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Come cancellare un protesto bancario o postale

Come cancellare un protesto bancario o postale, info e dettagli su come cancellare una cambiale protestata, iter da seguire e documenti da presentare.

Quando un cittadino paga utilizzando cambiali o assegni (bancari o postali) dovrebbe sempre controllare l’effettiva disponibilità di liquidità. Nel momento in cui l’assegno risulta scoperto, dunque privo di disponibilità economica, il contribuente viene ritenuto cattivo pagatore ed è inserito nel registro dei protesti (il cosiddetto Registro Informatico dei Protestati). 

In tal modo tutti coloro che potrebbero intrattenere rapporti commerciali con il soggetto protestato potranno visualizzare lo status di cattivo pagatore (sorgeranno dunque problemi di vario genere, per la concessione di mutui, prestiti, pagamento di rate della paytv o finanziamenti concessi per l’acquisto di elettrodomestici etc.).

Il debitore sarà considerato cattivo pagatore anche nel momento in cui questi salderà i propri debiti. Per potersi cancellare dal registro dei protesti bisogna seguire uno specifico iter. Esistono diverse procedure per ottenere la cancellazione di un protesto, che variano a seconda del metodo di pagamento (assegni o cambiali). Scopriamo in questo articolo tutte le info su come cancellare un protesto bancario e postale. Maggiori approfondimenti sono disponibili nella nostra guida: come cancellare un protesto.

Come cancellare un protesto: assegno bancario

In primis è bene ricordare che la cancellazione di un assegno protestato è possibile solo nel momento in cui è trascorso almeno un anno dalla data di elevazione del protesto. Per cancellare un protesto è opportuno procurarsi la cosiddetta visura uso protesti, un documento che riporta i dati del protesto che s’intende eliminare. 

Il cittadino dovrà richiedere la visura presso la Camera di Commercio della propria provincia di residenza, senza dimenticare di portare con se un valido documento d’identità e un certificato di residenza storico. Una volta ottenuta la visura uso protesti  (costo 2 euro a visura) il contribuente per cancellare il protesto di un assegno postale o bancario, potrà procedere con la richiesta di riabilitazione presso il Tribunale civile della propria provincia di residenza (sezione protesti).

Al Tribunale basterà richiedere la domanda di riabilitazione per avvenuto pagamento del debito. Alla domanda andrà allegato:

  • Assegno in originale;
  • Dichiarazione di avvenuto pagamento (liberatoria) firmata da entrambe le parti ( soggetto “debitore” e “creditore”) ed autenticata da un notaio.
  • Certificato di residenza storico del richiedente.
  • Visura uso protesti rilasciata dalla camera di commercio.
  • Marca da bollo di euro 16,00.

Tempi cancellazione protesti

Una volta presentata la domanda di cancellazione del protesto, il richiedente dovrà attendere almeno un mese, dopodiché il Tribunale rilascerà un “Attestato di Riabilitazione” che comprova l’avvenuto saldo del Titolo. 

L’attestato di riabilitazione dovrà essere consegnato alla Camera di Commercio per la compilazione del modulo di cancellazione del protesto. Entro circa 20 giorni lavorativi sarà comunicato l’avvenuta cancellazione del protesto e la riabilitazione per l’accesso al credito.

Ricapitolando, per richiedere la cancellazione dal registro dei protesti il cittadino deve inviare una specifica richiesta al Tribunale che rilascerà l’attestato di riabilitazione tramite il quale è possibile rivolgersi alla Camera di Commercio per ottenere la cancellazione del protesto. La domanda per ottenere la riabilitazione deve essere accompagnata da una serie di allegati che attestino l’avvenuto pagamento del debito e delle imposte dovute.

Come cancellare un protesto documentazione da presentare

• Modulo firmato dal debitore
• Titolo (assegno) in originale, quietanzato.
• Atto di protesto.
• Diritti di segreteria (€ 8,00 per ogni effetto).
• Copia documento valido d’identità del richiedente.
• Copia documento di riconoscimento del depositante, (se diverso dal richiedente).

Come cancellare un protesto: assegno postale

L’iter da seguire per cancellare un protesto legato ad un mancato pagamento avvenuto tramite un assegno postale scoperto è il medesimo procedimento previsto per cancellare assegni bancari protestati. (vedi paragrafo Come cancellare un protesto: assegno bancario).

Quanto costa cancellare un protesto

Per richiedere la cancellazione di un protesto vi sono dei costi: – 16 euro per la marca da bollo da allegare alla domanda*.

  • 8 euro da versare per i diritti di segreteria su ogni titolo per il quale è richiesta la cancellazione.
  • 2 euro per la visura protesti (anche se negativa).
  • 5 euro per il certificato di esistenza o non esistenza protesti (e ove richiesta marca da bollo da 16 euro)*.

* Vi ricordiamo che il valore della marca da bollo da allegare può subire variazioni in base al luogo di residenza (e dunque alla Camera di Commercio).

Come cancellare una cambiale protestata

La cancellazione di un protesto non riguarda esclusivamente gli assegni bancari o postali, ma può essere richiesta anche per i protesti legati a mancati pagamenti di cambiali. È possibile cancellare una cambiale protestata anche immediatamente (non è necessario aspettare 12 mesi come per gli assegni), scopriamo come funziona la cancellazione di un protesto cambiario.

Cancellare protesto cambiario entro un anno

La cancellazione di un protesto legato ad una cambiale, a differenza dei protesti per assegni, può essere effettuata anche entro 12 mesi. Come? Innanzitutto saldando il debito e successivamente procedendo con l’iter previsto anche per la cancellazione degli assegni protestati. È dunque necessario allegare alla domanda di cancellazione protesto cambiale:

  • In originale, i titoli quietanzati e gli atti di protesto.
  • La quietanza liberatoria (ai sensi dell’art 46-47 del D.P.R. 445/2000 (contenenti data di pagamento, firma e dati del creditore e del soggetto protestato, elementi essenziali del debito pagato.
  • Il versamento di 8 euro (imposte di segreteria) per ogni titolo da cancellare.

Come cancellare un protesto di una cambiale dopo 12 mesi

Per cancellare una cambiale protestata, pagata oltre il termine di 12 mesi dalla data di levata del protesto, è necessario richiedere la riabilitazione al Tribunale. In questo modo si otterrà l’attestato di riabilitazione che consente di presentare domanda di cancellazione protesto cambiario alla sede della Camera di Commercio che rientri nel territorio della provincia di residenza del richiedente. L’iter e le imposte da pagare sono le medesime previste per la cancellazione di protesti per assegni.

Cancellazione automatica di un protesto dopo 5 anni

Dopo quanti anni si cancella un protesto?

