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IL 66% IMPRESE UTILIZZA WELFARE AZIENDALE

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Il 66% delle imprese lombarde utilizza il welfare aziendale, in calo le assenze, si affaccia lo smart working. E’ quanto emerge dalla l’XI edizione de ‘Il mercato del Lavoro in Lombardia’, indagine di Confindustria Lombardia che analizza le caratteristiche della vita quotidiana delle imprese. Il rapporto 2018, attraverso un campione di oltre mille imprese associate, fornisce un quadro d’insieme di indicazioni per una migliore gestione delle risorse umane.
La rilevazione quest’anno è stata arricchita dalla collaborazione con Ayming, gruppo internazionale di consulenza, che realizza un originale Barometro sull’Assenteismo e la Motivazione orientato all’analisi dei riflessi motivazionali delle assenze, che ha consentito una serie di considerazioni qualitative sui meccanismi legati alle assenze e all’engagement delle persone nelle imprese. Questa prospettiva di una lettura del fenomeno delle assenze a 360 gradi ha permesso, inoltre, di analizzare con maggiore attenzione la diffusione di alcuni strumenti per il miglioramento della qualità della vita aziendale quali i premi variabili collettivi, il welfare aziendale e lo smart working.

Sono 110 le ore complessivamente perdute dall’addetto medio, con un tasso di assenza (percentuale delle ore di assenza su quelle lavorabili) totale pari al 6,7% nel 2017 (6,6% nell’industria e 7,2% nel terziario). Il tasso di assenza aumenta con il crescere della dimensione aziendale (4,0% nelle micro imprese, 5,1% nelle piccole, 5,9% nelle medie e 7,1% nelle grandi) e con la diminuzione della qualifica (3,4% nei quadri, 5,7% negli impiegati/intermedi, 8,4% negli operai) e risulta più elevato per le donne (9,9%), rispetto agli uomini (5,6%).
Nel corso degli ultimi tre anni il tasso di assenza è passato dal 5,9% del 2015 al 6,8% del 2016 al 6,7% nel 2017. Il fenomeno delle assenze risulta strettamente legato alla motivazione che le persone trovano sul posto di lavoro: l’andamento dell’uno è inversamente proporzionale all’altro.
Lo smart working viene utilizzato nel 7,0% delle aziende, con una maggiore penetrazione fra le realtà dei servizi (13,8%) rispetto a quelle industriali (5,6%). Allo stesso tempo lo smart working risulta crescente all’aumentare della classe dimensionale (3,6% fra le micro imprese, 3,9% fra le piccole, 7,6% fra le medie e 16,4% fra le grandi).

Lo strumento è inoltre attentamente valutato da una buona parte delle imprese che ancora non lo adottano. Stando alle manifestazioni d’interesse, questa modalità organizzativa del lavoro nei prossimi anni potrebbe arrivare a intercettare il 16,4% delle imprese lombarde (con punte del 24,5% fra le realtà dei servizi e del 32,7% fra le aziende di maggiori dimensioni).
Nel 48% delle imprese lo smart working è presente in forma strutturata, tramite un regolamento o un accordo aziendale, mentre nel rimanente 52% dei casi si fa riferimento solamente ad accordi individuali.
La quota di “presenza strutturata” è più alta nell’industria (45%) che nei servizi (38%) e si intensifica al crescere della dimensione aziendale (22% nelle micro, 31% nelle piccole, 39% nelle medie e 61% nelle grandi). Questa modalità pone l’accento sulla flessibilità organizzativa e aiuta il lavoratore a conciliare i tempi di vita e lavoro favorendo, al contempo, la crescita della sua produttività. 

