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Come richiedere il permesso di soggiorno

Come richiedere il permesso di soggiorno: chi ha l’obbligo, entro quanto tempo è necessario fare la richiesta, dove recarsi, quanto costa e periodo di validità.

Il permesso di soggiorno è un documento che consente agli stranieri di poter soggiornare in Italia per più di tre mesi, nel rispetto delle leggi vigenti; esso costituisce il presupposto per una richiesta di residenza di medio o lungo periodo nel territorio italiano. Va richiesto al Questore della provincia in cui si intende soggiornare, entro otto giorni dall’ingresso in Italia. 

Tutti gli stranieri hanno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno in Italia?

Hanno l’obbligo di richiedere il permesso di soggiorno solo i cittadini di paesi extraeuropei e gli apolidi, ovvero, coloro che non hanno una nazionalità. Non è necessario per i cittadini europei, che possono entrare nel territorio italiano senza l’obbligo del passaporto o di visto d’ingresso. 

Di quali diritti possono beneficiare gli stranieri con permesso di soggiorno?

Con il permesso di soggiorno, gli stranieri potranno svolgere le attività che sono indicate nel permesso stesso e accedere ai diritti e ai servizi riconosciuti agli stranieri. Avranno diritto al rilascio della carta di identità e del codice fiscale, documenti necessari per poter richiedere l’assistenza sanitaria, aprire un conto corrente bancario, ecc.

 

Permesso di soggiorno, documentazione richiesta

Ecco la documentazione necessaria per ottenere il rilascio del permesso di soggiorno:

  • – Domanda di richiesta;
  • – Passaporto o  altro documento equipollente, in corso di validità con il relativo visto di ingresso, se richiesto;
  • – Fotocopia di tutte le pagine del documento stesso;
  • – 4 foto  tessera, identiche e recenti;
  • – Contrassegno telematico o marca da bollo da € 16,00;
  • – Documentazione che attesti il motivo di soggiorno: lavoro subordinato, lavoro autonomo, studio, turismo, ecc.
  • – Versamento di un contributo compreso tra € 80 e € 200

Dove si richiede il permesso di soggiorno

La domanda va presentata presso l’Ufficio Immigrazione della Questura che provvederà alla consegna di una copia della richiesta. Sulla copia del documento, potrete osservare diverse informazioni, tra queste non manca la data prevista per il ritiro del permesso di soggiorno definitivo, in quel lasso di tempo, la Questura provvederà a eseguire gli opportuni accertamenti per verificare l’idoneità del rilascio. In alternativa alla questura, la richiesta potrà essere consegnata tremite gli uffici postali.

La domanda deve essere firmata dall’interessato; al momento della presentazione sarà chiesto un documento di riconoscimento. 

Permesso di soggiorno, periodo di validità 
La validità del permesso di soggiorno è la stessa del visto d’ingresso:

  • fino a sei mesi per lavoro stagionale e fino a nove mesi per lavoro stagionale nei settori che richiedono tale estensione;
  • fino ad un anno, per la frequenza di un corso per studio o formazione professionale ovviamente documentato;
  • fino a due anni per lavoro autonomo, per lavoro subordinato a tempo indeterminato e per ricongiungimenti familiari.

Kit per il permesso di soggiorno

Il kit di Poste italiane è una valida alternativa alla procedura vista in alto, i costi per la richiesta e il rilascio sono inferiori.

E’ possibile richiedere il permesso di Soggiorno sfruttando la convenzione tra il Ministero dell’Interno e Poste Italiane. In questo contesto, il cittadino straniero dovrà presentare l’istanza presso l’Ufficio Postale, questa volta la richiesta va presentata sfruttando un apposito Kit a banda gialla che può essere ritirato gratuitamente sempre all’ufficio postale di riferimento. Una volta compilato il kit, il cittadino straniero dovrà sostenere la spesa di richiesta pari a 30 euro.

