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Come verificare se ho pagato il bollo auto

Come verificare se ho pagato il bollo: dove rivolgersi e l’iter da seguire per verificare, in modo gratuito, il pagamento del bollo negli ultimi dieci anni.

Avete smarrito la ricevuta e non sapete come dimostrare di aver pagato il bollo auto due anni fa, lo scorso anno o in un determinato periodo del passato? Chi riceve un avviso di pagamento di un bollo auto non pagato in un determinato anno, ha la possibilità di verificare, in forma gratuita, la propria posizione per gli ultimi dieci anni. 

Come verificare se ho pagato il bollo auto

Per la verifica del pagamento del bollo basta avere una connessione a internet e collegarsi al sito dell’agenzia delle entrate, www.agenziaentrate.it.  Vediamo ora come procedere alla verifica:

1) Dopo aver fatto l’accesso si aprirà la pagina, a questo punto dovete cliccare sulla voce servizi e successivamente sulla voce bollo auto nella nuova maschera.

2) Per conoscere la vostra posizione riguardo i pagamenti dei bolli, dovrete cliccare  sulla voce pagamenti effettuati

3) Si aprirà un’altra maschera, dovrete pertanto inserire tutti i dati necessari per la vostra ricerca

Inserite nel primo rigo la regione dove il veicolo risulta registrato

4) Nel secondo rigo inserite la categoria del veicolo

5) Nel terzo rigo scrivete la targa del veicolo

6) Nel quarto rigo l’anno del quale volete conoscere se il pagamento è stato effettuato infine cliccate 

Se il pagamento bollo auto è stato effettuato,  nella pagina successiva compariranno tutti gli estremi del pagamento.

Non vi resta a questo punto che  stampare una copia e conservarla per eventuale dimostrazione di pagamento effettuato.  Se il pagamento non risulta, purtroppo dovrete provvedere a calcolare l’importo ed effettuare il pagamento.

Come si calcola l’importo per il bollo auto?

L’importo del bollo auto dipende da vari fattori:

Potenza

La potenza effettiva dell’auto la trovate sulla carta di circolazione, nel secondo riquadro al punto P2. Per calcolare il bollo auto occorre questo dato espresso in kilowatt (kW).

Classe ambientale

L’importo da pagare dipende anche dalla classe ambientale pertanto risulta meno oneroso, a parità di potenza, con le auto di classe ambientale più elevate: Euro 5, Euro 6…

Tariffa

Altro fattore è dato dalla tariffa fissata dalla Regione di residenza.

Dopo aver verificato tutti i riferimenti necessari, potrete calcolare il bollo manualmente: basta moltiplicare il numero di kiloWatt (privo di decimali) per la tariffa fissata dalla Regione di Residenza per quel dato veicolo.

Se non volete perdere tempo, potete sfruttare il calcolo online: Calcolo bollo auto online. Il portale dell’ACI oppure quello dell’Agenzia delle Entrate. Basta indicare i kW del vostro veicolo, la classe di emissione e la regione di residenza, seguire un paio di step e visualizzerete l’importo dovuto del bollo da pagare.

Dove si paga il bollo auto?

Come pagare il bollo alla Posta

Potete pagare il bollo auto presso gli uffici postali con un bollettino dedicato: ha costo di commissione di 1.10 euro).

Come pagare il bollo dal tabaccaio

Se volete evitare la fila agli uffici postali potete pagare il bollo auto presso le tabaccherie autorizzate. Basta consegnare il vecchio bollo pagato, altrimenti dovrete compilare una “schedina dedicata al pagamento bollo” indicando l’importo dovuto e i dati del veicolo. In questo caso il costo del servizio è di 1,87 euro.

Come pagare il bollo all’Aci

Presso la delegazione Aci è potete calcolare e pagare il bollo auto: anche in questo caso il costo di commissione è di 1.87 euro.

Come pagare il bollo Presso le agenzie pratiche auto

Anche le agenzie di pratiche automobilistiche possono effettuare il pagamento del bollo auto, Le spese di commissioni fisse sono pari a 1,87 euro. 

Come pagare il bollo al telefono

Grazie al servizio Telebollo dell’Aci è possibile pagare il bollo: basta chiamare al numero 199.711.711. Il costo è di 1,87 euro + 1,2% della tassa pagata. La chiamata è a pagamento.