Il 33,9% delle imprese censite ha applicato nel 2017 un contratto collettivo aziendale che prevede l’erogazione di un premio di risultato; 36,1% delle imprese industriali e 22,9% delle imprese di servizi.
La presenza della contrattazione aziendale con premi di risultato tende ad aumentare al crescere della dimensione aziendale: 5,6% nelle micro imprese, 17,5% nelle piccole, 47,1% nelle medie e 76,0% nelle aziende con oltre 250 dipendenti. L’incidenza del premio di risultato sulla retribuzione è del 3,5% per i quadri, 4,1% per gli impiegati e 4,2% per gli operai.
I contratti aziendali risultano essere quindi uno strumento che riscontra un buon utilizzo da parte delle imprese lombarde, con percentuali molto significative per alcuni segmenti di impresa.
L’indagine ha rilevato la presenza di welfare aziendale, in una delle 9 forme previste dal TUIR, nel 65,9% delle imprese (66,9% delle imprese industriali e 60,6% delle imprese di servizi). 
La presenza del welfare aziendale cresce all’aumentare della classe dimensionale delle imprese: nelle micro è pari al 49,6%, fra le piccole raggiunge il 58,2%, fra le medie sale al 74,3% e fra le grandi raggiunge addirittura l’84,8%.

Tra gli strumenti previsti al primo posto si colloca l’assistenza sanitaria integrativa (presente nell’80% delle imprese che hanno dichiarato l’utilizzo di almeno una forma di welfare). Seguono la previdenza complementare (67%), la somministrazione di vitto-mensa (52%) e altri fringe benefit (49%). I rimanenti strumenti si posizionano a maggiore distanza. Le misure assorbono risorse mediamente il 2,3% del costo del personale. Si tratta di un valore piuttosto significativo, che testimonia, gli sforzi realizzati dalle imprese lombarde per garantire ai propri organici adeguate prestazioni di welfare.
Il welfare aziendale rappresenta sempre più una modalità nuova di investire sulle risorse umane e di coinvolgerle nella mission aziendale e sono un’importante leva di fidelizzazione e valorizzazione del personale, in grado di favorire lo sviluppo di relazioni interne, con evidenti benefici per imprese e lavoratori.

IMPRESE, SOLO UNA DONNA SU QUATTRO AL VERTICE

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Sempre più donne ricoprono ruoli di rilievo nelle imprese italiane, ma nelle «stanze dei bottoni» le quote rosa stentano ad affermarsi. A fine settembre erano oltre 2,5 milioni le cariche occupate da donne, lo 0,34 per cento in più rispetto al 2017. Ma secondo gli studi dell’Osservatorio dell’imprenditorialità femminile di Unioncamere-InfoCamere le donne rappresentano solo il 25 per cento dei quasi tre milioni e novecentomila amministratori d’impresa oggi esistenti in Italia. Sono alcuni dei dati emersi questa mattina in occasione del convegno «L’Italia che vogliamo è più donna», organizzato dalla Camera di Commercio Milano Monza Brianza e Lodi e che ha coinvolto anche 80 studenti milanesi in alternanza scuola-lavoro. Hanno partecipato all’incontro alcuni degli alunni della Scuola Germanica di Milano, quelli del Torricelli, della Fondazione Luigi Clerici, del Capac e dell’artistico Modigliani. «Il processo che si è innescato è positivo – ha commentato Elena Vasco, segretario generale della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi – ma vediamo ancora un gender gap nelle posizioni di comando, quelle esecutive. Il tema importante è anche quello dell’aiuto alle donne che lavorano da parte di tutto il sistema, contiamo che le istituzioni si attivino per ridurre il divario sotto questo profilo».

