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Come riconoscere un buon parquet

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Sono tanti gli elementi che contribuiscono a rendere la nostra casa un ambiente piacevole, una sorta di nido caldo e protettivo che ci consente di trascorrere momenti di benessere e di relax. In tal senso, un ruolo di primo piano è senza dubbio occupato dai materiali con cui scegliamo di decorare la nostra abitazione. Tra i vari prodotti a nostra disposizione, uno dei più apprezzati è sicuramente il parquet. Essendo tuttavia un tipo di spesa di un certo rilievo, prima di procedere con l’acquisto è opportuno valutarne tutte le caratteristiche. In questo articolo, scopriremo quindi come riconoscere un buon parquet.

Riconoscere un buon parquet: tipologia di legno

Il primo aspetto su cui porre l’attenzione riguarda la qualità del legno che si va a selezionare. In commercio esistono infatti legni molto pregiati, contraddistinti dall’assenza di nodi tra le venature, da una fibratura regolare e da colori più uniformi. Ma in vendita vi sono anche parquet caratterizzati da una qualità medio-bassa.

Sul fronte della qualità del legno, è bene sapere che tra i prodotti più validi vi sono
il noce, la quercia, il castagno, il ciliegio e l’olmo. Queste tipologie di legno sono tutte
di notevole pregio, non solo da un punto di vista estetico. Possiedono infatti caratteristiche preziose anche sotto il profilo tecnico e sotto il profilo meccanico, dimostrandosi prodotti resistenti e capaci di perdurare a lungo nel tempo.

Ovviamente, il prezzo del parquet risulta direttamente proporzionale alla qualità del legno che si decide di scegliere. Più il legno è pregiato, maggiore è il costo del prodotto.

Le caratteristiche strutturali del parquet

Un altro aspetto importante da tenere in considerazione per riconoscere un buon parquet riguarda la tipologia di formato. Generalmente, i parquet che non sono contraddistinti da dimensioni gradi sono costituiti da due stratificazioni. In questo caso, la parte superiore del listello è composta da legno nobile e presenta uno spessore di 4 mm circa. Il supporto è invece realizzato in multistrato di abete, pioppo, betulla o, in alcune circostanze, di legni esotici meno resistenti. La porzione multistrato serve ad assicurare la stabilità del listello.

Quando il formato del parquet è di grandi dimensioni è invece composto da tre strati. Lo strato superiore è in legno nobile e presenta uno spessore di circa 4 mm. Lo strato centrale è costituito da listelli di abete, che sono posizionati in modo trasversale rispetto al primo strato. Il terzo strato è invece collocato in maniera analoga al primo. Questo tipo di disposizione degli strati garantisce al prodotto la massima stabilità.

Le certificazioni

Per riconoscere un buon parquet è opportuno verificare anche le certificazioni possedute dal prodotto. Attraverso di esse è possibile conoscere aspetti essenziali quali la provenienza del legno, le sostanze presenti nel parquet e i trattamenti che ha subito in fase di fabbricazione.

Di solito un parquet di qualità è accompagnato da certificazioni di questo genere:

  • FSC® – Forest Steward Council®. Si tratta di una certificazione di carattere ecologico, con cui si garantisce che il prodotto è stato realizzato con materie prime derivanti da foreste gestite in maniera responsabile, secondo i criteri dei due principali standard: gestione forestale e catena di custodia;
  • Certificazione relativa alla reazione al fuoco, fondamentale soprattutto quando il parquet viene utilizzato in ambienti aperti al pubblico, come negozi e uffici. Oltre a essere garanzia di un parquet migliore sotto il profilo qualitativo, questo tipo di certificazione consente di ricevere informazioni precise sul tipo di reazione che il materiale può avere a contatto con le fiamme, rappresentando così una importante modalità di prevenzione contro eventuali gravi danni;
  • Certificazione relativa alle emissioni di formaldeide. Per essere di qualità, un parquet deve possedere un quantitativo di formaldeide a norma di legge, garantendo che le emissioni del composto risultino quanto più basse possibili.

Un’altra certificazione non obbligatoria ma che è certamente sinonimo di un buon prodotto si trova nel “100% Made in Italy Certificate”. Un parquet pienamente Made in Italy, caratteristica da cui si evince che tutte le fasi di produzione sono state effettuate sul territorio nazionale, è di solito indice di una maggiore qualità.

