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Come funziona Zoom

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Complice la pandemia legata al Covid-19 lavorare da remoto o organizzare eventi di vario tipo online è divenuta una prassi sempre più diffusa. Lo Smart Working tra l’altro sembra destinato a crescere nel prossimo futuro. Il tutto sta conducendo a un uso sempre più abituale di strumenti digitali di vario tipo. Tra questi rientra anche Zoom. Nei prossimi paragrafi scopriremo di cosa si tratta e soprattutto come funziona.

Che cos’è Zoom

Zoom è una piattaforma specificatamente studiata per le videoconferenze, che permette di interagire in maniera virtuale tra vari utenti nel caso in cui non sia possibile effettuare
riunioni di persona. Soprattutto in questo periodo di pandemia, Zoom è diventato uno strumento essenziale per i team di lavoro che desiderano tenersi in contatto e continuare i loro abituali flussi di operatività quotidiana.

Zoom viene anche utilizzata per realizzare webinar ed eventi di vario genere. La piattaforma è fruibile sia su PC sia tramite apposita App dedicata per dispositivi mobile, come tablet e smartphone.

Come avviare una riunione con Zoom

Per poter usare Zoom occorre scaricare la rispettiva applicazione ufficiale, disponibile per Android, iOS/iPadOS e computer. Esiste inoltre la possibilità di usare la piattaforma via browser. Ma come funziona all’atto pratico questo utile strumento digitale?

Per poter usare Zoom occorre iscriversi attivando un account. Una volta effettuata l’iscrizione è possibile accedere alla piattaforma effettuando il classico login. Se si desidera avviare un meeting online è sufficiente fare tap o cliccare su “Nuova riunione”. Una volta avviata la riunione è possibile invitare altri utenti a parteciparvi.

L’invito può avvenire selezionando tra le diverse modalità disponibili, tra cui ad esempio Messenger, Outlook o Gmail. Per ogni riunione creata è inoltre disponibile uno specifico link che può essere inviato come si preferisce utilizzando le più comuni applicazioni per comunicazione tra utenti via web, come WhatsApp o Telegram.

Per partecipare alla riunione i vari invitati devono semplicemente collegarsi al link fornito. Le riunioni possono essere anche programmate e non solo avviate nell’immediato.

Piani per l’uso della piattaforma

Zoom è disponibile in quattro versioni:

  • Zoom Basic. Con questa versione, totalmente gratuita, è possibile realizzare un numero illimitato di riunioni, ma quelle di gruppo con più partecipanti hanno un limite massimo di quaranta minuti e non possono essere registrate.
  • Zoom Pro. Questa versione permette di creare ID riunioni personali per meeting ripetitivi e consente la registrazione delle riunioni via Cloud o sul dispositivo. La durata delle riunioni di gruppo è però limitata a 24 ore.
  • Zoom Business. Permette di marchiare le riunioni Zoom con URL Vanity, ovvero un dominio web abbreviato, e il marchio aziendale. Offre inoltre trascrizioni delle riunioni registrate nel Cloud nonché un Customer Care dedicato.
  • Zoom Enterprise. Questa versione è appositamente pensata per aziende con oltre mille dipendenti. Tra i diversi servizi include archiviazione su Cloud illimitata per le registrazioni e sconti sui webinar.

Ciascuno dei vari piani prevede il versamento di un canone mensile, ad eccezione della versione Basic che è per l’appunto gratuita.

Vantaggi di usare Zoom

La piattaforma sta conoscendo una progressiva crescita. Si stima che siano almeno 300 milioni i partecipanti giornalieri alle riunioni realizzate attraverso Zoom.

La piattaforma del resto offre diversi vantaggi ai suoi utilizzatori. Il funzionamento è innanzitutto facile, intuitivo e non richiede particolari competenze. Si tratta inoltre di una piattaforma affidabile, dotata di tutta una serie di funzionalità che possono risultare molto utili, tra cui ad esempio la registrazione delle varie sessioni.

In ultimo, Zoom permette di lavorare da remoto, connettendo persone che possono trovarsi a grandi distanze le une dalle altre. Si tratta in definitiva di uno strumento dalle ottime prestazioni che rappresenta un valido aiuto in un momento storico in cui lavorare e interagire a distanza sono ormai una necessità impellente.

