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Competenze nella Pubblica Amministrazione: acquisirle con un Corso di Laurea ad hoc

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La pandemia da Covid-19 ha letteralmente rivoluzionato la nostra precedente normalità, a partire dal tessuto economico. Le misure restrittive adottate per fronteggiare l’emergenza sanitaria hanno avuto un impatto drammatico sul tessuto imprenditoriale del nostro Paese, comportando una delle più gravi crisi, se non la peggiore, dal Secondo Dopoguerra.

Gli interventi a sostegno del tessuto economico-imprenditoriale italiano

Allo stato attuale, in base a quanto rilevato nel Rapporto sulla competitività dei settori produttivi redatto dall’Istat, circa un terzo delle imprese italiane si considera a rischio di sopravvivenza. Per cercare di porre freno alla crisi economica dilagante, da oltre un anno a questa parte sono stati adottati svariati interventi finalizzati a sostenere il tessuto imprenditoriale del nostro Paese. Alcuni di essi troveranno i propri frutti e saranno implementati negli anni a venire, in corrispondenza delle riforme stabilite nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNNR).

Il programma andrà a coprire molteplici ambiti. Nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza sono stati innanzitutto individuati gli strumenti di supporto alle aziende, tra cui finanziamenti agevolati, sovvenzioni e garanzie pubbliche per fornire la liquidità necessaria alla sopravvivenza delle imprese.

Si prevedono inoltre riforme che riguarderanno settori cruciali quali la Giustizia e la Pubblica Amministrazione. Sono infine indicati diversi interventi con lo scopo di implementare la trasformazione digitale, il potenziamento della ricerca e dell’istruzione, le opere infrastrutturali e, non ultima, la transizione ecologica del Paese.

Un corso di Laurea prepara i futuri amministratori della “Res Publica”

La sfida con cui confrontarsi per rimettere in piedi l’economia italiana è insomma di enorme portata. In un simile scenario, le Istituzioni dovranno dimostrare capacità e visioni ad ampio raggio per poter programmare e gestire i fondi e gli investimenti nel migliore dei modi, attuando gli interventi necessari per risollevare il Paese nel suo complesso.

Per poter formare professionisti dotati di tutte le competenze idonee al caso, la Link Campus University ha inserito nel proprio Corso di Laurea in Giurisprudenza un indirizzo appositamente focalizzato sulle Scienze dello Stato e delle Pubbliche Amministrazioni.

Finalità del percorso formativo è di far acquisire agli studenti una formazione giuridica consolidata di livello superiore, essenziale per l’accesso alle professioni legali o a funzioni di alta dirigenza non solo nelle Pubbliche Amministrazioni ma anche nelle imprese pubbliche e private.

Accanto ai classici insegnamenti di Giurisprudenza come Diritto Amministrativo e Diritto Pubblico , il nuovo corso di Laurea prevede lo studio e l’approfondimento di materie quali Contratti Pubblici, Contabilità e Finanze Pubbliche ma anche Amministrazione Digitale . Scopo del percorso strutturato è di preparare professionisti altamente specializzati, che saranno in grado di operare a trecentosessanta gradi nel rinnovato contesto economico e amministrativo, muovendosi di pari passo con i cambiamenti dell’attuale mercato del lavoro.

Il 17 maggio 2021 è in programma un Open Day nel corso del quale Link Campus University presenterà gli indirizzi del Corso di Laurea in Giurisprudenza ai futuri studenti e ai loro genitori.

Come diventare IT Project Manager

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Dal programmatore all’analista: sono numerose le figure professionali che operano ogni giorno all’interno del comparto dell’Information Technology, meglio noto anche con l’acronimo IT. Una di queste figure è il cosiddetto IT Project Manager. Di cosa si occupa? E quale percorso occorre intraprendere per svolgere una simile professione? Lo scopriremo in questo articolo. Vediamo allora come diventare IT Project Manager.

Cosa fa l’IT Project Manager

Pur non essendo ancora molto conosciuta, la figura del Project Manager è presente in molti settori aziendali. Il ruolo di un simile professionista, che può lavorare sia con Partita IVA sia da dipendente, consiste nell’occuparsi della gestione di un progetto in tutte le sue fasi. A evidenziarlo, d’altronde, è il suo stesso nome: “Project Manager”, espressione traducibile in italiano come “gestore del progetto”.

