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Che cos’è il Cashback

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Tra le diverse iniziative introdotte negli ultimi mesi dal Governo italiano rientra anche il Cashback. Per chi ha dimestichezza con l’inglese, il termine “Cashback” è traducibile letteralmente come “soldi indietro”. E difatti si tratta proprio di questo. Con il Cashback si guadagna facendo acquisti, visto che ai consumatori viene restituito parte del denaro speso durante lo shopping. In questo articolo cercheremo di scoprire in maniera più dettagliata di cosa si tratta, cercando di chiarire alcuni punti essenziali per poter partecipare.

Finalità del Cashback in Italia

Il programma di Cashback è stato introdotto nel nostro paese principalmente per incentivare i pagamenti non in contante, grazie a un sistema di restituzione in denaro di una percentuale di quanto pagato cashless nell’arco di un semestre.

La prima sperimentazione del Cashback è stata effettuata nel periodo natalizio. La decisione è scaturita anche dalla volontà di offrire un ulteriore stimolo agli acquisti tra i consumatori, così da supportare le diverse attività commerciali italiane, messe a dura prova dal lockdown e, in generale, dall’emergenza legata al Covid-19.

A partire dal 1° gennaio 2021 è invece iniziato il programma standard che perdurerà fino al 30 giugno 2022.

Come funziona il Cashback

Nella nuova fase del programma, ai cittadini verrà riconosciuto un rimborso semestrale pari al 10% delle proprie spese fino a un massimo di 1.500 euro a semestre. Tuttavia, ciò avverrà solo a condizione che si effettuino almeno 50 operazioni cashless a semestre.

Per poter partecipare al programma, il cittadino deve iscriversi a IO.it, l’App di PagoPA, o a uno dei sistemi messi a disposizione da banche e istituti di pagamento convenzionati con PagoPA. L’iscrizione deve essere effettuata tramite SPID o attraverso la carta d’identità elettronica (CIE).

Chi può partecipare

Per poter partecipare al programma occorre essere maggiorenni oltre a essere cittadini residenti in Italia. Sono ammessi nel meccanismo di rimborso semestrale tutti gli acquisti che vengono eseguiti come consumatori. Sono quindi esclusi le eventuali spese realizzate nell’ambito dell’attività professionale o imprenditoriale.

Quali spese rientrano nel Cashback

Il Cashback riguarda quindi qualsiasi tipologia di spesa che viene pagata in modalità elettronica, a partire dall’acquisto di generi alimentari fino alle spese mediche. Sono tuttavia esclusi gli acquisti effettuati online. Le ragioni sono semplici da intuire. La scelta di non contemplare le spese realizzate sulle varie piattaforme e-commerce deriva innanzitutto dalla volontà di incentivare lo shopping nei negozi fisici.

Gli acquisti online, inoltre, si basano già su pagamenti di tipo elettronico. Risulta quindi inutile adottare una misura del genere su sistemi che sono già in partenza di tipo cashless.

Strumenti di pagamento sono ammessi

Il ventaglio degli strumenti di pagamento ammessi nel meccanismo di Cashback è piuttosto ampio. Tra questi strumenti sono inclusi:

  • le carte di pagamento dei circuiti internazionali, come Mastercard, Visa, Maestro e American Express;
  • le carte Pagobancomat;
  • il sistema Satispay;
  • il circuito Bancomat Pay.

Non è invece possibile partecipare se si effettuano pagamenti tramite sistemi quali Apple Pay, Google Pay o Samsung Pay.

Super Cashback: cos’è e come funziona

Il programma prevede anche una ulteriore iniziativa. Si tratta del cosiddetto Super Cashback, un rimborso che viene riconosciuto ogni semestre, in aggiunta al Cashback standard, ai primi 100.000 registrati che abbiano effettuato il maggior numero di operazioni cashless. Il rimborso extra scatta però solo se si eseguono almeno 50 operazioni di pagamento nel corso del semestre.

Per monitorare l’andamento del Super Cashback esiste una apposita classifica visualizzabile sulla App IO.it o sui sistemi di attivazione dei vari operatori coinvolti. La classifica permette ai consumatori di verificare la propria posizione rispetto agli altri iscritti.

Quando avviene il pagamento del Cashback e del Super Cashback

Il pagamento avviene entro sessanta giorni dalla fine del periodo semestrale. Per il primo semestre 2021, ad esempio, il pagamento del Cashback e del Super Cashback è previsto entro il 29 agosto 2021. Si tratta di rimborsi completamente esentasse.

