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Milano, Sala “far conoscere di più lo spazio Alda Merini”

MILANO (ITALPRESS) – “Bisogna fare qualcosa di più per far conoscere” lo spazio Alda Merini di via Magolfa 30. “La mia promessa è fare qualcosa da questo punto di vista”. Sono le parole del sindaco di Milano Giuseppe Sala che oggi ha visitato la casa museo dedicata alla poetessa milanese, accettando l’invito della direttrice Donatella Massimilla. Una promessa che si traduce anche in una accelerazione dei tempi per la posa della segnaletica turistica all’altezza del ponte Alda Merini, sul Naviglio. Cartello oggetto di una delibera che il Municipio 6 ha approvato un anno fa e che però non ha ancora trovato attuazione: “Oggi la cartellonistica fisica serve, accelereremo – ha confermato il sindaco, sottolineando poi anche che – bisogna lavorare molto più sul digitale e sullo storytelling per far sì che chi arriva a Milano abbia già in mente di venire qui”. “Una città come Milano – ha detto rivolgendosi a chi lo gestisce questo spazio comunale dal 2021 – è fatta di percorsi, di momenti. Noi costruiremo bene il nostro futuro se sapremo fare tesoro del nostro passato. Alda Merini è stata un bene prezioso per questa città. Vi ringrazio per quello che fate per tenere vivo questo luogo, ai miei assessori il compito di darvi una mano con forza”, ha concluso annunciando che dedicherà la puntata di domani del suo podcast proprio ad Alda Merini. “Questo per noi è un successo – ha commentato la direttrice artistica, la regista Ambrogino d’Oro Donatella Massimilla – perchè il sindaco ha capito che siamo uno spazio ibrido ma siamo soprattutto uno spazio ancora invisibile, siamo uno spazio di confine dove il teatro d’arte sociale trova la sua casa. Speriamo – ha aggiunto – di trovare un pò di supporto, chissà forse uno sponsor che venga ad aiutarci. Noi vogliamo restare aperti tutti i giorni e lavorare sul territorio da Milano per l’Europa e il mondo”. L’evento è stato l’occasione per far conoscere al sindaco e alle altre istituzioni presenti i bozzetti raccolti nella mostra “Dario Fo, il Maestro dei Pennelli” e un estratto della performance “Alda Merini ad Alta Voce”, oltre ad una poesia di Alda Merini, “La sigaretta”, interpretata in Lis da Delphine Caron. “Siamo molto felici – ha concluso Massimilla – perchè è stata creata una rete di associazioni e persone che hanno donato un pezzo del loro cuore”.(ITALPRESS).

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Truffa a due anziane sorelle di Cremona, indagata ex bancaria

CREMONA (ITALPRESS) – I Finanzieri del Comando provinciale di Cremona hanno sequestrato beni per oltre 2 milioni di euro riconducibili a una ex funzionaria di banca di Cremona, indagata anche per autoriciclaggio, ed ai suoi familiari. Il provvedimento, disposto dal gip del Tribunale di Cremona, ha riguardato 24 immobili tra terreni e fabbricati, appartamenti di lusso, ville ed un’azienda agricola, conti correnti ed investimenti finanziari, quote sociali, due auto di grossa cilindrata, una motocicletta Harley Davidson e due orologi Rolex.
L’indagine svolta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Cremona ha consentito di rilevare come la bancaria, attraverso artifizi e raggiri, avrebbe carpito la fiducia di due anziane sorelle (una nata nel 1930, l’altra nel 1932 e nel frattempo decedute), clienti della banca presso cui la funzionaria svolgeva le mansioni di private banker.
In particolare, approfittando della loro solitudine e delle loro precarie condizioni di salute, le avrebbe indotte a compiere una serie di atti (apertura di conti correnti, sottoscrizione di polizze vita con beneficiaria lei stessa o suoi familiari, ordinativi di bonifici e assegni circolari per pagamenti di acquisti personali), ovvero, falsificando le loro sottoscrizioni in calce a documenti bancari e operando direttamente sui loro conti correnti, anche attraverso internet, avrebbe procurato a sè, e ai suoi familiari (marito, madre e suocera), l’ingiusto profitto ai danni delle anziane sorelle, privandole della quasi totalità dei loro averi.
La minuziosa ricostruzione dei movimenti bancari e delle operazioni finanziarie che sarebbero state indotte dalla funzionaria di banca alle due anziane sorelle ed i numerosissimi prelevamenti di denaro contante, avrebbero avuto l’effetto di sottrarre loro, la disponibilità di una somma di denaro superiore ai 2 milioni di euro, somma poi confluita su conti correnti o comunque nella disponibilità della bancaria, del marito, della suocera e della madre e oggetto poi di successivo trasferimento-investimento in quote sociali e acquisto di immobili e beni di lusso.
