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Che cos’è il cyberbullismo

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La comparsa di Internet nelle nostre vite ha condotto a una serie di importanti benefici, aprendo anche la strada a numerose nuove attività professionali dapprima inesistenti. Come accade spesso con invenzioni o innovazioni positive, esiste però nel contempo un rovescio della medaglia. Tra le varie cose, la rete viene infatti sfruttata per fenomeni poco piacevoli o che comunque comportano guai, difficoltà e problematiche di vario tipo. Si pensi ad esempio a malefatte come le truffe online. Nel ventaglio dei fenomeni negativi che possono verificarsi via Internet rientra anche il cyberbullismo, di cui si sente parlare con una crescente frequenza. Ma di cosa si tratta per l’esattezza?

Che cosa si intende per cyberbullismo

Come la parola stessa suggerisce, il cyberbullismo è una forma di bullismo messo in atto attraverso strumenti telematici, in primis Internet. A coniare il termine “cyberbullying” è stato il docente canadese Bill Belsey.

Il cyberbullismo, quindi, non è altro che la manifestazione in rete di un fenomeno più ampio, il bullismo, contraddistinto da azioni violente e intimidatorie esercitate da un bullo o da un gruppo di bulli su una vittima presa di mira, che di solito corrisponde a una persona più debole o più sensibile. Bersagli per eccellenza del cyberbullismo e, in genere, dei fenomeni di bullismo sono adolescenti e bambini, quindi ragazzi minorenni.

I giuristi anglofoni distinguono tuttavia una ulteriore forma di cyberbullismo, il cosiddetto cyberharassment, termine traducibile come “cibermolestia”, che si verifica tra persone adulte o tra un adulto e un minorenne.

Come si manifesta il cyberbullismo

In un fenomeno come il cyberbullismo, la violenza viene manifestata mediante messaggi offensivi, insulti o foto umilianti che vengono diffusi sui social network o via chat, con lo scopo di creare umiliazione e di screditare le vittime presa di mira.

Il materiale offensivo o denigratorio viene in una buona parte dei casi condiviso in chat comuni. In questo modo, anche una sola offesa può essere potenzialmente divulgata a una vasta platea di persone ampliando notevolmente la gravità dell’azione nonché l’effetto della violenza psicologica e morale sulle persone coinvolte nell’attacco.

Tipologie di cyberbullismo

Si possono distinguere svariate tipologie di fenomeni di cyberbullismo. Tra i più comuni e diffusi è possibile annoverare:

  • il flaming, consistente in messaggi online violenti e volgari finalizzati a suscitare battaglie verbali in un forum o in un social network;
  • le molestie, consistenti nell’invio ripetuto di messaggi con il fine ultimo di insultare la vittima presa di mira;
  • la denigrazione, ovvero chiacchiere via e-mail, messaggistica istantanea o gruppi sui social network, che hanno lo scopo preciso di danneggiare gratuitamente e con cattiveria la reputazione di qualcuno;
  • il furto d’identità, che consiste nel farsi passare per un’altra persona per spedire messaggi o per pubblicare testi e/o contenuti reprensibili;
  • l’esclusione, un fenomeno in cui si esclude deliberatamente una persona da un gruppo online in modo da provocare in lei un sentimento di emarginazione e di isolamento;
  • il doxing ossia la diffusione pubblica di dati personali e sensibili via Internet.

Cosa fare per sconfiggerlo

La battaglia per contrastare un fenomeno come quello del cyberbullismo è complessa e va per forza di cose combattuta su più fronti. Certamente, il punto di partenza basilare nei casi in cui si è vittima di cyberbullismo consiste nel confidarlo a qualcuno, in modo da avere un supporto e da prendere di conseguenza provvedimenti adeguati.

Altra buona prassi per affrontare il problema è quella di tenersi informati, un atteggiamento utile soprattutto per i genitori. In linea generale, tutti gli adulti devono essere perfettamente consci delle dinamiche che possono crearsi online tra adolescenti.

Per i genitori è inoltre essenziale imparare a riconoscere i segnali lanciati dai propri figli. È necessario, ad esempio, prestare attenzione a manifestazioni quali la perdita di interesse nelle attività preferite, lezioni saltate, cambiamenti nelle abitudini alimentari, del sonno e anche nell’uso dello stesso computer.

