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Assegno di solidarietà 2016

Assegno di solidarietà 2016: cos’è, requisiti per ottenerlo, durata e quali sono le novità legate al fondo di solidarietà alternativo o all’artigianato. In questa pagina quando parliamo di assegno di solidarietà, non ci riferiamo all’assegno di solidarietà parlamentare (ovvero al cosiddetto assegno di fine mandato dei politici) ma a prestazioni a sostegno del reddito a favore dei lavoratori.

Cos’è l’assegno di solidarietà?

L’assegno di solidarietà 2016 rientra tra le prestazioni a sostegno del reddito (Fondi di Solidarietà e FIS) introdotte con la Legge Fornero, un vero e proprio aiuto per le imprese e un supporto economico per i lavoratori.

Assegno di solidarietà: novità 2016

L’assegno di solidarietà è strettamente legato ai cosiddetti fondi di solidarietà e FIS. Anche nel 2016 saranno istituiti, come stabilito dalle Legge Fornero, i fondi di solidarietà ed i fondi d’integrazione salariale, che, grazie a quanto indicato dal Jobs Act , subiranno numerosi cambiamenti stabiliti dalla nuova regolamentazione sugli ammortizzatori sociali. L’obiettivo delle nuove norme è quello di estendere le prestazioni a tutela del reddito anche per i lavoratori appartenenti a realtà professionali che contano mediamente più di 5 dipendenti, non coperti da CIGO E CIGS (Cassa Integrazione Guadagni Ordinaria e Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria).

Quali sono le novità 2016 per l’assegno di solidarietà

Il decreto legislativo n. 148 del 14 settembre 2015 pur confermando quella che era la funzione dei fondi di solidarietà prevista dalla legge Fornero, ne modifica alcune elementi importanti. I cambiamenti più rilevanti riguardano appunto l’obbligo d’istituire fondi di solidarietà anche per alcune categorie per le quali, fin ora, non erano previste sovvenzioni a sostegno del reddito. Dal 1° gennaio 2016 saranno istituiti Fondi di solidarietà anche per le aziende che presentano, mediamente, più di cinque dipendenti (prima non tutelate da contributi economici di questo tipo). Nei prossimi paragrafi vi illustreremo, nello specifico, tutti gli aggiornamenti relativi ai Fondi di solidarietà e Fondi di integrazione Salariato 2016.

Assegno di solidarietà 2016 a chi spetta

Come vi abbiamo anticipato, dal 1° gennaio 2016 gli assegni di solidarietà, in caso di calo del lavoro, non spetteranno più solo ai lavoratori “coperti” da accordi sindacali ma anche ai dipendenti di aziende non supportate da questo tipo assistenza e che contano più di 5 dipendenti. L’assegno di solidarietà e l’assegno ordinario, dunque spettano anche ai lavoratori per i quali, in caso di crisi, non è prevista alcuna tutela economica a causa della natura stessa del settore professionale d’appartenenza (come per il settore dell’artigianato che approfondiremo a fine pagina).

Fondi di solidarietà 2016: cosa cambia

Secondo quanto stabilito dal decreto attuativo n. 148 del 2015 gli ambiti lavorativi coperti o meno da CIGS e CIGO devono, per legge, istituire dei fondi (fondidi solidarietà bilaterali o FIS) per sostenere eventuali spese legate alla riduzione o sospensione dell’attività lavorativa. • I fondi di solidarietà bilaterale riguardano le aziende che hanno stipulato accordi sindacali; • Il fondo di integrazione salariale (FIS) riguardano i datori di lavoro per i quali non esistono fondi di solidarietà bilaterale.

Fondi di solidarietà di settore

I due fondi citati risultano tra loro alternativi, e sono stati istituiti in modo da garantire il sostegno del reddito anche per i datori di lavoro il cui settore professionale d’appartenenza non consente trattative con i sindacati e che dunque non prevede un fondo di solidarietà bilaterale. Il decreto attuativo Jobs Act prevede inoltre  alcune modifiche relative alla formazione di tali fondi, vediamoli nel dettaglio.

Fondi di solidarietà bilaterale

I fondi di solidarietà bilaterale sono costituiti dalle organizzazioni sindacali e imprenditoriali presso l’INPS. Lo scopo di questi fondi è quello di tutelare il lavoratore in caso di sospensione o riduzione delle attività lavorative. Essi devono essere istituiti entro 90 giorni dalla stipulazione degli accordi lavorativi. I datori di lavoro devono iscriversi ai fondi nei termini stabiliti dagli accordi stessi.

Fondi di solidarietà 2016: cosa coprono e quanto spetta

I fondi di solidarietà garantiscono: – l’assegno ordinario: la cui durata massima è superiore a 13 settimane ( in un biennio mobile) e varia in base ai fondi presenti. Inoltre la durata dell’assegno deve risultare inferiore o uguale rispetto alla durata delle prestazioni CIGO e CIGS. L’importo dell’assegno ordinario copre almeno l’80% della retribuzione globale percepita. – Assegni alternativi: ovvero forme alternative di sostegno del reddito da utilizzare in caso di disoccupazione (esempio: programmi formativi di riqualificazione e riconversione professionale). Gli importi degli assegni alternativi variano in base alla tipologia di accordo stipulato e a seconda dell’attività finanziata.

Chi paga i fondi di solidarietà?

I fondi di solidarietà sono sovvenzionati attraverso contributi economici. Le somme specifiche sono stabilite dal decreto ministeriale attraverso il quale è stato istituito il fondo stesso. In generale il versamento dei contributi è effettuato: – dal datore di lavoro (per due terzi); – dal lavoratore (per un terzo).

