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Come diventare notaio

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Quella della notaio è una professione che affonda le sue radici molto indietro nel tempo. Si tratta di un’istituzione originariamente italiana. La professione, con le funzioni che gli sono attribuite attualmente, nasce nell’Italia longobarda, riprendendo il nome del “notarius”, una figura risalente alla Repubblica romana che svolgeva tuttavia funzioni del tutto distinte.

Oggi come oggi, sono le diverse le persone desiderose di abbracciare questa professione. Ma non tutti hanno le idee chiare su quale sia il percorso da seguire per raggiungere l’obiettivo. Vediamo allora come diventare notaio.

Il percorso per diventare notaio

Per poter abbracciare la carriera notarile, occorre nell’ordine

  • conseguire il diploma di laurea in Giurisprudenza;
  • esercitare il praticantato notarile per un periodo non inferiore a 18 mesi;
  • superare il concorso pubblico per l’esercizio della professione, che viene di solito bandito ogni anno.

Siamo quindi di fronte a un percorso piuttosto lungo e articolato che, oltre alla passione, richiede dedizione e molto studio.

Praticantato notarile: come funziona

Il primo elemento da cui occorre partire per poter esercitare la professione di notaio è il conseguimento della laurea in Giurisprudenza. Per intraprendere questo lavoro è opportuno avere una particolare passione per il mondo del diritto, in special modo il diritto di famiglia, quello commerciale e quello societario.

Per abbreviare le tempistiche, il praticantato notarile, che corrisponde a un periodo di tirocinio, può eventualmente iniziare già a partire dall’ultimo anno di Università. Il praticantato dura un minimo di 18 mesi e, per poterlo svolgere, il candidato deve possedere questi requisiti:

  • cittadinanza italiana o in uno dei paesi appartenenti all’Unione Europea;
  • laurea in giurisprudenza conseguita in una Università italiana o in una Università straniera con titolo equivalente riconosciuto;

Dopo aver concordato l’inizio del tirocinio con uno studio, per l’aspirante notaio è necessario perfezionare l’iscrizione nel registro dei praticanti presso il Consiglio Notarile locale.

Le pratiche burocratiche successive prevedono che il praticante presenti periodicamente un certificato firmato dal notaio presso il quale sta svolgendo il tirocinio. Il certificato è necessario per attestare l’effettivo svolgimento della praticantato.

L’accesso alla professione di notaio è aperto anche a chi è già avvocato nonché ai funzionari dell’ordine giudiziario. In tal caso, il praticantato si riduce a soli otto mesi.

Il concorso pubblico

Dopo aver concluso il periodo di praticantato, l’aspirante notaio deve superare un concorso pubblico che viene bandito dal Ministero della Giustizia. Il superamento del concorso è uno passo essenziale poiché il notaio occupa il ruolo di pubblico ufficiale dello Stato.

Generalmente il concorso si svolge una volta l’ anno. Vi possono partecipare tutti gli aspiranti notai che hanno concluso la pratica entro i 45 giorni successivi alla pubblicazione del bando. Il concorso pubblico prevede tuttavia alcuni vincoli. Per poter partecipare vi è innanzitutto un limite di età. Non bisogna aver superato i 50 anni. Ogni aspirante candidato ha inoltre a propria disposizione solo tre tentativi di partecipazione al concorso. Esauriti queste possibilità, la carriera notarile è definitivamente preclusa.

La prova è piuttosto complessa e prevede un esame scritto di tipo teorico-pratico e un esame orale incentrato su materie quali diritto civile, diritto commerciale e disposizioni sull’ordinamento degli archivi notarili.

Dopo aver effettuato le prove, il Ministero della Giustizia stabilisce la graduatoria nazionale sulle basi del punteggio ottenuto dai partecipanti. I vincitori del concorso hanno a questo punto l’opportunità di scegliere la sede in cui esercitare l’attività, seguendo l’ordine di graduatoria. Il numero dei notai presenti sul territorio italiano viene stabilito dallo stesso Ministero, così da garantire una copertura capillare.

Una volta superata anche questa fase, il nuovo notaio ha un ulteriore obbligo. Entro tre mesi dalla pubblicazione della graduatoria, deve avviare il proprio studio per poter dare avvio alla sua attività. Come ultimo passaggio, il neo notaio deve infine prestare giuramento presso il Tribunale della sede che gli è stata assegnata.

