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La nuova moda delle case in legno di Pineca

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Il legno viene utilizzato fin dall’antichità ma rimane tuttora modernissimo. Oltre a offrire una sensazione di piacevole calore, il legno possiede una ricca serie di qualità che lo rendono uno tra i prodotti più apprezzati in ambito edile.

Nel ventaglio di queste doti si possono ricordare:

  • la leggerezza;
  • la lavorabilità;
  • l’eccellente resistenza meccanica;
  • l’elasticità;
  • l’elevato potere termocoibente;
  • la capacità di resistere agli agenti esterni.

L’insieme di queste caratteristiche innate, ulteriormente sviluppate dalla lavorazione dell’uomo, fanno sì che il legno incarni il ruolo di un protagonista efficiente, innovativo ed ecosostenibile nella realizzazione di abitazioni.

Gli stessi consumatori si dimostrano sempre più interessati alla possibilità di usufruire dei comfort garantiti dalle costruzioni create utilizzando questo materiale naturale. Tra i trend del momento c’è ad esempio quello di abitare o di lavorare nelle case in legno. Una scelta amica dell’ambiente che offre svariati vantaggi a chiunque decida di adottarla. Scopriamo perché, partendo dalla conoscenza delle case in legno.

Che cos’è una casa in legno

Una casa in legno è una struttura prefabbricata sempre più richiesta, tanto per la sua estrema versatilità quanto per i prezzi molto convenienti che la contraddistinguono. Una casa in legno è in genere pronta per l’uso in poche ore ed è facilmente posizionabile su qualsiasi terreno pianeggiante e dotato di stabilità.

Come usare una casa in legno

Gli utilizzi che si possono fare di questo tipo di struttura abitativa sono innumerevoli. All’interno delle pareti di una casa in legno si può tranquillamente vivere, come se si trattasse di un appartamento vero e proprio. Tra le ultime tendenze c’è anche quella di usare le case in legno come uffici, sotto la spinta del crescente ricorso allo Smart Working motivato anche dall’emergenza sanitaria del Covid-19.

Una casa in legno rappresenta inoltre uno spazio ideale per rilassarsi, per riposare, per ricevere gli amici o per dedicarsi a un hobby. Oltre a trattarsi di una costruzione molto graziosa sotto il profilo estetico, una casa in legno è dotata dei migliori pregi abitativi, essendo sicura e perfettamente coibentata.

I vantaggi di vivere in una casa in legno

L’isolamento termico che contraddistingue questo genere di strutture permette di trattenere il calore all’interno delle mura nei mesi più freddi e di mantenere la frescura dei locali durante la stagione estiva. Chi decide di vivere in una casa in legno può quindi godere di un ambiente confortevole, ma ha anche il vantaggio di risparmiare energia. Un beneficio importante che consente sia di tutelare l’ambiente sia di tagliare i costi in bolletta, con chiari effetti positivi sul bilancio domestico annuale.

Parlando dei benefici delle case in legno è opportuno ricordare che si tratta di ambienti più sani in cui vivere e soggiornare. Solitamente, nelle normali tipologie di strutture abitative sono infatti presenti anche dei materiali di origine chimica che, accumulandosi nell’organismo, possono risultare tossici. Le case in legno sono invece completamente salubri, poiché costruite con un materiale naturale che non rilascia sostanze dannose per la salute negli ambienti indoor.

Tipologie di case in legno: le proposte di Pineca

In commercio esistono numerose tipologie di case in legno, tutte progettate per rispondere alle diverse esigenze di fruizione. Per farsi un’idea dei tanti modelli disponibili, ci si può collegare al sito Pineca.it. Vediamo comunque insieme qualche esempio concreto.

Per chi desidera puntare sul design e su un’ulteriore spazio di cui fruire, ci sono case in legno che, oltre alle stanze interne, sono dotate di porticato. Questo spazio può essere considerato un ambiente in più da abbellire dando libero sfogo alla creatività e da usare per trascorrere piacevoli momenti all’aria aperta, sedendo in compagnia di un buon libro o vivendo parentesi di convivialità insieme a familiari e amici.

Molto gradite sono anche le case in legno dotate di luminosità, grazie alla presenza di finestre con ampie vetrate. Queste strutture sono l’ideale per accogliere un ufficio o per mettere in piedi una palestra domestica in cui allenarsi quotidianamente.

La versatilità delle case in legno si spinge fino a offrire soluzioni per allestire piccole dependance per gli ospiti, così da accoglierli nel modo più caloroso possibile tra le pareti di un ambiente confortevole come quello fornito dal legno.