La legislazione prevede la cancellazione automatica di un protesto dopo 5 anni (a meno che non siano registrati altri protesti). Se è vero che la Camera di commercio cancella in automatico i nominativi dal registro protesti è altrettanto vero che non tutte le banche dati vengono aggiornate in tal senso. Onde evitare brutte sorprese future dunque è sempre consigliato richiedere l’attestato di riabilitazione e procedere con la cancellazione dal registro dei protesti.

Come cancellare un’ipoteca

Come cancellare un’ipoteca: info sulla cancellazione semplificata e sulle ipoteche giudiziali. Novità dell’Agenzia delle Entrate. Prima di spiegarvi come ottenere la cancellazione di un’ipoteca apriamo una piccola parentesi su cos’è un’ipoteca e cosa comporta.

Cos’è un’ipoteca?

Un’ ipoteca è una forma di garanzia (o meglio un diritto reale di garanzia) che il debitore concede su un bene a garanzia di un credito. In pratica, il soggetto che ha concesso il prestito (creditore) grazie all’ ipoteca ha diritto di espropriare il bene ipotecato se il debito non viene saldato. Sia i beni mobili che i beni immobili possono essere ipotecati ma per istituire un’ipoteca è necessario seguire un determinato iter formale attraverso la cosiddetta iscrizione nei pubblici registri. Esistono vari tipi di ipoteche.

Le ipoteche volontarie: ovvero quando viene costruita un’ipoteca come garanzia del pagamento di un proprio debito.

Le ipoteche giudiziali: istituite a garanzia di un credito che non è stato pagato.

Vi ricordiamo che l’iscrizione di un’ipoteca su beni immobili rende quest’informazione disponibile anche a soggetti terzi e talvolta, anche quando il debito è stato saldato, è necessario procedere per ottenere la cancellazione dell’ipoteca. Scopriamo nel dettaglio come ottenere la cancellazione di un’ipoteca.

Cancellazione di un’ipoteca: normativa

In base all’ articolo 2878 del Codice Civile sono diversi i casi nei quali è possibile ottenere la cancellazione di un’ipoteca. In base alla normativa infatti è possibile cancellare un’ ipoteca nel momento in cui:

  • Viene estinto il debito al quale è correlata l’ipoteca.
  • Il soggetto creditore effettua un’esplicita dichiarazione nella quale dichiara di rinunciare al credito garantito dall’ipoteca.
  • Il creditore rinuncia all’ ipoteca(sempre tramite una dichiarazione formale).
  • È trascorso il termine al quale l’ipoteca è stata limitata (se presente nelle clausole del contratto stipulato tra creditore e debitore).
  • Trascorrono 20 anni dal momento in cui è stata sottoscritta l’ipoteca (e non è stato richiesto alcun rinnovo).
  • Si verificano eventuali condizioni che prevedono l’annullamento dell’ipoteca. 
  • Viene ordinata la cancellazione dell’ipoteca tramite un provvedimento di esproprio del tribunale.
  • Viene a mancare il bene ipotecato. Per ottenere la cancellazione di un ipoteca esistono procedure differenti che variano a seconda del tipo di ipoteca, vediamole nel dettaglio.

Cancellazione ipoteca volontaria

Come cancellare un’ipoteche volontaria

Le cosiddette ipoteche volontarie possono essere cancellate in due modalità: – Tramite il sistema automatico, solo per le ipoteche che si riferiscono a un mutuo, (decreto Bersani). – Tramite atto notarile (soluzione alquanto sconsigliata poiché molto dispendiosa economicamente).

Cancellazione ipoteca decreto Bersani

Fu la legge n. 40 del 2 aprile 2007 (anche detta Legge Bersani) ad introdurre il sistema automatico per la cancellazione di un ipoteca. Tramite questo sistema infatti, per cancellare un’ ipoteca, basta che l’istituto bancario comunichi agli uffici competenti, l’avvenuta estinzione del mutuo. La notifica deve avvenire entro 30 giorni calcolati a partire dalla data durante la quale il mutuo è stato estinto.

Mutui estinti prima del 2007

La legge Bersani si applica per tutti i mutui estinti dopo il 2 giugno 2007. Per i finanziamenti estinti prima di questa data, sarà il debitore a dover inoltrare una richiesta formale scritta nella quale comunicare alla banca la richiesta di cancellazione dell’ipoteca.

Cancellazione ipoteca: sanzioni banche

È bene ricordare che non sono previste sanzioni per le banche che non procedono con la comunicazione agli uffici competenti dell’ Agenzia del territorio. Proprio per questo motivo il debitore potrebbe essere costretto ad inoltrare un’ esplicita richiesta alla banca, in forma scritta (tramite raccomandata). In questo modo la banca sarà sollecitata a mobilitarsi per la cancellazione dell’ipoteca.

Costo cancellazione ipoteca decreto Bersani

Sfruttando il sistema automatico per ottenere la cancellazione di un’ ipoteca non vi sono costi bancari o erariali. La consulenza del notaio infatti non è necessaria, è una disposizione specifica della legge, secondo la quale quest’operazione va eseguita “senza alcun onere per il debitore” (comma 8 legge 40/07).

Cancellazione ipoteca giudiziale

Come ottenere la cancellazione di un’ipoteca giudiziale

L’iscrizione di un’ ipoteca giudiziale è legata alla tutela del debito verso un creditore insoddisfatto, che ha ottenuto appunto un provvedimento giudiziale.Queste ipoteche vengono registrate tramite una disposizione attuata dal giudice. Il giudice in pratica impone, come garanzia per il pagamento di un debito, l’iscrizione dell’ipoteca giudiziale su un immobile.  Per questa ragione anche la cancellazione di un’ipoteca giudiziale può essere effettuata solo tramite l’intervento del magistrato che dovrà autorizzare il procedimento.

Per cancellare un’ ipoteca giudiziale è obbligatorio avere a disposizione una serie di documenti.

  • Atto notarile di consenso del creditore (tramite un atto pubblico o una scrittura privata autenticata. Il creditore deve sottoscrivere una dichiarazione tramite la quale rinuncia all’ipoteca.
  • Provvedimento o sentenza del giudice che autorizzi la cancellazione dell’ipoteca (a seguito dell’estinzione del debito, di transazione, di espressa rinuncia del creditore o di perimento del bene ipotecato).

Nota bene: solo una volta procurati questi documenti (in primis l’autorizzazione del giudice) l’ipoteca giudiziale potrà definirsi cancellata.