Dove trascorrere un week-end

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Il nostro Belpaese offre una miriade di opportunità per trascorrere un week-end, a prescindere dall’occasione. Dalla fuga d’amore per festeggiare San Valentino fino alla classico viaggio in famiglia: l’Italia pullula di mete per accontentare ogni gusto e ogni desiderio. In questo articolo scopriremo alcune destinazioni, spesso poco note ma meritevoli di attenzione, che possono tramutarsi in un luogo ideale per passare un bel fine settimana.

Idee week-end nel Nord Italia

Trieste è una meta che sta conoscendo un crescente interesse da parte dei turisti negli ultimi anni. Accanto alle sue perle più rinomate come la Piazza dell’Unità d’Italia e il Castello di Miramare, questa città offre ai suoi visitatori delle sorprese inattese. A pochi chilometri da Trieste meritevole di una visita è ad esempio la Grotta del Gigante, la caverna turistica più grande del mondo.

Per chi ama la montagna, il week-end può trasformarsi in una buona occasione per fare trekking nel Parco Nazionale dello Stelvio, il più grande dei parchi storici italiani, il cui vasto territorio si estende tra Lombardia e Trentino-Alto Adige. Questo straordinario angolo verde ospita una flora e una fauna uniche nel loro genere. Non a caso, il Parco rappresenta una delle maggiori riserve naturali d’Europa.

Dove trascorrere un week-end nell’Italia Centrale

Le Marche sono una meta perfetta per una gita fuori porta. Le opportunità in questa regione dell’Italia Centrale sono enormi. Dal canto nostro, abbiamo deciso di soffermarci su una delle città più belle e più ricche di storia e cultura delle Marche. Si tratta di Macerata, provincia genuina, accoccolata tra splendide colline. Degno di nota in questa località è lo Sferisterio, stupendo esempio di architettura neoclassica che ogni estate fa da cornice a una nota stagione lirica e a svariati eventi culturali. Perdersi tra le mura storiche maceratesi, pullulanti di testimonianze artistiche, è il modo migliore per conoscere da vicino questa cittadina. Per gli amanti della buona cucina, imperdibili sono i vincisgrassi, gustoso primo piatto tipico locale.

Altra meta imperdibile nell’Italia Centrale è il Lago di Trasimeno. Intorno al bacino lacustre da pochi anni è nata la Via del Trasimeno, percorso da realizzare a piedi che permette di ammirare alcune tra le più meritevoli bellezze naturali dell’Umbria, oltre che di conoscere diversi borghi, tra i più suggestivi del Belpaese. Il tragitto è suddiviso in sette tappe. Realizzarne una o un paio può divenire l’obiettivo di un fine settimana da non dimenticare. Ogni tappa prevede una media di 20-22 chilometri di cammino.

Per chi può fermarsi per qualche giorno in più, l’intero percorso ad anello può essere invece completato in una sola settimana. Prima e ultima tappa dell’intero tragitto è Passignano sul Trasimeno, piccolo borgo di pescatori allungato sulle rive del lago e dominato dalla Rocca sovrastante. La località costituisce tra l’altro uno dei migliori punti per esplorare i tanti tesori custoditi dal Trasimeno. Di qui partono anche i traghetti che consentono di visitare due delle tre isole del lago umbro: l’Isola Maggiore e l’Isola Polvese. La terza isola, l’Isola Minore detta anche Isoletta, non è infatti visitabile perché privata e ad oggi disabitata.

Idee week-end nel Sud Italia

Anche il Sud non smette di stupire per le sue straordinarie perle turistiche. Pensiamo alla Sicilia, al suo splendido mare, al calore della sua gente. Tra le località più amate dell’Isola
troviamo Cefalù, nota per le sue antiche rovine che affacciano sul mare e per le sue spiagge. Una ricchezza che le ha fatto meritare il titolo di uno tra i borghi più belli d’Italia.

Spostandosi più a Nord, anche la Puglia vanta una moltitudine di luoghi da visitare. Molti di questi sono fuori dalle tradizionali rotte turistiche. Gli amanti della natura possono ad esempio trovare pane per i loro denti addentrandosi tra le Faggete Vetuste della Foresta Umbra, l’area più incontaminata del Gargano. La Foresta Umbra è una meta pugliese imperdibile da per chi ama passeggiare e fare trekking nella natura. Boschi di querce, faggi, lecci e aceri insieme formano l’area di latifoglie più estesa nel nostro paese. All’interno di questa zona, spiccano per l’appunto le Faggete Vetuste che sono state dichiarate Patrimonio Naturale dell’Umanità dall’Unesco.