Applicata all’ambito dell’Information Technology, la figura del Project Manager si occupa di seguire nel dettaglio tutti i vari passaggi che riguardano un progetto IT: a partire dalla definizione del team di lavoro fino alla gestione dei costi. Il principale focus di un IT Project Manager è in tal senso quello di assicurare il raggiungimento di tutti gli obiettivi prefissati nel progetto IT nei tempi prestabiliti.

La formazione per diventare IT Project Manager:

L’’IT Project Manager possiede in genere una formazione universitaria di carattere scientifico. Solitamente per diventare IT Project Manager occorre aver frequentato una Facoltà come Ingegneria informatica o elettronica, Scienze e Tecnologie informatiche, Fisica o anche Matematica.

Il percorso formativo si accompagna inoltre con Master e corsi di specializzazione che permettono di acquisire specifiche certificazioni. Accanto alle conoscenze in ambito informatico, del resto, l’IT Project Manager deve possedere capacità gestionali e manageriali. Generalmente i corsi post Laurea prevedono il superamento di un esame, con cui si ottiene per l’appunto la certificazione di Project Manager.

Competenze di un IT Project Manager

Accanto alle approfondite conoscenze tecnico-informatiche, un IT Project Manager deve possedere tutta una serie di ulteriori competenze che si acquisiscono in parte con la formazione in parte lavorando sul campo.

Una capacità fondamentale è quella dell’organizzazione a cui si unisce un talento per la pianificazione. Altra abilità indispensabile che deve essere posseduta da un IT Project Manager è un ottimo livello comunicativo. L’IT Project Manager deve infatti essere capace di fornire a tutti i membri del suo team operativo i dettagli del progetto su cui si sta lavorando.

Nella sua prassi operativa l’IT Project Manager è costantemente in contatto con le diverse figure tecniche che compongono il suo gruppo di lavoro, in particolar modo con i programmatori e con l’analista. Nella realizzazione di progetti di particolare rilievo si coordina anche con il Key Account, che cura i rapporti con i grandi clienti.

Diventare IT Project Manager: altre caratteristiche

Altre caratteristiche che un IT Project Manager deve possibilmente possedere sono:

  • la capacità di gestire il tempo e le attività;
  • la capacità di saper svolgere tutti i ruoli associati al progetto, così a poter subentrare, se necessario, per garantirne la continuità;
  • la mentalità Problem Solving;
  • la capacità di lavorare sotto pressione;
  • la capacità di gestire diverse persone che partecipano a un progetto.

Importante per una simile figura professionale è anche la buona conoscenza dell’inglese che le permette di restare costantemente aggiornata ed, eventualmente, di sapersi  confrontare con colleghi o imprese operanti all’estero.

Quanto guadagna un IT Project Manager

Il ruolo dell’IT Project Manager e in generale del Project Manager è un ruolo di responsabilità. Lo stipendio di questa figura professionale è quindi abbastanza buono. Si stima che un IT Project Manager guadagni mediamente sui 47.000 euro l’anno, partendo da una cifra minima di 24.000 fino a un massimo di 75.000 euro. Lo stipendio varia anche in base all’esperienza maturata, come accade con molti altri lavori.

Dove viaggiare da soli in Italia

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Per chi ama viaggiare, il nostro paese offre una moltitudine di mete da raggiungere e da conoscere tanto in compagnia quanto in solitaria. Dal mare alla montagna, passando per le città d’arte e i cammini di interesse tanto naturalistico quanto storico-artistico. In questo articolo forniremo una serie di luoghi e di idee per viaggiare da soli in Italia.

Viaggiare da soli in Italia alla scoperta delle città d’arte

Nelle nostre proposte per viaggiare da soli in Italia partiamo da una città d’arte, una delle più ricche in assoluto sotto questo punto di vista. Ci riferiamo a Firenze. Culla del Rinascimento, il capoluogo toscano è un vero scrigno di tesori preziosi sotto il profilo storico-artistico che possono essere conosciuti da vicino sia in compagnia sia in solitaria.