Quanto tempo ci vuole per prendere la patente

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Guidare un’automobile è senza ombra di dubbio una comodità a cui al giorno d’oggi vale la pena non rinunciare. Chi vive in città ha l’opportunità di muoversi utilizzando i tanti mezzi di trasporto pubblici. La situazione è invece completamente diversa in Provincia o, peggio ancora, nei Comuni isolati, come ad esempio quelli delle aree montane. In luoghi del genere, essere capaci di guidare un’auto è praticamente imprescindibile se si vuole evitare di restare fuori dal mondo. Stabilito questo, è ovvio che per poter condurre un’automobile occorre dotarsi anche di una patente. Più esattamente di tipo B. Ma quanto tempo ci vuole per prendere la patente? Lo scopriremo nei prossimi paragrafi di questo articolo.

Tempistiche necessarie per prendere la patente

Iniziamo rispondendo al quesito principale del nostro articolo: quanto tempo ci vuole per prendere la patente? Dotarsi di un documento utile come la patente non comporta in genere tempistiche troppo lunghe a meno che non subentrino degli imprevisti, il più comune dei quali consiste nell’essere ripetutamente bocciati agli esami necessari per il suo conseguimento. Si tratta tuttavia di una ipotesi piuttosto remota. Con un minimo di impegno personale, chiunque riesce a prendere la patente nel giro di qualche mese. Per l’esattezza il tempo medio per ottenere il documento si aggira intorno ai sei mesi. Un periodo relativamente breve se si pensa all’utilità della patente.

Questo vale ovviamente per la patente di tipo B, la più richiesta in assoluto. I tempi possono invece variare per altre tipologie di patente. Tuttavia, anche in questi casi, il limite massimo è sempre di pochi mesi.

A quanti anni si può prendere la patente B

L’età minima per il conseguimento della patente B è di 18 anni. Una volta ottenuta, la patente deve essere essere rinnovata ogni dieci anni fino ai 50 anni d’età, ogni cinque anni fino ai 70 anni, ogni tre anni fino agli 80 anni e, successivamente a questa fascia di età, ogni due anni.

Cosa fare per prendere la patente

I passi principali per poter conseguire la patente di tipo B sono essenzialmente tre:

  • presentare la domanda come privatisti o dopo aver frequentato corsi specifici presso una delle tante scuole guida disseminate nel territorio italiano;
  • sostenere e superare l’esame teorico;
  • sostenere e superare l’esame pratico di guida.

Il primo passo consiste nella compilazione del cosiddetto modulo TT2112. Una volta presentato il modulo si hanno a propria disposizione sei mesi di tempo per sostenere l’esame teorico che consiste in un quiz in cui si deve rispondere a quaranta domande con opzione vero o falso.

Dopo aver superato l’esame teorico si riceve il foglio rosa che ha una validità di sei mesi. Con questo documento si ha la possibilità di esercitarsi alla guida ma esclusivamente con la supervisione di una persona adulta che sia in possesso della patente da almeno dieci anni e che abbia meno di 65 anni. Molte persone effettuano anche delle esercitazioni con istruttori di guida certificati.

Quanto costa

Prendere la patente B iscrivendosi a scuola guida costa mediamente tra i 750 e i 900. In questa cifra sono incluse tutte le spese necessarie per il conseguimento del documento, ossia:

  • il costo di iscrizione alla scuola guida;
  • i costi per la documentazione per la Motorizzazione e il loro disbrigo;
  • il costo per le lezioni di teoria e di pratica;
  • il costo per l’esame di teoria e di pratica.

Se si decide di affrontare il percorso per il conseguimento della patente B come privatista, i prezzi sono di solito leggermente inferiori e si aggirano sull’ordine dei 700 euro. Con l’introduzione delle norme che regolano il nuovo esame di guida per la patente, non è però possibile risparmiare sui costi legati alle esercitazioni di guida. Il risparmio è quindi correlato esclusivamente alle lezioni di teoria.

Dove viaggiare da soli all’estero

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L’estate è il momento ideale per ritagliarsi una parentesi da dedicare a un viaggio. Sono davvero tante le possibili mete da raggiungere non solo in Italia ma anche nelle terre straniere. Da spiagge paradisiache a incantevoli luoghi di montagna, passando per le grandi metropoli fino ai cammini percorribili in ogni dove. In questo articolo forniremo una serie di idee per viaggiare da soli all’estero.