Sul tema è intervenuta anche Roberta Cocco, assessore alla Trasformazione digitale e servizi civivi del Comune di Milanp. «Stiamo lavorando affinché attraverso la trasformazione digitale si possano creare nuovi servizi, ovviamente per dare un valore a tutti – ha detto – ma in particolare alle donne che ancora oggi ricoprono diversi ruoli all’interno della famiglia. Per cui la possibilità di scaricare un certificato, pagare un tributo, iscrivere i figli a scuola attraverso un semplice click, permette di gestire meglio i propri tempi rispetto a quelli della Pubblica amministrazione».
Sempre secondo l’Osservatorio, in Italia, a fronte di 185mila presidenti del consiglio di amministrazione, le donne sono 32mila (il 17,36 per cento) anche se sono aumentate del 7 per cento rispetto a settembre 2017. Numeri nettamente in calo se si prendono in considerazione le posizioni di direttore: su 4mila incarichi complessivi, le donne sono solo 600 (il 14 per cento). Gran parte di loro ha fondato o partecipato alla nascita di una delle imprese femminili, che oggi nel Bel Paese ammontano a un milione e 337mila (il 21,91 per cento del totale).

“La legge che prevede la presenza femminile nei board delle società pubbliche ha imposto il metodo inclusivo – ha detto Tiziana Pompei, vicesegretario Generale di Unioncamere nazionale – l’aspetto positivo è che ha portato un giovamento alle imprese che hanno visto crescere le loro performance perché la diversità porta arricchimento». In Lombardia la situazione non è molto differente. A fine settembre erano 423mila le cariche occupate da donne (109mila a Milano città), ma solo una su quattro ricopriva posizioni di vertice. Come mostra la fotografia scattata dalla Camera di Commercio del capoluogo lombardo, su 807mila amministratori d’impresa, le donne rappresentano il 24 per cento. Sempre nella città meneghina le imprenditrici sono 38mila (il 16 per cento), in crescita dell’1,5 per cento in un anno, con sport e arte come settori trainanti. Nel frattempo, cresce la voglia d’impresa tra le giovani donne dell’area metroplitana milanese: in cinque anni sono aumentate di oltre il 14 per cento le cariche in mano alle under 30.

“Le donne devono diventare ancora più protagoniste – ha dichiarato Marzia Maiorano, presidente del Comitato per l’imprenditoria femminile della Camera di Commercio di Milano Monza Brianza e Lodi – come comitato promuoviamo l’imprenditorialità femminile nei contenuti strategici e nello sviluppo dell’Italia, per una più forte competitività economica. Se non verranno riequilibrati i team nelle aziende con alta spinta innovativa con la presenza femminile, le nostre aziende rischiano di essere limitate nella sfida internazionale e nell’accrescimento del Pil”.

METRO A MONZA, SALA “SPERO GOVERNO CON NOI”

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“Vogliamo arrivare al 60/70% di copertura del progetto perché è necessario, e perché vogliamo aggiungere il prolungamento della metropolitana fino a Monza nel dossier che il governo deve affrontare. Non possiamo accettare di non avere chiarezza da questo punto di vista. Io mi auguro che il governo sia con noi, perché mi pare un’operazione che va nell’orientamento delle due forze che governano: la lega che nasce qui e che sul tema delle infrastruttura è sempre positiva e il Movimento 5 Stelle perché questa è una infrastruttura ecologica che toglierebbe tanto traffico delle auto”.

Lo ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, a margine dell’inaugurazione del nuovo Centro Milano Donna di via Faenza, parlando del prolungamento della metropolitana a Monza. Giovedì è infatti previsto un consiglio comunale straordinario a Monza a cui parteciperanno le istituzioni locali a tutti i livelli per parlare della questione.

“Giovedì a Monza ci saranno forze politiche che rappresentano tutto l’arco istituzionale – ha detto Sala – ed è importante anche la presenza della Regione, con cui vogliamo ribadire la nostra volontà, ora che siamo pronti con il progetto esecutivo, per sapere se possiamo andare avanti o meno”.

