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Come sostituire un rubinetto

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Nell’ampia mole di lavori fai-da-te che si possono intraprendere tra le mura domestiche può succedere di imbattersi nella necessità di sostituire un rubinetto. Si tratta di un tipo di intervento che, con qualche accorgimento e con l’uso di pochi strumenti e materiali, risulta relativamente semplice. Vediamo allora come sostituire un rubinetto.

Strumenti e materiale occorrenti

Per poter sostituire un rubinetto sono essenzialmente necessari:

  • Una serie di chiavi fisse e a tubo;
  • Una pinza;
  • Dello spray disincrostante;
  • Una chiave regolabile;
  • Una chiave giratubi.

Chiusura dell’impianto dell’acqua

Quando ci si appresta a sostituire un rubinetto, sia esso orizzontale o verticale, occorre innanzitutto chiudere l’impianto dell’acqua per evitare che si verifichino perdite durante l’intervento.

A seconda della tipologia di impianto, è necessario chiudere la mandata dell’acqua calda e fredda generale, quella del solo bagno o i due rubinetti presenti nella parte inferiore del lavandino.

Sostituire un rubinetto orizzontale

Se si deve sostituire un rubinetto orizzontale, per prima cosa bisogna svitarlo dal manicotto, utilizzando una chiave regolabile, per poi girare in senso antiorario. Se il rubinetto su cui si interviene è incrostato o è molto vecchio, si può incappare in qualche difficoltà in questa fase. Per evitare forzature che potrebbero causare una rottura della filettatura del tubo sottostante, si può perciò martellare delicatamente il manicotto di giunzione fino a quando il blocco si indebolisce, così da permettere di svitare il rubinetto senza particolari sforzi.

Per poter facilitare ulteriormente l’operazione si può utilizzare dello spray disincrostante. Generalmente questi prodotti sono dotati di appositi tubicini che consentono di spruzzare lo spray anche sui punti più difficoltosi.

Una volta estratto il vecchio rubinetto, si può procedere con la sostituzione.

Sostituire un rubinetto verticale

Solitamente, i rubinetti verticali, detti anche a colonna, sono montati sui lavandini e sui lavabi. Presentano una estremità inferiore filettata che va inserita nello specifico foro del lavandino. Per il fissaggio di questa tipologia di rubinetti, si utilizza un dado che viene avvitato sulla filettatura del rubinetto, con l’intermezzo di una guarnizione con cui si assicura un corretto ancoraggio.

Per togliere il vecchio rubinetto occorre innanzitutto svitare il dado del giunto del flessibile collocato sotto il lavandino. Trattandosi di una ubicazione piuttosto scomoda è consigliabile usare una chiave fissa piccola della stessa misura del dado, al posto della classica chiave grande con ganasce mobili.

Per poter ottenere un risultato ottimale, l’ideale è sostituire anche il tubo flessibile che può essere danneggiato nel momento in cui viene sottoposto a torsioni mentre si toglie il rubinetto. Una volta smontato il flessibile, si procede svitando il dado inferiore del rubinetto, con l’ausilio di una chiave a tubo.

Come passaggio successivo, bisogna togliere sia la rondella che serve a fissare il rubinetto del lavandino sia la guarnizione, generalmente presente per proteggere la ceramica.

Si passa a questo punto a un intervento di pulizia della superficie del lavandino necessaria per eliminare lo sporco e i residui di calcare che tendono inevitabilmente a formarsi intorno al foro su cui viene collocato il rubinetto. L’ulteriore operazione consiste nell’infilare il rubinetto nuovo nel foro, ricordando di inserire anche la guarnizione di protezione della ceramica. Si procede poi infilando nella estremità inferiore del lavandino una guarnizione e il dado che deve essere naturalmente avvitato.

Concluse tutte queste operazioni, si collega il tubo flessibile, evitando di stringere in modo eccessivo così da non causare problemi nell’ipotesi di future sostituzioni del rubinetto.

Si può infine effettuare una verifica, aprendo il nuovo rubinetto con delicatezza, così da assicurarsi che vi sia una tenuta adeguata.

Sostituire un rubinetto è quindi un intervento che, con un pizzico di attenzione, può risultare tutto sommato di facile esecuzione. Se si desidera intervenire in modo rapido, evitando possibili danni che si possono produrre, è tuttavia opportuno ricorrere a professionisti del settore idraulico. Si tratta di una opzione consigliabile soprattutto nei casi in cui non si è particolarmente sicuri delle proprie abilità manuali.

