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Come certificare un’azienda biologica

Come certificare un’azienda biologica: guida all’ iter da seguire ed info su costi e documenti da presentare per ottenere una certificazione biologica europea.

Un’azienda per poter essere riconosciuta ufficialmente come biologica deve ottenere una specifica certificazione che viene rilasciata a seguito di un percorso di verifica articolato. Scopriamo in questo articolo qual è l’iter da seguire per certificare un’azienda biologica.

Come certificare un’azienda biologica: tra legislazione CE e nazionale

Come anticipato, il percorso da seguire per certificare un’azienda biologica risulta alquanto lungo e articolato. Oggigiorno la certificazione bio è diventata un qualcosa di molto ambito ma difficile da ottenere, o meglio ottenibile solo rispettando precise norme e disposizioni dettati dalla legge. Il procedimento è reso ancor più articolato poiché a disciplinare le certificazioni biologiche non è solo la legislazione Italiana ma anche quella Europea che si occupa del rilascio del logo biologico riconosciuto.

Certificazione biologica europea: cosa fare

Per certificare un’azienda biologica è obbligatorio un periodo che potremmo definire di “transizione”. Durante questo lasso di tempo (periodo di conversione), che deve avere una durata non inferiore a 24 mesi, l’azienda può essere sottoposta, in qualsiasi momento, a operazioni di verifica e controllo per certificare l’effettiva sussistenza di un ciclo produttivo bio. Tali verifiche vengono attuate da specifici organismi preposti, i cosiddetti OdC o Organismi di Controllo, autorizzati ad effettuare le dovute verifiche dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali. I controlli possono verificarsi una o più volte l’anno e sono gestiti tramite il PPCA (Piano Preventivo dei Controlli Annuali) redatto dal Responsabile Attività di Controllo.

Certificare bio: come fare

Prima di inviare la domanda per certificare un’azienda biologica è consigliabile richiedere una consulenza per comprendere se l’impresa possiede i requisiti minimi (nei processi di agricoltura, produzione e distribuzione) per entrare a far parte del settore biologico. In questo modo è possibile ottenere il riconoscimento di “Azienda Biologica in Conversione” (che precede la vera e propria certificazione di Azienda Biologica). Il consulto può essere richiesto presso: • Professionisti abilitati (Agronomi o Periti Agrari). • Province. • OdC. • Organizzazioni agricole professionali. • Associazioni di produttori bio.

Certificazione agricoltura biologica: modulo di domanda

Una volta ottenuta la certificazione di Azienda Biologica in Conversione, È possibile compilare il modulo di domanda detto Notifica d’Attività con Metodo Biologico. Il modulo è reperibile presso i seguenti enti e organismi: • Direzione Agricoltura regionale. • Organismi di Controllo. • Associazioni di riferimento del settore Biologico.

Certificazione agricoltura biologica: dove inviare la domanda

Il modulo di domanda va compilato in forma cartacea (in duplice copia) e va inviato tramite raccomandata A/R a: • Uffici regionali del settore Agricoltura, allegando una marca da bollo da 10,33 euro allegando copia del documento d’identità del richiedente. • Organismi di Controllo autorizzato (OdC).

Richiesta Certificazione biologica costi e documenti da presentare

Alla Notifica d’Attività con Metodo Biologico vanno allegati una serie di documenti. Per quanto riguarda la notifica inviata agli uffici regionali competenti, a questi va allegata una marca da bollo da 10,33 euro e una fotocopia di un valido documento d’identità del richiedente. • Alla notifica inviata presso gli OdC invece vanno allegati una serie di documenti, che variano in base al tipo di attività svolta.

Aziende agricole documenti da presentare per richiedere certificazione biologica

  • Planimetria catastale dell’azienda (al max in scala 1:10.000)
  • Planimetria delle strutture che ne fanno parte.
  • Certificati e visure catastali di terreni e fabbricati.
  • Copia dei titoli di possesso o disponibilità di terreni fabbricati.
  • Fotocopia di autorizzazioni sanitarie.
  • Relazione tecnica dell’azienda e certificato di attribuzione P.I.

Certificazione biologica aziende con allevamenti: documenti da presentare 

Vanno allegati tutti i documenti previsti per le aziende agricole. Inoltre vanno presentati:

  • Planimetrie locali di allevamento, mungitura, etc.
  • PGA (piano gestione allevamento).
  • PUDZ (piano gestione deiezioni).

Certificazione bio aziende che si occupano di preparazioni alimentari: allegati

Anche in questo caso i documenti da presentare per richiedere la certificazione biologica sono i medesimi rispetto a quelli già citati. In più vanno aggiunti:

  • Planimetrie di strutture, stabilimenti ed impianti
  • Autorizzazione sanitaria e HACCP.

Come certificare un’azienda biologica: valutazione

Dopo aver consegnato la richiesta di Notifica d’Attività con Metodo Biologico l’azienda sarà sottoposta ad indagini di perlustrazione da parte degli Organismi di Controllo (per un periodo minimo di 2 anni). Durante questi sopralluoghi verrà verificata e valutata l’adeguatezza dei vari settori aziendali, basandosi su quanto indicato dalla legge europea 2092/91. Successivamente l’ OdC rilascia una dichiarazione d’idoneità aziendale alla Regione grazie alla quale sarà possibile iscrivere l’impresa nell’elenco ufficiale regionale, pubblicato sul bollettino regionale una volta l’anno. L’azienda inserita nell’elenco regionale riceverà una serie di documenti che attestano il loro sistema di produzione biologica. Nel dettaglio la documentazione è composta da:

  • Dichiarazione di assoggettamento.
  • Dichiarazione di conformità.
  • Certificazione di lotto prodotto.
  • Autorizzazione alla stampa delle etichette.

Etichetta biologica: a chi spetta

L’etichetta biologica può essere ottenuta solo da coloro che, una volta inoltrata la specifica richiesta per certificare un’azienda biologica, sono stati inseriti nell’elenco regionale delle imprese bio. Per poter utilizzare l’etichetta biologica l’azienda non deve utilizzare OGM (Organismi Geneticamente Modificati) ne prodotti derivati dai medesimi organismi. Bestiame, semi e materiali di moltiplicazione vegetativa dunque devono essere meticolosamente prodotti e allevati utilizzando il metodo biologico. L’unica eccezione per quanto riguarda gli OGM riguarda i farmaci adoperati per la cura e la prevenzione degli animali (medicinali veterinari).

