Un impegno di tre anni per la gestione di un’area di 1400 metri quadrati di fronte all’Ospedale San Paolo, dove saranno piantati 100 nuovi alberi. L’area tra via Voltri, via De Nicola e via De Rudinì sarà il cuore pulsante della rigenerazione verde voluta da Mellin e dal Comune di Milano. La campagna, “Più alberi per i nostri bimbi”, è stata presentata questa mattina a Palazzo Marino alla presenza dell’assessore all’Urbanistica, Verde e Agricoltura, Pierfrancesco Maran, e dell’amministratore delegato di Mellin, Fabrizio Gavelli. Il progetto di arricchimento di un’area verde a Milano a cura di Mellin è il primo tassello di un importante impegno dell’azienda per l’ambiente, anche a sottolineare la prossima Giornata Mondiale dell’Ambiente, che si celebrerà domani, 5 giugno: a livello nazionale, infatti, Mellin lancia una campagna per la creazione di spazi verdi lungo tutto il territorio italiano, piantare un nuovo albero ogni 50 nuovi nati in Italia, per raggiungere 9000 alberi ogni anno per i prossimi anni.
“Il nostro Paese sta vivendo l’inverno demografico più difficile della sua storia e i bambini, così come l’ambiente, rappresentano il futuro di tutti noi – spiega Gavelli -. Quindi mi auguro, in un futuro non troppo lontano, di poter aumentare il numero di queste piante e di vedere una nuova primavera nelle nascite. Non solo più alberi per i nostri bambini, ma più alberi per più bambini”. L’attenzione di Mellin per il verde si sposa con la politica dell’Amministrazione comunale, come spiega l’assessore Maran: “Noi abbiamo un piano per arrivare a 3 milioni di nuovi alberi nel 2030 sull’area metropolitana. Questo è possibile se c’è collaborazione tra soggetti istituzionali e con il mondo delle imprese. Quindi questo intervento non è importante solo per i cento nuovi alberi, ma anche perché allarga la fetta di alleati che abbiamo nel realizzare questo obiettivo”.
MILANO PIU’ VERDE CON IL PROGETTO COMUNE-MELLIN
“IMPRESE VINCENTI” FA TAPPA A BERGAMO
Fa tappa a Bergamo il roadshow di “Imprese Vincenti”, il programma di Intesa Sanpaolo per la valorizzazione delle piccole e medie imprese che rappresentano un esempio di eccellenza imprenditoriale e del made in Italy.
Presentato a febbraio, “Imprese Vincenti” ha raccolto ampio interesse in tutta Italia grazie all’opportunità per le PMI di essere inserite in programmi di accompagnamento alla crescita e di visibilità a livello nazionale, offerti da Intesa Sanpaolo e dai partner dell’iniziativa Bain & Company, ELITE e Gambero Rosso. Sono state infatti oltre 1.800 le aziende che si sono autocandidate sul sito di Intesa Sanpaolo in quanto rappresentative dell’eccellenza nazionale nelle tre categorie identificate per il programma “Imprese Vincenti”: industria e servizi, food & beverage, moda e design. Le imprese che si sono candidate rappresentano tutte le 20 regioni e 95 province italiane, provengono da 90 distretti industriali ed esprimono un fatturato complessivo di 25 miliardi e oltre 100.000 dipendenti. Sono imprese che rappresentano da sole oltre l’1,5% del PIL italiano.
Dopo un processo di analisi delle candidature sono state selezionate 120 imprese, suddivise per categoria produttiva ed area geografica, cui verrà offerto innanzitutto un primo livello di visibilità pubblica attraverso il roadshow di otto tappe in tutta Italia. A settembre, nel corso dell’evento finale, saranno celebrate le storie di successo maggiormente rappresentative dei valori e delle qualità di eccellenza italiana.
A queste aziende, Intesa Sanpaolo e i partner di “Imprese Vincenti” offriranno strumenti di supporto alla crescita come advisory dedicati alla comprensione del posizionamento strategico dell’azienda sul proprio mercato di riferimento e all’identificazione di possibili linee guida per lo sviluppo, confronto con la community ELITE, possibilità di confronto con best practice internazionali e partecipazione a corsi di formazione, workshop o sessioni dedicate su tematiche di carattere strategico. Nei percorsi di accompagnamento alla crescita di “Imprese Vincenti” saranno messe a disposizione tutte le competenze di Intesa Sanpaolo Forvalue, Intesa Sanpaolo Formazione e Intesa Sanpaolo Innovation Center.
