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Differenza tra prefazione e introduzione

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Sebbene siano spesso utilizzati come sinonimi, i concetti di prefazione e introduzione sono tecnicamente molto diversi tra di loro. Ma quale è la differenza tra prefazione e introduzione? Quali sono le caratteristiche dei due vocaboli?

Liposuzione alle gambe, ecco cosa c’è da sapere

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Guardarsi allo specchio è un gesto spontaneo, che nel corso di ogni giornata scandisce una
serie indefinita di momenti. Dalla prova d’abito la mattina, al passaggio in bagno e poi al ‘viaggio’ in ascensore. Senza contare le innumerevoli occhiate che le donne si lanciano nelle vetrine, in modo da ‘vedere l’effetto che fa la mise scelta per affrontare il quotidiano.

In tutto questo c’è una costante: la ricerca della perfezione o di quella sensazione di sottile piacere che ci fa sentire realizzate e bene con il nostro corpo. Ecco perché certi inestetismi non sfuggono agli occhi delle più attente: piccoli grandi difetti ai quali si vorrebbe prima possibile porre rimedio. Per esempio le caviglie tozze oppure le ginocchia pesanti, senza contare i polpacci troppo evidenti che in genere non corrispondono ai più classici standard di bellezza ed estetica femminile.

In casi come questi può venire in aiuto per risolvere il problema un intervento di liposuzione.

Una corretta liposuzione permetterà alla donna di tornare a indossare, senza alcun timore, abiti e gonne che scoprono le gambe e le ginocchia. Resta inteso che occorre sempre anche conoscere quali sono i possibili rischi della liposuzione, ben consapevoli del fatto che trattandosi di un’operazione chirurgica in piena regola questa deve essere realizzata solo in strutture adeguate (no centri estetici o in via ambulatoriale) e da parte di professionisti esperti.

Inoltre, occorre sempre diffidare di prezzi troppo bassi per la realizzazione di simili interventi: in gioco c’è la salute.

Quando fare l’intervento e le regole della fase post-operatoria 

Non bisogna dimenticare una regola aurea di grande importanza, in relazione all’estetica
corporea e al rimodellamento dei tessuti, quella che ruota cioè attorno al concetto di
proporzione. Un corretto miglioramento della figura passa attraverso l’armonizzazione
delle sue componenti (oltre che, naturalmente, dei volumi).

Ad esempio, una liposuzione alle gambe potrà riportare a un livello più armonico il ‘dialogo’ con le cosce e le caviglie, valorizzando il personale. Dopo la fase operatoria, particolarmente importante sarà quella successiva: a questo punto seguire alla lettera le indicazioni dello specialista sarà indispensabile per ottenere il risultato desiderato.

Occorrerà tenere per almeno un mese/40 giorni una guaina contenitiva, che consentirà ai tessuti di superare la fase di ‘scollamento’ dovuta all’aspirazione dell’adipe. Si eviteranno così imperfezioni, avvallamenti e verrà ripristinata al meglio la circolazione linfatica.

Per sottoporsi a un intervento di liposuzione sono consigliati i mesi freddi dell’anno (autunno e inverno), innanzitutto per un fattore pratico legato al fatto di dover indossare la guaina. Inoltre, il caldo (sia quello estivo che quello primaverile) agendo da vasodilatatore può aggravare l’edema.

Per quanto riguarda infine le ecchimosi, una loro esposizione al sole e al calore potrebbe portare alla comparsa di chiazze spesso indelebili. L’intervento chirurgico di liposuzione è tra i più richiesti dal pubblico femminile, sempre attento alla cura della propria immagine. È un’operazione di tipo risolutivo, perfettamente in grado di andare a ridisegnare la figura e rimodellare certi inestetismi.

Anatocismo degli interessi passivi

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Negli ultimi anni si è parlato in misura diffusa di anatocismo degli interessi passivi e… spesso senza comprendere ben di cosa si tratta.

Cerchiamo allora di riepilogare i principali concetti in questa mini-guida di pratico uso.

Quando posso andare in pensione

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Quando posso andare in pensione?

La domanda è più che legittima e… i dubbi anche. D’altronde, nel corso degli anni il regime pensionistico italiano è cambiato più volte, e non sempre in maniera lineare.

Dunque, dubbi e perplessità degli aspiranti pensionati sono evidenti e diffusi. E proprio per poterli arginare almeno in parte, abbiamo voluto cercare di riassumere una breve panoramica su questo argomento.

La pensione di vecchiaia

Cominciamo dalla pensione di vecchiaia, il cui requisito contributivo è pari a 20 anni di contribuzione.

Se questo requisito non è particolarmente stringente, lo è invece quello sull’età anagrafica: è necessario avere almeno 67 anni, per tutte le categorie di lavoratori, per poter andare in pensione con questo regime pensionistico.