Cortile comune: diritti e doveri

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Vivere in una corte o all’interno di una palazzina può essere un’ottima occasione per socializzare e per trascorrere bei momenti in compagnia. Ma in taluni casi, quando si convive con più persone o con più nuclei familiari, possono sorgere problemi e incomprensioni di varia natura, che riguardano in special modo la condivisione degli spazi comuni. Fortunatamente, tuttavia, per il quieto vivere di tutti, esistono una serie di diritti e di doveri che coinvolgono chiunque abiti in questo tipo di contesti. Nei prossimi paragrafi ci focalizzeremo sui principali diritti e doveri che interessano un cortile comune.

Come si usa un cortile comune: i diritti

Secondo quanto evidenziato nel Codice Civile, il cortile di uno stabile rappresenta una proprietà comune. Ciò implica che tutti gli abitanti dell’edificio debbano poterne usufruire in maniera uguale, in base alla destinazione d’uso che viene prescelta a livello condominiale.

Il condominio può infatti utilizzare un cortile comune per diverse finalità che vengono definite tramite apposito regolamento. Tale assetto normativo può ad esempio stabilire che nel cortile vengano installate delle rastrelliere per il parcheggio delle bici o sia prevista la realizzazione di aree giochi per i bambini, da utilizzare in determinate ore della giornata così da non disturbare il riposo dei vari abitanti dello stabile.

Un cortile comune può inoltre fare da contesto a situazioni quali:

  • Il transito o il parcheggio di autoveicoli;
  • Il deposito di merci;
  • La creazione di zone destinate al riposo che prevedano anche la presenza di panchine e di piante;
  • L’utilizzo per ospitare un campo da tennis o una piscina.

Sono invece vietati quegli usi che risultino in contrasto con la naturale conformazione del cortile o che limitino le pari opportunità di usufruire del bene comune da parte di tutti gli abitanti dell’edificio.

È opportuno ricordare che in assemblea i condomini hanno la facoltà di decidere di modificare la destinazione d’uso del cortile comune, proprio come accade per qualsiasi altro bene condiviso presente nell’immobile. Per attuare questo tipo di deliberazione è però necessaria una maggioranza che rappresenti almeno i quattro quinti del valore complessivo dello stabile.

Cortile comune: doveri

Il primo dovere nell’utilizzo di un cortile comune da parte dei distinti abitanti di uno stabile è perciò quello di rispettare le norme contenute nel regolamento condominiale relative a questo spazio condiviso. I singoli condomini sono di conseguenza tenuti a non pregiudicare in alcun modo rilevante l’uso che tutti gli altri abitanti possono fare del cortile. Non è ad esempio possibile che una singola persona sostituisca la chiave di accesso al cortile comune, impedendo così agli altri abitanti dell’edificio di accedervi o di usufruire delle sue funzionalità prestabilite.

Cortile comune: suddivisione delle spese

A chi spettano invece le spese di manutenzione e di pulizia riguardanti il cortile comune? E in quali proporzioni sono attribuite? Questa tipologia di spese è a carico dei vari condomini in proporzione ai millesimi di proprietà.

La questione diviene più complessa quando il cortile comune funge da copertura ai garage o ai box interrati di proprietà di terzi o solo di alcuni abitanti dell’immobile. Sui criteri di ripartizione delle spese che riguardano questo tipo di contesto, la giurisprudenza si è espressa più volte. L’orientamento più recente afferma tuttavia che in un quadro simile occorre applicare il criterio di cui all’art. 1125 del Codice Civile, in base al quale si stabilisce che “le spese per la manutenzione e la ricostruzione dei soffitti, delle volte e dei solai sono sostenute, in via generale, in parti eguali dai proprietari dei due piani l’uno all’altro sovrastanti, restando a carico del proprietario del piano superiore la copertura del pavimento e a carico del proprietario del piano inferiore l’intonaco, la tinta e la decorazione del soffitto”.

Applicato per analogia al cortile comune che funge da copertura, questo criterio rende così a carico dei proprietari del cortile metà delle spese di manutenzione e rifacimento e a carico dei proprietari dei posti auto sotterranei la seconda metà.