Agevolazioni per lavori usuranti

Agevolazioni per lavori usuranti: cosa sono, a chi spettano, elenco lavori usuranti, modulo di domanda per richiedere la pensione anticipata.

La legge prevede agevolazioni per coloro che svolgono lavori usuranti: scopriamo quali sono i lavori usuranti e come fare per accedere ai benefici.

Quali sono lavori usuranti riconosciuti

Le agevolazioni lavori usuranti sono quelle benefici legati ad attività lavorative per le quali è richiesto un impegno non indifferente, molto intenso sia a livello fisico che psicologico. I cittadini che svolgono i lavori usuranti possono andare in pensione in anticipo (fino a 5 anni prima rispetto agli altri lavoratori).

Non tutti possono sfruttare i benefici lavori usuranti ma è necessario rientrare in determinate categorie, possedere specifici requisiti oggettivi e soggettivi. Scopriamo nel dettagli i requisiti e le professioni per le quali è possibile ottenere le agevolazioni lavori usuranti. Per l’elenco completo dei lavori usaranti potete accedere alla pagina intitolata Pensione anticipata per lavori usuranti.

Agevolazioni lavori usuranti: requisiti soggettivi

I benefici lavori usuranti spettano ai lavoratori:

  • che svolgono mansioni usuranti, (ai sensi dell’art. 2 decreto maggio 199 del Ministro del lavoro e della Previdenza sociale);
  • dipendenti notturni, che raggiungono un determinato numero di ore di permanenza notturna;
  • addetti alla “linea catena” che svolgono attività ripetute costantemente nello stesso ciclo lavorativo di componenti separate rispetto al prodotto finale, co (esclusi gli addetti a lavori collaterali a linee di produzione, manutenzione, al rifornimento di materie e controllo qualità;
  • autisti di mezzi pesanti per il trasporto pubblico di persone.

Benefici lavori usuranti: requisiti oggettivi

Le agevolazioni lavori usuranti spettano inoltre ai lavoratori che:

  • hanno svolto attività usuranti durante un periodo di almeno 7 anni e duranti gli ultimi 10 anni di attività lavorativa;
  • svolto attività usuranti durante un periodo che copre almeno la metà degli anni che compongono la loro intera vita lavorativa.

Agevolazioni lavori usuranti: a chi spettano

Possono ottenere le agevolazioni lavori usuranti coloro che svolgono attività lavorative considerate molto faticose e pesanti.

Elenco lavori usuranti

Eccovi alcuni esempi di lavori usuranti.

  • lavori in cava, gallerie o miniere: attività svolte sottoterra, con carattere di continuità e permanenza;
  • lavori in cassoni ad aria compressa e ad alte temperature (fonderie, refrattaristi etc.);
  • lavoro notturno continuativo;
  • lavori svolti in spazi molto ristretti (condotti, pozzi cunicoli, fognature etc.);
  • lavori svolti in altezza: funi a parete, ponti (a sbalzo, mobili, a sospensione, a castello etc.).

Le ultime notizie: pensione anticipata 2017

L’INPS ha comunicato importanti novità per quanto riguarda l’accesso alle pensioni 2017, anche per il settore dei lavori usuranti. Questa categoria potrebbe godere del beneficio della pensione anticipata anche per il prossimo anno. Con buone probabilità, l’anticipo pensionistico compreso tra i 12 e i 18 mesi mediante abolizione della cosiddetta ‘finestra mobile’.

Agevolazioni lavori usuranti: come funziona il sistema delle quote per andare in pensione.

Con il sistema delle quote, per poter andare in pensione è necessario raggiungere una vera e propria soglia, un numero, dato dalla somma tra contributi e età, o meglio tra età anagrafica del lavoratore ed “età” contributiva maturata. Inoltre vi ricordiamo che la prestazione pensionistica del lavoratore che ha svolto attività usuranti o notturne è legata al meccanismo della finestra mobile. Tale meccanismo anche detto “slittamento della decorrenza” prevede una specie di posticipo variabile tra quando vengono acquisiti i requisiti pensionistici e il momento durante il quale il lavoratore percepisce davvero la pensione. Il periodo dello slittamento della decorrenza varia in base alla tipologia del dipendente impegnato in lavori usuranti:

  • Lavoratori dipendenti 12 mesi;
  • Lavoratori autonomi 18 mesi.

Agevolazioni lavori usuranti e lavori usuranti notturni: scopriamo nel dettaglio quali sono le quote da raggiungere per poter ottenere la pensione

Requisiti pensione lavori usuranti: quote

I lavoratori che, ai sensi del dlgs 67/2011, svolgono un lavoro usurante possono richiedere il trattamento pensionistico quando la quota è pari a 97,6. Per quanto riguarda l’età e i contributi versati questi devono essere rispettivamente:

  •  Età anagrafica di almeno 61 anni e 7 mesi;
  • Età contributiva non inferiore a 35 anni.

Rientrano in questa categoria anche coloro che, pur svolgendo un lavoro notturno, sono riusciti ad accumulare, in un arco di tempo pari ad un anno, almeno 78 notti di attività lavorativa.

Requisiti pensione lavori notturni

Anche in questo caso si utilizza il meccanismo delle quote per stabilire i requisiti per andare in pensione. La quota da raggiungere varia in base ai giorni, o meglio le notti di lavoro svolte nell’arco dell’anno.

Agevolazioni lavori usuranti: lavoratori che hanno accumulato 64 notti di lavoro

Per i lavoratori notturni che hanno svolto un minimo di 64 e un massimo di 71 notti nell’arco di un anno la quota da raggiungere è pari a 99,6. In questo caso è necessario aver compiuto almeno 63 anni e 7 mesi accumulando un minimo di 35 anni di contributi.

Agevolazioni lavori usuranti: lavoratori che hanno accumulato almeno 72 notti di lavoro

Per un lavoro notturno che conta almeno 72 notti l’anno (max 78) la quota minima da raggiungere per ottenere la pensione è pari a 98,6. Il dipendente che in base ai giorni di lavoro rientra in questa categoria deve:

  •  aver compiuto almeno 62 anni e 7 mesi;
  • aver accumulato 35 anni di contributi.