Come diventare cuoco

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La passione per la cucina accomuna moltissime persone. Del resto, dietro a un buon piatto non si nasconde solo una pietanza da gustare. La cucina è anche sinonimo di convivialità e di socievolezza. L’amore per la cucina può trasformarsi anche in un ambizioso mestiere: quello di cuoco. Sono numerose le persone che mirano a intraprendere una simile attività lavorativa. Non tutti sanno però quale sia il percorso da seguire. Nei prossimi paragrafi scopriremo allora come diventare cuoco.

Qual è la differenza tra cuoco e Chef

Iniziamo la nostra guida chiarendo una differenza basilare, quella tra cuoco e Chef. All’atto pratico la prima figura opera su ordine della seconda. Lo Chef si occupa infatti di ideare i piatti impartendo indicazioni ai capocuochi. Questi a loro volta coordinano e dirigono il team di cuochi. Tra le sue mansioni, lo chef crea il menù, elabora nuove ricette, sorveglia la realizzazione dei piatti. Si occupa inoltre di scegliere e di formare il personale con cui andrà a collaborare in cucina. Un vero coordinatore insomma, responsabile della cucina in ogni suo aspetto rilevante.

Formazione per diventare cuoco

In genere per intraprendere il mestiere di cuoco si procede con l’iscrizione a un Istituto Alberghiero. Nel nostro paese ve ne sono diversi, distribuiti nelle varie regioni. Come accade con ogni scuola, la scelta dell’Istituto va effettuata valutando diversi fattori, tra cui la distanza da casa ma anche il tipo di formazione finale che si vuole ottenere. Questo vale soprattutto se si ha l’ambizione di diventare uno Chef di alto livello.

Gavetta per diventare cuoco

Una volta ottenuto il diploma, quando possibile, risulta utile frequentare degli specifici corsi di formazione per approfondire le proprie competenze. Come accade con tutti i mestieri della ristorazione e non solo, comunque, è soprattutto l’esperienza sul campo a contare. L’ideale quindi è iniziare a inviare curricula e a contattare ristoranti in cui poter svolgere il primo periodo di praticantato.

Diventare cuoco richiede un notevole impegno sotto il profilo delle competenze sul campo. La passione e la voglia di mettersi in gioco costituiscono due elementi fondamentali. Il lavoro in cucina è faticoso e richiede concentrazione, oltre che una propensione innata per la formazione continua. Un buon cuoco deve essere infatti sempre al passo con i tempi, così da rispondere nel migliore dei modi alle esigenze della propria clientela e alle continue novità del mercato.

Quanto lavora un cuoco

L’impegno, come abbiamo detto, è un aspetto di grande rilievo. Occorre essere consapevoli del fatto che un cuoco è sottoposto a ritmi pressanti oltre che a un orario atipico. Basti pensare che generalmente un cuoco può lavorare anche nei fine settimana e durante le festività, spesso senza esclusioni.

I suoi turni lavorativi possono inoltre prolungarsi fino a tarda serata. L’orario di lavoro tra l’altro supera spesso le otto ore giornaliere.

Come diventare cuoco senza aver fatto l’Alberghiero

Malgrado sia preferibile prendere un diploma presso un Istituto Alberghiero esistono altre alternative per diventare cuoco. Una strada valida consiste nel frequentare dei corsi di cucina professionali e professionalizzanti che, nella maggior parte dei casi, prevedono anche l’opportunità per l’aspirante cuoco di fare degli stage presso strutture qualificate.

A livello formativo, l’Istituto Alberghiero resta comunque la scelta migliore. Soprattutto se ben organizzata e adeguatamente fornita di attrezzature, una simile scuola può imprimere una preparazione significativa, trasmettendo tutti gli elementi chiave per diventare un buon cuoco.

Quanto guadagna un cuoco

Lo stipendio medio di un cuoco si aggira sui 1.850 euro netti al mese, per circa 35.500 euro lordi all’anno. Soprattutto all’inizio della carriera si può partire da minimo di 900 euro netti al mese per arrivare nel tempo a un massimo di circa 7mila euro netti mensili, nel caso in cui si diventi Chef. Ovviamente lo stipendio del cuoco è anche correlato alla tipologia e al livello della struttura in cui si esercita.