Come eliminare l’aria dai termosifoni

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Un fenomeno piuttosto frequente che può manifestarsi negli impianti di riscaldamento delle nostre case è la formazione di aria nei termosifoni. Ai meno esperti, questo inconveniente potrebbe apparire banale. In realtà, quando si forma dell’aria all’interno dei termosifoni viene compromesso il comfort abitativo dell’abitazione. Nel peggiore dei casi, il problema può persino compromettere l’integrità dell’impianto stesso. In questo articolo, cercheremo allora di scoprire come eliminare l’aria dai termosifoni. Si tratta di un’operazione di per sé abbastanza semplice ma che richiede comunque alcuni passaggi specifici. Entriamo nel merito.

Cosa accade quando si formano bolle d’aria nei termosifoni

Nel caso in cui all’interno dei termosifoni compaiano delle bolle d’aria, la conseguenza più immediata riguarda il corretto funzionamento dell’impianto. La presenza di bolle d’aria non rende infatti possibile un riscaldamento omogeneo nella zona alta del radiatore. In taluni casi, l’inconveniente provoca anche un fastidioso rumore di acqua gorgogliante.

Regolare il manometro

Quando all’interno di un termosifone si formano delle bolle d’aria, diviene necessario sfiatarlo. L’operazione va eseguita spegnendo innanzitutto la caldaia attraverso l’apposito interruttore generale, che deve essere quindi mosso in posizione “Off”.

Occorre poi procedere con la regolazione della pressione dell’impianto. Per visualizzare la pressione, è sufficiente controllare il manometro presente sulla parte anteriore della caldaia. A questo punto per regolarla, bisogna aprire il rubinetto di ripristino che collega l’impianto dell’acqua fredda domestico alla caldaia. Il rubinetto di ripristino serve per l’appunto a fornire la giusta quantità d’acqua alla caldaia ed è generalmente ubicato nella parte inferiore della stessa.

Per alzare la pressione, è necessario aprire il rubinetto, assicurandosi che la lancetta del manometro salga fino a stabilizzarsi. In questa fase, è importante fare attenzione che il manometro non superi mai i 2,5 Bar.

Come sfiatare un termosifone

Dopo essere intervenuti sul manometro, la prima cosa da verificare è che il radiatore sia aperto. La manopola grande dell’apparecchio va perciò interamente ruotata in senso antiorario, fino a raggiungere il limite di apertura massimo.

Per poter proseguire con l’intervento, è essenziale munirsi di un contenitore da posizionare accanto all’apposita valvola di sfiato del radiatore. Giunti a questo punto, è il momento di aprire la valvola di sfiato, operazione che permetterà all’aria di fuoriuscire dal termosifone. In pochi secondi, dal termosifone inizia a uscire un getto d’acqua che diviene ben presto costante. Si può allora procedere con la chiusura della valvola di sfiato.

L’intero ciclo deve essere eseguito su tutti i termosifoni presenti in casa. Una volta concluso l’intervento nella sua completezza, è necessario verificare il livello di pressione della caldaia, controllando ancora il manometro e utilizzando eventualmente il rubinetto di ripristino per introdurre acqua nell’impianto fino a che il manometro segna sui 2 Bar. La pressione del circuito di riscaldamento deve infatti risultare sempre intorno a questa misura.

Come ultimo passaggio, bisogna testare il corretto funzionamento dell’impianto. Si procede, quindi, accendendo la caldaia e controllando che tutti i radiatori si scaldino in maniera uniforme. In fase di test, non si devono inoltre avvertire vibrazioni né gorgoglii. Nel caso in cui la temperatura della superficie radiante di uno o più termosifoni non appaia uniforme a quella degli altri, è necessario ripetere l’operazione di sfiato solo sui radiatori che presentano problematiche.

È importante che in tutte le operazioni effettuate la pressione dell’impianto di riscaldamento non scenda mai al di sotto degli 0,5 Bar.

Come eliminare l’aria dai termosifoni che non hanno valvola di sfiato

Di solito i radiatori moderni sono dotati di valvola di sfiato. Soprattutto nelle abitazioni datate possono tuttavia essere ancora installati dei vecchi termosifoni in ghisa che non presentano la valvola.

Generalmente questo tipo di termosifoni ha una sorta di dado, collocato nella parte alta. In contesti simili, per poter effettuare lo sfiato occorre svitare leggermente il dado in questione facendo fuoriuscire l’aria fino a quando iniziano a fluire anche delle gocce d’acqua. A questo punto si può riavvitare il dado.