Come diventare medico di famiglia

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Sono molti i giovani che ambiscono al traguardo di diventare medico, una professione molto gratificante soprattutto per l’importante funzione che comporta: la possibilità di aiutare gli altri, salvando vite umane. Tra chi aspira ad abbracciare questo lavoro, vi è anche una percentuale di persone che vorrebbe occupare il ruolo di medico di famiglia.

Qual è il percorso da seguire per intraprendere questo mestiere? Con quali passaggi occorre confrontarsi? In questo articolo scopriremo come diventare medico di famiglia, figura nota in ambito istituzionale come medico di medicina generale, in riferimento alla specializzazione, o come medico di assistenza primaria, in riferimento al ruolo all’interno del Servizio Sanitario Nazionale.

Scegliere una scuola superiore adatta

Sebbene nel nostro paese l’accesso ai test di ammissione per la Facoltà di Medicina e Chirurgia sia aperto a chiunque, per poter abbracciare nel migliore dei modi la carriera di medico di famiglia è conveniente iscriversi a un istituto superiore in cui sia dato maggiore spazio all’approfondimento di materie scientifiche, come matematica, chimica, biologica e fisica.

I quiz del test di ammissione che si deve affrontare per potersi iscrivere alla Facoltà di Medicina e Chirurgia vertono infatti principalmente su queste materie. Conoscerle in maniera sufficientemente approfondita, grazie al percorso di studi intrapreso nel quinquennio delle scuole superiori, rappresenta quindi un buon punto di partenza per poter accedere con più facilità alla carriera medica.

Come prepararsi al test d’ingresso per la Facoltà di Medicina

Per poter affrontare adeguatamente il test di ammissione, un’ottima iniziativa consiste nel prepararsi utilizzando materiale specifico per il raggiungimento di tale obiettivo. Si può perciò:

  • studiare su libri appositamente ideati per il test di Medicina che, oltre a testi di approfondimento, contengono quiz e simulazioni della prova di ammissione;
  • frequentare corsi online o in aula, con cui approfondire le conoscenze necessarie per il superamento della prova di ingresso.

Laurea in Medicina

Una volta superato il test di ingresso alla Facoltà di Medicina e Chirurgia, è necessario laurearsi in Medicina.

Il percorso accademico che porta al conseguimento della Laurea dura sei anni, di cui uno è quasi completamente dedicato al tirocinio formativo. Una volta superati gli esami e dopo aver redatto e discusso una tesi, si consegue la Laurea in Medicina.

Abilitazione e iscrizione all’Ordine dei Medici

Il passo successivo per diventare medico di famiglia, consiste nell’ottenimento dell’abilitazione all’esercizio della professione, a seguito del superamento dell’Esame di Stato. Tale esame consiste in un periodo di tirocinio pratico presso delle apposite strutture, a cui segue una prova scritta con quesiti risposta multipla.

Solo dopo aver superato l’Esame di Stato e aver conseguito l’abilitazione professionale il neo medico ha la possibilità di iscriversi all’Ordine dei Medici della propria provincia di residenza.

Specializzazione per diventare medico di famiglia

All’atto pratico, l’iscrizione all’Ordine sta a significare che si è medici ma non ancora medici di famiglia. Per poter intraprendere il ruolo, occorre a questo punto proseguire con il corso di specializzazione in Medicina Generale.

Il periodo di formazione dura tre anni, nel corso dei quali si può comunque iniziare percepire uno stipendio. Una volta ottenuta anche la specializzazione in Medicina Generale, è necessario iscriversi a specifiche graduatorie, facendo domanda di inserimento nelle liste regionali delle ASL.

Graduatoria

Per poter accedere alla professione di medico di famiglia, è necessario salire progressivamente in graduatoria attraverso l’acquisizione di esperienza sul campo. A tale scopo, risulta utile svolgere delle sostituzioni di medici di base per brevi periodi oppure effettuare dei turni in guardia medica.

Alla fine di questo lungo e arricchente percorso si raggiunge l’obiettivo prefissato, riuscendo a diventare medico di famiglia.