Le possibilità garantite da queste abitazioni, insomma, sono enormi, nonostante comportino un investimento di minima portata.

Come installare un rubinetto esterno

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Per chi ha il piacere di possedere un giardino o un cortile può risultare utile avere a disposizione un rubinetto esterno. L’opportunità di avere a portata di mano l’accesso all’acqua può essere infatti d’aiuto per molteplici attività che si svolgono in questo tipo di spazi aperti. Si pensi ad esempio alla necessità di innaffiare piante e fiori o più semplicemente di avere modo di rinfrescarsi durante la stagione calda. In questo articolo vedremo allora come installare un rubinetto esterno, scoprendo tutti passaggi da seguire per raggiungere l’obiettivo.

Installare un rubinetto esterno: come fare?

La prima cosa da fare quando si desidera installare un rubinetto esterno è quella di munirsi di un trapano per realizzare un foro di 25 centimetri di diametro sul muro che andrà a ospitare il rubinetto. Il foro serve per il passaggio del raccordo di giunzione tra il rubinetto esterno e la tubazione di alimentazione all’interno dell’abitazione.

Prima di effettuare il foro è necessario chiudere la valvola di arresto principale e poi svuotare la tubatura, aprendo semplicemente un rubinetto all’interno di casa. Come ulteriore passaggio, si procede tagliando un pezzo di due centimetri circa di lunghezza sulla tubatura interna su cui si desidera ricavare il raccordo. Per compiere questa operazione si può utilizzare un apposito seghetto per metalli.

Il passo successivo consiste nell’installazione di un raccordo a “T”. Il raccordo presenta da un lato una battuta d’arresto per il tubo. È da questa parte che occorre inserire l’estremità del tubo interno, spigendo poi con attenzione l’anello di compressione.

Giunti a questo punto, occorre serrare manualmente il dado di cui è provvisto il raccordo a “T”, fino a quando quest’ultimo non risulti correttamente stretto al tubo. In questa fase è consigliabile verificare che il dado si inserisca in posizione diritta e sia in grado di ruotare senza problemi.

Successivamente, occorre far scorrere il dado e l’anello di compressione lungo l’altra estremità del tubo, inserendola nel raccordo a “T” per poi serrare il dado manualmente fino al bloccaggio di quest’ultimo.

Si può ora passare all’inserimento del tubo e degli eventuali raccordi a gomito e a compressione fino al foro presente sulla parte esterna del muro. Come ultimo passaggio si procede con l’installazione del rubinetto, montando la placca a parete. Per il montaggio della placca a parete occorre praticare dei fori sul muro e inserire i tasselli. Si deve poi avvitare la placca nella posizione corretta. Una volta effettuati tutti i passaggi, giunge il momento di collegare il tubo al raccordo nella placca, fissando il tutto saldamente.

Consigli pratici

Per poter sfruttare al meglio il rubinetto esterno risulta utile seguire anche dei piccoli accorgimenti. Occorre innanzitutto fare attenzione alla distanza dell’impugnatura del rubinetto rispetto al muro. Per evitare di sbucciarsi le mani e di farsi male nel momento in cui si apre e si chiude l’acqua, è consigliabile acquistare un rubinetto con l’impugnatura di apertura inclinata verso il basso.

Per l’utilizzo all’esterno è inoltre possibile optare per tubi e giunti in materiale sintetico, trattandosi di prodotti che consentono una più facile lavorazione.

Un’altra accortezza da seguire riguarda la prevenzione del congelamento del tubo. Questo genere di situazione può infatti verificarsi con estrema facilità nei mesi più freddi, soprattutto alle latitudini contraddistinte da temperature che scendono abitualmente sotto lo zero. Per evitare che il tubo si congeli, una buona strategia può essere quella di montare il rubinetto esterno a circa 50 cm al di sopra del terreno. Nella stagione invernale è infine utile svuotare il tubo in inverno per impedire il congelamento.

Con un pizzico di manualità e seguendo questi semplici accorgimenti si potrà godere della presenza di un rubinetto esterno, che renderà la vita più semplice in svariati contesti quotidiani. A questo punto non resta altro che mettersi all’opera con questa attività fai-da-te.

Come diventare Vigile del fuoco

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Dal Poliziotto al Carabiniere, sono diverse le professioni di pubblica utilità a cui aspirano numerosi giovani. Tra queste rientra anche la figura di Vigile del fuoco. Qual è la procedura da seguire per poter intraprendere questa professione? Quali i requisiti necessari per poter accedere? Per rispondere a questi interrogativi, nei prossimi paragrafi forniremo una guida su come diventare Vigile del fuoco.