A cosa serve la piallatura

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Il legno è uno tra i materiali più usati e apprezzati nel fai da te e, in generale, anche per la produzione di una moltitudine di articoli che utilizziamo nella nostra vita quotidiana. La lavorazione di questo prezioso materiale che ci viene offerto dalla natura si basa su svariate operazioni. Tra queste c’è anche la piallatura. Di che cosa si tratta? E come viene effettuata? In questo articolo cercheremo di rispondere a questi interrogativi, scoprendo a cosa serve la piallatura e come viene realizzata.

Che cosa è la piallatura

La piallatura è una delle lavorazioni essenziali che permettono di lisciare alla perfezione la superficie delle tavole e dei listelli di legno, rendendoli così idonei all’assemblaggio, alla lucidatura e alla verniciatura. Questo tipo di lavorazione avviene attraverso l’uso di appositi utensili taglienti, manuali o elettrici.

La pialla

Come il nome stesso evidenzia, la pialla è il principale strumento utilizzato per effettuare lavorazioni di piallatura. Si tratta di un utensile che ha alle proprie spalle una lunga storia. Immagini di falegnami impegnati nella piallatura si documentano fin dalle arti figurative egizie ma si presume che la pialla fosse già usata da molto prima.

Al giorno d’oggi, chi utilizza il legno per motivi professionali o per semplice passione può avere a propria disposizione pialle tanto manuali quanto elettriche.

Una pialla manuale è composta da svariati elementi quali il corpo, la suola, la lama, il controferro, il blocco, il pomello di regolazione e le impugnature. A seconda del tipo di modello adottato, è possibile trovare diverse impugnature. In commercio, ne esistono anche di specifiche per le persone mancine.

Le pialle in legno risultano più leggere rispetto alle equivalenti pialle in metallo. Sono perciò in grado di scivolare più dolcemente sul legno in fase di lavorazione. Esistono inoltre delle specifiche pialle dette “a finire”. Si tratta di strumenti dalla regolazione finissima che servono per rasare le superfici prima di procedere con la lisciatura definitiva. Questo tipo di pialle sono lunghe intorno ai 22 centimetri. Le pialle “a finire” di qualità migliore presentano anche una suola auto-lubrificante.

Come usare la pialla

Per ottenere un buon risultato, quando si utilizza la pianta occorre asportare piccoli spessori di legno alla volta, facendo attenzione a seguire sempre l’andamento delle fibre. La profondità della lama dipende dalla sporgenza della stessa rispetto al piano della pialla, ovvero la cosiddetta suola.

Quando si usa una pialla, è necessario guidarla con una mano, premendo nel contempo con l’altra mano sul legno così da attribuire continuità all’azione. Nei casi in cui la superficie lignea risulti irregolare, la lama dell’utensile tende a spaccare le fibre. Il controferro presente sull’attrezzo serve a tagliare il truciolo prima che si formi la scheggia.

La rasiera nella lavorazione del legno: a cosa serve e come si usa

La rasiera è un utensile versatile ed economico, ricavato da una lamiera di acciaio dallo spessore di pochi millimetri, solitamente circa due o tre. Nel processo di piallatura, questo strumento si utilizza per asportare sottili strati di legno ma non solo. Lo si può usare anche per eliminare tratti di vernice su pezzi che devono essere poi sottoposti a riverniciatura. L’attrezzo viene inoltre comunemente impiegato per eliminare i residui di colla, senza ricorrere a prodotti abrasivi.

È opportuno ricordare che la rasiera, pur essendo molto utile, non è indicata per lavorare il legno tenero.

La rasiera deve essere usata tenendo la lamella leggermente inclinata rispetto alla superficie lignea da lavorare. L’utensile va impugnato con due mani e deve essere spinto in avanti, esercitando pressione con i pollici. L’angolazione da mantenere con il piano è di circa 70 gradi. Il movimento che si deve effettuare durante l’utilizzo della rasiera deve inoltre essere solo in direzione delle fibre.

Altri strumenti usati per la piallatura

Tra gli strumenti abitualmente utilizzati per la piallatura del legno vi è anche il pialletto elettrico. Questo attrezzo non è indicato per lo svolgimento di lavori di precisione. Serve tuttavia per sgrossare il legno con rapidità.