Voltura del contratto Enel: come farla

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Una circostanza piuttosto comune che può verificarsi nel corso della vita è quella di effettuare una voltura di un contratto relativo alla fornitura di energia elettrica o gas. Si tratta di una operazione abbastanza semplice che tuttavia, come accade in altri ambiti, prevede una determinata prassi burocratica. In questo articolo focalizzeremo l’attenzione sulla voltura del contratto Enel, essendo questa società uno dei principali operatori integrati operanti nei settori dell’energia elettrica e gas all’interno del nostro territorio nazionale ma non solo.

Che cosa è la voltura

Partiamo dalla definizione di “voltura”. Con questo termine si indica l’operazione mediante la quale si modifica l’intestatario di un contratto attivo di fornitura di energia elettrica o gas da un cliente a un altro, senza interrompere la fornitura. Si tratta perciò di una prassi che non deve essere confusa con il subentro, che consiste invece nella richiesta di attivazione di una fornitura di energia elettrica o gas disattivata.

La voltura si effettua generalmente quando un soggetto diviene affittuario o nuovo proprietario di un immobile e chiede alla Società fornitrice del servizio di energia elettrica o gas di mantenere le medesime condizioni contrattuali dell’inquilino precedente.

Come fare la voltura del contratto Enel

Il cambio di intestatario di un contratto Enel prevede la consegna di una serie di documenti. I documenti in questione possono essere inviati dal nuovo intestatario accedendo all’area clienti del sito Enel. In alternativa, la consegna della documentazione può avvenire utilizzando uno dei vari canali messi a disposizione dei clienti, come i punti Enel o il servizio di assistenza che può essere contattato chiamando l’apposito numero verde.

Tra i primi dati richiesti per avviare la pratica, un soggetto che desideri effettuare la voltura di un contratto Enel intestato ad un’altra persona deve indicare:

  • Il proprio codice fiscale;
  • Il codice POD identificativo del contatore, nel caso in cui si tratti della fornitura di energia elettrica, oppure il codice PDR, quando la voltura riguarda la fornitura di gas naturale. I codici POD e PDR possono essere facilmente rintracciati sulle bollette del precedente intestatario della fornitura o sul cartellino presente sul contatore della luce o del gas. Per la fornitura elettrica è possibile comunicare anche il Codice Cliente, un codice composto da nove cifre reperibile sul display del contatore, ma solo nel caso in cui quest’ultimo sia elettronico;
  • La lettura del contatore.

A seguito della ricezione della documentazione, l’Enel provvede a inviare al soggetto richiedente il contratto, accompagnato da una serie di moduli da compilare e da restituire. L’invio della documentazione avviene direttamente sul canale prescelto da chi richiede la voltura, ad esempio tramite e-mail o mediante posta ordinaria.

Costi della pratica di voltura

La pratica di voltura delle forniture elettriche prevede dei costi che sono stabiliti dall’Autorità di Regolazione per Energia, Reti e Ambiente (ARERA), con revisione annuale.

Per le forniture di gas, i costi dipendono invece dalla Concessione Comunale in atto, applicata dal Distributore territorialmente competente. In entrambi i casi, gli importi vengono addebitati direttamente nella prima bolletta emessa.

Voltura con precedente intestatario moroso

Cosa accade, invece, nel caso in cui il precedente intestatario del contratto Enel risulti moroso? Le bollette che non state ancora pagate dal precedente intestatario della fornitura non vengono addebitate al nuovo cliente che ha richiesto la voltura.

Esistono tuttavia alcune circostanze in cui pagamento delle eventuali bollette  legate al precedente intestatario della fornitura vengono addebitate al nuovo cliente. Ciò si verifica esclusivamente nei casi in cui:

  • La voltura sia richiesta da un erede a seguito del decesso del precedente intestatario;
  • La voltura sia richiesta a seguito della separazione o del divorzio del nuovo cliente dal precedente intestatario;
  • La voltura sia richiesta a seguito di una trasformazione, di una fusione o di una incorporazione societaria.