Cosa visitare nella bella Firenze? Alcune tappe imperdibili per chi viaggia da solo in questa città sono: il Ponte Vecchio, il Duomo, la Basilica di Santa Croce, la Galleria dell’Accademia e, ovviamente, il Museo degli Uffizi. Il Ponte Vecchio, uno dei ponti più fotografati del mondo, affascina in genere tutti i visitatori. Ad attrarre i turisti in questo simbolo fiorentino sono soprattutto le botteghe degli orafi locali. Di qui si può tuttavia godere di suggestivi tramonti sull’Arno che rendono la visita a Firenze ancor più indimenticabile.

Firenze è solo uno dei tanti esempi di città d’arte italiane in cui poter fare un viaggio in solitaria. Da Nord a Sud, le possibilità sono enormi. Torino, Milano, Venezia, Bologna, Roma fino a spingersi fino alle città del nostro Meridione: c’è spazio per ogni gusto.

Luoghi da vedere in Italia almeno una volta nella vita

Certamente tra le mete del nostro paese meritevoli di una visita almeno una volta nella vita rientrano le Cinque Terre, in Liguria. Un’esperienza di viaggio che si può tranquillamente realizzare in solitaria.

La zona delle Cinque Terre comprende i piccoli borghi di Monterosso al Mare, Vernazza, Corniglia, Manarola, Riomaggiore, inseriti nella lista delle località Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco.

A rendere suggestive queste località è innanzitutto la loro posizione ma anche i colori accesi delle loro case restano impressi nella memoria di chi le visita. Altrettanto apprezzate dai turisti sono le coste rocciose, le piccole calette, le spiagge e i tanti percorsi paesaggistici che contraddistinguono questo angolo di territorio ligure. Per chi ama il mare il periodo ideale per visitare le Cinque Terre inizia da metà di maggio e si spinge a metà settembre. Per chi invece propende per la montagna e il trekking, il periodo ideale per una visita ha inizio da metà marzo e si conclude a metà settembre.

Restando in zona mare e scendendo a Sud, un altro luogo da poter visitare in solitaria nel Belpaese è il Salento, in Puglia. Ciò che incanta i visitatori del Salento è la bellezza della costa ma anche dell’entroterra, accanto a una cultura ricchissima. Fulcro del Salento è Lecce, una perla barocca pullulante di vita per l’intero arco dell’anno. Altre mete da non perdere in questa area di territorio pugliese sono: Gallipoli, Porto Cesareo, Otranto, i Laghi Alimini e Santa Maria di Leuca, la punta più estrema d’Italia.

Dove viaggiare da soli in Italia: le mete di montagna

Per chi ama la montagna e vuole viverla tanto da turista quanto da escursionista, una tappa imprescindibile nel nostro paese è il Trentino Alto Adige. Quando si viaggia in solitaria, sono numerose le opportunità di cui godere in questo angolo d’Italia, che spicca per la sua straordinaria bellezza naturalistica.

In inverno, il Trentino Alto Adige è meta ideale per sciare. In estate, offre la possibilità di immergersi a stretto contatto con la natura, grazie agli organizzatissimi sentieri adatti a escursionisti di ogni livello. Uno dei periodi migliori per fare un viaggio in Trentino Alto Adige in solitaria, così come in compagnia, è quello natalizio, quando tutte le località allestiscono i famosi mercatini di Natale che accolgono i visitatori in un’atmosfera fiabesca.

Che cosa significa Smart TV

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In pochi decenni la tecnologia ha compiuto degli stupefacenti passi in avanti. Ogni dispositivo è divenuto sempre più funzionale e dotato di caratteristiche innovative, capaci di migliorarne la fruibilità da parte dell’utente finale. Gli sviluppi tecnologici hanno interessato da vicino anche uno tra gli elettrodomestici più amati e usati nelle case. Stiamo parlando del televisore. In un precedente articolo vi abbiamo illustrato una serie di consigli pratici su come scegliere la TV. Nei prossimi paragrafi vi accompagneremo invece alla scoperta delle ultime novità che riguardano questo apparecchio. Vedremo, cioè, nello specifico che cosa significa Smart TV.