Che cosa fa un Vigile del fuoco

I Vigili del fuoco appartengono al Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco, un corpo civile della Repubblica italiana, dipendente dal Ministero dell’Interno. I Vigili del fuoco, abitualmente definiti anche con il termine di pompieri, non si occupano solo di contrastare e prevenire gli incendi. La loro competenza professionale è infatti richiesta per molte altre attività, che spaziano dalla ricerca al soccorso, fino alla difesa civile. In alcuni casi, i Vigili del fuoco svolgono anche la funzione di Polizia Amministrativa e di Polizia Giudiziaria, oltre a occuparsi della formazione degli addetti antincendio aziendali.

Il personale del Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco è composto sia da Vigili del fuoco di ruolo sia da Vigili del fuoco volontari.

Il concorso pubblico per diventare Vigile del fuoco

Per ottenere la qualifica iniziale di Vigile del fuoco è necessario superare un concorso pubblico che viene indetto dal Ministero dell’Interno. Il concorso è aperto tanto agli uomini quanto alle donne e viene pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale IV Serie speciale concorsi ed esami, con l’indicazione dei requisiti di accesso, le prove di esame previste e il numero dei posti disponibili.

Requisiti per diventare Vigile del fuoco

I requisiti che sono richiesti sono gli stessi generalmente necessari per l’accesso ai pubblici impieghi, ovvero:

  • maggiore età;
  • cittadinanza italiana;
  • godimento dei diritti politici;
  • regolare condotta civile e morale;
  • idoneità psico-fisica.

Per ciò che riguarda il limite massimo di età per accedere alla qualifica Vigile del fuoco, allo stato attuale è fissato a 30 anni, limite che si estende a 37 anni per i volontari. Il requisito dell’altezza minima è stato invece abolito dal D.P.R. n. 207/2015.

Che titolo di studio bisogna possedere?

Per poter partecipare al concorso per Vigili del fuoco è richiesto il possesso del diploma secondario di secondo grado, corrispondente al diploma di maturità. Il possesso della laurea risulta tuttavia utile per ottenere un punteggio più alto, conseguendo così una migliore posizione in graduatoria.

Le prove di esame

Il concorso per diventare Vigile del fuoco prevede:

  • una prova preselettiva;
  • una prova motorio-attitudinale;
  • un colloquio.

La prova preselettiva consiste nella risoluzione di quesiti a risposta multipla su materie indicate nel bando di concorso e di quesiti di tipo logico-deduttivo e analitico, con il fine di verificare le capacità intellettive e di ragionamento del candidato.

La prova motorio-attitudinale si articola in quattro moduli che mirano ad accertare la capacità pratica, di equilibrio, di coordinazione, di forza, di reazione motoria, di acquaticità dell’aspirante Vigile del fuoco. Il fine ultimo è perciò di verificare se il candidato sia realmente in possesso dell’efficienza fisica, anche rispetto all’uso di attrezzature e di mezzi operativi, che risulta necessaria per svolgere adeguatamente le funzioni operative spettanti ai Vigili del fuoco.

Il colloquio è focalizzato su materie quali elementi di organizzazione e competenze del Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco, elementi di informatica di base, conoscenze di base di una lingua straniera scelta dal candidato tra quelle indicate nel bando di concorso e discipline tecnico-scientifiche applicative.

L’idoneità psico-fisica e attitudinale

Accanto ai requisiti generali per poter diventare Vigile del fuoco occorre possedere  dei requisiti di idoneità psico-fisica, che sono valutati da un’apposita commissione medica attraverso un esame clinico generale. I controlli medici sono finalizzati ad accertare:

  • la sana e robusta costituzione fisica;
  • la piena integrità psichica;
  • il peso corporeo secondo i limiti previsti;
  • la capacità visiva (non è ammessa la correzione con lenti);
  • la capacità uditiva (non è ammesso l’uso di protesi acustiche).

Sul fronte dei requisiti attitudinali, i controlli medici mirano invece a verificare il possesso da parte del candidato di capacità di base intellettive, socio-relazionali, comportamentali, di assunzione di responsabilità decisionali, di gestione pratica di situazioni lavorative e di eventi critici, di autocontrollo. L’accertamento di tali requisiti viene realizzato attraverso specifici test neuro-psico-diagnostici.