Come verificare l’avvenuta cancellazione di un’ipoteca

Cancellazione ipoteca mutuo: novità Agenzia delle Entrate

A partire dall’8 luglio 2016, l’ Agenzia delle Entrate ha introdotto una nuova funzione davvero molto utile per i contribuenti: un servizio online che permette di verificare se l’ipoteca registrata sul proprio immobile risulta cancellata. Il contribuente dunque ha libero accesso al registro delle comunicazione nel quale vengono iscritte le ipoteche sui beni immobili. Il servizio di verifica online è assolutamente gratuito per tutti ed è accessibile tramite i portali Entratel e Fiscoonline.

Il servizio è attivo in tutta Italia (fatta eccezione per le provincie autonome di Trento e Bolzano). Il contribuente potrà: verificare se il creditore ha comunicato all’Agenzia delle Entrate l’estinzione del debito. Se la procedura di cancellazione è stata avviata (ed i motivi per i quali eventualmente è stata interrontta). Contestare eventuali richieste del creditore di prolungare l’ipoteca. Sollecitare la cancellazione dell’ipoteca.

Carta identità elettronica: come richiederla

Carta identità elettronica: come richiederla, servizi telematici, costo, elenco dei Comuni italiani autorizzati a rilasciare il documento.

La carta d’identità elettronica è un documento del quale sentiamo parlare da parecchi anni. Già a partire dal 1997 (con la Legge Bassanini) era citata la cosiddetta tessera d’identità elettronica. Purtroppo anche la carta identità elettronica è da considerare come una forma di sperimentazione, dunque non prevista da tutti i Comuni del territorio italiano (alla fine della pagina l’elenco dei Comuni autorizzati a rilasciare la carta identità elettronica ). In questo articolo scopriremo cos’è la carta d’identità elettronica , come richiederla e in quali comuni è possibile richiederla.

Carta identità elettronica : cos’è e a cosa serve

La carta d’identità elettronica è un documento il cui fine, oltre a certificare l’identità del titolare, è quello di semplificare i rapporti tra Stato e cittadini italiani. La carta identità elettronica infatti potrà essere utilizzata per sfruttare determinati servizi, della Pubblica Amministrazione, dando la possibilità di accedere a canali telematici messi a disposizione dalle istituzioni.

Lo scopo è dunque quello di migliorare la comunicazione tra gli Enti Statali e i cittadini, riuscendo a sfruttare al meglio quelle che sono le nuove tecnologie. Le prime carte d’identità elettroniche furono emesse già a partire dal 2000 parecchi Comuni. Nonostante la richiesta di parecchie circoscrizioni comunali di poter erogare il servizio carta identità elettronica , ad oggi è ancora considerate come semplice sperimentazione. Nel concreto la carta di identità elettronica si presenta come una normale tessera, delle dimensioni di una carta di credito. Così come altri documenti formato tessera, anche la carta d’identità elettronica è fatta di policarbonato, un materiale che deriva dalle resine di poliestere che ha sostituito il PVC per la produzione di tessere del genere.

Carta d’identità elettronica: cosa c’è scritto

La cosiddetta CIE (carta identità elettronica ) così come la sua versione 1.0 riporta una serie di informazioni sul titolare della tessera, aggiungendone di altre più specifiche e all’avanguardia. Nello specifico sulla carta identità elettronica vedremo:

  • Luogo e data durante la quale è stata rilasciato il documento
  • Nome e cognome;
  • data di nascita;
  • luogo di nascita;
  • Codice numerico che indica Comune che ha rilasciato il documento;
  • Firma digitale del cittadino titolare;
  • Impronta digitale;
  • fototessera (non cartacea ma scannerizzata e stampata sulla carta, come per la patente);
  • Informazioni amministrative riguardanti il Servizio Sanitario Nazionale;
  • Data di scadenza della tessera d’identità elettronica.

Tutti i dati riportati, sono salvati anche all’interno del microchip della carta d’identità elettronica e nella banda ottica. In tal modo si velocizzano i controlli e i dati restano inalterati. Inoltre i dati occorreranno per l’accesso tramite la carta ai servizi telematici.

Carta d’identità elettronica valida per l’espatrio

Cosi come per la carta d’identità cartacea, anche per la tessera d’ identità elettronica la validità per l’espatrio è sottintesa. Solo se non è valida per l’espatrio il dato viene esplicitato con la dicitura: “non valida per l’espatrio“.

Carta d’identità elettronica: servizi telematici

Purtroppo, come anticipato, siamo ancora in fase di sperimentazione per quanto riguarda la carta identità elettronica , dunque parecchi dei servizi ad essa connessi non sono ancora disponibili. Quando la carta identità elettronica sarà rilasciata da tutti i Comuni italiani, e sostituirà definitivamente la tessera tradizionale, sarà possibile utilizzarla per effettuare diversi servizi relativi al pagamento elettronico di:

  • Spese sanitarie (ticket)
  • Bollo auto;
  • Utenze (bolletta gas, luce, telefono)
  • Eventuali multe o sanzioni.

Inoltre, si prospetta, in un futuro non troppo lontano (si spera) di utilizzare la carta identità elettronica anche per la prenotazione di visite mediche, accesso a musei e alla propria cartella clinica digitale.

Carta identità elettronica, come richiederla

Nei Comuni autorizzati a rilasciare la tessera identità elettronica (vedi elenco a fine pagina) le modalità di richiesta sono le medesime previste per la versione precedente del documento d’identità (cartaceo). La domanda carta identità elettronica deve quindi essere effettuata presso gli Uffici Comunali di residenza.

Documenti da presentare per richiedere la carta d’ identità elettronica

Per la richiesta della carta elettronica d’identità non è più necessario presentarsi con le fototessere cartacee, l’immagine verrà acquisita in maniera digitale direttamente al momento della richiesta (occhio al look!). Sempre all’Ufficio Anagrafe del Comune di residenza gli impiegati procederanno con l’acquisizione delle impronte digitali. Tuttavia è obbligatorio almeno un valido documento di riconoscimento per accertare l’identità del cittadino che vuole farsi rilasciare la tessera elettronica. Nel dettaglio è opportuno presentare:

  • vecchia carta d’identità, in scadenza o scaduta;
  • denuncia di furto o smarrimento; se dovessero rubare la tessera, o doveste perderla, è necessario fare denuncia presso un commissariato della Polizia di Stato (o Carabinieri) e ricordarsi di portare con se il documento rilasciato dalle Autorità Statali; 
  • In caso di deterioramento della vecchia tessera, autocertificazione e vecchio documento.
  • In alternativa è possibile presentare anche altri documenti di riconoscimento come la patente o il passaporto.

Carta d’identità elettronica: numero documento

Ovviamente anche la carta d’identità elettronica presenta un numero identificativo. Questi è inciso sia nella parte frontale che sul retro della carta ed è composto da 7 cifre numeriche seguite da due lettere.