Viaggiare da soli in Portogallo

Conosciuta per la splendida Lisbona ma anche per le sue suggestive spiagge che si affacciano sull’Oceano, il Portogallo è una tra le mete turistiche europee più gettonate per intraprendere un viaggio in solitaria, tanto per gli uomini quanto per le donne. Il Portogallo conserva alcuni tra i più bei villaggi d’Europa, dove cultura, arte e buona gastronomia si uniscono magistralmente riuscendo ad attirare visitatori provenienti da ogni latitudine del Pianeta.

Imperdibili per chi ama immergersi in una natura dai tratti incontaminati sono anche le isole portoghesi che, con i loro paesaggi straordinari, sanno offrire moltissimo a chiunque le visiti. Tra le più suggestive possiamo ricordare le isole al largo della costa dell’Algarve oltre all’arcipelago vulcanico di Madeira, ubicato in pieno Oceano Atlantico.

Viaggiare da soli in Spagna

Restiamo nel Vecchio Continente. La Spagna è senza dubbio una meta perfetta per una vacanza in solitaria, grazie alle tante attrattive che è in grado di offrire. Proposte capaci di soddisfare qualsiasi gusto o interesse. Chi ama l’arte può ad esempio visitare le bella Madrid. Chi desidera immergersi nelle atmosfere della più genuina cultura ispanica può recarsi in Andalusia, andando alla scoperta di città di assoluta bellezza come Siviglia e Granada. Chi ama il contatto con la natura, trova una meta perfetta nella cosiddetta Spagna verde, l’area settentrionale del Paese. Non mancano poi, come ben noto, possibilità per chi preferisce il divertimento tra spiagge assolate e discoteche. Del resto la movida è nata proprio in Spagna.

A rendere la terra iberica un luogo ideale per viaggiare da soli è anche il noto Cammino di Santiago, una delle vie di peregrinazione più importanti della storia, percorribile in circa quattro settimane sia a piedi sia in bicicletta. Un tempo tragitto esclusivamente spirituale, oggi si è trasformato in una opzione di viaggio molto apprezzata anche dagli appassionati di trekking.

Viaggiare da soli in Nuova Zelanda

Chiunque visiti la Nuova Zelanda si trova proiettato in un paese magico. Non a caso, questo territorio è apprezzato da famosi registi che qui hanno realizzato i propri set. Si pensi ad esempio alla saga de Il Signore degli Anelli. Montagne glaciali, spiagge desertiche, foreste e fiordi spettacolari uniti insieme, sono capaci di creare una sorta di piccolo Paradiso Terrestre che incanta tutti i visitatori.

Un viaggio in Nuova Zelanda va tuttavia pianificato quando si ha a propria disposizione parecchio tempo. Per arrivare sono infatti necessarie circa trenta ore di viaggio, tra scali e coincidenze varie.

Viaggiare da soli in Giappone

Le atmosfere orientali attirano numerosi turisti. Il Giappone rappresenta in tal senso una meta particolare, perfetta fusione di tradizione e tecnologia. Una meta che in molti suoi contesti presenta dei tratti assolutamente futuristici, offrendo ai viaggiatori la possibilità di dormire in hotel eccezionali e di muoversi su treni ad altissima velocità sospesi nel vuoto.

Una stagione davvero suggestiva per fare un viaggio in solitaria in Giappone è certamente la primavera, momento in cui ai visitatori si apre la possibilità di ammirare un vero spettacolo della natura, l’Hanami, la fioritura dei ciliegi. Nella località di Hokuto esiste persino una casa costruita su un albero, in cui è possibile dedicarsi a una tradizione giapponese nota in tutto il mondo: il rito del tè. La particolare abitazione, sostenuta da un unico tronco, è per l’appunto circondata da alberi di ciliegio, che nei mesi primaverili offrono un vero spettacolo di colori. Impossibile non restarne incantati.

Criptovaluta Ethereum: di cosa si tratta e come comprarla

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Il settore delle criptovalute negli ultimi anni è oggetto di molte attenzioni e anche alcuni grandi investitori stanno iniziando a salire a bordo.

Naturalmente, coloro che hanno trascorso un po’ di tempo a ricercare ed esplorare le criptovalute – studiandone i prezzi, le strategie, le opportunità di trading e di investimento e altro ancora – sanno che questo è un mercato sorprendentemente complesso, data la sua breve durata.

Le criptovalute sono soggette a notevoli variazioni e per questa ragione possono portare grandi guadagni in tempi molto brevi ma anche ingenti perdite.

