare nome e cognome all’anagrafe, la guida pratica per eseguire il cambio nome e cognome nelle varie amministrazioni italiane.

Ogni anno, in Italia, sono circa 1400 gli italiani che decidono di cambiare il proprio nome o cognome. La normativa di riferimento che consente il cambio nome è il DPR n. 396 del 3 novembre 2000, articoli 89-94.

In Italia è il prefetto a autorizzare la richiesta di cambio nome o cognome all’anagrafe ed è sempre il prefetto a rendere esecutiva la modifica inoltrando i documenti al Ministero dell’Interno.

Per potere cambiare nome o cognome all’anagrafe è importante la motivazione. Tra le motivazioni accettate è segnalata la questione della “vergogna”: se un nome o un cognome è imbarazzante, ridicolo, vergognoso o rilevante le origini naturali, il cambio nome all’anagrafe è accettato. Anche se queste sono le motivazioni più diffuse, è possibile cambiare nome anche per altri motivi, l’importante è che siano significativi o che quantomeno convincano il prefetto. Per accettare un’istanza di cambio nome, il Prefetto deve trovare la motivazione della richiesta “oggettivamente rilevante“.

La richiesta di cambio nome può essere effettuata solo da cittadini italiani.

Cambio nome all’anagrafe per minorenni

I minori di 18 anni che vogliono cambiare nome dovranno presentare una domanda redatta e sottoscritta da entrambi i genitori o tutori. Insieme alla richiesta dovrà essere allegato uno stato di famiglia o documento che indichi il grado di parentela. In particolare, la documentazione da presentare al Prefetto per la richiesta di cambio nome del minore prevede:

  • 
Domanda in bollo da € 16,00 sottoscritta da entrambi i genitori o da chi esercita la potestà genitoriale;
  • dichiarazione sostitutiva di certificazione per ciascun genitore attestante il luogo e la data di nascita,  la residenza, lo stato di famiglia e la cittadinanza ovvero i relativi certificati;

  • fotocopia di un documento di identità di entrambi i genitori;

  • eventuale documentazione utile a sostenere le motivazioni della richiesta;

  • dichiarazione di assenso (cambiamento/aggiunta/abbandono cognome) degli eventuali cointeressati (parenti prossimi), accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità.

Come cambiare nome all’anagrafe, la documentazione

La richiesta di cambio nome o cognome va inoltrata al Prefetto della provincia di residenza o comunque dove si trova registrato l’atto di nascita al quale si riferisce con l’istanza. 

La documentazione necessaria è elencata di seguito; ricordiamo che la richiesta di minori di anni 18 dovranno essere sottoscritte da entrambi i genitori o tutori del minore. 

Documentazione e requisiti per cambiare nome:

  • domanda in bollo da € 16,00

  • dichiarazione sostitutiva di certificazione, sottoscritta dal richiedente, attestante il luogo e la data di nascita, la residenza, lo stato di famiglia e la cittadinanza ovvero i relativi certificati

  • eventuale documentazione utile a sostenere le motivazioni della richiesta

  • fotocopia di un documento di identità

  • dichiarazione di assenso degli eventuali cointeressati, accompagnata dalla fotocopia di un documento di identità degli stessi
  • albero genealogico (in caso di estinzione del cognome che si vuole aggiungere)

 

I documenti per poter effettuare il cambio nome / cognome possono essere scaricati dal sito della prefettura: www.prefettura.it Vi basterà accedere alla sezione “Servizi ai cittadini” selezionare “Come fare per…” e infine, andare nell’area dedicata al “Cambio nome e Cognome“.

 

In caso di richiesta respinta

 

Se la richiesta di cambio nome non viene accolta, il Prefetto informerà il richiedente indicando i motivi del rigetto della richiesta. A questo punto, il richiedente può accettare il rifiuto o muovere eventuali opposizioni: è ammesso il ricorso giurisdizionale al TAR entro sessanta giorni dalla notifica. E’ ammesso anche il ricorso straordinario al Capo dello Stato entro centoventi giorni dalla notifica.

Bonus luce 2016, tutte le novità

Bonus luce 2016: chi può accedere, come ottenerlo, requisiti e tutte le informazioni utili per fare richiesta delle agevolazioni sulla bolletta elettrica.