Carta prepagata usa e getta: come funziona

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La crescente propensione agli acquisti online, che si è affiancata allo shopping tradizionale  tra le mura dei negozi fisici veri e propri, ha dato un cospicuo impulso alla diffusione dei pagamenti elettronici. Accanto alle classiche carte di credito e di debito, un altro strumento per effettuare pagamenti in modalità elettronica è costituito dalla carta prepagata usa e getta. In questo articolo scopriremo di cosa si tratta e il suo funzionamento.

Che cosa è una carta prepagata usa e getta

Una carta prepagata usa e getta, abitualmente indicata anche come “carta prepagata monouso”, è uno strumento di pagamento non nominativo, particolarmente adatto a chi non è in possesso di una carta di credito o di un Bancomat. Nel momento in cui la carta prepagata monouso viene utilizzata per un acquisto, il credito non viene detratto da un conto corrente bancario ma direttamente dal fondo presente in essa.

Come il nome stesso evidenzia, si tratta inoltre di una carta non ricaricabile. I tagli disponibili possono essere di vario tipo. Generalmente i più diffusi, sono pari a 25 euro, 50 euro e 100 euro.

Carta prepagata monouso: vantaggi

Acquistare o regalare una carta prepagata usa e getta offre una serie di vantaggi. Si tratta ad esempio di una soluzione ideale per i più giovani. In questo modo, i ragazzi possono fare i loro acquisti disponendo di somme limitate e svincolate dai conti correnti dei propri genitori.

Questa tipologia di carte rappresenta inoltre uno strumento molto valido da utilizzare quando si viaggia, evitando così di portare con sé denaro contante.

La carta prepagata monouso è sicura?

Di solito le carte prepagate usa e getta sono accettate nei più comuni circuiti di pagamento. Nonostante si tratti di uno strumento di pagamento molto flessibile, un certo numero di persone nutre dei dubbi sull’affidabilità di questa tipologia di carte, credendo che siano poco sicure e che si corra il rischio di subire frodi e conseguenti perdite di denaro.

In realtà, le carte prepagate monouso sono dotate di elevati sistemi di sicurezza. Proprio come avviene con qualsiasi tipologia di carta, tutte le transazioni eseguite con le carte prepagate usa e getta sono regolarmente controllate. Parlando della sicurezza di questo tipo di strumenti, è bene ricordare che le carte prepagate monouso presentano un codice di sicurezza a tre cifre che viene richiesto per garantire la transazione. Pur avendo un budget limitato, perciò, le carte prepagate monouso si contraddistinguono per funzionalità del tutto analoghe a quelle delle tradizionali carte di credito.

Per di più, le carte prepagate usa e getta risultano molto utili anche per effettuare acquisti in forma completamente anonima, senza correre il rischio che qualche malintenzionato si impossessi dei propri dati personali.

Carta prepagata usa e getta e sicurezza: come evitare furti o frodi

Nonostante i livelli di sicurezza offerti dalle carte prepagate monouso siano decisamente alti, è bene sapere che allo stato attuale delle cose nessuna tipologia di carta può garantire una protezione totale da tentativi di frodi o di furti. Seguire alcuni accorgimenti durante lo shopping online permette tuttavia di diminuire notevolmente possibili utilizzi fraudolenti.

Quando si effettuano acquisti via Internet, è innanzitutto opportuno verificare che l’e-commerce sia affidabile. Prima di inserire i propri dati, occorre ad esempio controllare che il sito in cui si realizza la transizione utilizzi protocolli di comunicazione sicuri, contrassegnati dalla dicitura “https” presente nell’indirizzo della pagina.

Alcuni servizi permettono di ottimizzare ulteriormente la sicurezza della carta. Molte carte prepagate prevedono ad esempio la possibilità di ricevere via SMS notifiche che avvertono su possibili tentativi di truffe. Tramite SMS Alert esiste anche l’opportunità di ricevere avvisi su tutte le transazioni che vengono effettuate con la carta, consentendo così di bloccarla nell’immediato nel caso in cui si verifichino eventuali operazioni sospette.