Fondo di integrazione salariale (FIS 2016): assegno di solidarietà e assegno ordinario

Come vi abbiamo anticipato il FIS è previsto per quei settori professionali che non prevedono accordi sindacali, dunque non è prevista alcuna forma di tutela dei lavoratori in caso di problemi che generano un calo dell’attività produttiva. Attraverso il fondo di integrazione salariale vengono finanziati due tipologie di assegno l’assegno di solidarietà e l’assegno ordinario.

• l’assegno di solidarietà:
versato al lavoratore solo a partire dal primo luglio 2016 nel momento in cui dovessero verificarsi situazioni che in qualche modo riducano l’ attività lavorativa o addirittura ne causino la sospensione.

Quanto dura l’assegno di solidarietà 2016

L’assegno è fruibile per un tempo massimo pari a 12 mesi per biennio mobile e riguarda le aziende che presentano meno di 15 dipendenti (ma più di 5)  

• L’assegno ordinario:
destinato alle aziende che presentano più di 15 dipendenti. L’assegno è fruibile solo per le causali previste per la cassa integrazione ordinaria e straordinaria ( per esempio: sospensione o riduzione del lavoro, ristrutturazione conversione o riorganizzazione aziendale etc.).

Quanto dura l’assegno ordinario 2016

Si può beneficiare dell’assegno per un periodo minimo pari a 26 settimane (per un biennio mobile).

Fondo di solidarietà di settore

 Fondo di solidarietà alternativo artigianato e di somministrazione

Il decreto attuativo n.148 ha sancito davvero cambiamenti significativi, tra cui l’istituzione di un fondo di solidarietà alternativo per l’artigianato e per quello che era definito lavoro interinale (oggi detto settore di somministrazione del lavoro) . Entro il 31 dicembre 2015 i datori di lavoro di questi due settori, che contano più di 5 e meno di 15 dipendenti, dovranno adeguare i fondi già esistenti alle indicazioni fissate dal decreto. Se quest’aggiornamento non dovesse avvenire, i fondi confluiranno (a partire da gennaio 2016) automaticamente nel nuovo Fondo d’Integrazione Salariale 2016 (FIS 2016).

 Cosa prevede il fondo di solidarietà artigianato e somministrazione 2016

Le prestazioni economiche sono le medesime citate nel paragrafo dedicato al FIS 2016 e dunque:

Per i datori di lavoro che presentano più di 15 dipendenti Assegno ordinario:
ha una durata massima che varia in base alla causale indicata (per CIGO E CIGS) o, considerando un biennio mobile, una durata pari a 13 settimane.

Per i datori di lavoro che contano un minimo di 5 dipendenti (e un massimo di 15)
Assegno di solidarietà: fruibile fino a un anno (e per un periodo minimo di 6 mesi) e valido solo per sospensione o riduzione delle attività lavorative registrate a partire dal 1°luglio 2016.

Mutui agevolati under 35, la guida

Mutui agevolati under 35:  requisiti e iter per richiedere mutui agevolati destinati ai giovani che intendono acquistare la loro prima casa. Sapevate che se avete un’età inferiore ai 35 anni potete accedere ai cosiddetti mutui agevolati under 35? In questo articolo vi spiegheremo come ottenere l’agevolazione e quali sono i requisiti per accedere al mutuo prima casa giovani under 35.

Mutui agevolati giovani: come funzionano

I mutui agevolati under 35 sono direttamente correlati al cosiddetto Fondo di Garanzia per i mutui prima casa. Tale strumento mette a disposizione circa 550 milioni di euro che potrebbero garantire finanziamenti per 12-15 miliardi di euro. L’ obbiettivo dell’iniziativa è quello di facilitare l’accesso ai finanziamenti per i cittadini in difficoltà, ai quali sempre più spesso viene negata la possibilità di accendere un mutuo.

Mutui agevolati under 35 vantaggi

Quali sono i benefici dei mutui agevolati under 35? In pratica le banche che aderiscono all’iniziativa possono richiedere, come unica garanzia, l’ipoteca sulla casa. I mutui agevolati sono infatti contro-garantiti dallo Stato, che può coprire fino al 50% della quota capitale dei mutui ipotecari (max 250.000 euro) concessa per l’acquisto, la ristrutturazione o l’efficientamento energetico di immobili adibiti a prima casa. Per quanto riguarda i tassi d’interesse, la banca dovrà applicare tassi agevolati, concessi in base ai requisiti del richiedente. Inoltre se sorgessero difficoltà economiche, è possibile ricorrere alla sospensione momentanea delle rate del mutuo (fino ad un periodo massimo di 18 mesi). L’agevolazione dà priorità a determinate categorie di cittadini che vi indicheremo in questa pagina.

Agevolazioni prima casa giovani: requisiti

Non tutti possono accedere ai mutui agevolati under 35. Oltre al requisito legato all’età infatti è necessario che i richiedenti richiedano il mutuo per l’acquisto della loro prima casa. Ciò significa che il cittadino che vuole accedere al mutuo agevolato giovani, non deve essere proprietario di altri immobili destinati ad un utilizzo abitativo.

Requisiti mutui agevolati under 35, casi particolari

Muti agevolati under 35 per chi possiede altri immobili Avete già una casa e vorreste ottenere un mutuo sfruttando il fondo di garanzia? Esistono dei casi particolari. Possono infatti accedere al mutuo agevolato under 35 anche coloro che hanno ottenuto un immobile per successione e che contemporaneamente concedono a familiari (genitori o fratelli). l’utilizzo della struttura a titolo gratuito.