Come diventare assistente sociale

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Poter essere d’aiuto ad altre persone è sicuramente uno tra gli obiettivi più appaganti che ci possa porre nella vita. Spinte da questa importante motivazione, molte persone decidono di intraprendere una carriera nei servizi sociali. Ancor più nello specifico, scelgono di diventare assistente sociale. Ma quale percorso è necessario seguire per abbracciare questo utile mestiere? In questo articolo cercheremo di scoprirlo insieme.

Di cosa si occupa un assistente sociale

L’assistente sociale è un operatore specializzato, le cui mansioni sono poste al servizio della comunità. Questa figura professionale si occupa in particolar modo di famiglie, di minori o di gruppi sociali che si trovano in una condizione di difficoltà, così da per prevenirne e da ridurre i disagi.

Un assistente sociale opera quindi in numerosi contesti che spaziano dalle comunità di accoglienza fino alle Aziende Sanitarie Locali, passando per gli Enti locali, come Comuni e Regioni, per le case famiglia e per i Tribunali per i minorenni.

Trattandosi di un ruolo di pubblica utilità, la professione di assistente sociale è stata ordinata con la Legge 23 marzo 1993, n. 84 (Ordinamento della professione di assistente sociale e istituzione dell’albo professionale).

Categorie di assistente sociale

Esistono due distinte categorie in questa professione:

  • l’assistente sociale;
  • l’assistente sociale specialista.

A differenza della prima categoria, l’assistente sociale specialista svolge compiti di carattere dirigenziale. Si occupa infatti di organizzare e di coordinare i servizi sociali. Le due distinte categorie presuppongono percorsi formativi diversi.

Percorso di studi da intraprendere

La formazione che è alle spalle di un assistente sociale è interdisciplinare. Una volta operativo, il professionista deve essere in grado di affrontare situazioni piuttosto complesse sotto il profilo organizzativo, giuridico, etico e, non ultimo, umano. Chi desidera abbracciare la carriera di assistente sociale, dopo aver ottenuto il diploma di maturità, può scegliere un percorso di Laurea triennale in Scienze del Servizio Sociale. Il percorso universitario è contraddistinto dall’obbligo di frequenza, da laboratori specifici, dal superamento di esami sulle materie di indirizzo e da un periodo di tirocinio.

Dopo la Laurea triennale, si ha l’opportunità di proseguire il percorso formativo ottenendo la Laurea Magistrale nella classe LM 87 – Servizio sociale e politiche sociali, che consente l’iscrizione all’albo A per assistenti sociali specialistici.

Per conoscere gli atenei italiani in cui è possibile seguire questi corsi di Laurea, è sufficiente consultare il servizio di offerta formativa del MIUR – Ministero dell’Istruzione Università e Ricerca.

Esame di Stato per diventare assistente sociale

Dopo aver conseguito la Laurea, per poter esercitare il mestiere di assistente sociale occorre superare l’Esame di Stato dedicato. L’Esame si svolge annualmente in due sessioni, in genere a giugno e a novembre, e consiste in due prove scritte, una prova orale e una pratica. Le varie prove vertono su materie e argomenti approfonditi durante il corso di Laurea.

Il superamento dell’Esame di Stato permette all’aspirante assistente sociale di iscriversi alla sezione B del relativo Albo professionale.

Possibilità di carriera

La professione di assistente sociale richiede una spiccata attitudine all’ascolto e alla relazione, oltre che al lavoro di squadra. Nel ventaglio delle sue svariate attività, questa figura professionale si occupa di:

  • seguire pratiche di pre-affido, di affido e di adozione;
  • collaborare con i Tribunali per i minorenni;
  • realizzare progetti di occupazione per i minori a rischio;
  • collaborare con Dipartimento di salute mentale;
  • supportare persone con invalidità e anziani;
  • intervenire in progetti che mirano a ridurre la dispersione scolastica;
  • favorire il reinserimento di cittadini che hanno scontato pene detentive;
  • supportare le famiglie in difficoltà;
  • seguire l’inserimento degli immigrati all’interno del tessuto sociale italiano.