Il pagamento dovrà essere sostenuto mediante appositi bollettini di c/c postale premarcati. Anche i bollettini potranno essere ritirati presso gli uffici postali. Con procedure similari, presso gli Uffici Postali di Poste Italiane sarà possibile richiedere, oltre il rilascio della carta di soggiorno, anche:

  • – il rinnovo della carta di soggiorno
  • – aggiornamento e modifica del permesso di soggiorno in caso di cambio domicilio, variazione dello stato civile, inserimento di figli o cambio passaporto
  • – conversione della carta di soggiorno
  • – richiesta di un duplicato della carta di soggiorno
  • – rilascio del permesso di soggiorno.

 

 

 

Vietato fumare in condominio

Fumo di sigaretta in condominio: è vietato fumare in condominio? Tutte le informazioni su come esercitare il divieto di fumare in condominio e quando, invece, non vale questa regola. 

Lo sappiamo tutti: nei locali pubblici e nei posti chiusi come un cinema o un ristorante, è vietato fumare. L’utente può fumare negli spazi aperti come giardinette e spiagge pubbliche a patto di smaltire correttamente la cicca di sigaretta, infine, non vi sono vincoli in ambito delle quattro mura domestiche: in casa propria, l’utente può fumare anche in presenza di bambini e, sempre restando in ambito delle mura domestiche, è possibile fumare anche in condominio. 

Il discorso cambia per gli spazi in comune con gli altri condomini: il fumatore deve evitare di fumare nelle scale, nel giardino e nel garage in comune. Le aree condominiali sono in comune e ogni abitante può usarle liberamente nel rispetto altrui. Il divieto di fumo nei condomini si applica in tutti gli spazi comuni e nei locali chiusi come androne, scale e ascensore.

Il Ministero della Salute e della sanità ha chiarito che il diviedo di fumo nel condominio è motivato dall’esigenza di garantire la tutela della salute dal fumo passivo, al pari degli ambienti di lavoro. 

L’ascensore così come le scale e l’ingresso del palazzo non possono essere equiparati agli spazi di un’abitazione privata perché frequentati da altri condomini ai quali deve essere garantita la tutela prevista dalla legge.

Preso atto di ciò, è compito dell’Amministratore del Condominio far rispettare questo divieto e esporre, nell’androne dell’immobile, nelle scale e nell’ascensore, l’apposito cartello che prescrive il divieto di fumo. Spetta sempre all’Amministratore di condominio vigilare affinché la prescrizione venga rispettata. 

Se l’amministratore del condominio non fa rispettare il divieto di fumo in condominio, potrebbe risponderne personalmente e accollarsi il pagamento di sanzioni pecuniarie così come disposto dalla legge n. 3 del 16.01.2003. 

I condomini possono vigilare  in partnership con l’Amministratore del Condominio ed eseguire richiami verbali. In caso di inosservanza prolungata della legge, gli stessi condomini possono segnalare i trasgressori allertando le autorità competenti. 

 

Vetato fumare in condominio, balconi e terrazze

 

I condomini possono fumare nella proprietà individuale, cioè negli spazi privati comprese eventuali terrazze e balconate. 

Se il fumo di sigaretta si propaga da un balcone a quello adiacente, il condomino non fumatore non potrà fare nulla per difendersi se non chiudere le finestre della propria abitazione. Il discorso cambia quando a fumare non è un singolo individuo ma un insieme, seppur limitato, di persone. A stabilirlo è la Corte di Cassazione che, interrogata dal proprietario di un primo piano di un condominio, gli ha riconosciuto un risarcimento del danno per l’ammontare di 10 mila euro. In dettaglio, il caso sottoposto alla Corte di Cassazione che si è chiuso con la sentenza n. 7875 del 2009, riguardava il proprietario di un primo piano situato nell’area soprastante a un bar. I frequentatori del bar posto a piano terra, fumando, danneggiavano per fumo passivo l’utente che abitava al piano soprastante. L’utente non ha dovuto dimostrare alcun problema respiratorio, l’ingente propagazione di fumo di sigaretta è, infatti, un danno risarcibile e per questo che la Corte di Cassazione ha dato ragione alla famiglia dell’inquilino danneggiato per via delle immissioni moleste di fumo di sigarette.

 

Conto termico 2016

Conto termico 2016, come funziona: quali sono gli interventi finanziabili da conto termico 2016, i requisiti e le modalità di accesso. Conviene di più il conto termico o l’ecobonus dello stato? Ecco tutte le informazioni.