Come stuccare una parete

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Per pura passione ma, in talune circostanze, anche per ridurre le spese che gravano sull’economia domestica, sono sempre di più le persone che si cimentano in attività fai-da-te all’interno delle proprie abitazioni. Nella miriade di lavori che si possono compiere in  casa, uno tra i più comuni è l’imbiancatura delle pareti. Un’attività che, prima di essere intrapresa, richiede in molti casi anche la necessità di procedere con la stuccatura di alcune porzioni delle mura da tinteggiare. In questo articolo, forniremo per l’appunto alcuni semplici suggerimenti su come stuccare una parete, così da poter successivamente procedere con una buona tinteggiatura.

Stuccare una parete: come iniziare

Quando una parete presenta delle crepe evidenti, per poter procedere con una corretta imbiancatura è necessario seguire un attento processo di preparazione, effettuando una stuccatura di tali fenditure. Fortunatamente, si tratta di un tipo di intervento che risulta alla portata di tutti.

Nel caso in cui si abbia a disposizione dello stucco in polvere, la prima cosa da fare è prepararlo. È perciò necessario:

  • Procurarsi una bacinella o un secchio puliti, in cui versare acqua a temperatura ambiente;
  • Aggiungere lo stucco in polvere, prestando attenzione alle proporzioni indicate sulla confezione del prodotto. In questa fase, è bene ricordarsi di versare lo stucco gradualmente procedendo per piccole quantità, in modo da evitare la formazione di grumi;
  • Lasciare riposare l’emulsione per due o tre minuti, seguendo sempre le istruzioni presenti sulla confezione dello stucco;
  • Mescolare l’impasto ottenuto con una spatola.

Preparare l’area di lavoro

Per stuccare una parete nel modo più adeguato possibile, occorre come secondo importante passaggio preparare l’area di lavoro. È perciò opportuno:

  • Ricoprire il pavimento con gli appositi teli protettivi, fissandoli a terra con del nastro adesivo;
  • Pulire con cura la zona di parete da trattare, rimuovendo le parti di intonaco che non sono perfettamente ancorate al muro. Per eseguire l’operazione, si può utilizzare la punta di un raschietto, scavando lievemente così da aprire la crepa e staccando tutte le particelle che non aderiscono;
  • Una volta concluso l’intervento di rimozione dell’intonaco non aderente, eliminare ogni traccia di polvere. Per farlo, è necessario spazzolare energicamente la crepa;
  • Come passaggio successivo, inumidire i bordi della crepa, utilizzando un pennello e una spugna. Questo accorgimento permette allo stucco di ottenere una migliore presa;
  • Controllare le condizioni del muro su cui si sta lavorando. Se la parete tende a sfarinare, applicare una mano di fondo consolidante, aiutandosi con un pennello.

Come applicare lo stucco

Una volta compiute tutte le operazioni precedentemente elencate, si può passare alla applicazione vera e propria dello stucco. Ecco allora i passi da seguire per stuccare una parete:

  • Riempire la fessura con lo stucco. Per l’applicazione è possibile usare una spatola semi-rigida che va passata in modo perpendicolare rispetto alla direzione della crepa, esercitando nel contempo pressione;
  • Alternare la direzione della spatola per consentire allo stucco di penetrare adeguatamente nella crepa;
  • Dopo aver riempito completamente la fessura, utilizzare una spatola flessibile per rasare lo stucco.

Procedere con le rifiniture

Come ultimo passaggio da eseguire, resta la rifinitura. È necessario attendere il tempo indicato sulla confezione dello stucco affinché il materiale possa essiccarsi. Nell’attesa,
risulta utile bagnare più volte lo strato esterno in modo da evitare la comparsa di venature che possono compromettere la stuccatura.

Una volta che lo stucco risulta ormai essiccato, si può procedere con la levigatura. Usando dei fogli abrasivi, come ad esempio la classica carta vetrata, si possono eliminare eventuali irregolarità. A questo punto l’opera è conclusa.

È bene ricordare che se la larghezza della crepa è superiore ai 5 millimetri, per il processo di stuccatura è consigliabile utilizzare della malta di calce, nel caso in cui si tratti di una parete interna, o della malta di cemento, nel caso in cui l’intervento venga eseguito su un muro esterno.

Dove pagare il MAV

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Il MAV è una modalità di pagamento che sta conoscendo una crescente diffusione. Si tratta di bollettini sicuri, già precompilati, che sono adottati per le proprie riscossioni da sempre più realtà, a partire dagli Enti ma non solo. In questo articolo conosceremo più da vicino in cosa consiste questo strumento, soffermandoci su dove pagare il MAV.

