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Come evitare la muffa sui muri

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La manutenzione di una casa si compone di svariate attività. All’interno delle nostre abitazioni può infatti presentarsi un vasto ventaglio di inconvenienti più o meno grandi. Uno degli accadimenti più comuni in cui ci si può imbattere è costituito dalla formazione di muffa, un problema che interessa non solo gli edifici datati ma può presentarsi anche negli immobili di più recente costruzione. Fortunatamente, seguendo alcuni accorgimenti è possibile porre freno a questo fastidioso inconveniente che, a lungo andare, può compromettere sia l’estetica della casa sia la struttura delle pareti.

Non va inoltre dimenticato che la muffa può costituire anche un serio disturbo per la salute, divenendo causa di spiacevoli fenomeni allergici nelle persone predisposte. Scopriamo allora alcune accortezze da seguire per evitare la muffa sui muri.

Rimedi per evitare la muffa sui muri

Tra le principali cause che determinano la formazione di muffa sulle pareti domestiche vi è la presenza di umidità. In situazioni simili è opportuno agire all’origine. Per contrastare la comparsa di muffa può essere perciò utile:

  • Ventilare i locali. Per una corretta ventilazione può essenzialmente risultare sufficiente
    aprire le finestre un paio di volte al giorno per almeno cinque minuti, così da favorire il ricambio d’aria. Nei locali che risultano maggiormente soggetti all’umidità, come la cucina e il bagno, è consigliabile effettuare questa semplice operazione il prima possibile, ad esempio subito dopo aver cucinato o dopo aver fatto la doccia;
  • Fare attenzione a non eccedere con il verde. L’umidità in casa tende infatti a crescere quando si annaffiano le piante da interno. Per prevenire la formazione della muffa è perciò importante non esagerare con le dosi di acqua e verificare che non si creino ristagni nei sottovasi;
  • Perdere l’abitudine di asciugare la biancheria e i panni all’interno delle mura domestiche;
  • Controllare che non vi siano infiltrazioni dall’esterno in caso di pioggia o di cattivo tempo. È quindi opportuno assicurarsi periodicamente che tutti gli infissi, le porte e le finestre mantengano inalterate le loro proprietà protettive contro gli agenti esterni.

Prodotti antimuffa

Per evitare la comparsa di muffa sulle pareti di casa, un aiuto prezioso proviene anche dai prodotti in commercio. Nel momento in cui ci si accinge a imbiancare un muro, è consigliabile applicare vernici antimuffa, ovvero prodotti appositamente studiati per contrastare o perlomeno limitare il più possibile la formazione di questi microrganismi che logorano le pareti. In vendita esistono inoltre appositi fondi da utilizzare prima di procedere con la tinteggiatura vera e propria. Queste soluzioni rappresentano un ulteriore aiuto per fornire una protezione ai muri.

Quando la muffa si è già formata, è invece possibile intervenire con specifici prodotti come spray e detergenti, in grado di eliminare le antiestetiche macchie grigio-verdastre, ristabilendo l’originale candore delle pareti.

Evitare la muffa sui muri in modo naturale

Per chi preferisce non utilizzare prodotti chimici, esiste eventualmente la possibilità di ricorrere a rimedi fai-da-te che prevedono l’uso di sostanze naturali. Un accorgimento casalingo abbastanza noto consiste nell’applicare dell’aceto diluito nell’acqua. Questo rimedio risulta tuttavia efficace solo su piccole macchie di muffa, oltre che per mantenere salubre un ambiente a rischio come ad esempio il bagno. In presenza di formazioni più estese l’aceto diluito non è sufficiente per intervenire in maniera risolutiva.

Un altro prodotto naturale che può essere d’aiuto per eliminare la muffa dalle pareti senza ricorrere a prodotti chimici è il bicarbonato di sodio. Anche in questo caso, occorre diluirlo in acqua, utilizzando poi il composto ottenuto per la pulizia dei muri. Se le macchie non sono particolarmente grandi e profonde, il bicarbonato di sodio può rappresentare una soluzione vincente non solo per eliminare la muffa ma anche per prevenirne la futura formazione.