Dopo le prime tappe tenutesi a Milano, Bologna, Torino e Padova l’appuntamento bergamasco del roadshow e stato ospitato presso il Centro Congressi Papa Giovanni XXIII, dove le “15 Imprese Vincenti” – 5 per ogni categoria di riferimento – si sono presentate allfampia platea raccontando la propria storia dfimpresa e le scelte strategiche che le hanno portate a consolidare il proprio percorso di sviluppo: Pedrali, Porro, Simes, Almini e Dabrazzi Packaging per la categoria Moda e Design; Pastificio Gaetarelli, Le Caselle, VI.CO.OK, General Fruit e Oleificio Zucchi per la categoria Food & Beverage; S.A.I.B Societa Agglomerati Industriali Bosi, S.A.L.F. Laboratorio Farmacologico, Makro Labelling, Eolo e Sinergia per la categoria Industria e Servizi.
La Lombardia ricopre un ruolo di leadership in ambito italiano. La regione presenta una ricchezza economica che non ha uguali in Italia: Milano rappresenta il cuore della finanza e dei servizi avanzati, mentre le altre province lombarde sono a tutti gli effetti il motore industriale del paese. Le province incluse nella Direzione Regionale Lombardia di Intesa Sanpaolo, vale a dire Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Mantova, Pavia, Sondrio e Varese, nel 2018 hanno realizzato 49,5 miliardi di euro di valore aggiunto nellfindustria in senso stretto, il 16% del totale nazionale.
Mediamente la vocazione industriale di queste province e elevata e pari al 30% circa, con punte del 31,4% a Brescia, del 33,3% a Bergamo e del 36% a Lecco. La competitivita di questi territori si esprime soprattutto sui mercati esteri: nel 2018 il loro export e salito a 73,3 miliardi di euro, il 15,8% del totale nazionale, mentre il saldo commerciale e stato pari a 15,4 miliardi di euro, il 40% del totale italiano. Si tratta di un risultato eccezionale, soprattutto se si considera che il peso di questi territori in termini di popolazione non arriva al 10%. Non a caso diverse province lombarde mostrano una propensione allfexport superiore non solo alla media tedesca, ma anche a quella di alcuni tra i migliori Laender tedeschi, come Baden W.rttemberg, Bayern e Brema: Brescia, Varese e Cremona sono vicine al 45%, Lecco e Bergamo sono poco sotto il 50%, mentre Mantova e Lodi superano abbondantemente la soglia del 50%.
È elevata la diversificazione produttiva di queste dieci province, con gran parte dei settori manifatturieri che superano il miliardo di export. Spicca la meccanica (15,3 miliardi di euro), seguita da metallurgia (9,2), moda (6), prodotti in metallo (5,8), chimica (5), agro-alimentare (4,8), automotive (4,6), gomma e plastica (4), elettrotecnica (3,2), elettronica (3,1), cosmetica (2), aerospazio (1,6), mobili (1,4), farmaceutica (1,2).
È buona dunque la specializzazione sia nei settori del made in Italy, sia nei settori a medio-alta e alta tecnologia. E’ evidente poi la capacità di inserirsi in nuove specializzazioni: è questo il caso, ad esempio, della cosmetica dove una serie di fattori ha favorito la nascita di un meta-distretto lombardo (dove spiccano Lodi, Cremona, Bergamo e Como), forte di alte competenze chimiche, contaminazione creativa con la moda e il design, capacità di anticipare le tendenze, di proporre prodotti innovativi, di altissima qualità, fortemente personalizzati e personalizzabili e corredati da packaging accattivanti. Le filiere sono particolarmente diffuse nei distretti: in Lombardia Intesa Sanpaolo ne ha mappati 23: Metalli di Brescia, Rubinetti, valvole e pentolame di Lumezzane, Metalmeccanica di Lecco, Meccanica strumentale di Bergamo, Legno e arredo della Brianza, Serico di Como, Meccanica strumentale di Varese, Metalmeccanica del Basso Mantovano, Meccanica strumentale del Bresciano, Articoli in gomma e le materie plastiche di Varese, Lattiero-caseario della Lombardia sud-orientale, Lavorazione dei metalli della Valle dell’Arno, Abbigliamento-tessile del gallaratese, Gomma del Sebino Bergamasco, Tessile e abbigliamento della Val Seriana, Abbigliamento e le calzature della Bassa Bresciana, Calzetteria di Castel Goffredo, Macchine per la lavorazione e la produzione di calzature di Vigevano, Riso di Pavia, Carni e i salumi di Cremona e Mantova, Vini e distillati del bresciano, il Legno di Casalasco-Viadanese, le Calzature di Vigevano.