Come scegliere un deumidificatore

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La presenza di umidità è un inconveniente che contraddistingue molti contesti domestici. Il danno immediato che può manifestarsi in un’abitazione riguarda le pareti, sulle quali in genere compaiono macchie. Sul lungo termine l’umidità può però causare anche diverse problematiche di salute agli abitanti di una casa. L’esposizione costante all’umidità si associa infatti alla maggiore presenza di disturbi respiratori e di asma. Per questo motivo è opportuno correre ai ripari, cercando delle soluzioni per contrastare il problema. Tra queste rientra l’acquisto di un deumidificatore. Nei prossimi paragrafi scopriremo come sceglierlo, così da equipaggiarsi con un apparecchio realmente funzionale.

Che cos’è un deumidificatore

Un deumidificatore è un elettrodomestico appositamente studiato per ridurre il livello di umidità nell’aria. In genere questo tipo di apparecchio viene usato per motivazioni igieniche. La presenza eccessiva di umidità porta infatti alla formazione di muffa nell’ambiente circostante, cosa che può determinare rischi per la salute umana.

Il funzionamento di un deumidificatore è piuttosto semplice. Una volta collegato alla presa della corrente e acceso, il deumidificatore inizia ad aspirare l’aria, immettendola al suo interno dove viene raffreddata attraverso uno specifico gas refrigerante. In questa maniera, per effetto della differenza di temperatura, l’umidità presente nell’aria si condensa. L’acqua che ne deriva viene poi riversata in una apposita vaschetta di raccolta che deve essere svuotata quando risulta ormai piena. L’aria precedentemente aspirata viene a questo punto rimessa all’esterno completamente rigenerata e quindi priva dell’umidità iniziale.

Scegliere un deumidificatore: aspetti da valutare

Ma quali caratteristiche deve possedere un buon deumidificatore? Nel momento in cui si sceglie questa tipologia di elettrodomestico occorre valutare alcuni aspetti, per l’esattezza:

  • la temperatura a cui l’elettrodomestico lavora;
  • il peso e l’ingombro dell’apparecchio, se si prevede di utilizzarlo in diversi ambienti della casa;
  • l’umidità massima che si può asportare, misurabile nel numero di litri nell’arco delle 24 ore;
  • il volume del serbatoio per scaricare l’acqua;
  • la possibilità di regolare il livello di umidità in maniera automatica;
  • la presenza di filtri per purificare l’aria.

È bene ricordare che i filtri devono essere periodicamente puliti e sostituiti. In considerazione dell’esigenza di doverli sottoporre a interventi igienizzanti, è opportuno preferire i filtri lavabili.

Altro elemento da tenere in considerazione prima di procedere con l’acquisto di un deumidificatore è il volume dell’ambiente in cui si desidera utilizzarlo. Più l’ambiente è grande, più il deumidificatore deve risultare potente.

Nel momento in cui ci si trova a scegliere un deumidificatore è necessario valutare anche il rumore che l’apparecchio può generare. Nel caso in cui si viva all’interno di un condominio o comunque in un contesto in cui sono presenti più famiglie, è consigliabile puntare sull’acquisto di un deumidificatore che risulti il più silenzioso possibile. Questa accortezza permetterà di evitare eventuali noie con i vicini che possono essere disturbati dal rumore emesso dall’apparecchio durante il funzionamento.

Modelli di deumidificatore

Il mercato propone soluzioni capaci di accontentare le esigenze di acquisto più svariate. I modelli di deumidificatore si suddividono essenzialmente in fissi e in portatili.

La scelta varia a seconda dell’uso che si pensa di fare dell’elettrodomestico. In genere i deumidificatori fissi sono più efficaci.

Si possono inoltre distinguere due ulteriori categorie di deumidificatori:

  • i deumidificatori passivi;
  • i deumidificatori meccanico-refrigerativi.

I deumidificatori passivi sono maggiormente rumorosi. Per questo motivo sono poco consigliati in specifici contesti in cui si richiedono atmosfere più silenziose.

Scegliere un deumidificatore in base alla classe energetica

Al momento dell’acquisto di un nuovo deumidificatore si devono tenere in considerazione anche i costi per l’elettricità a lungo termine.