Il conto termico esiste già da 3 anni e dal 31 maggio 2016 si è confermato ponendosi agli italiani in una veste aggiornata e di più facile accessibilità. Fino a oggi, chi voleva accedere al conto termico doveva eseguire macchinose pratiche e accumulare una fitta documentazione di richiesta.

Con la versione del Conto Termico 2016, i requisiti d’accesso sono stati semplificati, così come la procedura per inviare la richiesta. E’ stato anche ampliato il ventaglio delle tipologie di interventi finanziabili e non mancano interessanti novità per chi intende acquistare stufe a pellet o impianti a pompa di calore. 

Il conto termico 2016 può vantare 900 milioni di euro da destinare al rimborso di determinati interventi. Di questo fondo, 700 milioni di euro sono destinati alla copertura degli interventi tra soggetti privati. 

 

Conto termico 2016, interventi finanziabili

Con la nuova versione del conto termico 2016, gli interventi finanziabili sono, in tutto, 12 e possono essere classificati in due differenti categoria. La prima interessa alla sola Amministrazione Pubblica e la seconda è rivolta ai soggetti privati. I soggetti privati possono sfruttare il conto termico 2016 per incentivare:

  • l’acquisto di impianti di climatizzazione con pompa di calore fino a 2 mila kW. L’impianto per accedere ai benefici previsti dal conto termico dovrà essere installato in sostituzione di un impianto obsoleto.
  • l’acquisto di caldaie ad alta efficienza, stufe a pellet e altre stufe a biomassa (alimentate a legna, cippato, pellet…). Anche in questo caso, l’acquisto di una stufa a pellet o di una caldaia, deve andare a sostituire il vecchio impianto di riscaldamento.
  • l’acquisto e installazione di collettori solari termici. In questo contesto, l’utente può coprire la spesa di un impianto solare termico che copre fino a 2.500 mq di superficie.
  • l’acquisto di scaldaacqua a pompa di calore in sostituzione ai vecchi scaldabagni elettrici.
  • l’acquisto di nuovi sistemi di climatizzazione ibridi che uniscono la tecnologia della condesazione alla pompa di calore. Anche in questo caso l’acquisto è finalizzato alla sostituzione di un impianto pre-esistente e meno efficiente..

 

Conto termico 2016, come funziona

Il conto termico, al contrario del bonus ristrutturazione o dell’eco-bonus, non prevede un’agevolazione erogata in termini di detrazione fiscale, bensì un contributo economico erogato mediante un rimborso di una parte della spesa sostenuta. 

Le quote del rimborso vanno calcolate in base al tipo di intervento e possono variare in base all’efficienza dell’impianto acquistato. Talvolta, per il calcolo del rimborso previsto dal conto termico, oltre alle caratteristiche dell’impianto, si prende in considerazione anche la zona climatica di appartenenza. 

L’incentivo è erogato mediante un rimborso economico con rate annuali che possono essere spalmate, in caso di grandi spese, fino a 5 anni. 

Se il contributo a cui si ha diritto non supera i 5.000 euro, il rimborso sarà evaso in un’unica soluzione con un bonifico bancario che vi sarà accreditato sul vostro conto corrente dopo 90 giorni a partire dall’accettazione della vostra richiesta d’accesso al Conto Termico. 

 

Meglio il Conto termico o l’Ecobonus?

Conto Termico (erogato dal GSE) ed Ecobonus (erogato dallo stato), sono due sistemi di agevolazioni differenti, non cumulabili tra loro. Al momento di un acquisto è importante chiedersi se conviene più accedere a uno o all’altro sistema di incentivazione. 

Diciamo subito che l’Ecobonus è disponibile solo per i contribuenti soggetti a IRPEF o INPAP, quindi non vale per i pensionati, lavoratori in regime forfettario e titolari di partita iva con regime dei minimi. Chi non versa l’IRPEF non ha diritto all’ECOBONUS perché questo incentivo è basato sul sistema dei crediti statali e sulle detrazioni fiscali. 

Il conto termico è disponibile per tutti coloro che sostituiscono un impianto con un sistema a fonte rinnovabile (biomassa, energia solare, pompa di calore, impianto ibrido con condensazione e pompa di calore…). 