 

Come estinguere il mutuo

Come estinguere il mutuo: tutte le informazioni utili e la procedura per pagare il mutuo prima che si estingua così come concordato con il contratto iniziale. Chi ha acquistato casa attraverso il mutuo, dovrà restituire alla banca  una somma di denaro a tasso fisso o variabile per il numero di anni che ha concordato all’atto del prestito.  Se si ha la disponibilità di denaro  è possibile estinguere il mutuo? Questa operazione è fattibile ma ci sono alcune cose importanti da sapere. 

Per estinguere il mutuo dovrò pagare una penale?

Se si hanno tutti i soldi necessari a pagare il mutuo prima che si estingua,  esso può essere estinto in anticipo ma prima di procedere all’operazione, è bene leggere attentamente il tipo di contratto stipulato per capire eventuale penale da pagare. Se il mutuo è stato stipulato dopo il 2/2/2007 (con il Decreto Bersani) il mutuatario può estinguerlo senza pagare nessuna penale; in caso contrario dovrà pagare un interesse calcolato sulle rate ancora da pagare alla Banca in base al tipo di contratto stipulato.

Penali su contratto a tasso fisso e a tasso variabile

Riguardo ai mutui richiesti prima del 2007 il decreto fissa il limite delle penali applicabili ai Mutui.

Nel contratto a tasso fisso,  la percentuale di interesse è la seguente: 1,90% da calcolare dal quarto anno in poi; 1,50% dal terzo anno in poi, mentre è nullo negli ultimi due anni. 

Nel contratto a tasso variabile, la percentuale è la seguente: 0,50% da calcolare dal quarto anno in poi; 0,20% dal terzo in poi, ed è nullo negli ultimi due anni.

Come estinguere il mutuo, la procedura

Dopo aver fato gli opportuni conti, è possibile andare in Banca e presentare l’atto notorio nel quale bisogna indicare dettagliatamente che si vuole estinguere un mutuo casa in anticipo.

Dopo che la banca ha controllato l’atto, avrà una settimana  a disposizione per far sapere al proprio cliente la somma da pagare per estinguere un mutuo.  Dopo aver pagato l’importo, la banca provvederà a eseguire 

La quietanza che attesterà l’estinzione del mutuo.

Come posso estinguere il mutuo se la casa ha un’ipoteca?

Se sul mutuo è stata messa un’ipoteca come garanzia per la Banca, essa si estingue all’atto del pagamento. La Banca dovrà inviare entro trenta giorni dell’estinzione del mutuo, una comunicazione presso la Conservatoria Registri Immobiliari nel territorio in cui è ubicato l’immobile, indicando che il debito è stato estinto.  Trascorsi circa trenta o quarantacinque giorni, l’ipoteca risulterà cancellata automaticamente.

Posso estinguere il mutuo parzialmente?

Volendo pagare mensilmente una rata più bassa, è possibile estinguere parzialmente il mutuo.  Anche in questo caso però saranno applicate delle penali qualora si trattasse di un mutuo stipulato prima del Decreto Bersani del 2007.

Alcune banche permettono di tenere l’importo della rata invariata, ma di ridurre il tempo di rimborso. In questo caso si avranno due vantaggi. Il primo è che la rata avrà sempre una quota fissa. Il secondo vantaggio è che si avrà un sostanziale abbassamento dei tassi di interesse. Ovviamente, in presenza di penali di estinzioni, queste saranno aggiunte al conto finale.

Se state pensando di estinguere il mutuo, sappiate che potete anche valutare il trasferimento del mutuo presso un’altra banca. In questo caso vi rimandiamo all’articolo portabilità del mutuo.

 

Come richiedere l’accompagnamento

Come richiedere l’accompagnamento: requisiti necessari per la richiesta, documentazione e tempistiche necessarie. Tutti i cittadini che sono impossibilitati a compiere azioni quotidiane a causa di malattie fisiche o psichiche possono godere della cosiddetta indennità di accompagnamento. 

In genere, il termine di accompagnamento si associa alle persone anziane. In realtà non dipende dall’età dell’individuo e, a differenza di altri tipi di agevolazioni,  non dipende dal reddito della persona che lo richiede. 

Come richiedere l’accompagnamento, requisiti

L’accompagnamento è un versamento economico, a favore di soggetti non autosufficienti; hanno diritto tutte quelle persone mutilate o totalmente invalide, incapaci di vivere autonomamente, a prescindere dalla condizione reddituale e dall’età anagrafica del richiedente.