Come prendere la patente B

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Avere la possibilità di guidare un’automobile è certamente una tra le più utili necessità nella vita odierna, in cui spostarsi per le motivazioni più svariate è un’abitudine all’ordine del giorno. Per compiere i propri tragitti quotidiani, chi vive in città è senza dubbio privilegiato dalla presenza di mezzi di trasporto pubblici. Avere a propria disposizione un’automobile, sia essa privata o fruibile mediante gli ormai diffusi servizi di Car Sharing, resta tuttavia una comodità della quale è divenuto difficile rinunciare. In questo articolo vedremo allora come prendere la patente B, il documento indispensabile per poter condurre un’auto in maniera del tutto autonoma.

Chi può prendere la patente B

Allo stato attuale delle cose, la legge prevede la possibilità di conseguire la patente di categoria B a partire dai 18 anni di età.

Per poter richiedere la patente, occorre inoltre dichiarare la residenza in Italia. I cittadini appartenenti a uno Stato membro dell’Unione europea o dello Spazio economico europeo, devono essere in possesso della residenza normale. Con il termine “residenza normale” si intende il luogo, sul territorio nazionale, in cui il cittadino dimora abitualmente, ovvero per almeno 185 giorni all’anno, per interessi professionali o personali.

Anche i cittadini extracomunitari possono fare richiesta per ottenere la patente B, presentando ulteriore documentazione, che include anche il permesso di soggiorno originale in visione e in fotocopia oppure in copia autenticata o in copia semplice, nonché la carta di soggiorno originale in visione e in fotocopia.

Dove si conseguire la patente B

La prassi abituale per ottenere la patente B consiste nel rivolgersi a un’Autoscuola o presso
l’Ufficio Provinciale della Motorizzazione Civile. La richiesta può essere inoltrata anche da privatista, ovvero decidendo di non frequentare le lezioni impartite dall’Autoscuola, studiando in maniera autonoma e presentandosi esclusivamente per sostenere gli esami previsti.

Gran parte delle persone hanno tuttavia l’abitudine di iscriversi a un’Autoscuola per poter seguire lezioni specifiche, tanto teoriche quanto pratiche. Rivolgendosi all’Autoscuola, il candidato può inoltre sollevarsi dal compito di presentare personalmente alla Motorizzazione la documentazione necessaria nei diversi passaggi per l’ottenimento della patente B.

Dopo la presentazione della domanda, la Motorizzazione rilascia una marca operativa. A partire da quel momento, il candidato ha a propria disposizione sei mesi per sostenere l’esame di teoria.

In questo arco temporale, il candidato può usufruire di due tentativi per superare l’esame. Nel caso in cui non riesca a superarlo al primo tentativo, ha l’opportunità di ripeterlo dopo un periodo minimo di almeno un mese. Se il candidato ottiene nuovamente un esito negativo, deve ripresentare l’intera documentazione, richiedendo così una nuova marca operativa.

Se riesce invece a superare la prova teorica, ottiene il cosiddetto “foglio rosa”, documento che permette di accedere alla prova pratica.

In cosa consiste l’esame di teoria per la patente B

L’esame di teoria consiste in un test di quaranta domande formulate come quiz. Per poter eseguire la prova, il candidato ha a propria disposizione mezz’ora di tempo. L’esame si considera superato se non presenta più di quattro errori, oltrepassati i quali non viene invece convalidato. Se non si supera l’esame la prima volta, viene offerta un’altra opportunità. Dopodiché è necessario ripetere tutta la procedura.

Una volta superato l’esame teorico, si ottiene il foglio rosa che ha una validità di sei mesi e autorizza il candidato a esercitarsi nella guida, seguito da una persona esperta. L’esperto non deve essere necessariamente un istruttore di guida. Il ruolo può essere rivestito da chiunque sia in possesso di patente B da almeno dieci anni e abbia un’età inferiore ai 65 anni.

In cosa consiste l’esame pratico per la patente B

In seguito al superamento dell’esame di teoria, si può accedere alla prova pratica che può essere tuttavia sostenuta solo dopo essere entrati in possesso del foglio rosa da almeno un mese. Per poter affrontare questo ulteriore passaggio è necessario esercitarsi nella guida di un’automobile, così da acquisire le capacità per condurla adeguatamente.

La prova pratica consiste essenzialmente in una valutazione della guida su strada e nell’accertamento delle abilità del candidato rispetto a manovre di vario tipo, dal parcheggio all’inversione.