Mutui agevolati under 35: a chi spettano

Possono accedere al Fondo di Garanzia solo specifiche categorie di cittadini. Nel dettaglio rientrano trai possibili beneficiari dei mutui agevolati under 35: – Coppie (sposate o conviventi da almeno 2 anni) composte da almeno una persona con meno di 35 anni d’età. – Lavoratori under 35 vincolati da un contratto di lavoro atipico. – Nuclei familiari mono-genitoriali con 1 o più figli fiscalmente a carico. (Il richiedente deve risultare single, separato divorziato o vedovo). – I cittadini inquilini delle case popolari.

Mutui agevolati under 35: requisiti di reddito

Per poter beneficiare del mutuo agevolato under 35 è necessario che il reddito Isee del richiedente risulti pari o inferiore a euro 40.000.

Requisiti immobile mutui agevolati under35

Per quali immobili è possibile richiedere un mutuo agevolato under 35? Anche l’immobile per il quale viene richiesto il mutuo deve possedere determinate caratteristiche per garantire l’accesso al Fondo di Garanzia. La casa da acquistare infatti deve: – essere destinata ad un uso abitativo – essere ubicata sul territorio nazionale – avere un valore non superiore a 250.000 euro.

Mutui agevolati per giovani: immobili esclusi

Per quali immobili non è possibile richiedere il mutuo agevolato under 35? È bene ricordare, che non è possibile ottenere il mutuo prima casa under 35 per immobili appartenenti a categorie catastali di lusso. Nello specifico sono esclusi dall’incentivo gli immobili che rientrano nelle seguenti categorie catastali: – A1,(case signorili). – A8, (ville). – A9, (castelli o palazzi ai quali è stata riconosciuta rilevanza storico-culturale).

Mutui agevolati under 35: documenti da presentare

Trai documenti da presentare all’istituto finanziario per poter beneficiare dei mutui agevolati under 35 figurano: – Valido documento d’identità. – Certificato ISEE in corso di validità. – Attestato che certifichi che il richiedente non sia proprietario di altri immobili. – Copia del contratto di lavoro. Ovviamente l’istituto creditore può richiedere la presentazione di altri documenti ove lo ritenga opportuno. Per l’elenco completo dei documenti utili per richiedere un mutuo a tasso agevolato potete usare la nostra guida intitolata “Preventivo mutuo, quali documenti servono“.

Come richiedere un mutuo agevolato giovani

Per poter accedere ai mutui agevolati under 35 basta rivolgersi ad una delle 140 banche che aderiscono all’iniziativa (alla fine della pagina l’elenco completo delle banche che concedono i mutui agevolati under 35). La banca, ricevuta l’istanza correlata dalla documentazione, inoltra online la richiesta (al Gestore del Fondo per la Casa). Ogni domanda viene etichettata con un numero di protocollo identificativo. Entro 15 giorni lavorativi l’istituto comunica ai richiedenti il responso. Se l’agevolazione è concessa, il mutuo sarà erogato entro 30 giorni lavorativi. Vi ricordiamo che ogni istituto creditore ha il libero arbitrio e può scegliere di accettare o meno le richieste pervenute.

Mutui agevolati under 35: elenco completo banche aderenti

Periodicamente il sito dell’Abi e di Consap aggiornano l’elenco aggiungendo nuovi istituti convenzionati.

Può interessarvi: come richiedere un mutuo a tasso variabile

Come fare una voltura catastale

Come fare una voltura catastale: cos’è e quanto costa una voltura catastale? Info sull’iter per la richiesta online e modello cartaceo della voltura catastale.

Voltura catastale cos’è

Voltura catastale, significato

Quante volte avrete digitato “voltura catastale wikipedia”? Poche probabilmente, a meno che non abbiate avuto a che fare con trasferimenti di proprietà (o di diritti reali). La parola voltura vuol dire letteralmente “cambiamento del nominativo del soggetto”. La voltura catastale dunque è una richiesta che il contribuente deve effettuare obbligatoriamente nel momento in cui avviene un passaggio di proprietà di un bene immobile. La denuncia va presentata all’Agenzia delle Entrate territoriale ed è indispensabile per consentire l’aggiornamento delle intestazioni catastali e patrimoniali. Scopriamo nel dettaglio qual è l’iter da seguire per mettersi in regola e quanto costa fare una voltura catastale.

Voltura catastale: come funziona

Domanda di voltura catastale: chi deve farla?

Come già accennato la richiesta di voltura catastale deve essere effettuata nel momento in cui vi è un cambiamento del soggetto al quale è intestato un diritto (come la titolarità di un immobile). Ecco quali sono i casi nei quali è obbligatoria la richiesta di voltura catastale e chi deve occuparsi dell’istanza. La richiesta di voltura va effettuata in caso di:

  •  Successione ereditaria (in questo casa a dover effettuare la richiesta di voltura sono gli eredi).
  •  Atto di vendita (a dover effettuare la richiesta di voltura è il notaio).
  •  Sentenze (sarà il cancelliere giudiziario ad occuparsi della richiesta).

Come effettuare una voltura catastale

Voltura catastale per successione: come e quando presentare richiesta

Quando si ereditano per successione degli immobili i nuovi proprietari devono presentare in primis la dichiarazione di successione ed entro 30 giorni dalla presentazione richiedere la voltura catastale degli immobili e/o i diritti immobiliari che rientrano nella successione.

Come richiedere una voltura catastale

Il modello per richiedere una voltura catastale può essere compilato in due modi, online o tramite il modello cartaceo.