Per poter beneficiare del contributo, Il cittadino deve essere invalido al 100%, per problemi psichici o fisici inoltre dovrà fornire la documentazione necessaria sull’inabilità, dimostrando la necessità di assistenza permanente.

Per gli stranieri appartenenti alla Comunità Europea, è indispensabile la registrazione alle liste anagrafiche del Comune di residenza. I cittadini extracomunitari, invece, devono possedere un permesso di soggiorno valido per almeno 1 anno.

Altri requisiti indispensabili sono: la cittadinanza italiana del richiedente, o perlomeno regolare permesso per l’assistenza nelle strutture, e la non cumulabilità con altri tipi di aiuti economici per tali o simili motivi. 

L’indennità non è reversibile e non è assolutamente compatibile con azioni lavorative svolte dal richiedente stesso.

Non hanno diritto all’accompagnamento,  i ricoverati per più di 30 giorni presso una struttura statale gratuita e coloro che percepiscono un altro assegno di invalidità (esempio invalidità di guerra, di servizio, di lavoro etc),salvo il diritto di conservare l’indennizzo più vantaggioso.

Come richiedere l’accompagnamento, la domanda

Per ottenere l’accompagnamento bisogna chiedere al medico curante il certificato di inabilità del paziente. Al richiedente verrà consegnato un attestato introduttivo, munito di codice identificativo con validità di 90 giorni. A questo punto, potrà presentare domanda all’INPS, inserendo il PIN identificativo. 

I metodi per richiedere l’accompagnamento sono due: per via telematica, attraverso il portale dell’INPS oppure mediante associazioni di categoria, o patronati.

Dopo la presentazione della domanda, il richiedente dovrà attendere la comunicazione della visita medica presso l’ASL. Una commissione medica ne confermerà  l’invalidità e redigerà il verbale di visita. L’ASL stessa invierà il documento al Centro Medico Legale dell’INPS, per l’avvio del contributo.

Come richiedere il contributo di accompagnamento, tempistiche

Il richiedente dovrà aspettare la ricezione del verbale conclusivo dove sono riportati i dati sanitari del paziente e l’esito finale del controllo clinico.  

In caso di conferma, il richiedente dovrà inserire sul sito INPS i dati utili al completamento dell’iter burocratico; dovrà immettere il numero di Iban su cui accreditare la somma spettante. L’INPS inizierà a versare il contributo di pagamento ogni mese, per 12 mensilità. 

Come richiedere l’accompagnamento, l’importo
L’importo dell’indennità varia a seconda delle patologie. Una circolare ad opera dell’Inps del 9 gennaio 2015 ha stabilito le tariffe mensili erogate e le soglie di reddito previste.

NOTA BENE 
Poiché richiedere l’accompagnamento è una procedura piuttosto elaborata è preferibile affidarsi alla consulenza gratuita di patronati, sindacati o associazioni preposte. In questo modo si eviterà di commettere errori e di incorrere in rallentamenti e complicazioni.

In caso di invalidi minorenni, è obbligatorio presentare il modello AP70 al raggiungimento della maggiore età.

 

Come acquisire la cittadinanza italiana

Come acquisire la cittadinanza italiana: requisiti e documenti necessari per lo straniero che vuole stabilirsi in Italia e godere degli stessi diritti dei cittadini italiani. Può succedere che per motivi di lavoro, di famiglia o di salute, siamo costretti  a stabilirci in un altro Stato e di conseguenza, a dover acquisire la cittadinanza. 

Cosa si intende per cittadinanza? La cittadinanza conferisce l’appartenenza a un determinato Stato; essa garantisce la piena integrazione con i conseguenti diritti civili e politici.

In Italia, lo straniero potrà dunque godere degli stessi diritti civili del cittadino italiano; per esempio, lo straniero che regolarmente lavora in Italia ha diritto ad essere pagato esattamente quanto un cittadino italiano. Cosa deve fare per ottenere la cittadinanza italiana?

Come acquisire la cittadinanza italiana, requisiti

Chi intende avere la cittadinanza italiana deve avere dei requisiti e disporre di una serie di documenti  che di seguito vi indicheremo, da presentare agli organi di competenza. 

Discendenti italiani

Se siete discendenti da cittadini italiani all’estero che non hanno mai rinunciato alla cittadinanza italiana, potete ottenere la cittadinanza grazie alla vostra consanguineità. Hanno validità i legami fino alla quarta generazione con familiari che originariamente sono nati e vissuti in Italia.

