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Condominio: come funziona

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Soprattutto nelle grandi città, ma non solo, il condominio è una realtà molto diffusa. In base alla legge italiana, questo istituto nasce nel momento in cui all’interno dello stesso edificio vi sono almeno tre condomini.

Ogni condomino ha la proprietà esclusiva del rispettivo appartamento oltre che la comproprietà delle parti comuni. Queste aree condivise includono ad esempio il terreno in cui sorge l’immobile, il cortile, il portone di ingresso, le scale, l’ascensore ma anche i muri maestri, il tetto e i vari impianti.

Ma come funziona un condominio? Scopriamolo.

Gli organi del condominio

Il condominio si compone dei seguenti organi:

  • L’assemblea;
  • L’amministratore;
  • Il consiglio, quando presente.

Assemblea condominiale: il funzionamento

L’assemblea costituisce l’organo decisionale composto dai condomini e rappresenta la volontà di questi ultimi. L’assemblea viene convocata periodicamente dall’amministratore.
La convocazione avviene di solito tramite raccomandata, posta elettronica certificata, fax o mezzi analoghi.

All’interno della convocazione sono indicati:

  • Il soggetto che richiede l’assemblea;
  • Le persone a cui è rivolta la comunicazione;
  • Il luogo, la data e l’ora in cui si svolgerà l’assemblea;
  • L’ordine del giorno, ossia l’elenco delle varie tematiche che saranno affrontate nel corso dell’assemblea.

Le convocazioni possono essere di tipo ordinario o straordinario. L’assemblea ordinaria, che viene convocata almeno una volta all’anno, è necessaria sia per approvare il rendiconto condominiale, il bilancio consuntivo per le spese sostenute e il bilancio preventivo per l’anno successivo, sia per confermare la nomina dell’amministratore.

L’assemblea straordinaria, come il nome stesso evidenzia, può invece essere convocata nei casi in cui si debbano prendere decisioni in merito a questioni specifiche che non rientrano nelle tematiche trattate in occasione dell’assemblea annuale.

Il ruolo dell’amministratore del condominio

L’amministratore rappresenta l’organo esecutivo, ovvero il soggetto che mette in atto le decisioni prese nel corso delle assemblee.

La nomina dell’amministratore è obbligatoria nel caso in cui i condomini dell’edificio siano superiori a otto unità e viene decisa in sede di assemblea.

Consiglio condominiale

Il consiglio condominiale è un organo facoltativo. È cioè presente solo in determinate realtà ed è generalmente composto da un numero variabile di condomini, definiti “consiglieri”.

Quest’organo può essere creato solo nei condomini che contano più di dodici appartamenti e deve essere costituito da almeno tre condomini. I compiti del consiglio condominiale sono essenzialmente di tipo consultivo e di controllo, a supporto dell’attività dell’amministratore.

Il regolamento condominiale

In base a quanto stabilito dalla legge, esistono talune circostanze in cui risulta necessario redigere anche un regolamento condominiale. Scendendo nello specifico, l’articolo 1138 del Codice Civile stabilisce che:

Quando in un edificio il numero dei condomini è superiore a dieci, deve essere formato un regolamento, il quale contenga le norma circa l’uso delle cose comuni e la ripartizione delle spese secondo i diritti e gli obblighi spettanti a ciascun condomino …”.

Al di sotto della soglia dei dieci condomini il regolamento è invece facoltativo.

Spese condominiali: cosa sono e come si calcolano

Come accade con qualsiasi edificio, anche i condomini prevedono ovviamente delle spese necessarie per il loro mantenimento e per la loro gestione. Le spese condominiali sono suddivise in:

  • Spese ordinarie che includono voci quali la pulizia delle scale, la gestione dell’ascensore, il mantenimento del giardino, la portineria, l’illuminazione delle parti comuni, il riscaldamento centralizzato quando presente e la vuotatura delle fosse biologiche;
  • Spese straordinarie che comprendono la tinteggiatura del palazzo, il rifacimento del tetto e dei solai nonché ulteriori spese di natura straordinaria.

La suddivisione delle spese tra i vari condomini vengono stabilite ricorrendo a delle tabelle millesimali che rispecchiano le quote di proprietà che ciascun condomino possiede all’interno dello stabile. Le tabelle millesimali non vengono utilizzate esclusivamente per calcolare il contributo economico che ogni condomino deve versare. I millesimi servono anche per determinare il peso che ciascun condomino occupa al momento del voto in assemblea.

