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Come registrare un marchio

Come registrare un marchio: tutte le informazioni utili per la registrazione autentica di un marchio e tutti i requisiti necessari per ottenere un’esclusiva su un prodotto.

Il marchio ci consente di rendere unico un nostro prodotto e pertanto di distinguerlo da altri; solo con un marchio registrato abbiamo la possibilità di tutelarci da eventuali copie e da contraffazioni. Inoltre potremmo avanzare diritti qualora il nostro marchio registrato fosse usato illecitamente da terzi per scopo di lucro o finalità pubblicitarie improprie.

La registrazione va fatta presso l’ufficio Italiano Brevetti e Marchi, allegando la domanda con il disegno o il logo del marchio. Si dovranno inoltre pagare i diritti di segreteria e le tasse che cambiamo in base al tipo di marchio e alle classi che si sono scelte.

L’ufficio esaminerà la domanda attentamente, verificando se ci sono i requisiti per registrare il marchio. I marchi che possono essere depositati sono di vari tipi, in ogni caso è bene tener presente che dalla data di deposito del marchio, decorrono 10 anni dalla data di durata dell’esclusiva. Vediamo quali documenti ci occorrono e come procedere per registrare un marchio.

Come registrare un marchio, regole generali
Prima di provvedere alla registrazione, assicurarsi che il marchio rispetti alcune regole generali.
-Deve essere conforme alle prescrizioni di legge
-Non deve avere nessuna connotazione negativa non solo in Italia, ma anche in altri Paesi
-In caso di esportazione, il marchio deve risultare libero all’estero
-Deve essere facile da leggere
-Non deve essere identico o simile a marchi precedentemente registrati: in tal caso, è possibile consultare apposite banche dati, disponibili sul sito internet dell’OMPI, l’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale (WIPO).
-Deve essere registrato in tutte le classi in cui si intende utilizzarlo

NOTA BENE: la scelta delle classi deve essere fatta con particolare cura consultando la classificazione di Nizza di riferimento e verificando quale sia l’edizione in vigore al momento del deposito della domanda.
Come registrare un marchio, documenti necessari
-Modulo C scaricabile che si trova presso le Camera di Commercio o scaricabile dal sito http://www.uibm.gov.it – sezione “Modulistica”
-Disegno o logo del marchio
-Attestazione di versamento sul c/c n. 82618000 intestato all’Agenzia delle Entrate Centro Operativo di Pescara. Nella causale del versamento si dovrà specificare “deposito domanda per marchio d’impresa”.
-Attestazione di versamento sul conto corrente postale dei diritti di segreteria alla CCIAA, presso cui si effettua il deposito.
-Fotocopia codice fiscale
-Attestato d’iscrizione alla camera di commercio se si vuole inserirlo nel mercato
-Fotocopia carta d’identità in corso di validità
Per conoscere le tasse in vigore al momento del deposito della domanda è possibile consultare il sito dell’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi.

Dopo aver compilato e firmato il modulo, applicare una marca da bollo da 16,oo euro. Allegare i documenti sopracitati e depositare il tutto presso una qualsiasi Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura. In alternativa, la documentazione potrà essere inviata per posta all’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi – Divisione VIII – Via Molise 19 – 00187 Roma, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno
Procedura di registrazione del marchio
Dopo aver depositato la domanda di registrazione si avrà un numero di domanda e una data di deposito che indica l’inizio della visura della pratica che si svilupperà in due fasi.

Un primo riscontro tecnico viene eseguito dall’UIBM (Ufficio Italiano Brevetti e Marchi) che controllerà la conformità formale della domanda (art. 148 e 156 CPI) e l’assenza dei c.d. impedimenti assoluti alla registrazione.
Superato il primo riscontro, il marchio verrà pubblicato nel Bollettino dei marchi che è a disposizione del pubblico.

Da quel momento, chiunque ritenga di avvalere diritti su quel marchio, potrà presentare Opposizione alla registrazione di fronte all’UIBM entro 3 mesi dalla data di pubblicazione. In questo caso, chi ha richiesto il marchio potrà difendersi nei confronti di chi si oppone.

In mancanza di opposizione il marchio verrà concesso, sarà pertanto assegnato un numero e una data di concessione ed il titolare dovrà ritirare il relativo attestato.