Che cosa si intende con la parola “Smart”

Al giorno d’oggi sentiamo sempre più citare la parola Smart. Si parla di Smart Home, di Smart Working e anche di Smart City. Ma all’atto pratico qual è il significato di un simile termine? Da un punto di vista strettamente letterale, la parola Smart che, come spesso accade, è un prestito dalla lingua inglese, è traducibile come “intelligente”, “veloce”, “abile”, “acuto”. Quando si usa l’espressione “Smart” riferita a una persona, si fa perciò riferimento alla sua intelligenza, unitamente a una certa capacità di apprendimento e di risposta agli stimoli esterni.

Partendo da questa definizione si riesce a intuire il significato della parola “Smart” associata ad altri contesti. La Smart City, ad esempio, è una città intelligente, ovvero un’area urbana in cui, grazie all’uso delle tecnologie digitali e dell’innovazione, è possibile ottimizzare le infrastrutture e i servizi, così da renderli sempre più efficienti e a misura d’uomo, per una migliore vivibilità e fruibilità da parte dei cittadini.

Spostiamoci ora alla scoperta di ciò che si intende invece per Smart TV.

Significato di Smart TV

Per comprendere appieno che cosa significa Smart TV partiamo da un semplice confronto con i televisori tradizionali. La principale differenza tra una Smart TV e la classica TV si ha nel fatto che una Smart TV è per l’appunto più intelligente e offre una serie di servizi in più al suo utilizzatore. In primo luogo, la TV intelligente è collegabile a Internet tramite Wi-Fi. In una Smart TV è quindi possibile navigare in rete, ma non solo.

Grazie all’accesso al Web, la Smart TV rende possibile la fruizione di contenuti trasmessi online, anche on demand, quindi su richiesta del consumatore. L’accesso a quest’ultima categoria di contenuti avviene dietro pagamento di un abbonamento, in genere piuttosto conveniente in considerazione dell’enorme quantità di contenuti fruibili. Sotto questo punto di vista, siamo di fronte all’evoluzione via Internet di servizi già precedentemente disponibili anche per la TV più tradizionale, accessibili tuttavia attraverso appositi decoder, sempre a seguito del versamento di una certa cifra.

Che cosa può fare una Smart TV

Ma quali sono le funzionalità di cui è dotata una Smart TV? Grazie all’accesso a Internet, una Smart TV è in grado non solo di riprodurre film e video in streaming, sia offerti gratuitamente sia a pagamento.

Una TV intelligente è anche capace di dialogare con altri dispositivi che possono essere connessi a essa, come PC, smartphone e tablet. Su una Smart TV è ad esempio possibile trasmettere tutti i contenuti di cui fruiamo sui nostri smartphone.

Su un simile dispositivo abbiamo inoltre la possibilità di collegare una chiavetta USB o un disco fisso portatile per riprodurre video e musica.

Altra funzionalità offerte da una TV intelligente è quella di poter scaricare su di essa svariate App utilizzate abitualmente sui nostri dispositivi mobile, come Facebook. Inoltre, su questi televisori di ultima generazione si ha di solito l’opportunità di giocare a diversi videogame. Alcune Smart TV possono perciò tramutarsi in vere e proprie piattaforme da gioco.

In conclusione, quando parliamo di TV intelligenti ci confrontiamo con dispositivi altamente tecnologici che forniscono un elevatissimo grado di intrattenimento, adatto a ogni fascia d’età. La Smart TV, in definitiva, rappresenta la TV del futuro. Una TV sempre più evoluta e personalizzabile in base alle inclinazioni del proprio fruitore.

Come diventare agronomo

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Si sente sempre più spesso parlare di Green Economy e di Green Jobs. La crescente attenzione rivolta alla tutela della dell’ambiente, del resto, dà spazio alla diffusione su larga scala di figure professionali che operano a stretto contatto con la natura. Una di queste è l’agronomo, una professione perfetta per chi ama la natura e i prodotti che essa ci offre, supportando la nostra sopravvivenza. In questo articolo scopriremo come diventare agronomo. Vedremo quale percorso di studi occorre seguire per raggiungere l’obiettivo e scopriremo altre curiosità su questa interessante figura professionale.