Il periodo di pratica che precede l’esame può essere anche effettuato in maniera del tutto autonoma. Viene comunque richiesta la frequenza di un numero minimo di sei ore di lezioni pratiche da svolgersi in presenza di un istruttore di un’Autoscuola, su strade extraurbane ed autostrade, sia di giorno sia in orario notturno.

Se l’esame pratico non viene superato al primo tentativo, è possibile sostenerlo una seconda volta. Se si ottiene ancora esito negativo, è necessario ripetere l’intera procedura.

È inoltre opportuno sapere che chi possiede una patente di tipo A1, A2, A o B1 può conseguire la patente B svolgendo esclusivamente la prova pratica di guida, senza effettuare l’esame teorico.

Come adottare un gatto

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Gli animali sono tra gli amici più preziosi che ognuno di noi possa desiderare. Sono veri membri della famiglia. Ma accoglierli all’interno delle nostre case comporta anche un dovuto senso di responsabilità, trattandosi di esseri viventi bisognosi di cure e affetto, proprio come noi. Un affetto che sanno tuttavia ripagare donando un amore puro e privo di interessi. In questo articolo, ci focalizzeremo in particolar modo sui gatti, scoprendo i passi da seguire per adottarli.

Il gatto non è un animale solitario

Nel momento in cui si decide di adottare un gatto, accogliendolo nelle proprie case per la prima volta, si apre inevitabilmente un nuovo capitolo nella vita domestica. Contrariamente a ciò che si crede, i gatti non sono affatto animali solitari. Hanno un carattere e abitudini diverse rispetto a quelle dei cani, ma sono amanti della compagnia e stabiliscono un rapporto speciale con i rispettivi proprietari.

Una buona idea per chi è costretto a restare fuori casa per molte ore al giorno, a causa del lavoro o di altre motivazioni, può essere quella di adottare due amici felini, così da permettere loro di tenersi reciprocamente compagnia in assenza degli umani.

Il “nécessaire” per un gatto che vive in casa

Per poter assicurare il massimo comfort all’amico peloso quando viene accolto tra le mura domestiche, è opportuno fare i conti con alcune spese indispensabili. La prima è il costo del veterinario, tanto per le vaccinazioni annuali quanto per altri bisogni di salute che possono presentarsi nel corso degli anni. Nell’elenco delle spese regolari vanno poi considerati i costi necessari per l’acquisto della sabbia igienica da utilizzare nelle lettiere e per l’acquisto di alimenti di qualità.

A queste spese si aggiungono quelle relative a una dotazione basilare. Il nuovo membro della famiglia ha infatti bisogno di una serie di prodotti per la sua buona cura quotidiana, che spaziano dalle ciotole ai giochi, fino alle spazzole e ai tiragraffi. Non si tratta di esborsi spropositati, ma devono essere comunque tenuti in considerazione per fare una scelta consapevole prima di adottare un gatto.

A chi rivolgersi per adottare un gatto

Molte persone hanno l’abitudine di acquistare il proprio amico peloso da allevatori specializzati. Per poter aiutare i tanti animali in difficoltà presenti nel nostro paese, l’ideale è tuttavia rivolgersi a delle strutture accreditate. Dai gattili alle associazioni di volontari, ogni regione italiana possiede decine di realtà che si occupano della cura di gatti e di cani abbandonati o nati in strada.

Solitamente, le persone che gestiscono o fanno volontariato in queste strutture svolgono un lavoro eccellente e prestano molta attenzione nella selezione degli adottanti, per poter così tutelare gli animali nel migliore dei modi.

Una volta contattata la realtà prescelta, a livello burocratico si procede generalmente con la compilazione di alcuni moduli che, tra le varie voci, prevedono l’impegno dell’adottante a curare il gatto in modo responsabile.

Una volta conclusa la prassi burocratica, l’animale è pronto per trasferirsi nella sua nuova dimora. È bene ricordare che, nel caso si presentino eventuali difficoltà, i volontari che gestiscono i gattili e le varie associazioni sono sempre disponibili a fornire consigli e assistenza.

Adottare un gatto: un impegno a lungo termine

È essenziale avere bene in mente che la vita di un gatto dura in media sui quindici anni ma può prolungarsi anche oltre i venti anni. Si tratta di un punto fondamentale da considerare nel momento in cui si decide di adottare un nuovo amico felino. Occorre cioè essere ben consapevoli del fatto che l’animale avrà bisogno di attenzioni per un bel po’ di tempo.