L’etichetta presente sui dispositivi permette di valutare l’efficienza energetica da subito. In seguito alle recenti modifiche apportate all’etichettatura energetica degli elettrodomestici, la classe migliore è attualmente indicata con la lettera “A”.

Per sapere con esattezza quanto consuma un deumidificatore domestico può essere comunque una buona idea procurarsi un wattmetro, collegandolo all’elettrodomestico. Questo accorgimento permette di conoscere la potenza consumata dal deumidificatore in un determinato lasso di tempo. Una verifica analoga può essere inoltre effettuata attraverso uno specifico misuratore di corrente Smart.

Come cambiare le ruote della macchina

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Gran parte di noi possiede un’automobile. La manutenzione di questo mezzo comporta svariati tipi di interventi, alcuni dei quali possono essere realizzati anche in maniera autonoma, senza dover per forza di cose rivolgersi a dei professionisti. Spesso ci si può imbattere, ad esempio, nella necessità di cambiare le ruote della macchina. In questo articolo vedremo come fare, scoprendo tutti i passaggi che si devono seguire.

Quando cambiare le ruote della macchina

Prima o poi ogni automobilista si trova nella situazione di dover sostituire gli pneumatici. Queste componenti dei veicoli sono infatti soggette a usura, soprattutto nelle auto che vengono utilizzate ogni giorno. In questi casi, occorre procedere con il cambio di tutte le gomme, che vanno smontate dai cerchi e sostituite con degli pneumatici nuovi. Per la sostituzione completa delle gomme è necessario rivolgersi a dei gommisti dotati di attrezzatura specifica.

Diverso è invece il caso in cui ci si si ritrova con una gomma a terra o occorre sostituire l’intera ruota. In questi contesti si può anche intervenire in maniera autonoma. Occorre ovviamente essere equipaggiati con alcuni strumenti necessari per la sostituzione, per l’esattezza:

  • un crick;
  • una chiave per i dadi della ruota;
  • una chiave dinamometrica, una particolare chiave a serraggio controllato usata per il serraggio di viti, dadi e bulloni.

Sostituzione delle ruote: i vari passaggi

Una volta che si è in possesso dell’attrezzatura necessaria, una ruota può essere sostituita con grande facilità. Occorre però seguire delle accortezze per evitare problemi. È innanzitutto importante inserire la prima marcia e tirare il freno a mano per fare in modo che l’auto non subisca nessun movimento, mettendo in pericolo la persona che sta effettuando la sostituzione.

Dopo essersi accertati che il veicolo è in sicurezza, è necessario seguire i seguenti passaggi:

  • allentare i dadi della ruota;
  • sollevare la macchina con l’ausilio del crick;
  • rimuovere tutti i dati dalla ruota;
  • togliere la ruota dall’asse;
  • inserire la nuova ruota;
  • serrare i dadi esercitando forza così da fissarli con cura.

Alla fine di tutti questi procedimenti si deve controllare la pressione della gomma. Se non si ha a propria disposizione l’attrezzatura necessaria per questo tipo di verifica, la si può fare presso una stazione di servizio. Una volta controllata la pressione, il cambio della ruota può considerarsi definitivamente concluso.

Cambio delle ruote della macchina in carreggiata

In generale, la cosa migliore è trovare una superficie piana e stabile per effettuare il cambio. Tuttavia, non è sempre possibile.

Se la sostituzione viene effettuata direttamente su una carreggiata, è fondamentale accendere gli indicatori di emergenza, più comunemente noti come “quattro frecce”, cercando di parcheggiare il più lontano possibile dal traffico, in modo da mettersi al sicuro. Per la stessa ragione è necessario piazzare sul retro dell’auto il segnale mobile triangolare di pericolo, definito abitualmente con il solo termine di “triangolo”.

Il triangolo non è obbligatorio nei centri abitati ma lo diviene sulle strade extraurbane. La Legge prevede che vada piazzato ad almeno 50 metri dal veicolo fermo, per far sì che risulti visibile a una distanza di almeno 100 metri da chi sopraggiunge. Il segnale mobile va collocato sulla corsia occupata dal veicolo, ad almeno un metro dal bordo esterno della carreggiata, appoggiato a terra in maniera stabile mediante l’uso dello specifico sostegno. Ciò serve a non farlo cadere.