Considerato il tempo investito, decidere di diventare medico di famiglia è una scelta impegnativa ma che si rivela senza dubbio di grande soddisfazione per chi riesce a tagliare il traguardo.

Come scegliere la lavatrice

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Gli elettrodomestici sono tra le invenzioni più utili in virtù delle loro numerose funzionalità. Nel ventaglio di questi dispositivi che popolano la nostra vita quotidiana, la lavatrice ci sgrava di un lavoro che nel passato richiedeva tempo, fatica e molta energia. La prima lavatrice apparve negli Stati Uniti a inizio del XX secolo. A partire da allora, questo elettrodomestico, che dapprima rappresentava un bene destinato a pochi, si è pian piano diffuso all’interno delle nostre abitazioni, fino a divenire uno strumento posseduto pressoché da chiunque, almeno nei paesi industrializzati.

Considerato l’enorme aiuto che la lavatrice offre a ognuno di noi, risulta opportuno fare delle considerazioni prima di procedere con l’acquisto di questa tipologia di apparecchio. Nei prossimi paragrafi, vedremo allora come scegliere la lavatrice nel modo corretto, analizzando le caratteristiche principali dei modelli disponibili in vendita.

Scegliere la lavatrice: i parametri da valutare

Sono principalmente tre i parametri da tenere in considerazione quando si sceglie una lavatrice:

  • la dimensione;
  • il numero di giri della centrifuga;
  • la capienza.

Per prima cosa, occorre quindi valutare lo spazio in cui andrà inserito l’elettrodomestico all’interno della casa, facendo nel contempo attenzione al modello. In commercio, accanto a dei modelli “slim”, di dimensione molto ridotta, esistono lavatrici a carica dall’alto e lavatrici a carica frontale.

Le prime sono dotate di uno sportello superiore attraverso il quale è possibile caricare il bucato da lavare. Generalmente le lavatrici con il carico dall’alto sono tra le più richieste da parte di chi ha a propria disposizione poco spazio. L’unico inconveniente è che questi apparecchi hanno una capacità più limitata.

Le lavatrici a carica frontale, di contro, assicurano solitamente una maggiore capacità di carico, che si aggira dagli 8 chilogrammi in su. Si tratta tuttavia di macchine decisamente più ingombranti.

Velocità della centrifuga

L’altro parametro da tenere presente quando si deve scegliere una lavatrice è il numero di giri al minuto della centrifuga. La cifra varia dagli 800 fino ai 1.600 giri al minuto, per i modelli più costosi. Una buona scelta è quella di puntare su lavatrici che assicurino sui 1.000-1.200 giri al minuto, una giusta via di mezzo dalle adeguate prestazioni.

Capacità di carico

L’ulteriore aspetto di una certa rilevanza che concerne le lavatrici è la capacità di carico. La portata del cestello influisce infatti sulla quantità di indumenti che è possibile lavare con un unico ciclo. Ne consegue che la scelta deve essere ponderata in base al numero di persone presenti in casa. Una famiglia composta da quattro o più persone dovrà ovviamente preferire macchine con una capacità maggiore rispetto a una coppia o a chi vive da solo.

In vendita si possono reperire lavatrici con cestelli in grado di contenere dai cinque ai dodici chilogrammi.

Classe energetica della lavatrice

Un’altra caratteristica su cui vale la pena soffermarsi nel momento in cui si sceglie una lavatrice è la classe energetica. Optare per elettrodomestici che permettano di risparmiare energia è un’ottima decisione che favorisce tanto l’ambiente quanto l’economia familiare, aiutando a tagliare i costi delle bollette.

È opportuno rimarcare che il consumo energetico nelle lavatrici è strettamente correlato alla temperatura selezionata in fase di lavaggio. Se si vuole risparmiare, il suggerimento è di prediligere programmi con una temperatura non superiore ai 40 gradi.

Lavatrici smart

Vale infine la pena ricordare che da alcuni anni si possono acquistare innovative lavatrici smart, capaci di collegarsi alla rete Wi-Fi domestica. Si tratta di apparecchi gestibili anche da remoto mediante apposite App, installabili su smartphone e tablet.

Le lavatrici smart rendono possibili svariate funzioni extra rispetto alle classiche lavatrici. Tra queste, si possono citare ad esempio la possibilità di dosare automaticamente il detersivo e l’ammorbidente o l’opportunità di tenere costantemente sotto controllo i consumi energetici, così da ottimizzarli.