Le spese per le utenze domestiche incidono pesantemente sui bilanci delle famiglie italiane. Anche se la vasta offerta del mercato ha permesso i cittadini di poter scegliere l’utenza più adeguata, le bollette della luce continuano ad essere una spina nel fianco per chi a fine mese stenta ad arrivarci.

Cos’è il bonus luce?

Il bonus luce 2016 è una sorta di sostegno rivolta a tutte le famiglie italiane con difficoltà economiche e consiste in uno sconto sulle bollette dell’energia elettrica. Per poter accedere ia questa agevolazione occorrono determinati requisiti che di seguito vi elencheremo in maniera dettagliata.

Bonus luce 2016: requisiti richiesti

Per poter beneficiare del bonus luce e gas 2016 occorre un reddito ISEE non superiore  a 7.500 euro che aumenta a 20.000 euro per le famiglie numerose con più di 3 figli a carico. E’ doveroso chiarire che un figlio viene considerato “a carico” se non supera un reddito complessivo IRPEF pari a 2.840,51 euro al lordo degli oneri deducibili.  

Bonus luce 2016: la domanda

Per accedere al bonus luce 2016, bisogna rivolgersi ad un Caf e compilare i moduli disponibili allegando tutta la documentazione indicata (modello ISEE e comunicazione ASL). Sarà compito del Caf inoltrare la domanda al Comune di residenza, che valuterà la posizione del richiedente tramite l’utilizzo del Sistema di Gestione delle Agevolazioni sulle Tariffe Energetiche (SGAte), un sistema che consente ai Comuni di applicare gli sconti previsti dal bonus luce e gas alle famiglie disagiate.

Prima di poter ricevere il bonus, le domande presentate devono ovviamente essere sottoposte a verifiche e controlli dei requisiti ma è possibile controllare lo stato di avanzamento della propria istanza sul sito www.bonusenergia.anci.it.

L’Autorità mette comunque a disposizione anche il numero verde 800.166.654 per richiedere ogni ulteriore chiarimento.

Bonus luce 2016: moduli e documenti richiesti

  • Carta di identità valida;
  • Modulo A compilato;
  • Attestazione ISEE;
  • Allegato CF con l’elenco dei componenti del nucleo familiare;
  • Allegato FN di attestazione di famiglia numerosa, in caso vi siano più di 3 figli a carico;
  • Una bolletta della luce, su cui reperire potenza impegnata della fornitura e il codice POD che serve ad identificare il punto di consegna dell’energia.

Condizioni per poter usufruire del bonus

Contatore elettrico fino a 3 kw per i nuclei familiari fino a 4 persone e a 4,5 kw per quelli superiori a 4 persone residenti;

nel caso di persone colpite da particolari malattie, un documento rilasciato dall’Asl che attesti la presenza di apparecchiature medicali e le modalità d’uso

Bonus luce 2016, importi e durata

Il bonus luce 2016 ha una durata di 12 mesi ma può ovviamente essere rinnovato. Nella bolletta saranno indicate tutte le informazioni relative alle tempistiche e scadenze previste per l’erogazione:

  • data a partire dalla quale si inizia ad usufruire del bonus;
  • data di scadenza dell’agevolazione;
  • importo dell’agevolazione ricevuta.

Per approfondimento potete consultare il sito ufficiale del Ministero dello Sviluppo Economico

 

Acquistare casa con il leasing agevolato

Informazioni sulla nuova possibilità di acquistare casa con il leasing agevolato: condizioni, chi può accedere e come funziona il leasing per acquisto casa.

La legge di stabilità 2016 riserva importanti agevolazioni per chi vuole acquistare un immobile ad uso abitativo; sarà possibile infatti acquistare casa in leasing,  uno strumento alternativo alla stipula del mutuo ipotecario. Nello specifico, con l’inserimento dei commi da 42-bis a 42-decies nell’art. 1, si introduce nell’ordinamento la disciplina civilistica e fiscale della locazione finanziaria di immobili adibiti ad uso abitativo.

Il leasing della prima casa è particolarmente conveniente per i giovani di età inferiore a 35 anni. Tale misura opererà dal il 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020. Ma vediamo nel dettaglio cosa consiste il leasing agevolato.

Agevolazioni per l’acquisto della prima casa in leasing, come funziona

Il meccanismo funziona così: la banca o la società di leasing compra casa al posto di chi desidera averla. Si procede al rogito dell’immobile, che viene concesso in uso all’interessato.