Le VPN tra smart working e protezione dei dati

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Il lavoro ai tempi del coronavirus ha reso familiare a milioni di italiani lo smart working, oltre a un acronimo fino a pochi mesi fa sconosciuto ai più: VPN. Si tratta della Virtual Private Network, una rete privata virtuale che garantisce privacy, anonimato e sicurezza, consentendo di accedere da casa alla propria postazione di lavoro in ufficio. Con questo sistema infatti tutti i dispositivi appartenenti alla rete non devono avere necessariamente un collegamento fisico tra loro, ma possono essere dislocati in qualsiasi punto geografico del mondo.

Di fatto, la VPN consente di estendere i confini della rete locale privata (LAN), ma in modo “virtuale” e “privato”. I vantaggi sono evidenti sul piano economico, perché questo sistema consente di abbattere i costi nella realizzazione di una rete protetta, che utilizza l’infrastruttura della rete pubblica (Prova VPN gratuitamente).

Un altro punto di forza è legato al fatto che gli utenti si possono connettere in sicurezza alle risorse della rete aziendale o tra loro da qualunque posto e 24 ore su 24, e inoltre la VPN è molto flessibile, può realizzare una rete privata sia tra sedi fisse e remote che tra terminali remoti.

La protezione dei dati personali

Decisivo è il tema della sicurezza. Tra i vari servizi disponibili, alcuni provider offrono anche la possibilità di scegliere quali protocolli utilizzare per la connessione, optando per un server VPN allestito all’interno della propria rete (aziendale/privata) oppure collegandone uno gestito da terzi.

Una VPN funziona installando un software che permette di crittografare tutti i dati prima che vengano inviati sulla rete, tutelando così la privacy dell’utente. Si è così in grado di proteggere i dati personali, tutte quelle informazioni che identificano o rendono identificabile, direttamente o indirettamente, una persona fisica e che possono fornire informazioni sulle sue caratteristiche, come ad esempio il suo stile di vita, le sue relazioni personali, il suo stato di salute, la sua situazione economica. Sono particolarmente importanti in questo senso i dati che permettono l’identificazione diretta – come i dati anagrafici (ad esempio nome e cognome), le immagini, ecc. – e quelli che permettono l’identificazione indiretta, come un numero di identificazione (ad esempio, il codice fiscale, l’indirizzo IP, il numero di targa).

Hanno un ruolo rilevante anche i dati che vengono definiti “sensibili”, cioè quelli che rivelano l’origine razziale o etnica, le convinzioni religiose, le opinioni politiche, l’appartenenza a un sindacato, o relativi allo stato di salute o alla vita sessuale.

La protezione dei dati giudiziari

Un’altra categoria importante è quella dei dati “giudiziari”, come i provvedimenti penali di condanna definitivi, la liberazione condizionale, il divieto od obbligo di soggiorno, le misure alternative alla detenzione, o la qualità di imputato o di indagato. Con l’evoluzione delle nuove tecnologie, altri dati personali hanno assunto un ruolo significativo, come quelli relativi alle comunicazioni via Internet o telefono e quelli che consentono la geolocalizzazione, fornendo informazioni sui luoghi frequentati e sugli spostamenti.

Nell’ambito dei dati personali, entrano in gioco tre ruoli distinti: l’interessato è la persona fisica alla quale si riferiscono i dati personali, il titolare ovvero la persona fisica, l’autorità pubblica, l’impresa, l’ente pubblico o privato, l’associazione, ecc., che adotta le decisioni sugli scopi e sulle modalità del trattamento, e infine il responsabile, la persona fisica o giuridica alla quale il titolare richiede di eseguire compiti di gestione e controllo per suo conto del trattamento dei dati.

 

 

Il Bancomat funziona all’estero?

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Viaggiare nei paesi stranieri per puro piacere o per motivazioni professionali è diventata una prassi sempre più comune. Quando si è lontani da casa per diversi giorni diviene ovviamente indispensabile avere a propria disposizione denaro a sufficienza per poter provvedere a tutte le spese necessarie: dall’alloggio in hotel fino al pagamento dei pasti consumati nei ristoranti o, ancora, dei costi relativi agli spostamenti con taxi o con altri mezzi di trasporto. Fortunatamente, al giorno d’oggi non è più necessario dover portare con sé somme importanti di denaro in contante. L’avvento delle carte di pagamento ha reso infatti l’impresa decisamente più semplice. Per chi viaggia in località straniere uno degli strumenti più utili è rappresentato dalle carte di credito che sono abitualmente accettate nei circuiti internazionali, non solo per pagare ma anche per prelevare soldi. Che cosa accade invece con le carte di debito meglio note come Bancomat? Funzionano anche all’estero o possono essere utilizzate esclusivamente in Italia?