Alcuni modelli di lavatrici sono compatibili con i principi assistenti vocali, come Google Assistant e Alexa. Anche l’uso di questi elettrodomestici diviene quindi sempre più fruibile e al passo con i più recenti sviluppi della tecnologia. Resta a questo punto da scoprire come evolveranno le lavatrici in futuro.

Come scrivere un curriculum conciso ed efficace: 5 consigli utili

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È capitato praticamente a qualsiasi persona in cerca di lavoro di doversi confrontare, per la prima volta oppure no, con un curriculum vitae da compilare. Abbreviato molto spesso anche con CV e conosciuto in inglese con il termine resume, il curriculum vitae è un documento di importanza estrema per qualsiasi persona alla ricerca di un’occupazione.

Che la persona sia alla prima esperienza con la stesura di un CV oppure no, esso va sempre scritto e completato nella maniera più adeguata. In particolare, vi sono certi aspetti da considerare in modo assiduo. Uno di questi è senza dubbio la leggibilità, intesa non soltanto come l’aspetto puramente grammaticale ma anche come la struttura del curriculum nel complesso. Bisogna sempre farsi domande come queste: c’è equilibrio? È conciso al punto giusto? Sarà efficace per attirare l’attenzione del datore di lavoro?

Vi presentiamo 5 consigli utili per scrivere un curriculum conciso ed efficace e aumentare le vostre possibilità di venire considerati dal recruiter.

Evitate di dilungarvi troppo nelle vostre descrizioni
Il primo consiglio che possiamo darvi riguarda in generale il contenuto delle descrizioni che andrete a proporre. Con descrizioni intendiamo ad esempio la vostra biografia, le vostre esperienze lavorative, la vostra istruzione e tutte quelle aree del CV in cui bisogna esporre un testo in qualche modo.

In particolare, cercate di non dilungarvi in alcun modo. Dovrete far sì che ogni parte di testo resti compatta, mai più lunga di mezza pagina. In più, le vostre frasi dovranno essere brevi: niente periodi lunghissimi e senza mai mettere il punto.

Attenzione alla lunghezza complessiva del CV
Il vostro CV nel complesso non dovrà essere più lungo di due pagine. Tre pagine sono la soglia massima, ma sono già altamente sconsigliate: si tratta di una lunghezza già esagerata. Cercate di compattare il vostro CV in massimo due pagine, quindi. Attenzione: ciò non significa che dovrete rimpicciolire tutto! Al contrario, dovrete cercare i giusti compromessi per esporre ogni cosa nel modo giusto, senza esagerare al rialzo o al ribasso che sia.

Sfruttate elenchi puntati se necessario
Un buon modo per rendere il vostro curriculum vitae conciso ed efficace è quello di utilizzare elenchi puntati. Gli elenchi puntati rendono le vostre parti di testo molto più concise, schematiche, e quindi di facile lettura. Al contrario di una porzione di testo infatti l’elenco puntato permette al datore di lavoro di scorrere con grande velocità le vostre esperienze, oppure la vostra istruzione o altro.

Gli elenchi numerati sono un’alternativa meno valida: si prestano poco ad un curriculum vitae, sono più indicati per altri tipi di documenti testuali. Consigliamo sempre l’utilizzo di elenchi puntati.

Evitate una biografia troppo lunga
Se dovete scrivere una vostra biografia personale, anzitutto inseritela a inizio CV, appena sotto la vostra fotografia ad esempio. Questa biografia dovrà essere una breve descrizione di voi stessi, che introduca in modo molto rapido ed essenziale i vostri trascorsi (da descrivere poi nel CV, ovviamente). Non rendetela troppo lunga quindi, anzi: mantenetela il più breve possibile, o il recruiter la salterà in blocco.

Scegliete la giusta combinazione di colori
Un ultimo aspetto da considerare è il pattern di colori scelto per il vostro CV. Se siete persone che preferiscono l’essenzialità e le metodologie tradizionali, opterete di sicuro per un curriculum non a colori e quindi non avrete di questi problemi.

Se, però, avete scelto di dare un pizzico di colore al curriculum, fate bene attenzione a quel “pizzico”: scegliete due colori al massimo, piazzateli bene nel CV e cercate di rendere il tutto molto equilibrato, oppure il vostro documento sembrerà più un dipinto che altro, e risulterà poco leggibile al datore di lavoro.