Numero documento Tessera identità elettronica, dove si trova?

  • Fronte: il numero è inciso sotto il logo italiano;
  • Retro: il numero è indicato sotto l’ologramma metallizzato della tessera.

Carta identità elettronica : sicurezza

La cooperazione di Comuni e Ministero dell’Interno (nello specifico il Centro Nazionale dei Servizi Demografici) garantirà la trasparenza e veridicità del documento. Proprio per garantire l’identità del cittadino, il comune rilascerà ben 3 codici di sicurezza (in busta chiusa), nello specifico:

  • un codice pin: utile al riconoscimento del titolare;
  • un codice puk: che, così come avviene per le sim telefoniche, potrà essere utilizzato nell’eventualità si perda il codice pin;
  • codice cip: in caso di furto o smarrimento della carta, per bloccarla.

Carta identità elettronica : quando scade?

I tempi di validità della carta identità elettronica sono gli stessi rispetto alla versione cartacea del documento. Dunque, la cosiddetta CIE, ha 10 anni di validità, da calcolare in base alla data durante la quale è stata rilasciata dal Comune.

Carta identità elettronica minori: validità

Per i minori con un età inferiore a 3 anni la carta d’identità elettronica (cosi come quella tradizionale) vale per 3 anni. La tessera d’identità elettronica dei cittadini minorenni che hanno più di 3 anni invece scade dopo 5 anni.

Costi carta identità elettronica

Per ottenere la carta identità elettronica è necessario versare una serie di imposte la cui somma è pari a 25,42 euro. Il contributo va pagato al momento della richiesta, direttamente presso l’ufficio municipale.

Carta identità elettronica Comuni autorizzati

Riportiamo di seguito l’elenco dei Comuni autorizzati dal Ministero dell’Interno a rilasciare la carta d’identità elettronica :

• AGORDO;

• ALBIGNASEGO;

• ALESSANDRIA;

• ANCONA;

• AOSTA;

• ASSISI;

• ASTI;

• ATRIPALDA;

• AURONZO DI CADORE;

• AVELLINO;

• BAGNASCO;

• BARI;

• BASTIA UMBRA;

• BELLUNO;

• BIELLA;

• BOLOGNA;

• BOLZANO;

• BORCA DI CADORE;

• BORGO SAN MARTINO;

• BOVALINO;

• BRESCIA;

• BRINDISI;

• BROLO;

• BUGLIO IN MONTE;

• BUSSOLENGO;

• CAMPIONE D’ITALIA;

• CAMPOBASSO;

• CAMPODARSEGO;

• CANELLI;

• CARAFFA DI CATANZARO;

• CASALE MONFERRATO;

• CASTEL SAN PIETRO TERME;

• CASTELLARANO;

• CASTEL NUOVO DI PORTO;

• CATANIA;

• CATANZARO;

• CAULONIA;

• CEFALU’;

• CENTO;

• CESENA;

• CHIUSI;

• CITTADUCALE;

• CIVITAVECCHIA;

• COLLECCHIO;

• CORTINA D’AMPEZZO;

• CREMONA;

• DOMEGGE DI CADORE;

• FARA IN SABINA;

• FAVIGNANA;

• FELTRE;

• FIRENZE;

• FIUMICINO;

• FLERO;

• FLORIDIA;

• FOGGIA;

• FORTE DEI MARMI;

• FOSSACESIA;

• FRASCATI;

• GENOVA;

• GIAVENO;

• GORIZIA;

• GROSSETO;

• GROTTAFERRATA;

• IESOLO;

• IGLESIAS;

• IMOLA;

• IMPERIA;

• JESI;

• LAMON;

• L’AQUILA;

• LENTIAI;

• LIVOO;

• LOCRI;

• LULA;

• MACERATA;

• MACOMER;

• MANTOVA;

• MARTONE;

• MILANO;

• MODENA;

• MOGLIA;

• MONTALTO DI CASTRO;

• MONTECHIARUGOLO;

• MONTE PORZIO CATONE;

• MONTEGIORGIO;

• MONTEGRANARO;

• NAPOLI;

• NIBIONNO;

• NICOLOSI;

• ORIO AL SERIO;

• PADOVA;

• PALMI;

• PARMA;

• PERAROLO DI CADORE;

• PERUGIA;

• PESARO;

• PESCARA;

 

• PIACENZA;

• PIANORO;

• PIEVE D’ALPAGO;

• PIEVE DI CADORE;

• PISA;

• POGGIO MIRTETO;

• POGGIO MOIANO;

• PORDENONE;

• POTENZA;

• PRATO;

• RAGUSA;

• RAVENNA;

• RIMINI;

• ROCCA PIETORE;

• ROCCELLA JONICA;

• ROMA;

• ROSA;

• ROSIGNANO MARITTIMO;

• SAN BENEDETTO DEL TRONTO;

• SAN DONA’ DI PIAVE;

• SAN DONATO MILANESE;

• SANTA MARIA A MONTE;

• SAN TOMASO AGORDINO;

• SAN VITO AL TAGLIAMENTO;

• SASSARI;

• SCAFATI;

• SCALEA;

• SCHIO;

• SEDICO;

• SEGRATE;

• SEREGNO;

• SIENA;

• SPECCHIA;

• SPERLONGA;

• TAMBRE;

• TAORMINA;

• TARANTO;

• TORINO;

• TRAPANI;

• TRAVAGLIATO;

• TRENTO;

• TREVIGNANO;

• TRICHIANA;

• TRIESTE;

• VALLADA AGORDINA;

• VARESE;

• VAS;

• VENEZIA;

• VENTIMIGLIA;

• VERONA;

• VIGEVANO;

• VIGONZA;

• VILLAFRANCA DI VERONA;

• VITERBO;

 

• ZOPPE’ DI CADORE;

Per ulteriori aggiornamenti potete consultare il sito del vostro comune di residenza o del Ministero Dell’interno.

Estinzione prestito anticipata

Estinzione prestito anticipata: come funziona, calcolo delle penali e soprattutto quando conviene richiedere l’estinzione prestito personale anticipato. Oltre a sapere come estinguere un prestito in anticipo sulla scadenza, potrebbe interessarvi la nostra guida sull’annullamento di prestiti e mutui: come annullare un mutuo.

Cos’è l’estinzione prestito anticipata e come funziona

Quando si parla di estinzione prestito anticipata si fa riferimento alla restituzione del capitale residuo di un debito prima della normale conclusione del finanziamento. Esistono 2 tipi di estinzione prestito anticipata: l’estinzione parziale e totale.