Nel 2018 i distretti industriali di queste dieci province lombarde hanno registrato un aumento delle esportazioni pari al 3,8% (quantificabile in circa 109 milioni di euro in più), tra i migliori risultati dell’aggregato distrettuale nazionale, dove la crescita media annua delle esportazioni è stata del 2,2%.
Tra i distretti best performer emergono diverse realtà della metalmeccanica: Lavorazione dei metalli Valle dell’Arno (+14%), Metalli di Brescia (+8,9%), Rubinetti, valvole e pentolame di Lumezzane (+6,4%), Metalmeccanico del basso mantovano (+5,5%), Meccanica strumentale di Bergamo (+3,3%). Questi distretti sono presenti in un ventaglio eterogeneo di sbocchi commerciali, con un raggio medio di esportazione che si sta allungando sempre di più, grazie anche al peso crescente dei nuovi mercati. Essi sono pertanto molto competitivi, come è evidente anche dai risultati emersi in una survey condotta da Intesa Sanpaolo. In Lombardia 8 imprese della meccanica su 10 producono macchinari 4.0 (interconnessi), più della media italiana e per lo più in linea con in competitor internazionali.
Si tratta dunque di un territorio vitale e dinamico che si caratterizza per un mercato del lavoro in salute e che sta facilitando l’affermazione di imprese champion vere e proprie locomotive in grado di crescere a tassi sostenuti, creare occupazione e mostrare buoni livelli di patrimonializzazione. Brescia, Bergamo e Cremona mostrano tassi di disoccupazione molto bassi, prossimi al 5%, in linea con i dati tedeschi.
Le province primeggiano poi per grado di diffusione di imprese champion che, secondo una elaborazione realizzata dalla Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo su circa 75.000 imprese manifatturiere italiane, sono complessivamente 1.563, un quinto circa del totale nazionale. Spiccano, in particolare, le province di Bergamo e Brescia per numero di champion e le province di Lecco e Lodi per intensità. La rapida affermazione di queste imprese, se accompagnata da un adeguato rafforzamento patrimoniale, potrà dare un contributo importante al successo italiano e lombardo sui mercati internazionali.
FONTANA “PUNTIAMO SU RICERCA E INNOVAZIONE”
“Abbiamo la volontà di improntare la legislatura a questo tema”, la ricerca e l’innovazione, “che riteniamo fondamentale. In passato si sono investiti molti soldi, dobbiamo proseguire in questa direzione, investendo una cifra che sia compatibile con le principali regioni, a livello mondiale, dobbiamo superare il 3%, perché nella ricerca e nell’innovazione c’è il futuro della nostra economia”. Lo dice il governatore lombardo Attilio Fontana, a margine dell’edizione 2018 degli Stati Generali della Ricerca e dell’Innovazione, a Palazzo Lombardia, a Milano.
“Quello di oggi è il primo passo per presentare il programma triennale che, a breve, verrà portato in Giunta”, sottolinea nel suo intervento, in apertura dei lavori. “Anche per noi, come istituzione, è importante questo processo di cambiamento”, che si collega “con la nostra richiesta di autonomia: i Paesi più sviluppati, come gli USA, hanno più autonomia: ogni singolo territorio assolve compiti secondo le sue esigenze. Noi abbiamo bisogno di più capacità, efficienza ed efficacia per dare risposte ai cittadini e il mezzo è l’autonomia”, spiega.
“La metodologia che abbiamo deciso di affrontare è quella del confronto e del dialogo”, continua, a margine dell’evento. “Ieri sono stato a Pavia e abbiamo portato avanti il ‘tavolo della competitività’ che ha il significato di ascoltare i diversi componenti della società pavese, delle associazioni di categoria e i sindacati e, insieme, cercare di costruire un programma, un progetto che, innanzitutto, andasse bene a loro oltre che a noi. Non si possono fare scelte che non siano condivise e richieste dal territorio”, sostiene. “La Lombardia deve diventare la migliore regrione d’Europa e, magari, guardiamo, anche, ai prossimo campionati del mondo”, conclude.