Il beneficiario dovrà pagare periodicamente un canone come per la locazione. Alla data di scadenza del contratto di leasing, il beneficiario potrà decidere se:

  • riscattare l’immobile: acquistarlo e diventare il proprietario, versando il residuo valore del bene, previa detrazione dei canoni già pagati
  • rinnovare il contratto di leasing
  • lasciare l’immobile alla società di leasing o alla banca

Cosa succede se si ha difficoltà economica a pagare le rate?

In caso di difficoltà economica, in tutte quelle ipotesi di licenziamento o cessazione dal lavoro, sarà possibile chiedere la sospensione del pagamento delle rate per un periodo massimo di 12 mesi e per non più di una volta.

Al termine del periodo di sospensione, il pagamento delle rate riprenderà secondo gli importi e con la periodicità originaria, salvo diverso accordo eventualmente intervenuto tra le parti per la rinegoziazione delle condizioni contrattuali.

La sospensione, in ogni caso, non comporta l’applicazione di alcuna commissione o spesa d’istruttoria e avviene senza richiesta di garanzie aggiuntive.

Cosa succede se si decide di non pagare le rate senza alcuna giustificazione?

Se il beneficiario decide di non versare più i canoni periodici, la banca o la società di leasing potranno richiedere la risoluzione del contratto di leasing; nei casi più gravi anche sfrattare l’utilizzatore. Nella fase successiva la banca potrà procedere alla vendita dell’immobile a condizioni di mercato. Il ricavato dalla vendita servirà sia a coprire i canoni scaduti e non pagati fino alla data della risoluzione contrattuale; sia a trattenere i canoni a scadere attualizzati. 

Leasing agevolato per la prima casa, norme per accedere alle detrazioni fiscali

Il beneficiario con età inferiore a 35 anni, e con un reddito non superiore a 55 mila euro, potrà beneficiare della detrazione del 19% sui  canoni e i relativi oneri accessori, per un importo non superiore a 8.000 euro, e sul prezzo di riscatto per un importo non superiore a 20.000 euro. Se invece l’età dell’utilizzatore supera i 35 anni la detrazione è ridotta a metà.

Previste agevolazioni anche per quanto concerne l’imposta di registro. Il regime di favore opererà limitatamente al periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2020.

NOTA BENE: l’immobile deve risultare abitazione principale. Sarà necessario trasferire  la residenza nel luogo in cui esso è ubicato entro il termine di un anno. Tale dichiarazione deve esser resa nel contratto di leasing

 

Come avere l’autorizzazione paesaggistica

Come avere l’autorizzazione paesaggistica: l’iter burocratico da fare per poter effettuare un intervento edilizio in una zona che ha un vincolo paesaggistico-ambientale.

L’autorizzazione paesaggista, regolata dall’articolo 164 del codice civile, sancisce che un immobile  di interesse paesaggistico, non può essere soggetto a nessun tipo di modifica, ai suddetti beni. Tale normativa ha lo scopo di evitare che l’immobile possa arrecare danno al paesaggio oggetto alla salvaguardia. Cosa fare se però si decide di intervenire su un bene immobile soggetto a tutela paesaggistica?

 

Come richiedere l’autorizzazione paesaggistica, modulo e documentazione

Per ottenere l’autorizzazione paesaggistica occorre presentare e richiedere all’ente di competenza,  i disegni delle opere che si vogliono eseguire, così da far accertare la loro compatibilità con il paesaggio circostante. E’ bene precisare che senza tale autorizzazione non sarà possibile iniziare nessun tipo di lavoro sul possedimento; in caso contrario si va incontro a procedimenti penali.

In genere, la domanda va depositata presso il Dipartimento Programmazione ed Attuazione Urbanistica del Comune di competenza. 

Modulo di autorizzazione paesistica

Bisognerà pertanto compilare un modulo predisposto, in duplice copia di cui una in carta semplice ed una con marca da bollo da 16,00 euro: il modulo può essere ritirato presso il Comune oppure essere scaricato dal rispettivo sito. Bisognerà indicare i propri dati anagrafici, il codice fiscale o partita IVA, i dati identificativi del bene immobile o del terreno specificando la particella catastale. 