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Inflazione, Centromarca “Tempesta perfetta sul largo consumo”

MILANO (ITALPRESS) – “Nel settore del largo consumo l’effetto della fortissima concorrenza e la costante ricerca di efficienza hanno sempre contribuito a contenere la dinamica dei prezzi. Il quadro inflattivo attuale è la conseguenza di eventi rilevanti e non prevedibili che hanno investito le imprese. Nell’ultimo biennio sono state indebolite dalle conseguenze della pandemia, dalle tensioni sui prezzi delle materie prime e dalle strozzature delle catene di approvvigionamento globali. Poi si sono presentati gli effetti della guerra in Ucraina, le tensioni geopolitiche e l’incremento dei costi finanziari. Da questa tempesta perfetta è scaturita la più alta inflazione esogena da costi degli ultimi decenni e ne sono derivati pesanti extracosti che nei mesi scorsi non sono stati trasferiti a valle”. Nel corso della conferenza stampa promossa oggi a Milano da Centromarca, il presidente dell’associazione, Francesco Mutti, ha messo in evidenza le criticità che hanno investito l’industria del largo consumo e che potrebbero pregiudicare la sopravvivenza di molte realtà del tessuto produttivo. “E’ una dinamica assolutamente non paragonabile a quella degli Anni Settanta, quando non esisteva ancora il buying power della moderna distribuzione – ha aggiunto -. La crescita dei prezzi – descritta e commentata a più riprese dai mezzi d’informazione – è il segnale che la situazione per le imprese non è più sostenibile”.
Secondo le stime redatte dalla società di consulenza Prometeia, anche ipotizzando il quasi totale trasferimento a valle dei costi sostenuti, circa il 30% delle aziende industriali del largo consumo si troverebbe comunque ad operare con margini negativi, accentuando una sofferenza già manifestata dal 23% dei produttori nel 2021. Il quadro è critico perchè i costi non sono stati immediatamente trasferiti a valle a causa del divario temporale, di parecchi mesi, presente nel passaggio dei listini dall’industria alla distribuzione. I ricercatori ritengono a potenziale rischio il 18% del fatturato dell’industria del largo consumo, rispetto al 16% medio stimato per il manifatturiero nel suo complesso. Alti e bassi cicli di mercato, grande volatilità, tensioni sui beni energetici e politiche monetarie restrittive potrebbero pregiudicare la continuità nel medio termine di molte imprese.
“Ovviamente – ha sottolineato Mutti – i costi si trasferiscono a valle con tempi e intensità diverse, in relazione ai settori e alle differenti strutture dei costi e della marginalità. Tutto ciò in un contesto di basso potere d’acquisto delle famiglie di cui tutte le aziende sono pienamente consapevoli”.
Nel panorama industriale nazionale, secondo Prometeia, le imprese produttrici dei beni di largo consumo confezionato, dell’alimentare in particolare, dovrebbero registrare le maggiori penalizzazioni, in ragione dell’incidenza dei costi per materie prime ed energia molto rilevanti soprattutto nelle fasi di trasformazione a monte. Per l’insieme del settore alimentare e bevande, per esempio, le materie prime incidono in media per il 63% del fatturato. All’interno dell’industria del largo consumo, stando alle stime, soltanto la metà delle aziende oggi sarebbe in grado di assorbire il 50% degli aumenti dei costi operativi senza portare in negativo la marginalità.
Gli impatti sarebbero pesanti in termini di investimenti ed occupazione se si considera che l’industria del largo consumo pesa per il 17,3% sugli investimenti e per il 14% sui posti di lavoro del comparto manifatturiero. Se una tale stretta dovesse verificarsi, contribuirebbe ad aggravare di un ulteriore 0,8% la pressione sui consumi delle famiglie indotta dalla minore occupazione. Dalla possibilità di mantenere in salute i conti economici dipendono inoltre gli investimenti per l’innovazione, la sostenibilità e il presidio della qualità che hanno consentito all’industria del largo consumo di presidiare efficacemente settori maturi sul mercato interno e di riposizionarsi sui mercati esteri, fatti rilevanti per la competitività dell’intera filiera.
In merito all’ipotesi di moratoria degli aumenti dei listini, formulata in più occasioni da associazioni e aziende della moderna distribuzione, con la quale le associazioni e le industrie produttrici sono state invitate a un confronto collettivo, Centromarca ritiene che non possa in alcun modo essere valutata nel merito. Determinerebbe, infatti, sia turbative in un mercato che nel tempo ha migliorato la sua efficienza sia distorsioni nella concorrenza non compatibili con la normativa antitrust. L’associazione sottolinea, inoltre, che assumere impegni per conto dei propri aderenti non rientra nelle prerogative statutarie. Le aziende devono intervenire sui listini in totale autonomia, nel rispetto della normativa antitrust, sulla base di strategie commerciali molto differenziate tra di loro. Rileva, infine, che l’industria ha profuso ingenti sforzi per contenere l’inflazione e non ritiene appropriate dichiarazioni di terzi che potrebbero far presumere all’opinione pubblica e ai policy maker che gli autonomi interventi delle singole industrie sui listini siano frutto di decisioni puramente speculative.