Quanto guadagna un assistente sociale in Italia

Lo stipendio degli assistenti sociali è variabile. Per chi lavora in cooperative private, la paga si aggira sui 1.200 euro mensili. Gli assistenti sociali assunti direttamente dagli Enti pubblici percepiscono invece uno stipendio che si aggira intorno ai 1.500-1.600 euro al mese.

Negli ultimi anni si sta riscontrando un crescente numero di persone che svolge l’attività di assistente sociale in qualità di libero professionista.

Come adottare un cane

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Quando si pensa a un cane la prima immagine che viene in mente in ciascuno di noi è quella di un amico fedele, insostituibile. Probabilmente il migliore amico che si possa desiderare. Nel nostro paese purtroppo sono numerosi i cani che vivono in strada e che vengono abbandonati ogni anno da persone prive di scrupolo.

Quella del randagismo è una triste piaga di cui l’Italia non si riesce ancora a liberarsi, nonostante le tante campagne di sensibilizzazione. I dati a riguardo sono agghiaccianti. In Italia si stimano tra i 500 e 700 mila cani randagi. Una cifra, tra l’altro, sottostimata per la difficoltà di reperire dati corretti e aggiornati.

Per poter offrire un contributo concreto nella lotta al randagismo, possiamo compiere uno dei gesti più utili: adottare un cane. In questo articolo vedremo come fare.

Adottare un cane: le cose da sapere

La prima cosa fondamentale da sapere nel momento in cui ci si accinge ad adottare un cane è che si tratta di una scelta da compiere con estrema responsabilità. Un cane infatti è un impegno, tanto sul fronte del tempo da dedicare all’animale quanto sotto il profilo economico.

Un’assunzione di responsabilità che viene però ampiamente ripagata dall’amore sincero e disinteressato che questo splendido animale è capace di donare in tutta spontaneità a chi lo accoglie nella propria famiglia.

A chi rivolgersi per l’adozione

Per poter aiutare i tanti cani in difficoltà, nel momento in cui si decide di procedere con l’adozione l’opzione ideale è quella di rivolgersi alle strutture accreditate. Esistono molte associazioni di volontari che affiancano chiunque desideri adottare un cane. Ci si può inoltre rivolgere direttamente a uno dei tanti canili presenti nel nostro territorio.

Generalmente, le persone che gestiscono queste strutture svolgono un processo di selezione dell’adottante molto accurato, per tutelare i cani in maniera opportuna. Quando ci si reca in una canile per l’adozione, di solito la prassi prevede la compilazione di appositi moduli, con cui ci si impegna anche:

  • a custodire l’animale con le dovute cure;
  • a non cedere il cane a terzi;
  • a non abbandonarlo per nessuna ragione.

Il periodo di pre-affido

Alcuni canili prevedono un periodo di prova per la famiglia adottante. Si tratta di una sorta di pre-affido che permette di verificare l’andamento della nuova convivenza, così da evitare ogni possibile ripensamento. In genere, durante questo periodo di pre-affido la famiglia ha la possibilità di restituire il cane al canile ma esclusivamente in caso di problemi davvero difficoltosi o irrisolvibili.

In questo lasso di tempo che precede l’adozione, i volontari del canile possono effettuare dei controlli domiciliari che servono a verificare di persona le condizioni in cui è tenuto il cane oltre che a valutare il rapporto con il nuovo padrone.

Quanto costa adottare un cane in canile

Adottare un cane in canile non comporta alcun costo specifico. Il cane viene in genere consegnato alla famiglia adottante già munito di microchip e delle vaccinazioni obbligatorie.

I costi da affrontare per l’adozione sono irrisori: viene solitamente richiesta una piccola donazione in favore della struttura, senza nessun importo obbligatorio.

Dal momento in cui si adotta il cane, occorre tuttavia tenere in considerazione che l’arrivo dell’animale in famiglia comporta dei costi fissi. Oltre al cibo, le spese da sostenere sono quelle per il veterinario per le vaccinazioni annuali.

Come gestire un cane adottato

Quando si accoglie un cane in casa, proprio come quando si decide di adottare un gatto o un qualsiasi altro animale, occorre essere ben consapevoli del fatto che ci si assume un impegno a lungo termine. Ciò vale soprattutto nei casi in cui si opta per adottare un cucciolo, visto che l’animale ha una lunga vita dinanzi a sé.

È inoltre essenziale capire come gestire il nuovo arrivato nel migliore dei modi. I primi giorni sono delicatissimi. Per accogliere l’animale in maniera ottimale, una buona idea consiste nel creargli dei punti di riferimento: dalla ciotola per il cibo alla presenza di una coperta o di una comoda cuccia per il riposo.

