Home Lifestyle Pagina 157

Lifestyle

Tipi di Isee, facciamo chiarezza

Facciamo chiarezza sui tipi di ISEE che esistono: ecco quali e quanti sono i vari tipi di ISEE disponibili per contribuenti e fisco. Dall’Isee ordinario ai modelli specifici. 

Non tutti sanno che esistono varie tipologie differenti di Isee e non sempre quello ordinario è adatto al proprio scopo. In questa pagina proviamo a fare chiarezza sui vari tipi di Isee e sui loro usi. 

Oltre all’Isee Ordinario o “standard”, vi sono altri Indicatori della situazione economica equivalente. Più l’Isee è specifico e più aumenta la complessità del DSU da compilare per ottenere il modello ISEE. In questa pagina vi riportiamo i tipi di ISEE più richiesti.

Modello Isee Studenti o Isee Università, cos’è e a cosa serve

Basta il modello Isee standard, questo Isee occorre per l’accesso alle prestazioni per il diritto allo studio universitario al fine di un adeguato pagamento delle tasse mediante il sistema delle fasce di reddito. Non solo, è impiegato per l’accesso a borse di studi, concorsi per l’accegnazione di CFU o agevolazioni per soggiorni di studio fuori sede.

Modello Isee Socio-sanitario, cos’è e a cosa serve

Questo modello ISEE è indispensabile per accedere alle prestazioni socio-sanitarie quali l’assistenza domiciliare per persone con disabilità e o non autosufficienti. Si usa anche per ottenere ospitalità alberghiera nelle strutture residenziali per persone che non sono assistibili a domicilio.

L’Isee socio sanitario è molto complesso e necessita di un modulo ad hoc che fa riferimento a un nucle familiare ristretto rispetto a quello preso in esame dal nucleo familiare ordinario, per chi vuole ottenere prestazioni agevolate di natura socio-sanitaria, infatti, si prevede che il nucle familiare del beneficiario a cui fare riferimento per il calcolo dell’ISEE sia composto oltre che dallo stesso beneficiario solo dai coniugi e dali eventuali figli. In caso di maggiorenne disabile che vive con i genitori, il modello Isee Socio sanitario fa riferimento alla sitauzione reddituale di solo la persona disabile.

Modello Isee Socio Sanitario Residenziale, cos’è e a cosa serve

Non è molto diverso da quanto visto in precedenza, tuttavia a volte si parla anche di isee socio sanitario residenziale che, pur considerando il nucle familiare ristretto, tiene conto della condizione economica dei figli del beneficiario che non sono inclusi nel nucleo familiare. Nel Isee sociao sanitario residenziale si integra la situazionne eocnomica di ciascun figlio per consentire di differenziare la condizione economica di un anziano non autosufficiente che ha figli che possono aiutarlo da un anziano che non ha alcun aiuto per affrontare una spesa di ricovero in una struttura socio-sanitaria.

L’Isee Sociao Sanitario Residenziale non tiene più conto della condizione economica dei figli del beneficiario nel caso in cui vi sia un figlio con disabilità o quando nel nucle familiare del beneficiario ci sono altre persone con disabilità. Non viene calcolata la situazione reddituale del figlio dell’anziano beneficiario quando giudizialmente è stata accertata la totale estraneità del figlio, sia in termini affettivi sia economici.

L’uso dell’Isee socio sanitario residenziale è richiesto in caso di agevolazioni per il ricovero presso residenze assistenziali, Rsa, Rssa.

Modello ISEE minorenni, cos’è e a cosa serve

Si usa in caso di beneficiario minorenne con genitori non coniugati tra di loro e non conviventi. 

Modello ISEE Corrente, cos’è e a cosa serve

Tra i tipi di Isee è indubbiamente il più particolare. Questo indicatore della situazione economica equivalente (Isee corrente) tiene conto dei redditi del richiedente e del suo nucle familiari. Cosa cambia dall’Isee ordinario? Il periodo! L’Isee corrente fa riferimento agli ultimi dodici mesi o addirittura agli ultimi due mesi. Quando è utile l’isee corrente? L’isee corrente è una dichiarazione dei redditi molto utile nel caso in cui il soggetto beneficiario o che intende accedere a un’agevolazione, perda il lavoro e quindi si verifica una rilevante variazione del reddito.

Per quanto riguarda il modello Isee ordinario vi rimandiamo alle pagine: 

Le modalità di compilazione del modello ISEE 2016 sono state confermate anche per il 2017.

Bonus assunzione giovani, come funziona

 Bonus assunzioni giovani: requisiti, importi ed iter da seguire per ottenere gli incentivi legati al bonus assunzioni Garanzia Giovani.

Il bonus assunzioni giovani è un incentivo economico riservato alle aziende che dal 1° marzo al 31 dicembre 2016, assumono i giovani tirocinanti del programma contro la disoccupazione giovanile “Garanzia Giovani”, il bonus dovrebbe essere riconfermato per le assunzioni del 2017. Scopriamo come funziona il bonus assunzioni giovani, chi può richiederlo e quali sono gli importi stabiliti.

Bonus assunzioni giovani: cos’è?

Bonus assunzione giovani: normativa Il bonus assunzioni giovani è stato introdotto per la prima volta dal decreto dell’ 8 agosto 2014 e rappresenta un incentivo riservato alle aziende che s’impegnano ad assumere i giovani  tirocinanti ( con età compresa dai 15 ai 29 anni),del progetto Garanzia Giovani. Dopo le recenti disposizioni (decreto direttoriale del Ministero del Lavoro n.16 del 3 febbraio 2016) il bonus assunzione giovani è stato ridefinito super bonus occupazionale a causa di una serie di aumenti degli importi dell’incentivo.

Bonus assunzioni giovani: quando spetta

Il bonus assunzioni giovani spetta nel momento in cui un contratto di tirocinio svolto nell’ambito del progetto Garanzia Giovani viene trasformato in un vero e proprio contratto di lavoro. Le assunzioni per le quali spetta il bonus devono avvenire nell’arco di tempo che va dal 1° marzo 2016 al 31 dicembre 2016.

Bonus assunzioni giovani: per quali contratti

Le aziende possono richiedere il bonus assunzioni giovani nel momento in cui assumono giovani lavoratori (tirocinanti o ex tirocinanti del programma Garanzia Giovani) stipulando un contratto:

– Di apprendistato professionalizzante.
– Di lavoro subordinato, stipulato nell’ambito di rapporti con cooperative di lavoro.
– Contratto di lavoro a tempo determinato, di somministrazione, (della durata pari o superiore a 6 mesi).
– A tempo indeterminato (compresi i contratti instaurati a scopo di somministrazione).

Agezionali per le aziende per assunzioni part-time
Anche chi sottoscrive contratti di lavoro a tempo parziale (part-time) può accedere all’incentivo (in misura ridotta rispetto alle ore d’attività). L’importante è che le ore di lavoro non risultino inferiori al 60% rispetto a quelle previste nei contratti di lavoro full-time.