Per nascita

La cittadinanza italiana si acquisisce in automatico alla nascita, per adozione o riconoscimento, se il padre e/o la madre sono italiani. Se però si tratta di genitori stranieri, il bambino non acquisisce in automatico la cittadinanza italiana anche se è nato in Italia; potrà essere un cittadino italiano a tutti gli effetti solo dopo il compimento del diciottesimo compleanno.

Consorte italiano

Lo straniero che sposa un cittadino italiano, ha diritto alla cittadinanza italiana ma solo dopo essere vissuto in Italia per 2 anni senza precedenti penali.

Lavoro in Italia

Chi vive e lavora in Italia da un certo numero di anni,  può ottenere la cittadinanza italiana dopo aver vissuto ininterrottamente nel paese per un periodo costante e con la dimostrazione di avere un impiego permanente. L’impiego consente di beneficiare del permesso di soggiorno che poi attraverso l’iter burocratico, consente, dopo 10 anni, il diritto automatico a diventare cittadino italiano a tutti gli effetti.

Come richiedere la cittadinanza italiana, dove fare domanda

Per gli stranieri di origine italiana che intendono trasferirsi in Italia, la domanda va inoltrata al consolato italiano nel loro paese di residenza.  Se invece sono già in Italia, per ottenere la cittadinanza, devono recarsi all’ufficio Comunale della città in cui risiedono e dimostrare di essere effettivamente residenti e di origine italiana ovvero discendenti di emigranti o di cittadini italiani.  

Richiesta cittadinanza italiana, documentazione

Per inoltrare la richiesta occorrono i seguenti documenti: 

  • certificato di nascita dell’antenato italiano emigrato all’estero rilasciato dal comune
  • il proprio certificato di nascita
  • il certificato di matrimonio dell’avo italiano emigrato all’estero
  • Il certificato che testimonia la data del suo decesso (certificato di morte) 

Tutta la documentazione deve inoltre essere tradotta in italiano e vidimata da un notaio sia del consolato italiano che dall’autorità diplomatica del paese in cui vive.

Richiesta cittadinanza italiana online

Lo Stato italiano ha creato un servizio sul web ad hoc che consente di snellire la procedura  per richiedere la cittadinanza italiana. Per ulteriori info al riguardo potete accedere al servizio web dedicato, messo a disposizione dal dipartimento per l’immigrazione.

 

Come chiedere un mutuo a tasso variabile

Come chiedere un mutuo a tasso variabile: documentazione necessaria,  l’iter da seguire e pro e contro del tasso variabile.

Chi acquista casa senza soldi, in genere, ricorre al muto, un finanziamento a lungo che può essere a tasso fisso o a tasso variabile: il tipo di mutuo viene stabilito al momento della stipula del contratto. In entrambi i casi, sono previste delle rate da pagare per poter estinguere il prestito iniziale. In questa guida ci focalizzeremo sul mutuo a tasso variabile, vediamo, pertanto, come richiederlo.

Come chiedere un mutuo a tasso variabile, requisiti

  • Residenza Italiana
  • Maggiore età
  • Capacità di credito: importo mutuo sostenibile dal proprio reddito
  • Affidabilità e correttezza nelle rateizzazioni: il richiedente non deve aver maturato ritardi oppure mancati pagamenti.
  • Può essere necessario  disporre di un bene che possa servire come garanzia

Tasso variabile, quando conviene

Il mutuo a tasso variabile comporta un interesse associato all’oscillazione dell’Euribor,  un indice finanziario di riferimento. Questo significa che l’importo della rata può variare proporzionalmente in base all’andamento del mercato finanziario; sarà maggiore se l’indice di riferimento sale ma sarà minore se quest’ultimo scende. 

Potrebbe essere  un mutuo più vantaggioso rispetto a quello fisso, se il mercato immobiliare assume un andamento positivo. Va da sé che se dovesse presentarsi una situazione sfavorevole del mercato, non si tratterebbe più di un mutuo favorevole.

Purtroppo questa oscillazione dipende dall’andamento di mercato, pertanto è impossibile prevedere come potrà svilupparsi un tasso variabile con l’andare degli anni: in un momento di crisi, potrebbe toccare delle punte davvero massime compromettendo la restituzione del prestito.