Usare il Bancomat all’estero

Prima di partire per un paese straniero è sempre opportuno verificare che il proprio bancomat sia abilitato anche per funzionare all’estero. Gran parte delle carte di debito prevedono tale possibilità ma non è sempre scontato che sia effettivamente così. Per evitare di ritrovarsi nella brutta circostanza di non avere a disposizione denaro a sufficienza per coprire le proprie spese, è perciò indispensabile procedere con un adeguato controllo prima di mettersi in viaggio.

Ma quali caratteristiche deve possedere una carta Bancomat per poter funzionare regolarmente anche al di fuori dei confini del nostro paese? Per poter essere utilizzabile anche all’estero, questo tipo di carta di debito non deve essere associato solo al circuito locale PagoBancomat ma anche a uno dei vari circuiti internazionali Maestro, Mastercard, Visa, Visa Debit o Visa Electron.

Come verificare se un Bancomat funziona all’estero

Effettuare questo genere di controllo è un’operazione davvero semplice. Per sapere se un Bancomat è funzionante fuori dall’Italia basta controllare che sulla carta, oltre al logo del circuito PagoBancomat, sia presente almeno uno dei simboli dei circuiti internazionali Maestro, Matercard, Visa, Visa Debit o Visa Electron. Se così non fosse, la funzionalità può essere comunque attivata presso il proprio Istituto bancario o, nel caso in cui sia disponibile, facendo richiesta attraverso il servizio di Home Banking associato al proprio conto corrente.

Come prelevare in un paese straniero

Se regolarmente abilitato, un Bancomat può essere usato tanto per effettuare dei pagamenti quanto per prelevare anche fuori dall’Italia. Per poter procedere con il prelievo, è sufficiente verificare che lo sportello ATM prescelto esponga lo stesso logo del circuito internazionale che è impresso sulla carta di debito. In assenza di tale logo, non risulta infatti possibile prelevare e diviene di conseguenza necessario recarsi presso un altro sportello convenzionato con il circuito del proprio Bancomat.

Costi del prelievo Bancomat all’estero

Nei prelievi che si effettuano all’estero viene applicata una commissione la cui cifra varia a seconda della valuta del paese in cui ci si trova. Nel caso in cui il prelievo venga eseguito in euro, la commissione corrisponde solitamente alla stessa che si applica anche in Italia nel momento in cui si ritira denaro contante da uno sportello ATM appartenente a un Istituto bancario diverso dal proprio.

Un’altra buona consuetudine da tenere presente prima di partire per un viaggio all’estero è quella di controllare i limiti di prelievo e di pagamento previsti per il Bancomat nei paesi stranieri. Questo genere di verifica può essere facilmente eseguito leggendo l’apposito
prospetto informativo. Per qualunque dubbio o per informazioni su tali limiti o su qualsiasi altro aspetto di una carta Bancomat, è possibile eventualmente contattare anche il Customer Care del proprio Istituto bancario. Generalmente il servizio è raggiungibile chiamando un numero verde dedicato o attraverso una chat specifica.

Una volta svolte tutte le verifiche del caso, si può così partire per l’estero nella più totale tranquillità.

Domiciliazione delle bollette: come revocarla

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Ciascuno di noi nella propria quotidianità è alle prese con un certo numero di pagamenti che spaziano dall’abbonamento telefonico fino alle classiche bollette per la fornitura di luce, acqua e gas. Per evitare lunghe code che si possono verificare agli sportelli degli uffici postali, luoghi in cui solitamente si procede con questo genere di versamenti, da diversi anni esiste la possibilità di addebitare le spese direttamente sul proprio conto corrente. Così facendo, il pagamento avviene in automatico nella data stessa in cui è fissata la scadenza della bolletta.