Come chiedere un finanziamento

Come chiedere un finanziamento: dai requisiti alla documentazione necessaria, tutte le informazioni utili per ottenere un prestito.

Può succedere di dover affrontare delle spese improvvise che non riusciamo a coprire con i mezzi economici a nostra disposizione; ecco che dobbiamo rivolgerci a un istituto di credito per richiedere un finanziamento. Poiché ogni agenzia di credito offre diverse varianti disponibili, non sempre è facile orientarsi: prima di sottoscrivere un prestito è preferibile sapere come confrontare le varie opzioni offerte. In sostanza dobbiamo imparare a interpretare i tassi di interesse, le spese di istruttoria e gestione delle pratiche, qui entrano in gioco i famosi TAN e TAEG. Bisogna, inoltre, imparare a proteggersi dai costi occulti.
Per avere un prestito occorrono alcuni requisiti fondamentali: avere età compresa tra i 17 e i 75 anni, avere capacità di solvenza ed essere affidabili finanziariamente. Vediamo nel dettaglio come procedere per scegliere in finanziamento.

Come chiedere un finanziamento, valutazioni da fare
Per cifre fino a 15.000 euro, ci si può rivolgere alle finanziarie o alle banche. Un prestito al proprio istituto di credito, può comportare un tasso di interesse più basso: in genere le banche chiedono un tasso che non supera il 17%, mentre le finanziarie possono arrivare anche al 35%. Tuttavia, è bene valutare anche i tempi di erogazione del prestito: la banca necessita di almeno 10 giorni per accreditare l’importo richiesto, mentre con una finanziaria, l’erogazione è quasi immediata.

Come chiedere un finanziamento, documentazione
Per richiedere un finanziamento occorre presentare una serie di documentazione:
-Documento d’identità valido (Carta d’identità o Patente di guida)
-Codice Fiscale
-Copie delle ultime bollette (luce, acqua e gas) regolarmente pagate. In alternativa anche il libretto di circolazione dell’auto.
-Se si è lavoratore dipendente occorre l’ultima busta paga (a volte sono richieste le ultime due) ed eventualmente il Cud.
-Se si è lavoratore autonomo occorre l’ultima dichiarazione dei redditi (730 oppure Modello Unico) e il modulo F24 attestante i pagamenti
-Se si è pensionato occorre l’ultimo cedolino oppure, in caso si tratti di pensionato Inps, il modello Obis M, ovvero il certificato che riporta tutte le informazioni relative alla tipologia di pensione percepita.
Prima di concedere il prestito, l’istituto farà opportune verifiche sullo stato di solvibilità del richiedente: reddito, eventuali insoluti con altre società di finanziamento.

Come chiedere un finanziamento, raccomandazioni utili
-Diffidare delle finanziarie che pretendono un anticipo per procedere alla richiesta: se il prestito non va a buon fine, l’agenzia potrebbe non restituire la caparra versata.
-Prima di firmare qualsiasi contratto, leggere con attenzione tutte le clausole, soprattutto quelle scritte in caratteri minuscoli.
-Se si dichiara lo scopo della propria richiesta, è probabile che vengano offerte condizioni migliori.
-Se non si ha uno stipendio regolare, è preferibile presentarsi con un garante che si impegni a versare le rate insolute
-Una volta ottenuto il finanziamento, è fondamentale pagare le rate entro le scadenze previste e in maniera regolare.

Se la risposta è affermativa, verrà erogato il prestito in base alle clausole del contratto che si è stipulato. Se la risposta dovesse essere negativa, non è il caso scoraggiarsi dato che i parametri di valutazione differiscono da un istituto finanziario ad un altro. Sarà sufficiente contattare un altro Istituto per essere probabilmente valutati in maniera positiva e ottenere così il finanziamento.

Compensazione cartelle Equitalia, tutte le info

Compensazione cartelle Equitalia con crediti PA e con crediti erariali. Compensare cartelle Equitalia scadute e altre informazioni utili sui crediti per pagare i debiti.

Grazie alle Legge di Stabilità, per tutto il 2016 sarà possibile eseguire la compensazione Equitalia con crediti PA ed erariali. Lo stesso provvedimento ha previsto la compensazioni tra crediti avvocati per spese di giustizia e debiti fiscali. Prima di addentrarci nei dettagli vediamo cos’è la compensazione delle cartelle Equitalia e come funziona.