CENSIS, MILANO IN TESTA PER REATI DENUNCIATI
Cresce la voglia di sicurezza «fai da te». Il 39% degli italiani è favorevole all’introduzione di criteri meno rigidi per il possesso di un’arma da fuoco per la difesa personale. Il dato è in netto aumento rispetto al 26% rilevato nel 2015. Più favorevoli sono le persone meno istruite (il 51% tra chi ha al massimo la licenza media) e gli anziani (il 41% degli over 65 anni). È quanto emerge dal 1° Rapporto sulla filiera della sicurezza in Italia realizzato dal Censis con Federsicurezza.
Aumenta il numero degli italiani che possono sparare: nel 2017 nel nostro Paese si contavano 1.398.920 licenze per porto d’armi, considerando tutte le diverse tipologie (dall’uso caccia alla difesa personale), con un incremento del 20,5% dal 2014 e del 13,8% solo nell’ultimo anno. La crescita più forte si è avuta per le licenze per il tiro a volo (sono quasi 585.000: +21,1% in un anno), più facili da ottenere. Si può ritenere che oggi complessivamente c’è un’arma da fuoco nelle case di quasi 4,5 milioni di italiani (di cui 700.000 minori).
Nel 2017 sono stati denunciati complessivamente 2.232.552 reati, diminuiti del 10,2% rispetto all’anno precedente. In particolare, gli omicidi si riducono dai 611 del 2008 ai 343 dell’ultimo anno (-43,9%), le rapine passano da 45.857 a 28.612 (-37,6%) e i furti scendono da quasi 1,4 milioni a poco meno di 1,2 milioni (-13,9%). La concentrazione dei reati in alcune zone amplifica però le paure. In sole quattro province italiane, dove vive il 21,4% della popolazione, si consuma il 30% dei reati.
“Capitale del crimine è Milano, al primo posto con 237.365 reati commessi nel 2016 (il 9,5% del totale), poi Roma (con 228.856 crimini, il 9,2%), Torino (136.384, pari al 5,5%) e Napoli (136.043, pari al 5,5%). Anche considerando l’incidenza del numero dei reati in rapporto alla popolazione, Milano resta in vetta alla classifica, con 7,4 reati denunciati ogni 100 abitanti, seguita da Rimini (7,2), Bologna (6,6), Torino e Prato (entrambe con 6 reati ogni 100 abitanti)”, sottolinea il Censis.
Il 31,9% delle famiglie italiane percepisce il rischio di criminalità nella zona in cui vive. Le percentuali più alte si registrano al Centro (35,9%) e al Nord-Ovest (33%), ma soprattutto nelle aree metropolitane (50,8%), dove si sente insicuro un cittadino su due. La criminalità continua ad essere ritenuta un problema grave per il Paese, segnalato dal 21,5% degli italiani, al quarto posto dopo la mancanza di lavoro, l’evasione fiscale e le tasse eccessive. Ad essere più preoccupate sono le persone con redditi bassi, che vivono in contesti più disagiati e hanno minori possibilità di utilizzare risorse economiche personali per l’autodifesa: per loro la criminalità diventa il secondo problema più grave del Paese (segnalato dal 27,1%), dopo la mancanza di lavoro.
Le Forze dell’ordine godono di una grande fiducia da parte degli italiani, ma si trovano alle prese con i tagli della spesa pubblica (-1,4% in termini reali la spesa per l’ordine pubblico e la sicurezza nel periodo 2008-2016, -6,4% la spesa per il personale). Nonostante le nuove assunzioni previste, gli agenti sono sempre di meno e sempre più anziani. Tra il 2008 e il 2016 si registrano 22.000 uomini e donne in meno nei diversi Corpi di polizia (in particolare, 86.000 under 45 in meno). Oggi il 7,8% degli operatori della sicurezza pubblica ha più di 55 anni, mentre nel 2008 gli over 55 erano solo l’1,9%.
Il 92,5% degli italiani adotta almeno un accorgimento per difendersi da ladri e rapinatori. Il più utilizzato è la porta blindata, che protegge dalle intrusioni le case di oltre 33 milioni di italiani (il 66,3% della popolazione adulta), 21 milioni di cittadini (il 42%) si è dotato di un sistema d’allarme, più di 17 milioni (il 33,5%) hanno montato inferriate a porte e finestre, quasi 16 milioni (il 31,3%) hanno optato per vetri e infissi blindati, più di 15 milioni (il 30,7%) hanno installato una telecamera, poco meno di 10 milioni (il 19,4%) hanno comprato una cassaforte per custodire i propri beni. Per precauzione lasciano le luci accese quando escono di casa poco meno di 15 milioni di italiani (il 29%).