Generalmente, la domiciliazione delle bollette non prevede alcun costo. Tuttavia, qualche banca potrebbe far pagare una piccola commissione. Per questo motivo, prima di procedere con la richiesta di addebito diretto è consigliabile controllare le specifiche condizioni economiche del proprio conto corrente.

Vantaggi della domiciliazione delle bollette

L’addebito diretto delle bollette sul conto corrente è un’opzione che offre diversi vantaggi, soprattutto in termini di tempo risparmiato ma non solo. Innanzitutto, con l’addebito diretto delle bollette sul conto corrente non si paga la commissione dovuta per il versamento del bollettino postale.

Domiciliando le bollette in banca, si evita inoltre l’eventualità di dimenticare la scadenza delle stesse. Presi dai mille impegni che contraddistinguono la vita contemporanea, ci si può infatti scordare con una certa facilità di effettuare i pagamenti nel rispetto dei tempi previsti. Una dimenticanza da cui possono derivare spiacevoli inconvenienti. Si può ad esempio incorrere nel rischio di risultare morosi, venendo inclusi, seppur involontariamente, nelle cosiddette liste nere dei cattivi pagatori. Questo tipo di segnalazioni vanno possibilmente evitate perché possono compromettere l’accesso al credito nel momento in cui si richiede un finanziamento, un prestito o un mutuo, comportando perciò un danno di non poco conto alla propria immagine.

Per ovviare a queste problematiche la domiciliazione delle bollette costituisce senza dubbio un valido aiuto. Ma una volta che il pagamento di un servizio viene vincolato a un conto corrente, cosa bisogna fare nel caso in cui si decida di revocare la domiciliazione per qualsiasi motivo?

Contestare il pagamento di una bolletta

Scopriamo prima di tutto quali sono alcuni dei motivi che possono spingere a voler revocare la domiciliazione delle bollette. Una possibilità che si può verificare è di vedersi addebitare da parte del fornitore del servizio un consumo maggiore rispetto a quello effettivamente avvenuto. In un contesto simile, non si deve necessariamente provvedere alla revoca dell’addebito diretto. Esiste infatti la possibilità di contestare il pagamento. In genere, si hanno a disposizione otto settimane per procedere con la contestazione, richiedendo il rimborso della cifra addebitata in eccesso. L’unico vero inconveniente in un contesto simile, è che nella maggior parte dei casi ci si accorge dell’addebito extra solo dopo che il pagamento automatico è già avvenuto.

Un altro motivo che può spingere a revocare la domiciliazione delle bollette è la scelta di ritornare alla classica modalità di pagamento presso gli uffici postali .

Revoca dell’addebito diretto sul conto corrente

L’addebito diretto delle bollette sul conto corrente può essere revocato in qualsiasi momento, senza particolari difficoltà. Di solito per poter procedere con la pratica, occorre compilare degli appositi moduli, consegnandoli successivamente alla propria banca di riferimento o, in taluni casi, alla società erogatrice del servizio.

Per i titolari di un conto corrente esclusivamente online, la richiesta può essere fatta accedendo al proprio servizio di Internet Banking. Oltre all’eventuale opzione online, le banche tradizionali offrono invece anche la possibilità di consegnare la documentazione necessaria per la revoca allo sportello della filiale di riferimento. Una modalità che risulta particolarmente utile per chi non è abituato a muoversi con destrezza sul web.

Revocare la domiciliazione delle bollette sul conto corrente Bancoposta

La domiciliazione delle bollette può essere richiesta anche dai possessori di un conto corrente postale. In questo caso, se si desidera procedere con la revoca del pagamento diretto, occorre recarsi presso l’ufficio postale di riferimento, consegnando gli appositi moduli necessari per la richiesta.

Se si manifestano eventuali ripensamenti, la domiciliazione può essere chiesta nuovamente in qualsiasi momento.

Come prenotare un biglietto aereo

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Per molti è una grande passione. Altri si trovano a farlo principalmente per questioni di lavoro. C’è chi invece è motivato da situazioni di vita privata. Indipendentemente dalla ragione, al giorno d’oggi viaggiare è una prassi comune per gran parte di noi. Quando si compiono lunghi tragitti, uno dei mezzi più utilizzati è ovviamente l’aereo, sia per comodità sia per le tempistiche ridotte. Almeno una volta nella vita, perciò, è piuttosto probabile salire a bordo di questo affascinante velivolo. Per chi non è avvezzo a utilizzarlo, in questo articolo scopriremo allora come prenotare un biglietto aereo per poi spiccare il volo.