Requisiti bonus assunzioni giovani: chi può accedere al programma Garanzia Giovani

L’agevolazione per chi assume è un beneficio che può essere ottenuto da tutti i datori di lavoro privati assumono i giovani “neet” che hanno seguito un percorso di tirocinio nell’ambito del programma Garanzia Giovani. Il termine neet è l’acronicmo di “Not (engaged) in Education, Employment or Training” utilizzato per indicare coloro che non risultano impegnati nè in percorsi lavorativi nè universitari/scolastici.

Bonus assunzioni: a chi non spetta

  • Il bonus assunzioni giovani non spetta per : Contratti di apprendistato per la qualifica e diploma professionale ( certificato di qualifica tecnica superiore e diploma d’istruzione secondaria)
  • Contratti di apprendistato legati all’alta formazione e alla ricerca.
  • Contratti di lavoro domestico accessori ed ad intermittenza. Inoltre ricordiamo che il giovane lavoratore non deve percepire alcuna retribuzione derivante da altri contratti di lavoro da almeno 6 mesi.

Bonus assunzione Garanzia Giovani: quanto spetta

Complessivamente, per il bonus assunzioni giovani 2016, sono stati stanziati 50.000.000 euro. Il valore del beneficio varia in base alla cosiddetta classe di profilazione del giovane lavoratore. Ad ogni neet al momento dell’iscrizione al progetto Garanzia Giovani, viene attribuita una classe di proliferazione che indica il livello di difficoltà nella ricerca occupazionale. Per le assunzioni avvenute prima di marzo 2016 gli importi del bonus occupazionale stanziati erano i seguenti.

Contratti a tempo determinato di durata uguale o superiore a 6 mesi

  • Classe di profilazione media: 1.500 euro.
  • Classe di profilazione alta: 2.000 euro.

Contratti a tempo determinato di durata superiore a 12 mesi

  •  Classe di profilazione media: 3.000 euro.
  • Classe di profilazione alta: 4.000 euro.

Contratti a tempo indeterminato

  • Classe di profilazione bassa: 6.000 euro
  • Classe di profilazione media: 4.500 euro
  • Classe di profilazione alta: 3.000 euro
  • Classe di profilazione molto alta: 1.500 euro

Bonus assunzioni giovani: novità

Con il nuovo decreto direttoriale n.16 del 3 febbraio 2016 gli importi del bonus assunzioni giovani raddoppiano diventando un vero e proprio super-bonus assunzioni. Anche in questo caso più è bassa la classe di profilazione assegnata maggiore sarà l’importo del bonus assunzioni giovani che va da 3.000 a ben 12.000 euro (versati in 12 mensilità). Il super-bonus dovrebbe essere confermato per le assunzioni anche nel 2017.

Come richiedere il bonus assunzioni giovani

Domanda INPS bonus assunzioni giovani  In primis è bene ricordare che l’Inps concede l’incentivo (a coloro che sono in possesso dei requisiti) fino all’esaurimento delle risorse economiche stanziate. Un elemento fondamentale dunque per beneficiare del bonus assunzioni giovani è la data entro la quale viene presentata la domanda.

Iter bonus assunzioni giovani

È possibile suddividere l’ iter da seguire per ottenere il bonus assunzioni giovani 2016 in due fasi:

  • Istanza preliminare.
  • Istanza definitiva.

L’istanza preliminare per ottenere il super bonus assunzioni deve essere inoltrata all’INPS dal datore di lavoro presentando il modulo Online GAGi. Il modulo è disponibile sul sito dell’Istituto previdenziale nell’area “Servizi Online” “Sezione Aziende, consulenti e professionisti” cliccando alla voce servizi per le aziende e consulenti. Qui è possibile accedere all’applicazione DiResCo (Dichiarazioni di Responsabilità del Contribuente). Entro 24 ore l’INPS risponde alla domanda indicando l’importo dell’incentivo. 

Nel momento in cui la richiesta viene respinta per mancanza di fondi, questa resta valida per 30 giorni durante i quali avrà priorità nel caso vengano resi disponibili altre somme. Se l’esito della domanda è positivo, l’azienda ha 14 giorni lavorativi per comunicare all’INPS l’avvenuta assunzione. Se il giovane non è stato ancora assunto è possibile procedere entro 7 giorni lavorativi.

La comunicazione di avvenuta assunzione è considerata come istanza definitiva per richiedere il bonus assunzioni giovani. Se l’assunzione non dovesse essere notificata la domanda decade, ovvero si perde il diritto al beneficio economico. Quando l’INPS riceve la richiesta definitiva per l’ammissione al bonus questa invia all’impresa una notifica di conferma nella quale figura l’importo del benefit che sarà versato in 12 mensilità.

Bonus assunzioni giovani: precisazioni circolare INPS

Con la circolare INPS numero 89 del 24-05-2016 (consultabile integralmente attraverso questo link) l’istituto precisa che vi deve essere corrispondenza tra i dati contenuti nella domanda preliminare e in quella integrativa (in particolar modo: codice fiscale del datore di lavoro, tipo di contratto di assunzione, codice fiscale del lavoratore).

 

Pensione anticipata per lavori usuranti

Pensione anticipata per lavori usuranti: requisiti, contributi minimi, modulo inps di domanda, lavori usuranti Italia e iter da seguire per ottenere il trattamento previdenziale anticipato.

Pensione anticipata per lavori usuranti: cosa significa?

I cittadini che svolgono lavori usuranti hanno, per legge, diritto alla pensione anticipata, scopriamo a chi spetta e quali sono i requisiti contributivi per ottenerla.

Pensione anticipata per lavori usuranti, a chi spetta?

La pensione anticipata per lavori usuranti spetta solo a quei cittadini che svolgono lavori aventi requisiti (soggettivi ed oggettivi) che spingono il lavoratore a svolgere attività particolarmente pesanti sia a livello fisico che psicologico.

Lavori usuranti Italia:
elenco delle attività che rientrano nella categoria dei lavori usuranti

Eccovi alcuni esempi di lavori che in Italia sono riconosciuti in quanto usuranti:

  • lavori in cava, gallerie o miniere: attività svolte sottoterra, con carattere di continuità e permanenza;
  • lavori in cassoni ad aria compressa e ad alte temperature (fonderie, rfrattaristi etc.);
  •  lavoro notturno continuativo;
  • lavori svolti in spazi molto ristretti (condotti, pozzi cunicoli, fognature etc.);
  • lavori svolti in altezza: funi a parete, ponti (a sbalzo, mobili, a sospensione, a castello etc.).

Pensione anticipata per lavori usuranti: requisiti soggettivi e oggettivi

Pensione anticipata per lavori usuranti: requisiti soggettivi

La pensione anticipata per lavori usuranti spetta a:

  •  dipendenti notturni, che riescono ad accumulare un determinato numero di ore lavorative svolte di notte;
  • coloro che svolgono lavori usuranti in base all’articolo 2 del decreto 1999 del Ministro del lavoro e della previdenza sociale;
  • addetti alla cosiddetta “linea catena”, che svolgono cioè attività che si ripetono ciclicamente, di componenti separati rispetto al prodotto finale;
  • autisti di mezzi pesanti per il trasporto pubblico di persone.