“Centromarca – ha auspicato Mutti – era e resta ampiamente disponibile a discutere con il Governo, ad un stesso tavolo che coinvolga le aziende della moderna distribuzione, per ragionare su vie di sbocco percorribili a una situazione complessa che ha investito la filiera e il Paese”.

– foto ufficio stampa Centromarca –
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“Fili” in mostra al Museo del Design, il futuro dell’asse Milano-Malpensa

MILANO (ITALPRESS) – Dal 23 gennaio al 5 febbraio 2023, Adi Design Museum ospita la mostra dedicata a “Fili”, progetto di rigenerazione urbana ed extraurbana promosso da Regione Lombardia, Fnm, Ferrovienord e Trenord. Fili prevede la riqualificazione dei principali centri di connessione di Ferrovie, da Milano Cadorna a Malpensa, e si accompagna a interventi di ricucitura urbana con l’adozione di soluzioni all’avanguardia nel disegno architettonico e nella sostenibilità ambientale. Nel Museo del Design, sede del premio Compasso d’Oro, il più antico e istituzionale riconoscimento del settore a livello mondiale, la mostra descrive il percorso progettuale di “design thinking” che ha portato alla creazione dell’identità visiva di Fili, dall’esplorazione del Dna del progetto e dei suoi valori fino allo sviluppo di un sistema di elementi coerenti e distintivi che trasmettano i concetti su cui è fondato. All’evento inaugurale sono intervenuti, tra gli altri, il presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, l’assessora alle Infrastrutture, Trasporti e Mobilità sostenibile della Regione Lombardia Claudia Maria Terzi, il presidente di Fnm Andrea Gibelli e il presidente di Adi Design Museum Luciano Galimberti.
L’allestimento è realizzato interamente con materiali ecologici e riciclabili e si configura come un vero e proprio percorso, un sistema di travi e colonne nude che rappresenta le connessioni strutturali ed evoca la tratta Milano Cadorna – Malpensa. Le travi accompagnano il visitatore alla scoperta del progetto, le colonne raccontano i promotori. Il racconto si snoda attraverso tre diversi livelli di narrazione: un primo livello composto dalle tavole in cui viene descritto il percorso progettuale di design; nel secondo livello, sei vele a caduta spiegano al visitatore gli interventi che compongono il progetto; mentre nel terzo troviamo tre biciclette che stanno a sottolineare l’intervento che prevede la superstrada ciclabile Milano Cadorna – Malpensa. Il viaggio attraverso Fili si conclude con la presenza dello stand itinerante che fa tappa all’esterno del museo nel suo percorso, avviato a luglio 2022, che ha già visto sei diversi appuntamenti tra Milano, Varese, Busto Arsizio e Como. “Credo – ha commentato Fontana a margine dell’inaugurazione – che sia una vera novità il fatto che il design non è limitato al singolo oggetto ma è esteso a un territorio”. Fili, per Fontana, è un progetto strategico sull’asse Milano Cadorna-Malpensa, anche in vista delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026: “Accanto alla mobilità su ferro – ha infatti aggiunto – ci sarà una mobilità dolce lungo tutti i 40 e più chilometri che collegano Milano Cadorna a Malpensa.
Inoltre, ci sarà una pista ciclopedonale e una piantumazione di alberi per garantire sostenibilità ambientale” all’intero intervento. Attraverso Fili, ha infine sottolineato, sarà possibile “interconnettere i luoghi di Milano, Saronno e Busto Arsizio” e al tempo stesso metterli al centro di “una grande rigenerazione urbana”. L’idea della mostra nasce durante il tour per le piazze organizzato da Fnm e vuole rispondere alla domanda: “Come mai il design si occupa di urbanistica?”. Ha spiegato quindi Gibelli: “Abbiamo voluto usare questo spazio del design per trasmettere un cambio di scala, dai piccoli oggetti alle grandi infrastrutture urbanistiche. Fili è uno dei due progetti emblematici di Fnm sui due tratti ferroviari, quello tra Milano, Varese e Como, che è Fili, e il secondo, che è quello della Hydrogen Valley in Valcamonica”. In tutto, i progetti sull’asse tra la stazione di Cadorna e l’aeroporto sono sei ma “Fili ha la caratteristica di essere aperto, quindi non è detto che, innescando un effetto leva su aree rigenerate, quelle limitrofe non possano attrarre capitali e generare occasioni di nuova urbanizzazione”.