Si tenga anche conto che questo requisito è destinato ad aumentare con il passare degli anni. A partire dal 2019 l’adeguamento alla speranza di vita deve avvenire con una frequenza biennale (prima era triennale). E questo vuol dire che il prossimo adeguamento dei requisiti è previsto per il biennio 2021 – 2022 quando, però, in seguito a decreto del 5 novembre 2019, il MEF ha già deciso che – sulla base delle rilevazioni Istat – il requisito anagrafico rimarrà ancora fermo.

Per quanto invece riguarda i contributi considerati per il raggiungimento dei 20 anni di anzianità, precisiamo che ai fini di questo obiettivo vale la contribuzione a qualsiasi tiolo versata o accreditata.

Se non si dovessero raggiungere i 20 anni di anzianità contributiva, è comunque possibile ottenere la pensione di vecchiaia a 71 anni a fronte del versamento di almeno 5 anni di contributi.

La pensione di anzianità

La pensione di anzianità… non esiste più. O, almeno, non esiste nei termini in cui esisteva prima della riforma Fornero, che l’ha sostituita con la pensione anticipata, che consente al lavoratore di andare in pensione in maniera antecedente al raggiungimento dei requisiti della pensione di vecchiaia.

La pensione anticipata

Introdotta dalla riforma Fornero, la pensione anticipata è una prestazione pensionistica a cui è possibile accedere non mediante il raggiungimento di una certa età, bensì perfezionando il requisito contributivo. Dunque, è possibile andare in pensione prima dei 67 anni richiesti dalla pensione di vecchiaia, ma a condizione che:

  • i lavoratori uomini abbiano maturato almeno 42 anni e 10 mesi di anzianità contributiva, a prescindere dall’età anagrafica;
  • le lavoratrici donne abbiano maturato almeno 41 anni e 10 mesi di anzianità contributiva, a prescindere dall’età anagrafica.

Per quanto concerne l’adeguamento dei contributi alle aspettative di vita, si noti che tale allineamento è in realtà stato sospeso fino al 31 dicembre 2026.

Quota 100

Tra le più recenti novità in questo tema c’è sicuramente la Quota 100, un’opzione introdotta con il d.l. 4/2019, che permette ai lavoratori di poter accedere alla pensione con 62 anni di età anagrafica e 38 anni di anzianità contributiva.

La misura ha carattere sperimentale, e per il momento è rivolta a tutti i lavoratori dipendenti, autonomi e iscritti alla gestione separata INPS, che matureranno i requisiti entro il 31 dicembre 2021.

Opzione donna

Un altro regime piuttosto particolare è quello dell’opzione donna, prorogata dal decreto legge 4/2019 e poi dalla legge di Bilancio 2020.

L’opzione donna è – come suggerisce il nome stesso – un’opzione rivolta alle sole donne lavoratrici, cui è concesso di accedere alla pensione con almeno 35 anni di contribuzione e almeno 58 anni di età se dipendenti, e 59 anni se autonome, in alternativa alle altre forme di pensionamento, se i requisiti sono stati maturati entro il 31 dicembre 2019.

APE sociale

L’APE sociale, prorogata per tutto il 2020, permette a particolari categorie di lavoratori, individuate dalla legge, di poter ottenere un assegno “ponte” fino alla maturazione dei requisiti necessari per la pensione di vecchiaia. Per poter conoscere quali categorie di lavoratori siano interessati da questo provvedimento, e quali i requisiti per ciascuna delle rispettive classi di lavoratori, consigliamo tutti i soggetti interessati a consultare il sito internet inps.it.

L’elenco delle varie formule per poter andare in pensione potrebbe tuttavia estendersi ulteriormente. Si pensi ai lavoratori precoci e, dunque, alla pensione contributiva anticipata. Oppure, si pensi agli addetti alle mansioni gravose o all’isospensione.

Per poterne sapere di più non possiamo che suggerire di consultare il sito internet dell’INPS, e domandare allo stesso istituto previdenziale un supporto specifico e qualificato per poter comprendere in quale casistica si ha il diritto di ricadere per poter andare in pensione.

Scorporare l’IVA: ecco come fare

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Per tutti i titolari di partita IVA, professionisti o aziende, conoscere il valore dell’IVA a credito e a debito è molto importante, perché permette di comprendere l’entità del valore aggiunto applicato in termini di imposta a un bene o a un servizio.

Ma che cosa significa scorporare l’IVA? E in che modo si effettua lo scorporo dell’IVA?

Cerchiamo di comprendere quali siano le caratteristiche di questa operazione, che permette ai titolari di partita IVA di poter conteggiare l’importo effettivo dei crediti e dei debiti verso clienti e fornitori, orientandosi dunque al meglio nella gestione dell’imposta.