Requisiti oggettivi pensione anticipata per lavori usuranti

La pensione anticipata per lavori usuranti spetta solo ai cittadini (impegnati in lavori usuranti)in possesso di requisiti oggettivi, ovvero coloro che:

  • Per un periodo di tempo di almeno 7 anni (nell’arco degli ultimi 10 anni di lavoro) hanno svolto lavori usuranti;
  • Hanno effettuato lavori usuranti per un periodo che complessivamente abbia coperto almeno la metà degli anni che compongono l’intera vita lavorativa.

Pensione anticipata per lavori usuranti: requisiti contributivi

Per richiedere la pensione anticipata per lavori usuranti, non bastano i requisiti oggettivi e soggettivi, occorre anche maturare un certo numero di anni di contributi. Il metodo utilizzato per stabilire i requisiti contributivi è quello del cosiddetto sistema delle quote.

Come funziona il sistema della quote: requisiti pensione anticipata lavori usuranti

Il sistema delle quote stabilisce che per poter andare in pensione anticipata i lavoratori impegnati in attività usuranti, devono raggiungere un determinato numero. Questo numero è dato dalla somma tra anni di contributi ed età, quindi età anagrafica del richiedente ed età contributiva maturata.

Pensione anticipata lavori usuranti “finestra mobile”

Il meccanismo della finestra mobile, anche detto slittamento della decorrenza prevede una sorta di rinvio rispetto al momento durante il quale si raggiungono i requisiti minimi per andare in pensione anticipata e il momento durante il quale è riconosciuto realmente il trattamento pensionistico. In base al tipo di contratto variano i tempi di slittamento della decorrenza: • per i lavoratori dipendenti il periodo della decorrenza è i 12 mesi; • per i lavoratori autonomi 18 mesi.

Pensione anticipata lavori usuranti: soglie del sistema delle quote

I cittadini impegnati in attività lavorative usuranti possono richiedere la pensione anticipata nel momento in cui il punteggio della quota è pari a 97,6. Dunque è necessario:

  • aver compiuto almeno 61 anni e 7 mesi;
  • aver maturato un età contributiva superiore o pari a 35 anni.

Rientrano in questa categoria anche coloro che, pur svolgendo un lavoro notturno, sono riusciti ad accumulare, in un arco di tempo pari ad un anno, almeno 78 notti di attività lavorativa.

Pensione anticipata lavori usuranti per dipendenti notturni

Per coloro che svolgono lavori notturni la cifra minima da raggiungere ( sistema delle quote) varia in base al numero di notti di lavoro svolte durante il corso dell’anno. Scopriamo nel dettaglio cosa cambia in base alle ore di lavoro svolto.

Lavori notturni: requisiti pensione anticipata per lavori usuranti

Per i lavoratori notturni che hanno svolto almeno 64 notti di lavoro (senza superare le 71 notti) nell’arco di un anno la quota da raggiungere è pari a 99,6. In questo caso è necessario:

  • avere almeno 63 anni e 7 mesi di età;
  • aver accumulato almeno 35 anni di contributi.

Pensione anticipata per i lavoratori notturni che hanno accumulato almeno 72 notti di lavoro

Per un lavoro notturno che conta almeno 72 notti l’anno (max 78) la quota minima da raggiungere per ottenere la pensione anticipata per lavori usuranti è pari a 98,6. Il dipendente, che in base ai giorni di lavoro, rientra in questa categoria deve: • aver compiuto almeno 62 anni e 7 mesi; • aver accumulato 35 anni di contributi.

Lavoratori usuranti autonomi: quote minime per richiedere la pensione anticipata

Vi ricordiamo inoltre che per quanto riguarda i lavoratori autonomi, impegnati in attività lavorative usuranti, le soglie minime per ottenere la pensione anticipata, riservata ai lavori usuranti, aumentano di un punto (sia per l’età che per i contributi) Ecco un piccolo esempio: Requisiti pensione per lavori usuranti (Lavoratore usurante autonomo) In questo caso la quota è pari a 98,6 (97,6+1) e l’età minima è di 62 anni e 7 mesi (61,7+1).

Pensione anticipata per lavori usuranti: come richiederla

I cittadini che intendono richiedere la pensione anticipata per lavori usuranti, se in possesso dei requisiti necessari, possono presentare domanda all’INPS. La domanda pensione anticipata per lavori usuranti va inoltrata direttamente presso l’Istituto di Previdenza, rivolgendosi dunque agli uffici INPS territoriali entro il termine di scadenza. Troverete il link per scaricare il modulo di domanda pensione anticipata per lavori usuranti alla fine di questa pagina. Tuttavia vi ricordiamo che i lavoratori iscritti alla gestione dipendenti pubblici possono inoltrare la domanda esclusivamente attraverso i canali telematici messi a disposizione dall’Istituto di Previdenza Sociale, quindi:

  •  tramite il Web: attraverso il sito internet www.inps.it accedendo al proprio account usando il pin personale;
  • utilizzando il Contact Center Integrato: telefonando al numero verde 803.164, gratuitamente da rete fissa, o allo 06.164.164 da cellulare, a pagamento ( il costi variano in base al piano tariffario previsto dall’operatore telefonico);
  •  rivolgendosi al Patronato: nel caso in cui non abbiate ancora attivato il pin per accedere ai servizi online del sito o se comunque volete evitare di fare tutto da soli e preferite affidarvi ad una figura professionale collaudata.

Pensione anticipata per lavori usuranti: termine di scadenza

Per la pensione anticipata per lavoratori usuranti la domanda va generalmente presentata entro il primo marzo. La richiesta di pensione anticipata per lavori usuranti va inoltrata da coloro che riescono a maturare i requisiti richiesti fino al 31 dicembre dell’anno in corso.

Pensione anticipata per lavori usuranti: documenti da presentare

Per dimostrare lo svolgimento delle attività usuranti è necessario che il richiedente alleghi alla domanda di pensione anticipata per lavori usuranti uno dei seguenti documenti:

  • libro di matricola;
  • libro unico del lavoro;
  • libretto di lavoro;
  • ruolo di equipaggio;
  • comunicazione al centro per l’impiego di assunzione/cessazione/variazione del rapporto di lavoro;
  • busta paga;
  • ordine di servizio.

Pensione anticipata per lavori usuranti: modulo INPS

Per richiedere la pensione anticipata per lavori usuranti potete scaricare il seguente modulo pensione anticipata per lavori usuranti, il link vi connetterà alla pagina del sito ufficiale dell’INPS. (il codice per scaricare il modello di domanda è AP45).