Compensazione delle Cartelle Equitalia, cos’è e come funziona

La Compensazione Equitalia è quel sistema che consente al debitore di pagare le proprie cartelle sfruttando i crediti erariali e quelli accumulati nel tempo dalla Pubbliche Amministrazioni.

Ciò significa che le cartelle Equitalia possono essere pagate sfruttando i crediti Irpef, Ires, IVA e le altre imposte a carico del contribuente. Non solo le cartelle Equitalia possono essere pagate in questo modo ma anche tutte le spese accessorie.

Per sfruttare questa metodo di pagamento, il debitore potrà usare il modello “F24 accise” con il codice tributo RUOL. Il modello F24 accise potrà essere impiegato per compensare tutto il debito dovuto a Equitalia o solo una parte di esso.
Se la compensazione Equitalia va a coprire solo una parte del debito dovuto, sarà necessario comunicare a Equitalia quali sono le cartelle esattoriali da attribuire a quel pagamento.

La scelta dei debiti da “compensare” va fatta entro 3 giorni dal pagamento del modello F24 accise se questo pagamento va fatto tramite banca, sportelli postali o online, mentre se il modello F24 accise sarà pagato direttamente presso gli sportelli Equitalia la scelta delle cartelle da compensare potrà avvenire contestualmente.

Grazie a questo provvedimento è posssibile pagare le cartelle equitalia sfruttando i crediti d’imposta che altrimenti sarebbero dovuti essere rimborsati.

Compensazione Equitalia, requisiti

A chi spetta la compensazione delle cartelle Equitalia? A tutti i soggetti che hanno dei crediti tributari e hanno:
– cartelle di pagamento Equitalia relative a imposte erariali
– ricevuto uno o più avvisi relativi all’accertametno delle imposte dirette e dell’Iva destinate a divenire esecutivi dopo il termine di 60 giorni dalla notifica.
I crediti possono essere sfruttati anche dalle imprese (crediti PA).

Quali crediti possono compensare i debiti Equitalia

Si parla di credi compensabili in riferimento ai crediti disponibili per saldare le cartelle Equitalia. Tali crediti che consentono il pagamento delle cartelle esattoriali Equitalia, sono:
– Credito di tipo erariale, vale a dire Irpef, Iva, Ires, Irap, addizionali comunali e regionali Irpef.
-Tutti i crediti che possono essere collocati nella sezione Erario del modello F24.
Da ciò si evince che sono esclusi dai crediti da usare per le compensazioni Equitalia, tutti i crediti INPS e INAIL.

Compensazione Equitalia per cartelle scadute

Le cartelle scadute non hanno diritto ad alcun tipo di compensazione.
In presenza di debiti iscritti a ruolo relativi a imposte erariali e accessorie, se il debito è superiore a 1.500 euro ed è scaduto, non sarà possibile sfruttare alcun tipo di compensazione.

Il contribuente può usare i suoi crediti per la compensazione di cartelle scadute se provvede a pagare parzialmente i debiti fino a raggiungere un importo inferiore a 1.500 euro mediante il pagametno diretto del ruolo, con rateizzazione e presentazione del modello F24 accise.

Crediti PA per la compensazione Equitalia

Questa possibilità è offerta a tutte le imprese che hanno un debito Equitalia e che a loro volta sono creditori della Pubblica Amministrazione.
Se l’impresa ha svolto un lavoro per un appalto pubblico e deve ancora riscuotere un pagamento da una Pubblica Amministrazione, può usare quel credito commerciale per compensare le cartelle Equitalia.

Per sfruttare questa possibilità, l’amministrazione interessata dovrà certificare il credito. I crediti PA che possono essere usati per la compensazione cartelle Equiatlia sono i crediti certificati non prescritti, certi, liquidi ed esigibili verso Stato, Regioni e Province ma anche verso enti locali, enti del Servizio sanitario Nazionale e altri enti pubblici.

Tali crediti potranno andare a compensare cartelle Equitalia riferite a debiti tributari (imposte da versare allo Sato, Regione e altri enti locali) e debiti previdenziali e assistenziali (compensazione equitalia Inps, inail…).

Inquilino che non paga l’affitto, cosa fare

Inquilino che non paga l’affitto: tutte le informazioni utili per eseguire la procedura di sfratto per morosità in caso di inquilino che non paga l’affitto ormai da mesi.