Accanto al pilastro statuale, nel tempo è cresciuta una dimensione privata dell’offerta di sicurezza che concorre a garantire l’incolumità personale e l’ordine pubblico sul territorio. Oltre ai dispositivi di cui i cittadini si dotano autonomamente, nella filiera della sicurezza giocano un ruolo importante le agenzie di vigilanza privata. Accanto alle Forze dell’ordine, sulle strade italiane si muove già un esercito silenzioso di oltre 64.000 addetti (+16,7% nel periodo 2011-2017) di quasi 1.600 imprese di vigilanza (+11,3% nello stesso periodo), che svolgono un ruolo sussidiario e complementare rispetto alla forza pubblica contribuendo a garantire sicurezza negli aeroporti, nei porti, negli uffici pubblici, in ospedali e tribunali, nelle aziende e durante gli eventi collettivi. Agli operatori della vigilanza privata si aggiungono gli istituti che offrono servizi fiduciari non armati, un settore fortemente in crescita negli ultimi anni e che conta oltre 21.000 addetti.
FONTANA “ENTRO FINE LUGLIO LE MATERIE”
“Prosegue a ritmo spedito il lavoro verso l’autonomia regionale”.
Lo ha confermato il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, a Bergamo, per partecipare ad un incontro sulla riforma delle province. “L’accordo con il ministro Stefani – ha detto – e’ di rivederci entro la fine di luglio. In quella data indicheremo quali sono le materie di cui chiediamo il trasferimento e le rispettive competenze e risorse”. Dopodiche’ l’iter prevede la discussione in commissione bicamerale e poi l’approvazione in Parlamento.
Parallelamente continua anche il lavoro per restituire “dignita’” alle Province che oggi versano in uno stato “comatoso”. “Tutti parlano di Costituzione – ha detto il presidente – ma
questa troppe volta viene maltrattata. E quello che sta succedendo con questi Enti intermedi ne e’ un esempio eclatante. La nostra Carta ha una grandissima coerenza a livello
organizzativo, ma se si pensa di mettere mano ad un’organizzazione dove si intrecciano competenze che sono gestite da Enti diverse senza pensare anche alle conseguenze,
bisogna anche essere pronti a rimediare a questi ‘sgarbi’ che facciamo alla nostra costituzione”.
E allora, secondo Fontana, una buona exit strategy potrebbe essere quella di applicare il ‘metodo lombardo’ che prevede “la collaborazione fra le istituzioni anche a prescindere dalle posizioni politiche differenti per il bene dei cittadini”.
“Credo – ha aggiunto Fontana – sarebbe meglio tornare all’organizzazione prevista originariamente dalla Costituzione”. Per questo “o il Governo e’ in grado di rispondere nei prossima 6 mesi o bisogna ritornare allo status precedente cancellando la Delrio. Alle Regioni tocca infatti legiferare, controllare e dare gli indirizzi, ma la funziona amministrativa deve essere svolta dai Comuni, dalle Province e dagli Enti locali”.
MILANO, SALVINI “APRIRE SEI MOSCHEE NON E’ PRIORITA'”
“Io da milanese tifo per la mia citta’, indipendentemente dal colore della maglietta del sindaco. Ma ritengo, sempre da milanese, che aprire sei moschee non sia una priorita’ per la mia citta’”.
Cosi’ Matteo Salvini, ministro degli Interni e leader della Lega, ha risposto ai cronisti che gli chiedevano se il sindaco Giuseppe Sala fosse l’anti-Salvini di Milano, cosi’ come si era definito il primo cittadino milanese lo scorso sabato alla tavolata multietnica organizzata dal Comune.
GALLERA “TAGLIO SUPERTICKET PER 1,5 MLN”
“Da domani, con l’inizio di luglio, 1 milione e mezzo di lombardi potranno usufruire del dimezzamento del ticket sanitario regionale che passera’ da un massimo di 30 a
un massimo di 15 euro. Tutti gli erogatori hanno aggiornato i propri sistemi informativi pertanto le prestazioni prenotate dal 1 luglio e quelle che possono effettuarsi con presentazione diretta avranno diritto allo sconto del 50%. Dopo lo stanziamento di 20 milioni di euro che ci ha consentito di finanziare il taglio del ticket, ora lavoriamo per eliminarlo completamente, grazie all’Autonomia”.
Lo afferma l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera.