Lavoratori usuranti autonomi

Vi ricordiamo inoltre che per quanto riguarda i lavoratori autonomi, impegnati in attività usuranti, le soglie minime per andare in pensione aumentano di un punto le la quota e e di un punto per l’età anagrafica. Ecco un piccolo esempio: la quota è pari a 98,6 (97,6+1) e l’età minima è di 62 anni e 7 mesi (61,7+1).

Domanda per ottenere i benefici lavori usuranti

I lavoratori che intendono sfruttare le agevolazioni lavori usuranti, e che possiedono i requisiti citati, devono presentare domanda all’INPS. Alla fine di questa pagina potrete scaricare il modulo di domanda per richiedere i benefici lavori usuranti (codice modulo AP45). Tale domanda va consegnata presso gli uffici Inps territoriali entro il termine di scadenza. I lavoratori iscritti alla Gestione dipendenti pubblici possono essere inoltrate solo ed esclusivamente attraverso uno dei canali telematici messi a disposizione dell’INPS. Ovvero:

  • Web: attraverso il sito internet www.inps.it accedendo al proprio account usando il pin personale;
  • Contact Center Integrato: telefonando al numero verde 803.164, gratuitamente da rete fissa, o allo 06.164.164 da cellulare, a pagamento ( il costi variano in base al piano tariffario previsto dall’operatore telefonico);
  • Patronato: nel caso in cui non abbiate ancora attivato il pin per accedere ai servizi online del sito o se comunque volete evitare di fare tutto da soli e preferite affidarvi ad una figura professionale collaudata.

 

Download modulo di domanda agevolazioni Inps lavori usuranti 

Potete scaricare il modulo di richiesta per ottenere le agevolazioni lavori usuranti cliccando al seguente link che vi connetterà direttamente alla pagina contenente il modello del sito ufficiale dell’INPS.

Perizia per danni in casa o appartamento

Perizia per danni in casa o appartamento: a chi va chiesto il risarcimento e come si fanno a quantificare i danni economici. Il ruolo del perito e i costi.

Cos’è una perizia per danni?

La perizia per danni è un documento, redatto da figure professionali esperte e autorizzate, che permette di valutare le entità dei danni subiti a causa di eventi esterni che hanno coinvolto la propria abitazione. In tal modo, se la natura del danno subito lo permette, si potrà procedere (per via amichevole, legale o tramite assicurazione) alla richiesta del risarcimento economico. Per i cittadini che hanno stipulato contratti di assicurazione, la perizia per danni può essere dunque considerata anche come lo strumento che serve ad attivare la polizza assicurativa (attraverso la quale stabilire l’entità e la natura di danni e risarcimenti).

Perizia per danni in casa o appartamento: a cosa serve

La perizia per danni in casa o appartamento serve a stabilire:

  • L’entità e la causa del danno subito ( a cosa è dovuto il danno? Quali sono le conseguenze?).
  • La responsabilità (chi è il responsabile del danno subito? Il proprietario?Il vicino di casa? Altri soggetti esterni?).

Se le indagini confermano che i danni subiti sono coperti dall’assicurazione o che la responsabilità del danno subito è di terzi, allora si potrà procedere con la richiesta di risarcimento (per vie legali o con constatazione amichevole). Affidandovi ad un perito di fiducia questi potrà definire, in collaborazione con il perito della compagnia di assicurazione, il massimo indennizzo possibile.

Perizia semplice e perizia giurata

Esistono due tipi di perizie: quella semplice e quella giurata. La perizia semplice, stilata da un tecnico incaricato, che ha un valore legale e può essere utilizzata:

  • come prova per il risarcimento economico per danno, documentando l’effettivo stato dell’immobile;  
  • Per ottenere un risarcimento in caso di danni subiti a causa di errori effettuati durante gli interventi di costruzione o ristrutturazione dell’immobile.

La perizia giurata è usata fondamentalmente nelle cause civili. Questa è redatta da 3 figure distinte (consulente tecnico ti parte, consulente tecnico d’ufficio, e tecnico nominato dal giudice).

Quando richiedere la perizia per danni in casa o appartamento

La perizia per danni in casa o appartamento occorre nel momento in cui si è vittima di: 

  •  Negligenza o atteggiamenti colposi.
  • Errori di progettazione o costruzione dell’immobile.

La perizia per danni può essere richiesta per verificare quelli che sono i danni dell’abitazione causati da:

  •  Allagamenti.
  • Condensa e/o infiltrazioni d’acqua (soffitti pavimenti o pareti dell’abitazione).
  • Incendio.

Perizia per danni in casa o appartamento: a chi richiederla e come ottenere il risarcimento massimo

Per effettuare una perizia per danni in casa o appartamento è possibile rivolgersi:

  • Alla compagnia assicurativa (nel momento in cui è stata stipulata una polizza assicurativa).
  • A un perito privato di fiducia (anche senza assicurazione, per avere un documento ufficiale che riporti le cause dei danni subiti e una loro stima a livello economico).

Vi ricordiamo che anche se siete assicurati, potete comunque rivolgervi a figure professionali che si occupano di consulenza peritale di parte (capita molto spesso infatti che i periti delle assicurazioni tendano a mi minimizzare l’entità dei danni con una conseguente sottostima del risarcimento). Perizia per danni abitazione: chi può richiederla La perizia per danni in casa o appartamento può essere richiesta (nel momento in cui si subiscono danni economici): –

  • da coloro che hanno stipulato un contratto con una società d’assicurazione (se i danni sono coperti dall’assicurazione)
  • da coloro che vivono in condominio o che comunque risultano locatari di un immobile (se i danni sono causati da terzi).

Perizia per danni da condensa

I problemi di condensa spesso vengono sottovalutati. In realtà la presenza di stadi di condensazione aumenta il rischio di proliferazione di muffe che hanno effetti devastanti sull’organismo, in particolar modo sull’apparato respiratorio

Le spore delle muffe infatti aumentano soprattutto in ambienti umidi recando numerosi danni alla salute. Proprio per risolvere il problema della condensa è necessario che il perito indaghi sulle possibili cause del problema in modo da stabilire il soggetto responsabile, indicare un eventuale risarcimento ed individuare una soluzione efficace una volta per tutte.

Per avere un quadro più completo vi forniamo una piccola descrizione sui vari tipi di condensa. Generalmente i problemi di condensa possono essere di due tipi: condensa interstiziale e condensa superficiale.