L’inquilino che non corrisponde l’affitto mensile con regolarità al proprietario dell’immobile, può essere perseguito per vie legali per morosità: per procedere allo sfratto l’inquilino deve aver saltato almeno il pagamento di due mensilità. 

La morosità non riguarda solo il canone mensile da corrispondere con l’affitto ma riguarda anche gli oneri accessori, come le spese condominiali e per il mantenimento di eventuali spazi comuni. Lo sfratto per morosità è una procedura piuttosto complessa e talvolta lenta ma necessaria per poter legittimare il possesso dell’immobile.

Il procedimento di sfratto viene emesso dal giudice, che ordina all’inquilino di riconsegnare l’appartamento al proprietario. E’ bene però precisare che per poter rendere esecutiva tale procedura è necessario che il proprietario dell’immobile abbia regolarmente registrato il contratto di locazione. Vediamo nel dettaglio come procedere allo sfratto dell’inquilino moroso.

Per maggiori informazioni potete rivolgervi alla sede territoriale dell’UPPI. L’Unione dei Piccoli Proprietari Immobiliari dislocato in tutto il territorio italiano: fornisce assistenza tecnica, legale e fiscale.

Inquilino che non paga l’affitto, l’azione legale

Il primo passo da compiere è quello di richiamare verbalmente l’inquilino, se tuttavia il risultato dovesse rivelarsi insufficiente, dovrete rivolgervi a un avvocato. Il legale a questo punto provvederà a inviare all’inquilino una comunicazione scritta, tramite raccomandata, con la quale lo solleciterà ai pagamenti non corrisposti. Farà inoltre presente che si procederà allo sfratto per morosità in caso di mancata solvenza.

Qualora il primo avvertimento non dovesse andare a buon fine, sarà possibile procedere con la notifica dell’intimidazione di sfratto per morosità; l’inquilino sarà pertanto invitato a presenziare all’udienza, precedentemente fissata, dal vostro avvocato. 

Inquilino che non paga, procedura di sfratto

In questa circostanza l’inquilino potrà seguire varie strade


  • 1) Non presentarsi all’udienza: questo significherebbe immediata convalida dello sfratto.

  • 2) Presentarsi, appellandosi al termine di grazia: significherebbe avere proroga per continuare ad occupare l’immobile, ma in questo caso dovrà mettersi in regola e quindi assolvere a tutti i pagamenti non pagati e le relative spese legali sostenute dal proprietario per l’azione di sfratto. Il termine massimo che la legge prevede per questa azione, non deve superare i novanta giorni.   

  • 3) Presentarsi davanti al Giudice e opporsi il che significherebbe trasformare il procedimento in una causa ordinaria.

Inquilino che non paga, convalida sfratto

Una volta ottenuta la convalida dello sfratto, sarà compito dell’Ufficiale Giudiziario intervenire notificando all’inquilino moroso la comunicazione di sloggio: l’esecuzione in genere comporta diversi mesi.

Se la tempistica dovesse risultare troppo lunga, si procederà con l’esecuzione forzata, che fissa in trenta giorni, il termine ultimo, affinché il moroso temerario sloggi dalla vostra casa.

Se nonostante tutti questi procedimenti, la situazione dovesse rimanere invariata, si farà ricorso all’intervento della forza pubblica. In questo modo sarà possibile riprendere possesso del vostro immobile.

Verrà anche redatto il “verbale di rilascio immobile” volto a dare legittimità all’intera procedura.

Raccomandazione utile: una volta eseguito l’intervento forzato, vi consiglio di provvedere a sostituire serrature ai portoni e alle porte.

Potete anche  contattare un fabbro per questa operazione: tutte le spese saranno a carico del vecchio inquilino.  

In ogni caso, se decidete di procedere contro il vostro inquilino moroso, non dovete avere fretta. Sappiate che una causa per sfratto può durare anche qualche anno: avete abbastanza pazienza? In teoria dovrebbero bastare pochi mesi per ottenere uno sfratto esecutivo ma la realtà dei fatti vede tempistiche molto più lunghe.

 

Polizze assicurative a consumo

Polizze assicurative a consumo: tutte le informazioni sul funzionamento dell’assicurazione a chilometraggio, prezzo, vantaggi e svantaggi che ne conseguono.