Prenotare un biglietto aereo in agenzia

Una volta chiara la propria destinazione, una delle modalità più comode per prenotare un biglietto aereo è quella di recarsi presso una delle numerose agenzie di viaggio presenti nel territorio italiano. Si tratta in taluni casi anche di una scelta conveniente. Grazie ai rapporti che intercorrono tra questi operatori professionali e le compagnie aeree, le agenzie possono spesso usufruire di offerte speciali da proporre alla propria clientela.

Per di più, prenotare un biglietto aereo in agenzia assicura un certo risparmio in termini di tempo. Organizzare un volo nei minimi dettagli presuppone infatti una pianificazione che può essere decisamente semplificata grazie all’aiuto e ai consigli degli addetti del mestiere. Attraverso ricerche mirate, gli agenti sono infatti in grado di fornire al cliente la soluzione di viaggio più adeguata alle sue necessità, sotto tutti i punti di vista: dagli orari fino ai costi migliori.

Prenotare un biglietto aereo online

Con la crescente diffusione di Internet prenotare un biglietto aereo e, in generale, qualsiasi tipologia di viaggio online è diventata una vera consuetudine. Se si è già a conoscenza della compagnia aerea con cui intraprendere il volo, per prenotare il biglietto basta andare sul sito della stessa. Se si hanno le idee ancora confuse, invece, e si vuole avere una visione di quali compagnie effettuano la tratta, è sufficiente utilizzare un motore di ricerca per comparazione dei voli.

In rete ce ne sono diversi. Una volta entrati in tali motori, occorre inserire nell’apposita schermata i dati richiesti per realizzare la ricerca. Le voci di solito includono le città di partenza e di destinazione, oltre che le date relative al volo di partenza e a quello di ritorno. Se si desidera prenotare il solo volo di andata, è possibile anche fare una ricerca in tal senso. Dopo aver avviato la ricerca, il motore fornirà in pochi istanti tutte le soluzioni di volo disponibili, inclusive degli eventuali scali, se presenti. Di solito, i voli vengono elencati per fasce di prezzo, partendo dall’opzione più economica.

A questo punto, è possibile procedere con la scelta della soluzione di viaggio più consona per poi passare alla prenotazione e all’acquisto del biglietto, compilando tutti i campi richiesti. I motori consentono anche di prenotare più biglietti contemporaneamente, con la possibilità di scegliere tra l’opzione adulto/bambino, utile nel caso in cui a viaggiare siano anche dei minori.

Ogni biglietto prenotato è nominale, porta cioè il nome e il cognome della persona che effettuerà il volo, oltre eventualmente ad altri dati richiesti dalla compagnia, come ad esempio la presenza di un bagaglio a mano. Alcune compagnie danno anche la possibilità di scegliere il posto che sarà occupato all’interno dell’aereo, un’opzione che tuttavia risulta spesso a pagamento.

In alcune circostanze, la presenza di uno o più bagagli da caricare in stiva comporta costi aggiuntivi. A tale proposito, è sempre consigliabile leggere con attenzione le regole stabilite dalla compagnia, prima di ritrovarsi con brutte sorprese in fase di check-in.

Prenotare un biglietto aereo online può a volte essere una scelta vantaggiosa soprattutto per gli utenti più esperti che sanno muoversi con astuzia tra le tante pagine del web, riuscendo a scovare l’offerta migliore.

Acquistare un biglietto aereo in aeroporto

Ulteriore alternativa è quella di acquistare il biglietto aereo direttamente in aeroporto, una pratica che però sta lentamente scomparendo, data la notevole disponibilità di opzioni online o tramite agenzia. Acquistare il titolo di viaggio in aeroporto presuppone la presenza di un bancone di vendita della compagnia aerea con cui si intende viaggiare ubicato all’interno dell’aeroporto stesso. In taluni casi, questa opzione può risultare particolarmente economica perché si possono comprare dei biglietti last minute o persino last second che prevedono sconti di un certo rilievo.