Estinzione prestito anticipata totale

Con l’estinzione anticipata totale il cliente chiude definitivamente il finanziamento. Come? Versando alla banca o all’istituto finanziario, l’intero capitale residuo. A questi vanno aggiunti eventuali costi amministrativi, eventuali penali ed i dietimi giornalieri (interessi maturati fino al giorno durante il quale è stato estinto il prestito).

Estinzione parziale prestito personale:
estinguere in anticipo solo una parte del prestito

Non tutti hanno a disposizione liquidità sufficiente per pagare l’intero debito residuo. Attraverso l’estinzione parziale di un prestito infatti è possibile estinguere in anticipo una porzione del finanziamento. In pratica il contribuente versa in anticipo solo una parte del prestito. In tal modo l’istituto bancario non potrà richiedere gli interessi sulla parte del debito già estinta. Inoltre saldando in anticipo una parte del finanziamento, gli importi delle successive rate diminuiranno in proporzione alla parte del debito già pagata. In alcuni casi invece, ove specificato nelle clausole del contratto, è possibile mantenere le stesse rate del prestito riducendo però i tempi.

Estinzione prestito anticipata, a chi spetta?

Tutti hanno diritto ad estinguere un prestito, tale operazione può rappresentare una soluzione molto utile nel momento in cui il cliente ha a propria disposizione della liquidità. Scopriamo nel dettaglio come saldare un finanziamento in anticipo.

Calcolo estinzione anticipata prestito

Per il calcolo estinzione anticipata prestito è necessario prendere in considerazione una serie di elementi, (in primis il debito residuo). Vi sono diversi portali online dove è possibile, inserendo i dati relativi al prestito personale (durata, importi, tassi, debito residuo etc. ) effettuare il calcolo automatico degli indennizzi previsti sfruttando l’estinzione prestito anticipata.

Come estinguere un finanziamento

Cosa fare per estinguere un finanziamento

Per estinguere un finanziamento è molto importante prendere visione del contratto attraverso il quale è stato concesso il prestito e verificare le eventuali modalità indicate per richiedere l’estinzione del debito. Generalmente viene specificata la penale da versare (che per legge non può superare l’1%) e il modulo per richiedere l’estinzione del prestito. Scopriamo cosa prevede la legislazione per quanto riguarda le penali da pagare quando si estingue un prestito.

Estinzione prestito anticipata, quando è possibile

L’estinzione anticipata del prestito è sempre possibile dal punto di vista legale. (estinzione anticipata finanziamento auto, mutui, etc.) purché, ovviamente, si possegga la liquidità necessaria. Tuttavia l’istituto bancario può richiedere il versamento di una penale. Il pagamento della penale è considerato come una sorta di risarcimento per gli interessi derivanti dalle rate ancora non pagate del prestito.

Estinzione prestito anticipata calcolo penale

Dal 1° giugno 2011 sono cambiate le disposizioni in merito ad eventuali penali per chi opta per l’estinzione anticipata di un prestito. Il pagamento della penale per i contribuenti che decidono di estinguere anticipatamente un finanziamento, è strettamente legato a determinate condizioni. Nello specifico:

  • Se il debito residuo ha un valore superiore a 10.000 euro, e alla scadenza del finanziamento manca più di un anno, la banca può richiedere una penale il cui importo non può superare l’1% del capitale residuo.
  • Se il debito da saldare ammonta a più di 10.000 euro e manca meno di un anno prima che il prestito scada, l’importo della penale si riduce ulteriormente, raggiungendo un massimo importo pari allo 0,5% del debito residuo.
  • Se invece il debito residuo risulta pari inferiore a 10.000 euro, non è prevista alcuna penale.

Estinzione prestito anticipata: quando conviene

Estinguere un prestito in anticipo non sempre risulta realmente conveniente per il cliente. Ma come capire se conviene l’estinzione prestito anticipata? Per farlo apriamo una piccola parentesi riguardante la natura delle rate di un prestito. Ogni rata infatti è composta dalla somma di quota capitale e quota interessi.

La quota capitale è data dalle somme che il cliente restituisce alla banca; la quota di interessi è rappresentata dai soldi che l’istituto guadagna sul finanziamento erogato.

In Italia esistono piani di ammortamento (detti piani alla francese) attraverso i quali la ripartizione di quote capitali e quote d’interessi fa aumentare la percentuale d’interessi delle prime rate dei prestiti. Gli interessi si riducono con il tempo, man mano che ci si avvicina alla fine del finanziamento. 

A causa di questo meccanismo, generalmente l’estinzione anticipata di un prestito diventa più vantaggiosa nel momento in cui questa viene effettuata quando manca più tempo alla conclusione del contratto di finanziamento. È bene comunque consultare l’istituto con il quale è stato stipulato il contratto in modo da valutare tutte le possibili soluzioni ed eventuali opzioni che potrebbero recare vantaggi (o svantaggi) nell’estinguere in anticipo il prestito.

Dentista sociale, tutte le info

Dentista sociale: visite odontoiatriche a prezzi agevolati per i cittadini con reddito basso. Requisiti ed elenco degli studi aderenti al progetto Odontoiatria sociale ANDI.

Dentista sociale: quando nasce

Il cosiddetto dentista sociale nasce grazie un accordo del 2009 tra Ministero del Lavoro, della Salute e due associazioni di categoria (Associazione Nazionale Dentisti Italiani e Odontoiatri Cattolici Italiani).

Progetto odontoiatria sociale ANDI

Cos’è il dentista sociale?

Il dentista sociale è un odontoiatra che ha aderito all’Accordo Odontoiatria Sociale stipulato tra OCI (Odontoiatri Cattolici Italiani), ANDI (Associazione Nazionale Dentisti Italiani) e Ministero del Lavoro e della Salute. I dentisti che aderiscono a tale accordo, possono fornire, ai pazienti con problemi economici, prestazioni odontoiatriche a prezzi più bassi.

Dentista sociale: come funziona?

Grazie all’Accordo Odontoiatria Sociale anche le fasce economicamente più deboli potranno accedere alle cure dentistiche! 5 infatti sono le prestazioni odontoiatriche fornite a prezzi contenuti rispetto ai salatissimi tariffari previsti generalmente per le cure dentistiche.

Dentista sociale: per quali visite?

Nel dettaglio le prestazioni odontoiatriche accessibili a prezzi agevolati sono: – Visita odontoiatrica (compresa ablazione tartaro e insegnamento igiene orale). – Otturazioni (sia dei molari che dei premolari). – Estrazioni dentali. – Protesi parziali in resina. – Protesi complete in resina.