Come chiedere un mutuo a tasso variabile, iter e documentazione

Dopo aver acquisito tutti i requisiti necessari, si potrà scegliere l’Istituto di Credito più vantaggioso a cui chiedere un mutuo a tasso variabile. In caso di esito positivo, l’istituto di credito dovrà disporre di tutta la documentazione relativa alla propria posizione lavorativa, alla situazione finanziaria e tutto ciò che riguarda l’immobile da acquistare. Verranno richiesti i seguenti documenti:

  • Dichiarazione di reddito
  • Certificato di nascita
  • Documento valido
  • Certificato di stato civile oppure di matrimonio completo di tutte le annotazioni
  • Copia del compromesso
  • Planimetria completa dell’immobile
  • Copia del certificato di abitabilità
  • Copia dell’ultimo atto di acquisto dell’immobile
  • Dichiarazione di non avere altri debiti.  

Mutuo a tasso variabile con rata costante

E’ bene sottolineare che la scelta iniziale del tasso d’interesse non è più vincolante come lo era un tempo.  Oggi è possibile cercare delle condizioni più convenienti, con la facoltà di modificare eventualmente anche il tipo di tasso.

Per quanto riguarda i mutui a tasso variabile con rata costante, a seguito delle oscillazioni di mercato, è possibile ritrovarsi con la durata del mutuo stesso che si accorcia in base all’abbassamento dei tassi d’interesse oppure di un mutuo della durata che si allunga in caso di aumento dei tassi.

Mutuo a tasso variabile con tasso minimo applicabile

Tra le possibilità che vengono offerte per chi sceglie un mutuo a tasso variabile, c’è quella che prende il nome di Cap, un tasso minimo applicabile che ci consente di proteggere il nostro mutuo. Tuttavia si tratta di uno spread molto più elevato.

In ogni caso, prima di scegliere la tipologia del tasso, facciamo molta attenzione a tutte le opportunità che ci si presentano.

Come contestare una multa

Come contestare una multa: dal prefetto al giudice di pace, ecco a chi rivolgersi e la procedura da fare per impugnare la multa.

Vi è mai capitato di trovare una multa sul tergicristallo della vostra auto? Certo, è giusto essere sanzionati se si commette un’infrazione, tuttavia,  ci sono casi in cui la contravvenzione risulta essere sbagliata. Cosa fare per contestare la multa?

Come contestare una multa, a chi rivolgersi

Ci sono casi piuttosto semplici in cui la multa può essere facilmente impugnata: è il caso per esempio della presenza di un doppio verbale per la stessa trasgressione, dell’errata trascrizione di targa e veicolo o dell’errata violazione commessa. Si tratta infatti, di  verbali che possono essere contestati con estrema semplicità  presso l’Ente che emette il verbale.  Ma se i casi sono più complessi, è necessario presentare il ricorso al Prefetto oppure al Giudice di Pace.

Come contestare la multa presso il rispettivo Ente

La multa viene fatta immediatamente all’atto della contestazione. Il verbale che viene redatto in quel momento non costituisce un vero e proprio atto, si tratta solo di una notifica che serve per invogliare il trasgressore a recarsi al comando dei vigili per presentare il pagamento della mora. 

Se il verbale viene contestato subito, si potrà non più pagare la multa ma si dovrà dimostrare l’errore di chi ha trascritto la multa.

Come contestare la multa attraverso istanza

Se siete fuori tempo massimo e volete evitare il ricorso (sappiamo bene quanto sono lunghi e quanto costano), potete presentare un’istanza all’Ente che ha emesso la prescrizione.  E’ possibile infatti, richiedere la verifica del verbale ma anche in questo caso dovrete dimostrare l’errore di chi ha emesso il verbale che rappresenta per avere diritto all’annullamento dell’atto.

Come contestare la multa al Prefetto

Come ultima spiaggia non ci resta che fare ricorso; se si decide di ricorrere al Prefetto il ricorso va presentato entro sessanta giorni dal ricevimento del verbale. Va redatto su carta semplice: si dovranno scrivere tutte le problematiche relative alla contestazione di tale multa, il tipo di veicolo, marca di costruzione, numero di targa e i dati dell’intestatario del veicolo. 

Il ricorso può essere presentato direttamente al Prefetto oppure tramite raccomandata con ricevuta di A/R, al comando dei vigili o al Prefetto che si trova nel capoluogo di provincia. 

In caso di esito negativo si dovrà pagare il verbale e una sanzione. Se non viene fornita alcuna risposta entro 210 giorni (180 se presentata al Prefetto, in questo caso vale il silenzio assenso e pertanto la multa viene cancellata.