Diventare agronomo: percorso formativo

Se fin da giovanissimi si ha l’intenzione di intraprendere la carriera di agronomo, l’ideale è frequentare una scuola a indirizzo scientifico o tecnico scientifico. Perfetto risulta in particolar modo l’Istituto Agrario, dove si ha la possibilità di acquisire competenze e nozioni che saranno di grande utilità nel successivo percorso universitario.

A prescindere dal diploma ottenuto, per diventare agronomo occorre iscriversi all’Università conseguendo una Laurea in Agraria o in Scienze Agrarie.

Tra le materie approfondite nel corso degli anni accademici, l’aspirante agronomo si trova a confrontarsi con:

  • Agronomia;
  • Analisi fisica, chimica e sensoriale degli alimenti;
  • Biochimica;
  • Biologia;
  • Botanica;
  • Chimica;
  • Diritto agrario comunitario;
  • Economia agroalimentare;
  • Fisica;
  • Matematica;
  • Produzioni vegetali.

Nel percorso universitario per diventare agronomo è inoltre previsto lo studio dell’inglese, talvolta abbinato a una seconda lingua straniera.

Dopo aver ottenuto la Laurea, il Dottore in Agraria non è comunque ancora abilitato a esercitare la professione di agronomo. Per poter lavorare come agronomo occorre infatti iscriversi all’albo professionale dell’Ordine dei Dottori agronomi e Dottori forestali.

L’Ordine è suddiviso in due sezioni:

  • agli iscritti nella sezione A, spetta il titolo di dottore agronomo e dottore forestale;
  • agli iscritti nella sezione B, spettano i titoli di agronomo e forestale junior, zoonomo e biotecnologo agrario.

Cosa fa un agronomo

Un Dottore agronomo svolge la propria attività professionale collaborando con imprese
e industrie della filiera agricola e agroalimentare, in una buona parte dei casi come libero professionista con Partita IVA. L’agronomo può comunque essere assunto regolarmente anche come dipendente.

In questo particolare ambito, l’agronomo svolge svariate mansioni che spaziano dal disbrigo di pratiche burocratiche fino ad aspetti economici o correlati all’ecologia.

Tra le tipiche mansioni che sono svolte da un agronomo rientrano, ad esempio:

  • l’amministrazione e la gestione delle imprese agrarie;
  • la progettazione e la realizzazione di interventi di trasformazione e di miglioramento;
  • la realizzazione di opere di bonifica e di conservazione del suolo agrario;
  • l’ottimizzazione idraulica e forestale;
  • la supervisione in attività che riguardano la coltivazione di piante o l’allevamento di animali;
  • la sorveglianza e il collaudo di lavori concernenti la tutela ambientale;
  • la commercializzazione dei prodotti agricoli e agroalimentari.

L’agronomo può anche occuparsi della gestione della contabilità e del bilancio di un’impresa agricola o zootecnica. Siamo quindi dinanzi a un lavoro complesso che richiede una conoscenza solida e una preparazione interdisciplinare ottenibile esclusivamente seguendo un percorso di studio idoneo. Come ogni mestiere, conta poi l’esperienza diretta sul campo.

Quanto guadagna in media un agronomo

Qual è lo stipendio medio di una figura professionale come quella dell’agronomo? Se opera nel settore pubblico, nel nostro paese un agronomo può guadagnare intorno ai 1.000-1.200 euro mensili. Nel privato, le cose risultano migliori. Lo stipendio, in questo caso, varia infatti dai 1.500 ai 3.000 euro al mese.

Totalmente diversa è la situazione all’estero. In molti paesi europei ed extraeuropei, lo stipendio mensile di questa figura professionale può arrivare persino oltre gli 8.000 euro. Molto dipende anche dall’esperienza che il Dottore agronomo ha alle proprie spalle.

A prescindere dallo stipendio guadagnato, una cosa è certa. Per svolgere questa professione nel migliore dei modi, oltre alle specifiche competenze, è importante nutrire una grande passione. Una caratteristica che, d’altronde, è essenziale in qualsiasi tipologia di lavoro.