foto xa1 Italpress
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Regionali Lombardia, per Majorino parola d’ordine “cambiare tutto”

MILANO (ITALPRESS) – La parola d’ordine che attraversa tutti i temi della proposta elettorale di Piefrancesco Majorino è cambiamento. Il candidato unico del centrosinistra, in corsa per succedere ad Attilio Fontana nella guida di Regione Lombardia, ha sviscerato i suoi cavalli di battaglia durante un’intervista con Claudio Brachino nello spazio della rubrica di Italpress “Primo Piano”. Dalla sanità al trasporto pubblico, dal lavoro alla sicurezza e al welfare, passando per il Pnrr e finendo con le sfide che attendono un Pd ferito dal “più grave scandalo giudiziario” che abbia mai convolto il Parlamento Europeo. Innanzitutto la sanità, fronte caldo e pregnante in una Regione come la Lombardia che destina a questa voce di bilancio circa l’80% della sua spesa corrente. “Una grande eccellenza”, riconosce Majorino, a cui è però mancata “una politica regionale” di coordinamento. E attacca: “Liste di attesa lunghissime, fino a 24 mesi per la neuropsichiatria. E’ evidente che il problema non c’è solo in Lombardia ma non c’è un’altra regione in Italia in cui sia esploso in pochi anni come è successo in Lombardia”. “Fontana e Moratti non hanno fatto niente” per affrontare quella che per l’avversario del centrosinistra “è l’emergenza numero uno”, una “sanità pubblica” ad oggi “ingolfata” dalla carenza di risorse. E poi “bisogna rilanciare i medici di medicina generale” per prevenire gli effetti sul medio e lungo periodo di questa mancanza cronica: “Avremo il 40% di mmg in meno in Lombardia se non si interviene subito”, avverte. Insomma “c’è da ricostruire il sistema socio sanitario e per questo ci vuole cambiamento”. Ma salute ha anche una accezione più ampia, ragiona l’ex assessore di Milano: “Siamo la regione più inquinata d’Europa, dov’è il piano per il trasporto pubblico? Puoi dire alle persone di lasciare a casa l’auto solo se dai loro un’alternativa. Tutto ciò è mancato in questi anni”, ecco perchè “ci vuole un cambio di passo”. Parlando quindi di ambiente, il dem attacca la destra della regione che “in questi anni in Lombardia se l’è cavata dicendo che non esiste, come se non ci fosse responsabilità dirette”: basta “essere negazionisti su questo problema, io voglio un pacchetto di risorse per il Tpl e voglio ribaltare la gestione di Trenord, diventata una cosa non dignitosa”. Tra le proposte qualificanti del programma di Majorino spicca, a proposito, “la gratuità del biglietto per gli under25, per aiutare il diritto allo studio”, una misura che, sostiene, “si può realizzare”. Una cosa che si deve realizzare, invece, è la lotta all’inquinamento, che passa anche attraverso l’efficientamento del riscaldamento domestico. Per questo servono risorse: “Voglio che nelle case popolari di gestione regionale ci sia un grande intervento di riqualificazione”, promette. Con che soldi? “I soldi ci sono in Europa: il Green Deal, il pacchetto Fit for 55, i fondi di transizione. Bisogna andarli a prendere”. Come? “Io voglio una struttura regionale” dedicata, “un super assessore” che riorganizzi la macchina. Pessimo, infatti, il giudizio su come la giunta Fontana amministra le risorse del Pnrr: “Malissimo, Fontana è stato immobile”, sebbene la Lombardia abbia “un terzo settore e un sistema impresa” che potrebbero darle la marcia in più necessaria a “fare uno scatto più velocemente di altri”, è l’opinione di Majorino. Pnrr che significa sviluppo che presuppone e chiama lavoro. Sostegno a imprese, esenzione dell’Irap per i primi 3 anni a start-up, un nuovo patto con le parti sociali, salario minimo contro il lavoro povero: questo il viatico per affrontare il caro vita ed esaltare l’attrattività della regione. E se Milano è la città più cara d’Italia, “il costo della vita è esploso” un pò ovunque e “a livello governativo non ci sono azioni sufficienti in questo momento per far fronte al +12% che costa fare la spesa oggi”. Allora “la casa è essenziale: per me significa sostegno agli affitti con l’implementazione del fondo e nuovi accordi pubblico-privato per far ripartire l’housing sociale”. Il punto è la rigenerazione del costruito e qui scatta l’affondo alla giunta ancora in carica: “Quindici mila case vuote di proprietà regionale? Solo per questo Fontana dovrebbe cambiare mestiere”. Majorino immagina di ripopolare i quartieri Aler con l’arrivo di giovani coppie, attività d’impresa e servizi sociali, anche per rendere i luoghi più sicuri. E proprio la sicurezza è un “tema su cui la politica