Come rinnovare la carta di identità

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La carta di identità è un documento di riconoscimento essenziale nella quotidianità di ognuno di noi. La durata varia dai tre ai dieci anni, trascorsi i quali il documento scade in automatico. Fortunatamente, chiederne il rinnovo è una prassi piuttosto semplice. In questo articolo scopriremo allora come rinnovare la carta di identità.

Carta di identità elettronica

La prima cosa da tenere presente è che a partire dal 1° gennaio 2019 la carta di identità viene rilasciata solo in formato elettronico. Si tratta di una nuova modalità che è andata a sostituire la classica carta di identità cartacea.

La carta di identità elettronica o CIE offre svariate funzionalità in più, tra cui la possibilità di accedere a diversi servizi telematici correlati alla pubblica amministrazione italiana. Per di più, il nuovo formato riunisce in un solo strumento, oltre agli abituali dati contenuti in una carta di identità tradizionale, documenti quali la patente di guida, la tessera sanitaria e l’abbonamento ai mezzi pubblici.

Cosa fare per rinnovare la carta di identità

Possono richiedere il rinnovo o il primo rilascio della carta di identità tutti cittadini residenti in Italia nonché i cittadini stranieri con regolare permesso di soggiorno. La richiesta va effettuata direttamente presso il proprio Comune di residenza o di dimora. Gli italiani residenti all’estero devono invece rivolgersi al Consolato. L’emissione prevede il versamento di una modica somma di denaro che si aggira intorno ai 22 euro.

Si tratta quindi di una pratica piuttosto rapida. Generalmente, dopo aver regolarizzato la richiesta, la carta di identità è pronta entro sei giorni lavorativi circa.

Come ritirare la nuova carta di identità

La Carta di identità elettronica viene stampata presso l’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato che provvede anche alla sua spedizione al cittadino. In fase di presentazione della richiesta al Comune di riferimento, i cittadini residenti nel territorio nazionale possono scegliere tra tre diverse modalità di consegna della CIE:

  • presso l’indirizzo di residenza;
  • presso un indirizzo di rispettiva preferenza;
  • presso il Comune dove è stata effettuata la richiesta.

Il servizio di spedizione della carta di identità elettronica considera tre distinte aree territoriali:

  • Nord Italia, area che include Friuli-Venezia Giulia, Liguria, Lombardia, Piemonte, Trentino-Alto Adige, Valle d’Aosta e Veneto;
  • Centro Italia, area che comprende Abruzzo, Emilia-Romagna, Lazio, Marche, Sardegna, Toscana, Umbria e Sardegna;
  • Sud Italia, area che include Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia e Sicilia.
    Nel caso dei cittadini residenti all’estero, il documento viene consegnato all’indirizzo di destinazione prescelto e comunicato al Consolato a cui ci si è rivolti per la pratica.

Validità della carta di identità elettronica

La carta di identità elettronica ha una validità diversa in base all’età del richiedente, ovvero rispettivamente di:

  • 3 anni per i bambini sotto i 3 anni;
  • 5 anni per i minori tra i 3 e i 18 anni;
  • 10 anni per i cittadini maggiorenni.

Utilizzo della carta di identità elettronica

Per poter utilizzare la carta di identità elettronica per accedere ai vari servizi amministrativi in rete, oltre al documento, i cittadini devono ricevere tre codici legati alla sicurezza. Si tratta, nello specifico:

  • del PIN (Personal Identification Number), necessario per il riconoscimento del cittadino;
  • del PUK (Personal Unblocking Number), utilizzabile per sbloccare il PIN dopo tre tentativi errati di immissione, proprio come accade con le SIM dei cellulari;
  • del CIP, necessario per bloccare il codice PIN in caso smarrimento o di furto della carta di identità.

I vari codici vengono solitamente forniti al cittadino richiedente in due momenti distinti: in fase di richiesta e in fase di rilascio del nuovo documento.

Rinnovare la carta di identità cartacea

Malgrado la carta di identità elettronica sia ormai divenuta obbligatoria, permangono tuttavia delle circostanze in cui il cittadino può ancora richiedere l’emissione della vecchia carta di identità cartacea. Si tratta per lo più di casistiche legate a particolari contesti di urgenza, ovvero:

  • motivi di salute;
  • partecipazione immediata a concorsi pubblici;
  • consultazione elettorale;
  • visita medica per accertamento di invalidità in data prossima;
  • immediati viaggi all’estero, con l’obbligo di esibire il biglietto aereo già acquistato.