La Free Zone di Dubai, i vantaggi per le aziende italiane

ROMA (ITALPRESS) – Il 2020 passerà alla storia come l’annus horribilis dell’economia italiana, con una pressione fiscale salita vertiginosamente, attestandosi al 43,1%, come rilevato anche dall’Associazione Artigiani e Piccole Imprese Mestre Cgia. Una soglia di tale portata era stata raggiunta solo nel 2013.
La motivazione di un simile picco si deve principalmente al crollo del PIL che l’anno scorso, sotto l’impatto della pandemia da Covid-19, è sceso dell’8,9%. A prescindere dai fattori scatenanti, il danno maggiore si sta riscontrando sulle famiglie e sulle aziende del nostro paese.
E’ evidente, del resto, come il carico fiscale che grava su di esse costituisca un enorme problema che tende per di più ad aggravarsi con il passare del tempo. Se il carico fiscale era intollerabile prima dell’emergenza sanitaria, ora lo è divenuto in crescente misura, considerati il vasto numero di imprese a rischio chiusura e la moltitudine di cittadini scivolati verso la soglia di povertà.
Quali strade può intraprendere un’azienda che desideri oltrepassare un ostacolo così impattante, dal cui superamento dipende la sua stessa sopravvivenza? Una delle strategie più valide da perseguire è quella di sfruttare i vantaggi della Freezone di Dubai.

Che cos’è la Free Zone di Dubai

All’interno degli Emirati Arabi Uniti, le Free Zone sono state create con la finalità di facilitare gli investimenti stranieri. L’intento è di sviluppare sinergie tra Dubai e le realtà imprenditoriali di tutto il mondo. Di conseguenza, le procedure che le imprese sono tenute a seguire per insediarsi in queste zone franche sono relativamente semplici e veloci.
Come ci spiega Daniele Pescara, fondatore e Amministratore della Falcon Advice, agenzia di riferimento nel Golfo Persico nelle costituzioni societarie per una clientela selezionata, è infatti possibile creare una società a Dubai anche non essendo residenti.

Vantaggi della Free Zone

Nella Free Zone di Dubai, i vantaggi per gli imprenditori sono numerosi. Si può persino sostenere che determinate condizioni favorevoli non hanno paragoni a livello internazionale.
Tra i tanti incentivi per le aziende che delocalizzano a Dubai e che ci ricorda ancora Daniele Pescara rientrano:

  • zero tasse sui redditi personali; zero tasse sulle operazioni societarie, in genere per un periodo compreso tra i 15 e i 50 anni, rinnovabile; zero tasse sull’Import-Export;
  • basso costo delle utenze, come Internet, energia elettrica e gas;
  • procedure di assunzione del personale semplificate;
  • pieno supporto amministrativo da parte delle autorità;
  • possibilità di rimpatrio del 100% dei profitti e degli utili senza tassazione.

Oltre agli indiscutibili benefici di tipo economico-fiscale, altro vantaggio di grande rilievo per le imprese è la possibilità di fare rete.

Gli Emirati Arabi Uniti ospitano realtà societarie provenienti da tutto il mondo. Per qualsiasi imprenditore italiano che inizi a fare business nella Free Zone di Dubai, si apre perciò l’opportunità di entrare in contatto con Start-Up, società e professionisti di ogni settore, con i quali non sarebbe riuscito altrimenti a interagire.

Le tempistiche di costituzione di una società a Dubai dipendono dalla Authority di riferimento, dalla tipologia di società e dalla compagine sociale. Esse sono tuttavia soggette anche alla qualità della consulenza che si riceve nella fase di pre-analisi antecedente alla costituzione societaria.
Per questo motivo è importante scegliere con attenzione una società specializzata in questo tipo di operazioni che abbia anche la correttezza di spiegare al cliente prima ancora di avviare il progetto e quali devono essere i capitali necessari per portarlo a termine con successo.
E’ necessario anche realismo ed autocritica, fattori che spesso mancano a molti imprenditori che spesso, ci racconta ancora Daniele Pescara, pensano di avere avuto l’idea del secolo pensando di aprire una gelateria, una pizzeria o una caffetteria italiana a Dubai. Tutte queste attività già esistono a Dubai ed è difficile che nuove iniziative di questo tipo possano avere successo.
Quello che serve è know how, idee veramente innovative, competenze soprattutto legate alla tecnologia e gli indispensabili mezzi economici per potersi inserire con successo nel mercato degli Emirati Arabi.
(ITALPRESS).