Con polizze assicurative a consumo si riferisce a tariffe agevolate in base al tempo di impiego dell’auto assicurata. Con queste polizze infatti è possibile pagare al reale utilizzo del mezzo; in questo caso potremo assicurare la propria vettura in determinate stagioni o solo per un determinato numero di chilometri.

Le polizze assicurative a consumo, anche dette “assicurazioni a chilometro” prevedono un sistema di tecnologia satellitare dotato di un dispositivo GPS/GSM che identifica l’esatta posizione del proprio veicolo e comunica con una Centrale Operativa, a disposizione 24 ore su 24 per offrire assistenza e supporto in tutte le emergenze di viaggio.

Polizze assicurative a consumo, come funziona

Al momento della stipula del contratto dovete dichiarare il tipo di impiego della vettura, le garanzie da inserire nella polizza e una stima dei chilometri che prevedete di percorrere in un anno; anche con questo tipo di polizze,  il premio viene calcolato in base all’età, al sesso, alla residenza e alla classe di merito ma è proporzionale ai km dichiarati. 

Dopo la stipula della polizza auto a consumo, dovrete recarvi preso un’officina convenzionata e installare sulla vettura la scatola nera dotata di GPS; il dispositivo sarà costantemente collegato alla centrale della compagnia e pertanto sarà in grado di monitorare i km percorsi e gli spostamenti effettuati. 

In genere, la scatola nera e l’installazione della stessa viene concessa in comodato d’uso.

Polizze assicurative a consumo, costo

Il costo della polizza è in base al chilometraggio effettuato: com’è possibile capire i chilometri percorsi? Il GPS all’interno della scatola nera, controlla i chilometri effettuati: se percorrete poca strada, con evidenti rischi limitati, il vantaggio economico è notevole, ma se superate i 5000 km all’anno diventa sconveniente stipulare questo tipo di polizza. Finirete infatti per spendere molto di più!

Grazie a questa formula è possibile risparmiare tantissimo ma solo nel caso si percorra poca strada. Prima di stipulare una polizza simile, vi consiglio di analizzare attentamente come funziona questo tipo di contratto assicurativo e quali sono i pro e i contro.
Polizze assicurative a consumo, vantaggi

Le polizze assicurative a consumo o a chilometraggio prevedono diversi vantaggi; quello più evidente consiste come già accennato, nel risparmio ma non solo! Grazie al rivelatore satellitare, è possibile individuare immediatamente un guasto o un’anomalia all’auto: in questi casi sarà la compagnia assicurativa a provvedere a inviare i soccorsi o un carro attrezzi in tempi rapidi. 

La scatola nera offre tanti altri vantaggi: in caso di furto, è possibile individuare la posizione esatta della vettura, è possibile inoltre stabilire la dinamica di un incidente oppure dare l’esatta localizzazione ai mezzi di soccorso: sarà sufficiente premere il pulsante di emergenza

Polizze assicurative a consumo, tariffe a confronto

Con la liberalizzazione delle tariffe, molte compagnie assicurative offrono polizze auto a consumo nella formula bonus-malus che comporta un importo iniziale piuttosto contenuto e il resto del premio in base all’impiego dell’auto.  In genere l’importo si abbassa al rinnovo del contratto a patto che siano stati percorsi pochi chilometri e non ci siano stati incidenti. 

Ci sono poi altre assicurazioni che offrono un contratto con un importo iniziale molto più cospicuo con uno  sconto variabile al successivo rinnovo della polizza ma in ogni caso si tratta di cifre inferiori ai contratti tradizionali.

Prima di stipulare una polizza assicurativa a consumo vi consigliamo di richiedere online i preventivi e trovare la polizza più economica. 

730 precompilato 2016, la guida

730 precompilato 2016: come compilare il modello 730 sfruttando il nuovo cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate con PIN d’accesso e dichiarazione dei redditi precompilata.

Dal 15 aprile 2015 i contribuenti potranno sfruttare il nuovo modello 730 precompilato disponibile con il cassetto fiscale dell’Agenzia delle Entrate. Per poter fruire del 730 precompilato bisognerà autenticarsi sul sito dell’Agenzia delle Entrate inserendo i dati d’accesso quali Username e Pin consegnati al momento dell’iscrizione al Cassetto Fiscale online.