Sfratto per morosità, la guida

Sfratto per morosità: la guida passo passo per richiedere lo sfratto nel momento in cui l’inquilino non paga il canone d’affitto.

Quando un inquilino affittuario non paga il canone d’affitto il proprietario dell’immobile (locatario) può procedere con lo sfratto per morosità che gli consente di riottenere l’immobile in tempi molto più brevi rispetto al rito ordinario. In questo articolo vi illustreremo l’iter da seguire per richiedere lo sfratto per morosità.

Cos’è lo sfratto per morosità?

Esistono diverse tipologie di sfratto, come ad esempio:

  • Il cosiddetto sfratto per morosità, che avviene nel momento in cui l’inquilino non paga il canone d’affitto.
  • Lo sfratto per finita locazione, da richiedere quando, al termine del contratto di locazione, il proprietario intende ottenere la restituzione dell’immobile.

Lo sfratto per morosità è considerato come un procedimento speciale attraverso il quale il soggetto locatore (ovvero l’affittuario), grazie all’assistenza di un avvocato abilitato, chiede l’emissione di un procedimento per la risoluzione del contratto di locazione ordinando all’inquilino di rilasciare l’immobile affittato. Con lo sfratto per morosità è possibile:

  • La risoluzione del contratto di affitto.
  • Il rilascio dell’immobile affittato.
  • Ottenere i canoni mensili per i quali l’inquilino risulta debitore.

Chi può richiedere lo sfratto per morosità?

L’intimazione di sfratto (quindi l’ordine del Giudice di rilasciare l’immobile) non può essere ottenuta da soggetti sub-locatori ma solo dai diretti locatori. Non basta dunque essere proprietari dell’immobile ma è necessario che il richiedente risulti agli atti anche come soggetto locatore, quindi affittuario dello stabile. D’altra parte l’intimazione in convalida dello sfratto per morosità può essere indirizzata solo al soggetto locatario (quindi all’inquilino registrato nel contratto di locazione). Né inquilini ne affittuari “a nero” possono in alcun modo subire o richiedere lo sfratto per morosità.

Come richiedere uno sfratto per morosità: requisiti

Per richiedere lo sfratto per morosità occorrono dei precisi requisiti, delle condizioni. Scopriamo quali sono. Innanzitutto è necessario che tra le due parti sia stato stipulato un contratto di locazione registrato presso l’Agenzia delle Entrate.

  • Nel contratto devono essere specificati gli importi dei canoni di locazione, con scadenze precise.
  • Mancato pagamento o ritardo nel pagamento da parte del soggetto locatario (ovvero l’inquilino).

Vi ricordiamo che i soggetti affittuari possono comunque richiedere lo sfratto per morosità per i contratti di locazione non registrati all’Agenzia delle Entrate ma stipulati in forma scritta prima del 2005 (a patto che procedano con la registrazione tardiva all’Agenzia delle Entrate).

Sfratto per morosità: quando richiederlo

È possibile richiedere lo sfratto per morosità sia per il mancato pagamento del canone di locazione di un immobile residenziale (quindi ad uso abitativo) sia per gli immobili che non sono utilizzati come abitazione ovvero utilizzati per altri scopi (commerciali come alberghi, negozi o anche depositi).

Sfratto per morosità su immobili ad uso abitativo

In questo caso la procedura è disciplinata dalla legge 431 del 1998 che concede la possibilità di intimare lo sfratto per morosità anche per il mancato pagamento di un solo canone d’affitto. Il proprietario dell’immobile infatti può richiedere un ordine del Tribunale per liberare la casa.

Sfratto per morosità per immobili non abitativi

La legge n.392 del 1978 regolamenta lo sfratto per morosità su abitazioni di tipo non abitativo. Per questo tipo di contratto è necessario che il mancato pagamento riguardi un mancato pagamento ripetuto, generalmente di almeno 2 o 3 mensilità. Vi ricordiamo comunque che i contratti di locazione possono contenere clausole che prevedono lo sfratto per morosità anche per inadempienti minori, è quindi doveroso verificare gli estremi contrattuali prima di procedere con eventuali richieste di sfratto.

Sfratto per morosità: documenti da presentare

Quali documenti servono per richiedere uno sfratto per morosità?

Per richiedere l’intimazione di sfratto per morosità il soggetto locatore deve in primis munirsi di documenti che attestino l’effettiva regolarità del contratto. Nel dettaglio occorre presentare: 

  •  Fotocopia del contratto di locazione (ovviamente regolarmente iscritto all’Agenzia delle Entrate).
  • Ricevute di pagamento dei mesi precedenti.
  • Copia di eventuali solleciti inviati all’inquilino moroso.

Sfratto per morosità: guida pratica

Se intendete avviare con una procedura di sfratto per morosità dovete innanzitutto avere pazienza. La pratica di intimazione di sfratto per morosità, nonostante ufficialmente venga considerata come una pratica “veloce”, nei fatti può durare anche diversi mesi. La prima cosa da fare in caso di mancato pagamento del normale canone d’affitto da parte del locatario è quella di inviare una comunicazione scritta (da fotocopiare e conservare).

All’inquilino moroso va quindi trasmessa una lettera di diffida. Attraverso una raccomandata A.R. il soggetto debitore deve essere intimato a saldare i suoi debiti, specificando che il pagamento dovrà avvenire entro 15 giorni (dopodiché si procederà con una vera e propria intimazione legale allo sfratto). Se nonostante il sollecito dei pagamenti l’inquilino non dovesse saldare il conto è opportuno rivolgersi al proprio legale di fiducia. A questo punto, muniti di tutti i documenti necessari e con la consulenza dell’avvocato verrà avviata la pratica. Una volta fissata l’udienza di convalida possono verificarsi varie opzioni, in base alle azioni del soggetto debitore, eccole esplicitate:

  • L’inquilino si presenta all’udienza e si oppone alla convalida.
    Il giudice quindi potrà rinviare a giudizio ordinario per verificare le cause dell’opposizione allo sfratto per morosità e decidere se concedere o meno l’ordinanza di rilascio dell’immobile.
  • Il locatario si presenta in tribunale paga i propri debiti e chiede al giudice il cosiddetto termine di garanzia. 
    Il termine di garanzia non è altro che un tempo limite entro il quale è possibile saldare il proprio debito. Entro tale scadenza prestabilita il debito dovrà essere completamente sanato.
  • L’inquilino si presenta e non fa opposizione (o non si presenta in aula).
    In questo caso, se i presupposti lo consentono, il giudice potrà emettere un ordinanza di convalida di sfratto. Sarà stabilito anche il termine ultimo entro cui liberare l’immobile. Se il locatario non rispetta quanto emanato dal giudice (quindi se non lascia la casa entro i termini stabiliti) il proprietario potrà procedere con la monitoria di sgombero (il rilascio forzato dell’immobile con l’ausilio degli ufficiali giudiziari).

Sfratto per morosità: quanto costa?

Costi sfratto morosità.