deve fare un salto di qualità e responsabilità reciproca, basta farne tema di conflitto, anzi: si faccia di più e tutti assieme”.Spazio dunque alla politica per così dire partitica, rivolgendo innanzitutto lo sguardo in casa propria. L’europarlamentare del Pd – così come anche l’uscente Fontana – non nasconde di temere l’astensionismo ma al tempo stesso è convinto che la sua corsa per il Pirellone possa rappresentare “un laboratorio politico” che sta “risvegliando la partecipazione. Per questo – aggiunge senza mezzi termini – sono confidente di giocarmela e credo ci sarà buona mobilitazione elettorale a mio sostegno”. Dopodichè “so che molta gente non verrà a votare comunque”, quindi, dice “ai suoi, “serve una politica attenta ai bisogni materiali delle persone: spero che il Pd si dia una mossa a uscire dal confronto interno e faccia uno scatto per parlare di sanità, lavoro, diritti sociali”. Questo il monito e l’auspicio finali, parlare “il linguaggio di concretezza” e così puntare dritto alla sfida del 26 febbraio. Quel giorno si saprà chi tra Stefano Bonaccini, Elly Schlein, Paola De Micheli e Gianni Cuperlo sarà stato scelto per raccogliere il testimone dell’ormai ex segretario Enrico Letta: “Io sto lavorando con tutti i candidati molto bene e sento molto sostegno – commenta Majorino – Ora ci siamo, tra cinque settimane avremo un o una leader che guiderà il Pd in una fase radicalmente nuova. Sono ottimista perchè credo nella buona qualità dei quattro candidati e so che solo i pazzi si dividerebbero dopo questo confronto”. E in tema di spaccature, non manca una stoccata al Governo sull’autonomia differenziata: “Mi piace il principio dell’autonomia come sburocratizzazione e decentramento, mi piace il sostegno alle autonomie, ma nulla di ciò che sta proponendo Calderoli: quindi autonomia sì ma non così. Le difficoltà che la proposta di Calderoli sta incontrando, anche nella maggioranza, dovrebbero essere l’occasione per rimetterla nel cassetto e riaprire un confronto trasversale con le opposizioni e le autonomie locali”. A Brachino che chiede infine un giudizio politico sul governo e sulla prima presidente del consiglio della storia della Repubblica, il dem risponde: “La manovra è troppo piccola, l’attacco alle intercettazioni non mi piace” ma soprattutto “mi preoccupa che stiano pensando di attaccare la legge 194. Noi da qui non lo permetteremo: io voglio vincere in Lombardia anche per dimostrare un modo diverso e più lungimirante di applicarla effettivamente e garantire alle donne il diritto dell’interruzione di gravidanza”.(ITALPRESS).

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Lombardia, Moratti “La farò crescere come ho fatto con Milano”

MILANO (ITALPRESS) – Rivendica competenza, esperienza, capacità di ascolto dei territori e programmazione. Un pò politica, rigorosamente “civica”, un pò manager, è convinta di essere la novità di queste elezioni regionali, in equilibrio pragmatico tra continuità e discontinuità, cambiamento e conservazione. Così si presenta Letizia Moratti durante un’intervista con Claudio Brachino nello spazio della rubrica di Italpress “Primo Piano”. La candidata civica sostenuta dal Terzo Polo che corre per strappare al centrodestra la guida delle Regione Lombardia dopo 28 anni di dominio incontrastato si dice “estremamente fiduciosa” di vincere. Tanto che la sua proposta civica potrebbe rappresentare persino un argine all’astensionismo: “Il mio rapporto col Terzo Polo è ottimo – sottolinea l’ex vicepresidente e assessora alla Sanità della giunta Fontana – i loro sono ottimi candidati e stiamo lavorando benissimo insieme, ma la mia proposta civica guarda agli elettori che non hanno votato perchè non si ritrovano nell’attuale quadro politico”. E qual è il quadro politico lombardo secondo Letizia Moratti? La candidata riannoda i fili a partire dal giorno in cui annunciò la scelta di correre sola e ricorda le ragioni dello strappo col centrodestra: “Io, chiamata a risolvere il disastro della campagna vaccinale in Lombardia, non mi sono ritrovata nella politica sulla salute del governo, troppo ammiccante rispetto ai no vax. Di fronte a provvedimenti che la Regione ha accettato e con cui non ero d’accordo, per serietà non potevo rimanere”. Parla di politica pura, prima che di temi elettorali, e promuove Meloni (“è molto positivo avere una donna premier le donne perchè hanno sensibilità diverse, ma io avrei investito di più in istruzione e sanità”), infatti la premier “sta tenendo una politica coerente con le esigenze di bilancio pubblico”, nonostante, e qui scatta