Altro aspetto importante è far abituare il cane ai ritmi della casa fino dal primo giorno. I cani sono infatti animali abitudinari. La loro vita va quindi preferibilmente organizzata seguendo ritmi costanti e routinari.

Come pagare il bollo auto

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Quasi tutti i cittadini possiedono almeno un’auto o una moto nel proprio nucleo familiare. Tra i vari costi legati a questi veicoli rientra il bollo auto. Noto anche come tassa di circolazione o tassa automobilistica, il bollo auto è una imposta da versare annualmente. Si tratta nello specifico della tassa sul possesso di auto e moto che risultano immatricolate nel nostro paese e iscritte regolarmente al PRA, il Pubblico Registro Automobilistico. Per chi non ne sia a conoscenza, in questo articolo vedremo cosa occorre fare per pagare il bollo auto.

Dove pagare il bollo auto

A poche settimane dalla relativa scadenza i cittadini possessori di un’auto o di una moto ricevono un avviso di rinnovo del bollo. Insieme all’avviso sono fornite anche tutte le indicazioni che è necessario seguire per poter effettuare il regolare versamento.

Il pagamento del bollo auto può avvenire in diverse modalità:

  • on line, collegandosi alla piattaforma pagoPA che è gestita da soggetti autorizzati dall’Agenzia per l’Italia Digitale;
  • mediante la web App PagoBollo, inserendo semplicemente la targa del veicolo e i dati del proprietario;
  • attraverso domiciliazione bancaria, modalità che consente di risparmiare il 15% dell’importo dovuto oltre che di eseguire la transazione con l’addebito di una commissione pari solo a un euro;
  • collegandosi al Portale dell’ACI (Automobile Club d’Italia);
  • recandosi personalmente presso uno degli sportelli ACI abilitati al servizio;
  • tramite il servizio di banking degli Istituti di Credito e di Poste Italiane aderenti alla piattaforma pagoPA.

Il bollo auto può essere inoltre pagato rivolgendosi agli intermediari autorizzati. Nell’elenco degli intermediari autorizzati rientrano:

  • le tabaccherie abilitate, aderenti al circuito Lottomatica;
  • le ricevitorie Sisal abilitate su tutto il territorio nazionale;
  • le Agenzie Pratiche Automobilistiche autorizzate, associate alle reti ACI, AVANTGARDE, ISACO, SERMETRA e STANET.

Da diversi anni, la ricevuta generata attestante il pagamento non deve più essere esposta né tantomeno conservata sul veicolo.

Chi è esente dal pagamento del bollo auto

Esistono delle casistiche specifiche che prevedono l’esenzione del pagamento del bollo auto. Nel caso in cui il veicolo sia ad esempio stato oggetto di furto, di demolizione, di esportazione definitiva all’estero, di sequestro, di pignoramento o di fermo amministrativo non conseguente a un inadempimento fiscale, il pagamento non è dovuto a partire dal periodo d’imposta successivo a quello in cui l’evento si è verificato.

Sono inoltre previste esenzioni per alcune categorie di persone, nello specifico i soggetti portatori di gravi disabilità. Nell’esenzione del bollo auto rientrano poi le vetture ultratrentennali.

A partire dal 1° gennaio 2020 sono state introdotte ulteriori novità sul fronte del pagamento del bollo. Da questa data possono beneficiare dell’esenzione per il pagamento del bollo auto anche i cittadini italiani in possesso di auto elettriche fino al quinto anno successivo all’acquisto della vettura.

Come richiedere l’esenzione del bollo auto

Per poter ottenere l’esenzione per il pagamento del bollo auto i cittadini che sono in possesso dei requisiti previsti devono effettuare una richiesta formale, mediante la compilazione dell’apposito modulo di esenzione.

I termini per l’invio della richiesta dell’esenzione sono fissati a novanta giorni prima della scadenza entro cui dovrebbe essere realizzato il pagamento del bollo. La richiesta deve essere presentata presso l’ufficio preposto della propria Regione di appartenenza, allegando alla domanda:

  • la copia del libretto o della carta di circolazione;
  • la copia del documento dei cittadini trasportati;
  • la copia di patenti speciali, se presenti;
  • nel caso di persone con disabilità, la copia della certificazione rilasciata dall’apposita Commissione Medica Pubblica, in cui viene attestata la patologia che comporta ridotte o impedite capacità motorie.