L’Ecobonus offre un rimborso in termini di sgravio fiscale che va a coprire il 65% dell’investimento sostenuto. Il Conto Termico può arrivare fino al 65% ma nella realtà dei fatti, il calcolo del rimborso da ottenere, si attesta su valori più bassi perché tarato sull’energia producibile dal nuovo impianto. Il Conto termico è molto più attento a premiare chi punta sull’efficienza quindi potrebbe erogare un rimborso inferiore rispetto all’Ecobonus che prevede un rimborso fisso al 65%. 

 

Aranzulla inserito su Wikipedia… NO cancellato!

Aranzulla inserito su Wikipedia… NO cancellato! Salvatore Aranzulla, divulgatore informatico e ideatore di un blog che da anni “macina” milioni di contatti ogni mese, rispondendo ai dubbi e alle curiosità più diverse del popolo internauta, è stato cancellato da Wikipedia.

La voce enciclopedica, che riassumeva attività e “curriculum” di Aranzulla è stata cancellata dalla comunità italiana di Wikipedia, sollevando non poche polemiche.

 

Aranzulla inserito su Wikipedia non stupiva

Aranzulla inserito su Wikipedia non stupiva certo chi, almeno per una volta, si è affidato alle sue guide per risolvere un problema legato al funzionamento del computer, di un software o della connessione Internet. Per molti, il 26enne esperto informatico siciliano è come il signor Wolf di Tarantino: risolve problemi. Piccoli, forse non insormontabili per gli addetti ai lavori, però li risolve. Ma per i contributor di Wikipedia Italia non è sufficiente: per loro – non è dato sapere quanti – il profilo di Salvatore Aranzulla non può essere inserito su Wikipedia perché non è abbastanza rilevante da meritare un posto all’interno dell’enciclopedia.

 

Aranzulla inserito su Wikipedia perché molto popolare

Aranzulla inserito su Wikipedia… NO cancellato! Eppure è il fondatore di un blog di tutorial informatici che ha fatto “scuola”, le sue guide sono tra le più cliccate e gode di un’indiscutibile popolarità.

Che spiegazione ti sei dato?
– Vorrei partire da qualche numero. Nel mio sito internet fornisco la soluzione a più di 6.500 quesiti e secondo Google Analytics realizzo ogni mese circa 13.000.000 di visite. Complessivamente, la quota di mercato che ho raggiunto nel segmento Computer News è del 40%. Quando è stata avviata la procedura di cancellazione della pagina Aranzulla da Wikipedia ho avuto un attimo di tristezza, ma mi sono subito reso conto che la decisione, tra le righe, era stata già presa e che i pochi utenti partecipanti alla discussione stavano cercando qualche cavillo burocratico per eliminarmi. Ho cercato di intervenire, producendo fonti e materiali che giustificassero il mantenimento della pagina, ma chiunque abbia tentato di esprimere un parere positivo è stato zittito e la discussione ha preso la piega che conosciamo.

 

Proprio su Wikipedia, come tu stesso hai detto, si è acceso un dibattito tra chi è scandalizzato dalla decisione di “Aranzulla inserito su Wikipedia” e chi invece sostiene – riportiamo testualmente – che “Aranzulla è un tema troppo scottante perché non è ben visto dalla maggior parte dei professionisti che si occupano di informatica”. Perché ti vogliono così male?
– Cerco solo di fornire soluzioni ai problemi che l’utente medio ha con la tecnologia: per intenderci, sul mio sito, non verranno mai pubblicati articoli sulla programmazione o su argomenti molto tecnici, perché non sono in linea con il mio pubblico di riferimento. Il mio unico obiettivo è fornire una risposta alle persone che hanno conoscenze medio-basse su questi argomenti. Per questo credo di meritarmi il titolo di “divulgatore informatico”.

 

Aranzulla inserito su Wikipedia: Una petizione

In molti hanno proposto di avviare una petizione per “riabilitare” Aranzulla su Wikipedia.

– Non serve, non essere su Wikipedia per me non ha alcun impatto in termini lavorativi. La mia vicenda, più che altro, ha evidenziato l’aspetto meno trasparente del funzionamento della comunità italiana di Wikipedia, ovvero i criteri di enciclopedicità.