la stoccata al centrodestra, “mi sembra che non sia sempre aiutata dai suoi alleati: in un periodo così difficile ci sarebbe bisogno di grande coerenza per un’azione di governo che sia incisiva”. Incisività che, a detta sua, è il segreto che la porterà a battere ogni avversario: “Ho saputo far crescere Milano con l’Expo, ora voglio mettere le mie competenze a disposizione della mia Regione che non cresce da 10 anni”. A partire dalla sanità, ambito d’elezione per l’ex numero due del Pirellone: “So dove intervenire e vorrei concludere il lavoro appena iniziato”, un lavoro almeno duplice “di rafforzamento della sanità territoriale attraverso case di comunità, ospedali di comunità e poliambulatori diffusi” e di interventi “sui tempi d’attesa”. “E’ vero che tutti noi candidati puntiamo molto sul tema della sanità ma io ho dimostrato di saper fare e di avere coraggio” replica quindi a Brachino, portando le sue prove: la gestione della campagna vaccinale, con l’azzeramento dei vertici di Aria, il ribaltamento della struttura informatica della Regione e la Lombardia che infine scala le classifiche europee. Il faccia a faccia, comunque, è l’occasione per presentare i temi del programma, “un piano di governo che ha un metodo diverso perchè prevede obiettivi di breve, medio e lungo periodo, con rendicontazione a seconda degli step di raggiungimento degli obiettivi”, spiega l’ex sindaca, e che si fonda su un “metodo previsionale che Regione non aveva”. Questo significa “collegare offerta e domanda di servizi, stratificazione dei bisogni in tutte le province e in tutti i settori, lavoro collegiale e non più a silos” tra assessorati. Questo, aggiunge, significa avvalersi del contributo di esperti e ancora di più potenziare “il raccordo con il territorio: c’è scollamento tra la Regione e i territori – affonda, condividendo racconti dal viaggio elettorale a bordo del suo pullman – in particolare coi i piccoli comuni, potrà pure dipendere dalla legge incompiuta sulle province ma a chi governa questo alibi non è concesso”. I comuni, per Moratti, vanno aiutati anche nella gestione dei fondi del Pnrr: “Loro sono i soggetti attuatori ma spesso non hanno tecnici, quindi c’è una regia che va ripresa in mano a livello regionale”. E poi “il tema della macroregioni è importante, i confini amministrativi non dicono nulla – aggiunge – l’autonomia è importante, alla Lombardia interessa, in più qui è stata votata” quindi bene il ministro Roberto Calderoli sull’inserimento dei Lep nel disegno della riforma perchè “quando si stabiliscono i livelli essenziali delle prestazioni e i costi standard, non si favoriscono diseguaglianze”. Diritti uguali per tutti e proposte: accresciuta efficienza dei trasporti e della mobilità su scala regionale attraverso la messa a gara di Trenord, maggiore sicurezza con l’incremento di personale Polfer, rafforzamento dei diritti sociali con politiche abitative e per la famiglia, sostegno alla natalità e al lavoro femminile, spinta alla crescita mediante agevolazioni nell’accesso al credito per le 700mila piccole e medie imprese lombarde. Questi, in sintesi, i punti salienti del programma ribaditi da Letizia Moratti, che conclude: “Io corro per vincere”. (ITALPRESS).

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Con Gruppo Cap e Fondazione Feltrinelli la città di Milano vista dai giovani

MILANO (ITALPRESS) – Il diritto alla casa e il problema degli alloggi, gli spazi verdi e la sostenibilità, gli stili di vita e l’inclusività ma soprattutto le aspirazioni di una intera generazione. Questi i temi dei due progetti multimediali realizzati da 15 ragazzi e ragazze tra i 18 e i 25 anni che hanno raccontato le periferie della Milano di oggi grazie al progetto per aspiranti giornalisti “Milano Unplugged. Inchiesta di una generazione”, promosso da Fondazione Feltrinelli e Gruppo Cap, la green utility che gestisce il servizio idrico integrato della Città metropolitana di Milano. Le due inchieste audiovisive, condotte e realizzate nei quartieri tra Stadera, Chiesa Rossa e Barona dopo cinque mesi di lavoro, sono state presentate oggi nel corso di un evento presso l’Arca, la sede di Gruppo Cap in via Rimini. Il progetto “Milano Unplugged. Inchiesta di una generazione” ha visto 15 giovani coinvolti in un periodo laboratoriale di formazione e una successiva esperienza sul campo attraverso la quale hanno realizzato l’inchiesta audiovisiva. Durante tutte le fasi del progetto, i partecipanti sono stati affiancati da ricercatori sociali, professionisti nella realizzazione di inchieste ed esperti dell’audiovisivo.