Quando un appartamento del condominio è in affitto, solitamente all’inquilino spettano le spese necessarie per la manutenzione ordinaria. Restano invece a carico dei proprietari dell’appartamento tutti oneri previsti per la manutenzione straordinaria.

Ogni condominio deve inoltre essere provvisto di un conto corrente su cui l’amministratore deve far transitare tutti i pagamenti e le spese dell’immobile.

Come noleggiare un’auto

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Quando si va in vacanza, per motivi di lavoro o per le ragioni più svariate, può succedere di dover noleggiare un’auto. Si tratta di un servizio che risulta particolarmente utile e che in molti casi è anche conveniente. Innanzitutto, sotto il profilo logistico, perché avere a propria disposizione una vettura permette di spostarsi in totale autonomia, senza dover dipendere da orari fissi, come accade con i mezzi pubblici. Ma anche da un punto di vista economico: noleggiare un’automobile consente infatti di risparmiare sui costi per gli spostamenti, nei casi in cui si viaggia in più persone.

Non tutti sono a conoscenza, tuttavia, della prassi che si deve seguire per poter noleggiare un veicolo. Scopriamola nei prossimi paragrafi.

Gli elementi indispensabili per poter noleggiare un’auto

Sia che si proceda con una prenotazione online sia direttamente in loco, per poter prendere un’auto a noleggio occorrono alcuni elementi imprescindibili. Per prima cosa, bisogna avere a disposizione una carta di credito non prepagata e intestata alla persona che firmerà il contratto di noleggio.

Per poter noleggiare un’auto bisogna inoltre avere almeno 21 anni di età, oltre a possedere una patente in corso di validità. Un requisito, quest’ultimo, che sembrerebbe scontato ma che per precisione informativa è comunque corretto specificare.

Come noleggiare un’auto all’estero

Quando si noleggia un’automobile all’interno del nostro paese non si presentano generalmente problemi particolari, se si possiedono i requisiti necessari che abbiamo precedentemente messo in rilievo. Quando si deve procedere con il noleggio in territorio straniero è invece molto importante verificare se nel paese in questione la patente italiana sia valida.

È inoltre consigliabile informarsi sul tipo di guida del paese in cui si circolerà. In Gran Bretagna, ad esempio, si guida a sinistra. Si tratta di un dettaglio piuttosto rilevante. In un contesto simile, per facilitare la guida, si può infatti richiedere una vettura con cambio automatico, certamente più semplice da gestire quando si è costretti a guidare in modo del tutto nuovo.

Anche richiedere informazioni sulle norme stradali del luogo in cui si noleggia l’auto può risultare utile. È una cosa alquanto comunque, infatti, che le regole cambino da una nazione all’altra.

Dove noleggiare l’auto

Generalmente si presentano due sole opportunità per procedere con il noleggio di un’automobile:

  • Il noleggio online, collegandosi ai siti di settore;
  • Il noleggio agli sportelli delle diverse compagnie che sono ubicati in varie aree della città, in special modo nei terminal aeroportuali.

La prima opzione è certamente più rapida. Ma, se si preferisce il contatto umano per chiedere informazioni più dettagliate, la seconda possibilità è senza dubbio più pratica.

Quanto costa noleggiare un’auto

I prezzi del noleggio variano a seconda del modello di auto prescelto, andando a crescere man mano che la vettura risulta più grande. Ma le variabili del prezzo finale dipendono anche da altri fattori, come ad esempio:

  • Dalla decisione di aggiungere altri conducenti;
  • Dall’età dei guidatori. Per le persone sotto i 25 anni, infatti, si prevede di solito un supplemento in più;
  • Dal tipo di assicurazione prescelto;
  • Dall’eventuale richiesta di accessori extra, come navigatori o seggiolini per i bambini.

Assicurazione per auto a noleggio: la copertura totale

Se si desidera noleggiare un’automobile utilizzandola nella più totale tranquillità, così da godersi pienamente il viaggio e ogni spostamento, conviene sicuramente ricorrere alla formula contrattuale che prevede una copertura totale. Si tratta di una opzione più costosa ma permette di usufruire al meglio del noleggio, senza incorrere in nessun tipo di stress.

In questo genere di copertura sono infatti inclusi servizi quali la riparazione di guasti, le rotture delle ruote o dei cristalli, i danni provocati da sconosciuti e tutta una serie di ulteriori optional di una certa utilità.

Tra le disparate opzioni, esiste anche l’opportunità di stipulare un’assicurazione per i passeggeri che copre eventuali danni subiti dai passeggeri del veicolo.