Il costo per richiedere uno sfratto per morosità è composto dalle somme legate a spese legali e altri costi accessori. Gli importi da versare per procedere con l’intimazione di sfratto sono dunque variabili. Oltre agli importi da versare all’avvocato per le spese legali (che possono oscillare dai 600 ai 700 euro circa) devono essere versate altre somme (come il contributo unificato, l’imposta di bollo etc.). Vi ricordiamo inoltre che in caso di gravi disagi economici, tali da non potersi permettere delle spese legali, il cittadino (sia l’inquilino che l’affittuario) può beneficiare del Patrocinio a spese dello Stato. Ovviamente per poter fruire del Patrocinio è necessario rientrare in determinate condizioni reddituali stabilite dalla legge. Sfruttando il Patrocinio a spese dello Stato è possibile fruire dell’assistenza legale di un avvocato a titolo totalmente gratuito.

Sfratto per morosità fac simile lettera di diffida sollecito di pagamento

Gentile ………

OGGETTO: Canone di locazione – Sollecito di pagamento e costituzione in mora

Io sottoscritto …………., in qualità di proprietario dell’appartamento sito in……………, alla via………., n……………, a lei concesso in locazione con contratto stipulato il __/__/__ e registrato a ____________ il __/__/__ al n. __________, sono a sollecitarle il pagamento dei canoni arretrati di seguito elencati: …………… (mese) – € ……,….. …………… (mese) – € ……,….. …………… (mese) – € ……,….. per un totale di € ……,….. Il pagamento potrà essere effettuato tramite bonifico su c/c bancario n° ………….. intestato a ……. IBAN …………….

La avverto che, trascorsi inutilmente 15 giorni dalla ricezione della presente, sarò mio malgrado costretto ad avviare la procedura legale di sfratto per morosità, con aggravio di spese a suo carico. Se nel frattempo avesse già provveduto al pagamento, La preghiamo di ritenere nullo il presente. Certo comunque della sua correttezza e confidando in un disguido, porgo distinti saluti.

(Luogo e Data) Firma  

Detrazione 65%, la guida completa

Detrazione al 65%, la guida completa. Info e dettagli sugli interventi che possono godere della detrazione IRPEF e IRES al 65% e sull’iter da seguire per richiederla.

Chi durante il 2016 effettua interventi di ristrutturazione o acquisti di impianti per ridurre il dispendio energetico potrà beneficiare della cosiddetta detrazione 65 anche definita Ecobonus 2016, uno sconto fiscale sulle imposte (IRES e IRPEF). Si avrà diritto all’ecobonus al momento della dichiarazione dei redditi 2017.

Se il vostro intervento non riguarda l’efficienza energetica, potrebbe interessarvi “Bonus mobili” e “Ristrutturazione bagno e detrazone fiscale

Detrazione 65% per il risparmio energetico, cos’è e quando nasce

Con la legge numero 296 del 27 dicembre 2006 sono entrate in vigore le agevolazioni fiscali sul risparmio energetico. Grazie alle disposizioni legislative i cittadini potevano beneficiare di sconti fiscali del 55% calcolati sui costi sostenuti per interventi edilizi finalizzati a ridurre gli sprechi di energia elettrica. Con il Decreto Legislativo n.63 del 4 giugno 2013 le agevolazioni sul risparmio energetico sono aumentate, e sono rimaste invariate anche per gli anni successivi, permettendo ai cittadini di ottenere una detrazione IRPEF e IRES al 65% .

Detrazione 65, la guida

In primis è meglio chiarire chi sono i contribuenti che possono ottenere la detrazione al 65% e quali sono i requisiti indispensabili.

Detrazione 65%: a chi spetta?

Possono beneficiare della detrazione al 65% per interventi mirati al risparmio energetico:

  • le persone fisiche;
  • professionisti;
  • società di persone;
  • società di capitali;
  • associazioni tra professionisti;
  • enti pubblici e privati che non svolgono attività commerciale.

Non è necessario essere proprietari dell’immobile. Le spese per i lavori possono infatti essere sostenute anche da chi detiene l’immobile in comodato, dal coniuge, dai parenti entro il terzo grado e dagli affini entro il secondo grado conviventi con il possessore o detentore.

Detrazione 65% requisiti immobile

Possono accedere alla detrazione sul risparmio energetico tutti gli immobili, (appartenenti a qualsiasi categoria catastale). Tuttavia per poter sfruttare la detrazione del 65% è obbligatorio che l’edificio risulti già esistente (e non in fase di costruzione) e già dotato di un impianto di riscaldamento. La pre-esistenza dell’impianto di riscaldamento non è obbligatoria per l’installazione di pannelli solari. Per dimostrare che l’edificio, al momento della richiesta dell’agevolazione, fosse già esistente è necessario un documento che attesti l’iscrizione al catasto o quantomeno la richiesta di accatastamento (oppure, ricevute che provino l’avvenuto pagamento di imposte sull’immobile, come l’IMU, ove obbligatorie). In caso di lavori di frazionamento dell’unità immobiliare è possibile sfruttare la detrazione 65 solo nel momento in cui l’intervento prevede la realizzazione un impianto di riscaldamento centralizzato.

Detrazione 65% per quali lavori?

Gli interventi ammessi all’agevolazione prevedono determinati tetti di spesa massima. Sono 5 le categorie di lavori edilizi che rientrano tra quelle per le quali è possibile ottenere la detrazione al 65%, scopriamoli nel dettaglio.

Detrazioni 65, guida Agenzia delle Entrate

Nel portale ufficiale dell’Agenzia delle Entrate è possibile reperire la guida completa alle detrazioni del 65% sugli interventi legati al risparmio energetico. Con la Legge di Stabilità 2016 la detrazione al 65% per i cittadini che effettuano lavori in casa per ridurre il consumo energetico è stata riconfermata anche per il 2016. I lavori che permettono di ottenere il beneficio fiscale sono:

  • Interventi sugli involucri degli edifici già esistenti.
  • Riqualificazione energetica globale.
  • Sostituzione di impianti di climatizzazione invernale e controllo da remoto.
  • Installazione di pannelli solari.
  • Interventi di adeguamento antisismico per le zone ad alto rischio sismico 1 e 2.

Detrazione 65%: interventi di riqualificazione energetica globale

Rientrano in questa categoria tutti gli interventi attraverso i quali è possibile ridurre il consumo energetico finale raggiunto in tutto l’immobile. In pratica grazie a questi lavori, l’edificio dovrà riuscire a raggiungere un indice di prestazione energetica che non può superare determinati limiti stabiliti dalla legge.

Detrazioni 65, quanto spetta per gli interventi di riqualificazione energetica globale

In questo caso il limite massimo della detrazione è pari a ben 100.000 euro.