Nell’ambito delle criptovalute, Ethereum è uno degli asset che sta offrendo ottime performance mettendo a disposizione un ricco ecosistema in grado di offrire contratti intelligenti, dApp, DeFi, SNF e altro ancora.

Come comprare Ethereum

È possibile acquistare Ethereum in diversi modi, ma l’approccio più semplice sarebbe acquistarlo su una piattaforma di scambio (Exchange) o intermediazione (piattaforma di brokeraggio). Ce ne sono diverse, ognuna con i suoi requisiti unici (dal punto di vista del deposito minimo, dello scambio minimo, delle commissioni e di altri fattori)

È possibile comprare Ethereum sulla maggior parte delle piattaforme che offrono criptovalute, in quanto la sua diffusione è quasi pari a quella del Bitcoin.

Per leggere raccomandazioni e informazioni di qualità è possibile consultare CoinList.me che offre una panoramica completa non solo su Ethereum ma anche su molte altre criptovalute.

Il sito offre anche recensioni curate da esperti di settore ideali per restare aggiornati sulle ultime dinamiche di mercato. La navigazione è intuitiva e alla portata anche dei meno esperti.

La differenza tra Acquistare o scambiare Ethereum

Quando si effettuano transazioni con criptovalute è possibile procedere con l’acquisto diretto o con l’acquisto di CFD (contratti per differenza).

La prima attività è consigliata se si desidera investire e lasciare immobilizzato un determinato capitale per un orizzonte temporale medio-lungo, da alcune settimane ad alcuni anni.

Si tratta quindi di un’attività consigliabile a chi ritiene che il valore di una criptovaluta come Ethereum crescerà nel corso del tempo.

Se invece si desidera operare con un orizzonte di breve o brevissimo periodo è possibile orientarsi sui CFD, con il vantaggio di poter utilizzare una leva finanziaria.

Lo svantaggio è che questa strategia comporta l’accettazione di un certo grado di rischio, dipendente proprio dall’elevata volatilità di questo strumento finanziario.

Raccomandazioni per operare con le criptovalute

Il primo consiglio è sicuramente quello di investire solo una piccola parte dei propri risparmi, una somma che non sia per noi “indispensabile”.

La seconda importante raccomandazione è quella comune a molte altre modalità di investimento: informarsi, leggere, studiare e non improvvisare.

Siti web dedicati come il già citato CoinList.me sono vere e proprie miniere di informazioni gratuite da leggere e valutare con attenzione. Il sito offre anche recensioni e comparazioni delle piattaforme di intermediazione e scambio più grandi e affidabili, evidenziando punti di forza e di debolezza per quanto riguarda le commissioni, le modalità di esecuzione e l’usabilità.

Quale metodo di pagamento è possibile utilizzare per acquistare Ethereum

È possibile acquistare Ethereum utilizzando i più comuni mezzi di pagamento, con vantaggi e svantaggi. Vediamo alcuni esempi:

Carte di credito e debito: sono in genere le opzioni più comode e utilizzate. Tuttavia, sono spesso l’opzione più costosa in quanto possono prevedere commissioni un po’ più alte.

Bonifici bancari: sono un’opzione relativamente economica. Tuttavia, potrebbe essere necessario attendere alcuni giorni lavorativi per l’accredito dei fondi.

Servizi di online banking: si tratta di servizi come Revolut, che ha iniziato a collaborare con gli scambi di criptovalute negli ultimi anni. Possono essere costosi, ma sono molto veloci e affidabili.

PayPal: è un servizio di pagamento conosciuto in tutto il mondo, veloce, economico e facile da usare. Il rovescio della medaglia? PayPal ha appena iniziato a essere integrato nelle piattaforme di brokeraggio e scambio per cui non è ancora molto diffusa.

Oltre ai metodi appena citati, è possibile utilizzare piattaforme di trading P2P invece degli scambi standard di criptovalute.

È possibile acquistare Ethereum anche utilizzando un’altra criptovaluta, come Bitcoin, o con uno stablecoin, come Tether (USDT).

Infine è anche possibile acquistare criptovalute direttamente in contanti attraverso i bancomat di criptovalute.

In alternativa è possibile anche guadagnare somme in criptovaluta come ricompense per attività come lo staking, il prestito, la yield farming, il mining e simili.