Voltura catastale online

Il modulo in questo caso viene compilato direttamente online, attraverso il software Voltura 1.1 disponibile nell’area Aggiornare dati catastali e ipotecari nel sito agenziadelleentrate.gov.it. Il modulo non deve essere inoltrato telematicamente ma, una volta compilato, va stampato, firmato e consegnato a mano presso uno sportello degli uffici territoriali dell’Agenzia delle Entrate.

Voltura catastale modello cartaceo, modulo

In alternativa al modello di voltura online è possibile presentarsi personalmente presso gli uffici territoriali dell’Agenzia, richiedere il modulo di voltura catastale cartaceo ed approfittare dell’assistenza del personale per la compilazione della domanda di voltura catastale. Tramite questo link dell’agenzia delle Entrate potrete scaricare il modulo di voltura catastale

Richiesta voltura catastale: documenti da presentare

Alla domanda di voltura catastale vanno allegati una serie di documenti che riportino gli estremi del proprietario e dell’immobile oggetto della voltura. Trai documenti da allegare al modulo di domanda ricordiamo:

  • Valido documento d’identità del richiedente.
  • Delega per la richiesta del precedente intestatario dell’immobile.
  • Dati catastali della bene immobile.
  • Copia delle dichiarazioni di successione o degli atti giudiziari o amministrativi correlati alla domanda (esempio atto di vendita).

Voltura catastale: vendita della casa

Anche se un immobile viene venduto va effettuata la richiesta di voltura catastale all’Agenzia delle Entrate. In questo caso però è il notaio ad occuparsi della domanda (in caso di mancato adempimenti da parte del notaio acquirente o venditore possono tranquillamente richiedere, entro i tempi stabiliti, la voltura). Il notaio utilizza per richiedere la voltura catastale il modello unico informatico sfruttando un sistema online. Una volta effettuata la richiesta di voltura catastale, il notaio, consegna ai soggetti interessati (acquirente e venditore):

  • Atto di vendita
  • Numero di registrazione della voltura e codice identificativo di trascrizione.

Nota bene: nel momento in cui l’immobile fa parte di un condominio, il venditore deve consegnare all’amministratore la copia autenticata dell’atto di vendita (per garantire l’aggiornamento dell’anagrafe condominiale). Tuttavia è bene ricordare che può essere consegnato anche il certificato di rogito (redatto dal notaio e che riporti tutti i punti fondamentali dell’atto di vendita). Il certificato di rogito può essere consegnato sia tramite raccomandata che utilizzando la PEC (in questo modo è possibile inviare subito il certificato di rogito mentre per la copia conforme dell’atto di vendita sono previsti tempi di attesa di almeno 30 giorni).

Quanto costa una voltura catastale

La richiesta di voltura catastale prevede vari costi. I costi sono sostenuti generalmente dall’acquirente (o da colui che ha ricevuto in eredità l’immobile).

Voltura catastale costi

Nel dettaglio per poter presentare la domanda di voltura catastale devono essere versati:

  • 55 euro come tributo speciale catastale.
  • 16 euro di imposta di bollo. Vi ricordiamo che va versata un’’imposta di bollo per ogni 4 pagine dell’istanza di voltura, (per esempio: domanda composta da 8 pagine = 32 euro di imposta di bollo da pagare).

Sanzioni Voltura catastale

Omissione voltura catastale o ritardo

Chi non effettua la voltura catastale (o la richiede in ritardo) è soggetto sanzioni previste dalla legge. Vediamo nello specifico quali sono le sanzioni amministrative in caso di ritardo o omessa denuncia catastale. – Se la voltura catastale non avviene durante i primi 30 giorni ma entro 3 mesi (dalla data di vendita o di successione dell’immobile) vi è una sanzione pari a 1,88 euro ai quali vanno sommati gli interessi di mora calcolati giorno per giorno sul tributo di euro 55 o multipli – Se il ritardo nel pagamento della voltura è di 4 mesi (fino ad un anno) la sanzione è uguale a 3 euro + interessi di mora citati in precedenza. – Se la richiesta della voltura avviene dopo più d’un anno dalla scadenza vi è una sanzione pari a 5 euro alla quale vanno aggiunti gli interessi di mora indicati in precedenza.  

Calcolo della rivalutazione di locazioni commerciali

Calcolo rivalutazione locazioni commerciali: come funziona e cosa comporta. La guida al calcolo adeguamento ISTAT locazioni commerciali.

Calcolo rivalutazione locazioni commerciali: cos’è

La rivalutazione delle locazioni commerciali non è altro che l’aggiornamento del canone d’affitto di un immobile (destinato ad un uso commerciale) basato sul tasso d’inflazione emanato ogni anno dall’ISTAT. Il tasso d’inflazione è calcolato prendendo in considerazione il costo della vita (indice FOI) e va aggiunto alla rata mensile della locazione.

Calcolo rivalutazione canone locazione commerciale: come funziona

La rivalutazione del canone di locazione commerciale non è obbligatoria e spetta al soggetto locatore (dunque il padrone di casa) comunicare la richiesta all’inquilino in forma scritta. Per poter essere applicata la rivalutazione delle locazioni commerciali deve essere esplicitamente indicata nel contratto d’affitto. Tale adeguamento può essere inserito nel contratto in due modalità:

  • Come richiesta retroattiva, dunque senza considerare gli importi arretrati (nei contratti a canone concordato).
  • Come aumento automatico a carico dal soggetto locatario (inquilino) che ha l’obbligo di versare anche eventuali arretrati (nei contratti liberi).