È bene ricordare che esistono anche le pialle industriali. Il loro funzionamento è analogo a quello delle pialle manuali. A variare sono solo la dimensione dello strumento e la sua potenza. Le pialle industriali vengono usate per spianare tavole e listelli lignei. Per i lavori di precisione, le finiture e i ritocchi sono invece da preferire le pialle a mano.

Come scegliere un frigorifero

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Le nostre abitazioni ospitano un’ampia gamma di elettrodomestici che, a seconda delle funzionalità, sono più o meno importanti. Tra tutti, il frigorifero è senza ombra di dubbio essenziale. Questo apparecchio serve infatti per conservare correttamente i cibi che portiamo ogni giorno sulle nostre tavole. Per questo motivo, l’acquisto di un elettrodomestico così utile va fatto con molta attenzione. Prima di procedere, è opportuno informarsi su alcune caratteristiche significative, a partire dalle dimensioni fino alle funzionalità offerte. In questo articolo, scopriremo allora come scegliere un frigorifero.

Dimensione del frigorifero

Il primo elemento da tenere in considerazione quando si è in procinto di acquistare un frigorifero è la sua capacità che deve risultare sufficiente per il numero di persone utilizzatrici. Quando si vive da soli basta puntare su un modello con capacità da circa 100-150 litri. Se il nucleo familiare è piuttosto numeroso, è invece opportuno scegliere un frigorifero con capacità di almeno 200 litri e oltre.

Nel momento in cui si sta per selezionare il modello è inoltre importante ricordare che un frigorifero grande e vuoto consuma più energia elettrica. Questo dettaglio incide sia sotto il profilo ambientale sia da un punto di vista economico, comportando inutili sprechi che vanno a pesare sulle bollette domestiche.

La dimensione va ovviamente scelta anche in base allo spazio disponibile in cucina per la collocazione dell’elettrodomestico.

Come scegliere un frigorifero: il modello

Il secondo aspetto da tenere in considerazione quando si deve acquistare un frigorifero è il modello da adottare. Per poter procedere con una scelta accurata è necessario partire da un’analisi delle proprie abitudini alimentari. Se si ha la prassi di acquistare alimenti freschi quotidianamente o quasi tutti i giorni, l’ideale è optare per un frigorifero mono-porta dotato di un freezer di piccole dimensioni, dove congelare i pochi alimenti a lunga durata che si portano a tavola.

Quando si ha l’abitudine di fare grandi spese una volta ogni settimana, riempiendo letteralmente il carrello con prodotti di ogni genere, è più opportuno scegliere un modello di frigorifero combinato, che presenta cioè anche un congelatore capiente per disporre i cibi da conservare per diverso tempo. Generalmente, in questa tipologia di modelli il congelatore è ubicato nella parte inferiore dell’elettrodomestico e presenta svariati cassettoni in cui possono essere disposti gli alimenti.

Attenzione alla rumorosità del frigo

Spesso non ce ne rendiamo conto ma all’interno delle nostre case viviamo circondati da una moltitudine di rumori che nel lungo termine possono persino causare problemi al nostro benessere. Nel momento in cui si acquista un elettrodomestico, frigorifero incluso, è quindi importante prestare attenzione anche a questo aspetto. Alcuni modelli di frigo possono infatti essere piuttosto rumorosi. Il fastidio che provocano può risultare maggiore in determinati momenti della giornata, in special modo nelle ore notturne, disturbando così il nostro riposo.

L’elemento da tenere in considerazione sotto questo punto di vista sono i decibel. Di solito,
i frigoriferi più silenziosi si collocano al sotto della soglia dei 40 decibel.

I frigoriferi smart

Grazie agli ininterrotti sviluppi tecnologici, le nostre abitazioni stanno divenendo sempre più intelligenti, con l’introduzione di dispositivi che semplificano la nostra vita quotidiana. Da questa rivoluzione non sono esclusi i frigoriferi. Sul mercato esistono svariati modelli di frigo dotati di funzionalità smart. Tra le tante opzioni disponibili, alcuni modelli particolarmente evoluti aiutano a limitare gli sprechi alimentari che si possono verificare con una certa frequenza all’interno delle nostre case.