Cioè?
– I problemi che sono emersi sono essenzialmente due. Il carattere obsoleto di alcuni criteri, che non tengono conto di nuovi fenomeni e che quindi lasciano ampi margini alla discrezionalità di chi partecipa alla discussione su Wikipedia, e la tendenza da parte di alcuni utenti a piegare le norme della comunità ai propri umori personali. Solo lavorando su questi due aspetti, la comunità italiana di Wikipedia potrà migliorare.

In compenso, però, su “Nonciclopedia” Aranzulla è inserito ancora
– Spero quantomeno di rimanere lì! E’ stata una delle prime parodie!

Super ammortamento auto 2016

Come funziona il super ammortamento auto 2016? Quali sono i requisiti d’accesso e i benefici per l’acquisto di auto aziendali, auto prese in leasing, auto concesse ai dipendenti e auto acquistate con partita IVA. Per accedere a questa agevolazione fiscale, il titolare di partita IVA può rispettare il regime dei minimi o anche il regime forfettario.

Il maxi ammortamento al 140% è previsto dalle Legge di Stabilità 2016 ed è stato introdotto per stimolare aziende e liberi professionisti a investire. 

 

Super ammortamento auto 2016

Il super ammortamento al 140% può essere sfruttato in modalità diverse in base al tipo di contratto d’acquisto e destinazione dell’auto. I benefici economici sono diversi a seconda che si tratti di auto a deducibilità integrale, auto concesse ai dipendenti, auto acquistate in leasing o auto disponibili nel parco aziendale ma non assegnate. 

 

Super ammortamento auto a deducibilità integrale

Quali sono le auto a deducibilità integrale? 
A questa categoria appartengono i veicoli usati al 100% come beni strumentali, cioè beni mobili finalizzati allo svolgimento dell’attività. Vale a dire le auto degli autonoleggi, l’auto del taxista, l’auto per l’autoscuola o il veicolo per trasporto passeggeri dell’azienda.

La deduzione fiscale, per le auto a deducibilità integrale sarà pari al 140% del costo da ripartire in un arco di tempo previsto per l’ammortamento. In termini di agevolazione sulle imposte, il superammortamento al 140% si traduce in:

  • – Risparmio sulle imposte fino al 18% per i redditi d’impresa più elevati per i contribuenti assoggettati a IRPEF
  • – Risparmio dell’11% dell’aliquota del 27,5% per i contribuenti assoggettati a IRES.

 

Super ammortamento auto concesse in benefit ai dipendenti

Per le auto concesse in benefit ai dipendenti, il super ammortamento è sempre al 140% del costo dell’auto ma con deduzione fiscale limitata al 70% del costo. In termini di agevolazioni fiscali, tale provvedimento si traduce in un risparmio pari al 28% del costo con un’agevolazione IRES pari a circa l’8%.

 

Super ammortamento auto non assegnate

Calcolare il beneficio fiscale per le auto non assegnate è più macchinoso, questo perché le auto non assegnate hanno un limite superiore di deducibilità fiscale. Il limite è pari a 25.823 per le auto destinate agli agenti e 18.076 euro per le altre auto non assegnate. Grazie al super ammortamento, tali limiti sono incrementati del 40%. 

– Se il costo dell’auto è pari o superiore al limite visto in precedenza, il super ammortamento sarà del 40%. 

– Se il costo dell’auto non assegnata supera i limiti visti in precedenza, allora il super ammortamento sarà pari a 7.230 euro con riferimento al limite generale di 18.076 euro e pari a 10.329 euro con riferimento al limite specifico per gli agenti di 25.823 euro.

La deducibilità fiscale del TUIR resta immutata al 20%.

 

Super ammortamento auto in leasing 

Anche per le auto acquistate in leasing è previsto un superammortamento, sia se ad acquistarle è un’azienda, un titolare di partita iva o un titolare di partita iva che rientra nel regime dei minimi o in regime forfettario. In questo contesto si possono configurare differenti tipi di benefici fiscali. Per le auto a deducibilità integrale o quelle comprate in leasing da assegnare come benefit ai dipendenti, il super ammortamento consente di accelerare il recupero dell’agevolazione fiscale in 24 mesi e non nell’arco di tempo previsto dall’ammortamento (che in genere è pari a quattro anni). 