Cosa fare quando il Bancomat scade

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Insieme alla carta di credito, è uno degli strumenti di pagamento più utilizzati nel nostro Paese e viene abitualmente usato anche per prelevare denaro. Stiamo parlando del Bancomat, termine comunemente diffuso per indicare la cosiddetta carta di debito.

Che cos’è il Bancomat

Il Bancomat viene generalmente emesso dall’Istituto bancario nel momento in cui si procede con l’apertura di un conto corrente. Per poter funzionare, necessita infatti di un conto su cui appoggiarsi. A differenza della carta di credito, questo strumento non permette di effettuare pagamenti in modalità rateale. Le spese che si realizzano con il Bancomat vengono inoltre detratte immediatamente dal conto corrente di riferimento.

Proprio come accade con le tradizionali carte di credito, però, anche il Bancomat ha una data di scadenza, trascorsa la quale non può più essere impiegato né per pagare né per prelevare contanti. Come bisogna comportarsi allora nel momento in cui un Bancomat scade?

Come verificare la data di scadenza del Bancomat

Partiamo dalle basi, vedendo innanzitutto come si può scoprire la data di scadenza di un Bancomat. In realtà, si tratta di una verifica piuttosto semplice. Come nel caso della carta di credito, anche sul Bancomat la data di scadenza è impressa sul fronte della carta stessa. Tale data è indicata nel formato mese/anno.

Solitamente, la durata approssimativa di un Bancomat è di circa cinque anni. Per evitare spiacevoli sorprese nel momento in cui ci si trova a fare un pagamento o un prelievo di denaro contante, è perciò opportuno tenere sempre sotto controllo la scadenza della carta, così da poter provvedere alla sostituzione prima che diventi inutilizzabile.

Come sostituire il Bancomat scaduto o in scadenza

Per fortuna è la stessa banca generalmente a semplificare la vita della propria clientela, avvisandola dell’imminente scadenza della carta di debito con qualche settimana di anticipo.

A questo punto la prassi per la sostituzione cambia a seconda degli Istituti bancari. Alcuni invitano il proprio cliente a recarsi nella filiale di riferimento per il ritiro del nuovo Bancomat. Si sta tuttavia diffondendo la pratica comune di inviare la nuovo carta direttamente tramite servizio postale all’indirizzo fornito dal cliente alla rispettiva banca in fase contrattuale.

La comunicazione dell’imminente scadenza può arrivare via SMS ma anche mediante altre modalità, come ad esempio la posta elettronica.

Per evitare di mettere in difficoltà il cliente, nella nuova carta viene di solito mantenuto lo stesso PIN di quella in scadenza o già scaduta.

Come attivare il nuovo Bancomat

La prassi necessaria per l’attivazione della nuova carta di debito è altrettanto semplice. Nella maggior parte dei casi è sufficiente effettuare un primo prelievo di denaro su uno degli sportelli ATM appartenenti al circuito del proprio Istituto bancario. A partire da quel momento, il nuovo Bancomat risulta attivo nell’immediato, andando a rimpiazzare completamente la vecchia carta e consentendo al titolare di effettuare le abituali operazioni realizzabili con questo strumento: dal pagamento via POS al prelievo di denaro presso tutti gli sportelli ATM.

Per qualsiasi dubbio o informazione su cosa fare quando il Bancomat scade è tuttavia possibile contattare il Customer Care della propria banca. Il servizio è solitamente raggiungibile chiamando un apposito numero verde, scrivendo a un indirizzo e-mail dedicato o tramite chat disponibile sul sito dell’Istituto bancario di riferimento.

I costi

La prassi da seguire per la sostituzione di un Bancomat scaduto o in scadenza è quindi alla portata di tutti. Per ciò che riguarda i costi dell’operazione, possono variare da banca a banca.

Nella maggior parte dei casi non si prevedono spese particolari. Nel peggiore dei contesti, il titolare del Bancomat deve sborsare una cifra non superiore ai 10 euro che viene di solito detratta direttamente dal conto corrente a cui è legata la carta.

Le condizioni contrattuali rimangono invece immutate, trattandosi di un semplice rinnovo di uno strumento in scadenza.

Separazione senza avvocato: è possibile?