Detrazione al 65%: sostituzione finestre e pavimenti (involucri degli edifici)

Sono i lavori che hanno per oggetto i pavimenti, le pareti e le coperture dell’immobile la sostituzione di porte e finestre. Nel 2014, con la legge 190, sono da considerare interventi sull’involucro anche l’acquisto e l’installazione di schermature solari detraibili  (fino al 31 dicembre 2016 e per le spese sostenute tra il 2015 e il 2016). In questo caso è fondamentale rispettare i limiti di trasmittanza indicati dal Ministro dello Sviluppo Economico. Cos’è la trasmittanza? La trasmittanza, in parole molto semplici e senza scendere nei dettagli di fisica, non è altro che un valore che si riferisce alla capacità delle componenti dell’immobile (pareti, soffitto pavimenti, finestre etc.) di non subire gli sbalzi termici con l’ambiente esterno; di mantenere ciò un ambiente fresco in estate e caldo durante l’inverno. Più è alto il valore della trasmittanza termica più alto è il dispendio energetico di quell’immobile.

Detrazioni 65: quanto spetta per gli interventi sull’involucro

L’importo massimo della detrazione per questa categoria di lavori è pari a euro 60.000.

Detrazione 65: pannelli solari

Anche i costi sostenuti per l’installazione di pannelli solari rientrano tra le spese detraibili ai fini IRPEF e IRES. Fanno parte delle spese detraibili anche quelle legate all’installazione di sistemi termodinamici a concentrazione solare (solo per la produzione di acqua calda). Gli impianti, per poter fruire dell’agevolazione devono rispettare le norme UNI EN, ed essere certificati da Enti autorizzati dell’UE o della Svizzera. Il contribuente che intende beneficiare dello sgravio fiscale per il risparmio energetico deve essere assicurato per 5 anni sui pannelli e bollitori e per 2 anni per le altri componenti tecniche.

Detrazione 65 installazione pannelli solari: quanto spetta?

Per l’installazione degli impianti che fanno parte di questa categoria il limite massimo detraibile è di 60.000 euro.

Detrazione 65: sostituzione impianti di riscaldamento

Anche i cittadini che sostituiscono l’ impianto di riscaldamento possono beneficiare della detrazione al 65%. Per poter sfruttare il beneficio fiscale è necessario che il sistema di riscaldamento pre-esistente sia sostituito con uno delle seguenti installazioni:

  • Impianti dotati di caldaia a condensazione.
  •  Impianti geotermici a bassa entalpia.
  • Impianti a pompe di calore.
  • Pompa di calore per la produzione di acqua calda sanitaria (per la sostituzione di scaldaacqua tradizionali)
  • Tecnologia multimediale per il controllo remoto degli impianti di riscaldamento (grazie alla Legge 208/2015).
  • Sistemi di riscaldamento dotati di generatore di calore a biomasse combustibili (solo per le sostituzioni avvenute dal 1° gennaio 2015 al 31 dicembre 2016).

Detrazione 65: sostituzione caldaia, quanto spetta?

Anche in questo caso il limite dello sgravio fiscale non può essere superiore a 60.000 euro.

Detrazioni 65% adeguamento antisismico

Con la legge n.90 del 2013 anche gli interventi per l’adeguamento antisismico sono coperti dalla detrazione 65%. L’agevolazione riguarda solo i lavori effettuati sugli edifici ubicati in zone sismiche ad alta pericolosità (zona 1 2 due, ai sensi dell’Ordinanza PCM 3274/2003) e adibiti a prima casa oppure ad attività produttive.

Detrazione 65% adeguamento antisismico: quanto spetta e requisiti

In questo caso il tetto massimo di spesa è pari a 96.000 euro.

Detrazione 65% documenti da presentare

Per poter beneficiare della detrazione al 65% il contribuente deve, conservare e presentare i seguenti documenti:

  •  Certificazione che dimostri l’effettiva corrispondenza dei requisiti tecnici richiesti per ogni intervento (per l’installazione di caldaie a condensazione o pompa di calore può bastare il certificato del produttore).
  •  Scheda informativa che riporti tutti gli interventi effettuati e il loro costo.
  • Attestato di prestazione energetica che attesti il livello di efficientamento energetico dell’immobile (per la sostituzione di serramenti, sostituzione di impianti di riscaldamento, l’installazione di schermature o pannelli solari non è obbligatorio presentare tale attestato).
  • Ricevute fiscali (fatture, ricevute dei bonifici) relative alle spese sostenute per gli interventi. – Ricevuta che attesti l’avvenuta spedizione telematica ad ENEA.

Detrazione 65, come fare domanda

In presenza dei requisiti richiesti, contribuenti che intendono accedere alla detrazione 65 per il risparmio energetico, devono entro e non oltre 90 giorni (dalla data durante la quale sono terminati i lavori) inviare la domanda all’Agenzia Nazionale Efficienza Energetica (ENEA). L’invio della documentazione per la richiesta della detrazione 65% va effettuato tramite il sito dell’Enea al seguente link. Il cittadino dovrà inviare telematicamente:

  • L’attestato di certificazione energetica (ove richiesto).
  • Una scheda informativa che riporti la natura degli interventi e il loro costo.

Anche se è possibile inviare autonomamente la documentazione è comunque consigliabile l’assistenza di tecnico esperto in modo da non commettere errori nel riportare i dati specifici delle installazioni.

Detrazione 65%, scadenze

Ricapitolando, è possibile beneficiare della detrazione 65% per tutti gli interventi terminati entro il 31 dicembre 2016 (salvo ulteriori proroghe la detrazione tornerà al 55%). È importante, per coloro che intendono richiedere la detrazione 65, inviare telematicamente, ed entro 90 giorni dalla fine dei lavori, l’attestato di prestazione energetica e la scheda informativa all’Agenzia Nazionale Efficienza Energetica, per evitare di restare esclusi dall’incentivo.  

Agevolazione per l’acquisto della prima casa

Agevolazione acquisto prima casa: a chi spetta, come accedere e quali sono i requisiti. Cosa succede in caso di decadenza e quando si perdono le agevolazioni. Tutte le informazioni per chi deve costruire o comprare la prima casa.

Chi è intenzionato ad acquistare una prima casa, può accedere a una serie di agevolazioni fiscali messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate. Quali sono i requisiti da rispettare per poter usufruire delle agevolazioni sulla prima casa? Risponderemo a qualsiasi dubbio in questo articolo.

Non solo acquisto e costruzione, chi dispone di un’unica casa può contrare sul pagamento della tasi agevolata oltre all’esenzione dell’IMU. Tutte le informazioni: agevolazioni prima casa.

Agevolazione acquisto prima casa, requisiti

Per poter usufruire delle agevolazioni fiscali, l’immobile non potrà essere ceduto prima dei 5 anni dall’acquisto. In caso di vendita dell’immobile entro i 5 anni, è possibile beneficiare lo stesso delle agevolazioni fiscali, solo se si acquista un altro immobile da adibire a prima casa entro un anno dalla cessione dell’immobile acquistato. In caso contrario vi è la decadenza dell’agevolazione prima casa.