La condensa interstiziale si presenta soprattutto durante l’inverno con effetti negativi che possono degradare i rivestimenti. Questo tipo di condensa è causato da un flusso di vapore che attraversa la stratigrafia della struttura e che si blocca, depositandosi (condensandosi formando uno patina d’acqua) tra uno strato e l’altro. La condensa superficiale nasce nel momento in cui (su uno o più punti specifici dell’involucro edilizio) si va a creare una temperatura più bassa rispetto alle zone circostanti. Praticamente la condensa superficiale si forma quando il vapore presente in una stanza, venendo a contatto con una parete fredda, subisce un processo di trasformazione nello stato liquido.

Perizia danni da infiltrazioni acqua

Le infiltrazioni d’acqua sono tra le problematiche più diffuse sia nelle parti comuni, sia nelle singole unità immobiliari dei condomini. Il problema principale quando si parla di infiltrazioni d’acqua è: Quali sono le cause dell’infiltrazione? Di chi è la colpa? Dunque, in base all’ articolo 2051 “danni da cose in custodia” del Codice Civile la regola generale è la seguente: il responsabile del danneggiamento è il proprietario della cosa che genera il danno stesso. 

Per esempio: se io sono il proprietario del tubo che causa l’infiltrazione al mio dirimpettaio sarò io il responsabile del danno. È una forma di responsabilità detta nel linguaggio tecnico “responsabilità oggettiva”.

Perizie per danni da allagamento

Un’ infiltrazione, se non trattata nei tempi giusti può trasformarsi in un vero e proprio allagamento, recando danni alla struttura e ai beni mobili presenti. Un allagamento può essere causato da problemi nelle tubature idriche (pompe, condotte, fogne ostruite) o anche dal malfunzionamento di elettrodomestici (come lavatrici o lavastoviglie).

Anche i danni per allagamento possono essere oggetto di una perizia nel momento in cui questa è legata ad avvenimenti esterni (del vicinato o generati a causa della negligenza del proprietario di casa o di operai che hanno effettuato interventi di manutenzione o ristrutturazione)  avvenimenti che coinvolgono la propria abitazione. Anche in questo caso, se non si è coperti da assicurazione, sarà opportuno rivolgersi ad un perito, privatamente. Se si è coperti da assicurazione è necessario verificare i termini del contratto in modo da comprendere se sono coperti dalla polizza anche i danni da allagamento. Che siate assicurati o meno, la perizia per danni da allagamento sarà utile per comprendere l’entità del danno subito e dunque l’eventuale risarcimento spettante.

Perizia per danni da incendio

Stabilire la causa di un incendio non è sempre così semplice, può dipendere da: – Un fatto accidentale (come un corto circuito). – Un fatto doloso di ignoti. – Un fatto colposo. In base alle clausole dell’assicurazione è possibile assicurare non solo l’immobile in se ma anche i beni mobili in esso contenuti. Per la gestione del danno è importantissimo contattare l’assicurazione (e-o il perito di fiducia) in maniera tempestiva, subito dopo che si è verificato l’incendio. In questo modo la compagnia assicuratrice potrà intervenire e provvedere:

  •  Al salvataggio dei beni recuperabili, che quindi risultano danneggiati in misura parziale.
  •  Al recupero delle prove che potrebbero aver causato l’incendio;
  •  Alla stima dei danni ricevuti.
  • A comunicare alle Autorità i dettagli del sinistro;
  • A coordinare tutte le operazioni preliminari per la bonifica, la demolizione dell’immobile e lo smaltimento dei rifiuti.

Perizia danni lavori edili

Quando s’intraprendono lavori di costruzione o ristrutturazione edilizia è facile incorrere in diverse problematiche. Un lavoro edile svolto male infatti può recare danni praticamente a tutta la struttura: infiltrazioni a causa dell’impianto idrico, incendi a causa dell’impianto elettrico, e così via. Per contestare lavori edili svolti male è opportuno procurarsi una perizia danni. Proprio per questo ci si può rivolgere a figure professionali che si occupano di perizie tecniche per i lavori edili.

L’esperto in questione verificherà l’eventuale negligenza da parte del responsabile dei lavori svolti produrrà un documento, la perizia, contenente le prove che attestano i danni subiti. Con il documento redatto sarà possibile rivolgersi ad un legale o direttamente all’azienda che ha fornito il servizio in modo da richiedere un eventuale risarcimento o un rifacimento dell’intervento stesso.  

Recupero dei punti patente, le istruzioni

Recupero punti patente: tutte le istruzioni e i consigli per riacquistare i punti della patente persi a causa di passate infrazioni.

Recupero punti patente

Come recuperare i punti della patente di guida?

Se il titolare della patente, dopo aver commesso l’inflazione che ha provocato la decurtazione punti, non commette altre violazioni del codice della strada per un periodo di almeno 2 anni, i punti saranno in automatico reintegrati completamente. 

Quando le inflazioni sono tante o comunque si necessita di un immediato recupero dei punti patente è possibile partecipare a corsi appositi, istituiti presso enti certificati (come le autoscuole). Per le patenti A e B possono essere recuperati fino a 6 punti. I titolari di patenti di tipo C, D o di un certificato di guida professionale possono invece recuperare fino a 9 punti. I corsi prevedono un certo numero di ore per argomento.

Corsi recupero punti patente: come sono strutturati

Recupero punti patente , quante ore di corso? 1 ora dedicata a:

  • segnaletica stradale
  • approfondimenti relativi alla responsabilità civile, penale e all’omissione di soccorso
  • norme correlate alle sanzioni
  • elementi di sicurezza stradale.

2 ore di corso dedicate a: 

  • possibile cause di incidenti stradali
  • condizione psico-fisica degli automobilisti che hanno assunto droga o alcol.

4 ore di approfondimento dedicate alle “Norme di comportamento da assumere durante la guida”.

Recupero punti patente: come iscriversi ai corsi e costi

Per partecipare ai corsi per il recupero dei punti patente basta stampare il saldo punti patente (reperibile online o tramite uno sportello della Motorizzazione Civile). Una volta ottenuto il documento bisognerà consegnarlo all’autoscuola o altro ente autorizzato.

Costi da sostenere per il recupero dei punti patente

Il costo per partecipare ai corsi per il recupero dei punti della patente oscilla trai 180 ed i 200 euro quando si tratta di riacquistare punti per le patenti A e B. Il prezzo sale tra i 250 ed i 290 euro per le patenti C, D e Certificati di guida professionale. I corsi non prevedono verifiche o esami ma è obbligatoria la frequenza.