La Legge prevede inoltre l’obbligo di indossare un giubbotto catarifrangente durante tutte le operazioni che si realizzano per sostituire la ruota.

L’alternativa alla ruota di scorta: la bomboletta ripara gomme

Per evitare spiacevoli inconvenienti è sempre opportuno tenere sotto controllo la ruota di scorta, verificando che sia gonfiata alla giusta pressione.

Da alcuni anni a questa parte il mercato propone anche degli appositi spray sigillanti che possono essere utilizzati in alternativa alla ruota di scorta in caso di rottura. Si tratta però di soluzioni momentanee che permettono di usare la gomma lesionata per un tempo limitato. Il cambio della ruota va comunque effettuato nel breve termine.

Come diventare apicoltore

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Il mondo delle api è davvero suggestivo. A questi insetti dobbiamo moltissimo. Un dato su tutti ci permette di capirlo senza indugi. Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sulla nostro Pianeta. Con il loro prezioso lavoro, le piccole impollinatrici garantiscono circa il 35% della produzione globale di cibo. Tutelarle diviene quindi essenziale per la nostra stessa sopravvivenza. Per supportare questo importante obiettivo, molte persone decidono di intraprendere un particolare percorso professionale, divenendo apicoltori. Nell’articolo che vi proponiamo, conosceremo più da vicino questa figura. Scopriremo di cosa si occupa. Vedremo inoltre cosa occorre fare per poterlo diventare.

Che cosa fa un apicoltore

Quella dell’apicoltore è una professione coinvolgente. Questa figura si occupa di creare, di far sviluppare e di curare uno sciame d’api all’interno del suo rispettivo alveare. L’apicoltore è quindi impegnato nell’allevamento di questi fondamentali insetti, raccogliendo inoltre i prodotti frutto del loro lavoro, in particolar modo il miele e la cera ma non solo.

Sono numerose le persone che si avvicinano alla apicoltura come puro hobby. In molti casi, con il passare del tempo, la passione si tramuta in una vera e propria attività lavorativa. Tra i motivi principali per cui si decide di diventare apicoltori c’è la possibilità di lavorare a contatto con la natura. Chi ama per l’ambiente, nell’apicoltura può infatti trovare un settore perfetto per mettere a frutto le sue propensioni.

Diventare apicoltore: il percorso formativo

Non ci si può improvvisare apicoltori. Per poter interagire con insetti così importanti, occorre avere solide conoscenze su come curarli in maniera ottimale. Per diventare apicoltore occorre quindi, come primo passaggio, partecipare a un corso formativo professionale. Il corso serve per acquisire una conoscenza approfondita sulle caratteristiche e sul comportamento delle api. Si tratta di un presupposto cruciale, senza il quale non risulta possibile intraprendere l’attività di apicoltore.

Una volta conclusa la formazione, è fondamentale svolgere un periodo di affiancamento con un apicoltore in piena attività che sappia trasmettere le proprie competenze acquisite in anni di esperienza. Al termine del percorso, il neo apicoltore può dare avvio alla sua attività, aprendo una partita IVA, necessaria anche per poter vedere i vari prodotti ottenuti dalle api.

Le arnie e gli sciami

L’attività vera e propria inizia con l’acquisto di uno o più sciami e delle arnie, ovvero i ricoveri artificiali in cui vivono le colonie di api domestiche. In queste strutture, realizzate solitamente in legno, le api producono anche i frutti del loro incessante lavoro, in primis il miele. Per poterle posizionare è necessario avere a propria disposizione un terreno, possibilmente in un luogo sicuro e privo di agenti inquinanti.

È opportuno sapere che esiste una normativa specifica per la collocazione delle arnie. Le strutture non possono essere posizionate sul territorio a proprio piacimento ma la loro localizzazione va comunicata agli enti preposti.

Generalmente, le arnie vanno collocate a 35-40 centimetri l’una dall’altra. Se sono disposte in file, deve esserci una distanza di almeno quattro metri da una fila all’altra.
In caso di eventuali spostamenti delle strutture occorre inoltre ottenere l’autorizzazione da parte di un veterinario. La salute delle api è infatti di sua competenza.