Per i cittadini residenti in Regioni che sono convenzionate con l’ACI, esiste inoltre la possibilità di inviare o di consegnare la documentazione necessaria per la richiesta dell’esenzione presso gli Uffici provinciali dell’ACI o le Delegazioni dell’Automobile Club.

Smarrimento della patente: cosa fare

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Insieme alla Carta di identità e alla tessera sanitaria, la patente è uno tra i nostri documenti personali più importanti. Per sbadataggine o per qualche spiacevole imprevisto, nel corso della vita può capire a chiunque di smarrirla. Cosa si può fare in questi casi? Scopriamo insieme la prassi da seguire quando si smarrisce la patente.

Smarrimento della patente: cosa fare

Certamente il primo buon consiglio consiste nel non sprofondare nel panico. Pur trattandosi di una innegabile scocciatura, smarrire la patente è una cosa abbastanza ordinaria che riguarda molte persone. Per fortuna la prassi da seguire per poter richiedere un duplicato del documento non è così complessa ed è alla portata di tutti.

Dove denunciare lo smarrimento della patente

Quando si smarrisce la patente, prima di procedere con la richiesta del duplicato, occorre recarsi presso una caserma della Polizia o dei Carabinieri ed effettuare la denuncia di smarrimento. La denuncia deve essere sporta entro 48 ore dallo smarrimento. Lo stesso vale nel caso in cui la patente sia stata rubata.

Nel momento in cui ci si reca a sporgere denuncia è importante portare con sé un documento di identità valido e due fototessere necessarie per poter procedere alla richiesta di duplicato. Nel momento in cui il cittadino effettua la denuncia, le Forze dell’Ordine devono infatti verificare se il documento sia duplicabile oppure se il duplicato vada richiesto presso un ufficio della Motorizzazione Civile.

In entrambi i casi alla persona che ha smarrito la patente viene rilasciato un permesso provvisorio, valido per guidare solo all’interno del territorio italiano finché non viene emessa la nuova patente. A seguito del rilascio del permesso provvisorio, la patente smarrita non ha più validità. Nell’ipotesi in cui il cittadino la ritrovi deve perciò distruggerla.

Dove richiedere il duplicato della patente

Dopo aver concluso la procedura di denuncia di smarrimento della patente, è possibile procedere con la richiesta di duplicato.

Nei casi in cui la patente smarrita risulti duplicabile, la richiesta per il duplicato può essere inoltrata direttamente dai Carabinieri o dalla Polizia della caserma presso cui si è sporta denuncia. Se il duplicato della patente non arriva entro 45 giorni dal rilascio del permesso provvisorio è necessario contattare il numero verde 800232323, disponibile dal lunedì al venerdì, dalle 8.30 alle 14.00 e dalle 14.30 alle 17.30.

Se la patente smarrita non è duplicabile, la richiesta del duplicato va fatta direttamente recandosi all’Ufficio della Motorizzazione.

La richiesta può essere presentata:

  • dal diretto interessato, previa esibizione di un documento d’identità in corso di validità;
  • da una persona delegata, che deve esibire un proprio documento d’identità valido, una delega su carta semplice sottoscritta dal titolare della patente, una fotocopia del documento d’identità valido del delegante;
  • da un’autoscuola o da uno studio di disbrigo di pratiche automobilistiche.

Per poter eseguire la pratica occorre:

  • essere in possesso di tutta la documentazione necessaria;
  • effettuare il pagamento dell’operazione.

Patente non duplicabile

Nel caso in cui la patente smarrita non risulti duplicabile occorre presentare la seguente documentazione presso la Motorizzazione Civile:

  • domanda su modello TT 2112, disponibile online sul Portale dell’automobilista o direttamente presso sportello dell’ufficio della Motorizzazione Civile;
  • la denuncia di smarrimento;
  • l’attestazione del versamento di 10,20 euro sul c/c 9001, effettuabile su bollettino prestampato regolarmente in distribuzione presso gli uffici della Motorizzazione o presso gli Uffici postali;
  • due fotografie uguali in formato fototessera, di cui una autenticata;
  • l’originale del permesso provvisorio di guida rilasciato dalle Forze dell’Ordine presso cui si è sporta denuncia di smarrimento;
  • un documento di riconoscimento in corso di validità, sia in originale sia in fotocopia.

Nel caso in cui la patente di guida smarrita appartenga a un cittadino extracomunitario è necessario esibire anche il permesso di soggiorno o la carta di soggiorno.