2,8 MLN PER VALORIZZARE NEGOZI STORICI

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La Giunta regionale della Lombardia ha approvato, su proposta del presidente Attilio Fontana, di concerto con l’assessore allo Sviluppo economico Alessandro Mattinzoli, un progetto di legge per valorizzare e sostenere le imprese storiche commerciali e artigianali. Il provvedimento introduce misure di sostegno come incentivi, agevolazioni e possibili sgravi fiscali.
L’atto va a completare, si legge in una nota della Regione, un iter di valorizzazione gia’ messo in moto per le attivita’ commerciali, estendendo tale possibilita’ alle botteghe artigiane.
Tra gli obiettivi di questo provvedimento c’e’ anche il ricambio generazionale finalizzato ad assicurare la continuita’ di impresa storica in un’ottica di innovazione. Sono quindi previsti interventi per consolidare la competenza e il posizionamento sul mercato delle imprese storiche in un’ottica di integrazione tra passato, presente e futuro. Il target e’ costituito dagli attuali 1712 negozi gia’ inseriti nel ‘Registro regionale dei luoghi storici del commercio’, ai quali si aggiungeranno altre imprese storiche, anche nell’ambito dell’artigianato.
Considerato che gia’ il testo unico delle leggi regionali in materia di commercio contiene espliciti, quanto puntuali, riferimenti alle attivita’ storiche, si e’ ritenuto di inserire la normativa in questione, sottolinea la nota della Regione, come autonomo capo della ‘Legge Regionale numero 6 del 2010′, prevedendo espliciti richiami laddove gia’ si ritrovano disposizioni dedicate agli esercizi storici e di tradizione.
Le risorse disponibili ammontano complessivamente a 2.780.000 euro: 260.000 euro per ciascun anno dal 2019 al 2021 e serviranno soprattutto per attivare premi e riconoscimenti delle eccellenze fra le migliori imprese storiche storici. Due milioni di euro saranno destinati a investimenti sempre nel triennio 2019-2021.
Ora, come da iter istituzionale, il provvedimento verra’ inviato alla competente Commissione del Consiglio Regionale ‘Attivita’ produttive’.
“Questo provvedimento – ha commentato il presidente Attilio Fontana – e’ mirato a salvaguardare la grande energia con cui alcuni commercianti, artigiani e piccoli imprenditori continuano a tutelare e valorizzare il grande patrimonio di una regione, la Lombardia, che sa coniugare l’importanza della tradizione all’innovazione e al saper stare sempre al passo con i tempi”.
(ITALPRESS).

CONSIGLIO APPROVA LEGGE SEMPLIFICAZIONE

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Il Consiglio lombardo approva, con 45 voti a favore e 31 contrari, la ‘Legge di revisione normativa e di semplificazione 2018’, che si compone di 4 Titoli, istituzionale, economico, territoriale, sociale e sanitario, e 31 articoli e ha come obiettivo quello di razionalizzare gli interventi regionali negli ambiti indicati.
“Un provvedimento che spazia in vari ambiti e che migliora e rende piu’ chiare disposizioni legislative gia’ esistenti. Interventi che riguardano molti settori, spaziando dalle istituzioni all’economia e dal territorio alla materia socio-sanitaria”. L’assessore regionale al Bilancio, Finanza e Semplificazione Davide Caparini commenta cosi’ l’approvazione, da parte del Consiglio regionale, della ‘Legge di revisione normativa e semplificazione 2018’. “Una legge che – prosegue Caparini – guardando ad alcuni casi specifici, interviene sulla tutela agricola forestale, sullo ‘stop’ alla delocalizzazione delle nostre imprese e sull’armonizzazione di leggi regionali con quelle statali”. “Tutto cio’ – aggiunge l’assessore Caparini – per offrire procedure sempre piu’ snelle che miglioriamo l’efficienza amministrativa attraverso un percorso che non provoca ricadute dal punto di vista finanziario”.
(ITALPRESS).