Come contestare una multa al Giudice di Pace

In alternativa al Prefetto,  il ricorso può essere presentato al giudice di pace. Anche in questo caso, viene richiesta una documentazione su carta semplice: caratteristiche dei veicolo, modello, targa e dati del proprietario del veicolo. Bisognerà inoltre evidenziare il motivo di tale sanzione e documentare anche mediante fotografie il motivo per cui il verbale è errato. 

 

Il ricorso può essere presentato a mano o tramite raccomandata con ricevuta di A/R all’ufficio dove è avvenuto tale sanzione. Insieme alla documentazione, bisogna corrispondere una spesa onoraria pari a 37 euro. Nel caso in cui il ricorso non dovesse andare a buon fine si dovrà pagare la multa ma senza l’ulteriore sanzione.

Come richiedere l’indennità di maternità

Come richiedere l’indennità di maternità: quanto vale l’indennità, come richiederla e chi può presentare la richiesta. Insieme all’indennità di maternità, potrebbe interessarvi il bonus maternità.

Indennità di maternità, Cos’è e a chi spetta

L’indennità di maternità è un integrazione salariale sostitutiva della retribuzione che viene pagata dall’Inps alle lavoratrici per il periodo di assenza obbligatoria dal lavoro per maternità.

Compete in particolare a:

  • Tutte le lavoratrici dipendenti quali apprendiste, operaie, impiegate, dirigenti)
  • Alle lavoratrici agricole che hanno prestato la propria attività per 51 giornate nell’anno precedente quello di inizio dell’astensione per maternità 
  • Alle lavoratrici domestiche che hanno 26 contributi settimanali nell’anno precedente l’inizio dell’astensione per maternità 
  • Alle lavoratrici Lsu o Apu (attività socialmente utili o di pubblica utilità).

Quanto dura l’indennità di maternità?

La suddetta indennità viene corrisposta per un periodo complessivo di cinque mesi e comprende:

  • 2 mesi che precedono la data presunta del parto e il giorno dell’evento
  • 3 mesi dopo il parto 
  • In caso di parto prima della data presunta, i giorni compresi tra la data effettiva e la data presunta si sommano ai 3 mesi dopo il parto; 
  • In caso di parto dopo la data presunta, sono pagati anche i giorni compresi tra la data presunta e la data effettiva

Quanto vale l’assegno di maternità?

L’assegno erogato  è pari all’80 per cento della retribuzione giornaliera percepita nell’ultimo mese di lavoro maggiorata dei ratei di 13ma e di eventuale 14ma.

Indennità di maternità, la domanda

Per accedere all’assegno di maternità bisogna presentare la domanda al proprio datore di lavoro per poi trasmetterla telematicamente alla sede Inps di residenza 

Entro il settimo mese di gravidanza la lavoratrice dovrà presentare all’INPS, per via telematica, la domanda di astensione dal lavoro.

Per quanto riguarda l’assegno di maternità, essa  va richiesta entro il termine di un anno dalla fine del congedo di maternità; diversamente, il diritto all’indennità si perde.

Va compilato il modello Mod.Mat. SR01 automatizzato reperibile sul sito internet www.inps.it nella sezione modulistica online. 

La domanda non va spedita per posta ne tantomeno per raccomandata con avviso di ricevimento, va trasmessa da un ente di patronato il quale provvederà a fornire tutta la documentazione in modalità automatizzata

Indennità di maternità, quali documenti occorrono?

  • Certificato medico di gravidanza rilasciato dal medico dell’Asl con la data presunta del parto
  • Documento di identità valido.
  • Una copia della domanda dovrà anche essere consegnata al datore di lavoro.
  • Entro 30 giorni dalla data del parto la lavoratrice dovrà inoltre consegnare al datore di lavoro il certificato di nascita del figlio o una dichiarazione sostitutiva.

Indennità di maternità, visite prenatali

Le lavoratrici in gravidanza possono beneficiare di permessi retribuiti per effettuare esami prenatali, accertamenti clinici, visite mediche specialistiche, qualora risultaasse impossibile  eseguirlial di fuori dell’orario di lavoro.

I permessi sono a carico del datore di lavoro. In tal caso le lavoratrici dovranno presentare apposita istanza e, successivamente, la relativa documentazione giustificativa che attesti la data e l’orario di effettuazione degli esami.