Le possibilità, insomma, sono molte e possono variare a seconda delle specifiche esigenze. Per qualsiasi dubbio, il personale addetto al noleggio può naturalmente fornire tutte le indicazioni del caso.

Come viaggiare con un gatto in treno

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Gli amici animali sono parte integrante delle nostre famiglie. La loro presenza rallegra le nostre giornate, rendendole migliori anche nei momenti che sembrano più difficili da affrontare. Per questo motivo, ogni qualvolta dobbiamo separarci da loro e metterci in viaggio, per motivi di lavoro o per svariate altre ragioni, ci risulta davvero triste separarci da loro.

Fortunatamente, al giorno d’oggi i mezzi di trasporto pubblici, come treno e aereo, si stanno sempre più attrezzando per permettere anche agli animali di viaggiare. Con i cani di grossa taglia, la situazione appare un po’ più complessa, mentre il contesto è decisamente più semplice quando gli animali sono di piccola dimensione, come nel caso dei gatti. In questo articolo, ci focalizzeremo proprio su di loro. E, scendendo ancor più nello specifico, vedremo come viaggiare con un gatto in treno.

Come viaggiare con un gatto su Trenitalia

Viaggiare con i treni del nostro servizio nazionale per i gatti non richiede accortezze particolarmente complesse né tantomeno esborsi di denaro da parte dei proprietari. Come da regolamento riportato sul sito della società di trasporti, infatti, cani di piccola taglia, gatti e altri animali domestici possono viaggiare gratuitamente in prima e seconda classe, su tutte le categorie di treno e nei livelli di servizio Executive, Business, Premium e Standard.

Per farlo devono tuttavia essere accuratamente custoditi in un trasportino che non superi le misure di 70x30x50. Il regolamento specifica inoltre che ogni passeggero può portare con sé una sola gabbietta.

Una volta a bordo del treno, l’amico gatto deve essere costantemente tenuto chiuso nel trasportino, assicurandosi che l’animale non arrechi disturbo agli altri viaggiatori. Il gatto non deve quindi essere lasciato libero di muoversi all’interno della carrozza, tanto per motivi di sicurezza quanto per non creare problemi di nessuno tipo. Vale la pena ricordare, tra l’altro, che non tutte le persone amano gli animali e che ci sono soggetti che soffrono di allergie ai peli del gatto. Per buon senso civico occorre quindi rispettare queste semplici regole di convivenza.

Come garantire al gatto un buon viaggio

Una volta seguite tutte le norme necessarie per permettere al gatto di viaggiare in treno senza creare disturbo alle altre persone, è opportuno attrezzarsi per fare in modo che il percorso risulti tranquillo per l’animale, non generando in lui situazioni di stress né tantomeno malesseri.

Una delle caratteristiche più note di questi piccoli felini è la difficoltà di abbandonare i luoghi in cui vivono abitualmente e la loro routine quotidiana. I gatti, insomma, non amano viaggiare ed è proprio questo il principale motivo che spinge molti proprietari a non portarli in vacanza con sé, lasciandoli piuttosto alle cure di una cat sitter o di qualche contatto fidato.

Se si decide di portare il proprio gatto in viaggio, per aiutarlo ad affrontare nel migliore dei modi questo cambiamento che può generare in lui un seppur piccolo trauma, è consigliabile adottare alcune accortezze.

Per prima cosa può essere utile abituare gradualmente l’animale a restare nel trasportino. Si può quindi cercare di farlo familiarizzare con la gabbietta, con semplici trucchi. Qualche esempio? Si può inserire all’interno del trasportino la sua coperta, il suo gioco preferito o anche la ciotola che usa di solito per mangiare, in modo da motivarlo a entrare.

Durante il viaggio è sempre bene lasciare nella gabbietta una maglia o per l’appunto la sua coperta. In questo modo il gatto riuscirà a percepire degli odori familiari che lo tranquillizzeranno.

Nel corso dell’intero viaggio in treno, è poi importante coprire il trasportino con un asciugamano o una coperta. Si tratta di un accorgimento utile per mantenere l’animale al riparo dall’aria condizionata presente nella carrozza. Lasciare la gabbietta coperta serve inoltre per evitare che il gatto si agiti, osservando l’ambiente estraneo e percependo il movimento del treno.

L’animale deve essere ovviamente idratato in modo corretto. È quindi essenziale portare una ciotola per l’acqua. Infine, si può far fronte alla fame dandogli qualche snack leggero, evitando così pasti pesanti che possono provocargli malessere.