Come diventare assistente di volo

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Volare è un sogno per gli esseri umani fin dai tempi remoti. Un sogno che, grazie a menti geniali e agli sviluppi della tecnologia, si è fatto poi realtà, aprendo inoltre la strada a nuove figure professionali. Non ci riferiamo solo ai piloti d’aereo ma anche ad altri lavori, come quello svolto dall’assistente di volo. Sono molte le persone che desiderano abbracciare questa interessante carriera che, oltre a offrire l’opportunità di viaggiare, permette di stare a contatto con cittadini provenienti da ogni parte del mondo. Ma cosa occorre fare per assumere le vesti professionali di un assistente di volo? Quali requisiti bisogna possedere? Per i curiosi ma soprattutto per chi vuole intraprendere questo mestiere, nei prossimi paragrafi parleremo di come diventare assistente di volo.

Lavorare come Hostess e Steward

L’assistente di volo è una figura professionale meglio nota come Hostess (nel caso in cui si tratti di una donna) e Steward (nel caso in cui si tratti di un uomo). Lavorare come Hostess e Steward significa appartenere al personale addetto ai servizi complementari di bordo, ovvero all’equipaggio di cabina o “Cabin Crew”.

Tale equipaggio si compone:

  • dell’assistente capo cabina, che coordina l’equipaggio e accoglie i passeggeri;
  • degli assistenti di volo che si occupano di diversi compiti e di vari servizi di bordo: dall’indicare ai passeggeri i posti da occupare fino alla somministrazione dei pasti.

Requisiti per diventare assistente di volo

Per poter diventare assistente di volo, occorre essere dotati di alcuni requisiti formativi, fisici e non solo. Tra questi:

  • un’età superiore ai 18 anni;
  • un’altezza minima di 1,65 metri per le donne e di 1,70 metri per gli uomini, misure che possono tuttavia variare a seconda della compagnia aerea;
  • il possesso del diploma di istruzione secondaria superiore;
  • l’ottima conoscenza della lingua inglese e, possibilmente, di un’altra lingua straniera;
  • buone condizioni di salute;
  • buone capacità natatorie;
  • assenza di tatuaggi e di piercing visibili.

A questi requisiti si aggiungono alcune doti personali che vengono generalmente valutate dalle compagnie aeree in fase di selezione. Una Hostess e uno Steward devono infatti possedere tatto, gentilezza, propensione al lavoro di squadra oltre che la capacità di mantenere la calma in situazioni di stress e di emergenza.

Completano il quadro la flessibilità e la disponibilità a lavorare su turni. È bene ricordare, infatti, che il lavoro di assistente di volo non conosce limiti di orario e di giornate. I turni possono essere fissati anche nei giorni festivi, come Natale e Pasqua.

Iter di selezione

Dopo la candidatura presso una compagnia aerea, l’iter di selezione per diventare assistente di volo prevede una serie di passaggi. Esistono ad esempio dei veri e propri Cabin Crew Day ossia degli appuntamenti dedicati al reclutamento di Hostess e Steward. In queste giornate si svolgono colloqui conoscitivi per selezionare il personale che andrà poi a prestare servizio a bordo degli aerei.

Compiti dell’assistente di volo

Hostess e Steward svolgono una serie di importanti compiti. Tra le varie mansioni di cui si devono occupare, agli assistenti di volo spettano anche attività delicate quali:

  • effettuare una dimostrazione di sicurezza, prima della salita in quota dell’aereo;
  • controllare e gestire la corretta applicazione delle norme di sicurezza dei passeggeri a bordo dei velivoli;
  • assistere e fornire primo soccorso ai passeggeri e all’equipaggio, in caso di emergenza.

Durante il volo, le Hostess e gli Steward si occupano inoltre di diversi servizi di bordo. In primis della somministrazione di pasti e bevande. Ma i loro compiti vanno ben oltre. Gli assistenti di volo si relazionano in maniera costante con i passeggeri, aiutandoli a sentirsi a proprio agio e tranquillizzandoli in caso di necessità. Tra le loro mansioni più rilevanti vi è infatti quella di garantire il massimo livello di comfort a tutti i viaggiatori.

Di qui si intuisce l’importanza per un’assistente di volo di possedere una forte predisposizione ai rapporti interpersonali.