Calcolo rivalutazione affitto indici ISTAT: immobili abitativi e commerciali

Per prima cosa occorre distinguere tra contratti di locazione abitativi e commerciali. La rivalutazione dei contratti di locazione degli immobili ad uso abitativo va calcolata al 75% della variazione e per i contratti 4+4 si registra un rialzo non più alto del 100%. Per quanto riguarda le locazioni commerciali 6+6 invece è possibile applicare il 100% della variazione (ma spesso è applicata una rivalutazione al 75%).

Calcolo rivalutazione ISTAT locazione commerciale

Come si calcola la rivalutazione di locazioni commerciali

Per effettuare il calcolo della rivalutazione delle locazioni commerciali è necessario seguire una serie di operazioni che possono apparire complesse anche se in realtà la procedura è più semplice di quanto sembri. Come vi abbiamo già anticipato, la percentuale di rivalutazione per questa tipologia di immobili è generalmente al 75%.

Per effettuare il calcolo rivalutazione delle locazioni commerciali, così come avviene per gli immobili destinati ad un uso abitativo, è fondamentale procurarsi i tassi di inflazione (scaricabili direttamente dal sito dell’ISTAT). Vi ricordiamo che l’indice di riferimento da utilizzare deve essere quello riferito a due mesi prima (per esempio se la rivalutazione è applicata a dicembre si farà riferimento agli indici di ottobre pubblicati entro novembre).

Calcolo rivalutazione affitto indice ISTAT: esempio pratico

Poniamo il caso che il nostro tasso di inflazione sia dell’1,3%. Basterà eseguire il seguente calcolo: 1,3 x 75/100 = 0,975%. Ora non ci resta che applicare la percentuale di rivalutazione all’importo dell’ultimo canone mensile versato (per esempio 600 euro). 600 x 0,975/100 = 5,85 (importo di maggiorazione).

L’importo di maggiorazione sommato all’ultimo canone di locazione da come risultato il nuovo canone di locazione rivalutato: 600 euro (canone mensile) + 5,85 (importo di maggiorazione) = 605,85 euro (nuovo canone rivalutato).

Calcolo adeguamento ISTAT locazioni commerciali: novità 2016

Affitti ribassati con la rivalutazione locazioni commerciali

Quando si parla di rivalutazione ISTAT dei canoni d’affitto generalmente si pensa subito ad incrementi delle mensilità da pagare (e fino a qualche tempo fa era quasi sempre così). Quest’anno invece l’indice per l’adeguamento ISTAT è in negativo rispetto al 2015.

L’indice nazionale dei prezzi FOI (famiglie di operai e impiegati) infatti è ribassato dello 0,4% rispetto a maggio 2015. Nel momento in cui l’indice ISTAT è in negativo l’aggiornamento produce una riduzione del canone d’affitto rispetto all’anno precedente. Ciò significa che con la procedura di aggiornamento ISTAT dei canoni d’affitto non si genera un incremento degli importi da pagare ma si ha diritto a riduzioni sui contratti di locazione. Anche se il ribasso riguarda generalmente poche decine di euro è bene controllare sul proprio contratto d’affitto eventuali clausole che vi permetteranno di accedere allo sconto.

Rivalutazione locazioni commerciali: punti fondamentali

Ricapitolando:

  • Ogni mese sul sito dell’ISTAT vengono pubblicati i tassi d’inflazione per i canoni d’affitto.
  • Per quanto riguarda le locazioni commerciali la percentuale di rivalutazione è pari al 75%.
  • La rivalutazione locazioni commerciali non è obbligatoria, per esserlo deve essere esplicitato nel contratto di affitto.
  • Anche se specificato nel contratto d’affitto, l’adeguamento ISTAT sui canoni di locazione deve essere richiesto dal proprietario dell’immobile all’inquilino tramite richiesta scritta.
  • La rivalutazione delle locazioni commerciali può generare aumenti o ribassi del canone d’affitto (nel caso in cui l’indice di adeguamento risulti in negativo rispetto agli anni precedenti).

Come verificare l’esistenza di una partita iva

Come verificare l’esistenza di una partita iva. La guida completa alle operazioni di verifica partite iva comunitarie e nazionali grazie ai servizi online dell’Agenzia delle Entrate.

L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione, tramite il proprio sito, un servizio online di verifica partita iva attiva. Il servizio è disponibile anche per le operazione di verifica partita iva comunitaria (oltre che nazionale). Scopriamo nel dettaglio come verificare l’esistenza di una partita iva.

Partita iva verifica esistenza

Come vi abbiamo già accennato, l’Agenzia delle Entrate fornisce un servizio online per verificare l’esistenza di una partita iva italiana o estera. Il servizio è gratuito e per accedervi basta collegarsi al portale ufficiale dell’Agenzia, agenziadelleentrate.gov.it .

Verifica partita iva Agenzia delle Entrate: come funziona e cosa serve

Il servizio di verifica dell’esistenza di una partita iva permette non solo di controllare la validità di una p.i. ma anche di conoscere informazioni riguardanti l’intestatario e lo stato di attività della partita iva. Sintetizzando dunque tramite il servizio online di verifica validità di una partita iva è possibile:

  • Sapere se una partita iva esiste (se dunque è valida).
  • Scoprire la denominazione dell’attività alla quale è associata una partita iva.
  • Conoscere info sullo stato della partita iva (attiva, sospesa o cessata).
  • Scoprire il nome e cognome dell’intestatario della partita iva.
  • Visualizzare la data di inizio attività e, ove presenti, le date di sospensione e/o cessazione.

Il controllo partite iva comunitarie o nazionali è uno strumento che non richiede password o registrazioni da parte dell’utente. Per verificare l’esistenza di una partita iva insomma vi basta accedere al sito dell’Agenzia delle Entrate e seguire le indicazioni riportate di seguito.