Per l’acquisto degli sciami conviene invece rivolgersi ad apicoltori conosciuti, in modo da evitare di imbattersi in sciami malati.

È infine opportuno ricordare che anche la vendita dei prodotti ottenuti dalle api richiede specifiche autorizzazioni di carattere igienico-sanitario in materia di produzione e di vendita di alimenti.

Quanto guadagna un apicoltore

I guadagni degli apicoltori variano in base al numero delle arnie gestite. In genere, lo stipendio medio di un apicoltore si aggira comunque intorno ai 22 mila euro all’anno. Lo stipendio massimo può invece superare i 60 mila euro lordi annuali.

Commis di sala: chi è e cosa fa

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L’ambito della ristorazione si compone di tutta una serie di figure professionali più o meno note. Tra queste rientra anche il cosiddetto Commis di sala. Nei prossimi paragrafi scopriremo che tipologia di mestiere svolge. Conosceremo inoltre il percorso da intraprendere nel caso in cui si voglia abbracciare un simile lavoro.

Chi è il Commis di sala

Il Commis di sala è una figura particolare che svolge una moltitudine di compiti diversi. In genere assumere le vesti di Commis di sala è uno dei primi passi da compiere per poter accumulare esperienza all’interno del settore della ristorazione per poi procedere successivamente con la carriera. Soprattutto nelle fasi iniziali si tratta quindi di un lavoro abbastanza precario, con remunerazioni non molto alte. Non a caso spesso il ruolo del Commis di sala viene occupato da stagisti o tirocinanti provenienti dai vari istituti
alberghieri

A prescindere da questo, occorre dare la giusta rilevanza alla figura del Commis di sala. Siamo infatti di fronte a un ruolo chiave che assicura il corretto funzionamento di un ristorante o di una sala di hotel.

Di cosa si occupa il Commis di sala

Come abbiamo anticipato, il Commis di sala svolge un’ampia serie di mansioni. Tra i suoi primi compiti è possibile annoverare la preparazione dei tavoli oltre all’organizzazione di tutti i vari elementi della sala. L’allestimento viene in genere effettuato a partire dagli ordini legati al tipo di servizio che si dovrà svolgere all’interno della sala.

Tra i suoi compiti, questa figura può occuparsi anche del servizio al tavolo, assumendo quindi le vesti di vero e proprio cameriere. Altre mansioni di cui si occupa regolarmente questa figura professionale sono:

  • le operazioni di pulizia dei tavoli;
  • le operazione di pulizia delle attrezzature usate in cucina o durante il servizio;
  • il servizio di accoglienza dei clienti, in particolare quando il personale preposto è assente o impegnato altrove;
  • la gestione del bar per la prima colazione;
  • la gestione del buffet;
  • il servizio in camera.

Il Commis di sala svolge inoltre diverse mansioni di emergenza nei casi in cui determinati ruoli si trovino scoperti per una qualsiasi ragione.

Se ne deduce che questa figura debba essere poliedrica e dotata di diverse competenze tanto di carattere pratico quanto di tipo caratteriale. Il Commis di sala deve ad esempio possedere specifiche competenze da barista. Deve essere inoltre una persona molto affidabile. In caso di necessità tra i suoi compiti può difatti rientrare anche la gestione della cassa, un compito certamente delicato.

Come diventare Commis di sala: il percorso formativo

Il primo passo per intraprendere un simile mestiere consiste nel frequentare una scuola alberghiera, ottenendo il relativo diploma. Dopo aver ottenuto il diploma può essere utile prendere delle specializzazioni, approfondendo possibilmente anche una o più lingue straniere.

In genere il percorso lavorativo vero e proprio ha inizio con esperienze in piccoli ristoranti per poi passare, una volta acquisita esperienza, ai ristoranti di lusso.

Un gran numero di aspiranti Commis di sala sceglie deliberatamente di intraprendere un percorso di formazione all’estero. Il passo serve per acquisire esperienza, approfondendo nel contempo le conoscenze linguistiche utili per svolgere il mestiere.

Quanto si guadagna con questo lavoro

Lo stipendio medio di un Commis di sala si aggira sui 1.050 euro netti al mese, per un totale di circa 18.000 euro lordi all’anno. Nei periodi di tirocinio, la retribuzione può partire da uno stipendio minimo di 650 euro netti al mese.