Come verificare il saldo dei punti patente

Per verificare il saldo dei punti patente esistono varie modalità. Verificare punti patente online Il titolare della patente non dovrà far altro che registrarsi al Portaledellautomobilitsta.it (cliccando al seguente link) inserire i propri dati come:

  • Nome e cognome.
  • Codice fiscale.
  • Indirizzo di residenza
  • Tipo e numero di patente.

Una volta effettuata l’iscrizione è possibile procedere con la verifica dei punti sulla propria patente di guida.

Verificare punti patente senza registrazione

È possibile scoprire qual è il saldo punti della patente anche telefonando al numero a pagamento 848.782.782. In questo caso non ne necessario effettuare nessuna registrazione.

Saldo punti patente online: novità 

iPatente: l’app per verificare i punti della patente

Il Dipartimento dei trasporti ha messo a disposizione dei cittadini, un servizio totalmente gratuito che permette a tutti di consultare i dati relativi alla propria patente ed ai propri veicoli. Stiamo parlando un’applicazione per cellulare chiamata iPatente, disponibile sia nella versione per Android che per Apple, attraverso la quale verificare direttamente dal proprio smartphone il saldo punti patente e non solo. Scaricando l’applicazione iPatente sarà possibile anche:

– Verificare copertura assicurativa responsabilità civile verso terzi.
– Verificare la categoria Euro di veicoli e motoveicoli.
– Individuare centri di revisioni più vicini.
– Ricercare gli uffici della Motorizzazione civile.
– Fornire dati di sintesi dei veicoli.
– Verificare lo stato di avanzamento delle pratiche (rinnovo patente, richiesta di duplicato furto o smarrimento patente o della carta di circolazione.

Come scaricare l’APP per verificare il saldo punti

iPatente è l’applicazione già presente sugli market shop del vostro telefono (App Store o Market Place), vi basterà solo scaricarla, è gratuita e semplicissima da utilizzare, necessita però di registrazione al sito del Portale dell’Automobilista e per le istruzioni vi rimandiamo al paragrafo precedente.

Permessi per ristrutturare casa

Permessi per ristrutturare casa: documenti da presentare per la ristrutturazione del bagno o di altri ambienti domestici. Differenza tra SCIA, DIA e CIL.

Ristrutturare casa senza permessi

Alcuni lavori possono essere avviati senza la necessità di alcuna segnalazione. Si tratta di lavori di manutenzione ordinaria così come definiti dall’Articolo 31 della legge 457/1978. La normativa fa riferimento alle «opere di riparazione, rinnovamento e sostituzione delle finiture degli edifici e quelle necessarie ad integrare o mantenere in efficienza gli impianti tecnologici esistenti».

In altre parole, per tutti i lavori di ristrutturazione “leggera” come sostituzione dei pavimenti, tinteggiatura, rifacimento dell’impianto elettrico, rifacimento delle tubature, installazione della caldaia.. non è necessario alcun permesso dal Comune di residenza.

Quando la ristrutturazione prevede l’abbattimento di una parete, la sostituzione di vani porte o l’apertura di una nuova finestra, bisognerà consultare il regolamento del Comune di residenza. In alcuni casi, interventi di questo genere richiedono la cosiddetta SCIA.

SCIA sta per: segnalazione certificata di inizio attività

Permessi per ristrutturare casa:
quando serve la SCIA

La segnalazione certificata di inizio attività (SCIA) è stata introdotta con la legge 122/2010 e va eseguita in riferimento ai lavori di ristrutturazione segnalati dalla legge 457/1978, vale a dire:

  • In caso di restauro e risanamento conservativo
    «interventi rivolti a conservare l’organismo edilizio e ad assicurarne la funzionalità mediante un insieme sistematico di opere che, nel rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell’organismo stesso, ne consentano destinazioni d’uso con essi compatibili». Comprendono «il consolidamento, il ripristino e il rinnovo degli elementi costitutivi dell’edificio, l’inserimento degli elementi accessori e degli impianti richiesti dalle esigenze dell’uso, l’eliminazione degli elementi estranei all’organismo edilizio»
  • Ristrutturazione edilizia
    «rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente». Prima vi abbiamo citato l’esempio di aprire nuove finestre, abbattere pareti o organizzare in modo diverse le aperture delle porte.
  • Varianti a permessi di costruire
    La Scia può essere usata in sostituzione alla DIA o altri permessi per costruire ma solo se l’intervento non incide sui parametri urbanistici e sulle volumetria, non modificano destinazione d’uso e categoria edilizia, non alterano la sagoma e non violano le leggi locali sui permessi di costruire.

Nota bene! Se i lavori di ristrutturazione prevedono l’aumento di volumetria o abbattimento di pareti esterne, si deve chiedere una concessione edilizia. La Scia basta anche nel caso in cui si debbano montare tettoie aperte o realizzare piccoli locali per attrezzi. Utile anche per l’installazione di pannelli solari o fotovoltaici. Se la ristrutturazione sconvolge la planimetria della casa, la Scia o la Comunicazione di Inizio lavori (CIL) non basta più e bisogna presentare la DIA.

Permessi per ristrutturare casa:
quando serve la DIA

DIA, sta per: denuncia di inizio attività.

Prevede un’attesa relativa di 30 giorni; parliamo di attesa relativa perché non manca un cavillo normativo strutturato dai professionisti per presentare la DIA e iniziare i lavori nel medesimo giorno. Si tratta dell’articolo 26 della legge 47 del 1995. L’articolo 10 del Testo Unico per l’Edilizia prevede la presentazione della DIA in caso dei seguenti interventi:

  • nuova costruzione
  • Ristrutturazione urbanistica
  • Ristrutturazione edilizia che apporta modifiche consistenti all’edificio. Vale a dire:
    -modifiche della volumetria
    -modifiche della sagoma
    -modifiche dei prospetti o delle superfici
    -variazioni della destinazione d’uso

La DIA è utile in caso di nuova costruzione. In questo contesto potrebbe interessarvi l’articolo: Permesso di costruire, iter da seguire.