Verifica partita iva italiana: guida passo passo

Una volta entrati nel sito dell’Agenzia non vi resta che accedere alla sezione Servizi online. Tra le varie opzioni cliccare su Servizi Fiscali e poi sull’area Servizi fiscali senza registrazione. Qui troverete il link di riferimento Servizio di verifica della partita iva. Noterete un pulsante con su scritto Verifica partita iva. se cliccate su quel pulsante vi si aprirà un’altra pagina nella quale sono presenti gli appositi spazi per  inserire il numero di partita iva ed il codice di sicurezza (la serie di caratteri per dimostrare che siete esseri umani e non macchine per intenderci).

Agenzia delle entrate verifica partita iva comunitaria: come fare

Online è disponibile anche un servizio per verificare se l’attività correlata ad una specifica partita iva è autorizzata ad effettuare operazioni intracomunitarie. Il servizio in questione è il cosiddetto Vies (Vat Information Exchange System per il Controllo partite iva comunitarie.

Verifica partita iva attiva: cos’è e come funziona il Vies

IL VAT Information Exchange System non è altro che un sistema di scambi automatici utilizzato dalle amministrazioni finanziarie dei Paesi membri dell’UE. Gli Stati europei utilizzando il Vies possono effettuare scambi di informazioni riguardanti operazioni intercomunitarie tra titolari di numero di partita iva. Il sistema in pratica è utilizzato per controllare le transazioni commerciale in ambito comunitario e per verificare la validità delle partite iva dei paesi appartenenti alla Comunità Europea..

Come verificare l’esistenza di una partita iva comunitaria

Per accedere allo strumento dedicato al controllo delle partite iva comunitarie l’iter da seguire è il medesimo indicatovi in precedenza (per la verifica delle partite iva italiane). Nell’area Servizi online senza registrazione del sito dell’Agenzia delle Entrate, troverete lo specifico link che vi farà accedere alla pagina dedicata alla verifica dell’esistenza di una partita iva comunitaria.

Verifica partita iva estera: come utilizzare il servizio Vies

Anche il servizio Vies per il controllo delle partite iva comunitarie è molto user-friendly, semplicissimo quindi da utilizzare. Vi basterà selezionare uno Stato membro della Comunità Europea e indicare il numero di partita iva da sottoporre all’operazione di verifica. Tramite il servizio Vies potrete conoscere:

  • La validità del codice iva (se è formalmente corretto e se nella realtà è correlata ad un determinato operatore abilitato a fini intracomunitari). Se il codice non dovesse risultare valido significa che questi non è incluso nella lista dei soggetti autorizzati (o che avete inserito male il codice!).
  • Denominazione del soggetto commerciale al quale è associato il numero di partita iva comunitaria.
  •  Indirizzo dell’intestatario della partita iva.

 

Bonus bebè maggiorato

Il bonus bebè raddoppia, durerà fino a 5 anni e sarà incrementato per il secondo figlio. News e possibili novità introdotte con il bonus bebè maggiorato. Prima di descrivervi le novità del bonus bebè maggiorato vi forniamo alcune delucidazione sulla situazione attuale del bonus bebè ( a chi spetta, come fare domanda, etc.).

Bonus bebè INPS: cos’è e come funziona

Il Bonus bebè INPS è un incentivo economico spettante ai neogenitori in possesso di determinati requisiti richiesti dalla legge.

Bonus bebè a chi spetta, requisiti

Bonus bebè ISEE

Come via abbiamo accennato il bonus bebè spetta solo in presenza di determinate condizioni, di requisiti indispensabili. Uno di questi è il reddito ISEE che non può essere superiore a 25.000 euro altrimenti decade il diritto all’incentivo.

Bonus bebè, requisiti familiari e di residenza

Oltre al reddito ISEE, per beneficiare del bonus bebè, è necessario che il bambino sia nato tra il 1° gennaio 2015 e il 31 dicembre 2017 e che i richiedenti siano residenti ufficialmente in Italia (ed in possesso della cittadinanza italiana, europea o del permesso di soggiorno per il lungo periodo).

Bonus bebè: come richiederlo

La richiesta per ottenere il bonus bebè va inviata all’ INPS entro 90 giorni calcolati a partire dalla data di nascita del bambino. Se il modulo di richiesta del bonus bebè dovesse essere inviato oltre questo tempo limite sarà comunque possibile ottenere l’incentivo ma gli assegni arretrati andranno persi. Bonus bebè: modulo inps Il modulo di richiesta del bonus bebè può essere scaricato sul portale dell’INPS. Una volta scaricato e compilato il modello questi va inviato tramite uno dei canali telematici messi a disposizione dall’ Istituto. La domanda dunque va presentata:

  • Utilizzando il canale Web, attraverso il sito internet www.inps.it nella sezione “servizi online” utilizzando il pin personale.
  • Contattando il Contact Center Integrato, telefonando al numero verde 803.164, gratuitamente da rete fissa, o allo 06.164.164 da cellulare, a pagamento ( il costi variano in base al piano tariffario previsto dall’operatore telefonico).
  • Rivolgendosi al Patronato: nel caso in cui non abbiate ancora attivato il pin per accedere ai servizi online del sito o se comunque volete evitare di fare tutto da soli e preferite affidarvi ad una figura professionale collaudata.