Lo stipendio può anche superare i 1.450 euro netti al mese fino a giungere a una retribuzione massima di circa 2.500 euro mensili.

La cifra varia ovviamente non solo in base all’esperienza acquisita ma anche seconda del luogo in cui si svolge la professione.

Come scegliere dove abitare

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Scegliere dove abitare è una decisione di una certa importanza soprattutto nei casi in cui si decide di acquistare una casa. Ovviamente c’è sempre l’opportunità di rivenderla e di trasferirsi in un altro posto. Ma fare una scelta accurata fin dall’inizio rappresenta certamente la soluzione migliore per evitare problematiche oltre che perdite di tempo e faticosi traslochi. In questo articolo cercheremo perciò di fornire alcuni semplici consigli su come scegliere dove abitare.

Scegliere dove abitare: gli aspetti importanti da valutare

Al di là dell’aspetto più strettamente economico correlato alle proprie disponibilità sono essenzialmente tre gli elementi da valutare nel momento in cui si sceglie dove abitare.

Nello specifico occorre tenere in considerazione:

  • la presenza di servizi essenziali;
  • la vicinanza al lavoro, ai parenti, agli amici e ai propri conoscenti;
  • la presenza di attrattive di tipo culturale e di intrattenimento a cui potersi dedicare nei momenti liberi.

Servizi essenziali

Nella scelta del luogo in cui abitare, la presenza di servizi essenziali nelle immediate vicinanze o comunque nelle aree limitrofe è indubbiamente un elemento di primaria rilevanza.

Per servizi essenziali si intendono:

  • gli ospedali e le strutture sanitarie;
  • le scuole;
  • le Università;
  • le farmacie;
  • le cliniche veterinarie;
  • i negozi e i centri commerciali;
  • i trasporti pubblici;
  • gli uffici pubblici;
  • le infrastrutture come autostrade, superstrade e aeroporti.

Naturalmente la scelta dipende in gran parte dal proprio stile di vita. Per chi ad esempio lavora come pendolare la vicinanza ai trasporti pubblici costituisce un aspetto di estrema importanza. A prima vista, sembrerebbero dettagli di poca rilevanza ma con il passare del tempo ci si rende poi conto della loro utilità. In linea generale, vivere in contesti sprovvisti dei principali servizi essenziali può risultare spesso scomodo, soprattutto sul lungo termine.

Vicinanza al lavoro e ai propri affetti

Nel momento in cui ci si trova a scegliere dove abitare, la vicinanza al lavoro è sicuramente uno degli aspetti più determinanti, in particolar modo per evitare di effettuare ogni giorno decine di chilometri. La vicinanza della propria abitazione al luogo di lavoro contribuisce sensibilmente a migliorare la qualità della vita quotidiana, abbattendo possibili fonti di stress e permettendo di guadagnare in termini di tempi. Non va inoltre dimenticato il risvolto più strettamente economico: più si è vicini al luogo in cui si lavora, più si risparmia in benzina o in costi necessari per i mezzi di trasporto pubblici.

Ma anche la socialità non deve essere messa da parte. Vivere a poca distanza dai propri familiari, dai dai propri amici e dai conoscenti rende più frequenti le possibilità di incontro, aiutando così a rilassarsi e a ritagliarsi bei momenti con più facilità.

La vicinanza alla propria famiglia risulta particolarmente importante quando si hanno genitori anziani che, per le ragioni più svariate, devono essere seguiti in maniera opportuna. In questi casi, si tratta quindi di una scelta logistica oltre che puramente affettiva.

L’importanza del tempo libero

Anche il tempo libero è un elemento essenziale nella vita di ognuno di noi. Se si nutrono interessi particolari come fare shopping, andare al cinema, seguire i concerti, partecipare a eventi o dedicarsi ad attività analoghe, è sempre consigliabile scegliere come luogo della propria residenza una località ben fornita di proposte di intrattenimento.