Visite odontoiatriche: come risparmiare con il dentista sociale

I cittadini in possesso dei requisiti di reddito stabiliti, possono rivolgersi ai dentisti che hanno preso parte all’Accordo Odontoiatria Sociale. In questo modo avranno accesso alle cure dentistiche sociali a prezzi calmierati (prestabiliti).

Dentista sociale: requisiti per le cure odontoiatriche agevolate

Chi può accedere alle cure dentistiche sociali?

Possono usufruire delle prestazioni medico-odontoiatriche a prezzi agevolati tutti i cittadini in possesso di determinati requisiti, scopriamoli nel dettaglio. Per accedere alle cure dentistiche sociali a prezzi calmierati: – I pazienti con un reddito ISEE inferiore a 8.000 euro. – I cittadini in possesso dell’esenzione dal pagamento del ticket sanitario (per motivi di reddito, patologia, età inabilità al lavoro con ISEE inferiore a 10.000 euro). – I titolari di social card. – Le donne incinte, solo per determinate prestazioni (visita generale, ablazione tartaro e insegnamento igiene orale).

Dentista sociale: documenti da presentare

Per poter usufruire delle prestazioni odontoiatriche sociali i cittadini in possesso dei requisiti non devono far altro che presentare, il giorno della prima visita (o durante la fase di prenotazione), i documenti attestanti le effettive condizioni prestabilite. Nel dettaglio i documenti da consegnare per accedere alle cure dentistiche a prezzi agevolati  sono:

  • ISEE o social card. (per i pazienti con problemi economici).
  • Certificato di gravidanza (per le donne incinte).

Visite odontoiatriche sociali: costi

Odontoiatria sociale onlus, prezzi prestazioni odontoiatriche Come anticipato, grazie all’ Accordo Odontoiatria Sociale, i dentisti mettono a disposizione dei pazienti meno facoltosi, visite mediche a prezzi agevolati prestabiliti. I costi per ogni prestazione dentistica sociale, sono di: – 80,00 euro per le visite odontoiatriche, ablazioni del tartaro e insegnamento igiene orale. – 25,00 euro per le otturazioni di molari e premolari. – 60,00 euro per l’estrazione dentale. – 550,00 euro per l’impianto di protesi dentali parziali in resina (con “ganci a filo”). – 800,00 euro per l’impianto di protesi complete in resina (il prezzo si riferisce ad una sola arcata).

Odontoiatria sociale Milano

In ogni regione è possibile trovare ambulatori che hanno aderito al progetto “Accordo Odontoiatria Sociale”. Di seguito scoprirete qual è l’iter da seguire per sapere quali sono gli studi che forniscono prestazioni odontoiatriche low-cost.

Elenco dentisti sociali 2016

Online sono disponibili gli elenchi dei dentisti sociali 2016. Vi basterà consultare il sito dell’Associazione Italiana dentisti italiani, nella sezione “Progetti”, “Accordo Odontoiatria Sociale”, per conoscere l’elenco degli studi odontoiatrici che hanno già aderito. In tutt’ Italia sono già più di 4.000 gli studi medici che hanno aderito all’iniziativa (per la precisione 4.487) consentendo alle persone con problemi economici di accedere alle prestazioni odontoiatriche a prezzi ridotti. Attraverso questo link potrete accedere direttamente alla scheda attraverso la quale potrete individuare il dentista sociale più vicino! (La ricerca può essere effettuata sia per località sia sfruttando direttamente il nominativo del medico).

Mutuo per ristrutturazioni, tutte le info

Mutuo per ristrutturazioni, tutte le info. Come funziona, consigli utili per il calcolo del finanziamento e documenti necessari per la richiesta del mutuo.

Oggigiorno non tutti hanno una disponibilità economica tale da poter affrontare spese relative ad interventi di ristrutturazione della casa. Per questo motivo parecchi cittadini si rivolgono a Banche o Istituti finanziari per richiedere un mutuo per ristrutturazioni.

Mutuo per ristrutturazione: come funziona

Come anticipato, in un momento di crisi economica come quello che sta attraversando l’Europa, non tutti hanno liquidità per finanziare dei lavori edilizi per ristrutturare casaChiedere un mutuo per ristrutturare casa può essere una soluzione. Scopriamo in questo articolo quali sono i documenti necessari per la richiesta di un mutuo per ristrutturazione e quali sono gli sgravi fiscali previsti dalla legislazione.

Documenti per mutuo ristrutturazione

Non è possibile indicare un’ esaustiva lista dei documenti necessari per richiedere un mutuo per ristrutturazioni. I documenti da presentare infatti variano in base:

  •  all’Istituto finanziario al quale ci si rivolge;
  •  al tipo d’ intervento di ristrutturazione.

Mutuo per ristrutturazioni documenti lavori di manutenzione ordinaria

Per i cosiddetti lavori di manutenzione ordinaria (dunque interventi effettuati su immobili pre-esistenti o su alcune singole parti dell’edificio) la banca potrebbe richiedere (oltre ai documenti tradizionali) anche una scheda informativa, redatto dall’impresa che si occupa dei lavori, che indichi i costi e la natura degli interventi, un vero e proprio preventivo dell’intero progetto.

Mutuo per ristrutturazioni documenti lavori di manutenzione straordinaria

Quando invece si richiede un mutuo per effettuare lavori di manutenzione straordinaria (quindi sostituzione di pavimenti, rifacimento di scale e rampe; aperture o chiusure interne all’edificio che non vadano a modificare la distribuzioni delle unità dell’immobile) l’istituto bancario può richiedere al contribuente (oltre ai documenti standard) anche:

  •  il preventivo redatto dall’impresa che si occupa dei lavori;
  •  il progetto edilizio.

Mutuo per ristrutturazioni documenti da presentare: grandi opere

Se il mutuo è richiesto per finanziarie grandi interventi di ristrutturazione (grandi opere) che quindi procurano profondi cambiamenti alla struttura (come per esempio l’ampliamento della casa) la banca potrebbe richiedere anche eventuali ricevute relative ad imposte comunali (contributo di costruzione).

Mutuo per ristrutturazioni: quanto spetta

Il più delle volte l’importo del mutuo riesce a coprire circa l’80% del valore dell’edificio (stabilito da un perito dopo attente valutazioni). La concessione del mutuo per ristrutturazioni resta comunque e a discrezione della banca, che in base alle caratteristiche del caso può scegliere anche l’entità dell’importo da concedere.

Mutuo per ristrutturazioni: quanto costa

I costi legati alla richiesta di un mutuo per ristrutturazioni sono strettamente correlati agli interessi che possono essere fissi o variabili. Un mutuo a tasso fisso prevede importi delle rate che non subiscono variazioni fino all’estinzione del debito. Tuttavia non è possibile godere di eventuali migliorie dei tassi di mercato, quindi il contributo da versale resta invariato per tutta la durata del mutuo. Un mutuo a tasso variabile invece è strettamente legato alle oscillazioni della situazione economica (mercato o politica monetaria). I corrispettivi dovuti per chi opta per un mutuo a tasso variabile possono subire modifiche in base all’andamento del mercato finanziario.