Come diventare professore universitario

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I mestieri che si possono intraprendere nella vita sono davvero numerosi e, se svolti con passione, possono dare molta soddisfazione. Tra i tanti lavori in cui cimentarsi, l’insegnamento resta uno dei più amati. Le opportunità anche in questo ambito sono diverse. C’è chi aspira a diventare maestro di sostegno, chi a insegnare ai bambini, chi ai ragazzi delle Scuole Superiori o chi ancora preferisce confrontarsi con ambienti accademici. Il percorso varia ovviamente da contesto a contesto. In questo articolo scopriremo come diventare professore universitario.

Intraprendere la carriera universitaria: le cose da sapere

Quali sono i passi da seguire e le specializzazioni da prendere per intraprendere una carriera in ambito universitario? La prima cosa da sapere è che le strade percorribili sono due. All’interno del mondo universitario si può infatti abbracciare la carriera di docente e quella di ricercatore. A differenza del docente, il ricercatore universitario acquisisce il solo titolo, senza possedere un proprio ruolo di professore aggregato a livello accademico.

L’incarico di un ricercatore resta valido esclusivamente per l’intero anno accademico in cui si tengono i corsi in cui egli svolge il compito di insegnante. È inoltre importante sapere che l’iter per diventare professore universitario rispetto a quello per diventare ricercatore è più lungo e complesso. Vediamo in cosa consiste.

Cosa fare per diventare professore universitario

Per poter intraprendere la carriera di docente universitario è necessario:

  • possedere un Diploma di Laurea nella materia di interesse
  • ottenere un Dottorato di ricerca per poter collaborare nell’ambiente universitario.

Il Dottorato può avere una durata o di tre o di cinque anni. Nel corso del Dottorato l’aspirante professore si occupa di redigere ricerche, pubblicazioni e libri.

Una volta conseguito il Dottorato si diviene ricercatore universitario. In questa fase, l’aspirante docente è impegnato nello svolgimento di attività di ricerca e di collaborazione con gli studenti per le stesure delle tesi di Laurea. Tra le sue attività, il ricercatore universitario si occupa inoltre di tenere lezioni e di affiancare gli studenti nel ruolo di tutor.

Trascorsi tre anni dall’entrata in ruolo, il ricercatore deve sottoporsi a una prova. In caso di esito positivo, può diventare ricercatore confermato. Nell’ipotesi in cui l’esito della prova sia negativo, il ricercatore può comunque sottoporsi di nuovo alla prova.

Dopo il superamento della stessa, l’iter per diventare professore universitario prosegue ulteriormente. Il ricercatore può infatti diventare professore associato ma solo attraverso la partecipazione a un concorso pubblico. Una volta superato il concorso, all’aspirante docente si apre l’opportunità di insegnare dalle 250 alle 350 ore annuali.

Il conseguimento di tale quantitativo di ore dà avvio alla fase successiva: la possibilità di
partecipare a un altro concorso pubblico, ottenendo così il titolo di professore universitario ordinario.

Il percorso per diventare professore universitario è quindi piuttosto lungo e articolato e richiede di conseguenza una buona dose di pazienza, oltre che una grande passione per lo studio, per la ricerca, per l’ambiente universitario e per l’insegnamento.

Dottorato: meglio in Italia o all’estero?

Si tratta dubbio che assale con una certa frequenza chi è in procinto di effettuare il Dottorato per poi intraprendere la carriera universitaria. È opportuno sapere che diventando ricercatori si finisce nella stragrande maggioranza dei casi per lavorare in un ambiente internazionale che presuppone una conoscenza fluente dell’inglese. Molti Atenei italiani chiedono ai propri collaboratori di scrivere tesi, pubblicazioni e articoli per conferenze direttamente in inglese.

Una volta a conoscenza di questo aspetto, si intuisce che svolgere il proprio Dottorato all’estero non comporta grandi differenze rispetto a effettuarlo nel nostro Paese. In realtà, a motivare la decisione finale deve essere soprattutto l’opportunità di lavorare con ricercatori di alto livello esperti dell’argomento di proprio interesse, a prescindere che essi si trovino in Italia o all’estero. È questo il vero elemento prioritario su cui focalizzarsi nella scelta definitiva del luogo in cui effettuare il Dottorato di ricerca. Affiancarsi ai migliori esperti sulla piazza è d’altronde il punto di partenza fondamentale per approfondire in maniera ottimale la propria materia di interesse.