Che cos’è un MAV

La sigla MAV è l’acronimo di “Pagamento Mediante Avviso”. Si tratta di un metodo di pagamento che avviene attraverso un bollettino con cui si comunica il trasferimento di denaro a una banca. Questa tipologia di pagamento viene utilizzata con una certa frequenza da parte delle grandi organizzazioni, come ad esempio gli Enti pubblici, i Consigli degli Ordini Professionali per il versamento della quota annuale di iscrizione, ma anche le Casse di previdenza per la riscossione dei contributi.

Come si compongono i bollettini MAV

I bollettini MAV presentano tutti i dati necessari per portare a termine il pagamento, tra cui:

  • L’indicazione dell’importo da versare;
  • La data di scadenza del pagamento;
  • I dati del debitore;
  • La causale del pagamento;
  • Un codice che permette di identificare il bollettino in maniera univoca. Ciò significa che se, ad esempio, il pagamento è stato già effettuato dall’intestatario, il MAV non può essere utilizzato una seconda volta. Questa caratteristica rende il MAV una modalità di pagamento molto sicura.

MAV: dove pagarlo

Il bollettino MAV viene solitamente inviato al debitore per posta o è reso scaricabile sul sito Internet dell’organizzazione creditrice.

A differenza del classico bollettino, il MAV è pagabile anche senza l’applicazione di alcun costo di commissione. Il versamento del MAV può essere effettuato in banca, in posta, presso le tabaccherie convenzionate oppure tramite l’apposito servizio di Home Banking.

Pagamento del MAV in banca

Il MAV può essere pagato direttamente presso lo sportello della propria banca, in contanti o tramite carta di credito. È inoltre possibile addebitarlo direttamente sul conto corrente. In alternativa, il pagamento del bollettino può avvenire recandosi presso lo sportello di un qualsiasi Istituto di credito. Nel caso specifico, il MAV può essere pagato solo in contanti o mediante carta di credito. Alla transazione non viene applicata nessuna commissione. Una volta realizzato il pagamento, la banca rilascia una ricevuta attestante la regolarità dello stesso.

Pagamento del MAV in posta

Il pagamento del MAV presso gli uffici postali avviene con modalità analoghe a quelle che si seguono negli Istituti bancari. La differenza principale tra le due forme di pagamento riguarda la commissione. Infatti, presso gli uffici postali viene applicata una commissione sulla transazione, come se si trattasse di un classico bollettino.

Pagamento del MAV tramite Home Banking

Per chi è in possesso di un conto corrente che prevede l’Home Banking, questo metodo di pagamento resta indubbiamente il più comodo perché effettuabile direttamente da casa, dall’ufficio o da qualsiasi postazione in cui si abbia accesso a Internet.

Si tratta di una procedura molto semplice e alla portata di chiunque abbia un minimo di dimestichezza con l’Home Banking. La transazione avviene utilizzando un PC, un Tablet o, eventualmente, anche uno Smartphone. Per i dispositivi mobile, molte banche offrono anche apposite App dedicate all’Home Banking che facilitano ulteriormente l’operazione.
Anche il pagamento del MAV mediante Home Banking non prevede nessun costo aggiuntivo oltre la cifra da versare.

Una volta eseguito l’accesso al proprio servizio di Home Banking attraverso gli appositi codici di login, è sufficiente giungere alla sezione dedicata ai pagamenti, ricercando nello specifico la voce dedicata al pagamento dei MAV. A questo punto basta compilare i campi richiesti, a partire dal codice univoco del MAV passando per l’importo da versare e la causale, procedendo poi ad effettuare la transazione vera e propria, secondo le modalità di sicurezza richieste dal proprio servizio di Home Banking.

Nel caso in cui ci accorga di un eventuale errore, l’Home Banking consente generalmente di revocare la transazione entro un determinato lasso di tempo dalla disposizione, che nella maggior parte dei casi corrisponde a un’ora.