In mancanza di un presupposto simile, si può eventualmente ipotizzare l’adozione di un gatto adulto, come alternativa a un gattino di pochi mesi. Anche i gatti adulti riescono ad abituarsi perfettamente alla vita casalinga. L’importante è amarli e accoglierli con quanto più calore possibile. I gatti sono compagni straordinari. Difficilmente deluderanno le aspettative di chi decide di renderli membri della propria famiglia.

Grandland X: il nuovo SUV Opel che unisce eleganza e tecnologia

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L’elenco dei buoni motivi per cui scegliere un SUV è piuttosto corposo. Oltre a essere contraddistinto da una guida più confortevole e sicura, questo tipo di veicoli permette ai passeggeri di viaggiare in totale comodità, mantenendo nel contempo quel lato di eleganza solitamente apprezzato da chi nutre la passione per il mondo delle automobili. Ma non ci si limita solo all’estetica e alla comodità. Il settore automotive dimostra di essere sempre più al passo con i tempi, immettendo nel mercato modelli di SUV che si rivelano altamente innovativi anche dal punto di vista tecnologico. Una perfetta fusione di eleganza e tecnologia si ritrova nel Grandland X, appartenente all’ampia gamma delle vetture Opel. Conosciamolo da vicino.

Il comfort a portata di città

Disponibile anche in versione Ibrido Plug-In, il Grandland X è il SUV più grande prodotto da Opel. Nonostante le dimensioni del veicolo assicurino il massimo comfort sotto il profilo dello spazio disponibile tanto per i passeggeri quanto per i bagagli, il Grandland X resta comunque un ottimo compromesso per chiunque desideri un’automobile compatta di cui fruire anche tra le vie cittadine.

Grandland X: esterni e interni

L’estetica è uno dei punti di forza di questo SUV targato Opel. Linee nette e proporzioni vigorose contraddistinguono il design esterno dell’auto, reso ancor più elegante dalla presenza di un tetto bicolore. Anche gli interni del SUV non deludono grazie alle forme sagomate e alla possibilità di allestire l’abitacolo con finiture, tessuti e funzioni capaci di rispecchiare lo stile personale del conducente. Tra gli elementi interni più degni di nota, emerge il tetto panoramico che nelle giornate di sole offre un’esperienza “en plein air” gradevole tanto per il guidatore quanto per i passeggeri, mentre d’inverno consente di illuminare maggiormente l’abitacolo, riducendo quella sensazione di grigiore tipica della stagione fredda.

Un SUV intelligente

Muovendosi in linea con i più recenti sviluppi tecnologici, il Grandland X dimostra di essere un SUV dotato di svariate funzioni smart che impattano positivamente sulla sicurezza del veicolo nel suo complesso, facilitando anche la guida.

I fari anteriori full LED garantiscono una visibilità migliore del 30% rispetto ai fari alogeni, contribuendo a migliorare sensibilmente la visione notturna. I sistemi di guida assistita monitorano costantemente la strada percorsa e riducono così al minimo i rischi di eventuali incidenti.
Elevati livelli di sicurezza sono inoltre garantiti da funzionalità quali:

  • la frenata automatica di emergenza che rallenta l’auto o la arresta completamente nel caso in cui ci si avvicini troppo a un pedone o a un’altra vettura;
  • la telecamera a 360°, in grado di rilevare tutti gli ostacoli presenti intorno al SUV, dimostrandosi particolarmente utile mentre si effettuano manovre di parcheggio.

Ulteriori tecnologie disponibili nel Grandland X che appaiono meritevoli di attenzione sono il sistema hands-free e le funzioni di riscaldamento. Grazie al sistema hands-free è possibile aprire il bagagliaio con il semplice passaggio di un piede sotto il paraurti posteriore dell’auto. Attraverso le funzioni di riscaldamento dei sedili e del volante, si può invece creare un piacevole microclima per tutti i passeggeri anche quando fa più freddo.

Massima efficienza con il Grandland X Ibrido Plug-In

Il Grandland X Ibrido Plug-In è un modello ideale per chi è alla ricerca di un SUV capace di conciliare l’efficienza a soluzioni che favoriscono l’ambiente. La principale caratteristica delle vetture Plug-in è quella di permettere di fare diversi chilometri in modalità elettrica, spegnendo perciò del tutto il motore endotermico. All’atto pratico ciò si traduce nella possibilità di ridurre a zero le emissioni dei gas di scarico, senza rinunciare alla potenza di un SUV.