 

Ristrutturazione bagno e detrazioni fiscali

Ristrutturazione bagno e detrazioni fiscali: info sulle agevolazioni disponibili per chi intende rinnovare il bagno di casa. Detrazioni fiscali al 50% e 65%. 

Chi vuole ristrutturare il bagno può contare sul bonus mobili, bonus ristrutturazione, ecobonus e conto termico. L’ecobonus è riservato a chi, nell’intervento di ristrutturazione, va a migliorare le prestazioni energetiche dell’abitato mentre il conto termico è dedicato a chi decide di sostituire la vecchia caldaia con un impianto più efficiente e a biomasse o per chi intende installare un sistema di collettori solari per la produzione di acqua calda sanitaria, per tutte le informazioni vi rimandiamo all’articolo dedicato al Conto Termico 2016. Vediamo insieme tutti gli interventi di ristrutturazione bagno che possono avvalersi delle detrazioni fiscali.

Innanzitutto chiariamo subito che possono usufruire delle detrazioni fiscali quali bonus mobili, bonus ristrutturazione ed ecobonus, tutti i contribuenti soggetti a IRPEF. Il conto termico è aperto a tutti e l’incentivo è erogato non in forma di detrazione fiscale bensì in forma di incentivo economico con un rimborso effettivo di parte della cifra investita per l’intervento oggetto del beneficio.

 

Ristrutturazione bagno e detrazioni fiscali

Le detrazioni fiscali sono volte a coprire parte della spesa (il 50%) necessaria per gli interventi di manutenzione straordinaria. Va da sé che per gli interventi di manutenzione ordinaria non è possibile accedere al beneficio. Quali sono gli interventi di manutenzione ordinaria che NON possono accedere alle detrazioni fiscali?

  • – Sostituzione dei sanitari
  • – Sostituzione delle piastrelle
  • – Trasformazione della vasca da bagno nel box doccia
  • – Tinteggiatura

Chi vuole ristrutturare il bagno, per accedere alle detrazioni fiscali, deve abbinare a opere di manutenzione ordinaria, lavori di manutenzione straordinaria quali:

  • – Rifacimento dell’impianto idrosanitario
  • 
- Modifiche alla rete idrica di varia entità 

  • – Rifacimento dell’impianto elettrico

  • – Spostamento di tramezze
  • 
- Adeguamento del bagno per le necessità di un disabile

La sostituzione della rubinetteria e dei sanitari (trasformazione della vasca in box doccia, sostituzione del wc, delle piastrelle…) può beneficiare delle detrazioni fiscali se accompagnata da un intervento di manutenzione straordinaria così come elencato sopra. Altri interventi di manutenzione straordinaria che possono accedere alle detrazioni fiscali per ristrutturazione del bagno sono:

  • – sostituzione degli infissi
  • 
- realizzazione di un sistema di ventilazione 

  • – realizzazione di un controsoffitto
  • 
- coibentazione
  • 
- realizzazione di lucernari
  • 
- risanamento delle vecchie murature 

  • – sostituzione della caldaia 

Se in casa, avete deciso di costruire un secondo bagno, qualsiasi tipo di intervento può beneficiare delle detrazioni fiscali al 50%. L’unica condizione per portare in detrazione la spesa per la realizzazione di un secondo bagno, consiste nello sfruttare il perimetro già disponibile dell’abitato, quindi, il secondo bagno non deve prevedere un ampliamento dell’edificio.

 

Arredo bagno e  bonus mobili

Chi effettua interventi di ristrutturazione (manutenzione straordinaria così come descritto in precedenza) può accedere al bonus mobili. 