“La casa degli altri”, il primo dei progetti presentati, si concentra sul tema del diritto alla casa aprendo a considerazioni più ampie sulla qualità dell’abitare in una città che, da questo punto di vista, sappiamo presentarsi a tratti escludente, anche per le nuove generazioni. Il secondo, “Giorno dopo giorno”, si focalizza invece sul tema degli spazi verdi e riflette una domanda di stili di vita più sostenibili e responsabili, di un modello di sviluppo più attento all’ambiente, che migliori la vivibilità dei centri urbani e possa ricucire le fratture tra tempi di vita e di lavoro. All’evento hanno partecipato il fotografo Filippo Romano, la documentarista Anais Poirot e Francesca Tonelli di CoopZero5, che hanno accompagnato i ragazzi lungo tutto il periodo formativo e durante la realizzazione delle inchieste multimediali. Sono intervenuti anche Massimiliano Tarantino, direttore di Fondazione Feltrinelli, Alessandro Russo, amministratore delegato di Gruppo Cap, Natale Carapellese, presidente del Municipio 5, Santo Minniti, presidente del Municipio 6 e Pierfrancesco Maran, assessore alla Casa e Piano Quartieri del Comune di Milano.
“Il dialogo con le nuove generazioni è essenziale per costruire giorno per giorno quel futuro che li vedrà protagonisti”, ha commentato Alessandro Russo. “La mission di una azienda pubblica come Cap – ha aggiunto – è quella di contribuire a migliorare la qualità della vita delle persone che serviamo attraverso la gestione di un bene prezioso come l’acqua ma anche attraverso la crescita sostenibile del territorio su cui operiamo. Per questo – ha proseguito – abbiamo voluto costruire la nostra nuova sede in un luogo periferico della città, con l’intento di diventare centro di aggregazione per gli abitanti del quartiere e punto di riferimento di un’opera di riqualificazione. Temi che ritroviamo perfettamente espressi e illustrati nelle due inchieste multimediali realizzate dai ragazzi del progetto”. “Fondazione Feltrinelli – ha spiegato Tarantino – si occupa di politica, cultura, città, sostenibilità, lavoro e nuove generazioni, tutte cose difficili da sviluppare in maniera originale. Noi abbiamo la missione anti-storica di rendere i cittadini stessi protagonisti dei temi, cercando di includere i portatori d’interesse nella generazione del contenuto. Perciò la prima cosa che facciamo è farci domande. Di chi è la città? Chi fa la città? Non dobbiamo rispondere in maniera retorica ma misurarci con la città. Perciò “Milano Unplugged” è una perla della collana di tutti i nostri progetti e le due inchieste presentate, su due grandi temi come la casa e il verde, sono dirompenti e attuali”.
“La politica non può imporre dall’alto un tema se non c’è un sentimento di urgenza dal basso e la cultura può far sorgere questo sentimento – ha sottolineato Maran – Cap poteva limitarsi a fare il suo, che è già tanto, invece fa dei progetti come questo che hanno una visione culturale e immagina spazi dentro la sua sede che dialogano con il quartiere, un quartiere popolare su cui gli investimenti non sono mai abbastanza. I temi di queste inchieste sono urgenti e sono temi che oggi la città inizia a porsi. Far emergere la voce della generazione che più di altre può pagarne le conseguenze, quindi, è di forte impatto. Soprattutto in un quartiere come questo, dove si sono superati i 4mila euro al metro quadro”. “Milano Unplugged” fa parte di “La fragilità e orgoglio”, un progetto di Fondazione Feltrinelli che promuove percorsi di intervento locale attraverso attività di ricerca e di approfondimento scientifico e culturale, sperimentando una strategia di risposta alle fragilità territoriali. “Milano Unplugged” si inserisce inoltre nelle attività di partecipazione e coinvolgimento dei quartieri che Gruppo Cap ha avviato per accompagnare la realizzazione della nuova sede di via Rimini.