Come ulteriore vantaggio, i processi di ricarica di Grandland X Ibrido Plug-In si dimostrano molto semplici. La vettura può infatti essere ricaricata rapidamente sia presso le apposite stazioni pubbliche disseminate in città o lungo le principali arterie stradali, sia a casa mediante una Wallbox o con un cavo.

Come diventare Carabiniere semplice

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L’Arma dei Carabinieri è una delle forze di polizia italiane, con competenza in servizio permanente di pubblica sicurezza. Sono molte le persone che aspirano a entrare a far parte di questo corpo. Il percorso per poter accedere non è affatto semplice, prevede determinati requisiti ed è abbastanza selettivo. Ma chi è davvero motivato a vestire la divisa da Carabiniere, con dedizione e con impegno può comunque riuscire nell’impresa.

È opportuno sapere che per accedere all’Arma dei Carabinieri occorre seguire un iter distinto in base al ruolo e al grado che si desidera ricoprire. In questo articolo vedremo come diventare Carabiniere semplice, scoprendo i principali passi per raggiungere questo ambizioso obiettivo.

Le funzioni del Carabiniere

Iniziamo conoscendo le funzioni svolte dalla figura di Carabiniere. A chi veste la divisa di Carabiniere sono attribuite le qualifiche di agente di pubblica sicurezza e di agente di polizia giudiziaria. Oltre a mansioni di carattere militare, il Carabiniere svolge compiti esecutivi relativi alle qualifiche possedute.

Come avviene la nomina al grado di Carabiniere semplice

Il grado di Carabiniere semplice può essere conseguito attraverso un apposito concorso pubblico. Il concorso per entrare nell’Arma dei Carabinieri è aperto ai cittadini italiani che sono in possesso di diploma di maturità. Non occorre perciò aver conseguito una Laurea.

I requisiti per diventare Carabiniere

Per poter essere ammessi all’Arma dei Carabinieri occorre tuttavia possedere determinati requisiti. Nello specifico, è necessario:

  • non aver nessuna condanna penale né alcun procedimento penale in corso;
  • godere dei diritti civili e politici;
  • superare gli accertamenti sanitari e psichici richiesti.

Per poter accedere all’Arma occorre inoltre rientrare in determinati requisiti fisici, nel dettaglio:

  • per gli uomini, avere una massa grassa non inferiore al 7% e non superiore al 22% e una forza muscolare non inferiore al 40%;
  • per le donne, avere una massa grassa non inferiore a 12% e non superiore al 30% e una forza muscolare non inferiore al 28%.

Il requisito dell’altezza è stato invece abolito da diversi anni.

Per poter partecipare al concorso è fissato anche un limite d’età per i civili. Possono rientrare uomini e donne con età compresa tra i 17 anni e i 26 anni. Tale limite non è invece previsto per i militari con grado di Maresciallo ordinario che possono partecipare al concorso interno senza alcun vincolo anagrafico.

Diventare Carabiniere: l’iter

Per poter diventare Carabiniere semplice è innanzitutto necessario passare un anno nell’esercito come volontario. Il passo successivo consiste nel superare un test di idoneità psico-attitudinale. In caso di esito positivo, è possibile richiedere l’ammissione al corso per Allievi Carabinieri.

Il corso ha una durata di sei mesi, durante i quali l’aspirante Carabiniere è sottoposto tanto alla preparazione atletica quanto a lezioni teoriche su tematiche quali il diritto processuale, il diritto penale, la tecnica di polizia giudiziaria e la tecnica di circolazione stradale.

Come ultimo passaggio, l’iter prevede il superamento di un esame basato sulle materie oggetto di studio approfondite durante il corso per Allievi Carabinieri.

Concorso per Carabiniere semplice

Il concorso per diventare Carabiniere semplice prevede diverse prove. Generalmente si tratta di una prova scritta, di una prova di efficienza fisica e di una serie di accertamenti sanitari e attitudinali.

Soltanto dopo aver superato il concorso pubblico è possibile diventare Carabiniere semplice.

Concorso per Carabiniere Ufficiale

Chi aspira a diventare Carabiniere Ufficiale deve invece superare un concorso diverso, più complesso e basato su più prove, tra cui:

  • un tema;
  • una prova di cultura generale;
  • una esame orale;
  • una prova scritta;
  • un test di lingua straniera;
  • una prova di informatica;
  • una prova di attitudine psico-fisica.

In questo caso, il superamento del concorso pubblico dà accesso a un corso della durata di due anni, al termine del quale si consegue il grado di Sottotenente. L’accesso agli ulteriori gradi di carriera prevede il superamento di altri concorsi.