Documentazione necessaria per ottenere l’autorizzazione

Sarà poi necessario precisare che tipo di opera si vuole effettuare facendo riferimento ad una documentazione tecnica, che bisognerà allegare, insieme ai dati del professionista che l’ha redatta. 

Sarà inoltre necessario allegare:

  • l’atto che certifichi il proprio titolo di possesso
  • La concessione edilizia
  • Il permesso a costruire
  • Un recente certificato catastale
  • Il nulla osta dell’Ente Parco se il podere risulta classificato in una zona considerata parco
  • Il progetto in sei copie
  • Un resoconto tecnico in quattro copie
  • La relazione paesaggistica che individui l’ubicazione del bene, i suoi confini e il nome degli eventuali vicini e una documentazione fotografica. 

Una volta procuratasi tutta la documentazione necessaria bisognerà firmare il modulo compilato nelle sue parti e consegnare il tutto presso il comune di appartenenza dell’immobile.

 

Tipi di autorizzazione paesaggistica

Ci sono due tipi di autorizzazione paesaggistica: quella definita ordinaria e quella semplificata. In genere si richiede la prima autorizzazione. L’autorizzazione ordinaria va richiesta nei casi si ha intenzione di apportare variazione a un fabbricato già esistente come un incremento di volume che non dovrà superare il 10% della volumetria oppure se si vuole eseguire l’apertura di finestre o porte, rifacimenti di intonaci, attuazione di balconi o terrazze e quant’altro. Anche nel caso si voglia effettuare interventi di demolizione, di ricostruzione, di copertura, di abbattimento delle barriere architettoniche, di istallazione di impianti termo-sanitari per uso privato servirà l’autorizzazione di tipo ordinario.

Dopo aver presentato la richiesta di autorizzazione paesaggistica ordinaria, l’ente comunale dovrà, entro 40 giorni dalla data del ricevimento, inviarla alla Sovraintendenza che avrà il compito di verificare la correttezza della richiesta e di analizzare tutta la tua documentazione. Entro un periodo massimo di 45 giorni dovrà esprimere il suo parere, positivo o negativo, sul rilascio del permesso. Se il parere dovesse essere contrario, il Comune manderà una dichiarazione scritta, specificando il suo dissenso. In caso di esito favorevole, arriverà il nulla osta della Sovraintendanza.

 

NOTA BENE: onde evitare di commettere errori nella presentazione della documentazione è preferibile rivolgersi ad un professionista del settore quale un ingegnere o un architetto.

 

Sospensione delle cartelle Equitalia, le istruzioni

Come chiedere la sospensione delle cartelle equitalia:  tutte le info per ottenere la sospensione delle cartelle esattoriali online, evitando le lunghe file agli sportelli.

La cartella esattoriale è un documento che legittima l’ufficiale giudiziario alla riscossione coattiva dei tributi in caso di mancato pagamento dei contribuenti. Ogni cartella contiene delle informazioni molto importanti; oltre al nominativo di chi ha contratto il debito vi è l’importo dovuto, gli interessi maturati, le sanzioni a cui si va incontro e i metodi di pagamento. La cartella viene notificata direttamente da un messo oppure viene spedita con raccomandata; il pagamento richiesto va effettuato entro 60 giorni. 

Come chiedere la sospensione delle cartelle, documentazione e procedura

Molti ancora non sanno che è possibile chiedere la sospensione delle cartelle Equitalia, eppure questa operazione è possibile anche attraverso il web; si tratta di una procedura piuttosto semplice. Grazie alla legge di stabilità del 2013 il debitore può dimostrare che non deve restituire nulla; basta andare sul sito Equitalia e compilare un modulo. Attenzione, occorre inviare una sola richiesta alla volta, pertanto, se sono diverse le cartelle Equitalia da sospendere, sarà necessario fare varie richieste ed allegare tutti i documenti. 

Ovviamente si dovrà dimostrare il motivo per cui se ne chiede la sospensione. In ogni caso tutti i documenti dovranno pervenire in formato PDF: se la documentazione in possesso è cartacea oppure in altro formato occorre scannerizzare i fogli e salvarli come PDF. Mentre se sono in altro formato basta salvarli solo in PDF.

Prima di cominciare la procedura bisogna essere sicuri di avere a disposizione tutti i documenti che servono a dimostrare che l’importo non è dovuto.