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Mattarella apre Bergamo-Brescia Capitale della Cultura 2023

MILANO (ITALPRESS) – Due città, due territori uniti da una speranza comune: la cultura come occasione di rinascita dopo i duri anni della pandemia. Con questo spirito oggi Bergamo e Brescia hanno ufficialmente inaugurato l’anno durante il quale i due comuni saranno insieme Capitale Italiana della Cultura. La cerimonia di inaugurazione si è svolta in contemporanea nei teatri Grande di Brescia e Donizetti di Bergamo. Nel primo è arrivato il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che al suo arrivo è stato accolto da scroscianti applausi da parte di tutti i sindaci del territorio bresciano. Assieme a lui anche il governatore lombardo Attilio Fontana e il sindaco Emilio Del Bono. A seguire in diretta da Bergamo il ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e il primo cittadino Giorgio Gori. “Nell’anno appena concluso un forte segnale di unità e innovazione è stato lanciato da una piccola isola, incantevole, Procida. La cultura non isola, hanno proclamato.La cultura, infatti,unisce e moltiplica. E’ una forza dei campanili quella di saper unire e non dividere le energie. Voi [Bergamo e Brescia, ndr] raccogliete, nel nord del nostro Paese, lo stesso testimone di Procida a conferma dell’unità che rafforza l’Italia”, ha affermato il Capo dello Stato definendo inoltre “scelta lungimirante” la decisione dei padri costituenti di inserire all’articolo 9 della Costituzione tra i principi fondamentali della Repubblica la tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione. Tornando sulle numerose iniziative che arricchiranno le città lungo tutto l’anno, il Presidente Mattarella ha parlato di “occasioni di incontro, di riflessione, di gioia, di bellezza. Riserve di quell’umanesimo che è nel nostro dna, e che abbiamo il compito di arricchire e diffondere, per offrire e consegnare ai giovani un percorso di vita, che loro dovranno autonomamente sviluppare”. Ma il Capo dello Stato ha voluto ribadire l’importanza della cultura non solo come bellezza, ma come strumento per costruire la pace riferendosi in tal senso proprio al conflitto in Ucraina. “La cultura, la conoscenza, le arti, in tempi così difficili come quelli che attraversiamo, si ergono ancora una volta come irrinunciabili punti di riferimento – ha affermato Mattarella – Stiamo rivivendo in Europa la tragedia della guerra, che speravamo fosse riposta per sempre negli archivi della storia dopo gli orrori che abbiamo allora conosciuto. Ed è proprio il mettere la dignità integrale della persona al centro di ogni azione che ci porta a stare dalla parte di chi è aggredito e lotta per la propria indipendenza e libertà”. “Siamo consapevoli che nella costruzione di una pace giusta la cultura, nella sua dimensione universale, è chiamata a giocare un ruolo, nel colmare le distanze, nel ricostruire rispetto e coesistenza, nell’unire gli uomini”, ha ribadito il presidente. Per il ministro della Cultura Sangiuliano, Bergamo- Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023 è “una scelta nata con un preciso intento: dare un forte segnale di rilancio, orgoglio e prospettiva dopo la tragica pandemia da Covid-19 che aveva così tragicamente colpito le due province. Un rilancio che trae origine dalla cultura che da sempre è un forte antidoto alla sofferenza. E la cultura sarà la dinamo, l’elemento catalizzatore che darà impulso ad una rinascita anche sociale ed economica”.
“Brescia e Bergamo dimostrano di saper fare della dolorosa parentesi della pandemia un atto di coraggio e amore per il territorio, un gesto di apertura al futuro – ha affermato il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana – “Nel dialogo, nella reciproca contaminazione, nel creare nuove alleanze, iniziative e progetti strategici e di visione, la Città dei Mille e la Leonessa d’Italia saranno più unite che mai in senso materiale con percorsi di mobilità dolce e immateriale, proponendo un concetto di cultura capace di travalicare oltre le tradizionali forme e abbracciare idealmente il cittadino nel suo complesso di bisogni e risposte , oggi più attuali che mai, relative a scienza, ambiente, benessere e innovazione”. Il sindaco di Bergamo Gori ha tenuto invece a sottolineare il motivo che ha portato ad una candidatura congiunta: il fatto che il territorio “riconosce la cultura – in tutte le sue espressioni, da quella artistica a quella scientifica, da quella industriale a quella della solidarietà – come il dono più grande che si può fare ad una persona”. “La cultura è sinonimo di libertà e di emancipazione: il miglior antidoto alla paura, allo spaesamento e alla tristezza: per questo è importante che sia accessibile a tutti”, ha ribadito Gori. Discorso appassionato anche per il primo cittadino di Brescia, Del Bono, che ha voluto richiamare come l’evento che oggi parte abbia le sue radici proprio nel periodo più difficile del Covid. “E’ la cultura della cura che abbiamo trovato e donato nei giorni cupi della pandemia e che ci ha permesso di non sentirci troppo soli. E’ quella cura figlia di una cultura e di una civiltà che ha fatto sì che migliaia di nostri cittadini si mettessero al servizio di chi stava male, di chi aveva poco e di chi era disorientato. Bergamo e Brescia sono quindi stati e sono laboratori anche di umanità e di tenerezza”, ha affermato.(ITALPRESS).

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