Eredità senza figli: quale la sua sorte?

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Come viene disciplinata l’eredità senza figli? Che fine fa il patrimonio del titolare, deceduto senza lasciare figli?

Asse ereditario: cos’è e cosa comprende

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L’asse ereditario, o massa ereditaria, è il complesso dei beni, dei diritti e delle obbligazioni che appartengono alla persona defunta, e che ricadranno sulle spalle degli aventi diritto in sede di successione.

Rinnovo permesso di soggiorno

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Il rinnovo del permesso di soggiorno è una  procedura che deve essere richiesta alla Questura della provincia dove il cittadino straniero dimore, con una tempistica pari a 60 giorni prima della sua scadenza.

Ma che documenti bisogna allegare?

Rinnovo del permesso di soggiorno per motivi di lavoro

Il caso più tradizionale di rinnovo del permesso di soggiorno è quello per motivi di lavoro.

In questo caso, oltre alla espressa richiesta di permesso di soggiorno, bisognerà allegare all’istanza anche:

  • fotocopia delle pagine del passaporto riportanti i dati anagrafici, i timbri di rinnovo, i visti;
  • fotocopia del permesso di soggiorno in scadenza;
  • fotocopia del codice fiscale;
  • fotocopia della certificazione di residenza o stato di famiglia o della dichiarazione di ospitalità o contratto di affitto relativi all’alloggio di domicilio;
  • fotocopia del Mod Unificato lav inviato dal datore di lavoro all’Inps o del Modello Q in caso di lavoro domestico;
  • fotocopia della documentazione attestante la disponibilità di un reddito da lavoro o da altra fonte lecita: Cud, Unico, ultima dichiarazione dei redditi, buste paga relative al periodo di assunzione.

In caso di lavoro domestico bisognerà anche presentare le fotocopie dei versamenti dei contributi previdenziali all’Inps.

Rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari

La domanda del rinnovo del permesso di soggiorno per motivi familiari dovrà essere presentata compilando l’apposita istanza e allegando:

  • fotocopia delle pagine del passaporto riportanti i dati anagrafici, i timbri di rinnovo, i visti;
  • fotocopia del permesso di soggiorno in scadenza;
  • copia del passaporto del familiare (pagine con dati anagrafici);
  • copia del titolo di soggiorno del familiare;
  • fotocopia del codice fiscale del richiedente e del familiare;
  • dichiarazione del familiare che provvede al sostentamento dell’interessato attraverso la compilazione dell’atto di notorietà di mantenimento.

Perché il rinnovo del permesso di soggiorno può esser negato

Nel momento in cui si troverà a valutare il rinnovo del permesso di soggiorno, la Questura dovrà prendere in considerazione la presenza o meno di eventuali reati ostativi al rinnovo del titolo.

In sintesi, i principali motivi che potrebbero portare al diniego del rinnovo sono quelli inerenti:

  • pericolosità per ordine pubblico e per la sicurezza dello Stato;
  • condanne, anche con sentenza non definitiva, per uno dei reati che sono previsti ex art. 380 co. 1 e 2 del cpp, anche se la sentenza è stata emessa in seguito a patteggiamento, oppure per reati che sono legati agli stupefacenti, la libertà sessuale, il favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, la prostituzione, lo sfruttamento dei minori;
  • condanne definitive per la violazione delle norme sul diritto d’autore.

Cosa succede in caso di mancato rinnovo

Nell’ipotesi in cui la domanda di rinnovo del permesso di soggiorno dovesse essere rifiutata, l’interessato riceverà un preavviso di rigetto in cui verranno riportati i dati identificativi della pratica e le motivazioni per cui è stata attivata la procedura di rigetto.

A quel punto l’interessato avrà 10 giorni di tempo, ex art. 10 bis della l. 241 sul procedimento amministrativo, per poter produrre una memoria scritta, in cui tentare di proporre nuove motivazioni o contestare la scelta della Questura, documentandola adeguatamente.

Fatto ciò, la Questura potrà accogliere o meno le argomentazioni proposte con la memoria dell’interessato. In ogni caso, se la Questura non dovesse avere già adottato il provvedimento di rigetto e la documentazione fosse integrata anche oltre i 10 giorni, dovrà comunque prenderla in considerazione.

Nell’ipotesi di definitivo rigetto, lo straniero sarà invitato ad allontanarsi dal territorio nazionale entro 15 giorni.

Contro il diniego di rilascio o di rinnovo del titolo di soggiorno, l’interessato potrà agire in ricorso presso il tribunale amministrativo competente entro 60  giorni, ad eccezione dei ricorsi che riguardano il diritto dell’unità familiare, che potranno invece essere proposti presso il Tribunale ordinario.