Che cos’è Telegram

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Oggigiorno siamo sempre più avvezzi a utilizzare lo smartphone per comunicare, non solo tramite classica chiamata ma anche chattando con svariati programmi o diverse App di messaggistica istantanea. Tra le applicazioni più note in tal senso rientra sicuramente WhatsApp. Altrettanto conosciuto è uno strumento come Messanger di Facebook. Un’altra applicazione di messaggistica istantanea che da alcuni anni a questa parte sta conoscendo un crescente interesse tra gli utenti è anche Telegram. Nei prossimi paragrafi la conosceremo da vicino, scoprendo alcune delle sue più utili funzionalità.

Che cosa si intende per Telegram

Partiamo da una breve definizione. Abbiamo finora evidenziato come Telegram sia una applicazione di messaggistica istantanea scaricabile su dispositivo mobile alla stregua di WhatsApp e di Facebook Messenger. L’applicazione può anche essere utilizzata direttamente da computer, scaricandola sul PC o, ancor più semplicemente, via browser.

Il successo di Telegram si deve a diverse ragioni. L’applicazione, infatti:

  • offre un servizio completamente gratuito;
  • garantisce un alto livello di privacy e sicurezza;
  • consente la creazione e l’uso di bot;
  • dà la possibilità di comunicare in segreto.

Per cosa viene usata l’App Telegram

Una applicazione come Telegram viene abitualmente utilizzata per inviare e per ricevere messaggi ma anche per seguire dei canali pubblici. I canali sono dei feed di contenuto che possono riportare clip audio, video, messaggi o semplici link.

Come funziona Telegram

Per poter iniziare a utilizzare Telegram è indispensabile scaricare l’App sul proprio dispositivo mobile. Come passaggio successivo, occorre inserire il proprio numero di telefono nel campo indicato. Si prosegue poi con l’inserimento del nome.

A questo punto, l’applicazione riconosce in automatico nella propria rubrica di contatti tutti i nomi di chi utilizza già l’applicazione, proprio come accade con WhatsApp. Si può quindi procedere a comunicare con eventuali contatti che sono a loro volta fruitori dell’App.

Che cosa sono i canali di Telegram

Una delle funzioni di sicuro più apprezzate in Telegram è rappresentata dalla possibilità di seguire o di creare dei canali. I canali non rappresentano altro che uno strumento per diffondere messaggi a un’ampia fetta di utenti. Sono infatti utilizzati con una certa frequenza da testate giornalistiche, da siti, da blog ma anche da personaggi più o meno noti al grande pubblico del web.

I canali hanno un numero illimitato di iscritti e possono essere gestiti anche da altri amministratori in modo tale da farsi aiutare per ogni eventuale aggiornamento diffuso. Per condividere la gestione con altri amministratori è sufficiente aggiungerli come tali.

Accanto ai canali pubblici esistono anche dei canali privati che possono essere cioè visualizzati esclusivamente dagli utenti iscritti.

Come cercare i canali pubblici

Cercare i canali Telegram è una operazione davvero semplice. È sufficiente:
entrare nell’applicazione;

  • selezionare l’icona a forma di lente;
  • scrivere il nome del canale che si sta ricercando:
  • sfogliare la lista che comparirà e selezionare il canale una volta individuato.

Che cosa sono i bot di Telegram

Quando si parla di bot di Telegram ci si riferisce a dei piccoli programmi realizzati da sviluppatori terzi, che vengono utilizzati all’interno dell’applicazione e interagiscono con gli utenti in maniera del tutto automatica. Alcuni dei bot sono ufficiali. È il caso del bot @gif o del bot @GDPRbot. Generalmente, tuttavia, questi programmi vengono creati da programmatori esterni.

I bot offrono svariati servizi agli utenti che decidono di interagire con loro. Si tratta quindi di un comodo sistema per automatizzare alcune interazioni, fornendo agli utenti dell’applicazione risposte prestabilite alle rispettive domande e/o richieste.

Sicurezza

L’alto livello di sicurezza è senza ombra di dubbio la caratteristica vincente di una App come Telegram. Le conversazioni che avvengono tramite l’applicazione sono sottoposte a un sistema crittografico Server-Client che ne rende impossibile la lettura da parte di terzi, assicurando così il massimo livello di privacy.

Come ulteriore vantaggio, Telegram offre anche un sistema crittografico Client-Client che consente ai propri utenti di avviare chat segrete con i rispettivi contatti.

Cosa fare quando non si riesce a dormire

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Garantirsi un buon riposo notturno è una tra le migliori buone abitudini per favorire il benessere del nostro organismo nel suo complesso ma anche per rafforzare il nostro sistema immunitario. Tuttavia, per eccessivo stress, per troppa tensione accumulata o per svariate altre ragioni, non sempre si riesce a godere di un buon sonno ristoratore. Come si può correre al riparo in simili circostanze? Nei prossimi paragrafi vedremo cosa fare quando non si riesce a dormire.