Come pulire il marmo

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In virtù della sua resistenza e della sua bellezza sotto il profilo estetico, il marmo è un materiale piuttosto diffuso negli ambienti domestici. Lo si trova nei contesti più svariati, a partire dalle scale fino ai rivestimenti del bagno. Trattandosi però di un materiale molto delicato, risulta soggetto a problematiche quali graffi e macchie che si aggiungono alla normale usura del tempo. In questo articolo vedremo allora come pulire il marmo, scoprendo alcuni accorgimenti utili per evitare di danneggiarlo, mantenendo così intatto il suo splendore il più a lungo possibile.

Pulizia del marmo: cosa fare

È innanzitutto opportuno sapere che, per mantenere inalterata la bellezza del marmo, le superfici realizzate con questo materiale vanno immediatamente deterse nel caso in cui entrino a contatto con sostanze quali liquidi acidi, tra cui ad esempio aceto o succo di limone, e liquidi altamente coloranti, come vino o caffè.

Per la pulizia del marmo vanno inoltre scrupolosamente evitate alcune sostanze che possono compromettere in maniera molto seria il materiale. È il caso di sostanze chimiche aggressive, dannose tra l’altro per l’ambiente, prodotti abrasivi e detergenti acidi.

Pulire il marmo con sostanze naturali

Come spesso accade, anche per la pulizia del marmo la natura ci viene incontro, offrendoci valide alternative. Per poter eliminare le macchie dal marmo si può ad esempio ricorrere all’uso del bicarbonato di sodio. Si tratta di una sostanza che è molto utilizzata nelle nostre case, per l’igiene domestica ma non solo. Diluito in acqua, il bicarbonato di sodio viene abitualmente usato per pulire pavimenti e sanitari. Per le sue proprietà anti-odore è inoltre diffusamente impiegato per assorbire i cattivi odori a partire dal secchio della spazzatura fino al frigorifero.

Per poter pulire il marmo macchiato è sufficiente creare una soluzione versando qualche cucchiaio di bicarbonato nell’acqua, mescolandola e amalgamandola. Il composto va successivamente applicato sulla superficie marmorea, lasciandolo agire. Come ultima operazione, occorre eliminare la soluzione utilizzando dell’acqua ma evitando di strofinare, per non correre il rischio di provocare graffi.

Anche il sapone di Marsiglia può essere impiegato per la pulizia del marmo macchiato. È sufficiente passare una spugna imbevuta del sapone, per poi risciacquare con attenzione, evitando anche in questo caso di strofinare.

Pulire il marmo con detergenti specifici

In commercio esistono specifici prodotti per poter procedere con la pulizia del marmo. Si tratta di detergenti delicati appositamente studiati per questo tipo di materiale, così da pulirlo con cura senza provocare danni.

I passaggi da seguire per una corretta detersione sono solitamente indicati sulla confezione stessa dei prodotti. Generalmente risulta sufficiente diluire il detergente in un secchio d’acqua, passandolo poi sulla superficie marmorea, con l’ausilio di un panno morbido, in modo da evitare graffi.

Prima di utilizzare un prodotto, può essere utile svolgere un piccolo test così da verificarne la totale sicurezza. Occorre versare una lieve quantità del detergente in una porzione della superficie da trattare possibilmente nascosta alla vista, come può essere ad esempio un piccolo angolo. Il prodotto va lasciato agire per qualche minuto. In questo modo è possibile appurarne le reazioni, prima di applicarlo sull’intera superficie marmorea. Si tratta di un semplice accorgimento che mette al riparo da possibili danni.

Lucidatura del marmo

Le grandi superfici marmoree, come scale o pavimenti, richiedono un trattamento extra per poter preservare la propria estetica. La lucidatura consiste in un procedimento che combina l’utilizzo di prodotti specifici e apposite attrezzature. Si tratta di un intervento che viene solitamente realizzato da personale esperto, dotato di tutti gli strumenti necessari per concludere l’opera nel migliore dei modi.