Il documento più importante è la cartella bisogna poi aggiungere un documento di identità valido.  Se si tratta di persone giuridiche bisogna  allegare alla documentazione una dichiarazione sostitutiva.  

La richiesta della sospensione tramite online ha il grosso vantaggio di essere più veloce rispetto la procedura classica: si evitano lunghe file agli sportelli. Le persone che incontrano difficoltà a navigare in internet possono sempre utilizzare i soliti mezzi tradizionali quali: fax, lettere e uffici Equitalia.

Dopo aver inoltrato  la domanda, arriverà una mail automatica che conferma l’invio; meglio non utilizzare la posta elettronica certificata in quanto può creare problemi.  

Raccomandazione utile: non dimenticate di aggiungere ai propri contatti l’indirizzo di posta elettronica di Equitalia così da evitare che la mail di conferma o un’altra comunicazione finisca nella cartella della posta indesiderata.

E se la cartella equitalia risulta errata?

Può succedere di vedersi recapitare la notifica di cartelle esattoriali errate! Nel mese di Febbraio 2014 è stata creata una procedura molto utile per bloccare in maniera molto veloce, le cartelle esattoriali errate o ingiustificate. Attraverso il sito web di Equitalia, è possibile chiedere la sospensione della riscossione tributaria e segnalare la cartella errata, facendo però attenzione ai termini di decorrenza per non perdere ogni diritto anche quando si è dalla parte della ragione.  Il contribuente dovrà presentare opportuna documentazione che giustifichi la cartella errata, redigere la domanda di sospensione ed attendere la risposta.  

In automatico si avrà la sospensione della stessa: se entro un periodo di tempo che rientra nei 220 giorni, non si riceve nessuna risposta  la cartella esattoriale verrà automaticamente dichiarata nulla.

Come richiedere il porto d’armi

Come richiedere il porto d’armi: sport, caccia, difesa personale, collezionismo… ecco tutte le info per avere l’autorizzazione a possedere armi da fuoco come pistola e fucile. Se per qualsiasi motivo volete avere il porto d’armi, sappiate che si tratta di una pratica molto complessa e difficile ma non impossibile. Vediamo nel dettaglio qual’è l’iter da seguire per poter avere una pistola in casa.

Come richiedere il porto d’armi, tipi di autorizzazioni

Ovviamente esistono vari tipi di autorizzazione con determinate restrizioni allo scopo di garantire la sicurezza. Se per esempio,  la concessione riguarda un’arma sportiva, è possibile portare con sé l’arma (ovviamente scarica) fino al centro sportivo dove si svolge il tiro a segno o al piattello. Questo significa che l’arma non può essere trasportata in altri posti, neanche scarica. 

Se l’autorizzazione riguarda il fucile da caccia, l’arma potrà essere usata esclusivamente nei giorni un cui la stagione di caccia è aperta. L’autorizzazione che ha meno restrizione è quella da difesa personale, anche se per ottenerla, l’iter da seguire è molto complesso.

Come richiedere il porto d’armi, la procedura

Per poter ottenere il porto d’armi  bisogna essere maggiorenni.  La prima cosa da fare è recarsi alla ASL del Comune di appartenenza e farsi rilasciare un attestato che dichiari l’idoneità psico-fisica, per poter usare un’arma: in alternativa, il documento  può essere richiesto direttamente al comando di Polizia di Stato.

È necessario saper manipolare un’arma e dimostrarlo. A tal proposito esistono due modi: o si è prestato servizio militare da dimostrare con certificazione oppure si è frequentato o si deve frequentare un corso di tiro a segno che rilascerà un debito attestato.

Occorre redigere una dichiarazione sostitutiva dove si attestata di non avere situazioni ostative previste dalla Legge. Bisognerà indicare anche le credenziali delle persone conviventi e, soprattutto, dichiarare di non essere obiettore di coscienza.  Dopo aver compilato la dichiarazione, si dovranno allegare due marche da bollo del valore di euro 14,62: da applicare una sulla richiesta e un’altra sul nulla osta.

Già presentando questi documenti sarà possibile avere l’autorizzazione per l’acquisto di armi e munizioni, ma ovviamente, non si tratta ancora di un “porto d’armi ” cioè del permesso per portarle con sé e conservarle in casa. 