Quante ore bisogna dormire

Prima di tutto cerchiamo di capire quante ore bisogna dormire per assicurare al nostro organismo un riposo adeguato. Il quantitativo di ore necessarie varia a seconda dell’età della persona.

Partendo dai risultati di uno studio condotto su scala mondiale per oltre due anni, gli esperti della National Sleep Foundation hanno stilato una serie di indicazioni su quante ore dormire quotidianamente a seconda delle specifiche fasce di età e delle necessità del corpo umano in ogni fase della vita. Ecco quanto stabilito:

  • per i neonati dagli zero ai tre mesi, la durata raccomandata è di 14-17 ore;
  • per i neonati della fascia quattro-undici mesi, la durata raccomandata è di 12-15 ore;
  • per i bambini piccoli con età compresa tra uno e due anni, la durata raccomandata è di 11-14 ore;
  • per i bambini in fase prescolare, ovvero quelli tra tre e cinque anni, la durata raccomandata è di 10-13 ore;
  • per i bambini di età scolare, tra i tre e i sedici anni, la durata raccomandata è di 9-11 ore;
  • per gli adolescenti tra i quattordici e i diciassette anni, la durata raccomandata è di 8-10 ore;
  • per gli adulti giovani, dai diciotto ai venticinque anni, la durata raccomandata è di 7-9 ore;
  • per gli adulti dai ventisei ai sessantaquattro anni, la durata raccomandata è di 7-9 ore;
  • per gli over 65, la durata raccomandata è di 7-8 ore.

Misure da adottare quando non si riesce a dormire

In caso di insonnia sono svariati gli accorgimenti da poter adottare per cercare di prendere sonno. Tra le buone misure da seguire, si può ad esempio:

  • dedicarsi allo svolgimento di un’attività rilassante prima di andare a letto;
  • riporre qualsiasi dispositivo elettronico quando ci si corica, perché la luce proveniente dagli schermi può rendere più difficile addormentarsi;
  • fare degli esercizi di rilassamento, meditazione o yoga così da alleviare la tensione e la stanchezza accumulati nell’arco della giornata;
  • collocare in camera da letto alcune delle svariate piante capaci di agire con effetti rilassanti, migliorando così la qualità del sonno;
  • imparare a gestire lo stress, cercando di liberare la mente dai pensieri;
  • prendere la prassi di coricarsi e di svegliarsi sempre alla stessa ora ogni giorno, creando così una sorta di routine utile per regolare l’orologio biologico;
  • non ostinarsi a rimanere a letto nel caso in cui non si riesca a prendere sonno, ma alzarsi per dedicarsi a un‘attività rilassante come leggere un buon libro o ascoltare musica soft;
  • rendere la camera da letto idonea a un buon sonno, mantenendola fresca, buia e silenziosa;
  • evitare di bere alcolici e caffè prima di andare a letto;
  • non coricarsi a digiuno o da troppo sazi;
  • non bere troppa acqua prima di mettersi tra le lenzuola, così da non rischiare di doversi alzare più volte nell’arco della notte per recarsi in bagno;
  • fare attività fisica durante la giornata ed evitarla invece di sera, in modo tale da non caricare il corpo di energia, cosa che potrebbe ostacolare il normale addormentamento.

In genere, questi semplici accorgimenti possono risultare validi quando non si riesce a dormire. Se l’insonnia diventa un problema costante è comunque importante rivolgersi al proprio medico di famiglia che potrà indagare la causa del sonno disturbato e fornire consigli ed eventuali trattamenti mirati per permettere di ritrovare il corretto equilibrio nel sonno.

Prevenire l’insonnia con uno stile di vita salutare

Una delle cause più frequenti dell’insonnia è uno stile di vita troppo stressante che non ci consente di raggiungere la giusta serenità per tenere lontani pensieri e preoccupazioni.

Per prevenire l’insonnia dovreste quindi cercare di adottare un green lifestyle da intendere come stile di vita sano dal punto di vista dell’alimentazione, della pratica di una moderata ma costante attività fisica e di una ragionevole ripartizione tra le ore della vostra giornata dedicate al lavoro e quelle dedicate ai vostri affetti, allo svago e al relax.