Permessi per ristrutturazione:
documenti da presentare

Ogni comune richiede di allegare alla domanda di permesso per ristrutturare casa, diversi documenti. In ogni caso è necessaria una copia o la ricevuta di attestazione del pagamento dei diritti esclusivi di segreteria da pagarsi presso lo sportello della tesoreria. Gli importi variano in base al comune di residenza e in base alle opere edilizie da portare a termine. Per la SCIA, la DIA o la CIL (Comunicazione di inizio lavori), bisognerà rivolgersi a un tecnico abilitato (architetto, ingegnere o geometra competente) che provveda a firmare i progetti e a completare la documentazione necessaria per il nulla osta della pratica.

CIL, Comunicazione di inizio lavori

La Comunicazione di inizio lavori (CIL o CILA) è molto più semplice della SCIA e può essere presentata in caso di interventi di ristrutturazione come: installazione di pannelli fotovoltaici, termici senza serbatoio di accumulo esterno, realizzazione di pavimentazione e finiture degli spazi esterni.

Leasing immobiliare, tutte le info

Leasing immobiliare: cos’è e a chi spetta questo prestito agevolato per l’acquisto della prima casa. A chi richiederlo e quali sono i vantaggi rispetto a un mutuo.

Così come è bene valutare un preventivo per il mutuo, è opportuno considerare le possibilità concesse con il leasing immobiliare.

Cos’è il leasing immobiliare?

Il leasing immobiliare, anche detto contratto di locazione finanziaria, è un particolare tipo di prestito agevolato, finora concesso solo alle aziende, dallo scorso anno attivo anche per privati cittadini.

Leasing immobiliare definizione

Il leasing immobiliare non è altro che un tipo di contratto attraverso il quale un’azienda, detta locatrice, (generalmente una banca o altro intermediario finanziario) riconosce ad un’impresa locataria (dal 2016 anche i privati cittadini) l’affitto di beni immobili. Il soggetto locatario è tenuto a pagare un indennizzo mensile per il servizio ottenuto. Ma non è tutto. Al termine del contratto di leasing immobiliare potrà decidere se acquistare il bene pagando un riscatto finale. A differenza del mutuo, il leasing immobiliare prevede durate di restituzione minime, e consente tassi più flessibili e agevolati.

Leasing immobiliare privati: chi spetta

Come già vi abbiamo anticipato, grazie alla Legge di Stabilità  è stata estesa la possibilità di stipulare contratti di locazione finanziaria anche ai privati cittadini. Il leasing immobiliare privati può essere considerato come una valida, e utilissima alternativa al mutuo.

Leasing immobiliare prima casa

I cittadini che intendono acquistare la prima casa ma non hanno la liquidità necessaria per acquistarla né i requisiti per richiedere un mutuo, potranno dal 2016 accedere al leasing immobiliare.

Come funziona il leasing immobiliare

Una volta stipulato il contratto di locazione finanziaria, su richiesta del contribuente, l’Istituto Bancario (o altro tipo d’intermediario finanziario) acquista, o fa costruire, un immobile. Il richiedente, pagando un corrispettivo al soggetto intermediario, avrà a disposizione la casa per un determinato periodo di tempo, come se si trattasse di un affitto. Con la differenza che allo scadere del contratto di leasing immobiliare, il contribuente potrà decidere di acquistare il bene immobile. Dunque, nel momento in cui termina il contratto di leasing, il cittadino ha varie opzioni, egli può scegliere:

  • di rinnovare ulteriormente il contratto di leasing immobiliare, adottando le stesse condizioni economiche o anche cambiandole in base a nuove esigenze;
  • di acquistare l’immobile, versando la quota di riscatto ovvero il valore residuo del bene, esclusi ovviamente i canoni già versati, il cui importo è stato stabilito al momento della stipulazione del contratto di leasing immobiliare;
  • di porre fine al contratto, abbandonando l’immobile che resterà di proprietà dell’intermediario finanziario (società di leasing o banca ).

Calcolo leasing immobiliare: canoni periodici a misura del cittadino

Per stabilire il calcolo del canone del leasing immobiliare è necessario prendere in considerazione una serie di elementi come:

  • prezzo dell’immobile (compresi gli interessi ad esso correlati);
  •  durata del contratto di leasing;
  • percentuale di profitto della società intermediaria;
  • importo del prezzo del riscatto (per l’acquisto dell’immobile);
  • caratteristiche dell’immobile ( come vita economica ipotizzata, livello di rischio a carico dell’Istituto che concede il leasing,etc.).

Leasing agevolato acquisto prima casa: vantaggi

Perché il leasing immobiliare è più vantaggioso di un mutuo? Diversi sono i vantaggi del leasing immobiliare rispetto ad un tradizionale mutuo. Vediamo insieme nel dettaglio quali sono.

Leasing prima casa: flessibilità

La flessibilità è sicuramente una delle caratteristiche più apprezzate del leasing immobiliare. Il contratto di locazione finanziaria infatti permette di modificare sia l’importo del canone periodico sia quello (eventuale) del riscatto finale.

Leasing agevolato: prestiti sia per acquistare l’immobile che per arredarlo

Con il leasing immobiliare è possibile accedere a prestiti che coprono il 100% del valore totale dell’immobile, incluse ulteriori eventuali spese (come per l’arredamento). I finanziamenti ottenuti tramite mutuo invece possono coprire, come tetto massimo, l’80% del valore del bene immobile ed in più è necessario stipulare polizze assicurative che la banca utilizza come garanzie.

Spese iniziali ridotte con il leasing agevolato

Le spese accessorie (come costi notarli) con il leasing immobiliare risultano molto inferiori rispetto a quelli previsti con i mutui poiché non è prevista l’ipoteca. Inoltre anche l’IVA è applicata solo agli indennizzi periodici (le rate) e non sull’eventuale importo di riscatto. In tal modo le spese iniziali si riducono drasticamente (mentre nei mutui vanno pagati immediatamente sul prezzo d’acquisto).

Leasing immobiliare: acquistare l’immobile a prezzi scontati

Come accennato in precedenza, allo scadere del contratto di leasing il richiedente può decidere di acquistare l’immobile. Il costo che dovrà sostenere per l’acquisto della casa risulterà decisamente inferiore rispetto al suo valore di mercato. Il prezzo dell’immobile acquistato tramite contratto di locazione finanziaria è scontato  poiché l’importo del riscatto è stato calcolato in primis molti anni prima e prendendo in considerazione gli importi già versati attraverso le rate mensili.