Grazie a questi piccoli accorgimenti il viaggio in treno diverrà anche a portata di micio e assolutamente pet friendly.

Come conservare le batterie

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La cospicua diffusione di dispositivi elettronici motiva l’uso sempre più frequente che facciamo delle batterie. Questi accumulatori di energia possono essere ad esempio necessari per il funzionamento dei telecomandi dei nostri televisori, degli orologi, delle radiosveglie e di un corposo ventaglio di ulteriori apparecchiature che utilizziamo abitualmente nella vita di tutti i giorni.

Non a caso, in commercio esistono batterie di tutte le dimensioni e forme. Per poterne sfruttare al meglio le funzionalità è tuttavia importante conservarle in modo corretto, soprattutto se si desidera tornare a usarle in un secondo momento. In questo articolo scopriremo allora alcuni semplici accortezze su come conservare le batterie nella maniera più appropriata così da prolungare la loro durata.

La confezione

La prima accortezza per conservare le batterie correttamente consiste nel mantenerle nella loro confezione originale, se possibile. La confezione deve rimanere sigillata in modo tale da mettere le batterie al sicuro da agenti ambientali che possono comprometterne la funzionalità, come nel caso dell’umidità. La confezione permette inoltre di impedire ai terminali di entrare in contatto con metalli che possono danneggiarli.

Scegliere il posto ideale per la conservazione

Un ulteriore accorgimento per prolungare la durata delle batterie si ha conservandole in un luogo fresco e asciutto. Temperature molto elevate o umidità sono fattori che possono contribuire a rovinarle. La temperatura ideale per conservare le batterie si aggira intorno ai 15°C ma può risultare anche superiore, senza provocare particolari problemi.

Fare attenzione ai terminali

Le batterie vanno sempre conservate con i terminali positivi e negativi distanti tra loro per evitare che si scarichino, senza procedere con un utilizzo reale. Mantenendole nella loro confezione è possibile ovviare con facilità a questo rischio.

Quando le batterie ne sono provviste, è poi importante lasciare i tappi di plastica sui rispettivi terminali. I tappi evitano alle batterie di condurre elettricità, aiutandole così a non perdere la loro carica.

Come conservare le batterie ricaricabili

Le batterie ricaricabili sono una soluzione che sta prendendo sempre più piede, non solo perché più economica sul lungo termine ma anche per evitare di smaltire le batterie troppo presto. È infatti opportuno ricordare che le batterie esauste rientrano nella gamma dei rifiuti speciali pericolosi. Gettarle nell’indifferenziato equivale a inquinare l’ambiente, determinando un potenziale pericolo anche per la salute umana, a causa della loro elevata tossicità. Per questo motivo le batterie esauste devono essere smaltite correttamente.

Per limitare il problema, molti consumatori optano per l’acquisto di batterie ricaricabili poiché sono contraddistinte da una durata decisamente più lunga. Nelle migliori condizioni, questo tipo di batterie possono spingersi fino alle mille ricariche prima di divenire inutilizzabili.

Non mischiare le batterie

Per provvedere a un’adeguata conservazione, è utile non mischiare le batterie nuove con delle batterie vecchie. Così facendo, si evita alle batterie nuove di scaricarsi senza essere effettivamente usate. Un trucco semplice per scansare questo inconveniente consiste nell’utilizzare le batterie negli apparecchi elettrici finché risultano del tutto scariche, per poi provvedere al corretto smaltimento.

Altri accorgimenti per conservare le batterie

Le batterie vanno sempre tolte dai dispositivi che vengono usati di rado. Se lasciate all’interno degli apparecchi inutilizzati tendono infatti a scaricarsi più rapidamente. Mantenendole in dispositivi che si usano raramente si corre per di più il rischio che le batterie finiscano per ossidarsi, compromettendo gli stessi apparecchi. Fino al punto di essere costretti a buttarli, nel peggiore dei casi.

Le batterie non devono infine essere conservate all’interno dei congelatori. Una scelta simile preclude infatti la loro capacità di caricarsi completamente.

Seguendo questi semplici quanto utili accorgimenti, si riuscirà a conservare le batterie in modo ottimale. Il tutto andrà ovviamente a favore dell’economia domestica, garantendo un risparmio. Ma anche l’ambiente ne sarà grato perché si contribuirà a produrre meno rifiuti, oltretutto pericolosi.