In vendita esistono ad esempio frigoriferi in grado di effettuare scansioni dei cibi presenti al loro interno, registrandone la data di scadenza. Mediante apposite App installabili direttamente sui dispositivi mobile come smartphone e tablet, i frigo inviano alert ai rispettivi proprietari nel momento in cui gli alimenti devono essere consumati perché sul punto di deteriorarsi.

Questa è solo una delle tante funzionalità dei frigo più innovativi. La tecnologia è in continua evoluzione. Per il futuro dobbiamo perciò attenderci frigoriferi sempre più intelligenti, autonomi e sostenibili sotto il profilo energetico. Dei veri alleati domestici, insomma, capaci di semplificare le nostre giornate.

Come sostituire una piastrella

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Le nostre abitazioni lasciano spazio a una grande moltitudine di attività a chiunque abbia la passione del fai da te. Oltre alla possibilità di creare dei manufatti da inserire all’interno delle mura domestiche, la manutenzione resta una delle operazioni più comuni. Le casistiche, in tal senso, sono davvero numerose. Nelle nostre case, può ad esempio capitare di dover procedere con la sostituzione di una o più piastrelle. A differenza di ciò che si può supporre, si tratta di un lavoro che può essere realizzato con una certa facilità. In questo articolo, vedremo allora come sostituire una piastrella in modo semplice e intuitivo.

Da dove iniziare

Di per sé non è difficile sostituire una piastrella rotta o scheggiata. Tuttavia, per poter procedere, occorre dotarsi di alcuni strumenti e materiali. La prima cosa di cui accertarsi preventivamente consiste nell’avere a disposizione la piastrella o le piastrelle necessarie per procedere con la sostituzione. In caso contrario, il rischio che si corre è quello di dar vita a una parete o a una pavimentazione a scacchi.

Per evitare di incappare in questo disguido di ordine estetico, al momento dell’acquisto delle piastrelle utili per rifinire una parete o un pavimento è buona prassi comprarne un quantitativo superiore rispetto a quello effettivamente necessario per la successiva posa in opera. Generalmente, le piastrelle si acquistano a metro quadro. Per avere una scorta sufficiente, anche per provvedere a eventuali rotture al momento della posa, è consigliabile acquistarne circa un 10% in più.

I materiali e gli strumenti necessari

Accanto alle piastrelle, altri materiali utili per effettuare l’intervento sono:

  • Del mastice indurente;
  • Del cemento riempifughe.

Sul fronte degli attrezzi sono invece necessari:

  • Un trapano;
  • Una spatola;
  • Uno scalpello;
  • Una spugna;
  • Una livella a bolla.

Materiali e attrezzi che servono per sostituire una piastrella sono tutti facilmente acquistabili nei classici centri di bricolage. Dopo averli reperiti, si può così passare alla parte pratica vera e propria.

Rimuovere e sostituire la piastrella: i passaggi

La prima cosa da fare è forare la piastrella da sostituire con l’ausilio di un trapano su cui montare in precedenza una punta piccola, da 4-6 millimetri.

Dopo aver praticato diversi fori, con l’ausilio di uno scalpello a punta piatta, occorre rompere pian piano la piastrella, allargandosi progressivamente verso i bordi e rimuovendo i vari pezzi. In questa fase, è importante prestare attenzione quando ci si avvicina alle piastrelle attigue, per evitare di scheggiarle.

Una volta eliminata completamente la vecchia piastrella, l’area di applicazione deve essere ripulita con grande cura, rimuovendo il mastice precedente. In questo modo, si riesce a fare spazio al nuovo adesivo che deve essere distribuito con la massima uniformità. Per procedere con la pulizia si può fare uso di una spatola dentata. In alternativa, se si vuole risparmiare un po’ di tempo, per asportare il vecchio mastice si può utilizzare anche un
raschietto elettrico, un attrezzo che assicura un ottimo risultato.

Dopo aver concluso la rimozione, è necessario applicare sulla nuova piastrella alcuni punti di mastice, da spalmare poi con una spatola dentata. La nuova piastrella va successivamente collocata nella posizione destinata ad accoglierla, esercitando una certa pressione e facendo attenzione all’allineamento della stessa. Per verificare che la piastrella risulti perfettamente allineata e allo stesso livello delle altre, si può ricorrere all’uso di una livella a bolla.

Giunti a questo punto, non resta altro che eliminare ogni eventuale eccesso di mastice che debordi dalle commessure. Per la pulizia si può utilizzare una semplice spugna inzuppata di acqua.