Che cosa significa casa Smart

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Il termine “Smart” è entrato ormai a far parte delle nostre conversazioni quotidiane. L’esempio più tipico si ha con il concetto di Smart Working, espressione inglese che si utilizza per indicare il cosiddetto “lavoro agile”, una modalità di operatività professionale che sta conoscendo una crescente diffusione negli ultimi anni. Ma con altrettanta frequenza si sente parlare di Smart Home o di casa Smart. Non tutti sanno però di cosa si tratti per l’esattezza. In questo articolo lo scopriremo.

Che cosa significa Smart

Partiamo da una corretta definizione dell’aggettivo “Smart”. Questo termine nella nostra lingua è traducibile come “intelligente”. Applicato al concetto di casa, quindi, l’aggettivo Smart sta a indicare una “casa intelligente”, ossia una abitazione dotata di funzionalità tali da rendere la vita dei propri abitanti quanto più confortevole e più sicura possibile.

Domotica, Internet of Things e Smart Home

All’atto pratico, la Smart Home è figlia della domotica e del cosiddetto Internet of Things. La domotica è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio e della creazione di un’ampia gamma di tecnologie finalizzate al miglioramento della qualità di vita all’interno di una casa e, in linea generale, in ogni ambiente antropizzato.

L’Internet of Things o IoT indica l’estensione dell’uso di Internet agli oggetti fisici. Si parla perciò di oggetti connessi o intelligenti, facendo riferimento non solo a
computer, smartphone e tablet, ma anche e soprattutto a oggetti che ci circondano all’interno delle nostre case, nelle città, al lavoro e nella vita di ogni giorno.

Ne deriva che l’espressione Smart Home sta a evidenziare la possibilità di gestire in maniera automatica o da remoto dispositivi e impianti presenti in una casa, con il fine di semplificare la vita domestica, di risparmiare energia e di garantire la sicurezza delle persone che soggiornano abitualmente nell’abitazione.

Esempi di dispositivi Smart Home

L’Internet of Things applicato alla casa coinvolge numerosi ambiti. Tra i più importanti si possono ad esempio ricordare:

  • la climatizzazione e il riscaldamento, con condizionatori, termostati e caldaie regolabili anche a distanza tramite App dedicate;
  • l’illuminazione, con impianti anch’essi gestibili nell’accensione e nello spegnimento, nella regolazione della tonalità o dell’intensità di luce, attraverso App o mediante comandi vocali;
  • gli elettrodomestici, come lavatrici, lavastoviglie e forni a microonde;
  • la sicurezza, con serrature intelligenti e impianti di videosorveglianza che inviano allarmi in caso di tentativi di furti in casa o di intrusioni sospette;
  • gli Smart Speaker, ovvero tutti quei dispositivi gestibili attraverso comando vocale. Tra i più noti vi sono Alexa e Google Home.

Vantaggi di una Smart Home

In un’epoca come quella attuale in cui gran parte di noi è coinvolta in ritmi frenetici, avendo a propria disposizione poco tempo libero, vivere all’interno di una casa Smart può offrire una serie di importanti vantaggi.

Adottando le tecnologie dell’Internet of Things in un’abitazione, si riesce, infatti:

  • ad aumentare in maniera significativa il comfort domestico. È molto appagante poter entrare in una casa con la temperatura ideale, circondata da scenari di luci unici nel loro genere e da musica accogliente;
  • ad accrescere il livello di sicurezza, avendo la possibilità di tenere sempre sotto controllo la propria dimora anche quando si è lontani per lavoro o per altri motivi;
  • ad avere una gestione intuitiva, semplice e ottimizzata di molti apparecchi fruibili in casa in qualsiasi momento della giornata, a prescindere dal luogo in cui ci si trova.

Ma non ci si limita a questo. Nel ventaglio di vantaggi offerti dall’adozione di tecnologie Smart nella propria casa rientra anche un maggiore risparmio energetico, a beneficio dell’ambiente e dell’economia domestica, con tagli evidenti sulle bollette.

Quanto costa realizzare una casa intelligente

I costi per realizzare una Smart Home variano essenzialmente a seconda delle funzioni che si vogliono includere. Ma sul prezzo complessivo incidono altri aspetti, tra cui:

  • la metratura dell’immobile;
  • il numero di locali;
  • il numero delle prese e dei punti luce.

È opportuno ricordare che investire in una casa intelligente non significa solo migliorare la qualità di vita all’interno di essa ma anche aumentare il valore dell’immobile. Si tratta perciò di un tipo di investimento di cui difficilmente ci si pente.