Come pulire la doccia

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Quanti di noi, dopo una dura giornata, non aspettano altro che tornare a casa per gettarsi sotto il caldo abbraccio di una doccia ritemprante? Questo complemento delle nostre abitazioni è certamente uno tra i più apprezzati, oltre a essere essenziale per la nostra igiene personale. Per poterne mantenere inalterata la funzionalità, occorre però sottoporlo a una corretta e costante pulizia. Vediamo allora come pulire la doccia, adottando piccoli quanto utili accorgimenti.

Corretta pulizia della doccia: attenzione allo scarico

La prima cosa importante da fare per assicurare alla doccia una corretta pulizia consiste nel rimuovere i capelli dallo scarico per evitare che, con il passare del tempo, si creino blocchi su cui risulta spesso difficile intervenire. Al punto tale che in taluni circostanze occorre persino ricorrere a costosi lavori di carattere idraulico per poter liberare le tubazioni intasate.

Per non giungere a questo punto estremo, basta avere l’accortezza di eliminare capelli, peluria e qualsiasi altra sporcizia ogni qualvolta si conclude la doccia o perlomeno una volta a settimana. In commercio esistono anche degli appositi raccogli capelli da inserire nello scarico così da frenare il maggior numero di capelli possibili prima che finiscano nelle tubazioni.

La sporcizia raccolta non va poi buttata nel water, come si ha spesso la brutta abitudine di fare perché sul lungo termine potrebbe causare un blocco anche nelle tubazioni del WC.

Come pulire la doccia con rimedi naturali

Se per effettuare la pulizia della doccia non si vuole ricorrere ai classici detergenti chimici disponibili in vendita, esistono valide alternative fai da te da realizzare in casa. Per detergere le pareti della doccia, liberandole così da macchie e da tracce di calcare, si può adottare una specifica soluzione casalinga realizzata mescolando cinque o sei litri di acqua tiepida, dell’aceto e qualche cucchiaio di bicarbonato di sodio. La miscela può essere applicata sulle pareti della doccia con uno spruzzino per essere poi rimossa mediante una spugna morbida, come si fa con un vero e proprio detergente.

La stessa soluzione può essere utilizzata per pulire il piatto della doccia, eliminando così ogni residuo di schiuma derivante dai prodotti per l’igiene del corpo.

Pulire il vetro del box doccia

Una delle difficoltà più grandi che si incontrano quando ci si accinge a pulire una doccia è quella di riuscire a rendere il vetro lucido e trasparente. Per raggiungere l’obiettivo, una buona pratica può essere quella di usare dell’aceto. Questa sostanza naturale, diffusamente sfruttata non solo in cucina ma anche per la pulizia in chiave ecologica, aiuta a contrastare la formazione di calcare che rappresenta il nemico per eccellenza della trasparenza del vetro, contribuendo a renderlo opaco.

Spruzzando sul vetro della doccia una miscela costituita da due parti di aceto bianco e una di acqua tiepida e strofinando successivamente la superficie con una spugna non abrasiva, si ottiene un risultato eccellente. Per concludere l’operazione è sufficiente sciacquare con cura e asciugare il vetro con altrettanta attenzione, utilizzando un panno in microfibra.

In presenza di calcare ostinato, si può invece intervenire creando una pasta di aceto e bicarbonato da strofinare con delicatezza sulla zona da trattare. La miscela va fatta agire per alcuni minuti. È poi necessario sciacquare la superficie accuratamente, per poi asciugare con l’ausilio di un panno in microfibra. Con questa semplice accortezza si otterrà un piacevole effetto lucido.

Pulizia del soffione

Un’altra componente a cui prestare attenzione durante la pulizia della doccia è il soffione, ovvero il terminale che consente l’erogazione dell’acqua. Su questo strumento per la doccia tende infatti ad accumularsi con una certa facilità il calcare che può otturare i forellini, non permettendo all’acqua di fuoriuscire regolarmente.

Per pulire il soffione è sufficiente immergerlo in acqua calda e aceto per almeno un’ora per poi risciacquare abbondantemente. Se si vuole evitare una formazione eccessiva di calcare che può compromettere l’uso del soffione, l’ideale è procedere con questo intervento di pulizia almeno una volta al mese.

Seguendo queste semplici accortezze, la doccia resterà sempre pulita e manterrà per di più intatta la sua estetica.

Come intonacare una parete

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Vuoi per risparmiare sulla manodopera, vuoi per pura e semplice passione, il fai da te è una prassi sempre più diffusa tra i comuni cittadini che si adoperano nelle attività più disparate, spaziando dalla creazione di manufatti fino a interventi di ordinaria manutenzione all’interno delle mura domestiche. Tra i vari lavoretti che si possono fare in casa e non solo, uno tra i più comuni consiste nell’intonacare una parete.