Ma anche i metodi tradizionali possono essere in qualche modo d’aiuto. Per realizzare la lucidatura del marmo di una pavimentazione o di una scala, si possono ad esempio usare dei panni di lana o dei vecchi maglioni. L’intervento è piuttosto semplice. Per prima cosa, occorre passare sulle superfici da trattare un panno in cotone imbevuto di acqua tiepida. Dopo aver fatto asciugare l’acqua, bisogna poi strofinare il marmo con il maglione o con il panno di lana. Con questa semplice operazione il marmo risulterà di nuovo lucido, a supporto della sua già piacevole estetica.

Come verniciare il legno

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Il legno è senza ombra di dubbio uno tra i materiali più utilizzati nei lavori fai da te in virtù della sua estrema versatilità. Per poter ottenere la massima resa da questo materiale occorre tuttavia saperlo trattare nel migliore dei modi, in modo tale che il legno conservi le sue proprietà anche a distanza di tempo. Tra gli interventi più utili in tal senso c’è la verniciatura. In questo articolo vedremo allora come verniciare il legno, così da proteggerlo e rifinirlo.

A che cosa serve verniciare il legno

La verniciatura del legno, eseguita con smalti, impregnanti o vernici trasparenti, serve per proteggere il materiale, donandogli nel contempo un aspetto naturale, lucido o satinato.

Per ottenere un buon risultato, prima di iniziare la verniciatura è buona norma provare il prodotto prescelto su un ritaglio di legno della stessa essenza di quella su cui ci si appresta a lavorare, in modo da poter verificare il risultato finale che si otterrà.

I prodotti per la verniciatura del legno

In commercio esistono diversi prodotti che possono essere utilizzati per verniciare il legno.

Gli smalti ad acqua sono prodotti idrosolubili, atossici, inodore e non infiammabili. Sono tra l’altro piuttosto economici. Si contraddistinguono per un’elevata resistenza all’usura e agli agenti atmosferici. Sono in grado di mantenere inalterata nel tempo la brillantezza e non trattengono la polvere.

Tra i prodotti maggiormente usati vi sono poi gli impregnanti. Il nome deriva dalla loro capacità di penetrare nelle fibre del legno, senza formare pellicole superficiali e consentendo al materiale di respirare attraverso i rispettivi pori. Gli impregnanti si dimostrano inoltre in grado di conservare il legno senza alterarne l’aspetto naturale, una caratteristica piuttosto apprezzata sotto il profilo estetico.

In vendita esistono anche apposite vernici.

Come applicare l’impregnante

I cicli di applicazione dell’impregnante sono diversi, in base alla tipologia di legno, al suo stato e ad altri parametri, come ad esempio lo spessore. Generalmente, le istruzioni da seguire sono riportate sulle confezioni stesse del prodotto prescelto.

Per l’applicazione dell’impregnante valgono comunque degli accorgimenti generali. Per ottenere un buon risultato, è essenziale che sulla superficie lignea da trattare non sia presente umidità. Per questo motivo, è utile lasciarla in un luogo asciutto per un paio di settimane prima di procedere con l’applicazione dell’impregnante.

Il prodotto deve essere poi mescolato sia prima di iniziare l’intervento sia in corso d’opera. Per fare in modo che l’intervento riesca a mettere in risalto le qualità estetiche del materiale ligneo è bene pulire con cura il materiale prima di applicare l’impregnante.

L’applicazione può essere eseguita a pennello, a spruzzo o per immersione. Dopo la prima mano, da realizzare preferibilmente con un impregnante incolore, è consigliabile far riposare la superficie lignea per almeno ventiquattro ore. A questo, si può procedere con una seconda mano, utilizzando la colorazione preferita.

Vernici trasparenti per il legno

Definite anche “flatting”, queste vernici creano una pellicola di protezione sulla superficie di legno su cui sono applicate. Di solito, i legni di prima scelta vengono valorizzati se trattati con questo genere di prodotti.

Come stendere la vernice

L’operazione che si deve effettuare per poter applicare la vernice in modo ottimale è abbastanza semplice e alla portata di tutti. Per prima cosa, occorre stendere una mano  sulla superficie lignea seguendo il senso verticale. Successivamente, è opportuno passare un secondo strato del prodotto a 90 gradi rispetto al primo. In ultimo, bisogna usare un pennello quasi asciutto per uniformare i due strati.