Le commessure che circondano la nuova piastrella vanno poi riempite con del cemento riempifughe. Il cemento può essere applicato utilizzando una spatola. Prima che il materiale faccia definitivamente presa, occorre infine rimuovere eventuali eccedenze usando uno straccio inumidito.

Una volta conclusa questa operazione, la piastrella sarà definitivamente sostituita e si potrà procedere con le altre, nel caso in cui ve ne siano diverse da rimpiazzare.

Affittare casa per brevi periodi: come fare

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Soprattutto nei centri turistici ma non solo, una prassi abbastanza comune è quella di mettere in affitto degli immobili o anche delle stanze per brevi periodi. Ma come funzionano gli affitti brevi e quali sono gli adempimenti da seguire?

Che cos’è l’affitto breve

Per affitto breve si intende la locazione di un immobile o di una stanza per un periodo che non deve essere superiore ai trenta giorni. Trattandosi di una modalità di locazione particolare e spesso legata a specifici eventi, come nel caso dei periodi di forte flusso turistico, questa tipologia di contratti non prevede alcun tipo di registrazione.

Affitti brevi: le caratteristiche dell’immobile

Per poter essere affittato per brevi periodi l’immobile deve tuttavia possedere determinate caratteristiche. Come primo aspetto, deve trattarsi di un locale residenziale e non commerciale, ovviamente agibile.

Accanto all’agibilità, l’immobile deve possedere specifiche caratteristiche tecniche. Si parte dall’appartenenza a determinate categorie catastali, che devono essere necessariamente comprese tra l’A1 e l’A11, fatta eccezione per la categoria A10, essendo quest’ultima destinata ai locali adibiti a ufficio.

L’ulteriore caratteristica essenziale che deve possedere il locale da destinare ad affitto breve riguarda la salubrità degli ambienti. Entrando nello specifico, lo spazio deve presentare soffitti con un’altezza non inferiore ai 2.70 metri. Se l’immobile deve ospitare due persone, la sua superficie minima deve risultare di almeno 38 metri quadri. Nel caso in cui debba ospitare una sola persona, la superficie ammessa non può essere inferiore ai 28 metri quadri.

Gli ambienti devono per di più essere dotati di finestre, mentre la camera deve essere separata dal soggiorno che può presentare un angolo cottura.

Ulteriori disposizioni vengono fornite dalle Regioni che in molte occasioni adottano un regolamento locale che può variare a seconda dei contesti.

Affittare casa per brevi periodi: adempimenti burocratici e fiscali

Nei casi in cui gli affitti brevi siano collegati a un soggiorno di tipo turistico, il proprietario dell’immobile è tenuto a comunicare i dati delle persone che alloggiano nel locale all’autorità di pubblica sicurezza. Di solito, tale comunicazione può essere tranquillamente effettuata per via telematica.

Da un punto di vista fiscale, i ricavi derivanti dall’affitto breve vanno comunicati in fase di dichiarazione dei redditi sul Modello 730 o sul Modello Unico, nel riquadro RB destinato ai “redditi da fabbricati”. I canoni di locazione percepiti sono infatti soggetti a tassazione. Nello specifico si prevede un’aliquota del 21%, corrispondente a una cedolare secca, ovvero un’imposta sostitutiva dell’IRPEF e di tutte le addizionali solitamente previste. Oltre a favorire il proprietario dell’immobile, che riesce a risparmiare al momento della dichiarazione dei redditi, questo genere di regime aiuta lo Stato a contrastare l’evasione fiscale.

Per poter affittare una stanza o un appartamento per brevi periodi, il proprietario dell’immobile non ha inoltre l’obbligo di aprire una partita IVA. Tale obbligo si materializza invece nei casi in cui il locatore dia vita a una vera e propria attività imprenditoriale. La situazione tipica è quella in cui il proprietario possiede più immobili che mette regolarmente in affitto per brevi periodi.

Quando si ricorre all’affitto breve

Quali sono invece i contesti più tipici in cui si ricorre all’affitto breve? Come abbiamo precedentemente accennato, il flusso turistico rappresenta una delle situazioni comuni. Ma l’affitto breve può anche riguardare contesti lavorativi. Ciò si verifica ad esempio nelle grandi realtà urbane contraddistinte da un via vai di professionisti che sono impegnati in viaggi di affari.