Si tratta di un’operazione basilare nei lavori di muratura. Per effettuarla correttamente, è quindi opportuno conoscere alcuni utili passaggi. In questo articolo scopriremo allora come intonacare una parete in modo semplice ed efficace.

Preparare l’impasto dell’intonaco

Per intonacare una parete in modo corretto, l’intonaco deve essere applicato in aree verticali delimitate, che risultino inoltre di uguale spessore. Per raggiungere l’obiettivo si possono utilizzare i cosiddetti riferimenti di intonaco, ovvero fasce realizzate con lo stesso intonaco e lasciate poi essiccare, o delle piccole assi di legno che vanno inchiodate verticalmente al muro, a mo’ di guida.

Per preparare l’intonaco è necessaria la presenza della malta. In commercio ne esistono già di pronte per l’uso, ma per chi ama dilettarsi fino in fondo nell’attività di fai da te, c’è anche la possibilità di prepararla in casa, mescolando della sabbia molto fine con della calce, secondo il rapporto 1:1,5.

Se si opta per la malta pronta, per ottenere l’impasto necessario per intonacare è opportuno seguire con attenzione le istruzioni presenti sulla confezione del prodotto. Non appena l’impasto è pronto, si può procedere con l’applicazione sulla parete.

Come applicare l’intonaco sulla parete

Per applicare l’intonaco, occorre per prima cosa bagnare leggermente la parete. Con l’ausilio di un frattazzo e di una cazzuola, si inizia poi a distribuirne una piccola quantità sul muro.

L’intonaco va disteso iniziando da un angolo in basso e procedendo progressivamente verso l’alto con un movimento ad arco. Una volta conclusa la fase ascendente, si inverte il movimento procedendo dall’alto verso il basso.

La strategia ideale per l’applicazione dell’intonaco si ottiene dividendo la parete in sezioni costituite dai riferimenti di intonaco o dalle assi di legno.

L’intonaco deve essere gradualmente applicato sulle aree di parete incluse tra due fasce verticali, mediante colpi decisi contro la parete. Nel caso in cui parte dell’impasto cada a terra, si procede raccogliendolo per poi impastarlo di nuovo e riutilizzarlo.

In questa fase del lavoro, non bisogna preoccuparsi se non si ottiene uno spessore perfetto. Successivamente si procede infatti con un intervento di livellatura che permette di rifinire nel migliore dei modi l’intero operato.

Una volta applicato lo strato di intonaco, con l’aiuto di una cazzuola bisogna livellare l’intera zona. La cazzuola deve essere passata sulla parete in tutte le direzioni, effettuando una pressione omogenea e concentrandosi sui punti in cui l’impasto risulta più spesso o in cui appaiono delle rigature in rilievo. L’intonaco può risultare più indurito in alcune sezioni. In questo caso, per facilitare l’operazione, si può inumidire lievemente tali punti utilizzando un semplice spruzzino contenente acqua.

Come intonacare una parete: finiture e asciugatura

Dopo aver applicato il primo strato di intonaco, si può procedere con l’aggiunta di un secondo strato, seguendo le medesime indicazioni della prima mano.

L’impasto va quindi steso come il precedente, facendo attenzione che non restino spazi vuoti o rigature troppo evidenti. Lo strato va infine lisciato con la cazzuola. Giunti a questo punto, occorre far riposare l’intonaco, così da permettergli indurirsi completamente. Il tempo necessario varia da prodotto a prodotto e può arrivare fino ai cinque giorni.

Durante la fase di asciugatura è opportuno non toccare l’intonaco. Una volta che anche questa fase è finalmente conclusa, si può passare alla verniciatura della parete o all’eventuale applicazione della carta da parati.

Come profumare casa

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Entrare in una casa che profuma di fresco o di buoni odori procura sempre una bella sensazione. Questo piacevole effetto si può innanzitutto ottenere svolgendo un’accurata e puntuale pulizia dei vari ambienti domestici. Ma accanto a questa essenziale abitudine, si possono seguire anche ulteriori accortezze per rendere il profumo delle nostre abitazioni più gradevole. In questo articolo forniremo allora alcuni semplici consigli su come profumare casa.