Per poter avere un’arma in casa è necessario presentare alla Questura un modulo (reperibile sul sito della Polizia di Stato) nel quale si denuncia la detenzione dell’arma.  Anche se si tratta di un’arma ereditata, la denuncia è necessaria.

Il modulo può essere consegnato:

  • direttamente a mano
  • Per posta raccomandata con avviso di ricevimento
  • Per via telematica, con modalità che assicurino l’avvenuta consegna.

Fatto tutto ciò, bisogna aspettare che la Questura decida di concedere il porto d’armi richiesto. I tempi di attesa variano molto da città a città; in genere occorrono 30 giorni. Ricordate che bisogna rinnovare il porto d’ armi ogni anno.  

Prima di richiedere il porto d’armi riflettete: mi serve avere in casa una pistola, un fucile o una qualsiasi arma da fuoco? Avete una ragione valida e motivata che giustifichi il bisogno di andare armati? Se comunque ne avete già una dentro casa, tenetela sempre sottochiave. Vi sono delle norme ben precise sulla detenzione delle armi e tra queste non mancano regole sulla custodia.

 

Come aprire la partita Iva

Come aprire la partita IVA: procedure e consigli per l’apertura della partita IVA. Dalla richiesta online alla classica fila allo sportello dell’Agenzia delle Entrate. Quanto costa aprire una partita IVA e tutte le informazioni utili.

Prima di intraprendere un’attività economica, bisogna aprire la partita IVA; è composta da una serie di cifre e serve ad identificare l’azienda o la persona fisica. La partita IVA è costituita da 11 numeri, i primi 7 identificano il contribuente, i successivi 3 identificano l’Ufficio delle Entrate e l’ultimo è un numero di controllo. La partita IVA deve essere obbligatoriamente aperta entro 30 giorni dall’apertura della vostra attività o dalla costituzione della società.

Aprire la partita IVA è molto semplice e veloce inoltre esistono diversi modi per svolgere questa operazione. Grazie anche al web, è possibile aprire una partita IVA via online stando comodamente seduti a  casa e gratis.

Come aprire la partita IVA online, la procedura

Per aprire in maniera corretta una propria partita iva con l’ausilio di un pc è ovviamente fondamentale avere  una connessione ad internet per poter accedere al sito dell’Agenzia delle Entrate. Una volta entrati, si dovrà seguire minuziosamente i passaggi descritti in seguito. 

Bisogna scegliere che modulo compilare: per avviare una attività coe libero professionista si deve compilare il modulo AA9, se invece si vuole aprire una ditta individuale, bisogna compilare il modulo aa7. Questi moduli sono facilmente scaricabili: basta andare nella sezione “Richiedere-Partita IVA”.

Fatto ciò, bisogna registrarsi a Entratel e Fisconline:  inserite i vostri dati personali e le informazioni quali numero di cellulare e indirizzo email per essere ricontattati. La registrazione è necessaria:  solo in questo modo potrete inviare tutti i moduli che avete precedentemente compilato. 

A questo punto potete inviare i moduli via online, pertanto seguite le procedure che sono elencate sul sito dell’Agenzia delle Entrate. 

Dopo poco tempo verrete contattati via email o per telefono dal personale dell’Agenzia delle Entrate che vi comunicherà che la creazione della vostra partita IVA è avvenuta con successo. 

Dopo aver conseguito il numero di partita IVA potrete scegliere tra i regimi fiscali in base al tipo di attività e al volume di affari: va da un regime fiscale semplificato (intorno a 300 euro annuali da pagare in 4 rate) a regimi più complessi.  

Partita IVA on line: se non so usare il pc?

Se avete difficoltà a usare il pc e internet,  potete farvi seguire nello svolgimento di queste procedure da un professionista,  magari in futuro si potrà occupare anche della vostra contabilità: in ogni caso questa operazione comporterà una piccola spesa.

Potete anche rivolgervi direttamente presso uno degli uffici, magari periferici per evitare code.

In ogni caso, la procedura è semplicissima ed intuitiva…co un po’ di pazienza magari ci riuscite.

Se non volete pagare l’esperto e non avete alcuna confidenza con il pc, potete chiedere aiuto ad un amico che ha molta dimestichezza con il web: anche se non si intende di finanza il procedimento da seguire sarà di sicuro alla sua portata.