Permessi allattamento

Fino a un anno di vita del nascituro e per i soli giorni di presenza al lavoro, la lavoratrice potrà beneficiare di 2 ore di riposo giornaliero per allattamento oppure di 1 ora se l’orario di lavoro è inferiore alle 6 ore giornaliere. Se si tratta di parto plurimo i riposi raddoppiano

Per le relative ore di assenza il datore di lavoro dovrà anticipare ogni mese una indennità a carico INPS pari alla mancata retribuzione.

 

Come bloccare un pagamento con Postepay

Come bloccare un pagamento con Postepay: l’iter da seguire dopo che si è accertati che la somma è stata sottratta in modo fraudolento. Alcune raccomandazioni utili prima di effettuare una transazione per evitare di essere truffati.

Internet non è solo socialnetwork  è anche un mezzo per poter fare degli acquisti stando seduti comodamente a casa. Abiti, scarpe, telefonini, elettrodomestici… ormai tutto è reperibile attraverso il web: basta qualche click, una carta di credito per ricevere a casa l’ultimo iPhone di grido e magari a prezzi scontatissimi.

Per effettuare, dunque, una transazione finanziaria, ci serve la carta di credito (o carta di debito) e a questo punto è doveroso porci una domanda: e se l’acquisto si rivelasse una truffa? Tantissime infatti sono le truffe a cui molti sventurati vanno incontro: si acquista, si utilizza la carta ma la merce non arriva. Vediamo come attivarsi se si tratta di un pagamento non andato a buon fine fatto con Postepay.

Come bloccare un pagamento con Postepay

Se avete  fatto un acquisto su internet con l’impiego della carta Postepay,  senza però aver ricevuto la merce, bisogna essere tempestivi nel  bloccare il pagamento. Per questo tipo di operazione esistono delle linee guida da seguire, a tal proposito vi spiegheremo  in maniera dettagliata come bloccare un pagamento con Postepay.

A questo punto, poiché si tratta di una truffa, è necessario agire così da non perdere i soldi: è bene precisare che Postepay non rappresenta in linea di massima un metodo di pagamento sicuro, dato che le transazioni non vengono  monitorate in maniera accurata dall’azienda che gestisce il servizio. Ecco perché le truffe si estendono notevolmente! Insomma, la Postepay è tra le preferite di coloro che intendono truffare.

Purtroppo una volta fatto il pagamento è difficile ottenere i soldi indietro: l’operazione non può essere bloccata dato che l’accredito è immediato e l’individuo preleva subito l’importo facendo sparire ogni traccia della transazione.

Cosa fare? Non vi resta che fare la denuncia presso la polizia postale, l’unica autorità che può indagare e individuare il truffatore in quanto specializzata nel contrastare le truffe telematiche.

Nel frattempo, è importante recarsi presso l’ufficio postale e bloccare immediatamente la carta, per poi agire con un altro tipo di azione per cercare di recuperare l’importo rivelatosi fraudolento. 

Dopo che si è accertati di essere stati truffati, si potrà rivolgersi alle Poste Italiane, attraverso il portale online, per aprire ufficialmente una contestazione del pagamento. 

E’ consigliabile farlo anche tramite raccomandata, basta recapitarla al seguente indirizzo: Poste Italiane – BancoPosta; Direzione Operazioni, Viale Europa n. 175; 00144 Roma.

In caso di esito positivo bisogna comunque tener presente che i tempi per il riaccredito della somma sottratta in modo fraudolento sono abbastanza lunghi;  in genere si aggirano intorno ad un mese o 40 giorni.  

Come contattare Postepay

Per seguire l’iter della pratica aperta, è possibile contattare il numero verde messo a disposizione dall’azienda postale (803160): è operativo dal lunedì al sabato, dalle ore 08:00 alle ore 20:00.

Nota Bene: non prestate mai a nessuno la vostra carta di credito

Come bloccare un pagamento con Postepay, raccomandazioni utili

Diffidate delle comunicazioni tramite email, sono molti i tentativi di phishing atti a “rubare” i dati sensibili della carta di debito. Le scuse più comuni sono quelle che segnalano attività irregolari sul conto Postepay o l’impossibilità di usare la carta, quindi evitate di inserire i dati sensibili della carta su portali che sono affidabili solo in apparenza. Per proteggervi da phishing fate riferimento solo al portale ufficiale di Poste Italiane poste.it