Quali sono le agevolazioni fiscali?
Cosa cambia tra l’acquisto e la costruzione

L’acquisto della prima casa prevede alcune agevolazioni fiscali messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate che cambiano in base al tipo di acquisto, in pratica dipende se la casa viene acquistata da privato o da costruttore. Ecco cosa cambia: In caso di acquisto di immobile da privato, l’imposta di registro è pari al 2% e le imposte catastali sono fisse nella misura di 50 Euro; In caso di acquisto da titolare di partita Iva (costruttore), l’Iva è pari al 4% e le imposte catastali sono fisse nella misura di 200 Euro.

Prima casa, come usufruire delle agevolazioni

Per poter usufruire delle agevolazioni fiscali sulla prima casa, l’immobile deve essere ubicato nel territorio del Comune di residenza dell’acquirente e non dovrà essere proprietario di altro immobile adibito ad abitazione, neppure in comunione con il coniuge. Diversamente, devono sussistere le seguenti condizioni:

  • l’acquirente dovrà fare cambio di residenza entro 18 mesi dall’acquisto dell’immobile: il cambio di residenza si considera avvenuto nella data in cui l’interessato rende al comune la dichiarazione di trasferimento
  • l’acquirente dovrà svolgere la propria attività nel comune dove è ubicato l’immobile
  • in caso di trasferimento all’estero per ragioni di lavoro, la casa dovrà essere ubicata nel territorio del comune in cui ha sede l’attività da cui dipende l’acquirente
  • l’immobile non deve essere di lusso, cioè non deve essere accatastato nelle categorie A/1, A/8 e A/9 (anche ai fini IVA).

Anche le pertinenze della prima casa (box, cantine, tettoie, posto auto) fruiscono delle stesse agevolazioni fiscali.

Prima casa e decadenza: 
quando si perdono le agevolazioni

Si parla di decadenza delle agevolazioni sull’acquisto della prima casa quando:

  • In caso di falsa dichiarazione sulla sussistenza dei requisiti “prima casa”
  • Se il trasferimento di residenza non avviene o avviene in ritardo
  • Se l’abitazione è venduta o donata prima che siano trascorsi cinque anni dalla data di acquisto.
  • Non si perdono le agevolazioni se entro un anno l’immobile verrà adibito ad abitazione principale.

In caso di decadenza, l’Agenzia delle Entrate avrà l’onere di recuperare le imposte di registro, ipotecaria e catastale “nella misura ordinaria” con erogazione di una sanzione pari al 30% delle stesse.

Finanziamento per acquisto prima casa

Agevolazioni per giovani coppie e nuclei familiari 

Esistono dei fondi agevolati per chi intende accendere un finanziamento per l’acquisto della prima casa. Tali finanziamenti sono erogati mediante il provvedimento statale del Fondo Prima casaSi tratta di un’agevolazione sull’acquisto della prima casa rivolta ai giovani under 35, alle giovani coppie, ai nuclei familiari con figli e ai contribuenti in difficoltà. La richiesta di finanziamento non può superare i 200.000 euro. Il Fondo Prima casa è attivo per tutto il 2016 ma ancora non sono state date certezze sulla fruibilità del finanziamento agevolato per il 2017. Per altre agevolazioni sull’acquisto della prima casa vi rimandiamo all’articolo: mutui agevolati under 35.

Contratto di affitto casa vacanza

Contratto di affitto casa vacanza: le regole da rispettare nel contratto di locazione turistica erroneamente definito contratto d’affitto a breve termine.

Contratto d’affitto casa vacanza: cosa dice la legge

A oggi non esiste nulla legge specifica a regolamentare gli affitti temporanei gestiti dai siti web. In generale, il contratto di locazione turistica è regolamentato dal comma 2, lettera C della legge n. 431 del 9 dicembre 1998. La legge “Disciplina delle locazioni e del rilascio degli immobili adibiti a uso abitativo”. Altro riferimento normativo è del Codice del Turismo, con l’allegato D.Lgs 79/2011, “Locazione a uso abitativo per finalità turistiche”.

Il codice del Turismo, all’articolo 53, spiega come gli alloggi locali esclusivamente per finalità turistiche, in qualsiasi luogo ubicati, sono regolati dalle disposizioni del Codice civile in tema di locazione”. Così il Codice del Turismo fa riferimento alle tipologie contrattuali previste dall’articolo 1571, in particolare al contratto di locazione a uso abitativo per finalità turistiche, lo stesso che si applica per gli affitti temporanei.

Contratto di locazione turistica: quando va registrato all’Agenzia delle Entrate

Sono pochi a stipulare il giusto contratto d’affitto quando si parla di una casa vacanza. Il giusto modello sa seguire è il contratto di locazione turistica che va redatto in forma scritta e va registrato all’Agenzia delle Entrate solo quando il periodo d’affitto è superiore ai 20 giorni. Terminato il periodo di locazione, il proprietario o l’inquilino che subaffitta, è tenuto a consegnare una ricevuta che attesti l’avvenuto pagamento.

La ricevuta dovrà essere comprensiva di marca da bollo da 2 euro ma solo se l’importo incassato è superiore ai 77,47 euro. Il pagamento della tassa di soggiorno dipende strettamente dalle normative locali. E’ buona regola comunicare, entro 48 ore dalla consegna dell’immobile, i nominativi degli ospiti alle autorità di pubblica sicurezza.

I nominativi degli ospiti vanno comunicati anche se il soggiorno è di solo un paio di notti. La comunicazione dei dati degli ospiti può avvenire per via telematica.

Contratto d’affitto casa vacanza a breve o a lungo termine

Oltre al contratto di locazione turistica (disciplinato dall’articolo 1571 del Codice Civile, contratto di locazione a uso abitativo per finalità turistiche), esistono altri due modelli specifici per le locazioni turistiche redatti dalla Confedilizia.

Il primo modello fa riferimento alle case vacanze date in affitto per lunghi periodi e chiamato appunto “Contratto d’affitto casa vacanza”. Il secondo modello fa riferimento a soggiorni più brevi ed è denominato “contratto d’affitto week end”. Nel primo modello vanno riportati diversi dati, quali:

  • durata della locazione
  • termini di disdetta del contratto
  • entità del canone
  • costo delle spese accessorie
  • eventuale importo versato per la cauzione

Il secondo modello è dedicato ai soggiorni più brevi ed è quello che si addice di più al turismo social. Nei termini del contratto possono rientrare tutte le specifiche extra che riguardano la pattuizione forfettaria dei consumi (luce, gas, acqua…). In entrambi i modelli d’affitto casa vacanza è obbligatorio apportare una marca da bollo da 10,33 euro, onere a carico delle parti. Chi fitta la casa vacanza ha l’obbligo di osservare il regolamento del condominio o della zona residenziale in cui ha sede la casa vacanza. L’ospite è inoltre responsabile di eventuali danni.