Sicuramente per molte persone è davvero un bene che grazie ad internet, operazioni all’apparenza complesse come questa, possano essere facilmente svolte via internet. In questo modo si risparmierà moltissimo tempo che potrete certamente investire in altre attività.

Connessi all’apertura della partita IVA ci sono altri adempimenti: Iscrizione all’INAIL, iscrizione al registro delle imprese, iscrizione INPS.  

 

Come aprire un centro sportivo

Come aprire un centro sportivo: la procedura, lo statuto, le richieste e tutte le normative e agevolazioni per poter avviare un’associazione sportiva.

Aprire un centro sportivo non vuol dire aprire una palestra, bensì un’associazione composta da persone che hanno in comune interessi sportivi e che sostengono l’operato di squadre sportive, senza scopo di lucro. Anche se si tratta di una semplice procedura, l’apertura di un centro sportivo comporta il rispetto di una serie di normative per poter usufruire di agevolazioni fiscali riservati esclusivamente per i centri sportivi.

Come aprire un centro sportivo, la procedura

1.Creazione dello statuto

Per prima cosa, bisogna creare un’associazione, che consiste nello stilare uno Statuto (D. Lgs. 460/97), cioè un Atto Costitutivo, per definire gli obiettivi che si vogliono perseguire. A tal proposito, si dovrà compilare una lista dei soci fondatori, specificando compiti e mansioni. Bisognerà inoltre disporre di libri verbali, contabili su cui registrare tutte le attività e iniziative del centro. 

2.Deposito dello statuto

Dopo aver provveduto a redigere lo statuto, dovrete depositarlo in duplice copia bollata presso l’Ufficio Registri Atti Privati e chiedere all’agenzia delle entrate un Codice Fiscale per un’attività non commerciale cioè senza vendita di bevande o cibi. Se avete intenzione di ospitare anche un bar, dovrete aprire una Partita iva e iscrivervi nel R. E. C. (Registro esercenti il commercio).

3.L’ubicazione

Dopo che avete affittato o acquistato il locale, dovrete verificare che sia a norma, in primis se è accatastato in C/1 o C/4: quest’ultimo se è un centro sportivo senza fine di lucro. In caso contrario dovrete chiamare un Tecnico Abilitato per procedere alla variazione catastale. Dovrete inoltre procurarvi la documentazione che attesti l’agibilità e l’idoneità sanitaria nel locale, prestando attenzione sulle norme di sicurezza per i locali pubblici relative alle barriere architettoniche. 

Se volessi aprire un bar nel centro sportivo?

Come già accennato, all’interno del centro è possibile aprire un bar, ma oltre alla partita IVA dovrete procurarvi le autorizzazioni necessarie alla somministrazione di cibi e bevande: vendita riservata solo ai soci).

A chi posso rivolgermi?

Le leggi che regolano l’apertura e la gestione di un centro sportivo sono molteplici, pertanto vi consiglio di visitare i siti dell’Endas e dell’Arci, Associazioni nazionali che si occupano di fornire consulenza specifica a chi desidera aprire dei centri o dei circoli: dovrete pagare una quota di iscrizione annuale di circa 1.000 euro.

Ho diritto ad agevolazioni fiscali?

E’ bene sottolineare che lo Statuto, cui fa riferimento questo tipo di associazione, vi consente di usufruire, di notevoli privilegi e agevolazioni fiscali, contabili ed amministrative.  Al riguardo, è preferibile consultare gli uffici comunali per avere possibili agevolazioni previste per l’affitto dei locali e di eventuali campi da gioco.  

Centro sportivo, informazioni utili

  • -Chi frequenta il centro sportivo deve essere un associato tesserato
  • -La tessera viene rilasciata a tutti i soci dietro una quota, che servirà a finanziare esclusivamente le attività del centro e ad attestare l’iscrizione al centro.  
  • -La tessera da diritto di partecipare alle iniziative e di usufruire dell’eventuale punto ristoro.  
  • -Poiché non si tratta di un’attività commerciale, il centro non è aperto al pubblico, ma solo ed esclusivamente ai soci tesserati. 

E’ nel vostro interesse rispettare determinate requisiti e regole, onde evitare di essere soggetti a forti pene e sanzioni che possono includere la chiusura dello stabile.