L’acquisto dei mobili del bagno può contare sul bonus mobili sia se gli interventi di ristrutturazione si sono concentrati in bagno, sia se gli interventi di ristrutturazione hanno coinvolto altre parti dell’edificio (restauro, risanamento conservativo, ristrutturazione edilizia…). Con l’accesso al bonus ristrutturazione è possibile portare in detrazione il 50% di tutte le spese sostenute per l’acquisto di mobili da bagno, letto, divano, tavolo, sedie, lampade…

 

Ristrutturazione bagno: come richiedere le detrazioni

La richiesta d’accesso alle detrazioni fiscali può essere effettuata al momento della dichiarazione dei redditi. E’ necessario pagare l’intervento con metodi tracciabili (carta di credito, carta di debito, bonifico bancario), non sono ammessi pagamenti con assegno o in contanti. Chi paga con il bonifico, nella causale del pagamento dovrà indicare il nome e codice fiscale del contribuente che vuole accedere al bonus e il nome e partita iva della ditta che esegue i lavori di ristrutturazione bagno o del venditore dei complementi d’arredo.

 

Maternità anticipata, richiesta 

Maternità anticipata: a chi spetta, come farne richiesta e tutte le informazioni utili. 

Il congedo per maternità, di norma, viene assegnato verso il settimo o ottavo mese, tuttavia vi sono delle condizioni che consentono alla donna gravida di accedere al congedo in anticipo. 

Gravidanza a rischio, condizioni di lavoro o ambientali potenzialmente dannose, lavori pericolosi, insalubri o faticosi… In questi e in altri casi è possibile fare richiesta di maternità anticipata. Vediamo bene di cosa si tratta e cosa dice la legge.

 

Maternità anticipata, a chi spetta

Il congedo obbligatorio di maternità è riconosciuto dalla legge con gli articoli 16 e 17 del D. Lgs 151/2001, Testo Unico maternità/patenità. Lo stesso testo prende in esame due casi molto diffusi, la proroga della meternità e l’astensione obbligatoria anticipata (maternità in anticipo). 

L’astensione obbligatoria dal lavoro è anticipata a tre mesi dalla presunta data del parto della lavoratrice se questa è impegnata in lavori rischiosi per donne in condizioni di gravidanza. 

E’ possibile usufruire della maternità anticipata solo a seguito degli accertamenti disposti dalla DPL (Direzione provinciale del lavoro). Il servizio d’ispezione della DPL, in genere, concede la maternità anticipata in queste circostanze:

– in caso di complicazioni della gravidanza o in caso di pre-esistenti patologie che possono essere aggravate dallo stato di gravidanza.

– Quando la donna gravida è impiegata nel trasporto e nel sollevamento di pesi e non può essere spostata ad altre mansioni.

– Quando la donna gravida è impiegata in lavori pericolosi, faticosi e insalubri e non può essere spostata ad altre mansioni.

– Quando le condizioni di lavoro o ambientali sono ritenute pregiudizievoli alla salute della donna o del bambino.

In sostanza, la maternità anticipata spetta a tutte le lavoratrici in gravidanza che svolgono attività agricole (bracciante agricola o similare) e domestiche.

Anche le donne in godimento dell’indennità di disoccupazione, oppure in cassa integrazione o in mobilità possono godere della maternità anticipata ma solo in caso di complicazioni gravi in gravidanza o in presenza di di forme morbose pre-esistenti che possono aggravare lo stato della gravidanza.

 

Maternità anticipata e partita IVA

 

Possono usufruire della maternità anticipata anche le donne titolari di partita IVA o comunque iscritte alla gestione separata Inps. In questo caso, essendo l’attività svolta come libero professionista o ditta individuale (etc…) possono usufruire della maternità anticipata solo nella prima ipotesi (gravidanza a rischio).

 

Maternità anticipata, la richiesta

 

La richiesta della maternità anticipata va fatta solo in caso di gravidanza a rischio perché negli altri casi è la Direzione Provinciale del Lavoro a occuparsene. In caso di gravidanza a rischio la lavoratrice dovrà presentare:

  • la domanda di interdizione anticipata
  • il certificato medico di gravidanza
  • il certificato medico che attesta le gravi complicanze della gravidanza oppure la preesistenza di forme morbose che potrebbero essere aggravate dallo stato di gravidanza
  • altre documentazioni ritenute utili al fine di validare la richiesta

Negli altri casi (lavori pesanti, lavori a rischio, ambienti di lavoro compromettenti…), il datore di lavoro o la lavoratrice possono presentare un’istanza di interdizione, la richiesta dovrà essere analizzata e accorta entro 7 giorni decorrenti dal giorno successivo a quello dell’inoltro della richiesta.