Il nome utente corrisponge generalmente al Codice Fiscale del contribuente, la password è quella assegnata dal sistema o scelta dal contribuente in fase di registrazione. Il PIN è composto da due parti, una che vi sarà recapitata a casa e l’altra ottenibile online. Una volta in possesso di tutti i dati sarà possibile sfruttare il servizio della dichiarazione dei redditi precompilata messo a disposizione con il cassetto fiscale.

Premessa: la dichiarazione dei redditi precompilata (compreso 730) è facoltativa, è sempre possibile presentare la dichiarazione dei redditi in modalità ordinaria. Per chi esegue la compilazione del 730 in autonomia, senza supporto di un commercialista o Cad, il modello 730 precompilato è un prezioso aiuto.

Da quando è online il modello 730 precompilato 2016


Dal 15 aprile in poi. In genere, ogni anno, a partire dal 15 aprile è possibile accedere alla dichiarazione dei redditi precompilata.

Chi può sfruttare il modello 730 precompilato 2016


I contribuenti che hanno percepito reddito da lavoro dipendente e assimilati per i quali l’Agenzia delle Entrate ha ricevuto dai sostituti d’Imposta la Certificazione. Possono accedere al modelo 730 precompilato anche i titolari di Partita Iva nel regime di esonero inquadrati come produttori agricoli.

Come scaricare e modificare il modello 730 precompilato 2016


Il modello 730 precompilato è una vera e propria dichiarazione dei redditi nella quale sono stati inserite già i dati su ritenute, versamenti, redditi noti e alcun sepse detraibili e spese deducibili. 

A seconda dei casi, il contribuente avrà la possibilità di:

  • accettare la dichiarazione precompilata senza fare modifica (previo controllo!)
  • rettificare eventuali dati non corretti
  • integrare altre spese deducibili o detraibili sostenute 

In caso di modifica del modello 730 preocmpilato, il contribuente potrà provvedere a modificare la dichiarazione in autonomia (assumendosi la piena responsabilità) o sottoscrivere una delega al Caf o intermediario abilitato. 

Modello 730 precompilato 2016, quali spese sono state inserite e quali spese integrare

Nel modello 730 precompilato 2016 vengono inserite, in automatico, diverse spese. In primis vi sono le spese sanitarie sulla base dei dati comunicati dalle farmacie (ecco a cosa serve il cosiddetto “scontrino parlante” con codice fiscale), dai medici privati, dagli ospedali, dai servizi sanitari e professionisti di settore. 

Vengono esclusi dal modello 730 precompilato i farmaci da banco o senza prescrizioni e i farmaci ocn ricetta bianca. Rientrano i farmaci con ricetta rossa con relativa prescrizione medica e scontrino parlante.  La spesa dei farmaci da banco o con ricetta bianca può essere riportata nel modello 730 precompilato ma solo in fase di integrazione: il contribuente dovrà modificare il modello 730 precompilato per aggiungere manualmente queste spese e dovrà provvedere a conservare la relativa documentazione fiscale attestante l’acquisto.

Tra le novità 2016 in ambito delle spese già riportate nel modello 730 precompilato, vi sono le spese sostenute per funerali. La detrazione per le spese funebri ammonta al 19% della spesa totale fino a un tetto massimo di 294,50 euro di detrazione, cioè per una spesa complessiva pari a 1550 euro. 

Ultima novità del modello 730 precompilato 2016 riguarda le spese di istruzione. Grazie alla legge di stabilità i contribuenti potranno detrarre le spese d’istruzione sostenute nel 2015. In particolare vi è una detrazione delle spese per la frequenza scolastica (asilo, scuole elementari, scuola medie, scuole superiori o università) che è pari al 19% delle spese sostenute. In queste spese rientrano le tasse scolastiche e universitarie, la mensa scolastica…. Non è possibile detrarre più di 400 euro per studente.

Non mancano spese deducibili previste per i contributi volontari per l’innovazione tecnologica (acquisto di computer o altre dotazioni tecnologiche che servono per lo studio), edilizia scolastica e ampliamento dell’offerta formativa (corsi d’inglese e integrazioni formative varie).

 

Come fare una fattura elettronica

Come fare una fattura elettronica: le istruzioni e i requisiti per poter emettere fatturazione elettronica in modo corretto. Dalla firma digitale alla creazione della fattura in formato file XML.