OLIMPIADI2026, A TOKYO PROGETTO MILANO-CORTINA

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Milano-Cortina 2026 corre verso il sogno a cinque cerchi. E’ stato presentato oggi per la prima volta, nel corso della XXIII Assemblea Generale dell’ANOC a Tokyo, il progetto italiano per ospitare la XXV edizione dei Giochi Olimpici Invernali. I propositi legati alla candidatura sono stati illustrati dal presidente del Coni, Giovanni Malagò, dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, dal presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, e dall’olimpionica dello short track, Arianna Fontana.  È stato presentato anche il logo di Milano-Cortina 2026.

“E’ per me un grande onore essere qui a presentare con orgoglio la candidatura di Milano e Cortina ai Giochi Olimpici Invernali 2026”. Inizia con queste parole il discorso del presidente del Coni, Giovanni Malagò. “Il nostro è un progetto innovativo che prende pieno vantaggio dalle indicazioni dell’Agenda 2020. In particolare devo essere sincero: senza l’Agenda 2020 non avremmo mai potuto presentare una candidatura per ospitare i Giochi. E di questo devo ringraziare il presidente Bach e i membri del CIO che hanno avuto la felice intuizione di cambiare l’approccio alle candidature anche attraverso le nuove norme emanate a PyeongChang – ha proseguito il numero 1 dello sport italiano -. Milano-Cortina è una candidatura che ha origine dai Territori, dalle città di Milano e Cortina, qui rappresentate dal sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che nasce da due delle regioni più ricche e operose d’Italia, per non dire d’Europa, Lombardia e Veneto, qui rappresentate dal governatore del Veneto, Luca Zaia. Saranno proprio le regioni a garantire il sostegno finanziario per organizzare i Giochi”.

“E’ una candidatura che ha il pieno sostegno degli atleti e dei tecnici – ha sottolineato Malagò -, qui rappresentati dalla plurimedagliata olimpica di Short Track, Arianna Fontana, portabandiera dell’Italia a PyeongChang 2018, che viene dalla Lombardia. E’ una candidatura che include altri due medagliati olimpici: Diana Bianchedi, due volte campionessa olimpica e una dei leader del progetto, e Carlo Mornati, segretario generale del Coni, e dai membri italiani del Cio, qui rappresentati da Mario Pescante e Ivo Ferriani. Ovviamente il Comitato Nazionale Olimpico è totalmente impegnato con le sue forze e le sue energie a sostenere Milano-Cortina, così come è impegnato il Governo italiano che garantirà alla candidatura il supporto per i servizi di sua competenza. Noi crediamo che la chiave vincente del nostro progetto sia la parola INSIEME. Insieme perché uniamo il pubblico col privato, la tradizione con l’innovazione, l’efficienza di una grande metropoli col fascino incantevole della montagna. E’ un grande gioco di squadra con un unico obiettivo: riportare i Giochi Olimpici in Italia. La nostra è una sfida avvincente. E’ il sistema organizzativo dell’Italia che scende in campo. Sono le eccellenze del nostro Paese che sono pronte a investire e a schierarsi al nostro fianco per far sì che questo sogno possa diventare realtà”.

“Perché tradizione e innovazione? Perché abbiamo unito la capitale economica dell’Italia, Milano, con la prima città che ha ospitato i Giochi in Italia, nel 1956, Cortina, che presto ospiterà il mondo della neve organizzando i Campionati Mondiali di Sci Alpino nel 2021 – ha spiegato Malagò -. Tra l’altro si tratta di due città che conosco molto bene perché hanno caratterizzato in passato e rappresentano oggi più che mai una parte importante della mia vita”. Malagò ha concluso il suo intervento lanciando il video e il logo della candidatura Milano-Cortina 2026.

“Il 92% delle strutture necessarie esistono già o saranno temporanee – ha detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala – I pilastri della nostra proposta – ha detto Sala – sono le Alpi, le più belle montagne al mondo, Milano, un brand globale, simbolo di stile e eleganza; il know how di luoghi che hanno ospitato ripetutamente competizioni globali, insieme a un’attenzione all’ambiente” ha aggiunto il sindaco, che ha voluto ricordare ai membri dei Comitati Olimpici presenti “l’esperienza di Expo 2015, con oltre 21 milioni di visitatori in sei mesi. E sono pronto a rilanciare con lo stesso sforzo per i Giochi Invernali”.