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Ai tempi di oggi la fine di una storia d’amore per i motivi più svariati è un fenomeno sempre più diffuso. I veri ostacoli sopravvengono nel momento in cui si è legalmente sposati. A differenza di una semplice convivenza, in questo caso infatti per poter mettere fine alla propria relazione, occorre procedere con una separazione incorrendo in una serie di problematiche a livello burocratico che comportano inevitabilmente l’esborso di spese, spesso ingenti.

Ma è possibile procedere a una separazione senza ricorrere necessariamente a un avvocato, evitando tutto ciò che la consulenza di questa figura professionale comporta, soprattutto sotto il profilo economico? Scopriamolo insieme.

Separazione senza avvocato: quando può avvenire

È innanzitutto opportuno precisare che nel nostro Paese esiste la possibilità di procedere a una separazione senza dover per forza avvalersi dell’assistenza di un avvocato. Il primo criterio indispensabile per poter perseguire una prassi simile prevede che i due coniugi optino per una separazione di tipo consensuale.

La separazione consensuale ha luogo nel momento in cui il marito e la moglie decidono di separarsi di comune accordo tra di loro. L’accordo reciproco investe ciascuna questione relativa alla vita della coppia, includendo questioni quali il mantenimento del coniuge più debole ma non solo.

Il secondo presupposto da tenere in considerazione per poter procedere con una separazione senza avvocato è invece costituito dall’eventuale presenza di figli.

Cosa accade in presenza di figli

L’assistenza degli avvocati è sempre richiesta nel caso in cui i figli degli ex coniugi siano minorenni o, se maggiorenni, non siano autosufficienti sotto il profilo economico, risultino incapaci o siano portatori di handicap gravi.

In assenza di tali contesti, si può invece procedere con la separazione consensuale senza ricorrere obbligatoriamente all’assistenza dell’avvocato.

Separazione senza avvocato: la prassi

Quando esistono i presupposti per poter procedere a una separazione senza avvocato, la prassi che gli ex coniugi sono tenuti a seguire è piuttosto semplice e fa fede al D.L. n. 132/2014, convertito in Legge n. 162/2014.

L’articolo 12 di tale Decreto consente all’ex coppia di comparire direttamente innanzi all’Ufficiale dello Stato Civile del Comune di residenza di uno dei coniugi. In alternativa, si può fare anche riferimento al Comune presso cui è iscritto o trascritto l’atto di matrimonio.

La prassi permette ai due ex coniugi di concludere un accordo di separazione personale o di scioglimento o di cessazione degli effetti civili del matrimonio, dopo che l’Ufficiale ha ricevuto da ciascuna delle parti interessate la dichiarazione che esse desiderano separarsi in base alle condizioni concordate.

Immediatamente dopo la dichiarazione delle due parti, l’atto contenente l’accordo viene sottoscritto, definendo così l’avvio del procedimento di separazione.

Nel momento in cui riceve la dichiarazione, per favorire una più approfondita riflessione sulle rispettive decisioni dei coniugi, l’Ufficiale dello Stato Civile li invita a comparire di fronte a sé a distanza di non meno di trenta giorni, per procedere così alla conferma dell’accordo. Da un punto di vista legale, la mancata comparizione di fronte all’Ufficiale equivale alla mancata conferma dell’accordo.

Vantaggi della separazione senza avvocato

I benefici che si possono trarre dalla possibilità di ricorrere a una separazione che non preveda l’assistenza legale di un avvocato sono evidenti. Il primo grande vantaggio è di tipo economico, poiché si annullano le spese necessarie per provvedere alla consulenza di questa figura professionale. I costi previsti per la separazione consensuale senza avvocato sono di contro davvero irrisori. Sono infatti sufficienti 16 euro che devono essere versati all’Ufficio di Stato Civile del Comune al quale ci si rivolge per la pratica.

Il secondo importante vantaggio è in termini di tempi. La procedura risulta decisamente più rapida rispetto alle tempistiche previste per una separazione tradizionale con presenza di avvocato. Nella separazione consensuale senza avvocato, la pratica si conclude infatti generalmente nel giro di qualche settimana o al massimo di pochi mesi.