Nel web non vi sono guide complete con istruzioni dettagliate sulla compilazione della fattura elettronica e sul suo invio. Eppure è dal 31 marzo 2015 che la fatturazione elettronica è divenuta obbligatoria per tutti i liberi professionisti e i fornitori che si trovano a collaborare con le Pubbliche Amministrazione. In questa pagina vedremo come fare una fattura elettronica e quali sono gli strumenti necessari per la fatturazione elettronica. Premettiamo che bisogna preventivare una spesa di almeno 70 euro per emettere questo tipo di fattura.

Innanzittutto precisiamo che per fare una fattura elettronica avrete bisogno di:

  • Una casella di posta elettronica certificata (PEC)
  • Un kit per la frima digitale anche detta firma elettronica autenticata composto da

    -una pendrive 

    -una Carta Nazionale dei Servizi
  • Un programma per la creazione di file XML, vale a dire un programma tipo Number per chi usa Mac o Excel per chi usa Windows (compreso nel pacchetto Office o Open office per la versione freeware). In alternativa (consigliato) potete usare uno dei tanti servizi gratuiti online che consentono la compilazione della fattura elettronica in formato XML.

Fino a poco tempo fa era possibile ottenere un indirizzo di posta elettronica certificato in modo del tutto gratuito. Oggi chi desidera attivare una casella di posta elettronica certificata (PEC) dovrà sborsare un canone annuo di almeno 5 euro per il servizio di base. Più caro è l’acquisto della firma digitale. La firma digitale, più che un’autentica firma, è una sorta di Pendrive simile a quella che vi ha consegnato la banca per eseguire l’accesso al vostro servizio di Home Bancking (avete presente? Quella pennetta con un pulsantino da schiacciare ogni volta che volete fare un bonifico online o consultare il vostro estratto conto). Attenzione però, non è così semplice da usare perché non genera dei codici ex novo ogni volta, ma dispone di un drive autenticato che va a “validificare” i vostri documenti.

In sostanza la firma digitale è composta da un pendrive con al suo interno una scheda SIM con CNS (Carta Nazionale dei Servizi). Sono molte le aziende che offrono il kit della firma digitale, tra le tante citiamo Aruba che offre il cosiddetto token cioè il kit della firma digitale più economico che ha un costo d’acquisto di circa 64 euro e ha una validità di 3 anni. Non mancano modelli più costosi che hanno il pregio di essere autoinstallanti, cioè per usarli dovrete limitarvi a collegarli al computer senza la necessità di installare alcun programma manualmente.

Una volta acquistato il kit della firma digitale dovrete seguire una lunga procedura per l’attivazione della Sim con CNS.

Per la compilazione della fattura elettronica vi consigliamo di registrarvi al servizio fatturapertutti.it che con registrazione gratuita vi permette di accedere a una schermata dove dovrete limitarvi a inserire i vostri dati di fatturazione (intestazione, destinatario, importi…). Al termine della compilazione della fattura elettronica il servizio vi consentirà di scaricare il documento in formato XML, pronto per essere validato con la firma digitale.

Una volta compilata la fattura elettronica, questa dovrà essere caricata sul software della firma digitale. Questo passaggio cambia in base al programma che state utilizzando. In genere dovete lanciare il software per la firma digitale, cliccare sul tasto “Firma” e scegliere il documento da firmare tra quelli salvati sul vostro computer: selezionate la vostra fattura in XML e premete su “Apri” o “Ok”. Al termine del processo vi verrà richiesto il PIN associato alla vostra firma digitale.

Come inviare la fattura elettronica

Il file XML correttamente firmato (con firma digitale) può essere inviato, tramite posta elettronica certificata, all’indirizzo [email protected] (indirizzo dedicato alla fatturazione elettronica per la pubblica amministrazione) ma deve rispettare diversi standard:

  • – deve essere compilato in modo corretto
  • – deve essere nominato in modo corretto

La fattura deve essere nominata con il vostro codice fiscale seguito da un numero di 4 cifre in ordine crescente ma Nota Bene, la numerazione no necessariamente deve coincidere con la numerazione della vostra fattura! Quindi se la vostra fattura è la numero 101, il file può essere nominato come:

ITcodicefiscale_00001.xml oppure ITcodicefiscale12345.xml

La fattura, se compilata e nominata in modo corretto, dopo l’invio vi restituirà un messaggio di conferma dell’avvenuta consegna. In caso contrario nella vostra casella di posta certificata troverete un errore che vi spiegherà cosa andare a modificare prima di inviare di nuovo la medesima fattura elettronica.