“Sono lieto e orgoglioso di questa importante occasione che ci è concessa per fornire ulteriori dettagli sul progetto Olimpico e Paralimpico di Milano-Cortina 2026 – aggiunge il presidente del Veneto, Luca Zaia – “Questo è un sogno che vogliamo portare a compimento, 70 anni dopo la memorabile edizione di Cortina del 1956, i primi Giochi Olimpici mai ospitati in Italia – ha proseguito Zaia -. Il maestoso scenario delle Alpi, e in particolare delle Dolomiti, patrimonio dell’Unesco, con la ricchezza culturale di Milano saranno la forza dei Giochi del  2026.

“Ho ricevuto sms da Sala, Zaia e da tutti quelli che erano presenti: sono tutti molto soddisfatti, le cose sono andate molto bene. La presentazione filmata è molto bella. Quindi, credo di poter dire che è un passo avanti. Mi sembra che abbiamo fatto un’ottima figura, con un’ottima presentazione, quindi, ci stiamo ulteriormente rafforzando e credo che si debba andare avanti con molta determinazione” dichiara il governatore lombardo Attilio Fontana.

 

LOMBARDIA INFORMATICA SEMPRE PIÙ DATA COMPANY

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“La regione Lombardia, grazie a Lombardia Informatica, detiene un database unico a livello nazionale, non solo sui dati sanitari dei pazienti, grazie al fascicolo sanitario elettronico, ma su tutti gli altri database che sono stati messi a fattore comune che hanno permesso la presa in carico del paziente cronico, un progetto unico che permette a 3,2 milioni di pazienti lombardi, con diversi livelli di cronicità di essere presi in carico dal miglior medico, dal miglior centro di cura per migliorare la loro soddisfazione e ridurre il costo del sistema. Ma ci sono una miriade di dati a disposizione”.
Lo ha detto il presidente di Lombardia Informatica, Francesco Ferri, che ha partecipato al convegno “Il Governo della assistenza sanitaria” che si è svolto a Roma nella Sala Atti Parlamentari della biblioteca del Senato.

“Parliamo dei dati sull’agricoltura, sulle imprese, sui cittadini, sui bandi di finanziamento, infrastrutture e Mobilità – ha spiegato Ferri -. Tutti dati che devono confluire in un digital information hub, ossia una centrale unica a cui possono attingere tutti i nostri stakeholder, enti regionali, società private, enti di ricerca e università per aver i migliori servizi e migliorare la produttività e offrire prodotti e servizi agli utenti”.

Un progetto che vuole far capire quanto una società in house come Lombardia Informatica possa essere un contenitore che possa andare oltre le mission della società a controllo pubblico “Sempre meno società Ict, sempre più data company, questa è la missione di Lombardia Informatica – ha spiegato Ferri -. Questo per far sì che tutti coloro che hanno una esigenza di migliorare la vita dei propri utenti possano utilizzare i migliori dati. Anche per l’acquisto di beni, come fa la nostra centrale acquisti. L’utilizzo dei dati, come abbiamo dimostrato con il buono per la celiachia, permette di migliorare il processo di acquisto dei beni strumentali e di quelli fungibili”.

DE CORATO “PIÙ FONDI PER BLOCCHI STRADALI SABATO”

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“Secondo me, andrebbe fatta ogni sabato sera. Il problema è che le risorse, per fare questi blocchi stradali, sono solo quelle che riusciamo a mettere in campo come Regione Lombardia. Io credo che il ministero dell’Interno potrebbe fare uno sforzo in questa direzione”.