Bonus bebè 2017: quando arrivano i soldi

Le richieste per ottenere il bonus bebè 2016 sono state davvero tante. Proprio per questa ragione sono stati riscontrati numerosi problemi per riuscire ad ottenere l’incentivo. Con le richieste eseguite lo scorso anno, ll’INPS riuscì a pagare ad agosto i bonus richiesti a gennaio 2015. Proprio per questa ragione non è possibile stabilire una data precisa entro la quale verranno versati gli importi del bonus bebè 2017 e i restanti importi del bonus bebè 2016. È bene ricordare che pur rientrando trai possibili beneficiari del bonus, molto probabilmente l’accredito del beneficio potrebbe arrivare con un netto ritardo.

Bonus bebè 2016 – 2017 per mamme disoccupate

Le madri disoccupate con un reddito ISEE inferiore alla soglia massima di 16.954,95 euro possono richiedere anche il cosiddetto assegno di maternità Comune. Tale incentivo spetta per 5 mesi e si concretizza con assegni da 338,89 euro al mese.

Bonus bebè 2017: cosa cambia

Bonus bebè maggiorato

Il Ministero della Sanità per riuscire a risolvere l’enorme calo delle nascite in Italia sta lavorando ad una modifica del bonus bebè. La revisione dovrebbe migliorare la funzionalità dell’incentivo. In sostanza, se la proposta dovesse essere realmente inserita nella Legge di Stabilità 2017, aumenteranno gli importi del bonus bebè, che diventerà appunto un bonus bebè maggiorato.

Il bonus bebè raddoppia: requisiti bonus bebè maggiorato

Le soglie di reddito per poter accedere al bonus bebè maggiorato sono le medesime previste per il bonus bebè INPS cosi come lo conosciamo oggi. L’unica differenza starà negli importi dell’incentivo, che letteralmente raddoppieranno. Scopriamo nel dettaglio quali sono le novità del bonus bebè maggiorato.

Bonus bebè maggiorato: quanto spetta

Per i neogenitori in possesso dei requisiti stabiliti, il bonus bebè potrebbe raddoppiare. Gli importi indicati nella proposta del bonus bebè maggiorato sono i seguenti:

  • 160 euro al mese, per le famiglie con un reddito isee inferiore a 25.000 euro.
  • 320 euro al mese per le famiglie con un reddito inferiore a 7.000 euro.

Bonus bebè secondo figlio

Se le novità sul bonus bebè maggiorato dovessero entrare in vigore vi sarà una maggiorazione anche negli importi dovuti per il secondo figlio. Nel dettaglio si avrà diritto a: • 240 euro per i nuclei familiari con un reddito isee inferiore a 25.000 euro • 320 euro per le famiglie con un reddito inferiore a 7.000 euro.

Bonus bebè novità: durerà fino ai 5 anni del bambino

Il Ministro della Sanità Beatrice Lorenzin informa che nella proposta di revisione del bonus bebè 2016, i genitori potranno beneficiare dell’incentivo per 5 anni (non più 3) dalla data di nascita del figlio. Anche coloro che hanno fatto domanda prima della riforma potranno godere delle novità, basterà comunicare all’INPS (entro il 31 gennaio 2017) i nuovi dati ISEE.

Atto di donazione, come funziona

Atto di donazione, come funziona, info e dettagli su: costi e  imposte da pagare, impugnazione e revoca atto donazione di un immobile, download modello atto di donazione facsimile. Dopo aver visto come funziona la donazione in denaro, vediamo quando la donazione interessa un immobile. Prima di scoprire come funziona l’atto di donazione, andiamo vedere di cosa si tratta e com’è definito dalla Legge italiana.

Cos’è un atto di donazione?

In base all’articolo 769 del Codice Civile: “La donazione è il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione

Atto di donazione bene immobili, come funziona: requisiti del donante

La legge stabilisce che il soggetto che decide di donare un immobile, deve essere pienamente capace d’intendere e di volere al momento della sottoscrizione dell’atto di donazione. Coloro che non sono pienamente capaci di disporre dei propri beni, in base all’articolo 774, non possono sottoscrivere alcun contratto di donazione . Se questo dovesse avvenire, la donazione potrà essere annullata su richiesta (da parte del soggetto donante o dei suoi eredi).

Atto di donazione: soggetti beneficiari

L’atto di donazione può essere effettuato sia a favore di privati cittadini sia di associazioni. Nel caso si tratti di Onlus, quindi associazioni senza scopo di lucro, queste sono esonerate dal pagamento delle imposte.

L’atto di donazione può essere effettuato sia su beni immobili che beni mobili. Per i beni di scarso valore non è necessario predisporre un atto di donazione. Per poter procedere con la donazione il soggetto beneficiario deve espressamente accettare il dono (vedi atto di donazione fac simile a fine pagina).

Atto di donazione, perché c’è bisogno del notaio

Vi ricordiamo che l’atto di donazione è un atto pubblico, da effettuare, per legge, in presenza di un notaio e di due testimoni. La consulenza di un notaio, oltre ad essere obbligatoria, è un elemento importantissimo poiché tale figura professionale potrà fornire tutti i dovuti chiarimenti riguardanti l’atto di donazione.

Atto di donazione, quanto costa?

Quando si effettua un atto di donazione di un immobile sono previste le cosiddette: spese d’imposta donazione. L’importo di tali costi varia in base al legame di parentela tra soggetto beneficiario e donante e sussistono, seppur in misura differente, anche in caso di atto di donazione prima casa. Scopriamo nel dettaglio quali sono i costi di donazione di un immobile.

Costo atto di donazione

Come vi abbiamo anticipato il costo atto di donazione subisce delle variazioni in base al legame tra i soggetti che sottoscrivono il contratto. Ecco una serie di informazioni a riguardo.