Mutuo acquisto e ristrutturazione casa: documenti da presentare

Esistono una serie di documenti standard indispensabili per la richiesta di un mutuo per ristrutturazioni. Come vi già accennato, ogni banca è libera di richiedere anche altri documenti per verificare la presenza delle condizioni ideali per concedere un mutuo, dunque questa lista è da considerare come una sorta di elenco generale.

Mutuo per ristrutturazioni: documenti anagrafici

Oltre alla copia di un documento d’identità valido e al codice fiscale colui che richiedere un mutuo ( o il suo garante) dovranno munirsi di:

  • Certificato di residenza.  
  • Certificato storico di residenza rilasciato dal Comune. nell’eventualità vi siano degli omonimi protestanti.
  •  Stato di famiglia.
  • Certificato di stato libero (se single) certificato di matrimonio (se coniugati).
  • Certificato d’iscrizione all’Albo (per i liberi professionisti).
  • Certificato d’iscrizione alla Camera di Commercio (per i lavoratori autonomi).

Per la richiesta di mutuo per ristrutturazioni presso Istituti Bancari è obbligatorio presentare copie di certificazioni autentiche, non saranno dunque presi in considerazione autocertificazioni.

Mutuo per ristrutturazioni: indicatori di reddito, quale documentazione presentare

I cittadini che intendono richiedere un mutuo per ristrutturazioni dovranno presentare la documentazione che comprovi la continuità del proprio reddito. E’ necessario dunque far pervenire la propria dichiarazione dei redditi utilizzando uno dei seguenti modelli:

  • CUD;
  • Modello unico;

Ai dipendenti pubblici che intendono richiedere un mutuo per ristrutturazioni è generalmente richiesta la presentazione del cosiddetto attestato di servizio. Per quanto riguarda i lavoratori autonomi questi dovranno presentare, per far si che la banca verifichi l’andamento dell’attività, una copia del bilancio relativo all’anno precedente rispetto alla data di richiesta del prestito.

Mutuo per ristrutturazioni: documentazione immobiliare

Anche l’immobile è soggetto a controlli da parte della banca, ragion per cui devono essere presentati determinati documenti quali:

  •  Atto di provenienza dell’immobile (rogito notarile dei venditori).
  •  Planimetria catastale della struttura.
  •  Convenzione tra Comune e costruttore (in caso di terreno in diritto di superficie).

Documenti per richiedere un mutuo per ristrutturazioni: giustificativi di spesa

Sono quei documenti relativi alle ragioni per le quali è effettuata la richiesta del mutuo. Rispettivamente abbiamo:

  • Contratto preliminare di compravendita di beni e servizi.
  • Permessi concessi dal Comune e contratto preliminare relativo agli interventi da effettuare (nel caso di mutui richiesti per effettuare lavori edili).
  •  Copia del contratto del mutuo precedente e copia delle ricevute attestanti gli ultimi pagamenti (in caso di sostituzione di altro mutuo).

Documenti per richiedere un mutuo ristrutturazioni: rapporti tecnici

Ovvero la perizia dell’immobile, contenente i documenti redatti da un perito tecnico della banca, che attesta il valore dell’immobile, l’assenza di abusi edilizi nonché la sua commerciabilità.

Calcolo mutuo prima casa ristrutturazione, consigli

Online esistono diversi portali che permettono al cittadino di comparare diverse opzioni offerte dalle banche. Un indicatore da valutare con attenzione è il cosiddetto TAEG che riporta una sorta di riassunto dei costi complessivi del mutuo (tassi d’interesse, spese di istruttoria etc.).

Mutuo ristrutturazione detrazione

Coloro che intendono richiedere un mutuo per ristrutturazioni possono accedere alle cosiddette detrazioni mutuo ristrutturazione. Lo sgravio fiscale ai fini IRPEF è del 19% e riguarda gli interessi passivi e gli oneri accessori versati sui mutui ipotecari. Le detrazioni IRPEF sul mutuo per ristrutturazioni possono essere ottenute esclusivamente per gli interventi di ristrutturazione effettuati su immobili adibiti ad abitazione principale (prima casa), entro 6 mesi dalla fine dei lavori. Il tetto di spesa massimo sul quale è possibile calcolare la detrazione è pari a 2.582, 28 euro all’anno.  Inoltre, per poter beneficiare della detrazione il mutuo deve essere stato stipulato almeno 6 mesi prima della data d’inizio dei lavori o in alternativa entro i 18 mesi successivi.  

Mantenimento figlio maggiorenne

Mantenimento figlio maggiorenne: quanto spetta, come funziona e a chi spetta. 

C’è chi parla di figlio maggiorenne fannullone, figlio maggiorenne disoccupato o ancora studente. I genitori separati o divorziati devono versare un assegno per il mantenimento del figlio anche se è maggiorenne e il versamento va eseguito fin quando il figlio non sarà autosufficiente. 

Il versamento del mantenimento figlio maggiorenne decade se il figlio non vuole lavorare. Vediamo tutti i dettagli.

Entrambi i genitori hanno l’obbligo di mantenere, istruire ed educare il figlio. Il mantenimento va versato in proporzione alle rispettive sostanze e secondo la capacità di lavoro professionale o casalingo. Il mantenimento, dunque, non decade con il raggiungimento della maggiore età del figlio. 

Stando ala Costituzione, il giudice «può disporre in favore dei figli maggiorenni che non hanno un’autonomia dal punto di vista economico il pagamento di un assegno periodico» l’assegno con cadenza periodica non ha una scadenza anagrafica e dovrà essere versato fin quando le circostanze lo renderanno necessario.

A cosa serve il mantenimento del figlio maggiorenne?

Il mantenimento deve garantire le necessità del figlio: vitto e alloggio, vestiario, istruzione e qualche soldo extra per svago e per le vacanze. Il mantenimento del figlio maggiorenne, però,  può cambiare in base a un gran numero di variabili.

Mantenimento figlio maggiorenne dopo la separazione

In caso di divorzio o separazione, il legislatore stabilisce un mantenimento in base al tenore di vita che ha avuto il ragazzo quando viveva ancora con i genitori congiunti.  Oltre al tenore di vita, il giudice terrà conto di:

  • il tempo che il ragazzo trascorrerà con ciascun genitore
  • le risorse economiche di caiscun genitore
  • le esigenze del ragazzo (se è studente, lavoratore part time…).