Le fatture emesse con fatturazione elettronica non dovranno essere conservate in appositi hard disk online come ipotizzato in un primo momento. L’Agenzia delle Entrate ne terrà traccia mediante la dichiarazione dei redditi. Chi emette fatture elettroniche dovrà indicarne la presenza mediante un apposita voce sul Modello Unico.

La presente guida sulla fatturazione elettronica vale per gli avvocati quanto qualsiasi altro libero professionista che si ritrova a collaborare con la Pubblica Amministrazione (scuola, comune, ente pubblico….).

 

Come ottenere la firma digitale

Come ottenere la firma digitale: istruzioni per poter avere la firma digitale. Dalla richiesta presso la camera di commercio ai servizi online come aruba e poste. Quanto costa ottenere una firma digitale autenticata, che cos’è, come funziona e tutte le informazioni utili.

Firma digitale, che cosa è 

La firma digitale, anche detta firma elettronica autenticata, è lo strumento mediante il quale i privati cittadini possono dare valore legale ai documenti che gestiscono tramite il computer. 

Non si tratta di una semplice firma contenuta in un file multimediale: la firma digitale è un sistema di cifratura dei dati immessi in un microchip alloggiato in una smart card, un dispositivo dalle dimensioni di una scheda sim del cellulare. 

Firma digitale obbligatoria

Dal 9 dicembre 2002 la firma digitale è obbligatoria per le società che trasmettono gli atti al Registro Imprese. Per le ditte individuali e i liberi professionisti la firma digitale è obbligatoria solo in caso di rapporti di lavoro con le PA (Pubbliche Amministrazioni). 

La firma digitale, infatti, è necessaria per poter emettere fatturazione elettronica. La fattura elettronica è obbligatoria quando un libero professionista o una ditta individuale conclude un rapporto di lavoro con un ente, un Comune, una scuola o qualsiasi Pubblica Amministrazione (PA). Per un approfondimento sulla fatturazione elettronica vi invito a leggere l’articolo Come fare una fattura elettronica.

Firma digitale, costo

E’ chiaro che la firma digitale non è gratuita. Per un periodo limitato vi è stato il rilascio di firma digitale gratis   ma comunque l’utente dovrà accollarsi i costi per l’acquisto della pen drive con smart card e le spese di spedizione.

I costi della firma digitale variano molto. Tra le varie proposte del web segnaliamo il costo della firma digitale Aruba. Su Aruba, il popolare portare che eroga ogni sorta di servizo online, un kit per la firma elettronica autenticata composta da pendrive e carta nazionale dei servizi, si compra con un minimo di 64 euro e deve essere installato manualmente. La firma digitale Aruba (token composto da un software da installare manualmente, una pendrive e la carta nazionale dei servizi) ha una validità di 3 anni. Non mancano modelli più costosi che hanno il pregio di essere autoinstallanti, cioè che per usarli basterà collegarli al computer al pari di una Pennetta USB e il programma per generare la firma digitale partirà in autonomia. 

Una volta acquistato il kit per la firma digitale autenticata, bisognerà seguire una procedura di attivazione piuttosto lunga.

Come apportare la firma digitale

Per apportare la firma elettronica autenticata basterà aprire il documento da “firmare” con il software contenuto nel kit della firma digitale. Da qui basterà scegliere il comando “Firma” e inserire il PIN associato alla firma digitale. 

Chi riceverà il documento dovrà disporre dei mezzi informatici adeguati per decifrare il documento firmato.

 

Firma digitale: camera di commercio e Carta nazionale dei Servizi

Per richiedere la firma digitale alla camera di commercio, l’utente dovrà recarsi personalmente presso la propria Camera di Commercio ed effettuare richiesta della Carta Nazionale dei Servizi. La carta Nazionale dei Servizi dispone della funzione di firma digitale. 

Al momento della richiesta presso la Camera di Commercio, l’utente dovrà essere munito di documento di riconoscimento valido e un indirizzo e mail valido. Alcune Camere di Commercio rendono disponibile la possibilità di prenotare la propria CNS direttamente tramite web. Per maggiori informazioni consultare il sito della propria Camera di Commercio.