Tra i principi più importanti a cui attenervi per intendere nel modo corretto il lavoro rientra quello di realizzare che dovete lavorare per vivere e non vivere per lavorare!

Come diventare Architetto

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Nei nostri articoli vi abbiamo più volte parlato dei diversi percorsi da intraprendere per abbracciare un mestiere. Qualche esempio? Abbiamo trattato di come diventare IT Project Manager, una figura attualmente molto ricercata, oppure di come diventare agronomo. Oggi la nostra attenzione si focalizzerà su una professione che rientra tra le più tradizionali ma che è davvero degna di nota. Stiamo più esattamente per parlarvi di come diventare Architetto.

Che cosa fa l’Architetto

L’Architetto è un esperto di progettazione operante nel settore dell’edilizia. Contrariamente a ciò che si pensa, una simile figura professionale non è spendibile solo nel settore edile. Soprattutto da alcuni anni a questa parte, i nuovi percorsi universitari hanno infatti permesso di ampliare ulteriormente le competenze di un simile professionista, andando ad abbracciare ulteriori ambiti di competenza come ad esempio il design o la progettazione industriale.

Siamo di fronte a un lavoro di sicuro stimolante oltre che decisamente redditizio. Ma andiamo oltre e vediamo insieme il percorso da intraprendere per poter diventare Architetto.

La formazione necessaria per diventare Architetto

Dopo aver ottenuto il diploma di scuola superiore, il primo passo da intraprendere per poter diventare Architetto consiste nello scegliere un percorso universitario idoneo, che porta per l’appunto a conseguire la Laurea in Architettura. Nel nostro Paese ogni Regione ha praticamente almeno una Facoltà dedicata allo studio dell’Architettura. Si tratta però di Facoltà a numero chiuso, per il cui accesso è cioè previsto il superamento di un test, proprio come accade con la Laurea in Medicina o con altri percorsi universitari.

Il test di ingresso in genere verte su materie quali:

  • la matematica;
  • la geometria;
  • la fisica;
  • e l’informatica.

Una volta superato il test di ammissione, l’aspirante Architetto si trova a dover scegliere tra diversi percorsi formativi di Laurea, tra cui Urbanistica, Conservazione dei beni architettonici e Restauro.

Le specializzazioni

Dopo aver conseguito la Laurea, il futuro Architetto può ottenere anche una specializzazione in un determinato settore dell’Architettura. Tra le principali specializzazioni si annoverano:

  • Architettura edile;
  • Architettura d’interni;
  • Bioarchitettura;
  • Architettura paesaggista.

L’Esame di Stato per diventare Architetto e l’iscrizione all’Albo

Al termine del percorso di studi, il Laureato in Architettura può sostenere l’Esame di Stato abilitante all’esercizio della professione. Si tratta di un passo indispensabile per diventare Architetto, per poter iscriversi all’Albo professionale e per poter di conseguenza svolgere la professione.

L’iscrizione all’Albo può avvenire in due sezioni diverse a seconda del percorso universitario intrapreso:

  • sezione “Architetto Junior” per chi ha conseguito la Laurea Triennale;
  • sezione “Architetto Senior” per chi ha conseguito la Laurea Magistrale.

In base a quanto stabilito dall’attuale normativa, a seguito dell’Iscrizione all’Albo, l’Architetto, proprio come accade ad altri professionisti iscritti agli Ordini professionali, deve seguire dei percorsi di formazione continua e di aggiornamento. La frequenza degli appositi corsi fa ottenere a ogni Architetto dei CFP, ossia dei Crediti Formativi Professionali. La formazione continua serve per assicurare uno standard di servizio elevato, al passo con i tempi e aggiornato con tutte le nuove normative.

Quanto guadagna un Architetto

Un Architetto può essere regolarmente assunto sebbene nella maggior parte dei casi eserciti il mestiere come libero professionista con partita IVA. Alla sua prima esperienza, una simile figura professionale può ricevere uno stipendio annuo di circa 55mila euro. Cifra che raggiunge quota 77mila euro circa, nel caso di un Architetto professionista, con esperienza.

Ovviamente lo stipendio medio varia sensibilmente in base agli anni di esperienza acquisita e allo specifico ambito in cui l’Architetto si trova a operare ogni giorno. In linea di massima, siamo comunque di fronte a una figura professionale che ha uno stipendio mensile medio più elevato rispetto a molte altre tipologie di lavoratori, tanto nel nostro Paese quanto all’Estero.