La richiesta di affitti brevi può essere connessa anche a motivi di salute. Molte persone sono infatti costrette a risiedere in alcune località per periodi limitati, nei casi in cui debbano sottoporsi a trattamenti medici o debbano assistere parenti ricoverati in strutture ospedaliere locali.

Non mancano infine i motivi di studio che al giorno d’oggi sono sempre più frequenti.

Carte fedeltà: come funzionano

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È consuetudine ormai comune per i consumatori effettuare i propri acquisti nei punti vendita che appartengono a catene più o meno note: dai supermercati alle profumerie, passando per le librerie fino ai negozi di abbigliamento. Un’altra prassi piuttosto comune che si verifica all’interno di questi luoghi destinati allo shopping è quella di proporre alla propria clientela l’attivazione delle cosiddette carte di fedeltà. Per chi non ne fosse a conoscenza, scopriamo di cosa si tratta e soprattutto come funzionano queste particolari carte.

Che cosa sono le carte fedeltà

Le carte fedeltà, dette anche Fidelity Card, sono tessere che vengono rilasciate a titolo gratuito dai punti vendita ai rispettivi clienti abituali. Si tratta essenzialmente di uno strumento di cui i grandi marchi fanno uso per fidelizzare i consumatori, proponendo loro una serie di vantaggi.

Le carte fedeltà servono infatti per premiare i clienti, motivandoli a fare ulteriori acquisti nei negozi che le propongono. Tramite queste tessere, che tra le varie caratteristiche hanno anche quella di essere nominative, i consumatori riescono generalmente ad accumulare punti a ogni acquisto effettuato, oltre che a ottenere sconti e promozioni dedicate.

Le carte fedeltà come strumento di Marketing

Nella maggioranza dei casi, queste tessere destinate alla clientela presentano una forma rettangolare e sono dotate di una codice a barre che permette di identificarle. Le carte sono solitamente associate a dei software che permettono di memorizzare i dati del cliente, oltre che le sue abitudini di acquisto.

Sotto questo punto di vista, le Fidelity Card costituiscono quindi un utile strumento di Marketing, mediante il quale le aziende possono ottenere numerosi dati relativi alla propria clientela, riuscendo così a mettere in atto specifiche strategie commerciali, che spaziano dalle offerte fino ad altre operazioni mirate.

Quasi tutte le carte fedeltà permettono inoltre ai consumatori di accumulare punti che si traducono in premi, in sconti sugli acquisti o in crediti da utilizzare presso il negozio di riferimento.

Il catalogo annuale

Quando il programma di fidelizzazione prevede anche l’accumulo di punti a ogni acquisto, solitamente vengono pubblicati degli appositi cataloghi che contengono i premi previsti, suddivisi in base alle diverse soglie di punti. Una volta raggiunta una soglia, il cliente può tranquillamente richiedere il premio previsto. L’unico accorgimento da tenere presente è quello di non far scadere i punti acquisiti.

Ogni catalogo prevede infatti una durata che corrisponde in genere a un anno circa. Nel momento in cui i punti accumulati scadono, la tessera viene azzerata fino alla pubblicazione del successivo catalogo. A quel punto, il cliente può ricominciare con la nuova raccolta.

Come funzionano le Fidelity App

Con la crescente diffusione della digitalizzazione e dei dispositivi mobile, accanto alle tradizionali carte fedeltà fisiche si sono affermate anche apposite applicazioni scaricabili sul proprio smartphone. Le App sono anche esse abbinate alle carte fedeltà ma rendono l’esperienza del consumatore più fruibile sotto il profilo digitale.

Utilizzando queste applicazioni, il cliente può infatti consultare con estrema rapidità il saldo punti accumulato sulla propria Fidelity Card nonché compiere varie altre azioni, come modificare i propri recapiti, dare uno sguardo al catalogo dei premi o, ancora, visualizzare in tempo reale le offerte personalizzate a seconda delle rispettive preferenze di acquisto.

Di recente si sono inoltre diffuse specifiche soluzioni che permettono all’utente di raggruppare diverse carte fedeltà all’interno di un’unica applicazione. In questo modo, il consumatore avrà sempre a propria disposizione le tessere che utilizza con maggiore frequenza, senza doverle necessariamente portare con sé e senza essere obbligato a scaricare più di una applicazione. Si tratta quindi di una opzione molto pratica che facilita l’esperienza di acquisto dell’utente.