Come scegliere una TV

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Il televisore è un apparecchio presente in praticamente quasi tutte le nostre abitazioni. Dalla sua comparsa sulla scena, questo dispositivo ha conosciuto una enorme evoluzione sotto il profilo tecnologico. Basti pensare che, tra le tante funzione disponibili per i propri utenti, gli attuali televisori danno anche la possibilità di navigare in Internet. I modelli più innovativi si integrano tra l’altro alla perfezione con altri gioielli frutto della migliore tecnologia, come gli smartphone, i tablet e gli assistenti vocali. Alla luce di queste caratteristiche degne di nota, in questo articolo scopriremo come scegliere una TV al giorno d’oggi.

Cosa sapere prima di comprare una TV

Per muoversi con destrezza nella moltitudine di modelli proposti nell’attuale mercato è opportuno conoscere su quali aspetti concentrarsi prima di procedere con l’acquisto. I fattori da tenere in considerazione sono essenzialmente:

  • la dimensione dell’apparecchio;
  • la tecnologia dello schermo;
  • la definizione e la qualità dell’immagine.

Dimensione della TV

La dimensione dello schermo di un televisore si misura in pollici. Ovviamente maggiori sono i pollici, più grande risulta lo schermo. La scelta della dimensione varia in linea di massima in base alle specifiche necessità. Prima di ogni altra cosa, a incidere è il fattore spazio. Se si ha abbastanza spazio a disposizione per ospitare l’apparecchio si può anche puntare su uno schermo grande. A livello tecnologico, tuttavia, non esistono grandi differenze qualitative tra schermi di dimensioni grandi e schermi di dimensioni più ridotte.

Tecnologia dello schermo

A disposizione nel mercato esistono TV con schermi basati su svariate tecnologie. Tra i più diffusi ci sono:

  • la TV LCD;
  • la TV LED;
  • la TV OLED;
  • la TV al plasma;
  • il Quantum Dot.

La TV al plasma è ormai obsoleta e in disuso. Ottime sono invece le prestazioni fornite da una tecnologia come la TV OLED che può essere considerata come l’evoluzione della LED. La resa cromatica offerta da una simile opzione è infatti altissima. Gli schermi sono invece flessibili e sottilissimi. Il prezzo rappresenta però la nota dolente. Per alcuni può risultare proibitivo, anche se c’è da dire che il costo è ampiamente ripagato dal notevole livello qualitativo.

Definizione e qualità immagine

Rispetto a questo fattore, l’ultra HD e il 4K sono essenzialmente intercambiabili da un punto di vista delle prestazioni qualitative. Una tecnologia immessa nei modelli di televisori più recenti è l’HDR che permette di riprodurre tinte con chiaroscuri più accentuati. Allo stato attuale sono tuttavia ancora limitate le possibilità di sfruttarlo. Fatta eccezione per pochi casi, la maggioranza dei contenuti disponibili per gli spettatori sono infatti al massimo in Full-HD.

Scegliere una TV: altre caratteristiche da valutare

Un altro elemento da tenere in considerazione quando si è in procinto di scegliere una TV è l’audio. Del resto, la possibilità di abbinare una qualità dell’audio eccellente a delle immagini di alto livello aumenta in maniera esponenziale la fruizione di qualsiasi contenuto, sia esso un film, una serie televisiva o, ancor meglio, un concerto. Se si mira al massimo livello qualitativo, l’ideale è puntare su sistema di audio surround.

Nel momento in cui ci si trova a scegliere una TV vale inoltre la pena valutare l’acquisto di modelli Smart. C’è da dire che oggi come oggi la maggior parte dei televisori in commercio sono TV Smart. Queste tipologie di apparecchi sono capaci di connettersi alla rete Internet tramite Wi-Fi, offrendo la possibilità non solo di navigare ma anche di fruire di svariati servizi via web.

Le Smart TV stanno letteralmente rivoluzionando il modo di fare TV, permettendo agli utenti di accedere a servizi on demand in cui selezionare contenuti ad hoc a partire da una miriade di titoli disponibili. Il tutto dietro il pagamento di un abbonamento dai costi solitamente piuttosto abbordabili.