Leasing immobiliare, deducibilità

Come funziona la deducibilità dei canoni del leasing immobiliare. Durata, scadenze e vincoli da rispettare. Detrazioni delle spese legate al leasing immobiliare, registro di imposta e agevolazioni per i giovani under 35.

Per tutte le informazioni e sui requisiti d’accesso al leasing immobiliare vi rimandiamo alla pagina dedicata: leasing immobiliare, tutte le info.

Leasing immobiliare deducibilità

Un ulteriore vantaggio nella stipulazione di contratti di leasing immobiliare è rappresentato dalla sua deducibilità. Nella dichiarazione dei redditi infatti, la rendita dell’abitazione non dev’essere riportata. Il valore dell’immobile “non fa reddito”, non rientra tra i valori che formano reddito imponibile, poiché, pur potendolo acquistare in futuro, di fatto, nel presente, non si è ancora proprietari. L’immobile dovrà essere riportato nella dichiarazione dei redditi solo nel momento in cui si procederà con il pagamento del riscatto, acquistando realmente l’immobile.

Leasing immobiliare: detrazioni fiscali per i giovani under 35 anni

Per i giovani con un età inferiore ai 35 anni, la Legge di Stabilità 2016 ha previsto interessanti sconti fiscali. L’aliquota della detrazione è pari al 19% ed il reddito del giovane richiedente deve essere inferiore a 55 mila euro. Il tetto massimo di spesa detraibile è pari a 8.000 euro di importo annui. Anche sulla maxirata finale, da versare per acquistare l’immobile, è prevista inoltre una detrazione pari al 19%. La detrazione in questo caso non può superare i 20.000 euro.

Detrazioni leasing immobiliare imposta di registro  (per gli immobili “non di lusso”)

Un’ulteriore pregio dei contratti di leasing immobiliare, per gli immobili appartenenti alle categorie catastali “non di lusso”, è costituito da agevolazioni sull’imposta di registro pari all’1,5%. Coloro che vogliono usufruire dello sconto sull’imposta di registro devono richiedere il leasing immobiliare per l’acquisto o la costruzione di un immobile che rientri in una delle seguenti categorie catastali:

  • A/2. Quelli di tipo civile, che hanno caratteristiche tecnologiche, costruttive, con impianti che rientrano tra quelli per le abitazioni considerate “residenziali”;
  • A/3. Sono le unita abitative considerate di tipo economico, caratterizzate dalla presenza di strutture economiche e impianti tecnologici indispensabili;
  • A/4. Sono gli di tipo popolare, modeste, caratterizzati da rifiniture di medio livello;
  • A/5. Rappresentano le abitazioni dette “ultrapopolari”, con rifiniture di bassissimo livello;
  • A/6. Abitazioni di tipo rurale.

Leasing immobiliare sconti per gli over 35

Avete appena compiuto 40 anni (che per alcuni potrebbe già di per se essere uno shock) e volete andare in banca per richiedere un leasing immobiliare ma credete di non aver diritto ad alcuno sconto? Nessun problema vi sono degli sconti fiscali anche per gli over 35 solo che a differenza degli sgravi fiscali previsti per i più giovani in questo caso la detrazione sul canone massimo sarà pari a 4.000 euro all’anno mentre sulla maxirata finale lo sconto non potrà superare l’importo pari a  10.000 euro annuali.

Leasing immobiliare privati prima casa: quando si può richiedere?

Le nuove norme che disciplinano i contratti di locazione finanziaria per privati, hanno validità a partire dal 1° gennaio 2016 al 31 dicembre 2020.

Leasing immobiliare sospensione: cosa succede se non pago?

Nel caso in cui per un determinato periodo di tempo non avete liquidità per pagare le rate previste dal leasing immobiliare potrete richiedere la sospensione del leasing immobiliare.

Quando può richiesta la sospensione del leasing immobiliare? Quanto dura?

Tale sospensione può essere applicata una sola volta per ogni contratto ed ha validità per un periodo non superiore a 12 mesi. Per un anno solare quindi potrete continuare a vivere nell’immobile oggetto del leasing dopodiché dovrete riprendere a versare l’indennizzo mensile, pena termine del contratto (e dunque della casa). La sospensione può essere richiesta solo in caso di gravi e motivate difficoltà, come la perdita del lavoro (ovviamente nel momento in cui il licenziamento sia avvenuto per giusta causa non potrete richiedere la sospensione). 

Decurtazione dei punti patente, tutte le info

Decurtazione punti patente: velocità, precedenza, omissione di soccorso, vari sono i motivi che possono causare la perdita dei punti patente. Scopriamo come funziona il recupero punti patente.

A partire dal 2003 è entrata in vigore la cosiddetta patente a punti, che introduce un nuovo modo per gestire le violazioni del Codice della strada. Con il sistema a punti infatti chi commette un inflazione subisce la cosiddetta decurtazione punti patente.

Una volta finiti i punti la patente di guida viene ritirata dunque è molto importante evitare di perderli. Ormai sono trascorsi diversi anni da quando in Italia esiste il sistema a punti eppure parecchie persone non conoscono il sistema di decurtazione dei punti sulla patente. In questo articolo vi forniremo tutte le informazioni riguardanti la decurtazione punti patente, il recupero dei punti persi e le modalità per verificare il saldo dei punti.

Decurtazione punti patente: come funziona

Decurtazione punti patente neopatentati

Quando viene rilasciata la patente di guida ogni cittadino ha diritto a 20 punti. Per i primi 3 anni (calcolati a partire dalla data di rilascio della patente) quando il neopatentato non rispetta le norme del codice della strada, per ogni inflazione la decurtazione dei punti raddoppia. Recupero punti patente neopatentati  Se durante l’arco di questi 3 anni non viene registrata alcuna violazione, il neopatentato avrà diritto ad 1 punto all’anno (per un massimo di 3 punti).

Decurtazione punti per eccesso di velocità e non solo

Generalmente siamo abituati a considerare la decurtazione dei punti esclusivamente legata all’ eccesso di velocità o a gravi incidenti. In realtà esistono tutta una serie di violazioni del Codice della strada che prevedono una riduzione dei punti patente. Più è grave il reato maggiore sarà il numero di punti decurtato. Decurtazione punti patente: 1 punto La legislazione prevede la decurtazione di 1 punto patente in caso di:

Utilizzo improprio dei fari (art 153, comma 11 del Codice della strada).