Come profumare casa con metodi naturali

La natura ci offre numerosi spunti e tante opportunità per profumare le nostre dimore.
E per di più a costo pari quasi allo zero. Tra i tanti doni che la natura ci fornisce per raggiungere l’obiettivo, elenchiamo di seguito alcuni tra i più noti:

  • I fiori di lavanda. Un classico è inserire questi fiori coloratissimi all’interno di sacchetti di stoffa, per poi collocarli nei cassetti di comò, comodini e armadi. Così facendo, ogni qualvolta si decide di aprirli, nell’aria si diffonde un profumo irresistibile;
  • La cannella in stecca. Dopo averla fatta bollire in un pentolino e aver filtrato il liquido ottenuto, la si può utilizzare all’interno di un comodo contenitore spray per poterla così spruzzare in cucina o in qualsiasi altro ambiente domestico;
  • Limoni e arance. Questi agrumi emanano una fragranza a cui è impossibile resistere. Appoggiando le loro bucce sui termosifoni mentre sono accesi, si potrà avvertire un profumo inebriante;
  • Il rosmarino. Unita al limone, questa spezia riesce a profumare la casa trasmettendo nel contempo una piacevole sensazione di freschezza. Si tratta di una combinazione perfetta da usare in stanze quali il soggiorno e il bagno.

Preparare il pot-pourri

Nella stagione fredda, un’altra buona accortezza per profumare la casa in modo completamente naturale e low cost, può essere quella di creare del pot-pourri. Non si tratta altro che di una composizione che può essere facilmente realizzata utilizzando dei petali di fiori secchi, delle spezie e degli oli essenziali. Generalmente, questa composizione viene inserita all’interno di sacchetti di stoffa o in ciotole di legno.

Tra i fiori, le piante e le spezie più utilizzate per creare il pot-pourri, vi sono:

  • Il cedro;
  • La cannella;
  • Il chiodo di garofano;
  • Il finocchio;
  • La lavanda;
  • Il limone;
  • La menta;
  • La rosa;
  • Il rosmarino.

Oltre a essere utile per profumare casa, il pot-pourri viene usato per abbellire gli ambienti, in virtù della sua piacevole estetica.

Gli oli essenziali

Un’altra ottima opzione per profumare casa senza investimenti spropositati consiste nell’adottare degli oli essenziali. Queste essenze possono essere collocate negli umidificatori appesi sui termosifoni. Grazie al calore emesso dagli impianti di riscaldamento, gli oli essenziali evaporano con facilità, diffondendosi nell’ambiente circostante e profumando le diverse stanze.

Mescolati con dell’acqua e versati in un diffusore, possono essere eventualmente utilizzati come un deodorante fai da te per profumare l’intera casa.

Eliminare l’odore di fumo

Il fumo di sigaretta è uno dei cattivi odori più evidenti all’interno di un’abitazione. Per eliminarlo, si possono collocare delle ciotole piene di aceto bianco in giro per i diversi spazi domestici.

L’aceto è una sostanza che riesce a neutralizzare con una certa facilità i cattivi odori, incluso il fumo di sigaretta. Può essere quindi sfruttato anche per pulire le superfici che risultano più impregnate, quando l’operazione risulta fattibile senza provocare danni.

Purificare l’aria con l’aiuto delle piante

Per poter avere un ambiente domestico profumato è importante riuscire a purificare adeguatamente l’aria all’interno delle nostre abitazioni, che sono purtroppo soggette a fenomeni di inquinamento indoor. Questo tipo di contaminazione, di cui si parla poco, provoca diverse conseguenze negative per la nostra salute, tra cui fastidiose allergie.

Un aiuto per poter purificare l’aria in modo naturale può provenire dalle piante da appartamento. Ve ne sono alcune particolarmente adatte per svolgere questo compito. È il caso dell’Aloe vera, della Sansevieria, dell’Azalea, del Ficus e della Dracena. Ma l’elenco potrebbe continuare ben oltre.

Anche quando si cercano idee su come profumare casa, la natura ci dimostra insomma per l’ennesima volta di avere a portata di mano soluzioni a impatto zero e per di più economiche. Non possiamo che ringraziarla.

Prendere casa in affitto: come fare

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O perché si decide di andare a vivere da soli. O perché si inizia una convivenza con il proprio partner o ci si sposa. Oppure perché sorge l’esigenza di trasferirsi in una nuova città per motivi di lavoro o di altro tipo. Sono molteplici le situazioni che si nascondono dietro la necessità di prendere una casa in affitto. Si tratta di un passo importante che va spesso curato nei minimi dettagli. L’abitazione resta infatti per tutti un nido in cui trascorrere molto tempo. Trovare una soluzione che risulti accogliente e piacevole è perciò consigliabile, nella maggior parte dei casi. In questo articolo vedremo allora cosa occorre fare per prendere casa in affitto.