“Il milione e mezzo di lombardi che avranno diritto alla riduzione del 50% del ticket regionale – sottolinea l’assessore – andra’ ad aggiungersi al 62% dei 7.666.615 assistiti che
usufruiscono del 70% delle prescrizioni di specialistica e del 74% del valore economico delle prestazioni erogate, che sono gia’ totalmente esenti dal pagamento del ticket”.
“Ricordo – aggiunge – che Il ticket sanitario regionale passera’ da un massimo di 30 euro a un massimo di 15. Il costo massimo del ticket sara’ quindi 36(ticket nazionale) +15 (ticket regionale) =51 e non piu’ 66 euro (36+30) come finora sostenuto per chi richiedeva ad esempio prestazioni come Tac del torace o Risonanza magnetica della colonna vertebrale. Sempre 51 euro (36+15) si paghera’ anche per la colonscopia oggi effettuata al costo di 36 euro di ticket nazionale e 22,8 di ticket regionale (58,8 euro). Cosi’ facendo nel complesso il superticket mediamente pagato per ricetta sara’ su base regionale di 7,8 euro invece dei 10 applicati a livello nazionale”.
“Il criterio utilizzato per il taglio delle prestazioni piu’ costose – prosegue il titolare regionale della Sanita’ – e’ stato adottato per venire incontro a chi e’ costretto a sottoporsi ad esami diagnostici richiesti per accertare la presenza o il controllo di gravi patologie o per importanti attivita’ di prevenzione”.
I 20 milioni stanziati per il dimezzamento del ticket regionale si aggiungono ai 70 che Regione Lombardia gia’ sostiene per le esenzioni aggiuntive rispetto a quelle nazionali. Queste riguardano: gli utenti con l’eta’ fino a 14 anni e gli adulti in condizione di particolare fragilita’, disoccupati e cassintegrati (totalmente esenti sia da quello nazionale che da quello regionale) e gli over 65 anni con reddito fino a 38.500 euro, anziche’ i 36.151 fissati dalle esenzioni nazionali; dal 2015 i cittadini con reddito familiare fiscale annuale non superiore a 18.000 euro, e loro familiari a carico, non pagano quello regionale, un’esenzione concessa a circa 150.000 soggetti beneficiari.
GAY PRIDE, 250MILA IN CORTEO A MILANO
Oltre 250mila, secondo gli organizzatori, hanno partecipato alla parata conclusiva della Pride Week 2018 che ha sfilato per le strade di Milano e che si è radunata in Piazza Oberdan, dove il corteo si è concluso.
“L’importante è che non si riduca al giorno del pride. È giusto sponsorizzare giornate come queste, ma chi crede in questi valori deve esserci tutto l’anno, quindi dobbiamo trovare una formula perché ci sia condivisione sempre” detto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, unendosi al corteo.
“Il punto non è tanto la comunità gay – ha sottolineato il sindaco – ma l’appello a tutti quelli che vogliono essere partecipi della lunga battaglia per la difesa dei diritti, delle diversità e per la loro valorizzazione”.
“Questi colori, i vostri colori, sono i colori di Milano. Milano è casa vostra” ha detto il sindaco infiammando la marea arcobaleno – Sono il fiero primo cittadino di una città che si è sempre basata su diritti e doveri: il diritto di mostrare propria personalità e il proprio valore”. Per questo, ha detto il sindaco, “vi difenderemo da chi mette in discussione che diverse personalità portano valore. E poi il dovere di non affidare a nessuno il nostro pensiero e la nostra ragione. Ragioniamo con la nostra testa, soprattutto in questo momento è ancora più importante. E poi abbiamo il dovere di credere nel cambiamento, perché Milano migliora cambiando. Saremo sempre accompagnatori del cambiamento, per una Milano più aperta, libera e contemporanea” ha concluso il sindaco.
“Milano vuole continuare ad essere capitale dei diritti e città simbolo della tolleranza in cui nessuno si senta mai diverso, una città in cui diritti civili e sociali camminano insieme”. L’Assessore comunale alle Politiche per il Lavoro, Attività produttive e Commercio Cristina Tajani commenta la sua partecipazione al corteo. “Mai come quest’anno – conclude l’Assessore – il lavoro preparatorio del Pride ha visto collaborare diversi settori dell’Amministrazione coinvolgendo non solo gli organizzatori ma anche diverse attività commerciali dell’area dove si svolge la manifestazione nel segno di una tolleranza che a Milano è di casa”.