Contratto casa vacanza e dichiarazione fiscale

Chi fitta una casa vacanza, che cosa e come deve dichiarare l’entrata al fisco? Chiariamo subito che ci affitta case vacanze per periodi brevi e saltuario utilizzando il contratto di locazione turistica non è tenuto ad aprire la partita Iva.

Se l’attività è abituale, al contrario, sarà necessario regolarizzare la propria posizione fiscale iscrivendosi alla Camera di Commercio e inviando la comunicazione “Scia” al Comune di Riferimento.

Se il locatore è un lavoratore dipendete lavoratore autonomo, dovrà dichiarare al Fisco i proventi dell’attività. Gli introiti vanno inseriti alla voce “redditi fondiari” della dichiarazione dei redditi solo se il locatore e il proprietario dell’immobile coincidono.

Quando il locatore è l’inquilino e la casa vacanza è data in subaffitto, bisognerà inserire i redditi alla voce “Redditi diversi” al momento della dichiarazione. In alternativa alla tassazione Irpef (con la quale è possibile ottenere una deduzione forfettaria del 5%) è possibile scegliere la cedolare secca ma in questo caso il reddito dell’attività sarà assoggettato a un’aliquota del 21%. Per tutte le informazioni: cedolare secca sugli affitti.

Scadenze fiscali: quando si pagano le tasse

Calendario scadenze fiscali: un utile promemoria da tenere a mente per il versamento di imposte come IMU, TARI, IRPEF. Info sul termine ultimo per presentare modello 730 e modello Unico. Scopriamo in questo articolo quali sono le prossime scadenze fiscali.

In questa pagina abbiamo selezionato le scadenze fiscali più importanti, un promemoria da consultare per evitare di pagare multe o sanzioni per mancati pagamenti o ritardi con le tasse.

Dichiarazione dei redditi: scadenze fiscali

Esistono due modalità per presentare la dichiarazione dei redditi, tramite:

  • Modello 730.
  • Modello Unico.

Modello 730: entro quando va presentato

Con il modello 730 il cittadino, può farsi scalare, direttamente dalla busta paga (o dalla pensione) gli importi dovuti. In caso di rimborsi questi potranno essere versati direttamente sullo stipendio. Scadenza 730 Il modello 730 precompilato o standard deve essere presentato entro il 7 luglio (sia nel momento in cui ci si rivolge ad una figura intermediaria sia se viene presentato direttamente dal contribuente). In caso di errore nella compilazione del modello 730 (o semplicemente se vi sono informazioni aggiuntive non ancora inserite) questi può essere rettificato attraverso un 730 integrativo. Quando il cittadino ha omesso degli oneri (deducibili o detraibili) il termine ultimo per consegnare il 730 integrativo è entro il 25 ottobre.

Modello Unico: termine di scadenza per presentarlo

Il Modello Unico persone fisiche è un modello unificato grazie al quale il contribuente può presentare una o più dichiarazioni fiscali. Il modello unico deve essere presentato dai cittadini che presentano (oltre alla dichiarazione dei redditi), anche la dichiarazione IVA. Scadenza Modello Unico Il Modello Unico persone fisiche nella versione cartacea, può essere presentato entro il 30 giugno. La versione online del modello invece deve essere presentata entro e non oltre il 30 settembre.

IRPEF: scadenze fiscali 

L’ IRPEF rappresenta l’imposta sul reddito delle persone fisiche. In base all’entità dell’imposta è possibile pagare in un’unica soluzione o in due rate.

  • Se l’importo dell’IRPEF è inferiore o uguale a 257,52 euro è possibile versare l’imposta in un’unica soluzione. In questo caso la tassa va pagata entro il 30 novembre.
  • Se l’imposta dovuta supera i 257,52 euro, l’IRPEF può essere pagata in due rate. La prima rata va versata entro giugno (o luglio con una maggiorazione dello 0,40%) la seconda parte dell’imposta va invece pagata entro il 30 novembre.

Scadenze fiscali IMU, TASI E TARI: cosa è cambiato

Come saprete, già a partire dal 1° gennaio 2016 la IMU e TASI vengono abolite per le cosiddette prime case, ovvero per l’abitazione principale. Vi sono tuttavia alcune categorie di cittadini che devono ancora pagare queste imposte, per un approfondimento vi invitiamo a leggere il nostro articolo: “Agevolazioni prima casa” e Tasi, quando si paga. Scopriamo quali sono le altre scadenze da ricordare su quando pagare le tasse.

IMU entro quando va pagata

L’ IMU (imposta municipale unica) sostituì Irpef e Ici ed era pagata dai proprietari di immobili o titolari di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi e superficie. Oltre che per le seconde case, anche i cittadini in possesso di abitazioni principali appartenenti a determinate categorie catastali (considerate di lusso) devono versare  l’IMU (entro specifici termini stabiliti dalla legge). La prima rata dell’IMU va versata entro il 16 giugno mentre il conguaglio entro il 16 dicembre.

TASI: scadenze

La TASI è l’imposta che riguarda i servizi comunali che si rivolgono alla collettività (come l’illuminazione o la manutenzione stradale). Così come l’IMU, anche la TASI è stata abolita per le prime case e va versata solo per il possesso di immobili appartenenti a categorie catastali di lusso (A/1, A/8, A9). Il termine ultimo entro il quale è possibile versare la TASI è lo stesso previsto per l’imo (dunque la prima rata entro il 16 giugno e la seconda entro il 16 dicembre).

TARI: termine ultimo per il pagamento

La TARI è la tassa sui rifiuti (ed ha sostituito TIA, TARAU e TARES a partire da gennaio 2014). Anche quest’imposta è soggetta a specifiche scadenze che però sono regolamentate da norme comunali (ciò significa che ogni comune ha previsto un termine ultimo per poter pagare la TARI). Per sapere con precisione entro quando va pagata la TARI vi consigliamo pertanto di consultare il portale del vostro comune di residenza o di richiedere info agli uffici municipali preposti.

Scadenze fiscali: regime di cedolare secca

La cedolare secca sugli affitti è un regime facoltativo, che sostituisce l’Irpef e le addizionali. Ciò significa che  permettere di pagare un’imposta sostituiva che va a rimpiazzare una serie di tasse da pagare sull’immobile concesso in affitto. Ecco, quali sono le imposte sostituite dalla cedolare secca:

  • IRPEF (comprese le relative addizionali);
  • Imposta di registro del contratto di locazione;
  • Imposta bollo.

Entro quando va pagata la cedolare secca sugli affitti?

L’imposta sostitutiva della cedolare secca sugli affitti deve essere pagata entro gli stessi termini previsti per il pagamento dell’IRPEF.

  • Se l’importo dovuto è inferiore a 257,52 euro, la cedolare secca può essere pagata in un’unica soluzione da versare entro il 30 novembre.
  • Se l’entità dell’imposta è superiore a 257,52 euro l’imposta può essere pagata in due rate. Entro il 16 giugno la prima rata (con maggiorazione dello 0,4% entro il 16 luglio) e la seconda rata entro il 30 novembre.