Molto spesso, i profili e tutte le informazioni associate alle carte fedeltà possono essere inoltre consultati sul sito del punto vendita che ha emesso la tessera, a seguito di apposita registrazione.

Come arredare una mansarda

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C’è chi la trasforma in uno studio, chi la usa per trascorrere la notte o, ancora, chi preferisce sfruttarla per i propri momenti di relax, magari in compagnia degli amici. A prescindere dalla destinazione, la mansarda costituisce senza ombra di dubbio uno degli angoli più apprezzati all’interno di una casa. Ma per sfruttarne le potenzialità, occorre saperla gestire nel migliore dei modi. In questo articolo vedremo allora alcuni semplici accorgimenti su come arredare una mansarda, così da renderla un luogo funzionale e accogliente.

Quando la mansarda è una camera da letto

Nei casi in cui la mansarda sia utilizzata come camera da letto, la prima accortezza consiste nel creare un ambiente che permetta di riposare correttamente. Dormire bene è infatti essenziale per il nostro benessere psico-fisico. In una destinazione d’uso simile, il punto di partenza è sicuramente rappresentato dal letto.

Fortunatamente, al giorno d’oggi, in vendita è possibile reperire le più svariate tipologie di letti. Al di là del design, la cui scelta si basa essenzialmente sui propri gusti personali, una buona idea è quella di puntare sulla ricerca di materiali naturali e anallergici. La scelta dipende ovviamente anche dallo spazio disponibile. In commercio, esistono ad esempio modelli di letto progettati per essere staccati dalle pareti, per essere collocati al centro della stanza o per creare un blocco unico con i comodini.

Nel momento in cui si decide come arredare una mansarda trasformandola in una camera da letto, molta attenzione va quindi riposta nella valutazione del luogo in cui sarà posizionato il mobilio.

Una volta collocati tutti i complementi di arredo che permettono di creare una stanza da letto funzionale, possono tuttavia restare degli angoli vuoti nella mansarda. A questo punto, per riempirli si può dare libero sfogo alla fantasia scegliendo, a seconda dei casi, elementi quali divani, piccoli mobili, lampade da terra o librerie.

Quando la mansarda è un ufficio

Sono piuttosto frequenti i casi in cui la mansarda viene utilizzata per realizzare uno studio o un ufficio domestico. Anche in questo caso, la scelta dei mobili dipende soprattutto dallo spazio che si ha a propria disposizione. Un complemento che non può mancare in un angolo di casa da destinare al lavoro è indubbiamente la scrivania. La scelta più idonea consiste nel posizionarla in modo da sfruttare il più possibile la luce naturale proveniente dall’esterno che è la più idonea per lavorare in modo confortevole.

Se lo spazio disponibile lo consente, si può eventualmente inserire un tavolo lungo da adibire a sala riunioni. Le restanti aree libere possono invece essere sfruttate collocando degli armadietti in cui custodire documenti e faldoni o, in alternativa, delle poltrone e delle lampade da usare per illuminare l’ambiente nelle ore tarde della giornata o quando filtra poca luce dall’esterno.

Inserire degli oggetti e qualche pianta offre invece un tocco di colore in più.

Quando la mansarda è destinata al relax

Una delle opzioni più comuni che vede sfruttare la mansarda come angolo per il relax consiste nella creazione di una piccola biblioteca. Per raggiungere l’obiettivo, è sufficiente posizionare delle scaffalature su cui poter riporre e organizzare i libri. Si possono poi collocare delle poltrone su cui accomodarsi per godere della lettura. Per offrire all’ambiente circostante un tocco di comfort in più, si possono inoltre appendere dei quadri alle pareti, oltre che aggiungere dei soprammobili.

Ma non ci si limita alla sola biblioteca. La mansarda può essere ad esempio il luogo ideale per creare uno spazio da destinare al cinema in casa. Una buona alternativa può essere anche quella di sfruttare questa zona per realizzare una stanza dei giochi per i piccoli della famiglia. Se si opta per questa ipotesi, la mansarda deve essere arredata in modo tale da ospitare dei contenitori per i giocattoli che risultino a portata dei bambini, senza necessità di chiedere l’intervento degli adulti. Per la scelta dei complementi di arredo e delle decorazioni da inserire, si può sentire direttamente il parere dei piccoli che possono prediligere dei colori rispetto ad altri o dei particolari personaggi, a partire dai supereroi fino ai protagonisti di fumetti e cartoni animati.