Come diventare portiere di condominio

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Soprattutto nelle grandi città ma non solo, una figura professionale in cui risulta piuttosto comune imbattersi è quella del portiere di condominio. A chi si occupa di questo mestiere sono attribuiti diversi incarichi, che spaziano dalla pulizia dell’edificio fino alla sua sorveglianza. In questo articolo scopriremo come diventare portiere di condominio, quali sono i requisiti necessari e altre curiosità riguardanti questa utile figura lavorativa.

Diventare portiere di condominio: i requisiti

Per diventare portiere di condominio non sono richiesti particolari titoli né tantomeno apposite qualifiche professionali. L’essere in possesso di un diploma di scuola superiore è già un ottimo requisito. Anche il possesso di attestati riguardanti specifici corsi di formazione può rappresentare un elemento favorevole in più per svolgere questo tipo di professione.

Nel ventaglio di ulteriori caratteristiche di una certa utilità per diventare portiere di condominio, vi sono anche:

  • La conoscenza di nozioni di contabilità e di sicurezza;
  • La capacità di relazionarsi con cortesia e discrezione;
  • La precisione;
  • L’affidabilità;
  • La disponibilità;
  • L’attenzione;
  • L’empatia per instaurare un rapporto cordiale e duraturo con i vari condomini;
  • La capacità di Problem Solving per saper affrontare con prontezza le varie problematiche a cui si può andare incontro nella gestione di un immobile, sotto il profilo della manutenzione ma non solo.

Portiere di condominio: il rapporto di lavoro

Il portiere viene generalmente nominato dall’Amministratore del condominio e dai diversi condomini nel corso di un’assemblea dedicata. Oltre a un compenso, questa figura può ricevere anche un appartamento senza l’obbligo di dover pagare l’affitto, ubicato all’interno del palazzo in cui svolge la propria attività.

Il rapporto di lavoro che contraddistingue la figura del portiere di condominio prevede tutti i diritti previsti dalla legge per qualsiasi tipologia di rapporto professionale dipendente: dai permessi straordinari al giorno di riposo settimanale, passando per la malattia, le ferie, il congedo matrimoniale nonché la maternità. A regolare l’attività del portiere di condominio intervengono infatti le apposite direttive previste dal Contratto Collettivo Nazionale di categoria.

I compiti del portiere di condominio

Tra le varie mansioni eseguite dal portiere di condominio rientrano:

  • La sorveglianza degli spazi comuni come l’androne, il portone o l’ascensore;
  • La pulizia e la cura delle aree comuni dell’edificio ed eventualmente del giardino e del cortile, in molti casi in collaborazione con una ditta di pulizie o con un’altra figura professionale addetta alle pulizie;
  • Lo smistamento della corrispondenza dei condomini che non giunge nelle rispettive cassette postali, come nel caso di raccomandate o di pacchi consegnati a domicilio;
  • L’accensione e lo spegnimento del riscaldamento.

Quanto guadagna un portiere di condominio

Il lavoro del portiere di condominio è disciplinato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CNNL) per i dipendenti di proprietari di fabbricati stipulato da Confedilizia con i sindacati CGIL-CISL e UIL. Il Contratto determina l’inquadramento, le fasce retributive e le indennità di questa figura professionale.

Lo stipendio del portiere di condominio varia in base alle tabelle retributive stabilite dal CCNL e alle specifiche mansioni che gli competono. Sono perciò previsti vari livelli di inquadramento con relativa retribuzione. Lo stipendio medio si aggira tuttavia sui 1150-1200 euro, cifra a cui si aggiungono gli scatti di anzianità previsti dal Contratto Collettivo Nazionale.

Nei casi in cui il portiere non usufruisca di alloggio all’interno dello stabile, sono previsti dei rimborsi per ogni vano e delle indennità per le specifiche mansioni.

A questa figura professionale spettano per diritto almeno 26 giorni di ferie ogni anno, da cui sono escluse le festività, le domeniche e il Santo Patrono.

Da dove iniziare

La professione di portiere di condominio è consigliabile soprattutto alle persone che provengono da altri settori di servizi, come ad esempio gli uscieri, gli operai o gli elettricisti, nei casi in cui desiderino cambiare mestiere o abbiano perso il proprio lavoro.

Per poter intraprendere il percorso che permette di diventare portiere di condominio è raccomandabile consegnare il proprio Curriculum alle Agenzie del lavoro della propria città o a società che si occupano di servizi. Risulta inoltre utile presentare la propria figura professionale agli Amministratori condominiali.