Cere per il legno

Le cere sono prodotti in grado di attribuire un aspetto setoso alla superficie lignea. In commercio sono disponibili sia in pasta sia in forma liquida. Per l’applicazione, si procede stendendo strati molto sottili con l’ausilio di un panno di lino.

In vendita è inoltre possibile reperire delle cere a essiccamento rapido che permettono di velocizzare l’intervento.

Come sostituire una guarnizione

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All’interno delle nostre case i piccoli lavori di idraulica sono all’ordine del giorno. Quando notiamo ad esempio che il rubinetto del lavello o uno dei rubinetti presenti in bagno sgocciola anche da chiuso, intuiamo facilmente che è ora di sostituire la guarnizione in gomma presente al suo interno. Non si tratta di un’operazione particolarmente difficile. Bastano infatti pochi attrezzi e il lavoretto può essere per di più svolto in pochi minuti. Vediamo allora come sostituire una guarnizione in modo semplice e rapido.

Sostituire una guarnizione: attrezzi e materiali necessari

Gli attrezzi che vanno utilizzati per poter sostituire una guarnizione sono realmente pochi e comprendono:

  • una serie di chiavi fisse;
  • un cacciavite;
  • una pinza.

Anche l’elenco dei materiali è piuttosto esiguo e include, tra i vari, uno spray disincrostante, una pasta al silicone, oltre ovviamente a una serie di guarnizioni in gomma nuove.

Il procedimento da seguire

Per poter procedere con la sostituzione della guarnizione, occorre per prima cosa chiudere il rubinetto generale dell’acqua. Come seconda operazione da svolgere, bisogna smontare la manopola del rubinetto. In questa fase, può accadere di dover far leva con un cacciavite sotto la borchia di copertura della manopola, per poi svitare la vite che fissa la manopola stessa al corpo del rubinetto. Questa operazione varia naturalmente a seconda dei modelli di rubinetto. In quelli classici, si tratta di una necessità piuttosto frequente.

Il passo successivo consiste nello svitare l’incastellatura del rubinetto, con l’ausilio di una chiave fissa. L’incastellatura deve essere estratta, svitando poi con delicatezza il dado di fermo della guarnizione che occorre sostituire.

In presenza di eventuale calcare si può spruzzare dello spray disincrostante. È inoltre essenziale eseguire le varie operazioni con tranquillità per non graffiare il corpo del rubinetto, evitando così di rovinarne l’estetica.

Giunti a questo punto, è necessario estrarre la guarnizione consumata dalla sede in cui è ospitata. Una volta inserita la nuova guarnizione, bisogna rimontare il dado di fissaggio senza stringere in modo eccessivo.

In questa fase, è consigliabile applicare un lieve strato di pasta al silicone sul filetto dell’incastellatura del rubinetto, per poi avvitare di nuovo il corpo del rubinetto nella sua sede.

Dopo aver riposizionato la manopola, occorre assicurarsi che il rubinetto sia collocato nella sua posizione di chiusura. Si può infine procedere con la riapertura del rubinetto generale dell’acqua.

Perché è importante sostituire una guarnizione consumata

Sembrerebbe una cosa banale, ma in realtà sostituire una guarnizione consumata è un gesto che denota una certa responsabilità. La presenza di una guarnizione consumata all’interno di un rubinetto provoca infatti notevoli sprechi di acqua, una tra le risorse naturali più importanti, fonte primaria della nostra stessa esistenza. Basta citare alcuni semplici dati per capire l’importanza di questa operazione.

Un rubinetto che perde può sprecare circa mezzo litro di acqua all’ora, ossia 12 litri al giorno e indicativamente sui 1400 litri all’anno. Queste cifre si riferiscono ai casi più fortunati. Nella peggiore delle circostanze, ossia quando la perdita è di una cospicua entità, si possono sprecare fino a 5 litri all’ora, che corrispondono a ben 120 litri al giorno. Si tratta di numeri spropositati sotto il profilo ambientale.

Al danno ambientale si aggiungono inoltre le conseguenze economiche. Sprecare acqua comporta infatti costi extra nel bilancio familiare, andando a incidere inevitabilmente sulle bollette annuali. Delle spese che potrebbero essere tranquillamente risparmiate con la semplice quanto utile accortezza di rimpiazzare le guarnizioni ormai consumate e inutilizzabili.