Domicilio e residenza: definizione e differenze

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Si tende molto spesso a fare confusione tra domicilio e residenza. Pur trattandosi di due concetti piuttosto simili, in realtà esistono delle differenze tra di essi. Avere una corretta conoscenza del reale significato di residenza e di domicilio è importante per diverse ragioni. In primo luogo, evita di far compiere errori nella compilazione di documenti. Si pensi ad esempio alla classica autocertificazione. È inoltre importante per ricevere correttamente la propria corrispondenza e le bollette intestate. Per chi non ne fosse ancora a conoscenza nei prossimi paragrafi scopriremo allora la differenza tra domicilio e residenza.

Differenza tra domicilio e residenza

Che cosa si intende per domicilio

ll significato di domicilio è esplicitato all’interno dell’articolo 43, comma 1, del Codice Civile, in cui si sostiene che “il domicilio di una persona è nel luogo in cui essa ha stabilito la sede principale dei suoi affari e interessi”. Per quanto riguarda gli interessi, questi si intendono non solo di natura economica e lavorativa, ma anche personale, sociale e politica. In alcune circostanze possono essere eletti dei “domicili speciali”, nei casi in cui si tratti di episodi singoli e isolati che poi si concludono.

Il domicilio è temporaneo e non definitivo. Per questo motivo non si può votare nel Comune di domicilio e nemmeno scegliere il medico di base, se non in maniera provvisoria.

Che cosa si intende per residenza

In base a quanto stabilito tra le righe dell’articolo 43 del Codice Civile, la residenza di una persona coincide con il luogo in cui ha la dimora abituale.

La legge 1228 del 1954 (Ordinamento delle anagrafi della popolazione residente) prevede l’obbligo di stabilire la residenza nel Comune in cui si vive abitualmente, chiedendo l’iscrizione nel registro dell’anagrafe. Nel caso in cui si proceda con un trasferimento stabile in un altro Comune è necessario comunicare il cambio anche al Comune di precedente residenza. In presenza di cambio di residenza, entro quarantacinque giorni dalla richiesta, il nuovo Comune effettua un accertamento presso l’indirizzo comunicato inviando gli agenti della Polizia Municipale.

Il Comune in cui un cittadino stabilisce la propria residenza diventa il luogo di riferimento della maggior parte dei suoi diritti e doveri, tra cui ad esempio:

  • l’iscrizione alle liste elettorali per votare;
  • la scelta del medico di famiglia;
  • l’accesso ai servizi demografici;
  • la competenza di tribunali e uffici giudiziari.

Come fare il cambio di domicilio

Per il cambio di domicilio non ci sono formalità particolari da espletare. Per il cambio di residenza, di contro, si deve per forza di cose fare riferimento al nuovo Comune in cui si andrà a risiedere. In alcuni casi, come ad esempio per questioni lavorative o sanitarie, può tuttavia sorgere la necessità di dover certificare il proprio nuovo domicilio.

In questi casi, il cittadino può procedere con una semplice autocertificazione di domicilio, documento facilmente scaricabile da Internet, che può essere editato a partire dalle specifiche esigenze.

A seconda dei casi, esistono varie tipologie di domicilio che possono essere dichiarate con l’autocertificazione:

  • domicilio generale;
  • domicilio legale;
  • domicilio speciale;
  • domicilio digitale;
  • domicilio temporaneo.

Tra queste tipologie di domicilio è il domicilio generale il caso certamente più diffuso. Il domicilio legale è invece connesso a un minorenne o a una persona interdetta. Nel caso specifico, il domicilio corrisponde a quello del genitore o del tutore legale.

Particolare è inoltre il caso del domicilio digitale che all’atto pratico corrisponde all’indirizzo e-mail PEC, meglio noto come posta certificata.

Il domicilio temporaneo si verifica infine quando una persona sa che la variazione del proprio domicilio è destinata ad avvenire per un periodo limitato di tempo. Il cambio può essere collegato a motivi di studio o a esigenze di carattere lavorativo. Il caso tipico è la trasferta svolta per ragioni professionali.