Lo dichiara l’assessore lombardo alla Sicurezza Riccardo De Corato, riferendosi all’operazione Smart, effettuata il 13 ottobre scorso e che verrà replicata tra febbraio e marzo prossimi. Si tratta di “un presidio di sicurezza stradale” interforze (Polizia di Stato, Carabinieri, Guardia di Finanza e delle polizie locali), “un esperimento importante perché le varie polizie e questi posti di blocco sono tutti collegati in rete tra loro e avere la certezza che tutti questi blocchi siano in rete in collegamento tra loro, nel momento in cui fanno questo servizio importante sulla rete stradale della Lombardia, è fondamentale”, sostiene De Corato.

Per cui “facciamo un appello” al ministro dell’Interno Matteo Salvini: “sta facendo tante cose importanti, credo che anche l’incidentalità stradale sia importante, perché riguarda la vita di tante persone, c’è molta gente che rimane menomata a vita, quindi, una certa attenzione va data, tenendo conto che è sempre più frequente l’uso di sostanze psicotrope e alcoliche durante le serate e le nottate. La presenza di posti di blocco, magari, può evitare mortalità e gravi menomazioni a vita”, ribadisce l’assessore, a margine del convegno ‘Motociclisti, incidentalità stradale e sicurezza’, a Palazzo Lombardia, a Milano. Stando ai dati illustrati da De Corato, nel 2017, in Lombardia, ci sono stati 32.552 incidenti stradali con lesioni alle persone, 423 morti e 44.996 feriti, con una media di 89 incidenti stradali con lesioni al giorno. E’ l’unico anno in cui le vittime da incidente stradale mostrano una diminuzione rilevante, rispetto al dato nazionale.

Per quanto riguarda la Città Metropolitana di Milano, gli incidenti sono pari al 42,7% del totale lombardo, con il 41,2% dei feriti e il 25,5% dei morti, l’indice di mortalità più basso di tutte le province lombarde che, però, hanno un tasso di incidenti inferiore: Brescia 10,2%, Bergamo 9,1%, Monza e Brianza 8,1% e Varese 7,8%. In merito ai luoghi dove avvengono gli incidenti stradali, le strade urbane hanno il tasso più elevato, 78% del totale, ma l’indice di mortalità più basso rispetto a strade extraurbane e autostrade. Gli incidenti più frequenti sono lo scontro frontale/laterale tra i veicoli in marcia, pari al 31,2%, il tamponamento, pari al 20,8% e l’investimento di pedoni, pari all’11,6%, la fuoriuscita di strada, pari all’8,5%. Lo scontro frontale è la tipologia di incidente più pericolosa, con il più alto tasso di mortalità. Le cause più frequenti sono il mancato rispetto della distanza di sicurezza (10,9%), della precedenza (7,2%), dello stop (4,8%), l’eccesso di velocità (3%), la guida distratta (2,6%). Nel 2017, il maggior numero di incidenti stradali si è verificato nel mese di maggio, con una media di 101 incidenti al giorno, per un totale di 3.133 nell’intero mese, mentre la fascia più colpita è quella tra le 8.00 e le 18.00, con il 70,9% degli incidenti ma nella fascia tra le 22.00 e le 6.00 del mattino, si rileva il più alto numero di decessi, pari al 18,4%, nonostante gli incidenti siano il 10,9% del totale. La maggior parte delle persone coinvolte in incidenti stradali hanno un’età compresa tra i 30 e i 44 anni (20,6%): l’80,4% sono uomini e il 19,6% donne.

La maggior parte delle persone decedute in incidenti stradali sono conducenti e passeggeri di autovetture (158), seguono i pedoni (93), i motociclisti (89), i ciclisti (38). Infine, il costo sociale dei sinistri stradali, in territorio lombardo, per l’anno 2017, è risultato essere poco sotto i 3 mld di euro, la maggior parte destinato al costo dei feriti, pari al 66%.