  •  Trasporto irregolare di persone, animali o oggetti (art 169, comma 10 del C.d.s.). 
  • Mancato utilizzo di segnalazione visiva o illuminazione quando obbligatorio (art.152, comma 3 del C.d.S.).
  • Irregolarità nel numero di ore settimanale di guida settimanale, (superiori al 20% rispetto a quanto prescritto) per conducenti di camion e autobus (muniti o meno di tachigrafo), in base all’art. 174 comma 7 del C.d.s.).

Decurtazione 2 punti patente

La decurtazione di due punti patente avviene in caso di:

  • Mancato rispetto della segnaletica stradale (fatta eccezione per i segnali di divieto di sosta e fermata), art 146, comma 2 del C.d.s.).
  • Sorpasso a sinistra di un tram in percorso stradale non riservato (art.148, comma 15 C.d.s.).
  • Inversioni, svolte o cambi di direzione di marcia senza rispettare le norme imposte (art 154, comma 8 C.d.s.).
  • Sosta o fermata in corsie riservate a autobus o altri mezzi (come taxi, tram o treni) o in spazi riservati ai cittadini invalidi.
  • Mancata segnalazione di ingombri provocati dal proprio mezzo di trasporto. – Mancata segnalazione del veicolo fermo in carreggiata, non utilizzo di dispositivi di protezione catarifrangenti e triangolo segnaletico (ove obbligatorio).
  • Trasporto veicoli in avaria senza utilizzare apposita segnalazione o non osservando le norme stabilite.
  • Trasporto di materiali pericolosi senza rispettare le disposizioni ministeriali per la tutela della sicurezza. – Trasportare un numero di passeggeri superiore rispetto a quello previsto dal veicolo. – Mancato rispetto del limite giornaliero per gli autisti di camion e autobus muniti di tachigrafo (superando il limite giornaliero del 10%).
  •  Superamento del limite settimanale di periodi di guida del 20% per autobus e camion muniti di tachigrafo.
  • Traino di veicoli (diversi dai rimorchi) su carreggiate, rampe, aree di parcheggio di servizio o su ogni altra pertinenza autostradale.
  • Violazione delle prescrizioni indicate per la circolazione su strade e superstrade (come, per esempio, parcheggiare in autostrada o esercitare soccorso senza autorizzazione)

Decurtazione 3 punti patente 

  • Sorpasso effettuato in assenza di condizioni adeguate.
  • Mancata osservazione della distanza di sicurezza con specifiche tipologie di veicoli.
  • Utilizzo degli abbaglianti in condizioni vietate.
  • Mancata osservazione delle norme per il trasporto di carichi sporgenti.
  • Trasporto di oggetti troppo pesanti superiori a 3 tonnellate o al 30% della massa del veicolo (fino a 10 tonnellate).
  • Eccesso di velocità superiore a 10 km/h e inferiore a 40 km/h.
  • Mancato rispetto degli obblighi da assumere verso agenti, funzionari e ufficiali .

Decurtazione punti patente: 4 punti

  • Circolazione contro mano.
  • Utilizzo errato delle corsie (per esempio, sulle strade con due o più corsie, omettere di occupare la corsia di destra più libera).
  • Trasporto di merci pericolose con un carico superiore a quello stabilito dalla legge. – Circolazione in autostrada con un veicolo caricato in maniera poco sicura, che potrebbe causare una dispersione del carico in strada.
  • Mancata precedenza ai pedoni ( non consentendogli di attraversare in strada sprovvista di strisce pedonali).
  • Mancata assistenza in caso di incidente stradale (con danni a cose o persone causate dal proprio comportamento).

Decurtazione di 5 punti patente

  • Utilizzo di dispositivi telefonici durante la guida (senza auricolari o collegamento blutooh) o cuffie sonore.
  • Guida senza cinture di sicurezza, mancato utilizzo di seggiolini per bambini, guida di motocicli senza casco.
  • Mancata osservazione degli obblighi di precedenza.
  • Guida senza occhiali o lenti a contatto ove prescritto.

Decurtazione 6 punti patente

La Decurtazione di 6 punti patente si verifica in caso di passaggio con semaforo rosso e in caso di altre violazioni del codice della strada quali:

  • Mancata sosta al segnale di stop.
  • Mancata fermata nonostante il semaforo rosso o in presenza di specifica indicazione di agente del traffico.
  • Guida irresponsabile ai passaggi a livello (senza fermarsi ai passaggi).
  • Superamento dei limiti di velocità di oltre 40 km/h ma non oltre 60km/h.

Decurtazione 8 punti patente

  • Distanza di sicurezza assente che causa incidenti in cui le vittime subiscono lesioni gravi. 
  • Mancato rispetto dell’obbligo di precedenza ai pedoni (in presenza di strisce pedonali).
  • Mancato rispetto dell’obbligo di precedenza di pedoni invalidi o bambini.
  • Inversione di marcia in prossimità o presenza di incroci, curve o dossi.

Decurtazione 10 punti patente

  • Eccesso di velocità che supera di 60km/h i limiti stabiliti.
  • Circolazione contromano in presenza o in prossimità di curve, dossi, o scarsa visibilità.
  • Sorpassi pericolosi.
  • Retromarcia in autostrada.
  • Guida in condizioni di altereazione fisica e/o psichica causata dall’utilizzo di alcol (stato di ebbrezza) o sostanze stupefacenti.

Modulo decurtazione punti patente

Quando si commette un inflazione, le autorità non sempre sono in grado di identificare con esattezza il conducente dell’auto (e non sempre conducente e proprietario del veicolo coincidono). In questo caso, in base all’articolo 12 bis del Codice delle strada, è il proprietario del veicolo a dover comunicare alle autorità i dati del conducente. La notifica deve avvenire entro 60 giorni dalla data indicata nel verbale.

Se la comunicazione non viene effettuata, il proprietario sarà costretto a pagare un’ulteriore sanzione amministrativa il cui importo può oscillare da 263 a 1050 euro. Per evitare di incorrere in un’ulteriore sanzione dovrà essere compilato l’apposito modulo decurtazione punti patente . Il suddetto modulo dovrà essere inoltrato presso gli uffici della Polizia Locale. Al modulo va inoltrata la fotocopia della patente del conducente sottoscritta dallo stesso.

Per tutte le informazioni su come controllare il saldo punti sulla patente e su come recuperare i punti persi, vi invitiamo a leggere la guida dedicata al Recupero dei punti sulla patente