 

Riposo giornaliero per allattamento

 

Oltre alla maternità anticipata, la donna, dopo il parto, può ottenere dei giorni di riposo per allattamento. Questo provvedimento consente alla lavoratrice di astenersi dal lavoro durante il primo anno di vita del neonato con dei permessi particolari: due ore al giorno di permesso se l’orario contrattuale di lavoro è pari o superiore alle sei ore. Se l’orario contrattuale di lavoro è inferiore alle sei ore, il riposo per allattamento è di un’ora. 

 

  Assegni familiari arretrati

Assegni familiari arretrati: requisiti d’accesso, procedura, a chi rivolgersi e fino a quanti anni di arretrati è possibile richiedere.

Gli assegni familiari sono erogati sulla base del nucleo familiare e del reddito generato l’anno precedente a quello della richiesta. La richiesta dell’assegno familiare va effettuata al datore di lavoro che  verserà tale quota sulla busta paga recuperandoli, poi, in secondo momento, dall’INPS che coprirà interamente l’importo.

Non tutti sanno, però, che è possibile richiedere gli assegni familiari arretrati fino al quinto anno di arretrati… Ed è possibile farne richiesta anche in caso di licenziamento, cioè anche se il contribuente non lavora più per quella determinata azienda, potrà rivolgersi all’azienda per ottenere gli arretrati mai richiesti.

Ogni anno, l’INPS emette una circolare in cui fissa i limiti e gli ambiti dei livelli reddituali e i corrispondenti valori mensili per l’accesso agli assegni familiari. Quando si fa richiesta degli arretrati, si dovranno applicare i criteri evidenziati dalle tabelle allegate alle circolari INPS degli anni di riferimento.

Assegni familiari arretrati, a chi spettano

E’ possibile fare richiesta degli assegni familiari arretrati riferiti a un’occupazione (anche pregressa), solo se non è mai stata mossa la medesima richiesta in precedenza. Per accedere agli assegni familiari arretrati bisognerà rispettare tre requisiti specifici:

 

– La richiesta deli arretrati è presa in considerazione solo se fa riferimento ai 5 anni precedenti al mese in cui viene formulata la domanda.

– Il contribuente ha diritto all’assegno familiare arretrato solo qualora abbia sempre versato all’INPS quanto dovuto in termini di contributi. Questo punto non ha alcun problema per i lavoratori dipendenti ma i lavoratori iscritti alla gestione separata (liberi professionisti etc…) devono assicurarsi di non avere arretrati da versare all’INPS.

– Il contribuente può accedere all’assegno familiare arretrato solo se il suo livello di reddito (nel periodo oggetto di richiesta) era compatibile con le fasce economiche previste dall’INPS per quell’anno. Per verificare questo requisito è consigliato consultare le tabelle disponibili sul sito ufficiale dell’INPS.

 

Assegni familiari arretrati, come fare richiesta

La richiesta di riscossione degli assegni familiari arretrati può essere presentata sia al datore di lavoro sia direttamente all’INPS. 

La domanda va fatta compilando il modulo SR16/ANF (si può scaricare anche dal sito internet ufficiale dell’INPS oltre che richiedere presso gli sportelli delle sedi locali o presso i CAF) e allegando i documenti richiesti. In particolare, bisognerà disporre dei seguenti documenti:

 

 

  • documenti attestanti il reddito familiare relativo all’anno di richiesta degli arretrati.
  • Stato di famiglia del periodo di riferimento.
  • Ragione sociale dell’azienda per cui si lavorava nel periodo in questione.

 

 

Se avete dubbi su come compilare il modulo di richiesta, non esitate a rivolgervi ai CAF dove il personale (si spera esperto) potrà assistervi nella domanda e nel reperire la documentazione necessaria.

Nel caso in cui la richiesta fosse effettuata al datore di lavoro, questo potrebbe non riconoscere il vostro diritto; in questo caso il lavoratore si può rivolgere a uno studio legale che faccia valere i suoi diritti. Nel caso in cui, invece, si verificassero resistenze o preclusioni (richiesta respinta), il lavoratore potrà appellarsi alla DPL, Direzione Provinciale del Lavoro o effettuare un ricorso al Giudice di Pace.