Come fare il cambio di residenza

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Che sia per questioni professionali o per motivazioni personali, nel corso della vita può capitare di doversi trasferire da una casa a un’altra o, in talune circostanze, anche da un Comune all’altro. Per molti di noi, può perciò diventare un’esigenza effettuare un cambio di residenza. Ma come si svolge esattamente questo tipo di pratica? Qual è l’iter previsto? Si tratta di una prassi che prevede tempistiche lunghe? Scopriamolo insieme.

Che cosa si intende per “residenza”

In base al Diritto italiano, con il termine “residenza” si intende il luogo in cui un soggetto ha la sua dimora abituale. La residenza non va confusa con la semplice “dimora” che, invece, costituisce il luogo in cui un cittadino si trova occasionalmente e possiede valenza giuridica solo in assenza della residenza.

Chi può richiedere il cambio di residenza

La richiesta di cambio di residenza può essere effettuata esclusivamente da parte di cittadini che abbiano già compiuto la maggiore età e che siano perciò in possesso della facoltà di autodeterminarsi. Per i minori o per i soggetti incapaci di intendere e di volere, infatti, per richiedere il cambio di residenza è necessario avvalersi di un genitore o del tutore legale.

Come fare il cambio di residenza

Per effettuare il cambio di residenza, il cittadino deve recarsi presso l’Ufficio Anagrafe del Comune in cui si trova la nuova abitazione che andrà ad occupare, comunicando la sua intenzione di chiedere il trasferimento di residenza. Per poter presentare la domanda di cambio residenza il soggetto interessato deve inoltre provare la sua identità, mostrando un documento di riconoscimento in corso di validità.

Nel caso in cui a trasferirsi sia un’intera famiglia, la richiesta può essere realizzata da uno solo dei membri maggiorenni appartenenti al nucleo familiare.

Una volta effettuata la comunicazione, l’Anagrafe compie gli accertamenti burocratici del caso. Per questo motivo, sebbene la variazione della residenza decorra a partire dal giorno in cui viene fatta la comunicazione, la tempistica necessaria per il perfezionamento della pratica può richiedere diverse settimane.

Come cambiare la residenza online

La domanda di cambio residenza può essere inoltrata anche mediante posta elettronica. Nel caso specifico, risulta necessario:

  • Andare sul sito del Comune in cui si richiede il cambio di residenza e scaricare l’apposito modello per la dichiarazione del cambio di residenza, compilandolo in ogni sua parte;
  • Sottoscrivere la richiesta tramite firma digitale o, in alternativa, farsi identificare dal sistema informatico attraverso la Carta Nazionale dei Servizi o tramite la Carta d’Identità Elettronica;
  • Inviare la dichiarazione con il cambio di residenza dalla casella di posta elettronica certificata (PEC) del dichiarante e inoltrare per posta elettronica, non necessariamente certificata, una copia della dichiarazione con firma autografa e una copia del Documento d’Identità del dichiarante.

Nei due giorni lavorativi successivi alla presentazione della dichiarazione relativa al trasferimento della residenza, l’Ufficiale dell’Anagrafe effettua le iscrizioni anagrafiche del soggetto dichiarante. Gli effetti giuridici delle iscrizioni anagrafiche decorrono, infatti, a partire dalla data della dichiarazione stessa.

Quelle appena illustrate sono le linee guida generali per il cambio di residenza online. Ogni Amministrazione può tuttavia avere prassi ancor più specifiche. Per questo motivo, è sempre consigliabile visitare il sito ufficiale del Comune in cui si richiede il cambio di residenza, così da poter verificare se vi sono istruzioni diverse.

Controlli da parte del Comune

Dopo la richiesta di cambio di residenza, generalmente il Comune effettua le apposite verifiche previste dall’iter attraverso la Polizia Locale o altro personale addetto. I controlli vengono svolti nei 45 giorni successivi alla presentazione della domanda. Se a seguito delle verifiche, l’Amministrazione non dà nessun tipo di riscontro, la richiesta si considera accettata in base al principio del silenzio-assenso. Nel caso in cui il Comune rigetti la richiesta, viene invece ripristinata la posizione anagrafica precedente.