 

Le variabili possono cambiare con il tempo e l’ammontare dell’assegno di mantenimento può cambiare in qualsiasi momento, quindi qualsiasi parte può chiderne un adeguamento. 

Il genitore che vive con il figlio maggiorenne, può pretendere dall’altro l’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento per figli maggiorenni, fino a quando?

Fino a quando si potrà beneficiare dell’assegno di mantenimento per figli maggiorenni? Come premesso, la somma dell’assegno può cambiare con il tempo, in base alle variabili e alle condizioni di vita del maggiorenne. L’assegno potrà anche essere azzerato o aumentato. Se le esigenze del figlio maggiorenne studente lo richiedono (università più onerosa, corsi, cure specialistiche…) i coniugi separati non possono sottrarsi dal loro dovere. 

D’altro canto, l’assegno di mantenimento per figlio maggiorenne non può essere versato in eterno: una volta che il figlio avrà concluso l’università, il master e il corso di perfezionamento post universitario, dovrà rimboccarsi le maniche e trovare lavoro. Se il figlio maggiorenne studente è fuori corso da anni e i risultati scolastici sono palesemente inconcludenti, il genitore è legittimato a sollecitare il figlio a trovare un impiego. Un impiego precario (figlio maggiorenne lavoratore precario) o saltuario (lavoratore part time) non possono determinare la fine del mantenimento.

Il genitore separato o divorziato potrà smettere di staccare l’assegno di mantenimento per il figlio maggiorenne solo dopo l’autorizzazione del giudice e solo quanto potrà provare che il ragazzo è in grado di mantenersi da solo perché dispone di un lavoro che gli consente di essere autosufficiente. Analogamente, se il genitore può provare che il ragazzo ha sistematicamente rifiutato dei lavori, potrà ottenere il consenso del giudice a sospendere il versamento periodico dell’assegno di mantenimento

Se, dopo l’estinzione del mantenimento, il figlio maggiorenne dovesse perdere il lavoro o la sua autonomia, i genitori NON saranno tenuti nuovamente a versare nuovamente l’assegno.

Bonus mobili, pagamento e accesso alle detrazioni

Bonus mobili, pagamento e modalità d’accesso alle detrazioni fiscali previste dalla Legge di Stabilità. Requisiti e consigli utili.

Bonus mobili con ristrutturazione

Per poter usufruire del bonus mobili bisogna aver realizzato una ristrutturazione edilizia con relativa detrazione fiscale. Le spese per l’acquisto di complementi d’arredo sono detraibili anche quando i bene acquistati sono destinati ad arredare un immobile diverso da quello oggetto di ristrutturazione edilizia. Tra i requisiti d’accesso si osserva la data di inizio dei lavori di ristrutturazione che deve essere precedente a quella in cui sono stati acquistati i bene, questa condizione non è molto vincolate perché non serve che il pagametno delle spese di ristrutturazione sia precedente alla spesa sostenuta per l’acquisto dei mobili, infatti fa fede solo la data di inizio dei lavori.

Bonus mobili senza ristrutturazione:
bonus per giovani coppie

Il bonus mobili per giovani coppie è diverso da quanto descritto prima, si parla infatti di bonus mobili senza ristrutturazione. Il bonus mobili per giovani coppie è destinato a un nucleo familiare (non importa se coniugi, coppie di fatto o conviventi more uxorio) da almeno tre anni, almeno uno dei due componenti della coppia non deve aver superato i trentacinque anni di età (per questo si parla anche di bonus mobili under 35). Questo bonus è davvero molto esigente: tra i requisiti è richiesto l’acquisto della prima casa! Quindi una coppia già convivente da tre anni (convivenza dimostrabile), under 35, se acquista la sua prima casa potrà beneficiare di una detrazione Irpef del 50% delle spese documentate per arredare la stessa abitazione.  

Bonus mobili, pagamento tracciabile

Il pagamento degli arredi destinati alle detrazioni fiscali devono essere eseguiti con:

  • carta di credito
  • carta di debito
  • bonifico bancario
  • bonifico postale

Non è possibile pagare gli arredi con metodi di pagamento non tracciabile come assegno o contanti. In particolare, in caso di pagamento con bonifico bisognerà:

  • indicare la causale del versamento segnalando la legge di riferimento del Bonus Mobile
  • in causale va indicato il codice fiscalde del beneficiario della detrazione 
  • nella causale del bonifico dovrà essere indicato il numero di partita Iva o codice fiscale del venditore (chi riceve il bonifco).

Le stesse modalità di pagamento vanno seguite per estendere la detrazione irpef del bonus mobili anche per il trasporto e il montaggio degli arredi. Come premesso, è possibile pagare anche con carta di credito o carta di debito, in questo caso fa fede la data di pagamento individuata nel giorno di utilizzo della carta da parte del titolare (il giorno effettivo dell’acquisto) e non nel giorno di addebito sul conto corrente; a tal proposito va conservata la ricevuta della transazione rilasciata al momento del pagamento. 

Le spese sostenute e destinate allo sgravio fiscale vanno indicate al momento della dichiarazione dei redditi nel modello 730 o nel Modello Unico.

Bonus mobili, documenti da conservare

In caso di futuri accertamenti da parte del fisco, il contribuente che ha beneficiato della detrazione irpef dovrà dimostrare l’effettiva spesa sostenuta, a tal fine bisognerà conservare:

  • Ricevuta del bonifico in caso di pagamento con bonifico bancario o postale.
  • Ricevuta dell’avvenuta transazione in caso di pagamento carta di credito o carta di debito.
  • Documentazione di addebito sul conto corrente.
  • Fattura di acquisto che riporta la natura, la qualità e la quantità di beni e dei servizi acquistati.

Bonus mobili, a quanto ammonta la detrazione?

In caso di bonus per giovani coppie, l’ammontare complessivo non deve superare i 16.000 euro. In caso di bonus mobili con ristrutturazione edilizia, l’importo massimo di spesa per cui si può usufruire la detrazione Irpef al 50% ammontanta a 10.000 euro.

Bonus Mobile 2017

Qualsiasi acquisto e spesa sostenuta nel 2016, potrà beneficiare del bonus mobili al momento della dichiarazione dei redditi 2017. In realtà, anche gli acquisti effettuati nel 2017 potranno beneficiare del bonus mobili con le medesime modalità di accesso viste nell’articolo intitolato “Bonus mobili 2016“: con la Legge di Stabilità 2017, il governo dovrebbe incrementare i fondi destinati alle ristrutturazioni edilizie al fine di un miglioramento energetico e dovrebbe essere confermato il bonus mobili per le giovani coppie con gli stessi requisiti visti in precedenza.