Donazione della casa ai figli

Anche quando si ha intenzione di donare l’immobile ad un figlio o familiare di primo grado (anche in caso di donazione della casa a un solo figlio), si hanno dei costi, scopriamoli nel dettaglio.

Donazione casa al figlio, costi

Nel momento in cui si sottoscrive un contratto di donazione di una casa a un figlio l’imposta dovuta è pari al 4% (sulla quota ereditata). Tale importo va calcolato tenendo presente che la franchigia da sottrarre è di 1.000.000 di euro rispetto al valore dell’eredità. Donazione immobile tra fratelli Quando il contratto di donazione casa è stipulato tra fratelli o sorelle l’aliquota da applicare è pari al 6% rispetto al valore dell’immobile. A differenza della donazione casa a figlio unico o verso figli, in questo caso la franchigia ha un importo pari a 100.000 euro.

Parenti: costo donazione della casa

Per la donazione di una casa effettuata a favore di parenti, i costi di donazione-casa aumentano. L’aliquota da considerare è pari al 6% e il calcolo va effettuato sul valore totale dell’immobile. I parenti in questione sono:

  • quelli fino al quarto grado in linea retta (come cugini);
  • affini in linea collaterale fino al terzo grado (come nipoti figli di fratello o sorella).

Costi atto donazione casa persone diverse da figli o parenti

Non è detto che l’atto di donazione di un immobile sia necessariamente a favore di parenti. Può capitare infatti che il proprietario dell’immobile decida di donare la propria proprietà ad altre persone, come amici o soggetti con i quali non risultano legami di parentela. In questo caso il valore dell’imposta dell’atto di donazione ammonta all’ 8% rispetto al valore totale dell’immobile, senza nessuna franchigia.

Spese atto donazione casa: disabili

Vi ricordiamo che se a ricevere l’immobile in donazione è un cittadino al quale è stata riconosciuta l’invalidità con connotazione di gravità (ai sensi dell’ art.3 legge 104/92) il valore della franchigia aumenta. Ciò significa che gli importi di tassazione diminuiscono, l’imposta infatti è applicata solo sulla quota che supera 1.500.000 euro.

Atto di donazione, come funziona per le imposte da pagare

Anche se parliamo di un passaggio di proprietà effettuato a titolo gratuito, è necessario versare una serie di imposte. Nello specifico devono essere versate:

• imposta ipotecaria, pari al 2% rispetto al valore dell’immobile;
• imposta catastale ovvero l’1% sul valore dell’immobile.

Per quanto riguarda le imposte, l’Agenzia delle Entrate ha stabilito, per gli atti di donazione con valore inferiore rispetto agli importi limite delle franchigie, l’esenzione dal pagamento dell’imposta di registro (circolare n.44 2011). Questo significa che se l’immobile ha un valore inferiore rispetto agli importi della franchigia, l’imposta di registro non deve essere pagata!

Atto di donazione in vita

L’atto di donazione di un immobile è una pratica (quasi sempre) effettuata nel momento in cui il proprietario di una casa intende suddividere il proprio patrimonio prima dell’effettiva successione ereditaria. Con l’atto di donazione di un immobile si dona in realtà la cosiddetta nuda proprietà. In tal modo il soggetto donatore può continuare tranquillamente a vivere in casa (oggetto dell’atto di donazione).

Nel caso in cui, l’immobile in questione sia fittato a terzi, il soggetto donante continuerà a percepire il canone di locazione durante tutto il corso della sua vita. Il soggetto beneficiario quindi diventerà legalmente proprietario dell’immobile, ma colui che l’ha donato potrà sfruttare il diritto di usufrutto (pur non perdendo la proprietà mantiene il diritto reale sull’utilizzo dell’immobile).

Atto di donazione impugnazione

La revoca dell’atto di donazione è uno dei problemi che possono emergere nel momento in cui si dona un immobile.

Quando un immobile può essere revocato

In base all’articolo 800 del Codice Civile la revoca della donazione può avvenire solo nel momento in cui vengono a verificarsi due casi: – Ingratitudine del donatario; – Sopravvivenza di figli del donante.

Revoca atto di donazione: ingratitudine del donatario

L’articolo 801 del Codice Civile indica i casi specifici che permettono la richiesta di revoca dell’atto di donazione. Il donante può revocare l’atto di donazione di un immobile soltanto:

  • In caso di omicidio volontario (o tentato omicidio) da parte del soggetto beneficiario verso il donante o discendenti; o se questi abbia denunciato o testimoniato falsamente un familiare del donante per un reato punibile con l’ergastolo o la galera per un periodi di almeno 3 anni;
  • Se il soggetto beneficiario risulti colpevole d’ingiuria grave, (ai sensi dell’art 594 del Codice Penale) recando grave offesa al donante mettendone in discussione la rispettabilità;
  • Se il soggetto che riceve la donazione abbia rifiutato gli eventuali alimenti dovuti al donante (art 433, 435 e 436 del Codice Civile),
  •  Se il donatario ha arrecato dolosamente grave pregiudizio al patrimonio.

Revoca atto di donazione: sopravvivenza figli

La revoca di un atto di donazione può essere richiesta, ai sensi dell’articolo 803 del Codice Civile, anche se il soggetto che ha donato l’immobile non sapeva di avere discendenti (come figli illegittimi) nel momento in cui è stato sottoscritto l’atto. I discendenti, al momento della morte del soggetto donatore, possono quindi agire legalmente per ottenere la propria parte di eredità.

Atto di donazione facsimile

Cliccando al seguente link potrete scaricare un modello fac simile dell’atto di donazioneatto donazione fac simile.