Come pagare un bollettino postale online

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Al giorno d’oggi siamo alle prese con le più disparate modalità di pagamento. Una tra le più diffuse è il bollettino postale. Si tratta di uno strumento legato a Poste Italiane che permette di trasferire una somma di denaro a un beneficiario, anche quando chi effettua il versamento non è titolare di un conto corrente. I bollettini postali vengono abitualmente utilizzati per pagare servizi quali la fornitura dell’elettricità, del gas dell’acqua. Ma è davvero ampio il ventaglio di versamenti effettuabili con questo strumento.

In genere, per pagare un bollettino ci si reca direttamente presso uno dei tanti uffici postali disseminati sul nostro territorio nazionale. Pur trattandosi di una soluzione semplice, il pagamento tramite bollettino postale presuppone tuttavia l’onere di ritrovarsi spesso a fare lunghe code, prima di poter procedere con il versamento. Per fortuna, esistono dei metodi di pagamento alternativi ed effettuabili agiatamente da remoto. Questa comodità è garantita da Internet, un mezzo che è sempre più impiegato per realizzare pagamenti di ogni genere. In questo articolo scopriremo allora come pagare un bollettino postale online.

Pagare un bollettino postale online su Poste.it

Esistono diverse modalità che consentono di pagare un bollettino postale online. Una delle più sfruttate è quella che si può realizzare accedendo al sito Poste.it. Oltre a essere registrati al portale di Poste Italiane, per effettuare questa forma di pagamento dei bollettini, è necessario avere a propria disposizione almeno uno dei seguenti strumenti:

I pagamenti dei bollettini possono essere realizzati direttamente sul sito o utilizzando l’App ufficiale di Poste Italiane, che è disponibile sia per iOS sia per Android.

Una volta effettuato l’accesso e raggiunta l’area dedicata, il versamento si esegue in pochi passaggi, inserendo innanzitutto i dati del bollettino richiesti. Conclusa la compilazione, si sceglie il metodo di pagamento tra le varie opzioni disponibili. La conferma del versamento, avviene cliccando sul tasto “Paga ora”. A questo punto la procedura risulta conclusa.

Pagamento tramite Home Banking

Un’altra prassi molto comune per pagare un bollettino postale online è quella di usufuire del servizio di Home Banking che, oggi come oggi, qualsiasi istituto di credito offre alla propria clientela. In questo caso, l’addebito del bollettino avviene direttamente sul conto corrente personale di chi effettua il versamento. Per poterlo eseguire, è necessario accedere al sito della propria banca, inserendo il codice cliente personale e il PIN.

Una volta realizzato l’accesso, nell’area destinata ai pagamenti occorre selezionare la voce relativa ai versamenti dei bollettini postali, inserendo successivamente tutti i dati richiesti.

Il pagamento si conclude, seguendo le prescrizioni di sicurezza previste dall’istituto bancario. Generalmente, si tratta di un tipo di operazione piuttosto semplice che risulta alla portata di chiunque abbia un minimo di dimestichezza con gli strumenti usati d’abitudine nel web.

Altre modalità di pagamento

Il pagamento di un bollettino postale online può essere eseguito anche con altri validi strumenti. Tra questi c’è Satispay, una delle App abitualmente utilizzate per pagare nei negozi, per scambiare denaro con gli amici e per acquistare servizi. Con Satispay, il versamento del bollettino avviene utilizzando il credito disponibile sul proprio account. Una volta effettuato l’accesso nell’applicazione con le credenziali personali, per realizzare il pagamento basta raggiungere la sezione “Servizi”, scegliendo poi la voce “Bollettini”.

A questo punto, occorre inquadrare con il proprio dispositivo mobile il bollettino da pagare, così da consentire di riconoscere i dati in automatico. Si può successivamente procedere con il versamento. Se il riconoscimento automatico del bollettino non va a buon fine, è possibile digitare tutti i dati richiesti manualmente. Dopo aver concluso il pagamento, nell’App si può visualizzare e scaricare la relativa ricevuta.

Altra utile alternativa per pagare un bollettino postale online consiste infine nell’uso di SisalPay, il circuito di ricariche e di pagamenti fornito da Sisal, azienda italiana operante nei settori del gioco e dei servizi di pagamento. In questo caso, il versamento può essere eseguito collegandosi al sito del circuito o mediante l’apposita applicazione scaricabile sia su Android sia su iOS.