Largo spazio quindi a ristoranti, teatri, sale cinematografiche, musei, centri culturali, centri benessere, palestre, senza dimenticare la vicinanza a parchi e ad aree verdi. Avere a propria disposizione dei luoghi contraddistinti dalla presenza di elementi naturali è infatti fondamentale per il benessere psicofisico. Ciò vale soprattutto per chi vive in città di grandi dimensioni, dove si è costantemente sottoposti a rumori, a inquinamento e a condizioni di vita molto ansiogene. In simili circostanze, la presenza del verde può contribuire a fare la differenza, rendendo decisamente più piacevole l’esistenza di ogni giorno.

Come scegliere una casa in montagna

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Per alcuni è il sogno di una vita, per altri una possibilità per ritagliarsi un angolo di pace lontano dal tran tran quotidiano. Possedere una casa in montagna è davvero una bella occasione per chiunque. Se si deve procedere con l’acquisto di un’abitazione sulle alte vette a quali a criteri occorre, però, fare riferimento? In questo articolo cercheremo di scoprire come scegliere una casa in montagna.

Dove comprare in montagna

Partiamo dalla location. L’Italia è un paese che pullula di località di montagna meritevoli di essere conosciute ma anche di divenire luogo per ospitare una seconda casa. Ovviamente, le fasce di prezzo di una casa di montagna variano molto proprio in funzione della località prescelta.

Nel ventaglio delle zone più ambite da chi ama sciare, ci sono ad esempio alcune note località della Val d’Aosta come Courmayeur, Gressoney e la Thuile. Qui i prezzi sono piuttosto elevati. Lo stesso si può dire per il Trentino Alto-Adige.

Facendo delle ricerche approfondite attraverso canali come Internet, si possono tuttavia trovare anche delle buone occasioni. In linea di massima, ad esempio, le case ospitate nelle località montane del Piemonte sono di prezzo più abbordabile e permettono comunque di conoscere aree naturali di grande bellezza. È il caso della Valle Maira, meta perfetta per chi ama dedicarsi a un turismo alpino ancora incontaminato.

Casa in montagna: tipologie

Dopo aver prestabilito la località preferita, è possibile cimentarsi nella scelta della soluzione abitativa migliore per le proprie necessità. Proprio come accade in città, anche in montagna le case non sono tutte uguali. Le tipologie più comuni sono i rustici, le baite e gli chalet. Quest’ultima categoria rappresenta il tipo di casa in montagna più moderno. Per chi ama le atmosfere suggestive delle alte vette l’ideale sono però i rustici o ancor meglio le baite.

Come scegliere la casa giusta

La prima cosa da valutare per poter scegliere una casa in montagna adeguata per le proprie esigenze è la distanza rispetto alla prima abitazione. Questa accortezza vale in modo particolare se si vuole sfruttare la seconda casa in montagna anche durante il weekend. Nel caso specifico, la scelta migliore consiste nel preferire una casa ubicata a pochi chilometri dalla città in cui si vive abitualmente.

Altro aspetto da tenere in considerazione quando si è in procinto di valutare una casa in montagna è la presenza di luoghi o di attività che possono essere di interesse per l’intera famiglia. Le case isolate, difatti, pur avendo un certo fascino, presentano alcuni inconvenienti da un punto di vista delle attrattive e della comodità.

Un’attenta analisi va invece riposta sui materiali di costruzione. Una casa in montagna deve innanzitutto essere accogliente e calda, in considerazione delle basse temperature che si raggiungono a queste altitudini, in particolar modo durante la stagione invernale. È bene sapere, inoltre, che una casa in montagna necessita in genere di maggiore manutenzione rispetto a un’abitazione che si trova in città.

Il legno, ad esempio, è un ottimo materiale isolante e garantisce la conservazione del calore. Non a caso è il materiale principe delle abitazioni montane. Va tuttavia sottoposto a interventi periodici per mantenere intatte le sue caratteristiche tecniche ma anche l’innata bellezza naturale.

Casa in montagna: esposizione e riscaldamento

Importante nella scelta della casa giusta è anche l’esposizione in cui si trova. Il fatto che l’abitazione sia collocata in un contesto dove la luce solare abbonda è certamente positivo. Il sole del resto influenza la temperatura e permette di contrastare in maniera efficace l’umidità.

Un occhio va infine rivolto al tipo di riscaldamento con cui è equipaggiata l’abitazione. Accanto al classico camino, per il riscaldamento è preferibile usare impianti ad aria calda invece che ad acqua. Questo permette di evitare il rischio gelo.