Prendere casa in affitto: i passaggi indispensabili

Nel momento in cui occorre o si vuole prendere casa in affitto, si palesano diversi passaggi che devono necessariamente essere seguiti: a partire dalla scelta dell’immobile fino agli accordi sul canone e sulla tipologia contrattuale. In taluni casi, gli accordi possono avvenire direttamente tra privati, quindi tra affittuario e proprietario di casa. In altri, si può ricorrere all’intervento di un’agenzia immobiliare, con professionisti del settore che fanno da intermediari per realizzare tutti gli step necessari che conducono alla firma del contratto di locazione.

Questa seconda opzione risulta certamente più onerosa sotto il profilo economico, poiché prevede tanto per l’affittuario quanto per il locatore l’esborso di una cifra destinata al pagamento del servizio offerto dall’agenzia. A prescindere da questo, si tratta comunque di un’alternativa più rapida sul fronte delle tempistiche. E, soprattutto, tutela entrambe le parti da possibili raggiri.

Scegliere una casa da prendere in affitto

Una volta che si hanno bene in mente le caratteristiche che la casa da affittare deve possedere, a partire dall’ubicazione fino al canone mensile da versare, ci si può rivolgere direttamente a un’agenzia immobiliare. In alternativa, si possono controllare gli annunci di locazione disponibili online, sulla stampa locale o su appositi periodici dedicati all’ambito immobiliare. Può essere inoltre utile fare dei giri nelle zone di proprio interesse, verificando l’eventuale presenza di appartamenti che espongono il classico cartello “Affittasi”.

Dopo aver individuato una o più soluzioni che corrispondono alle proprie esigenze, è sufficiente contattare i numeri di telefono o le e-mail di riferimento, chiaramente indicati negli annunci.

A questo punto si fissano degli appuntamenti per visitare la casa. È infatti fondamentale non firmare nessun contratto senza aver prima preso completa visione dell’immobile in cui si andrà a vivere. Per avere informazioni adeguate sull’eventuale condominio nonché sulla vivibilità della zona prescelta, può essere inoltre utile entrare in contatto con chi abita nelle immediate vicinanze. Questa semplice accortezza serve per evitare spiacevoli situazioni in cui ci si può inconsapevolmente ritrovare in futuro.

Prima di procedere con la scelta definitiva è poi consigliabile valutare anche eventuali alternative, sforzandosi di non cadere nella facile trappola del colpo di fulmine che può risultare rischiosa.

La stipula del contratto

Si passa successivamente alla firma del contratto, dopo aver discusso con chiarezza il canone, tutto ciò che è incluso in tale cifra e le tempistiche di versamento dell’affitto mensile. Per poter procedere con la stipula del documento, il proprietario dell’immobile è tenuto a consegnare all’inquilino il cosiddetto Ape, ovvero l’Attestato di prestazione energetica.

Gran parte dei contratti prevedono un deposito cauzionale che l’affittuario deve preferibilmente consegnare al momento della firma, dopo che è stato raggiunto un accordo definitivo con il proprietario. Per legge, il totale della cauzione non può mai superare le tre mensilità di affitto. Il versamento deve essere inoltre tracciato. L’ideale è quindi ricorrere a un bonifico bancario o a un assegno.

Per essere in regola, scansando così eventuali problematiche, anche tutti i versamenti relativi alle future mensilità di affitto vanno adeguatamente tracciati.

Riguardo il contratto, ne esistono svariate tipologie che differiscono a seconda delle esigenze delle parti coinvolte. Una volta scelta l’opzione migliore e in grado di soddisfare tanto il locatario quanto il locatore, si può procedere con la stesura che deve essere redatta da un professionista del settore, di cui ambe le parti possano fidarsi. In presenza di un agente immobiliare intermediario è il professionista stesso a occuparsene.

Quando il contratto è pronto, si procede infine con la firma e con la rispettiva registrazione del documento presso gli uffici di competenza, un compito svolto anche in questo caso dall’agente immobiliare o da un professionista del settore.

A partire da quel momento l’affittuario può entrare di diritto nella casa, dimostrandosi pronto a rispettare tutti i doveri chiaramente esposti nel contratto.

Anche il proprietario dell’immobile è ovviamente soggetto a una serie di diritti e di doveri. Per creare un buon rapporto duraturo è naturalmente consigliabile che ambe le parti rispettino quanto pattuito ed evidenziato nero su bianco.