Come licenziarsi

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Nel corso del proprio percorso professionale qualsiasi lavoratore può trovarsi nella situazione di dover o voler lasciare il proprio posto di lavoro. Questo contesto può derivare dalle motivazioni più svariate, che possono essere tanto di tipo personale quanto di tipo lavorativo. Può ad esempio accadere di doversi licenziare perché ci si trasferisce in un’altra città. Un altro contesto abbastanza comune è quello di dare le dimissioni quando si trova una nuova occupazione oppure si decide di intraprendere un’attività con Partita IVA.

A prescindere dalla ragione trainante, che cosa occorre fare nel momento in cui si deve lasciare il proprio posto di lavoro? In questo articolo, vedremo come licenziarsi, scoprendo la prassi da seguire in queste occasioni.

Che cosa sono le dimissioni volontarie

L’atto di licenziarsi, che da un punto di vista terminologico viene definito con l’espressione “dimissioni volontarie”, è l’atto con cui un lavoratore dipendente recede dal proprio contratto di lavoro in maniera unilaterale.

Per poter procedere con la richiesta di dimissioni al datore di lavoro per il quale si presta il proprio servizio lavorativo, il dipendente deve seguire una specifica prassi, che prevede anche un periodo di preavviso.

Che cosa è il preavviso di dimissioni

Il lavoratore può rassegnare le proprie dimissioni volontarie fornendo al rispettivo al datore di lavoro un margine di preavviso, così da permettergli di trovare un altro dipendente per sostituirlo nelle specifiche mansioni svolte. Il periodo di preavviso è stabilito nei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro o CCNL. Questi contratti distinguono il periodo di preavviso in base all’anzianità di servizio e alle mansioni svolte dal lavoratore. Generalmente per un dipendente che ha alle proprie spalle svariati anni di esperienza, il periodo di preavviso risulta più lungo.

Il preavviso è sempre obbligatorio. Se il dipendente decide di licenziarsi senza rispettare tale periodo, il datore di lavoro è libero di richiedere un risarcimento.

Come presentare le dimissioni volontarie

A partire dal 12 marzo 2016 il lavoratore deve comunicare le proprie dimissioni attraverso una specifica procedura telematica, che è stata introdotta mediante il Decreto Legislativo 14 settembre 2015, n. 151.

La richiesta può essere effettuata nel portale dell’INPS. All’atto pratico, per licenziarsi il dipendente deve compilare in maniera autonoma un apposito form con cui trasmettere la comunicazione.

In alternativa, il lavoratore può rivolgersi a un soggetto abilitato che si occuperà di compilare il form, con successivo invio al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

L’elenco dei soggetti abilitati a svolgere tale servizio, include:

  • i patronati;
  • le organizzazioni sindacali;
  • gli enti bilaterali;
  • i consulenti del lavoro;
  • le commissioni di certificazione;
  • le sedi territoriali dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

Nei casi in cui il rapporto lavorativo sia stato instaurato prima del 2008, in fase di compilazione e di inoltro della comunicazione occorre indicare specifiche informazioni riguardanti il datore di lavoro, come ad esempio la denominazione dell’azienda, e il rapporto di lavoro, tra cui la data di inizio delle stesso e la tipologia contrattuale prevista. Nel caso in cui il rapporto lavorativo abbia avuto inizio dopo il 2008, diversi dati risultano già precompilati in automatico.

Un aspetto importante a cui prestare attenzione è l’indicazione dell’indirizzo di posta elettronica o della PEC dell’azienda di appartenenza del lavoratore.

Nel form deve essere inoltre specificata la data di decorrenza delle dimissioni, ovvero la data a partire dalla quale il rapporto di lavoro cessa definitivamente, una volta decorso il periodo di preavviso.

Come licenziarsi durante periodo di prova

Durante il cosiddetto periodo di prova, è possibile licenziarsi senza preavviso. Ricordiamo che il periodo di prova è un lasso di tempo, corrispondente in genere ad alcuni giorni e chiaramente specificato per iscritto nel contratto di lavoro, in cui tanto il datore di lavoro quanto il dipendente hanno la possibilità di verificare la reciproca convenienza alla effettiva conclusione del rapporto professionale.

La legge prevede che in questo arco temporale ciascuna delle due parti possa recedere dal rapporto di lavoro senza alcun obbligo di preavviso. La volontà di recedere dal contratto da parte del lavoratore deve essere tuttavia manifestata per iscritto attraverso una apposita lettera di dimissioni.